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	<title>Marco Vassallo Archives - InsideOver</title>
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	<title>Marco Vassallo Archives - InsideOver</title>
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		<title>L&#8217;esercito segreto dell&#8217;Isis</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lesercito-segreto-dellisis.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Feb 2016 16:31:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p>
<p>“È un virus”, così vengono definiti il jihad, lo Stato Islamico e Al Baghdadi. Tutti raggruppati in un unico aggettivo. Ed effettivamente è così: una malattia rara che per ora non conosce antidoto. Nemmeno dove la democrazia è un simbolo. Tra il 2010 e il 2011, la Tunisia è stata la culla della Primavera Araba. &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/lesercito-segreto-dellisis.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1024" height="683" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/isis-soldier-posing-in-front-of-people-digging-their-own-graves-1024x683-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></p><p>“È un <strong>virus</strong>”, così vengono definiti il <strong>jihad</strong>, lo <strong>Stato Islamico</strong> e<strong> Al Baghdadi</strong>. Tutti raggruppati in un unico aggettivo. Ed effettivamente è così: una malattia rara che per ora non conosce antidoto. Nemmeno dove la democrazia è un simbolo.</p>
<p>Tra il 2010 e il 2011, la <strong>Tunisia</strong> è stata la culla della <strong>Primavera Araba</strong>. La Rivoluzione tunisina, anche conosciuta come Rivolta dei Gelsomini, è una guerra combattuta in strada che ha portato lo Stato, per volere dei cittadini scesi in piazza, ad affermarsi come la più libera democrazia araba. L’economia è una di quelle più avanzate nella regione del Nord Africa e inoltre ha il tasso di alfabetizzazione più alto. Ma purtroppo tutto non è rimasta indenne dalla piaga dell’Isis.</p>
<p>Nel teatro delle rivoluzioni arabe l’Isis ricopre il ruolo del fratello cattivo della Tunisia: figli della stessa madre, la voglia del popolo di avere dei diritti, ma con un padre differente. Uno è il desiderio di democrazia, l’altro invece è il Califfo Al Baghdadi. Un uomo che ha preso i cocci dei governi di Siria e Iraq e ha plasmato quella che al momento rappresenta una <strong>minaccia globale</strong>, dall’Europa fino all’America, passando proprio dall’Africa.</p>
<p>Nonostante la Tunisia si dimostri stabile, nasconde un lato oscuro. Infatti è la <strong>più importante fabbrica di combattenti dell’Isis</strong> del territorio nordafricano. A rivelarlo è il <em>Wall Street Journal,</em> che stima che 6-7mila tunisini sono partiti per combattere per l’esercito dei tagliagole. Un dato che distacca nettamente gli altri Stati della regione. In un’infografica si vede chiaramente che <strong>il Nord Africa fornisce 8mila combattenti all’Isis, 6mila provengono dalla Tunisia</strong>. Un numero pari ai foreign fighter che partono da Arabia Saudita, Russia, Turchia e Giordania. Citando il quotidiano newyorkese, “il governo tunisino ha vietato a 15mila tunisini di compiere viaggi internazionali per il sospetto che possano seguire le orme dei loro concittadini”.  Il quartiere di Ettadhamen-Mnihla, un luogo non troppo differente a diverse parti della Spagna o dell’Est Europa, è il più importante hotspot per raggiungere la Siria o l’Iraq.</p>
<p>Com’è possibile che in un paese che ha lottato per la democrazia si parta verso la tirannia? A cosa si deve questo paradosso? Convenzionalmente chi abbraccia il Califfato per fuggire a una dittatura o per le condizioni di vita precaria, povertà e frustrazione che lo affliggono. Per lo Stato con capitale Tunisi è diverso. Una risposta va cercata nel governo. La sezione locale dei <strong>Fratelli Musulmani</strong> ha dominato l&#8217;amministrazione della Tunisia dopo le prime elezioni del 2011, e rimane un partner di minoranza nel governo attuale. Non solo, l&#8217;<strong>amnistia</strong> dichiarata subito dopo la rivoluzione ha permesso a jihadisti imprigionati di tornare in libertà e ad altri di tornare dall&#8217;esilio. Inizialmente il governo inizialmente ha cercato di invogliare gruppi radicali a partecipare alla politica, per poi reprimerli dopo il loro tentativo di prendere d&#8217;assalto l’ambasciata degli Stati Uniti nel 2012.</p>
