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	<title>Beji Caid Essebsi Archives - InsideOver</title>
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	<title>Beji Caid Essebsi Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Accordo Ue-Tunisia, un rischio per i piccoli imprenditori</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/accordo-ue-tunisia-un-rischio-per-i-piccoli-imprenditori.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Michele Crudelini]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Aug 2019 08:04:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[Tunisia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-1024x471.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli accordi di libero scambio celano sempre un lato oscuro non semplice da scovare e il possibile trattato tra Unione europea e Tunisia possiede sicuramente questa caratteristica. L’Unione europea, oltre ad essere un’area di libero scambio all’interno dei suoi confini, cerca di proiettare la propria forza commerciale anche verso i Paesi extra europei. È così &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/accordo-ue-tunisia-un-rischio-per-i-piccoli-imprenditori.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/accordo-ue-tunisia-un-rischio-per-i-piccoli-imprenditori.html">Accordo Ue-Tunisia, un rischio per i piccoli imprenditori</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="883" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-300x138.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-768x353.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Agricoltori-Tunisia-La-Presse-e1567238641882-1024x471.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Gli accordi di libero scambio celano sempre un lato oscuro non semplice da scovare e il possibile trattato tra Unione europea e Tunisia possiede sicuramente questa caratteristica.</p>
<p>L’Unione europea, oltre ad essere un’area di libero scambio all’interno dei suoi confini, cerca di proiettare la propria forza commerciale anche verso i Paesi extra europei. È così che nasce la cosiddetta <a href="http://www.europarl.europa.eu/factsheets/it/sheet/173/southern-partners"><strong>Politica europea di vicinato</strong> </a>che regola i rapporti bilaterali tra Bruxelles e dieci Paesi dell’area mediterranea: Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia.</p>
<h2>Un accordo di libero scambio con la Tunisia</h2>
<p>L’obiettivo è dunque quello di regolare i flussi commerciali tra questi Paesi e l’Unione europea, istituzione figlia di una precisa impostazione economica, che ha scelto la via del libero scambio come unico principio di regolamentazione dei rapporti economici. L’abbattimento dei dazi, delle barriere tariffarie e<span style="font-size: 1rem;"> di qualsiasi agevolazione pubblica alle aziende sono i principi che regolano la politica commerciale europea al di fuori dei propri confini. In questo contesto stanno procedendo spediti i negoziati tra Unione europea e Tunisia per la creazione di un’area di libero scambio. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">L’accordo, denominato <strong>Aleca</strong> ( Accord de Libre Échange Complet et Approfondi) sarebbe così la concretizzazione del Partenariato privilegiato concesso da Bruxelles alla Tunisia a seguito della Primavera araba del 2011. Come sostegno politico ad un Paese in una difficile fase di transizione, l’Unione europea aveva infatti accordato al Paese nordafricano un regime agevolato dei dazi previsti per la merce in arrivo dalla Tunisia. Un primo passo verso quello che potrebbe poi essere l’Aleca, giunto alla terza ed ultima fase di negoziato lo scorso novembre 2018. </span></p>
<h2>Tutti i rischi per l&#8217;Italia</h2>
