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	<title>Giorgio Livas Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giorgio Livas Archives - InsideOver</title>
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		<title>Hilarion e il tramonto del soft power religioso russo</title>
		<link>https://it.insideover.com/religioni/hilarion-e-il-tramonto-del-soft-power-religioso-russo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 08:13:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Religioni]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa ortodossa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il metropolita Hilarion per oltre un decennio è stato il principale artefice della politica estera ecclesiastica del Patriarcato di Mosca. </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1320" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="russia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-300x206.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-1024x704.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-768x528.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-1536x1056.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/hilarion-600x413.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;arresto del <strong>metropolita Hilarion (al secolo Grigorij Alfeyev) </strong>nella città termale ceca di Karlovy Vary rischia di essere ricordato come uno degli episodi più singolari nella storia recente dell&#8217;Ortodossia russa. Fermato dalla polizia il 24 maggio dopo il ritrovamento di alcuni contenitori con una sostanza proibita nel bagagliaio dell&#8217;automobile su cui viaggiava, il prelato è stato rilasciato dopo due giorni senza incriminazioni. <strong>Mosca ha denunciato una provocazione politica, il Patriarcato di Mosca ha parlato di una montatura e il ministero degli Esteri russo ha convocato il rappresentante diplomatico ceco per protestare formalmente.</strong></p>



<p>Al di là delle circostanze ancora controverse del caso, l&#8217;episodio assume rilievo soprattutto per la personalità coinvolta. Hilarion non è infatti un semplice vescovo di provincia. <strong>Per oltre un decennio è stato il principale artefice della politica estera ecclesiastica del Patriarcato di Mosca,</strong> una figura che per influenza, visibilità e rete di relazioni internazionali può essere descritta senza eccessive forzature come il vero &#8220;ministro degli Esteri&#8221; della Chiesa ortodossa russa.</p>



<p>Dal 2009 al 2022, alla guida del Dipartimento per le relazioni ecclesiastiche esterne, Hilarion è stato il volto internazionale dell&#8217;Ortodossia russa. Ha dialogato con il Vaticano, con le Chiese protestanti, con i patriarchi ortodossi e con numerosi governi europei. Contemporaneamente però consolidava anche i legami con i settori più conservatori del mondo ortodosso, in particolare in Grecia, Cipro e nella diaspora ortodossa in Occidente. In un&#8217;epoca in cui la Federazione Russa cercava ancora di presentarsi in Europa come una potenza civile e culturale oltre che militare, <strong>il metropolita rappresentava uno degli strumenti più efficaci del soft power russo.</strong></p>



<p>La sua missione non consisteva semplicemente nel difendere gli interessi della Chiesa. <strong>Hilarion cercava di accreditare Mosca come il principale centro dell&#8217;Ortodossia mondiale</strong>, contrapponendola progressivamente al Patriarcato di Costantinopoli. Nella sua visione, il primato storico rivendicato dal <strong>patriarca Bartolomeo </strong>non poteva più bastare in un mondo nel quale la Chiesa russa raccoglieva la maggioranza dei fedeli ortodossi, disponeva di risorse economiche incomparabilmente superiori e godeva dell&#8217;appoggio di uno Stato tornato a considerare la religione un elemento fondamentale della propria identità strategica.</p>



<p>In questa strategia va collocata anche la vicenda dell&#8217;Institut Saint-Serge di Parigi, uno dei più prestigiosi centri della teologia ortodossa mondiale. Nato dall&#8217;esperienza dell&#8217;emigrazione russa successiva alla rivoluzione del 1917 e legato per decenni all&#8217;arcivescovado delle parrocchie russe in Europa occidentale sotto la giurisdizione di Costantinopoli, l&#8217;istituto rappresentava il principale lascito intellettuale della diaspora anticomunista. <strong>Le opere di teologi come Sergij Bulgakov, Georges Florovsky e Vladimir Lossky hanno segnato profondamente la riflessione ortodossa contemporanea</strong> ben oltre i confini del mondo russo. Il progressivo ritorno dell&#8217;arcivescovado russo-occidentale sotto l&#8217;obbedienza del Patriarcato di Mosca e l&#8217;acquisizione del controllo di Saint-Serge hanno assunto quindi un valore che andava oltre la semplice questione amministrativa. Per uomini come Hilarion, il recupero di quel patrimonio rappresentava la ricomposizione simbolica della frattura aperta dalla rivoluzione bolscevica e il ricongiungimento tra la Russia ecclesiastica e quella parte della sua élite teologica costretta all&#8217;esilio dopo il 1917. Una vittoria culturale prima ancora che canonica, destinata a rafforzare la pretesa di Mosca di proporsi come centro dell&#8217;Ortodossia mondiale</p>



