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	<title>Mauritius Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sat, 07 Mar 2026 06:15:24 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mauritius Archives - InsideOver</title>
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		<title>Isole Chagos, la mossa di Washington per blindare Diego Garcia e aggirare Londra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/isole-chagos-la-mossa-di-washington-per-blindare-diego-garcia-e-aggirare-londra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Mar 2026 06:15:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Stati Uniti-Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1209" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-1536x967.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-600x378.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Regno Unito e Mauritius hanno firmato un accordo perché le Isole Chagos, dove c'è la base di Diego Garcia, tornino alle Mauritius. Ma Trump...</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1209" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-1024x645.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-768x484.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-1536x967.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Foto-isole-Chagos-600x378.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo scenario che per mesi si è paventato, si è lugubremente avverato: gli Stati Uniti hanno attaccato l’Iran. In Medio Oriente, in questi giorni, la tensione è alle stelle, ma prossimamente anche dalle parti delle <strong>Mauritius</strong>, arcipelago noto per le acque cristalline e non per i missili balistici, potrebbero rimanere col fiato sospeso. Il motivo? L’isola di <strong>Diego Garcia</strong>. L’atollo ospita una delle principali basi militari statunitensi nell’Oceano Indiano e, nelle settimane precedenti all’attacco, il presidente <strong>Donald Trump </strong>aveva dato a intendere che la piattaforma sarebbe stata utilizzata per il coordinamento delle <a href="https://it.insideover.com/guerra/gli-usa-pressano-liran-e-dispiegano-i-bombardieri-b-2-spirit-nelloceano-indiano.html">operazioni contro Teheran</a> se l’epilogo bellico si fosse concretizzato. A stretto giro, gli ayatollah hanno risposto che in caso di aggressione, l’atollo sarebbe stato un obiettivo legittimo. Attenzione, perché tra minacce reciproche, c’è un dettaglio che spariglia le carte in tavola. Diego Garcia è un possedimento della Corona britannica e il premier <strong>Keir Starmer ha espresso la sua contrarietà all’ipotesi di lancio di droni dall’isola</strong>, negando al contempo la <a href="https://it.insideover.com/difesa/iran-usa-il-percorso-in-salita-dei-negoziati-e-lincognita-della-guerra.html">disponibilità di altre basi sotto l’egida di Londra</a>. Trump, di converso, ha già in mente uno stratagemma per aggirare l’ostacolo inglese: <strong>la costruzione di un nuovo Stato nell’Oceano Indiano</strong>.   </p>



<h2 class="wp-block-heading">Chagos: da Londra a Port Louis sotto la lente di Pechino</h2>



<p>Un piccolo arcipelago che trapunta le acque oceaniche è al centro di una disputa che risale agli ormai lontani anni Sessanta. Le<strong> isole Chagos</strong> sono sempre state considerate delle stelle costituenti il firmamento delle Mauritius, ma divennero un’entità politica separata quando nel 1968 gli atolli mauriziani dichiararono l’indipendenza dal Regno Unito. Le Chagos rimasero sotto la sovranità britannica e, considerando che all’epoca la paura di una guerra atomica tra Usa e Urss faceva novanta, Londra permise agli alleati americani di installare una base militare a Diego Garcia, in una parte del mondo dove Washington non aveva partner. </p>



<p>L’atollo, geopoliticamente parlando, era ed è una perla rara. In poche ore i <strong>cacciabombardieri americani possono sorvolare i cieli del Medio Oriente e dell’Asia meridionale</strong>. Non è un caso, dunque, se molte delle operazioni belliche durante la Guerra del Golfo e gli interventi in Iraq e Afghanistan abbiano avuto come epicentro Diego Garcia e non è difficile capire perché alla Casa Bianca non escludano attacchi all’Iran dall’Oceano Indiano.  </p>



<p>Tutto semplice fin qua, ma nel 2025 la cosa si è complicata. Il premier britannico Starmer e il suo omologo mauriziano Jugnauth, a maggio dello scorso anno, hanno sottoscritto un <strong>accordo finalizzato al <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">ricongiungimento delle isole Chagos con la Repubblica di Mauritius</a></strong>. La decisione è giunta dopo che la Corte internazionale di giustizia dell’Aja si era espressa in termini di condanna nei confronti di Londra perché, secondo il tribunale dell’Onu, la separazione delle Chagos da Port Louis “non era basata sulla libera e genuina espressione della volontà delle persone interessate”. &nbsp;&nbsp;</p>



