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	<title>Mauro Indelicato Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Thu, 23 Jul 2026 08:18:00 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Mauro Indelicato Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:17:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/02/OVERCOME_202602161607057_c2886c91fd7bdf1bc3ade037dd6671bc-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Grazie a un'azienda locale, i sistemi sanitari ruandesi potranno usufruire dell'intelligenza artificiale in lingua kinyarwanda, la più diffusa nel Paese</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html">Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Uno dei problemi più noti legati all&#8217;intelligenza artificiale, riguarda l&#8217;uso della <strong>lingua</strong>. Buona parte dei sistemi è stata sviluppata in inglese e diversi governi hanno posto nei mesi scorsi la questione dell&#8217;utilizzo di diversi dispositivi, indispensabili oramai nella vita quotidiana. unicamente nella lingua inglese.<strong> Vale per il settore dell&#8217;istruzione, così come per quello della sanità</strong>. Con l&#8217;intelligenza artificiale che si riscopre avere una barriera quasi invalicabile. Dall&#8217;Europa all&#8217;Asia, adesso si sta correndo ai ripari con lo sviluppo di sistemi in grado di operare con le lingue locali. <strong>E anche l&#8217;Africa sta cercando di mettersi al pari, grazie a un progetto che si sta portando avanti all&#8217;interno del sistema sanitario ruandese</strong>. Kigali, da tempo diventata un fondamentale punto di riferimento per la sanità africana,<strong> sta provando a implementare l&#8217;uso dell&#8217;intelligenza artificiale nel sistema sanitario</strong> e a promuovere modelli in grado di interagire nelle lingue locali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un sistema tutto ruandese </h2>



<p>Il comparto sanitario del Ruanda, nonostante molti progressi soffre di un problema cronico legato alle condizioni sociali ed economiche del Paese: <strong>fuori dalla capitale Kigali infatti, non tutte le strutture hanno sufficienti strumenti e sufficienti attrezzature. </strong>Per superare questo ostacolo, le autorità sanitarie locali hanno pensato di promuovere l&#8217;uso di strumenti di supporto decisionale basati sull&#8217;intelligenza artificiale. In tal modo, sarà possibile nel corso dei prossimi anni far pervenire anche nella periferia del Paese africano dati diagnostici e informazioni vitali per il paziente in tempi molto più ristretti. Ma, per l&#8217;appunto, c&#8217;è il problema della lingua. La repubblica ruandese riconosce tre lingue ufficiali: <strong>l&#8217;inglese, il francese</strong> (quest&#8217;ultimo come eredità coloniale e oggi, per la verità, sempre meno diffuso) <strong>e il kinyarwanda</strong>. Le prime due lingue sono parlate soprattutto a livello istituzionale e scolastico, la terza è invece quella più usata dalla popolazione specialmente nelle aree non urbane. Lì dove cioè il governo vuole promuovere i sistemi basati sull&#8217;intelligenza artificiale all&#8217;interno delle strutture sanitarie. </p>



<p>Per questo motivo Kigali da tempo ha iniziato una collaborazione proprio con un&#8217;azienda ruandese per scavalcare la barriera linguistica. La startup in questione si chiama,<a href="https://www.africarivista.it/ruanda-la-nuova-frontiera-della-sanita-parla-kinyarwanda/310340/?srsltid=AfmBOor-PGFGodMrMTjQkGZ3mQfAJuU5hpBe2chHy-mKcNStqLvF1gOS"> così come sottolineato su AfricaRivista</a>, <strong>Digital Umuganda</strong>. Situata all&#8217;interno del quartiere degli affari di Kigali, la società è da tempo impegnata nello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale in lingua kinyarwanda. <strong>Un modo per dotare la sanità ruandese di strumenti di Ia in grado di essere utilizzati dalla popolazione locale</strong>. Tutto questo è stato possibile grazie a<strong>un imponente lavoro di raccolta di dati vocali nell&#8217;idioma più parlato nel Paese</strong>. Un progetto che potrebbe essere soltanto il primo nella regione e fungere da apripista per altri analoghi progetti in altre lingue africane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;importanza dell&#8217;intelligenza artificiale nella sanità africana</h2>



<p>Proprio la raccolta dati e l&#8217;implementazione di sistemi capaci di interagire nelle lingue locali africane, potrebbe rappresentare il vero elemento in grado di far compiere il salto di qualità alla sanità del continente. Anche in <strong>Senegal</strong>, ad esempio, il governo sta puntando molto sull&#8217;uso di strumenti legati all&#8217;intelligenza artificiale. Un circolo virtuoso che sta richiamando le attenzioni di molte &#8220;big tech&#8221; per lo sviluppo di sistemi con lingue africane. La stessa Digital Umuganda ha lavorato nei mesi scorsi con il progetto<em> Common Voice</em> di <strong>Mozilla</strong> per creare un grande database per le lingue locali del continente. <strong>Google</strong> si appresta invece a lanciare <em>Waxal</em>, termine quest&#8217;ultimo piuttosto indicativo: vuol dire infatti &#8220;parlare&#8221; in lingua <strong>wolof</strong>, la più diffusa in Senegal. Waxal sarà un database aperto per promuovere lo sviluppo di tecnologie vocali in 21 lingue africane. In poche parole, si può dire che su input della sanità ruandese l&#8217;Africa sta trovando la strada per superare il proprio isolamento tecnologico.   </p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/il-ruanda-usa-l-intelligenza-artificiale-nella-sanita.html">Così il Ruanda usa l&#8217;intelligenza artificiale nella sanità e apre una strada all&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>La guerra in Sud Sudan smantella il già precario sistema sanitario</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/la-guerra-in-sud-sudan-smantella-il-gia-precario-sistema-sanitario.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jul 2026 23:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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<p>La ripresa degli scontri nel Paese africano sta creando problemi in un contesto già molto disastrato e debole </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1279" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-1536x1023.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260720131005448_2f72fa4044a2554b4e05abfa42411603-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il Sudan del Sud <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-sud-sudan-ripiomba-nell-abisso-della-guerra-civile.html">rischia di precipitare sempre più verso una nuova guerra civile</a>. Anzi, per molti osservatori di fatto il più giovane Paese al mondo, nato nel 2011 dopo l&#8217;indipendenza dal Sudan, sta già osservando al proprio interno un nuovo conflitto armato. I protagonisti sono gli stessi degli scontri andati avanti tra il 2013 e il 2018: da una parte il presidente <strong>Salva Kiir,</strong> dall&#8217;altra l&#8217;ex vice presidente <strong>Riek Machar</strong>. Il primo è di etnia <strong>dinka</strong>, il secondo invece appartiene alla comunità dell&#8217;etnia <strong>nuer</strong>. I due hanno convissuto al governo tra il 2018, anno degli accordi di pace tra le parti, e il 2025. <strong>Poi è stato un susseguirsi di nuove tensioni sia di ordine governativo che etnico</strong>, su cui hanno pesato e non poco anche i venti di guerra provenienti dai Paesi circostanti, Sudan in testa. <strong>Gli scontri di oggi stanno nuovamente gettando sul lastrico l&#8217;intera popolazione, sia in termini economici che sociali</strong>. E anche la <strong>sanità locale</strong>, già ampiamente precaria e compromessa dalla guerra dello scorso decennio, ne sta risentendo e non poco. Sono infatti migliaia gli sfollati che premono adesso sulla fragile struttura sanitaria, con il rischio quindi di trascinare ulteriormente il sistema locale verso il baratro.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Gli scontri tra le due fazioni principali</h2>