<p><strong>Fu proprio Hilarion a diventare il principale interprete della battaglia ecclesiastica contro Costantinopoli culminata nella crisi ucraina del 2018-2019.</strong> Quando Bartolomeo riconobbe l&#8217;autocefalia della nuova Chiesa ortodossa d&#8217;Ucraina, il metropolita guidò la risposta di Mosca, accusando il Patriarcato ecumenico di avere provocato uno scisma nel mondo ortodosso. Le sue critiche nei confronti dell&#8217;ex metropolita Filarete Denisenko, scomparso di recente furono altrettanto severe. In quella fase Hilarion appariva come il principale stratega di una Chiesa russa intenzionata a contendere a Costantinopoli la leadership dell&#8217;Ortodossia mondiale.</p>



<p>Paradossalmente, proprio mentre la sua influenza sembrava raggiungere l&#8217;apice, la sua parabola iniziò a declinare. Il 7 giugno 2022, pochi mesi dopo l&#8217;invasione russa dell&#8217;Ucraina, il Sinodo lo rimosse improvvisamente dalla guida del Dipartimento per le relazioni esterne e lo trasferì alla piccola diocesi di Budapest e Ungheria. Per molti osservatori la decisione non fu casuale.</p>



<p>A differenza di altre personalità ecclesiastiche russi, <strong>Hilarion non sostenne mai pubblicamente la guerra con l&#8217;enfasi ideologica adottata dal patriarca Kirill e da altri esponenti della gerarchia ecclesiastica. </strong>Continuò a difendere le posizioni canoniche di Mosca sulla questione ucraina, ma evitò di trasformare il conflitto in una guerra religiosa. Già prima dell&#8217;invasione aveva affermato che la guerra non rappresentava uno strumento per risolvere le controversie politiche e, una volta iniziato il conflitto, mantenne un profilo più prudente rispetto a quello dominante nel Patriarcato di Mosca.</p>



<p>In realtà la guerra colpiva al cuore il progetto che aveva perseguito per oltre dieci anni. <strong>L&#8217;intera strategia di Hilarion presupponeva infatti l&#8217;esistenza di un ponte tra Russia e Occidente.</strong> Il suo lavoro diplomatico, i rapporti costruiti con il Vaticano, il dialogo ecumenico, le relazioni con il mondo accademico europeo e nordamericano si fondavano sull&#8217;idea che Mosca potesse esercitare influenza internazionale attraverso il prestigio culturale e religioso. L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina ha compromesso gran parte di questo capitale politico e simbolico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non solo diplomatico ma anche teologo</h2>



<p>Per comprendere il ruolo di Hilarion è però necessario guardare oltre la diplomazia. A differenza di molti gerarchi contemporanei, <strong>egli si è affermato anche come teologo di primo piano.</strong> Le sue opere sono state tradotte in numerose lingue e hanno contribuito a diffondere la tradizione ortodossa ben oltre i confini del mondo slavo.</p>



<p>Il suo libro più celebre, &#8220;Il mistero della fede&#8221;, pubblicato negli anni Novanta, è considerato ancora oggi una delle migliori introduzioni contemporanee alla spiritualità e alla teologia ortodossa. L&#8217;opera riuscì a rendere accessibile a un pubblico ampio il patrimonio della tradizione patristica orientale in una fase in cui la Russia usciva da decenni di ateismo di Stato.</p>



<p>Accanto a questo testo, Hilarion ha dedicato studi approfonditi a figure fondamentali della spiritualità cristiana come Isacco il Siro e Simeone il Nuovo Teologo, contribuendo in modo significativo alla riscoperta della tradizione ascetica orientale. <strong>Ancora più ambiziosa è stata la monumentale serie &#8220;Gesù Cristo. Vita e insegnamento&#8221;</strong>, nella quale ha tentato di coniugare l&#8217;esegesi moderna con la lettura patristica dei Vangeli. L&#8217;opera ha ricevuto apprezzamenti da studiosi ortodossi, cattolici e protestanti, un riconoscimento raro in un panorama spesso segnato da forti divisioni confessionali.</p>