<p>Secondo i critici lo Stato è ancora troppo dolce con i soggetti che incitano al radicalismo. “Queste persone hanno una copertura politica qui. Nessuno interferisce con loro&#8221;, sostiene Mohammed Iqbel Ben Rejeb, presidente dell&#8217;Associazione salvataggio dei tunisini, gruppo che riunisce circa 250 famiglie di tunisini che si sono uniti gruppi estremisti in Siria, Iraq e altrove. Moncef Marzouki, attivista dei diritti umani ed presidente della Tunisia democratica, con carica<em> ad interim</em>, dal 2011 fino alla fine del 2014, spiega sul <em>Wall Street Journal</em>, “il Paese culla della rivoluzione dei gelsomini inaugurò la democrazia ma non è riuscito a stimolare la crescita economica o frenare la corruzione dilagante”. Marzouki spiega anche che “non è il problema di affrontare le radici socio-economiche. Bisogna andare più a fondo e capire che questi ragazzi hanno un sogno, e noi no. O meglio,  avevamo un sogno, il nostro sogno è stato chiamato Primavera araba. E il nostro sogno si sta trasformando in un incubo. Ma i giovani hanno bisogno di un sogno, e l&#8217;unico sogno a loro disposizione ora è il Califfato”.</p>

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		<title>Libia, la guerra segreta di Hollande</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/la-guerra-segreta-della-francia-in-libia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Feb 2016 15:28:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1240" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese.jpg 1240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-768x571.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-1024x761.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></p>
<p>“Agire con discrezione”: sembra essere questa la politica francese sul fronte libico. Dichiarazione riportate su Le Monde e fatte da un alto responsabile della Difesa francese. Solo pochi giorni l’intelligence americana ha reso noto il pericolo che la Libia possa diventare una nuova base fissa per lo Stato Islamico. Ora dalla Francia arriva la notizia &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/la-guerra-segreta-della-francia-in-libia.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1240" height="922" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese.jpg 1240w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-300x223.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-768x571.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/rancese-1024x761.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1240px) 100vw, 1240px" /></p><p>“<strong>Agire con discrezione</strong>”: sembra essere questa la politica francese sul fronte libico. Dichiarazione riportate su <em>Le Monde</em> e fatte da un alto responsabile della Difesa francese.</p>
<p>Solo pochi giorni l’intelligence americana ha reso noto il pericolo che la Libia possa diventare una nuova base fissa per lo<strong> Stato Islamico</strong>. Ora dalla Francia arriva la notizia di operazioni segrete proprio in quello che è stato per anni il territorio di <strong>Muammar Gheddafi</strong>. E pare proprio che quella “struttura” che l’Isis starebbe plasmando con l’aiuto di giovani jihadisti africani sia l’obiettivo dell’esercito francese. Non si vuole vincere una guerra, si vuole <strong>eliminare il rischio di una più profonda radicalizzazione dei tagliagole</strong>. E come? Sicuramente, come conferma una fonte de <em>Le Monde</em>, “evitando qualsiasi impegno di tipo militare aperto”.</p>
