Un video che vuol essere una minaccia per gli infedeli e un’incoraggiante premonizione per i messianici. Gli ebrei del Movimento del Monte del Tempio hanno divulgato un filmato creato con l’intelligenza artificiale, che mostra la moschea di Al-Aqsa distrutta dalle fiamme. Ad accompagnare il video c’è persino una didascalia che chiarisce ulteriormente l’avvertimento: “Brucerà molto presto”.
Come in un assurdo déjà vu, il video degli israeliani estremisti ricorda quelli che anni fa venivano divulgati dall’Isis, l’organizzazione terroristica di stampo jihadista. In quei filmati venivano minacciati i luoghi di culto cristiani, talvolta dati alle fiamme, talvolta conquistati dal sedicente Stato Islamico. Ebbene, nel recente video diffuso dagli attivisti del Monte del Tempio cambia la religione, ma le intimidazioni sono le stesse. Una moschea, tra le più sacre ai musulmani, che brucia avvolta dalle fiamme ricalca appieno le immagini delle chiese distrutte e conquistate con tanto di bandiera jihadista.
In una realtà civile e democratica, ci si aspetterebbe che questi sediziosi, travestiti da fedeli, venissero fermati. E invece, accade tutt’altro. Gli attivisti messianici del Monte del Tempio non solo sono liberi di agire, fomentare l’odio e intimidire i palestinesi di Gerusalemme Est e della Cisgiordania, ma sono persino appoggiati niente di meno che da Ben-Gvir, il Consigliere per la Sicurezza nazionale in carica.
Chi sono i coloni del Monte del Tempio
Gli ebrei lo chiamano Monte del Tempio, ma per i musulmani si tratta della Spianata delle Moschee. Qui, nel cuore della vecchia Gerusalemme, a due passi dalla Porta di Damasco, due luoghi sacri a due religioni diverse si sovrappongono e condividono forzatamente una manciata di ettari di terra. Da luogo di preghiera, la Spianata delle Moschee si è trasformata spesso in un’incubatrice di scontri violenti e sanguinosi, come quando nel 2000 scoppiò la Seconda Intifada, dopo la celebre e provocatoria passeggiata di Ariel Sharon.
Insomma, è un sito sacro tanto all’Ebraismo quanto all’Islam e rappresenta il delicato epicentro emotivo del conflitto israelo-palestinese. Ebbene, è proprio qui che gli attivisti del Monte del Tempio soffiano sul pericoloso fuoco dell’odio.
Per lungo tempo, i coloni affiliati a questo gruppo sionista sono rimasti relegati in un angolo della società israeliana, affrontando l’opposizione del popolo, della polizia e delle autorità rabbiniche tradizionali – oltre che, naturalmente, dei musulmani di tutto il mondo. Tuttavia, i tempi sono cambiati e il movimento ha avuto un successo straordinario nel superare queste opposizioni. Già, perché attualmente, come riporta +972 magazine, “un numero sorprendente di questi attivisti ora fa parte della coalizione di governo del Primo ministro Benjamin Netanyahu”. Nello specifico, Itmar Ben-Gvir ne appoggia senza riserve la loro violenta propaganda e l’ideologia suprematista.
Non a caso, un mese fa il leader di Potere Ebraico, per la gioia di quei coloni, ha dichiarato di voler “costruire una sinagoga sul Monte del Tempio”. Il sogno messianico di Ben-Gvir, dei suoi seguaci, nonché degli attivisti succitati, sarebbe quello di ricostruire il Tempio ebraico a Gerusalemme, il terzo, dopo i due distrutti in passato dai babilonesi prima e dai romani poi. Al momento, questo progetto resta un desiderio, la cui realizzazione potrebbe portare a un punto di non ritorno per la già tormentata convivenza tra israeliani e palestinesi.
L’appoggio della polizia e del Governo
Quel che preoccupa, e genera delle amare riflessioni, è la posizione del Governo Netanyahu circa il sovversivo gruppo del Monte del Tempio. Per decenni, infatti, i precedenti Governi si sono opposti fermamente alla presenza ebraica sul sito di Al-Aqsa e persino le coalizioni di destra la consideravano una questione troppo esplosiva da affrontare. Tuttavia, negli ultimi anni la narrazione del mantenimento dello status quo della Spianata delle Moschee è totalmente cambiata. Negli storici accordi del 1967, ai musulmani veniva assicurata la pratica di culto nel luogo sacro, pur restando l’area sotto il totale controllo di Israele.
Eppure, non è quel che sta accadendo in quel delicato lembo di terra. Ben-Gvir, assieme ai coloni del Monte del Tempio, sta intensificando le provocazioni ai danni degli islamici, essendo già salito più volte sulla Spianata delle Moschee, in barba alle istruzioni della polizia e allo status quo che vige da decenni sul sito.
Certo è che l’importante incarico di governo del leader messianico, di fatto, gli conferisce il pieno controllo sulla polizia stessa, che non si oppone più a tali sceneggiate, ma anzi, spesso le approva, tutelando i manifestanti da possibili reazioni del popolo palestinese.
Insomma, il movimento razzista e che utilizza una propaganda molto simile a quella che i media occidentali, tempo fa e a ragione, definivano terroristica, non è più ostacolato né dal Governo israeliano né dall’ordine pubblico. Al contrario, pare proprio essere incoraggiato. Del resto, e la storia recente della guerra a Gaza ne è la conferma, per Netanyahu un’escalation, più che un problema, è un’opportunità per mantenere il suo governo al potere.