<p>Questa dimensione intellettuale spiega perché, fino al 2022, il suo nome fosse frequentemente indicato tra quelli dei possibili successori del patriarca Kirill. Non si trattò mai di una candidatura ufficiale né di una prospettiva imminente, ma l&#8217;ipotesi circolava con insistenza negli ambienti ecclesiastici e diplomatici. Hilarion possedeva una discreta autorevolezza teologica, esperienza internazionale, capacità comunicativa e una rete di contatti costruita in decenni di attività.</p>



<p>Anche alcune sue prese di posizione mostrano una personalità più complessa degli stereotipi spesso associati all&#8217;attuale gerarchia russa. <strong>Nel 2020 si oppose pubblicamente all&#8217;idea di inserire un mosaico raffigurante Stalin nel nuovo tempio delle Forze Armate russe. </strong>Definì il dittatore sovietico un persecutore della Chiesa e ricordò il sangue versato da milioni di vittime del regime. In altre occasioni arrivò persino a descrivere Stalin come un &#8220;mostro spirituale&#8221; e a paragonare la natura repressiva del sistema staliniano a quella del nazismo.</p>



<p>Ciò non significava rinnegare il ruolo patriottico della Chiesa durante la Seconda guerra mondiale. Al contrario, Hilarion sottolineò ripetutamente il contributo fornito dal clero e dai fedeli alla difesa della patria contro l&#8217;invasione tedesca. Ma proprio <strong>questa distinzione tra il sacrificio del popolo russo e le responsabilità del regime staliniano</strong> rivela un tratto significativo della sua visione storica e politica probabilmente anche per favorire la visione russa in occidente.</p>



<p>L&#8217;arresto di Karlovy Vary potrebbe alla fine rivelarsi un episodio marginale, destinato a scomparire dalle cronache nel giro di poche settimane. Più duratura appare invece la sua valenza simbolica. Coinvolge infatti l&#8217;uomo che per oltre un decennio ha incarnato la diplomazia religiosa della Russia post-sovietica e il tentativo di Mosca di estendere la propria influenza attraverso la fede, la cultura e il dialogo internazionale.</p>



<p>La parabola di Hilarion racconta in fondo la storia di una stagione in parte conclusa. Se il patriarca Kirill rappresenta oggi l&#8217;Ortodossia mobilitata attorno alla potenza statale russa, Hilarion aveva cercato di costruire una diversa forma di influenza, fondata sul prestigio teologico e sul soft power religioso. L&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina non ha soltanto ridimensionato la sua carriera personale. Ha probabilmente segnato il tramonto dell&#8217;intero progetto che egli aveva contribuito a edificare.</p>
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		<title>La Grecia degli armatori: un potere globale sui mari e uno Stato fragile alle spalle</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-grecia-degli-armatori-un-potere-globale-sui-mari-e-uno-stato-fragile-alle-spalle.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jun 2026 08:05:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="grecia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/grecia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Atene possiede una proiezione marittima capace di darle un peso strategico e simbolico che altri Paesi balcanici non hanno mai sviluppato.  </p>
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<p>La Grecia è un Paese che, per dimensioni demografiche e peso economico, non dovrebbe avere un’influenza geopolitica così ampia nel Mediterraneo orientale e nei traffici globali. Eppure <strong>Atene possiede una proiezione marittima e un lascito storico molto superiore alla propria “stazza”,</strong> capace di darle un peso strategico e simbolico che altri Paesi balcanici non hanno mai sviluppato. Sotto l&#8217;aspettto economico la ragione principale risiede nella rete degli armatori greci e nella loro flotta mercantile. Gli armatori greci controllano circa il 16–21% del tonnellaggio marittimo mondiale e <strong>oltre il 50% della capacità della flotta europea.</strong> Nel settore delle petroliere la loro presenza è ancora più forte: detengono circa il 23% della capacità tanker globale e una quota simile degli ordini di nuove petroliere. Questo significa che una parte enorme del commercio energetico mondiale dipende direttamente o indirettamente da compagnie greche.</p>



<p>La Grecia, grazie a questa rete privata, esercita quindi un’influenza che va ben oltre i Balcani. Le sue compagnie operano nel Mediterraneo, nel Mar Nero, nel Golfo Persico e nelle rotte verso l’Asia, Permettendo ad Atene di muoversi su più piani geopolitici contemporaneamente, anche se su una scala inferiore rispetto ad Ankara.</p>