<p><span style="font-size: 1rem;">Dal commercio dei prodotti agricoli e della pesca, alle regole sanitarie, passando per la commercializzazione dei servizi, l’Aleca si propone di riorganizzare la vita economica della Tunisia e dell’Unione europea, ma è chiaro che i Paesi più coinvolti da un’eventuale entrata in vigore di quest’accordo sono quelli che si affacciano sul <strong>mar Mediterraneo</strong>. E tra questi c’è soprattutto l’Italia che si contende da qualche anno il primato di partner commerciale della Tunisia con la Francia. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">La creazione di un’area di libero scambio con Tunisi comporterebbe quindi per l’Italia l’eliminazione di qualsiasi barriera doganale e il rischio di dover concorrere alla produzione di determinati beni a condizioni decisamente sfavorevoli. A tal proposito la <strong>Coldiretti</strong> <a href="https://www.ilsole24ore.com/art/olio-aumentano-quattro-volte-importazioni-tunisia-AEg3joFF">aveva già lanciato</a> da tempo un allarme rispetto alle massicce importazioni di olio d’oliva tunisino in Italia, aumentate nel 2018 di ben quattro volte e favorite per l’appunto dall’accordo di Partnenariato privilegiato concesso dall’Unione europea. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Una concorrenza esercitata grazie a prezzi più bassi e <a href="https://www.informacibo.it/crisi-dellolio-made-in-italy-produzione-a-picco-aziende-al-bivio/">alla parallela crisi</a> che ha colpito il settore della produzione di olio italiano. Il virus della <strong>xylella</strong> ha infatti negli ultimi anni contribuito alla drastica riduzione della produzione nazionale. Nel 2018 la Puglia produceva il 56% di olio in meno rispetto all’anno prma, la Calabria il 70% in meno e la Basilicata addirittura l’85%. Risulta quindi chiaro come una zona di libero scambio con la Tunisia non possa far altro che accentuare <strong>il trend negativo</strong> dell’industria italiana, in un momento in cui gli stessi imprenditori del settore sostengono la necessità di un piano olivicolo nazionale e quindi di un intervento diretto dello Stato. </span></p>
<h2>Un accordo dannoso anche per la Tunisia</h2>
<p><span style="font-size: 1rem;">Se l’Aleca rischia di danneggiare parte della produzione italiana, d’altra parte non sembra essere nemmeno troppo gradito alla controparte tunisina. I benefici di un export del settore oleario migliorato non potrebbero essere infatti compensati dal rischio di ingresso in un mercato altamente competitivo per un’economia che gode per larga parte di <strong>incentivi pubblici</strong>. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">“Ma nel caso l’accordo venisse stipulato, questo capitolo sconvolgerebbe profondamente e irreversibilmente l’economia e le politiche pubbliche nazionali. Lo Stato rimane ancora il principale agente economico del paese e il primo acquirente. I mercati pubblici rappresentano circa il 18% dell’economia nazionale e quasi il 35% del budget dello stato”, <a href="http://www.tunisiainred.org/tir/?p=6515">scrive</a> il giornalista tunisino Hafawa Rebhi in merito all’accordo. </span></p>
<p><span style="font-size: 1rem;">Inoltre un altro problema sarebbe relativo alle modalità di regolazione dei contenziosi previsti dall’accordo. Come in tutti i più recenti accordi di libero scambio internazionali infatti, l’arbitrato non è più infatti solo prerogativa degli Stati, ma anche dei privati. Di conseguenza un’azienda potrebbe trascinare di fronte a un tribunale internazionale ad hoc lo Stato non rispettoso dei termini dell’accordo e farsi così risarcire per cifre milionarie. Come spesso accade le aree di libero scambio possono rappresentare un rischio soprattutto per gli attori economici più deboli, ovvero le piccole e medie imprese, di cui l’Italia è composta all’80%, favorendo d’altra parte soggetti più forti e competitivi.</span></p>
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		<title>Perché le elezioni in Tunisia ci riguardano da vicino</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/perche-le-elezioni-in-tunisia-ci-riguardano-da-vicino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Alessandro Scipione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Aug 2019 08:05:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1255" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Tunisia si prepara al voto che si terrà il 15 settembre del 2019 (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-1024x670.