<p>Il problema di accordi simili a quelli del 2018 è che il loro impianto è <strong>basato più su una spartizione del potere che su una reale intenzione di riconciliazione interna</strong>. Per cui, al primo scricchiolio le tensioni mai sopite tornano nuovamente a manifestarsi in tutta la loro drammaticità. La convivenza forzata tra Salva Kiir e Riek Machar non ha fatto eccezione, con il presidente che a un certo punto ha cacciato il vice presidente dopo le notizie di scontri tra le forze governative e quelle legate ai nuer. Secondo Kiir, dietro le nuove violenze ci sarebbe stato lo zampino di Machar, intenzionato secondo il presidente sudsudanese a non rinunciare al ruolo di guida delle milizie a lui vicine. Con la fine della condivisione del potere tra i due attori protagonisti della storia recente del Paese africano, in diverse regioni miliziani e combattenti hanno ripreso a imbracciare le armi. </p>



<p>Gli scontri hanno avuto luogo soprattutto nella regione del <strong>Grande Nilo Superiore</strong>, lì dove i neur sono in maggioranza e negli anni hanno dato vita a una sorta di &#8220;governo parallelo&#8221; rispetto a quello ufficiale. Machar ha sempre respinto le accuse lanciate al suo Splm-Io, partito contrapposto all&#8217;Splm &#8220;ufficiale&#8221; di Salva Kiir e da molti considerato come una milizia radicata nei territori in maggioranza neur. Il dito dal diretto interessato è stato puntato invece sul cosiddetto &#8220;<strong>White Army</strong>&#8220;, un gruppo composto sì da membri dell&#8217;etnia neur ma da cui Machar ha spesso preso ufficialmente le distanze. Ad ogni modo, lo scontro tra le parti in campo è oramai ad alta intensità in alcune regioni del Paese. <strong>Anche perché le tensioni locali si intrecciano con quelle del vicino Sudan, </strong>con il governo di Khartoum ritenuto essere più vicino all&#8217;Splm-Io, mentre dall&#8217;altro lato le Rsf di Dagalo avrebbero ricevuto appoggio da Kiir. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;impatto sulla sanità locale</h2>



<p>A risentirne maggiormente in un conflitto è sempre il sistema sanitario locale. Il Sud Sudan parte già da una condizione piuttosto precaria: le uniche strutture degne di nota e capaci di soddisfare almeno una minima parte della domanda di assistenza sanitaria, si trovano nella capitale <strong>Juba</strong>. In tanti si sono messi in marcia verso la città negli ultimi mesi nella speranza di ricevere proprio qui le cure necessarie. Tra le migliaia di persone costrette ad abbandonare i propri territori, non ci sono soltanto i feriti dai combattimenti. <strong>La gente cerca assistenza anche per via della malnutrizione in diverse aree raggiunte dagli scontri</strong>, su cui grava anche lo spettro di una carestia. Il cibo manca sia per la mancanza di piogge e sia perché i combattimenti stanno rendendo pessime le condizioni della logistica. A Juba però, è difficile riuscire a dare supporto a tutti e le autorità sanitarie locali hanno lanciato l&#8217;allarme per una situazione che il Paese, senza aiuti dall&#8217;esterno, non sembra in grado di affrontare. </p>



<p>Fonti diplomatiche legate alla missione Onu in Sud Sudan, da mesi lanciano ripetuti allarmi: &#8220;<em>Juba sta per andare verso il dirupo</em>&#8220;, è la frase più letta nei vari comunicati. Anche perché il sistema sanitario appare ovviamente in condizioni ancora più critiche nel resto del Paese, sia perché in alcuni casi gli scontri hanno fisicamente danneggiato i presidi ospedalieri e sia perché le strutture periferiche da sole non riescono ad affrontare le emergenze. Nel giro di pochi mesi, in poche parole, <strong>il Sud Sudan potrebbe aggiungersi nel triste elenco dei Paesi in piena emergenza umanitaria. </strong></p>
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		<title>Abidjan, nuovo polo africano della medicina</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/abidjan-nuovo-polo-africano-della-medicina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Jul 2026 23:32:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non solo nuovi servizi per la popolazione, ma anche ambizione di diventare hub sanitario regionale: ecco la rivoluzione di Abidjan.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260618161727617_5ce19ffeddb343613e5ac528fed8cebf-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Chi atterra oggi ad Abidjan ha subito l&#8217;impressione di ritrovarsi in una città decisamente in fermento. Basta muovere i primi passi al di fuori dell&#8217;area aeroportuale e attraversare i primi ponti sulla Laguna Ebrié che caratterizza la geografia della metropoli, per accorgersi di profondi e importanti cambiamenti. Lungo la strada verso il centro, si incontrano decine di cantieri e il più imponente è quello della costruenda metropolitana. Si tratta di <strong>37 km di strada ferrata</strong> che collegheranno le punte più estreme di Abidjan, dando agli abitanti un&#8217;importante alternativa al sempre più ingolfato traffico. Sullo sfondo poi, si nota uno skyline con molte gru e molti grattacieli in via di definizione. </p>



<p><strong>Il boom economico e urbanistico </strong>che sta investendo Abidjan, reso possibile da anni di relativa stabilità del Paese dopo la guerra civile dello scorso decennio, è figlio di una precisa volontà del governo della Costa d&#8217;Avorio: <strong>rendere la metropoli un hub importante dell&#8217;Africa occidentale</strong>, capace di fare concorrenza alla nigeriana Lagos. <strong>Un discorso che vale anche per la sanità</strong>: sono numerosi i progetti volti a impiantare nella città ivoriana nuove strutture ospedaliere e nuovi servizi da offrire anche a utenti che arrivano dai Paesi vicini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La costruzione di nuovi ospedali </h2>



<p><a href="https://humanityfirst.org/masroor-centre-for-healthcare/">L&#8217;ultimo nuovo presidio ospedaliero inaugurato è quello di Yopougon-Gesco</a>, poco al di fuori di Abidjan. La struttura è stata voluta dall&#8217;associazione umanitaria <em>Humanity First</em>, la quale gestisce i locali e garantisce importanti servizi per tutta la popolazione dell&#8217;area  nordoccidentale della città. All&#8217;interno del nuovo nosocomio sono comprese tre sale parto, una nuova sala adibita a pronto soccorso, così come anche due sale operatorie e un <strong>reparto di neonatologia</strong>. Un settore quest&#8217;ultimo molto delicato per il Paese: terminata la guerra civile nel 2016, il governo del presidente <strong>Alassane Ouattara</strong> ha giudicato eccessivo e non tollerabile il dato legato alla mortalità infantile e alla mortalità dovuta a complicazioni durante il parto. Da qui gli investimenti volti a creare nuovi reparti neonatali e nuove cliniche dedicate alle donne in gravidanza, <strong>distribuiti in dieci nuovi distretti sanitari istituiti in tutto il Paese</strong>. I risultati sono in effetti stati incoraggianti: <a href="https://www.africarivista.it/costa-davorio-progressi-nella-lotta-alla-mortalita-materna-ma-ce-ancora-strada-da-fare/213914/?srsltid=AfmBOoo3NaKelYd-egS8Mpv_4mFlGe5dTWTKBGcGWc_Yslxj-CRK9j7n">nel 2023, la Costa d&#8217;Avorio ha assistito a un notevole ridimensionamento delle morti neonatali</a>, passando da 38 a 30 morti ogni 1.000 nati vivi e con la mortalità infantile scesa da 108 a 52 decessi ogni 1.000 nati vivi.</p>