<p>Attacchi mirati, precisi e soprattutto segreti condotti, sempre secondo le fonti de <em>Le Monde</em>, dal <strong>Servizio d&#8217;azione della direzione generale per la sicurezza esterna (Dgse)</strong>. Alle azioni militari prendono parte sia militari in divisa e quindi di tipo convenzionale e dichiarato, e una parte formata da quelli che vengono chiamati “precursori” che rimangono in incognito. Le missioni sono portate avanti nella più completa segretezza e spesso le informazioni vengono passata agli alleati.</p>
<p>Un esempio di queste operazioni degli <strong>007 francesi</strong> è l’uccisione a Sabrata per mano dell’Air Force statunitense del terrorista tunisino Noureddine Chouchane, considerato membro più anziano dell’Isis sul territorio libico. Operazione simile a quella che nel novembre 2015 ha portato alla morte di Abou Nabil, jihadista iracheno. In entrambi i casi, pare abbiamo agito gli <strong>agenti segreti francesi</strong>, che opererebbero in stretta cooperazione tra i servizi americani, britannici e francesi. A rivelarlo al quotidiano francese sono degli analisti esterni che affermano che la Dgse è  tanto mobilitata in Siria quanto lo è in Libia.</p>
<p>L’importanza e l’impiego di questo servizio d’azione all’interno della guerra contro l’Isis è sottolineato dall’estensione del ruolo del capo della Dgse, il diplomatico Bernard Bajolet. <strong>Francois Hollande</strong> ha prolungato il mandato fino al 2017, oltre il limite di età, sperando di costruire un &#8220;piano strategico” per il futuro. Una mossa che comporta anche un forte aumento del personale (850 assunzioni entro il 2019 per raggiungere 7 000 persone), partnership con gli alleati e l’aumento dell’intelligence.</p>
<p>Le voci su una <strong>guerra segreta in Libia</strong> rimbalzano sui media mondiali e così il ministro della Difesa Jean-Yves Le Drian ha lanciato un’indagine per compromissione di segreto militare, dopo la pubblicazione dell&#8217;articolo de <em>Le Monde</em>.  Questa sarà condotta dalla Direzione per la Protezione e Sicurezza della Difesa (DPSD), un organo del Ministero. L’entourage di Jean-Yves Le Drian non ha commentato la pubblicazione, ma ha comunque rilasciato un comunicato in cui si legge “quando <strong>operazioni segrete hanno luogo</strong>, l&#8217;obiettivo è quello che di tutelare la sicurezza delle persone e dell’operazione”.</p>

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		<title>Isis, un nuovo Califfato in Africa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/isis-un-nuovo-califfato-in-africa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 14:35:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="764" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>Dopo aver infettato l&#8217;Europa con cellule dormienti, l&#8217;Isis si prepara a creare una postazione fissa in Libia. Secondo il New York Times, che cita fonti dell&#8217;intelligence americana, diversi luogotenenti dello Stato Islamico sarebbero arrivati in  terra libica per erigere una &#8220;struttura di tipo statale&#8220;. Gli ordini che provengono dalla Siria sono chiari e, per la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/isis-un-nuovo-califfato-in-africa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/isis-un-nuovo-califfato-in-africa.html">Isis, un nuovo Califfato in Africa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1200" height="764" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-300x191.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-768x489.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/02/1451649668-isis-1024x652.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p><p>Dopo aver infettato l&#8217;Europa con cellule dormienti, l&#8217;<strong>Isis</strong> si prepara a creare una postazione fissa in <strong>Libia</strong>. <a href="http://www.nytimes.com/2016/02/22/world/africa/us-scrambles-to-contain-growing-isis-threat-in-libya.html?hp&amp;action=click&amp;pgtype=Homepage&amp;clickSource=story-heading&amp;module=first-column-region&amp;region=top-news&amp;WT.nav=top-news&amp;_r=0" target="_blank" rel="noopener">Secondo il <em>New York Times</em></a>, che cita fonti dell&#8217;intelligence americana, diversi luogotenenti dello Stato Islamico sarebbero arrivati in  terra libica per erigere una &#8220;<strong>struttura di tipo statale</strong>&#8220;.</p>