<p>Le radici di questa forza sono storiche. <strong>Fin dall’antichità il mondo greco è stato legato al mare:</strong> Atene, Corinto e Rodi costruirono la propria potenza sul commercio e sulla navigazione. Durante l’impero ottomano, le comunità greche delle isole dell’Egeo mantennero una forte identità marinara. Località come Idra, Spetses e Psara svilupparono flotte commerciali private e reti mercantili autonome. Anche la tradizione religiosa ortodossa testimonia questa cultura marittima: San Giorgio, venerato come protettore dei marinai, rimase una figura simbolica per molte comunità dell’Egeo.</p>



<p>Da questa lunga continuità storica nacque una classe armatoriale molto compatta, costruita su reti familiari, conoscenze tecniche e rapporti commerciali internazionali. <strong>Gli armatori greci non sono semplicemente imprenditori: rappresentano una cultura economica transnazionale</strong> capace di collegare il Mediterraneo orientale ai mercati energetici mondiali. Nel secolo scorso, le figure di maggiore risalto mediatico furono quelle di Nearcos e di Aristotele Onassis, leader mondiali nel settore della navigazione marittima. La posizione geografica della Grecia ha amplificato ulteriormente questo fenomeno. Situata tra Europa, Medio Oriente e Mar Nero, <strong>Atene è naturalmente legata alle grandi rotte commerciali. </strong>Tuttavia la sua forza (e al tempo stesso limite) non deriva soltanto dalla geografia, ma anche dalla capacità di mantenere rapporti con le principali potenze marittime.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le difficoltà dello Stato centrale</h2>



<p><strong>Nonostante i legami culturali e religiosi con la Russia, la Grecia ha storicamente mantenuto relazioni privilegiate con il Regno Unito e gli Stati Uniti. </strong>Non si tratta di una contraddizione, ma di una necessità strategica. Assicurazioni marittime, finanza navale, protezione delle rotte e infrastrutture logistiche dipendono in larga misura dal sistema angloamericano. Allo stesso tempo, i rapporti con Mosca permettono alla Grecia di mantenere una certa influenza nel Mar Nero e nel Caucaso. Gli armatori greci hanno quindi assunto un ruolo quasi geopolitico. Le loro necessità economiche influenzano spesso le decisioni di Atene sulle sanzioni, sulle rotte energetiche e sulla sicurezza marittima.</p>



<p>Questa struttura, però, ha avuto anche effetti interni. La Grecia ha sviluppato una più che discreta capacità di proiezione esterna, ma <strong>maggiore difficoltà nel costruire uno Stato centrale pienamente coeso.</strong> Le élite armatoriali e commerciali hanno spesso agito con grande autonomia rispetto al potere politico, favorendo una struttura frammentata, legata a reti familiari e clientelari. </p>



<p>Le grandi crisi della storia greca moderna mostrano bene questa tensione. Durante la Prima guerra mondiale il Paese si spaccò tra monarchici e venizelisti; dopo la campagna anatolica seguì una profonda crisi politica; nel dopoguerra arrivò la guerra civile. Anche nelle crisi economiche contemporanee e nelle divisioni sulla politica estera è emersa una difficoltà cronica nel centralizzare lo Stato in maniera compatta. In altre parole, la stessa tradizione commerciale e marittima che ha reso la Grecia influente all’esterno ha anche limitato la costruzione di un sistema politico interno completamente unitario.</p>



<p><strong>Il ruolo degli armatori greci è emerso chiaramente anche nelle recenti tensioni nello Stretto di Hormuz,</strong> uno dei corridoi energetici più importanti del mondo. Una parte rilevante del petrolio globale passa da quell’area e molte petroliere coinvolte appartengono o sono gestite da compagnie greche. Nel marzo 2026, durante una fase di escalation regionale, alcuni armatori greci continuarono a inviare navi attraverso Hormuz nonostante i rischi. Il caso più noto fu quello di <strong>George Prokopiou</strong>, che fece transitare diverse petroliere nel corridoio. La scelta mostrò come gli armatori greci siano in grado di sfruttare le crisi geopolitiche mantenendo al tempo stesso aperti flussi energetici essenziali verso l’Asia. In questo senso gli armatori greci agiscono quasi come attori strategici autonomi. Da un lato garantiscono continuità al commercio energetico mondiale; dall’altro ottengono enormi vantaggi economici grazie all’aumento dei premi di trasporto nelle aree di crisi. Anche la fiscalità greca riflette questa centralità. <strong>Atene protegge il settore navale con regimi fiscali favorevoli e incentivi specifici, </strong>perché considera gli armatori una componente fondamentale dell’economia nazionale e dell’influenza geopolitica del paese.</p>