<p>Il Paese ha poi spinto per un ulteriore salto di qualità, capace di andare oltre il discorso legato alla neonatologia. Sempre nel 2023 infatti, è stato lanciato il programma &#8220;<strong><em>Santé pour tous</em></strong>&#8220;, Sanità per Tutti. Un progetto volto a replicare in vari comparti e settori i successi conseguiti nella neonatologia. L&#8217;obiettivo è ben evidente già nel nome: l&#8217;ambizione è costruire una sanità capace di ramificarsi su tutto il territorio nazionale e di arrivare a lambire ogni area, anche remota, del Paese. <strong>Il perno del progetto è costituito dalla costruzione o dall&#8217;ammodernamento di 71 ospedali.</strong> Di questi, molti sono situati nell&#8217;area urbana di Abidjan, la più popolosa e dunque la più bisognosa di servizi. Oltre che ad investimenti pubblici, il governo da tre anni a questa parte è impegnato nella collaborazione con enti ed istituti privati. Tra questi, da annoverare sia gli istituti religiosi che quelli ricollegabili alle Organizzazioni Non Governative. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;ambizione di Abidjan</h2>



<p>Nella principale città ivoriana l&#8217;obiettivo è andare oltre a quello, già ovviamente piuttosto importante, di erogare e offrire servizi alla più amplia platea possibile di utenti. <strong>La vera ambizione a lungo termine è far diventare Abidjan un polo di eccellenza per tutta l&#8217;Africa occidentale</strong>. Attrarre qui non solo pazienti e persone bisognose di cure, ma anche ricercatori e investimenti da tutta la regione. Non è un caso se proprio <a href="https://pulseofafrica.info/innovation/214?fbclid=IwY2xjawTEjURleHRuA2FlbQIxMABicmlkETFtVWVZak9EQ2VaeWpkWFc0c3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHoqY7xXc6auj4KMBhMrsqzkq4dmMzb5bJ0t9ngDda2WmoDCz9epVW2rcLeXv_aem_wnS0SRS0ex80hmd-b4tmig">nella metropoli ivoriana è stato inaugurato il primo centro di medicina nucleare dell&#8217;Africa occidentale</a>, grazie anche a investimenti europei. In migliaia potranno avere diagnosi più precise senza dover rinunciare alle cure o senza intraprendere viaggi in ospedali nord africani o europei. Trasferte che, tra le altre cose, in pochi possono permettersi.</p>



<p>In generale, si può dire che lo sviluppo del sistema sanitario di Abidjan va di pari passo con quello economico ed urbanistico della città. Non mancano, oltre che ai passi importanti sopra segnalati, anche i limiti. C&#8217;è chi, ad esempio, sottolinea il rischio di rendere la sanità ivoriana troppo incentrata su Abidjan e poco tarata su altri territori più remoti e tradizionalmente più lontani dai servizi. Il boom di Abidjan, in poche parole, non deve far dimenticare le altre regioni di cui è composto il territorio della Costa d&#8217;Avorio.  </p>



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		<title>Il Brasile non vince più: troppi debiti in casa, troppi talenti all&#8217;estero e&#8230; troppa religione</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/il-brasile-non-vince-piu-troppi-debiti-in-casa-troppi-talenti-allestero-e-troppa-religione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 16:52:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153728396_48a4e57680101f3d17f162e97efdf397-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La selecao non vince oramai da 24 anni e fatica a ritrovare un posto tra le prime 4 di un mondiale, eppure i talenti non mancano </p>
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<p>C&#8217;è chi da giorni, in Brasile così come all&#8217;estero, scomoda un dibattito tra i più accesi nel Paese per spiegare la crisi della <strong>selecao</strong>. In particolare, il riferimento è al <strong>sempre maggiore peso delle chiese evangeliche nella società brasiliana</strong>. In molti fanno notare che l&#8217;ultima nazionale di un Paese non cattolico a vincere un mondiale è stata l&#8217;Inghilterra nel 1966, considerando anche la Germania con la sua Baviera cattolica nel novero delle trionfatrici in grado di beneficiare dell&#8217;appartenenza di un buon numero di tifosi alla Chiesa di Roma. Oggi sempre più calciatori verdeoro professano la loro fede evangelica, sulla scia del boom del credo evangelico degli ultimi anni. Secondo diversi critici, questo renderebbe la squadra più divisa, con una mentalità meno improntata alla condivisione all&#8217;interno del gruppo e con giocatori più distratti. </p>



<p>Già nel 2015, l&#8217;allora ct <strong>Dunga</strong> si era espresso duramente contro manifestazioni religiose evangeliche all&#8217;interno dei ritiri: <em>&#8220;Rispetto ogni religione</em> &#8211; <a href="https://tropicodelcalcio.gazzetta.it/2015/09/18/brasile-dunga-contro-i-giocatori-evangelici/?refresh_ce">ha dichiarato all&#8217;epoca dopo aver scoperto che dieci giocatori in ritiro avevano partecipato a un incontro con un reverendo</a> &#8211;<em>ma la Nazionale non è il luogo adatto per esporre idee politiche e religiose&#8221;. </em>Ad ogni modo, quella legata alla crescita del peso culturale e religioso degli evangelici nel Paese<strong>è forse più una suggestione a cui aggrapparsi per trovare una spiegazione a tutti i costi</strong>. La realtà va forse cercata nell&#8217;attuale stato di salute del movimento verdeoro, <strong>capace ancora di sfornare talenti ma forse non così efficiente come un tempo nel farli crescere</strong>. E, soprattutto, nel dare loro un certo senso di appartenenza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri della crisi di risultati</h2>



<p>Quando a Pasadina nel 1994, subito dopo aver battuto l&#8217;Italia ai rigori, proprio Dunga ha alzato la quarta coppa del mondo vinta dal Brasile vi era stato un unico slogan: <strong>&#8220;Mai più&#8221;</strong>. Un&#8217;espressione riferita al lungo periodo di digiuno della selecao, capace di tornare a vincere il mondiale soltanto dopo 24 anni. Tanti ne erano trascorsi infatti da quando all&#8217;Azteca Pelè aveva alzato la &#8220;<em>terceira</em>&#8220;. <strong>Quello slogan sembrava essere stato effettivamente rispettato</strong>: appena 8 anni dopo dal trionfo nel primo mondiale ospitato dagli Usa, a Yokohama, l&#8217;allora capitano Cafù ha alzato la quinta coppa. Ma da allora <strong>il lungo digiuno si è ripetuto e anzi si è prolungato. </strong>Dal mondiale del 2002 sono passati proprio 24 anni e l&#8217;uscita agli ottavi contro la Norvegia nell&#8217;attuale mondiale ha certificato che ne passeranno almeno 28 prima di poter vedere nuovamente i verdeoro trionfare.</p>



<p>Il vero problema però non riguarda soltanto la mancata vittoria. <strong>La questione è che il Brasile è come sparito dalla mappa più prestigiosa del mondiale</strong>: in tutti questi anni nessuno ha scalfito il suo record di vittorie, ma la nazionale sudamericana non si è mai avvicinata alla sesta coppa.<strong>In 24 anni, è arrivata soltanto una semifinale</strong>. Ed è per giunta arrivata nel mondiale casalingo del 2014 e con una sfida rimasta nella storia come la principale disfatta del calcio brasiliano, grazie al 7-1 subito a Belo Horizonte dalla Germania. In Germania nel 2006, da campioni in carica, i verdeoro sono stati eliminati ai quarti di finale dalla Francia, quattro anni dopo sempre ai quarti in Sudafrica è arrivata la clamorosa sconfitta contro i Paesi Bassi. Poi, oltre al sopra citato 2014, si è avuta l&#8217;uscita ancora ai quarti nel 2018 in Russia contro il Belgio e nel 2022 contro la Croazia in Qatar. In Nordamerica quest&#8217;anno il Brasile, allenato da Carlo Ancelotti, <strong>ai quarti di finale non è nemmeno arrivato. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Una questione di identità?</h2>