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La nazione araba più vicina alle nostre coste sarà chiamata fra poche settimane ad eleggere un nuovo presidente della Repubblica e un nuovo parlamento. Le definizioni per questo Paese si sprecano: culla della primavera araba, esempio della democrazia nel mondo arabo, perla rara del Mediterraneo. Parliamo della Tunisia, uno Stato senza guida dopo la morte del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/perche-le-elezioni-in-tunisia-ci-riguardano-da-vicino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1255" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="La Tunisia si prepara al voto che si terrà il 15 settembre del 2019 (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-300x196.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-768x502.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/08/Elezioni-in-Tunisia-1024x670.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La nazione araba più vicina alle nostre coste sarà chiamata fra poche settimane ad eleggere un nuovo presidente della Repubblica e un nuovo parlamento. Le definizioni per questo Paese si sprecano: culla della primavera araba, esempio della democrazia nel mondo arabo, perla rara del Mediterraneo. Parliamo della <strong>Tunisia</strong>, uno Stato senza guida <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html">dopo la morte del presidente Beji Caid Essebsi</a>, considerato il “padre” della seconda Repubblica democratica tunisina. Le incognite sono tante e la scomparsa del politico tunisino di origini sarde ha lasciato un vuoto non indifferente. Basta aprire <em><a href="https://www.google.tn/maps/@34.6113892,8.7590835,6z?hl=fr">Google Maps</a></em> per capire che la faccenda ci riguarda da vicino: Tunisi si trova sulla stessa longitudine di Pozzallo, il porto siciliano dove sbarcano i migranti, mentre Biserta, la città più a nord dell’intero continente africano, è alla stessa altezza di Agrigento.</p>
<p>Daniel Brumberg dell’Arab Centre di Washington DC sottolinea sull’agenzia <em><a href="https://lobelog.com/tunisias-fragile-democracy-after-essebsi/">Bloomberg</a> </em>che la scomparsa di Essebsi ha lasciato “un grande vuoto politico” alla luce non solo di una preoccupante crisi economica, ma anche e soprattutto delle “difficoltà che colpiscono dritte al cuore le emergenti istituzioni democratiche tunisine”. Una crisi “politica e costituzionale” che ha molte cause, parzialmente radicate nel mancato completamento di istituzioni chiave come la Suprema Corte Costituzionale e nel conflitto fra i poteri dello Stato, a cui il defunto presidente &#8211; scrive Brumberg &#8211; “potrebbe aver contribuito” con una serie di discutibili scelte nel suo ultimo anno di vita, inclusa l’ultima decisione di non ratificare i recenti e controversi emendamenti elettorali.</p>
<p>Chiunque vincerà corsa per il Palazzo di Cartagine, sede dell’amministrazione presidenziale, giocherà un ruolo di primo piano anche in chiave delle consultazioni parlamentari. Il calendario elettorale prevedeva che si votasse prima per l’Assemblea dei rappresentanti del popolo e solo dopo per il presidente. La morte di Essebsi ha ribaltato le carte in tavola e adesso ogni partito punta vincere le elezioni presidenziali o a formare una stretta alleanza con il prossimo inquilino di Cartagine, per poi pensare all’Assemblea dei rappresentanti del popolo e alla formazione del governo. Ma i cittadini tunisini sono delusi da una rivoluzione che doveva cambiare tutto e ha cambiato poco o niente. Le consultazioni previste fra poche settimane sono più incerte che mai e i partiti tradizionali potrebbero capitolare sotto i colpi della scarsa affluenza alle urne e dell’ascesa delle formazioni populiste.</p>
<p>Il compromesso politico che ha salvato il Paese dal baratro del conflitto civile nel 2015 non è riuscito a imprimere una direzione politica chiara e incisiva. Il governo di unità nazionale, che comprende sia gli islamisti di <strong>Ennahda</strong> che i laici di <strong>Nidaa Tounes</strong>, ha rimandato l’approvazione di riforme economiche radicali per evitare lo scontro con la comunità imprenditoriale e con l’Unione generale tunisina del lavoro (Ugtt), potente sindacato in grado di paralizzare l’economia del Paese con scioperi e proteste. Le divergenze tra islamisti e laici sui dossier più spinosi legati allo stato di diritto, come la legge sulla parità di genere nell&#8217;eredità, hanno portato a uno scontro “senza vincitori né vinti”, sottolinea ancora Brumberg. Questa politica conservativa ha finito per erodere a poco a poco la credibilità dell’intero sistema politico. L’uscita di scena di un “peso massimo” come Essebsi, considerato il garante dell’interesse nazionale, ha inferto un ulteriore colpo alle processo di transizione verso la democrazia.</p>