<p>Il legame con Cipro rafforza ulteriormente questa rete. L’isola rappresenta un hub logistico e finanziario importante per molte compagnie greche e costituisce un tassello strategico nel Mediterraneo orientale, soprattutto rispetto ai rapporti con la Turchia, con la Russia e con le rotte energetiche regionali. La Grecia quindi non è una grande potenza nel senso tradizionale del termine. Tuttavia possiede una proiezione marittima globale che le consente di <strong>esercitare un’influenza molto superiore alle proprie dimensioni. </strong>Attraverso gli armatori, Atene riesce a intervenire indirettamente nei flussi energetici, nelle rotte commerciali e negli equilibri strategici del Mediterraneo e del Medio Oriente.</p>



<p>Allo stesso tempo, questa stessa struttura marittima e commerciale ha contribuito alla nascita di una classe dirigente spesso poco incline alla centralizzazione statale e incapace di far emergere altri settori economici dello stesso peso. La Grecia moderna si è quindi sviluppata come una nazione capace di flessibilità geopolitica verso l’esterno (nonostante le cuocenti sconfitte belliche), ma caratterizzata da persistenti fragilità nella coesione interna dello Stato. Analizzare il mercato del trasporto mercantile marittimo, in particolare la classe armatoriale greca, significa accedere a una delle componenti fondamentali del commercio globale e di un vicino importante dello stato italiano.</p>



<p></p>
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		<title>Dall’Egeo al Levante: l&#8217;asse geopolitico che Grecia, Cipro e Israele hanno costruito contro la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/dallegeo-al-levante-lasse-geopolitico-che-grecia-cipro-e-israele-hanno-costruito-contro-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2026 04:33:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Oggi il triangolo tra Atene, Nicosia e Tel Aviv è diventato uno degli assi geopolitici più importanti del Mediterraneo orientale.  </p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1281" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="mediterraneo" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-1536x1025.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/israele-grecia-cipro-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il 30 aprile 2026 le forze israeliane hanno intercettato al largo di Creta parte della <strong>Global Sumud Flotilla,</strong> la missione internazionale diretta verso Gaza con attivisti filopalestinesi e aiuti umanitari. Secondo diversi gruppi pro-palestinesi, l’operazione sarebbe avvenuta anche con una forma di coordinamento logistico greco, accusa mai confermata ufficialmente da Atene. <strong>L’episodio ha però mostrato ancora una volta quanto siano diventati stretti i rapporti strategici tra </strong><a href="https://it.insideover.com/religioni/mosca-atene-e-nicosia-il-grande-gioco-nella-chiesa-di-cipro.html" type="post" id="379138">Grecia, Cipro e Israele.</a></p>



<p>Per decenni sembrava quasi impossibile immaginare una convergenza stabile tra Grecia, Cipro e Israele. Oggi, invece, il triangolo tra Atene, Nicosia e Tel Aviv è diventato uno degli assi geopolitici più importanti del Mediterraneo orientale. Non si tratta soltanto di cooperazione energetica o militare: dietro questa convergenza c’è una trasformazione profonda degli equilibri regionali, accelerata dalla crisi dei rapporti tra Israele e Turchia, dalle tensioni nell’Egeo e dal <strong>nuovo ruolo assunto dal Mediterraneo come spazio strategico tra Europa e Medio Oriente.</strong></p>



<p>Durante la Guerra Fredda la Grecia mantenne una posizione relativamente distante da Israele. Atene, pur appartenendo alla NATO, cercava di mantenere rapporti solidi con il mondo arabo e per lungo tempo evitò un pieno riallineamento con Tel Aviv. Il riconoscimento diplomatico completo di Israele arrivò soltanto nel 1990, molto più tardi rispetto ad altri Paesi occidentali. <strong>Nella cultura politica greca sopravvivevano inoltre forti correnti filopalestinesi,</strong> soprattutto nella sinistra antiamericana e nazional-popolare.</p>



<p>Il cambiamento inizia dopo il crollo dell’Unione Sovietica, ma accelera realmente dopo il 2010. <strong>L’incidente della Mavi Marmara e il progressivo deterioramento delle relazioni tra Israele e la Turchia aprono uno spazio geopolitico nuovo.</strong> In quel momento Grecia e Cipro diventano per Israele partner strategici alternativi ad Ankara nel Mediterraneo orientale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"></h2>