<p>I numeri che fotografano la crisi di risultati fotografano solo una parte della realtà. Perché, andando a guardare altri dati, <strong>in realtà il movimento calcistico brasiliano non è per nulla in crisi</strong>. Il Paese, è vero, ha abbracciato altri sport nel corso degli anni. A partire dalla pallavolo, di cui il Brasile è stato dominatore prima del ritorno dell&#8217;Italia, e dalle arti marziali. <strong>Ma il calcio è ancora di gran lunga lo sport più popolare e più praticato</strong>. Tanto è vero che oggi il Paese ha <strong>il più alto numero di calciatori all&#8217;estero</strong>, con oltre 1.200 giocatori brasiliani tesserati nei vari club in giro per il mondo. Per rendere un&#8217;idea, l&#8217;Italia in questa speciale classifica è costantemente fuori dai primi 20. Vuol dire quindi che di talenti non ne mancano,<strong>c on i giocatori che escono dai vivai locali che rimangono i più graditi e richiesti a livello internazionale. </strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="667" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-1024x667.jpg" alt="" class="wp-image-523173" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-1024x667.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-768x500.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-1536x1001.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4-600x391.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713153655869_b1bfac54962d84260b74e456471e4fb4.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Forse è proprio questo il problema. <strong>I giocatori vanno via dal Paese, perdendo l&#8217;identità calcistica del football a tinte verdeoro. </strong>Certo, è impossibile rivedere le stesse condizioni del mondiale del 1970, l&#8217;ultimo vinto da Pelè, in cui tutti i calciatori della selecao erano espressione del campionato brasiliano. Ma rapportando la situazione di adesso a quella degli ultimi due mondiali conquistati dai brasiliani,<strong> il divario rispetto anche al recente passato è ben visibile</strong>: a Usa 1994, su 22 convocati sono stati 11 i giocatori presi dal campionato brasiliano, nel 2002 questa cifra è addirittura salita a 13. Nel mondiale in corso, <strong>Ancelotti ha portato in ritiro solo 7 calciatori del &#8220;brasilerao&#8221;</strong> e pochi di questi sono partiti titolari. Buona parte di coloro che hanno indossato la maglia verdeoro negli Usa quest&#8217;anno, sono andati via dal proprio Paese poco dopo il loro esordio tra i professionisti. In pochi cioè, come sottolineato da molti quotidiani brasiliani, sono cresciuti negli stadi di Rio o San Paolo e hanno assaporato il clima dei derby più iconici che plasmano da decenni il calcio locale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa succede al brasilerao</h2>



<p>Eppure, il campionato brasiliano è tutt&#8217;altro che poco competitivo. Le ultime sei Libertadores, la Champions League sudamericana, sono state vinte soltanto da squadre brasiliane. Le quali sono le più attrezzate, anche grazie agli stadi del mondiale del 2014, e le più ricche per via di un bacino d&#8217;utenza che non ha eguali nel continente. Il problema però è che, così come accade in buona parte del mondo, <strong>al fianco dei lauti guadagni le principali società sono costrette ad annotare anche notevoli debiti</strong>. Per cui oggi <strong>ogni talento rappresenta un&#8217;occasione per annoverare plusvalenze nel bilancio</strong>. Non appena un ragazzo inizia a impressionare in positivo, viene presto ceduto a un club europeo con la Premier League inglese quale direzione più accreditata.</p>



<p>Si tratta di un andazzo che perdura da oltre un decennio e che potrebbe in qualche modo aver snaturato il calcio brasiliano, <strong>oggi forse più vicino a essere una brutta copia di quello europeo</strong>. Mancanza di senso di appartenenza, con giocatori che vedono il Brasile solo per le gare di qualificazione ai mondiali, e adeguamento a schemi più vicini alla scuola europea che brasiliana potrebbero aver spento la scintilla verdeoro. Determinando così una crisi da cui sembra difficile uscire. </p>
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		<title>Una guerra per Hormuz</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/una-guerra-per-hormuz.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Jul 2026 08:35:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-1024x655.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-1536x982.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La guerra in Iran è per il momento "limitata" all'area dello Stretto di Hormuz, per il momento unico vero obiettivo delle parti in lotta </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/una-guerra-per-hormuz.html">Una guerra per Hormuz</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-1024x655.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-768x491.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-1536x982.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260713190510638_b0280e04f80396fc14a2e300d751bf77-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Da almeno quattro giorni i raid in Iran sono ripresi con una certa intensità. Non si tratta di una situazione peculiare a quella vista nei mesi più caldi della guerra, visto che <strong>i bombardamenti statunitensi riguardano quasi esclusivamente le aree costiere affacciate sullo Stretto di Hormuz</strong>. Tuttavia, gli attacchi sono adesso costanti e ogni giorni vengono registrate almeno tra le due e le tre ondate di raid. La vera novità delle ultime ore riguardano gli attacchi registrati all&#8217;interno della provincia del <strong>Khuzestan</strong>, ossia l&#8217;area confinante con l&#8217;Iraq abitata dalla minoranza araba dell&#8217;Iran. I bombardamenti hanno preso di mira stabilimenti industriali e almeno un aeroporto.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇺🇸🇰🇼🇮🇷 U.S. missiles launched from Kuwait just struck targets in Iran’s Khuzestan Province, southwest Iran.<br><br>That’s Iran’s main oil region,and the same area they’ve been firing ballistic missiles from at Gulf states.<br><br>Writer: Claudio<a href="https://t.co/6vg1t4Cl7j">pic.twitter.com/6vg1t4Cl7j</a></p>&mdash; Mario Nawfal (@MarioNawfal) <a href="https://x.com/MarioNawfal/status/2076454378656178289?ref_src=twsrc%5Etfw">July 12, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>La risposta dell&#8217;Iran è grossomodo la stessa registrata nei mesi scorsi, <strong>caratterizzata dal lancio di missili e droni contro obiettivi statunitensi nei Paesi del Golfo e in altri della regione mediorientale</strong>. Gli abitanti di Kuwait, Bahrein, Emirati Arabi Uniti, Qatar e Giordania hanno nuovamente ripreso &#8220;confidenza&#8221; con le allerte aree diramate tramite i servizi di emergenza e con le sirene di pericolo installate nelle principali città. L&#8217;impressione è che i futuri alti e bassi della guerra, saranno determinati unicamente dalla sorte del corridoio marittimo stretto tra l&#8217;Iran e i promontori della penisola arabica.</p>



<p></p>
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		<title>Londra, 25 milioni di sterline contro le pandemie nel Sud-Est asiatico: Thailandia e Cambogia prime beneficiarie</title>
		<link>https://it.insideover.com/geopolitica-della-salute/cosi-londra-mira-a-prevenire-le-pandemie-nel-sud-est-asiatico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 15:16:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Geopolitica della salute]]></category>
		<category><![CDATA[Asean]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
		<category><![CDATA[Sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con un progetto sviluppato in coordinamento con l'Asean, la Gran Bretagna punta ad aiutare i sistemi sanitari del sud est asiatico e non solo</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260706162236149_02096b60805eea989517c0d0336f8713-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un fondo da 25 milioni di sterline per prevenire nuove pandemie nell&#8217;area del Sud-Est asiatico. <a href="https://www.telegraph.co.uk/global-health/science-and-disease/britain-invests-25m-to-halt-new-pandemic-risks-in-southeast/">È questa la nuova mossa ideata dal governo britannico sul fronte sanitario</a>. Così come spiegato dal ministro britannico per i Rapporti con il Sud-Est asiatico, <strong>Seema Malhotra</strong>, l&#8217;obiettivo di Londra è duplice: da un lato <strong>aiutare le popolazioni di quell&#8217;area del mondo a evitare nuove emergenze sanitarie</strong>, dall&#8217;altro <strong>fermare sul nascere potenziali pandemie</strong>. Del resto, si tratta di una delle regioni dove virus della famiglia dei coronavirus e molto simili alla Sars del 2003 circolano tra gli animali selvatici che popolano le foreste. La densità urbana in aumento e la convivenza tra uomo e ambienti un tempo solo selvatici, costituiscono elementi che <strong>aumentano il rischio della diffusione di virus difficilmente controllabili.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto di Londra </h2>