<p>Gli ordini che provengono dalla Siria sono chiari e, per la prima volta, vanno a contagiare regioni dell&#8217;Africa occidentale che finora erano rimaste immuni dalla propaganda jihadista: <strong>Ciad</strong>, <strong>Senegal </strong> e <strong>Sudan</strong>. Le mani che muovono le marionette del jihad vogliono che i combattenti africani non si muovano più verso Raqqa, la capitale de facto dell&#8217;autoproclamato califfato di Al Baghdadi, ma verso la Libia. Una mossa che preoccupa l&#8217;intelligence a stelle e strisce e che dimostra l&#8217;accresciuta capacità strategico-militare dei tagliagole. &#8220;La Libia è diventata un magnete per individui non solo all&#8217;interno alla Libia, ma dal continente africano e dall&#8217;esterno&#8221; ha affermato <strong>John Brennan</strong>, direttore della Cia.</p>
<p>La stratificazione degli jihastidi di Baghdadi nella terra libica è sottolineata anche da Brett McGurk, inviato di Barack Obama per la lotta all&#8217;Isis. &#8220;Stanno cercando di stabilire una struttura di tipo statale&#8221; ha affermato McGurk. Seguendo la medesima tattica usata in <strong>Iraq</strong> e <strong>Siria</strong> stanno tassando le popolazioni dei territori controllati intorno a Sirte che sono esposte così a vere e proprie estorsioni. Inoltre starebbe anche entrando nelle attività dei trafficanti di esseri umani e <strong>scafisti che gestiscono il flusso di migranti</strong>. Insomma i terroristi stanno cercando una <strong>nuova fonte di guadagno</strong> in Libia: i <strong>pozzi</strong> non sono sotto il loro controllo e le banche occupate a Sirte non hanno certo i tesori di quelle a Mosul. Ogni pezzo della schiacchiera nera del terrone è corredata dall&#8217;abile mano della propaganda sui social media che punta, in uno schema già visto, ad <strong>attirare i giovani africani</strong>, spesso disillusi per le scarse possibilità di studio e lavoro offerte dai loro governi. L&#8217;allarme degli americani è confermato anche dalla autorità senegalesi, quele del Niger, della Nigeria e del Mali. Si parla di giovani uomini partiti per la Libia, un trend che viene registrato da diversi stati.</p>
<p>Mentre l&#8217;Isis organizza le sue pedine, gli Stati Uniti e i suoi alleati europei preparano <strong>attacchi mirati in Libia</strong>. Il <em>New York Times</em> parla di addestramenti con istruttori americani, canadesi, olandesi e belgi con le <strong>forze speciali</strong> di 30 paesi africani. L&#8217;esercitazioni anti-terrorismo sarebbero svolte sul territorio senegalese. Proprio le forze del Senegal, con l&#8217;aiuto dei marine olandesi e le forze speciali Usa, vengono addestrate a controllare il confine nord, anche quello marittimo, con la Mauritania.</p>
<p>La conferma della nuova strategia degli States, in risposta allo Stato Islamico, è lo stanziamento da parte del Pentagono di <strong>200 milioni di dollari per addestramento e rifornimento delle forze militari dei paesi dell&#8217;Africa settentrionale ed occidentale</strong>. Altri 50 milioni di dollari saranno utilizzati per varare una nuova base per droni ad Agadez in Niger da dove potranno partire Reaper da ricognizioni per avvicinarsi al confine sud della Libia. Il colonnello Mahame Laminou Sani, capo dell&#8217;intelligence del Niger intanto fa sapere che  è stato rafforzato il controllo sul confine con la Libia. &#8220;È una minaccia globale che non è limitata ai confini&#8221; specifica Moussa Mbouop, ufficiale delle operazioni speciali che ha preso parte ad un altro addestramento congiunto di forze africane, americane e di altri paesi occidentali che ha avuto luogo il mese scorso a Washington. Insomma lo Stato Islamico pare perdere i colpi sul territorio &#8220;nazionale&#8221; in Siria, ma in Africa ha trovato terrono fertile dove coltivare il seme del terrore, a soli 1.779 chilometri da Roma.</p>
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