<p>Il mix di sfiducia nella politica, disillusione per le promesse non mantenute, alta disoccupazione soprattutto tra i giovani e nelle aree periferiche ha aperto la strada a un neo-populismo in salsa tunisina che segue ormai un trend di portata mondiale. All&#8217;avanguardia di questo movimento c&#8217;è <strong>Nabil Karoui</strong>, 56 anni, un magnate dei media e milionario la cui emittente televisiva, <em>Nessma</em>, vanta milioni di telespettatori. Distribuendo aiuti e medicine sotto l&#8217;egida di una fondazione privata intitolata al defunto figlio Khalil, morto in un incidente stradale, Karoui è riuscito a guadagnare consensi nelle comunità rurali della Tunisia. L’ampia copertura mediatica e la sagace campagna di marketing politico hanno portato Karoui e il suo partito Qalb Tounes in testa nei sondaggi. Secondo l’istituto Sigma Conseil, la formazione politica populista raccoglierebbe il 29,8 per cento dei consensi alle elezioni legislative del prossimo <strong>6 ottobre</strong>, quasi il doppio rispetto agli islamisti di Ennahda, al secondo posto con il 16,8 per cento delle preferenze.</p>
<p>La discesa in campo di Karoui ha profondamente scosso la politica tunisina. I leader di Ennahda faticano a raccogliere il sostegno nei collegi elettorali rurali, tradizionale bacino di voti degli islamisti. Secondo Brumberg, se il tycoon tunisino dovesse vincere le elezioni presidenziali e il suo partito dovesse ottenere la maggioranza relativa in parlamento, la nuova ondata populista potrebbe essere in grado di realizzare ciò che nessun altro ha fatto finora: creare una maggioranza “fattiva” nell&#8217;Assemblea dei rappresentanti del popolo. Sia Ennahda che Nidaa Tounes temono di essere estromessi dalle leve del potere. Il background imprenditoriale di Karoui e l&#8217;orientamento secolare di <em>Nessma Tv</em> “sembrano escludere un&#8217;alleanza con gli islamisti, ma è un fatto che l&#8217;ascesa di Karoui ha portato un’enorme incertezza nello scenario politico tunisino”, aggiunge il professore statunitense.</p>
<p>È in questo clima che Ennahda ha deciso, per la prima volta nella sua storia, di presentare un proprio candidato alle elezioni presidenziali. Nel 2014, infatti, la formazione islamica aveva preferito non correre per il Palazzo di Cartagine. La situazione ora è mutata e il partito affiliato alla Fratellanza musulmana ha scelto di candidare il co-fondantore Abdelfatá Muru, 71 anni: “È uno dei pochi membri del partito in grado di soddisfare sia i membri di Ennahda che le élite non islamiste. È della capitale Tunisi, ha frequentato le stesse scuole d&#8217;élite della maggioranza dei ministri di Bourguiba (il padre dell&#8217;indipendenza tunisina)&#8221;, <a href="https://elpais.com/internacional/2019/08/10/actualidad/1565449142_974398.html" target="_blank" rel="noopener">afferma il ricercatore Mohamed Dhia Hammami al quotidiano spagnolo <em>El Pais</em></a>. Secondo diversi analisti, il candidato di Ennahda è chiaramente favorito per il secondo turno delle presidenziali. Ma Dhia Hammami non è d&#8217;accordo: “Ennahda ha perso una parte importante della sua base negli ultimi anni a causa del fallimento delle politiche economiche approvate dal Parlamento. Inoltre, i suoi elettori non sono un gregge di pecore, come credono in molti”.</p>
<p>Sono circa un centinaio le candidature depositate per le elezioni presidenziali in programma in Tunisia il prossimo <strong>15 settembre</strong>. Solo un numero compreso tra il 20 e il 25 per cento del totale rispetta i requisiti. <a href="https://www.agenzianova.com/a/5d52c822d85014.90128345/2567016/2019-08-10/tunisia-98-candidature-per-le-elezioni-presidenziali-del-15-settembre/linked" target="_blank" rel="noopener">Secondo quanto riporta </a><em>Agenzia Nova,</em> il numero dei candidati ammessi al voto sarà molto più basso delle domande presentate. Tra le ultime personalità politiche ad aver inoltrato la propria candidatura figurano l’attuale capo del governo Youssef Chahed, sostenuto dal partito