<p>I primi 7.5 milioni di sterline sono già stati stanziati. Serviranno, così come reso noto dalla stessa ministra Malhotra, per <strong>finanziare 20 progetti che includono varie fasi della prevenzione</strong>. Tra cui anche quella della <strong>sicurezza alimentare </strong>e dei <strong>rischi per la salute legati ai cambiamenti climatici</strong>. Programmi che possono apparire quasi come estranei all&#8217;obiettivo principale, ma che in realtà remano nella stessa direzione. Anche le <strong>disuguaglianze sociali</strong> infatti, possono rappresentare un &#8220;acceleratore&#8221; per future pandemie. Con le prime somme messe a disposizione da Londra, sono stati finanziati anche progetti legati al<strong>superamento del problema della resistenza antimicrobica</strong>. Nei prossimi mesi, si passerà alla fase successiva del progetto, quella che riguarderà la <strong>prevenzione</strong> tra la popolazione e negli ospedali. Si cercherà, in particolare, di mettere nelle condizioni i sistemi sanitari del sud est asiatico di<strong> intercettare eventuali focolai e di circoscriverli prima della loro diffusione. </strong></p>



<p>I programmi riguarderanno soprattutto <strong>Thailandia</strong> e <strong>Cambogia</strong>, oltre che anche <strong>Malesia</strong>, <strong>Laos</strong> e <strong>Vietnam</strong>. Il ministero della salute britannico, considera questa regione come seduta su una sorta di &#8220;<strong>polveriera sanitaria</strong>&#8220;. In questi Paesi risultano endemici virus della famiglia coronavirus, così come sottolineato in precedenza. Non solo, ma in territorio cambogiano circola una pericolosa variante dell&#8217;H1n1, ossia il <strong>virus dell&#8217;aviaria</strong>. Ci sono poi molte specie di uccelli che appaiono come serbatoi per futuri virus potenzialmente candidati a generare una pandemia per via delle loro caratteristiche. Malhotra ha voluto sottolineare come la Gran Bretagna non si stia limitando a inviare nella regione propri esperti chiamati ad entrare in azione alle prime avvisaglie, ma sta lavorando per dare ai Paesi coinvolti dal progetto tutti gli strumenti per agire con i propri sistemi sanitari:<em> &#8220;Abbiamo cittadini britannici in tutta la regione</em> &#8211; ha dichiarato Malhotra in una recente visita a Bangkok &#8211; <em>è uno spazio davvero importante per la nostra crescita, la nostra prosperità e la nostra sicurezza&#8221;. </em></p>



<p>Il pensiero però non è soltanto rivolto ai propri connazionali nell&#8217;area: <em>&#8220;Vediamo che quando iniziano le pandemie, possono diffondersi molto rapidamente</em> &#8211; ha aggiunto Malhotra &#8211;<em> a meno che non si disponga della capacità di individuarle precocemente, di rispondere tempestivamente e di contenere i focolai&#8221;</em>. Si è cioè in una fase dove<strong> i virus più facilmente possono venire a contatto con l&#8217;uomo e più rapidamente possono diffondersi in tutto il mondo</strong>. Da qui l&#8217;importanza data alla prevenzione dei focolai e al loro tempestivo spegnimento. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il risvolto politico del programma</h2>



<p>La mossa del Regno Unito non può non avere anche degli importanti connotati politici. In primis, Londra vuole dimostrare di aver &#8220;<strong>imparato la lezione</strong>&#8221; del Coronavirus. La prevenzione di futuri focolai, la possibilità data alle strutture locali di intervenire per tempo, costituiscono elementi mancati nella pandemia sviluppatasi in Cina nel 2019. In secondo luogo, l&#8217;intervento finanziario a favore dei Paesi del Sud-Est asiatico <strong>conferisce alla Gran Bretagna un&#8217;influenza importante nella regione</strong>. Infine, occorre sottolineare che i programmi finanziati da Londra <strong>sono stati concordati direttamente in ambito Asean</strong>, ossia l&#8217;organizzazione dei Paesi del Sud-Est asiatico e del Pacifico. Anche questo un risvolto non secondario, considerando la sempre maggiore importanza che l&#8217;Asean riveste oggi in ambito internazionale e questo tanto a livello politico quanto economico.</p>



<p></p>
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		<title>Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2026 04:39:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[guerra in Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=522536</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Usa provano ad accelerare sul dossier libico e ad avviare un percorso di riunificazione, ma il percorso è tutt'altro che facile</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1228" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-600x384.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-300x192.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1024x655.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-768x491.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/libia-1536x982.jpeg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La visita non è stata propriamente &#8220;segreta&#8221;. Anzi, una volta all&#8217;interno dell&#8217;ufficio del Segretario di Stato Usa, <strong>Marco Rubio,</strong> <strong>Saddam Haftar si è anche fatto ritrarre in una foto con il capo della diplomazia statunitense</strong>. Circostanza niente affatto di routine, né tantomeno figlia delle fredde procedure di protocollo. Perché il figlio del generale<a href="https://it.insideover.com/guerra/lavanzata-di-haftar-e-un-problema-per-litalia.html">Khalifa Haftar</a>, uomo forte dell&#8217;Est della Libia, non rappresenta un governo. O, almeno, non quello riconosciuto dagli Stati Uniti. A Washington si è pensato di lanciare un preciso segnale: l&#8217;amministrazione Usa non solo si sta occupando del dossier libico, <strong>ma ha anche intenzione di accelerare sul processo di riunificazione del Paese.</strong> Tanto da tenere un dialogo aperto con gli Haftar, da oltre un decennio a capo di un potere parallelo a quello ufficiale stanziato a Tripoli. </p>



<p>Per gli Usa i motivi per tornare a lavorare attivamente sulla Libia sono del resto molteplici:<strong>dalla possibilità di mettere le mani sul greggio libico</strong>, all&#8217;importanza di rimettere definitivament<strong>e ordine in quell&#8217;area turbolenta e strategica del Mediterraneo</strong>, passando poi per la necessità di <strong>contenere l&#8217;influenza russa ben presente proprio nelle aree orientali. </strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Non basta una foto con uno degli Haftar </h2>



<p>La strategia degli Usa appare abbastanza chiara: <strong>mettere d&#8217;accordo Tripoli con Bengasi</strong>, il premier &#8220;ufficiale&#8221; <strong>Abdel Hamid Ddeibah </strong>con il generale Haftar, per ricomporre la principale frattura che attraversa la spina dorsale del Paese. <a href="https://it.insideover.com/schede/guerra/a-che-punto-e-la-guerra-in-libia.html">Una faglia che spacca a metà la Libia dal 2014 (tre anni dopo la deposizione e l&#8217;uccisione di Gheddafi)</a>, da quando cioè, subito dopo il voto organizzato quell&#8217;anno, sono stati creati due poli di potere contrapposti. Il problema però è che attorno alla spaccatura principale, <strong>esistono varie altre micro lesioni che fanno della Libia un mosaico piuttosto frammentato</strong>. Per ogni tassello rimesso in equilibrio, un altro rischia di staccarsi irrimediabilmente. Se tra Tripoli e Bengasi si instaura un dialogo, a Misurata potrebbero non prenderla bene. E se a Misurata viene trovato un accordo, a rivendicare un proprio spazio sono le milizie di Zintan oppure del Fezzan. Gruppi armati, chi più e chi meno, capaci di <strong>mettere pressione</strong> ai vari potentati principali e di far naufragare i vari percorsi di avvicinamento tra est ed ovest del Paese.</p>