<p>Gli accordi prevedono che gli Stati Uniti siano autorizzati a sfruttare la piattaforma di Diego Garcia per i prossimi 99 anni, ma in quel di Washington temono che un un alleato commerciale di Teheran possa leccarsi le dita per il passaggio di sovranità delle Chagos:<strong> la Cina</strong>.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il contropiano di Trump&nbsp;</h2>



<p>Donald Trump guarda con molto sospetto all’accordo firmato tra Londra e Port Louis per due ragioni: da una una parte, entro un secolo potrebbe perdere definitivamente il controllo militare a Diego Garcia; dall’altra, <strong>Pechino potrebbe accedere a informazioni riservate d’intelligence americana</strong>.</p>



<p>Cina e Mauritius hanno sottoscritto una partnership commerciale tramite cui il Dragone si impegnerà a elargire investimenti per iniziative finanziarie e infrastrutturali nei prossimi anni. Gli americani temono, però, che i cinesi non siano solo interessati a mettere le mani&nbsp; nel business, ma a spiare dal buco della serratura del centro operativo a Diego Garcia. Secondo la Casa Bianca uno scenario simile è da scongiurare, ed ecco che Trump cala l’asso del <strong><em>Compact of Free Association</em></strong><strong> (COFA)</strong>. Di che cosa si tratta? Altro non sarebbe che uno strumento di libera associazione che gli Usa vorrebbero proporre ai chagossiani come preludio alla costruzione di un loro Stato. La logica è quella del <em>do ut des</em>: <strong>Washington stanzia cospicue risorse economiche a beneficio dei chagossiani e in cambio detiene le leve dell&#8217;apparato di difesa</strong>. Un sistema simile è già stato applicato ad alcune realtà come gli Stati Federati di Micronesia e Palau che oggi hanno un Governo locale pienamente operativo e legittimo.&nbsp;</p>



<p>Dalle parti di Downing Street sembra che nessuno si preoccupi della controproposta statunitense, ma con l’apertura di un nuovo fronte di guerra non si può più escludere niente a priori. In un clima internazionale così incandescente, incassa chi agisce senza esitazione e le isole Chagos&nbsp; non sfuggono a questa condizione. Vedremo chi vincerà la partita a braccio di ferro tra Usa e Regno Unito, che da storici alleati si comportano sempre più da ex coniugi incapaci di sopportarsi a vicenda.</p>



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		<title>Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Oct 2024 08:29:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Missioni militari]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Usa-Cina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="985" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-600x308.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1024x525.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-1536x788.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/11/AYvXWEw7OiDEEsITI0_E_ANSA-scaled-e1713616802597-2048x1051.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Sull'atollo di Diego Garcia c'è una grande base Usa che può "coprire" dall'Asia meridionale al Medio Oriente.</p>
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<p>Le <strong>Mauritius</strong>, arcipelago situato nel bel mezzo dell’Oceano indiano, negli ultimi giorni hanno fatto parlare di sé non per la massa di turisti occidentali pronti a partire per un posto al sole&nbsp;con l’arrivo dell’autunno, ma per altre ragioni, e c’entra <strong>l’odierna guerra fredda tra Usa e Cina</strong>.&nbsp;</p>



<p>Il 3 ottobre, il premier britannico<strong> Keir Starmer</strong> e il suo omologo mauriziano <strong>Pravind Jugnauth</strong>&nbsp; hanno annunciato un accordo, da entrambi definito storico, che consisterebbe nel riconoscimento della sovranità della Repubblica delle Mauritius sulle <strong>isole Chagos</strong> appartenenti dal 1965 al Territorio Britannico dell’Oceano Indiano e dunque soggette alla giurisdizione della Corona. Il Governo mauriziano per ben sei decenni ha reclamato l’annessione delle Chagos, ma la questione è sempre stata una matassa aggrovigliata a causa dello zampino dello zio Sam.</p>



<p>Sull’atollo di <strong>Diego Garcia</strong>, il più esteso delle Chagos, ha sede una base aeronavale americana che gode di una posizione strategica per un pronto intervento in caso di escalation militare in tutta la regione che va dal Medio Oriente all’Asia meridionale. L’impegno preso da Starmer e Jugnauth prevede che la succitata base rimanga a disposizione di Washington per i prossimi 99 anni. Non a caso il presidente statunitense <strong>Joe Biden</strong> ha benedetto l’intesa: “È una chiara dimostrazione che attraverso la diplomazia e la partnership, i Paesi possono superare sfide storiche di lunga data per raggiungere risultati pacifici e reciprocamente vantaggiosi”.</p>