di recente formazione Tahya Tounes, l’ex presidente Mohsen Marzouk del partito progressista Machrou Tounes, l’indipendente Kaies Said, il discusso uomo d’affari Slim Riahi e il ministro della Difesa, Abdelkarim Zbidi. Proprio figura di Zbidi, candidato dal partito Nidaa Tounes, è emersa con forza negli ultimi mesi. Secondo l&#8217;analista Zied Krishan, Zbidi rappresenta &#8220;il piano B dell&#8217;establishment&#8221;, escogitato all&#8217;ultimo minuto in assenza di un solido aspirante che garantisca la continuità politica. Medico di professione, 69 anni, ex ministro della Salute durante il regime di Ben Ali, Zbidi potrebbe far leva sulla politica di sicurezza e antiterrorismo, unica area in cui il governo riceve ancora un discreto gradimento.</p>
<p>L’assenza di un governo forte e in grado di preservare la sicurezza nazionale in Tunisia potrebbe innescare una serie di reazioni a catena nella regione. I gruppi terroristici di matrice islamica attivi in <strong>Algeria</strong>, responsabili di diversi attacchi lungo la frontiera, potrebbero essere incoraggiati a colpire le zone di confine o la capitale Tunisi. Non solo: i tentativi delle forze jihadiste algerine di sfruttare l’instabilità in Tunisia potrebbe rafforzare la repressione, da parte dell&#8217;Esercito popolare nazionale algerino, delle manifestazioni democratiche in corso ad Algeri da oltre sei mesi. Venerdì 16 agosto andrà in scena il ventiseiesimo venerdì consecutivo di proteste nella capitale algerina dallo scorso 22 febbraio. Significa che da sei mesi e mezzo ogni venerdì e anche martedì, quando a scendere in piazza sono gli studenti, l&#8217;Algeria praticamente si blocca. Per quanto tempo potrà andare avanti questa “rivoluzione del sorriso” prima che i militari perdano la pazienza? La lotta al terrorismo potrebbe essere &#8211; e in parte già lo è &#8211; un pretesto per mettere la parola fine all’esperienza “rivoluzionaria” algerina.</p>
<p>La guerra civile in <strong>Libia</strong>, foraggiata dai paesi arabi del Golfo, ha già portato a un duro scontro tra i leader politici tunisini, con reciproche accuse di aver ricevuto fondi ora dal Qatar, ora dall’Arabia Saudita, ora dagli Emirati Arabi Uniti. Senza contare che il conflitto civile in Libia sta già avendo pesantissime <a href="https://it.insideover.com/guerra/perche-la-guerra-in-libia-e-un-grosso-problema-per-la-tunisia.html">ripercussioni sulla Tunisia</a>. L&#8217;offensiva militare del generale Khalifa Haftar, il generale con passaporto Usa sostenuto dalle petromonarchie del Golfo e dall’Egitto per far fuori i rivali della Fratellanza musulmana, ha prodotto almeno 100 mila sfollati. La stragrande maggioranza vive in Libia in alloggi privati da parenti o amici, altri sono ospitati nei centri di accoglienza temporanei, ma non basta. Le Nazioni Unite stanno da tempo facendo pressioni sul governo tunisino perché consenta l’apertura di un campo profughi al confine con la Libia. Ma è un fatto che la presenza libica in Tunisia &#8211; prima solo stagionale &#8211; sia ormai ben radicata e spesso mal sopportata nelle maggior parte delle città.</p>
<p>Una Tunisia nel caos potrebbe avere effetti devastanti anche nella sponda nord del Mediterraneo, vale a dire in <strong>Italia</strong>. Nel 2011, l&#8217;anno della rivoluzione dei gelsomini, c’è stato un picco di oltre 60 mila arrivi sulle nostre coste, per quasi la metà provenienti dalla Tunisia. Un vuoto istituzionale potrebbe favorire l’instabilità e innescare una nuova bomba migratoria che si andrebbe ad aggiungere ai flussi in entrata dalla Libia: uno scenario da incubo per qualunque governo italiano. Al contrario, un governo<strong> stabile</strong> in Tunisia potrebbe avere ripercussioni positive nell’intera regione in generale e in Italia in particolare.</p>