<p>Prima degli Usa, in tanti hanno provato a far stringere la mano tra i principali rappresentanti della Tripolitania e della Cirenaica. In alcuni casi, come avvenuto a Palermo nel 2018, ci si è anche riusciti. Ma ogni pacca sulla spalla è stata poi svuotata di significato dagli eventi sviluppatisi sul campo.<strong> Washington sta in qualche modo arrivando in &#8220;ritardo&#8221; sul dossier libico</strong>. Non sa o finge di non sapere che invitare Saddam Haftar a Bengasi, non solo non basta a raggiungere un accordo ma potrebbe anche innescare gelosie interne alle stesse forze dell&#8217;est del Paese o all&#8217;interno della stessa famiglia Haftar. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="fr" dir="ltr">🇱🇾🇺🇸 | Haftar–Rubio : Washington accélère son pari sur l’unification libyenne<br><br>Saddam Haftar, commandant adjoint de la LNA, a été reçu lundi par Marco Rubio à Washington, en présence de Massad Boulos. L’entretien a porté sur l’unification des institutions militaires, économiques… <a href="https://t.co/piF5qnojNv">pic.twitter.com/piF5qnojNv</a></p>&mdash; Arab Intelligence (@Arab_Intel) <a href="https://x.com/Arab_Intel/status/2072000047487828366?ref_src=twsrc%5Etfw">June 30, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Anche il Pakistan in ballo </h2>



<p>Chi conosce un po&#8217; meglio la situazione sul campo, nelle ultime settimane ha lanciato un chiaro suggerimento: far intervenire nella mediazione un Paese mediorientale o che, almeno, può avere del credito in Libia. Per questo da giorni si sta registrando un interessamento del <strong>Pakistan</strong> nelle trattative. Islamabad è stata la grande protagonista degli accordi tra Usa e Iran di giugno, adesso l&#8217;acquisita credibilità in ambito diplomatico potrebbe far gioco tra Tripoli e Bengasi. Su <em>Reuters</em>, fonti pakistane hanno confermato un intenso lavoro di dialogo tra il governo stanziato a Tripoli e l&#8217;esercito della famiglia Haftar. Proprio con il generale, il Pakistan ha chiuso un accordo per la vendita di armi dal valore di almeno 4 miliardi di Dollari nei mesi scorsi. Il tutto grazie alla spinta arrivata dall&#8217;Arabia Saudita, Paese con cui Islamabad è adesso legato da un accordo di mutua difesa. </p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">EXCLUSIVE: Pakistan mediating Libya unity push as rival camps seek deal, Pakistani sources say <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a> <a href="https://t.co/nWpkwc7XIO">https://t.co/nWpkwc7XIO</a></p>&mdash; Reuters World (@ReutersWorld) <a href="https://x.com/ReutersWorld/status/2074156516546916614?ref_src=twsrc%5Etfw">July 6, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Il governo pakistano può far valere la sua esperienza diplomatica, il suo rapporto con <strong>Riad</strong> e con gli Haftar, nonché la relazione con la <strong>Turchia</strong>. Ankara rappresenta infatti il principale alleato di Tripoli, ma oramai da tempo intrattiene costanti rapporti anche con le autorità dell&#8217;Est. A tutto questo, occorre poi ovviamente aggiungere i legami con Washington dopo il sopra citato ruolo nel raggiungimento di un accordo tra Usa e Iran.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La difficile transizione verso uno Stato mai esistito </h2>



<p>L&#8217;amministrazione Trump vorrebbe chiudere la partita e costituire uno Stato riunificato, in modo da vedere stabilizzato un attore chiave per l&#8217;approvvigionamento energetico in medio oriente. E, contestualmente, vedere ridimensionata l&#8217;influenza russa visto che negli ultimi dieci anni Mosca ha stretto importanti relazioni con Haftar. La Casa Bianca a guida del tycoon rischia però, ancora una volta, di <strong>doversi scontrare con la cruda realtà</strong>: al pari di come non è stato possibile risolvere il conflitto in Ucraina nel giro di 24 ore, allo stesso modo di come sembra alquanto difficile giungere a una pace in medio oriente, <strong>assistere alla riunificazione della Libia in tempi breve appare quasi come utopia</strong>. </p>



<p>Dalla caduta di Gheddafi i libici non hanno più uno Stato. In realtà, i libici non lo hanno avuto nemmeno prima, visto che la &#8220;jammairiya&#8221; gheddafiana altro non era che un Paese senza un vero governo e con le decisioni rimesse in capo a una sola persona. <strong>La Libia non ha mai conosciuto un vero Stato e oggi ridimensionare il peso delle singole tribù o dei singoli gruppo all&#8217;interno della società non è semplice</strong>. Ci vorranno forse ancora molti anni per sanare le tante fratture interne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/saddam-haftar-vola-da-marco-rubio-perche-gli-usa-tentano-la-riunificazione-della-libia.html">Saddam Haftar vola da Marco Rubio: perché gli Usa tentano la riunificazione della Libia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Dal Libano dipenderanno i futuri equilibri regionali</title>
		<link>https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/dal-libano-dipenderanno-i-futuri-equilibri-regionali.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 07:15:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Le Newsletter di InsideOver]]></category>
		<category><![CDATA[Hezbollah (Partito di Dio)]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Beirut teme scontri interni, nel frattempo però la situazione all'interno del Libano potrebbe pesantemente influenzare l'intero medio oriente</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/dal-libano-dipenderanno-i-futuri-equilibri-regionali.html">Dal Libano dipenderanno i futuri equilibri regionali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629155157262_d9d2931ae1fa500c8241f2f550a1ec24-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Subito dopo la notizia dell&#8217;accordo tra Tel Aviv e Beirut, in diverse aree della capitale libanese sono stati registrati scontri e tensioni tra gruppi di manifestanti e membri dell&#8217;esercito. Gli uomini in divisa sono scesi in strada per prevenire possibili avanzate contro i quartieri governativi e le aree che ospitano le residenze dei principali protagonisti della politica libanese. Diversi i blindati schierati nei punti più nevralgici, per come non si osservava da molto tempo. <strong>Dall&#8217;altra parte della barricata, a essere presenti erano soprattutto persone con le bandiere gialle di Hezbollah.</strong> Tutto questo ovviamente ricorda gli anni più bui della guerra civile e degli scontri. I momenti cioè delle divisioni settarie.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">🇱🇧🇮🇱 Chaos in Beirut right now<br><br>Crowds have completely taken over the streets, burning tires and blocking roads in fury over the Lebanese authorities signing an agreement with Israel.  <br><br>They say it legalizes Israel&#39;s occupation of South Lebanon and gives Netanyahu immunity for…</p>&mdash; Mario Nawfal (@MarioNawfal) <a href="https://x.com/MarioNawfal/status/2070621632306274322?ref_src=twsrc%5Etfw">June 26, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p><strong>L&#8217;aleatorietà e i tratti indefiniti dell&#8217;accordo, danno a Israele enorme vantaggio</strong>. Tel Aviv infatti, almeno così è stato stabilito dall&#8217;intesa, potrà entrare e uscire dal territorio libanese per ragioni di sicurezza. Ragioni che saranno determinate sempre dal governo israeliano. Un elemento quest&#8217;ultimo che non è certo stato salutato con simpatia dagli iraniani, i quali hanno in Hezbollah il proprio principale proxy. Teheran difficilmente potrà ritenere accettabile l&#8217;accordo tra Tel Aviv e Beirut e potrebbe, tra non molto, considerare violato il patto con gli Usa nel quale Washington si è fatta garante di un cessate il fuoco in Libano. Oltre quindi agli aspetti interni e ai timori per scontri interni al Libano, la situazione nel Paese dei cedri appare anche decisiva per i futuri assetti del medio oriente.<strong> È da qui che passeranno i futuri equilibri regionali.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/le-newsletter-di-insideover/dal-libano-dipenderanno-i-futuri-equilibri-regionali.html">Dal Libano dipenderanno i futuri equilibri regionali</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Calcio: al mondiale americano è scoccata l&#8217;ora dell&#8217;Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/calcio-al-mondiale-americano-e-scoccata-lora-dellafrica.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2026 05:01:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
		<category><![CDATA[Mondiale di Calcio 2026]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1247" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-1536x998.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-600x390.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nove africane su dieci hanno superato la fase a gironi del mondiale 2026: un fatto inedito ma che testimonia la crescita del calcio locale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/calcio-al-mondiale-americano-e-scoccata-lora-dellafrica.html">Calcio: al mondiale americano è scoccata l&#8217;ora dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1247" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-300x195.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-1024x665.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-768x499.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-1536x998.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121235577_1ac3b8f75909dc2df5adaafed68eaaee-600x390.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il mondiale del 2010 lo si ricorda per le vuvuzela, per essere stato il primo in Africa e per una canzone scelta come inno del torneo e diventata in seguito uno dei classici &#8220;tormentoni estivi&#8221; più ascoltati e più scaricati. Il riferimento è a <a href="https://www.youtube.com/watch?v=pRpeEdMmmQ0">&#8220;Waka Waka&#8221; di Shakira</a>, nel cui ritornello a spiccare era una frase tanto semplice quanto evocativa:<em><strong> &#8220;It&#8217;s time for Africa&#8221;</strong></em>. L&#8217;arrivo di una kermesse mondiale nel continente africano, con il Sudafrica scelto come sede di quel torneo, ha da subito rappresentato un orgoglio per tutti gli africani. Ma ha anche fatto sognare milioni di tifosi, speranzosi di vedere una nazionale africana almeno in semifinale. </p>