<p>Sebbene dalla Casa Bianca sia trapelato ottimismo, gli americani avrebbero ripetutamente mostrato insofferenza e chiesto ai britannici di desistere dalla cessione delle Chagos alle Mauritius a causa delle sempre più fitte relazioni intrattenute tra l&#8217;arcipelago dell’Oceano Indiano e la Cina.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’atollo Diego Garcia</h2>



<p>Nel 1965, l’arcipelago delle Chagos fu scorporato dalla nascente Repubblica di Mauritius che ottenne l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel 1968. Nel 1966, il Governo di Sua Maestà concesse l’autorizzazione agli alleati d’oltreoceano per <strong>l’installazione di una base militare</strong> che fosse un porto di riferimento nell’Oceano Indiano per parte della loro flotta marittima e una pista di lancio dei loro cacciabombardieri in una zona dove gli Usa, ai tempi della Guerra fredda, non avevano alleati. Dopo la caduta del Muro di Berlino, il sito militare ha continuato a essere operativo specialmente in occasione degli interventi in Afghanistan e Iraq.</p>



<p>Per la realizzazione della base, circa <strong>2 mila nativi delle isole Chagos</strong> sono stati costretti a traslocare alla Mauritius o alle vicine Seychelles, dando così luogo a un lungo braccio di ferro legale tra gli abitanti sfrattati e Londra e che nel 2019 è culminato nell’emissione di un parere consultivo della <strong>Corte internazionale di giustizia dell’Aja</strong> &#8211; organo dell’Onu deputato alla risoluzione delle dispute tra Stati &#8211; con cui si è condannata la decisione di separare le Chagos dalle Mauritius perché “non era basata sulla libera e genuina espressione della volontà delle persone interessate”.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;irritazione degli Usa &nbsp; &nbsp;</h2>



<p>Sotto la crescente pressione internazionale (ad agosto l’<strong>Unione Postale universale</strong> dell’Onu ha vietato la vendita di francobolli britannici nelle Chagos), a Downing Street si sono trovati con le spalle al muro e non hanno potuto fare altro che prendere l’impegno di stipulare un trattato mediante cui si riconoscesse la sovranità mauriziana sugli atolli delle Chagos, come ribadito dal ministro degli Esteri britannico <strong>David Lammy</strong>.</p>



<p>Secondo un articolo pubblicato da <em><a href="https://www.pressreader.com/new-zealand/the-press/20241005/281887303733640?srsltid=AfmBOoq5z6Mr0lEJOvuht7nanPSsXXfeNwG80Xo0FhhuwBXzXgWbtprr">The Times</a></em>, il sostegno degli americani all’accordo sarebbe solo di facciata, perché nel corso dell’estate alti funzionari della Casa Bianca e del Dipartimento di Stato hanno tentato di fare ostruzionismo attraverso canali privati, affinché gli inglesi non non cedessero alle pressioni. Secondo le indiscrezioni messe in evidenza da<em> The Times</em>, il timore degli Usa consiste nell’ascendente esercitato dal Pechino sulle autorità di Port Louis &#8211; capitale delle Mauritius &#8211; dopo la sottoscrizione dell’<strong>accordo bilaterale di libero scambio</strong> nel 2019, che impegna il Dragone a effettuare investimenti che al momento riguardano quasi 50 iniziative nel Paese africano. </p>



<p>Tale comunione d’intenti ha indotto gli americani a ipotizzare che il governo cinese possa installare delle basi di spionaggio nelle isole circostanti Diego Garcia per carpire <strong>informazioni militari riservate</strong> grazie al benestare di Port Louis, come segnalato dalla senatore della Florida <strong>Marco Rubio</strong>: “L’accordo è preoccupante in quanto fornirebbe alla Cina comunista l&#8217;opportunità di ottenere preziose informazioni sulla nostra base di supporto navale a Mauritius”. Secondo una fonte che si aggira nei palazzi di Whitehall &#8211; via lungo la quale si stagliano tutti i palazzi del potere londinese &#8211; ha dichiarato: “[Gli americani, ndr]&nbsp; hanno fatto capire che questo accordo era meglio che non si facesse dato che complica molte le cose per loro. Comprendono che la questione conti molto per noi”. </p>