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		<title>Tunisia, i primi dilemmi del dopo Essebsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/tunisia-i-primi-dilemmi-del-dopo-essebsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jul 2019 12:51:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La morte di Beji Caid Essebsi, come già detto nelle ore successive alla notizia del decesso, non lascia vuoti di potere in quanto il decano della politica tunisina scomparso giovedì era comunque a fine mandato, ma avviene in un periodo delicato per la Tunisia. Economia in affanno, disoccupazione giovanile molto elevata, una società che non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/tunisia-i-primi-dilemmi-del-dopo-essebsi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1316" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-768x526.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10072135-1024x702.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La morte di <strong>Beji Caid Essebsi</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html">come già detto nelle ore successive alla notizia del decesso</a>, non lascia vuoti di potere in quanto il decano della politica tunisina<a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tunisia-morto-presidente-beji-caid-essebsi-1731720.html"> scomparso giovedì</a> era comunque a fine mandato, ma avviene in un periodo delicato per la Tunisia. <strong>Economia</strong> in affanno, <strong>disoccupazione</strong> giovanile molto elevata, una società che non vede passi in avanti rispetto al periodo di Ben Alì, <strong>islamismo</strong> sempre più spauracchio di istituzioni ed opinione pubblica: questi i problemi del Paese nordafricano, a cui si aggiungono quelli derivanti dalle incertezze relative alle prossime elezioni.</p>
<h2>Il dilemma sulla nuova legge elettorale</h2>
<p>Prima dei malori di Essebsi, dei successivi problemi di salute del presidente e della morte sopraggiunta giovedì, il vero argomento più dibattuto in Tunisia riguarda la nuova legge elettorale. Il Paese in questo 2019 è chiamato per ben due volte alle urne: ad ottobre sono previste le <strong>legislative</strong>, a dicembre le <strong>presidenziali</strong>. Un doppio impegno che si preannuncia delicato per una Tunisia stabile sì ma, al tempo stesso, sempre sul filo della crisi economica e sociale. A dare testimonianza della tensione del momento, <a href="http://www.ansamed.info/ansamed/it/notizie/rubriche/politica/2019/06/20/tunisia-polemiche-per-approvazione-nuova-legge-elettorale_7a2e1582-c8ea-43d2-ba08-faba12cccfeb.html">è la nuova legge elettorale varata dal parlamento lo scorso mese di giugno</a>, ad un mese dalla presentazione delle liste e dall&#8217;avvio dell&#8217;iter preparatorio per le legislative. Una legge giudicata, tanto dall&#8217;opposizione quanto da diversi analisti esteri, fin troppo restrittiva: al di là dello sbarramento del 3%, norma molto simile a quella diffusa per la verità in buona parte delle democrazie multipartitiche, si leggono nel nuovo documento una vasta serie di restrizioni che di fatto impediscono la candidatura a molti soggetti non molto ben visti dall&#8217;attuale esecutivo.</p>
<p>Non a caso la nuova legge elettorale passa in parlamento grazie al voto favorevole di <strong>Ennahda</strong> e <strong>Tahya Tounes</strong>, i due partiti principali dell&#8217;attuale maggioranza che sostengono il governo guidato da <strong>Yussef Al Shahed</strong>. I paletti per il momento metterebbero fuori dalla competizione per le presidenziali <strong>Nabil Karoui</strong>, magnate delle televisioni private tunisine in testa nei sondaggi, così come altri personaggi potenzialmente in corsa come <strong>Ksais Saied</strong>, e <strong>Abir Moussi</strong>. Stesso discorso per le legislative: la nuova norma elettorale potrebbe far terminare anzitempo la corsa ad alcuni nuovi partiti sempre più in risalita nei sondaggi.</p>
<p>Ma al di là dei giudizi sulla nuova legge elettorale, contro la quale nelle scorse settimane vengono presentati numerosi ricorsi alla Corte Costituzionale, il vero dilemma consiste nel fatto che Essebsi prima di morire non arriva a firmare la nuova norma. O, per meglio dire, preferisce non apporre la sua firma tanto da far ventilare<a href="https://www.agenzianova.com/primopiano/536/tunisia-la-morte-di-essebsi-lascia-una-pesante-eredita-e-importanti-interrogativi"> l&#8217;ipotesi di richiesta di dimissioni</a> ad alcuni parlamentari della maggioranza. La nuova legge non ritorna alle camere, né viene promulgata e nemmeno messa al voto referendario. La norma giace in un limbo giuridico che la morte del presidente certamente non contribuisce a chiarire.</p>