<p>In quell&#8217;estate la speranza si è in verità rivelata vana. Le africane in gioco sono state sei, cinque (compresi i padroni di casa) sono uscite subito. <strong>Soltanto il Ghana ha coltivato il sogno fino alla fine</strong>, naufragando soltanto ai rigori del quarto di finale giocato a Johannesburg contro l&#8217;Uruguay. L&#8217;Africa è uscita a testa alta sotto il profilo organizzativo, visto che negli stadi sudafricani (quasi) tutto è filato liscio.<strong> Il calcio africano però si è fatto ancora attendere.</strong> Forse soltanto adesso, a distanza di 16 anni, nel mondiale giocato in nordamerica è realmente arrivato il suo momento. Mai come ora è possibile riprendere il ritornello dell&#8217;estate 2010. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Nove su dieci africane qualificate al secondo turno </h2>



<p>I numeri parlano chiaro: finita la fase a gironi, <strong>subito dietro l&#8217;Europa non c&#8217;è il Sudamerica né l&#8217;Asia</strong>. Al contrario, se il Vecchio Continente si conferma in testa nel numero di squadre portate ai sedicesimi con 13 formazioni ancora in lizza, al secondo posto di questa speciale classifica si trova l&#8217;Africa. <strong>Su 10 squadre africane qualificatesi per i mondiali nordamericani, in 9 sono riuscite a passare il turno</strong>. Una media molto alta, di fatto quello africano è stato l&#8217;unico continente a portare quasi tutte le nazionali approdate al torneo. L&#8217;unica squadra eliminata è stata la deludente <strong>Tunisia</strong>, alle prese con l&#8217;esonero in corsa del tecnico Lamouchi e con un mondiale andato decisamente male. Tutte le altre, sono andate nella fase ad eliminazione diretta. Compreso il <strong>Sudafrica</strong>, assente dall&#8217;edizione casalinga e non in grado 16 anni fa di sfruttare il fattore campo per proiettarsi verso il secondo turno. La sconfitta dei &#8220;bafana bafana&#8221; contro il Canada ai sedicesimi è arrivata soltanto nei minuti di recupero: una delusione senza dubbio, ma l&#8217;esperienza nordamericana ha dato modo di mostrare la crescita del movimento locale e non solo.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-1024x533.jpg" alt="" class="wp-image-521725" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-1024x533.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-768x400.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-1536x799.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc-600x312.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260629121414971_1540c3f630d190bd2f24d9f407aebbdc.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption">Giocatori della Repubblica Democratica del Congo festeggiano il passaggio del turno</figcaption></figure>



<p>I riflettori sono adesso puntati sulle altre africane qualificate. <strong>Ma in attesa di capire come andrà, il calcio africano già può dirsi vittorioso</strong>. Solitamente, la fine della fase a gironi coincideva con la fine del mondiale per buona parte delle proprie nazionali. Squadre che arrivavano ai saluti dopo tre gare, con tanti rimpianti e pochi gol all&#8217;attivo. Adesso invece il calcio africano si è messo realmente in gioco. Certo, occorre anche sottolineare che quest&#8217;anno a passare nel secondo turno erano anche le otto migliori terze e dunque era possibile preventivare qualche rammarico in meno per le squadre del continente. Tuttavia, è pur vero che delle nove africane qualificate ben cinque sono arrivate tra le prime due: <strong>Marocco, Egitto, Sudafrica, Costa d&#8217;Avorio e Capo Verde</strong> avrebbero passato il turno anche con il precedente formato. Ad ogni modo, <strong><a href="https://it.insideover.com/societa/congo-il-mondiale-unisce-un-paese-ferito.html">Congo</a>, Senegal, Ghana e Algeria</strong> hanno comunque vinto almeno una partita e sono riuscite a piazzarsi davanti alle asiatiche e, in alcuni casi, davanti a formazioni sudamericane.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Una crescita che parte da lontano </h2>



<p><strong>La maturazione del calcio africano non è arrivata in quell&#8217;estate del 2010, ma forse è partita proprio da lì</strong>. Dopo il mondiale ospitato nel proprio continente, molte federazioni locali hanno iniziato un percorso di riorganizzazione. Un percorso che ha senza dubbio beneficato di un fattore specifico: <strong>la sempre maggiore presenza del calcio africano in Europa</strong>. Molti giocatori africani, una volta appese le scarpette al chiodo, hanno iniziato la carriera di allenatori e di commissari tecnici. Se prima era possibile vedere buona parte delle squadre africane allenate da europei,<strong> adesso è possibile in buona parte notare allenatori africani con una vasta esperienza in Europa</strong>. Vale per l&#8217;ex ct del Senegal <strong>Aliou Cissé</strong>, così come tra tutti per l&#8217;attuale commissario ivoriano <strong>Emerse Faé</strong>. C&#8217;è inoltre il fenomeno dei <strong>giocatori di origine africana nati in Europa e che scelgono di giocare per le nazionali africane</strong>. All&#8217;interno di quel 23% di giocatori convocati per i mondiali nati in Stati diversi dal Paese che rappresentano, l&#8217;Africa detiene una quota molto alta.</p>