<p>Al momento, gli impegni assunti da Londra e Port Louis devono essere tradotti in un trattato da ratificare dai rispettivi Parlamenti e chissà se con un’<strong>eventuale </strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-strana-coppia-liz-cheney-kamala-harris-neocon-e-dem-alleati-contro-trump.html"><strong>presidenza Trump</strong>,</a> da sempre ostile alle mire espansionistiche di Pechino, l’accordo non subirà dei contraccolpi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/starmer-cede-le-isole-chagos-a-mauritius-irritazione-usa-e-un-regalo-alla-cina.html">Starmer cede le Isole Chagos a Mauritius. Irritazione Usa: è un regalo alla Cina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;India vuole controllare l&#8217;oceano  e adesso punta sugli Stati insulari</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lindia-vuole-controllare-loceano-adesso-punta-sugli-stati-insulari.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Sep 2018 07:33:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Indiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p>
<p>Attore di primaria grandezza negli scenari geopolitici internazionali troppo spesso sottovalutato, l&#8217;India di Narendra Modi è intenta a sviluppare una strategia ad ampio raggio, notevolmente assertiva, per controbilanciare la crescita della proiezione cinese, considerata in potenza minacciosa, e espandere i rapporti politici, economici e militari con numerosi Paesi. In questo contesto, la proiezione di Nuova &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-vuole-controllare-loceano-adesso-punta-sugli-stati-insulari.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1400" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907.jpg 1400w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/09/LP_2950907-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1400px) 100vw, 1400px" /></p><p>Attore di primaria grandezza negli scenari geopolitici internazionali troppo spesso sottovalutato, l&#8217;<strong>India</strong> di Narendra Modi è intenta a sviluppare una strategia ad ampio raggio, notevolmente assertiva, per controbilanciare la crescita della proiezione cinese, considerata in potenza minacciosa, e espandere i rapporti politici, economici e militari con numerosi Paesi.</p>
<p>In questo contesto, la proiezione di Nuova Delhi è, in primo luogo, oceanica: l&#8217;Oceano Indiano è la porta sul mondo di un&#8217;India che, per ora, pare intenzionata ad <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/nuova-via-della-seta-chi-si-oppone/">opporsi fermamente</a> alla strategia cinese della <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/che-cose-la-nuova-via-della-seta/">Nuova Via della Seta</a>, a costruire una zona di influenza autonoma e ad approfondire gli strumenti necessari a tutelare il suo interesse nazionale, prima fra tutta la marina militare.</p>
<p>Del resto, l&#8217;<strong>Oceano indiano</strong> è una via d&#8217;acqua sempre più centrale nella geopolitica mondiale, in un sistema complesso con le sponde occidentali del Pacifico: sulle sue rive vivono oltre 2 miliardi di persone, nelle sua acque sono contenute oltre il 40% delle riserve mondiali di risorse naturali<em> offshore </em>e transitano, ogni anno, il 64% dei traffici petroliferi e il 50% delle navi portacontainer del pianeta. Oltre all&#8217;India, Paesi come Cina, Stati Uniti, Australia e <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/ruolo-della-francia-nel-blocco-dellindo-pacifico/">Francia</a> hanno crescenti interessi nell&#8217;Oceano Indiano.</p>
<p>Per tutelare i suoi interessi, Nuova Delhi lavora per costituire un blocco geoeconomico e strategico avente precisi destinatari: i numerosi Paesi insulari che stanno acquisendo un&#8217;importanza sempre maggiore negli equilibri dell&#8217;Indo-Pacifico.</p>
<p>Geopolitica dell&#8217;insularità indiana</p>
<p>L&#8217;India, Paese di 1,3 miliardi di abitanti dalla superficie di oltre 3 milioni di chilometri quadrati, ha tra i punti strategicamente più importanti alcuni piccoli arcipelaghi che contribuiscono a espandere le sue potenzialità navali e a garantirle una zona economica esclusiva oceanica di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.geographyandyou.com/economy/development/exclusive-economic-zone-seas-around-india/" target="_blank">oltre 2,5 milioni di chilometri quadrati.</a> A Est, le Isole Andamane e Nicobare garantiscono all&#8217;India la possibilità di proiettarsi a poca distanza dallo strategico canale di Malacca; a Ovest, le Laccadive, sempre più rinomate come meta turistica, appaiono il contraltare naturale alle Maldive <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/01/the-china-maldives-connection/" target="_blank">entrate stabilmente nell&#8217;orbita cinese</a>.</p>