<p>Adesso in tanti si chiedono con quale legge si andrà a votare in autunno: quella in vigore fino al mese scorso oppure quella nuova? Tutto dipende dalle intenzioni del presidente pro tempore, ossia il numero uno della camera <strong>Mohamed Ennaceur</strong> a cui la costituzione affida l&#8217;interim: il successore di Essebsi potrebbe, nelle funzioni di capo dello Stato, promulgare definitivamente la norma. Ma anche in questo caso, sorgono non pochi dubbi sulla sua effettiva attuabilità. In particolare, la stessa commissione elettorale fa presente che potrebbe non esserci il tempo necessario per organizzare le nuove elezioni con la nuova legge. Un bel dilemma dunque, su cui si concentrerà la politica terminati i funerali di Stato di Essebsi, previsti nella giornata del 27 luglio.</p>
<h2>Le presidenziali il 15 settembre</h2>
<p>Intanto viene resa nota la data ufficiale delle votazioni per il nuovo presidente: prevista originariamente per dicembre, alla scadenza del mandato di Essebsi, <a href="https://www.agi.it/estero/tunisia_elezioni_presidenziali-5911772/news/2019-07-25/">la consultazione presidenziale viene quindi anticipata al 15 settembre</a>. Questo perché la costituzione vieta un interim superiore ai 90 giorni. In quella data dunque, gli elettori tunisini sceglieranno il successore di Essebsi o stabiliranno chi andrà in un eventuale ballottaggio.</p>
<p>Con quale legge elettorale però non si sa. C&#8217;è da scommettere comunque che, non appena tramonta l&#8217;emozione data dalla morte di un presidente in carica, la politica tunisina si lancerà in una delicata campagna elettorale che imperversa in un momento molto difficile per l&#8217;intero Paese.</p>
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		<title>Cosa vuol dire per la Tunisia la morte di Beji Caid Essebsi</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jul 2019 16:33:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, morto il 25 luglio 2019" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Fino a ieri Beji Caid Essebsi è stato il capo di Stato più longevo al mondo, battuto solamente dalla Regina Elisabetta. Oggi il presidente tunisino è infatti morto nella capitale del Paese nordafricano. I malori che nelle ultime settimane lo hanno costretto ad almeno due ricoveri sono stati fatali per un uomo di 92 anni. Una &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html">Cosa vuol dire per la Tunisia la morte di Beji Caid Essebsi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="849" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il presidente tunisino Beji Caid Essebsi, morto il 25 luglio 2019" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/Beji-Caid-Essebsi-e1564072467965-1024x453.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Fino a ieri <strong>Beji Caid Essebsi</strong> è stato il capo di Stato più longevo al mondo, battuto solamente dalla Regina Elisabetta. <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/tunisia-morto-presidente-beji-caid-essebsi-1731720.html">Oggi il presidente tunisino è infatti morto</a> nella capitale del Paese nordafricano. I malori che nelle ultime settimane lo hanno costretto ad almeno due ricoveri sono stati fatali per un uomo di 92 anni. Una vita lunga, la sua, frammentata in più vite in cui ad alternarsi sono state le sue due più grandi passioni: la <strong>politica</strong> e la professione di <strong>avvocato</strong>. Per l&#8217;età, ma anche per i tanti incarichi ricoperti, Essebsi è stato il decano della politica tunisina, forse l&#8217;ultimo testimone diretto della fondazione dello Stato.</p>
<h2>Le vite di Essebsi</h2>
<p>Vita lunga, come detto, che sembra intervallata e segmentata in più esistenze. Ma tutto inizia, scandagliando tra le sue origini, dall&#8217;Italia: i suoi bisnonni sono infatti sardi, rapiti dai pirati e portati in Nord Africa sul finire del XIX secolo, quando ancora azioni del genere appaiono una piaga per la sicurezza sia in Sardegna che in Sicilia. Essebsi nasce nel 1926, conosce poco della terra d&#8217;origine della sua famiglia ma sa come i suoi antenati sono giunti in Tunisia. I suoi genitori possono permettergli un&#8217;adeguata istruzione ed è proprio nel college di Tunisi che, a 15 anni, inizia a muovere i primi passi in politica, aderendo ad un movimento giovanile a favore dell&#8217;indipendenza dalla Francia. Idee indipendentiste che crescono maggiormente quando, nel 1950, si trasferisce a Parigi per studiare e conosce<strong> Habib Bourguiba</strong>, futuro padre della patria tunisina.</p>