<p>L&#8217;inserimento dei giocatori della diaspora però, non ha significato la fine di una precisa identità del calcio africano. Più semplicemente, le federazioni hanno potuto apportare nei propri rispettivi movimenti una mentalità più vocata alla <strong>programmazione</strong> e più competitiva a livello internazionale. Occorre inoltre sottolineare che l&#8217;inserimento di calciatori nati all&#8217;estero non vale per tutte le nazionali africane qualificate. Sudafrica ed Egitto, ad esempio, sono due nazionali che storicamente portano nei grandi tornei giocatori prelevati in gran parte dai <strong>propri campionati nazionali </strong>e l&#8217;attuale mondiale non ha per loro fatto eccezione. Il Marocco, semifinalista uscente o oramai stabilmente nei piani nobili del ranking, ha sì preso molto dalla diaspora ma negli ultimi anni ha iniziato a far crescere i propri tanti nel la <strong>nuova grande accademia</strong> inaugurata pochi anni fa e su cui si sta investendo molto in vista del 2030, anno in cui il Paese ospiterà i mondiali assieme a Spagna e Portogallo. I risultati di oggi, in poche parole, sono il frutto di visioni diverse accomunate però da un&#8217;unica grande prospettiva:<strong>far crescere sempre di più il movimento africano</strong>. Movimento che sta iniziando, passo dopo passo, a farsi valere in ambito internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/calcio-al-mondiale-americano-e-scoccata-lora-dellafrica.html">Calcio: al mondiale americano è scoccata l&#8217;ora dell&#8217;Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2026 14:36:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Africa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260616162216145_f9600a619f128d9b506ce20fb1852681-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Dopo oltre un quarto di secolo, il governo dello Zimbabwe restituisce le terre agli agricoltori di origine europea: un gesto basato su motivazioni economiche, ma che potrebbe rappresentare un momento di riconciliazione nazionale</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html">Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>A inizio secolo, <a href="https://it.insideover.com/politica/cosa-resta-dellattivita-politica-di-mugabe.html">Robert Mugabe ha concepito l&#8217;idea della redistribuzione delle terre alle popolazioni di origine africana come un segno di &#8220;giustizia&#8221;</a> e di definitivo affrancamento dall&#8217;era coloniale. A distanza di 26 anni, lo Zimbabwe ha deciso di attuare una definitiva retromarcia rispetto alle scelte dell&#8217;ex presidente e &#8220;padre padrone&#8221; del Paese per quasi quarant&#8217;anni. L&#8217;attuale governo, retto dal presidente <strong>Emmerson Mnangagwa</strong>, nello scorso mese di maggio ha approvato una norma il cui obiettivo è progressivamente ridare ai vecchi proprietari le terre confiscate.<strong>Oggi il termine giustizia non fa più rima con decolonizzazione, bensì con &#8220;riconciliazione&#8221;.</strong> Il gesto del governo vuole rappresentare la volontà di una <strong>definitiva pacificazione tra la popolazione di origine africana e quella di origine europea.</strong> Dietro ci sono anche motivazioni di ordine economico, a partire dalla <strong>volontà di dimostrare affidabilità agli occhi degli investitori stranieri ed attingere al <em>know-how </em>dei vecchi proprietari.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le confische degli anni 2000</h2>



<p>Sottrarre ai &#8220;farmers&#8221; le fattorie e le terre è un&#8217;idea che Mugabe ha avuto in testa già nei suoi primi anni di attività politica. Dopo svariati tentativi, nel 2000 l&#8217;ex presidente ha visto che la finestra era quella giusta. Con il suo <strong>Zanu</strong>, partito ancora oggi al potere ma sempre più distante dalla sua linea, Mugabe ha sempre sognato di arrivare lì dove non è riuscito in Sudafrica l&#8217;African National Congress di Nelson Mandela. La confisca delle terre ha quindi rappresentato, ai suoi occhi e a quelli dei suoi estimatori, un vero e proprio <strong>vanto</strong>. Quasi il coronamento di un lungo percorso politico e ideologico, cominciato con le battaglie per l&#8217;indipendenza del Paese, un tempo conosciuto con il nome coloniale di Rhodesia. I farmers erano in gran parte di origine europea, esattamente come nelle campagne e nelle fattorie sudafricane. Cittadini di origine olandese, inglese, ma anche scozzese o svizzera, tutti visti da Mugabe come simbolo dell&#8217;era coloniale. Per questo, in qualche modo, <strong>per l&#8217;allora uomo forte di Harare le confische sono state considerate alla tregua di una seconda indipendenza. </strong></p>



<p>Ben presto però, la mossa tanto attesa si è rivelata <strong>uno dei colpi più duri per l&#8217;economia del Paese africano</strong>. La redistribuzione delle terre è stata attuata con l&#8217;intento di contrastare la povertà, grazie all&#8217;assegnazione di lotti alla popolazione più povera di origine africana. Si calcola, che sono stati oltre 4.500 gli agricoltori di origine europea interessati dagli espropri. La manovra ha tuttavia avuto, come esito immediato, quello di <strong>cancellare tutte le competenze in mano ai farmers</strong>. Senza alcuna formazione, senza alcuna esperienza alle spalle, migliaia di cittadini hanno iniziato a gestire aziende ben presto andate in rovina. La produzione agricola, essenziale per l&#8217;economia dello Zimbabwe, è rapidamente crollata. Un collasso accentuato poi dalle mire politiche di Mugabe, il quale<strong> ha portato il Paese a partecipare alla guerra in corso nella Repubblica Democratica del Congo</strong>. Il conflitto ha drenato soldi e risorse, circostanza che ha inferto il colpo di grazia finale all&#8217;economia. Per più di un lustro, a partire dalla metà degli anni 2000, Harare ha convissuto con l&#8217;iperinflazione e con prezzi a un certo punto capaci di raddoppiare ogni 22 giorni. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Inizia un &#8220;nuovo Zimbabwe&#8221;?</h2>



<p>Mugabe non ha subito ammesso il fallimento. Da presidente, ha sempre incolpato del disastro economico le sanzioni internazionali e in particolare quelle degli Stati Uniti. Probabilmente però, anche il diretto interessato è stato ben consapevole a un certo punto delle responsabilità della sua riforma agraria nel generale collasso della situazione. Ma fino al 2017, anno della sua estromissione ad opera dell&#8217;esercito e del suo vice (nonché attuale presidente) Mnangagwa, l&#8217;argomento è rimasto tabù<strong>. Soltanto dopo ad Harare sono stati varati primi studi di fattibilità per la riconsegna delle terre agli ex farmers</strong>. I principali ostacoli sono sempre stati rappresentati dai costi legati agli indennizzi da offrire ai rientranti proprietari. Il governo infatti, dovrebbe uscire 3.5 miliardi di Dollari complessivi per ripagare coloro che si sono visti confiscate le terre. Una parte di questa somma è stata già erogata, ma i pagamenti sono rallentati dalla perdurante crisi economica e dal debito molto elevato. </p>



<p>Ad ogni modo, a maggio si è avuta la svolta: <strong>Mnangagwa ha definitivamente approvato la norma sulla redistribuzione e 67 aziende sono già tornate nelle mani dei vecchi proprietari o degli eredi</strong>. In tal modo, in una fase caratterizzata anche da penuria di cibo legata alla chiusura dello Stretto di Hormuz, lo Zimbabwe<strong> spera di rimettere in piedi il prima possibile l&#8217;industria agraria. </strong>La motivazione della mossa di Harare è quindi prettamente economica. Anche perché, come detto in precedenza, Mnangagwa ha un disperato bisogno di <strong>investimenti stranieri</strong> e per attrarli serve mostrarsi affidabile. Non si può però ignorare anche un altro risvolto, di carattere sociale e politico: lo Zimbabwe, grazie a questa occasione,<strong> potrebbe tornare a ragionare in maniera unitaria</strong>. Non più divisioni tra popolazioni di origini bantu e di altre culture africane da un lato e cittadini di origine europea dall&#8217;altro: il Paese è formato da entrambe le identità e può vivere in un clima di maggiore riconciliazione.<a href="https://it.insideover.com/politica/l-africa-sul-tetto-del-comitato-olimpico-internazionale.html"> Del resto, il personaggio pubblico più famoso dello Zimbabwe a livello internazionale è Kirsty Coventry, plurimedagliata olimpica e oggi a capo del Cio</a>: è lei, di origine inglese, a rappresentare da molto tempo all&#8217;estero il Paese africano. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/lo-zimbabwe-restituisce-le-terre-ai-farmers.html">Riconciliazione e interesse economico: lo Zimbabwe restituisce le terre ai &#8220;farmers&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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