<p>Considerato che anche la vicina Sri Lanka è oramai, volente o nolente, destinata a avvicinarsi in maniera inesorabile a Pechino che ne <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trappola-via-seta/" target="_blank">controlla di fatto il debito</a> pubblico dopo aver <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.nytimes.com/2018/06/25/world/asia/china-sri-lanka-port.html" target="_blank">costruito lo scalo di Hambantota</a>, i Paesi prioritari per l&#8217;India diventano quelli che coprono l&#8217;esteso tratto oceanico che separa l&#8217;Asia dall&#8217;Africa e controllano aree oceaniche immense rispetto alla loro superfice geografica, in una zona di mondo sempre più centrale per temi come il commercio, l&#8217;energia e il contrasto alla pirateria.</p>
<p>A occidente dell&#8217;India, Socotra (appartenente allo Yemen), le Seychelles,  Mauritius e il Madagascar hanno acquisito importanza crescente come crocevia tra Europa, Asia Meridionale e Africa. Ed è proprio in direzione di questi Paesi che l&#8217;India, ultimamente, si sta impegnando maggiormente, come spiegato da Arunima Gupta di <em>The Diplomat</em>.</p>
<p>La proiezione oceanica dell&#8217;India</p>
<p>La visita del Presidente della Repubblica Ram Nath Kovind in Madagascar nel marzo scorso ha sancito l&#8217;interesse indiano per il grande Paese insulare africano, che completa un&#8217;architettura già solidamente basata sulle due vicine nazioni. &#8220;Mauritius&#8221;, <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://thediplomat.com/2018/08/indias-island-diplomacy-building-an-indian-ocean-security-architecture/" target="_blank">scrive Gupta</a>, &#8220;con la sua vicinanza alle più importanti vie di comunicazione marittime e ai pozzi di petrolio dell&#8217;Asia occidentale ha rafforzato la sua rilevanza strategica e commerciale&#8221;. Come parte dello sforzo per consolidare i rapporti bilaterali, l&#8217;India fornirà capitali e mezzi per rafforzare il sistema di controllo costiero della piccola repubblica insulare.</p>
<p>Le Seychelles, a loro volta, controllano 1,3 milioni di zona economica esclusiva nell&#8217;Oceano Indiano e sono una meta privilegiata degli investimenti diretti esteri di Nuova Delhi, che ha aperto nei loro confronti una linea di credito di oltre 100 milioni di dollari. Per l&#8217;India la prospettiva futura dovrà essere senza ombra di dubbio l&#8217;obiettivo di incardinare la somma delle relazioni bilaterali eccellenti (a cui si aggiungono le collaborazioni in settori come il monitoraggio idrografico e il turismo) in organizzazioni multilaterali per la sicurezza regionale.</p>
<p>Uno sguardo di lungo periodo</p>
<p>Non è un caso che l&#8217;India punti a un&#8217;azione autonoma nel delineare le sue priorità strategiche. Rispondendo con interesse all&#8217;appello di Washington per la costruzione di un <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.state.gov/r/pa/prs/ps/2018/07/284829.htm" target="_blank">free and open Indo-Pacific</a>, </em>propagandata dal Segretario di Stato Mike Pompeo in un recente viaggio istituzionale, Nuova Delhi non ha intenzione di appiattirsi sulle strategie del sempre più stretto alleato americano.</p>
<p>Per l&#8217;India, l&#8217;Oceano Indiano deve essere &#8220;inclusivo&#8221;, oltre che libero ed aperto, <a href="https://thediplomat.com/2018/09/operationalizing-us-india-strategic-cooperation/" target="_blank">come sottolineato da <em>The Diplomat</em></a>. E con una semplice parola, il governo di <strong>Narendra Modi</strong> sancisce il proprio diritto a una sfera d&#8217;influenza e a una geopolitica di primo piano. L&#8217;India gioca da attore di prima fascia, non da comprimaria: la scelta di non seguire gli Stati Uniti nella rottura con l&#8217;Iran, suo principale fornitore energetico, è stato un chiaro segno di questa spiccata autonomia strategica. E la proiezione ad ampio raggio determinata dalla strategia a lungo termine con i Paesi insulari segnala come Nuova Delhi voglia controbilanciare le mosse del rivale cinese, più rilevante economicamente, militarmente e politicamente, con una programmazione accorta delle sue mosse sin nei minimi particolari.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lindia-vuole-controllare-loceano-adesso-punta-sugli-stati-insulari.html">L&#8217;India vuole controllare l&#8217;oceano  e adesso punta sugli Stati insulari</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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