<p>Quando il Paese si distacca da Parigi nel 1956, Essebsi risulta tra i più fidati collaboratori di Bourguiba ed uno degli attivisti più importanti del Partito Socialista, formazione guida della politica tunisina. Inizia così la sua vita all&#8217;interno delle istituzioni: occupa tutti gli incarichi più importanti, da quello di ministro della Difesa a quello dell&#8217;Interno, occupando altri ruoli inerenti la sicurezza del Paese. Una carriera politica che subisce una battuta d&#8217;arresto negli anni Settanta, quando Essebsi entra in contrasto con l&#8217;impostazione del Partito Socialista. Inizia così per lui una nuova vita, quella di avvocato: per dieci anni sparisce dalla scena politica. Su di lui aleggia l&#8217;immagine di un &#8220;delfino&#8221; di Bourguiba mai del tutto realizzato. Nei primi anni Ottanta viene convinto a tornare al governo dall&#8217;allora primo ministro <strong>Mohamed Mzali</strong>, con l&#8217;incarico di ministro della Giustizia. Successivamente, e fino alla fine della presidenza di Bourguiba, è nuovamente ministro degli Esteri. Una seconda vita politica, che si interrompe poi progressivamente con l&#8217;avvento di<strong> Ben Alì</strong> come capo di Stato: in contrasto con il successore di Bourguiba, dopo aver terminato nel 1994 l&#8217;incarico di presidente della Camera, torna alla vita da avvocato.</p>
<p>Ma è a questo punto che accade l&#8217;avvenimento politico e sociale più importante della Tunisia indipendente: la &#8220;<strong>primavera araba</strong>&#8220;. Nel 2011 il movimento di protesta costringe Ben Alì alle dimissioni. A quel punto Essebsi, nonostante i suoi 84 anni, ritorna in politica ed inizia una nuova vita tra le istituzioni. Del resto sembra avere tutti i crismi per coniugare esperienza e discontinuità con l&#8217;establishment politico: il suo essersi allontanato dalle poltrone durante il periodo di Ben Alì lo fa risultare credibile anche ai suoi detrattori e per di più appare la persona più carismatica in grado di guidare il <strong>fronte laico</strong> contro l&#8217;avanzata della fratellanza musulmana. Fonda quindi <strong>Nida Tunus</strong> (Appello Alla Tunisia) e diventa prima premier e poi, nel dicembre 2014, presidente della Repubblica grazie alla vittoria nelle elezioni.</p>
<h2>Gli scenari in Tunisia dopo la morte di Essebsi</h2>
<p>Da un punto di vista istituzionale non cambia molto: Essebsi era infatti a fine mandato. L&#8217;unica vera conseguenza sarà un&#8217;anticipazione delle elezioni presidenziali previste in autunno. Al contrario della confinante Libia e dell&#8217;Algeria, dove tra guerre e manifestazioni si fatica a trovare stabilità, la Tunisia ha un quadro istituzionale piuttosto saldo ed il Paese non avrà problemi ad eleggere a breve un nuovo presidente. Per adesso le funzioni di capo dello Stato, secondo la costituzione del 2014, vengono esercitate dal presidente del parlamento <strong>Mohamed Ennaceur</strong>.</p>
<p>Diverso il discorso per quanto riguarda la sua eredità da un punto di vista politico, prima ancora che istituzionale. Essebsi è infatti una figura di riferimento, un decano che, a prescindere dal suo ruolo, è in grado di influenzare ed indirizzare la politica tunisina e di guidare sotto un profilo ideologico il fronte laico. La sua morte chiude in qualche modo definitivamente un&#8217;epoca: tra gli attori politici odierni, Essebsi fino ad oggi è l&#8217;unico attivo dalla nascita dello Stato tunisino, attraversando tra le sue tante vite vissute tra istituzioni ed avvocatura tutte le fasi della Tunisia indipendente. Un testimone dunque, ma anche un uomo di esperienza, sopravvissuto a tutte le tumultuose ere politiche del Paese nordafricano che da oggi viene a mancare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-vuol-dire-per-la-tunisia-la-morte-di-beji-caid-essebsi.html">Cosa vuol dire per la Tunisia la morte di Beji Caid Essebsi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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