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Fino a ieri Beji Caid Essebsi è stato il capo di Stato più longevo al mondo, battuto solamente dalla Regina Elisabetta. Oggi il presidente tunisino è infatti morto nella capitale del Paese nordafricano. I malori che nelle ultime settimane lo hanno costretto ad almeno due ricoveri sono stati fatali per un uomo di 92 anni. Una vita lunga, la sua, frammentata in più vite in cui ad alternarsi sono state le sue due più grandi passioni: la politica e la professione di avvocato. Per l’età, ma anche per i tanti incarichi ricoperti, Essebsi è stato il decano della politica tunisina, forse l’ultimo testimone diretto della fondazione dello Stato.

Le vite di Essebsi

Vita lunga, come detto, che sembra intervallata e segmentata in più esistenze. Ma tutto inizia, scandagliando tra le sue origini, dall’Italia: i suoi bisnonni sono infatti sardi, rapiti dai pirati e portati in Nord Africa sul finire del XIX secolo, quando ancora azioni del genere appaiono una piaga per la sicurezza sia in Sardegna che in Sicilia. Essebsi nasce nel 1926, conosce poco della terra d’origine della sua famiglia ma sa come i suoi antenati sono giunti in Tunisia. I suoi genitori possono permettergli un’adeguata istruzione ed è proprio nel college di Tunisi che, a 15 anni, inizia a muovere i primi passi in politica, aderendo ad un movimento giovanile a favore dell’indipendenza dalla Francia. Idee indipendentiste che crescono maggiormente quando, nel 1950, si trasferisce a Parigi per studiare e conosce Habib Bourguiba, futuro padre della patria tunisina.

Quando il Paese si distacca da Parigi nel 1956, Essebsi risulta tra i più fidati collaboratori di Bourguiba ed uno degli attivisti più importanti del Partito Socialista, formazione guida della politica tunisina. Inizia così la sua vita all’interno delle istituzioni: occupa tutti gli incarichi più importanti, da quello di ministro della Difesa a quello dell’Interno, occupando altri ruoli inerenti la sicurezza del Paese. Una carriera politica che subisce una battuta d’arresto negli anni Settanta, quando Essebsi entra in contrasto con l’impostazione del Partito Socialista. Inizia così per lui una nuova vita, quella di avvocato: per dieci anni sparisce dalla scena politica. Su di lui aleggia l’immagine di un “delfino” di Bourguiba mai del tutto realizzato. Nei primi anni Ottanta viene convinto a tornare al governo dall’allora primo ministro Mohamed Mzali, con l’incarico di ministro della Giustizia. Successivamente, e fino alla fine della presidenza di Bourguiba, è nuovamente ministro degli Esteri. Una seconda vita politica, che si interrompe poi progressivamente con l’avvento di Ben Alì come capo di Stato: in contrasto con il successore di Bourguiba, dopo aver terminato nel 1994 l’incarico di presidente della Camera, torna alla vita da avvocato.

Ma è a questo punto che accade l’avvenimento politico e sociale più importante della Tunisia indipendente: la “primavera araba“. Nel 2011 il movimento di protesta costringe Ben Alì alle dimissioni. A quel punto Essebsi, nonostante i suoi 84 anni, ritorna in politica ed inizia una nuova vita tra le istituzioni. Del resto sembra avere tutti i crismi per coniugare esperienza e discontinuità con l’establishment politico: il suo essersi allontanato dalle poltrone durante il periodo di Ben Alì lo fa risultare credibile anche ai suoi detrattori e per di più appare la persona più carismatica in grado di guidare il fronte laico contro l’avanzata della fratellanza musulmana. Fonda quindi Nida Tunus (Appello Alla Tunisia) e diventa prima premier e poi, nel dicembre 2014, presidente della Repubblica grazie alla vittoria nelle elezioni.

Gli scenari in Tunisia dopo la morte di Essebsi

Da un punto di vista istituzionale non cambia molto: Essebsi era infatti a fine mandato. L’unica vera conseguenza sarà un’anticipazione delle elezioni presidenziali previste in autunno. Al contrario della confinante Libia e dell’Algeria, dove tra guerre e manifestazioni si fatica a trovare stabilità, la Tunisia ha un quadro istituzionale piuttosto saldo ed il Paese non avrà problemi ad eleggere a breve un nuovo presidente. Per adesso le funzioni di capo dello Stato, secondo la costituzione del 2014, vengono esercitate dal presidente del parlamento Mohamed Ennaceur.

Diverso il discorso per quanto riguarda la sua eredità da un punto di vista politico, prima ancora che istituzionale. Essebsi è infatti una figura di riferimento, un decano che, a prescindere dal suo ruolo, è in grado di influenzare ed indirizzare la politica tunisina e di guidare sotto un profilo ideologico il fronte laico. La sua morte chiude in qualche modo definitivamente un’epoca: tra gli attori politici odierni, Essebsi fino ad oggi è l’unico attivo dalla nascita dello Stato tunisino, attraversando tra le sue tante vite vissute tra istituzioni ed avvocatura tutte le fasi della Tunisia indipendente. Un testimone dunque, ma anche un uomo di esperienza, sopravvissuto a tutte le tumultuose ere politiche del Paese nordafricano che da oggi viene a mancare.

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