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Dopo aver infettato l’Europa con cellule dormienti, l’Isis si prepara a creare una postazione fissa in Libia. Secondo il New York Times, che cita fonti dell’intelligence americana, diversi luogotenenti dello Stato Islamico sarebbero arrivati in  terra libica per erigere una “struttura di tipo statale“.

Gli ordini che provengono dalla Siria sono chiari e, per la prima volta, vanno a contagiare regioni dell’Africa occidentale che finora erano rimaste immuni dalla propaganda jihadista: Ciad, Senegal  e Sudan. Le mani che muovono le marionette del jihad vogliono che i combattenti africani non si muovano più verso Raqqa, la capitale de facto dell’autoproclamato califfato di Al Baghdadi, ma verso la Libia. Una mossa che preoccupa l’intelligence a stelle e strisce e che dimostra l’accresciuta capacità strategico-militare dei tagliagole. “La Libia è diventata un magnete per individui non solo all’interno alla Libia, ma dal continente africano e dall’esterno” ha affermato John Brennan, direttore della Cia.

La stratificazione degli jihastidi di Baghdadi nella terra libica è sottolineata anche da Brett McGurk, inviato di Barack Obama per la lotta all’Isis. “Stanno cercando di stabilire una struttura di tipo statale” ha affermato McGurk. Seguendo la medesima tattica usata in Iraq e Siria stanno tassando le popolazioni dei territori controllati intorno a Sirte che sono esposte così a vere e proprie estorsioni. Inoltre starebbe anche entrando nelle attività dei trafficanti di esseri umani e scafisti che gestiscono il flusso di migranti. Insomma i terroristi stanno cercando una nuova fonte di guadagno in Libia: i pozzi non sono sotto il loro controllo e le banche occupate a Sirte non hanno certo i tesori di quelle a Mosul. Ogni pezzo della schiacchiera nera del terrone è corredata dall’abile mano della propaganda sui social media che punta, in uno schema già visto, ad attirare i giovani africani, spesso disillusi per le scarse possibilità di studio e lavoro offerte dai loro governi. L’allarme degli americani è confermato anche dalla autorità senegalesi, quele del Niger, della Nigeria e del Mali. Si parla di giovani uomini partiti per la Libia, un trend che viene registrato da diversi stati.

Mentre l’Isis organizza le sue pedine, gli Stati Uniti e i suoi alleati europei preparano attacchi mirati in Libia. Il New York Times parla di addestramenti con istruttori americani, canadesi, olandesi e belgi con le forze speciali di 30 paesi africani. L’esercitazioni anti-terrorismo sarebbero svolte sul territorio senegalese. Proprio le forze del Senegal, con l’aiuto dei marine olandesi e le forze speciali Usa, vengono addestrate a controllare il confine nord, anche quello marittimo, con la Mauritania.

La conferma della nuova strategia degli States, in risposta allo Stato Islamico, è lo stanziamento da parte del Pentagono di 200 milioni di dollari per addestramento e rifornimento delle forze militari dei paesi dell’Africa settentrionale ed occidentale. Altri 50 milioni di dollari saranno utilizzati per varare una nuova base per droni ad Agadez in Niger da dove potranno partire Reaper da ricognizioni per avvicinarsi al confine sud della Libia. Il colonnello Mahame Laminou Sani, capo dell’intelligence del Niger intanto fa sapere che  è stato rafforzato il controllo sul confine con la Libia. “È una minaccia globale che non è limitata ai confini” specifica Moussa Mbouop, ufficiale delle operazioni speciali che ha preso parte ad un altro addestramento congiunto di forze africane, americane e di altri paesi occidentali che ha avuto luogo il mese scorso a Washington. Insomma lo Stato Islamico pare perdere i colpi sul territorio “nazionale” in Siria, ma in Africa ha trovato terrono fertile dove coltivare il seme del terrore, a soli 1.779 chilometri da Roma.

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