<p>Da allora la cooperazione è cresciuta costantemente. Le esercitazioni militari congiunte si sono moltiplicate, così come i progetti energetici e i contatti politici ai massimi livelli. <strong>Benjamin Netanyahu ha più volte definito Grecia e Cipro “partner strategici” </strong>di Israele nel Mediterraneo. In uno dei summit trilaterali degli ultimi anni, l’allora premier israeliano parlò della necessità di costruire “stabilità, sicurezza e prosperità comuni” nel Mediterraneo orientale. Il premier Israeliano, durante il summit trilaterale israelo-greco-cipriota a Gerusalemme (dicembre 2025), ha dichiarato : “A coloro che credono di poter ripristinare il loro impero, diciamo che questo non accadrà. La coalizione trilaterale non cerca il conflitto con nessuno, ma piuttosto la stabilità&#8221;.</p>



<p><strong>Il messaggio appariva chiaramente indirizzato alla Turchia, in risposta alle sue ambizioni espansionistiche. </strong>Ankara sembra infatti perseguire un disegno strategico di ampia portata, volto a proiettarsi fino all’oceano e a consolidarsi quale principale potenza del Levante, assumendo al contempo il ruolo di cerniera geopolitica tra il Mediterraneo e l’area indo-pacifica. Un simile obiettivo, qualora fosse realizzato, comporterebbe inevitabilmente un ridimensionamento del ruolo di Tel Aviv, relegandola a una posizione subordinata o quantomeno secondaria rispetto ad Ankara, soprattutto nell’ipotesi di un progressivo disimpegno degli Stati Uniti dalla regione.</p>



<p>Anche il premier greco <strong>Kyriakos Mitsotakis </strong>ha insistito più volte sul fatto che la cooperazione con Israele rappresenti un “pilastro di stabilità regionale”, soprattutto in materia energetica e di sicurezza. Dopo le accuse turche secondo cui Grecia, Cipro e Israele starebbero formando un fronte anti-turco, il ministero degli Esteri greco ha risposto sostenendo che la cooperazione trilaterale “non è diretta contro terzi”, ma serve alla stabilità regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;questione turca&#8221;</h2>



<p>Dietro queste formule diplomatiche esiste però una realtà geopolitica molto più concreta. Il vero collante dell’asse è infatti la questione turca. <strong>I punti di attrito sono almeno tre: Siria, Cipro ed Egeo.</strong> In Siria, Israele guarda con crescente sospetto all’espansione dell’influenza turca. Nel Mar Egeo continuano le dispute tra Grecia e Turchia su spazio aereo, piattaforme continentali e zone economiche esclusive. A Cipro, invece, resta aperta la ferita del 1974, con la presenza militare turca nel Nord dell’isola.</p>



<p>Per questo motivo, negli ambienti strategici greci e ciprioti Israele viene sempre più percepito come un alleato implicito nel contenimento della pressione turca nel Mediterraneo orientale. Anche parte della stampa turca descrive apertamente la cooperazione Grecia-Cipro-Israele come un “fronte anti-turco”.</p>



<p><strong>La dimensione energetica ha avuto un ruolo decisivo nel consolidamento dell’asse. </strong>Il progetto EastMed, pensato per collegare i giacimenti di gas israeliani e ciprioti all’Europa passando per la Grecia, è stato per anni presentato come una svolta strategica per l’autonomia energetica europea. In realtà, il valore geopolitico del progetto era forse persino più importante di quello economico. EastMed rappresentava infatti la possibilità di costruire una rete energetica mediterranea alternativa alle rotte controllate dalla Turchia. Anche se oggi il progetto appare ridimensionato, il suo significato politico rimane enorme: creare una continuità strategica tra Levante ed Europa attraverso l’ellenismo mediterraneo.</p>



<p>In parallelo sono aumentati gli investimenti israeliani in Grecia e Cipro. Il turismo israeliano è cresciuto rapidamente, mentre <strong>diversi investitori israeliani hanno acquistato immobili e attività soprattutto nelle isole greche e a Cipro. </strong>Dopo il 7 ottobre e l’instabilità regionale, i media greci e turchi hanno persino discusso indiscrezioni secondo cui ambienti politici israeliani avrebbero valutato la possibilità di utilizzare alcune isole greche come “safe haven” per cittadini israeliani in caso di guerra regionale. Le autorità greche hanno ufficialmente smentito queste ricostruzioni, ma il solo fatto che tali scenari vengano discussi mostra quanto il rapporto tra i due paesi sia diventato stretto.</p>



<p>A rendere possibile questo riavvicinamento è stato anche <strong>l`appoggio a questa linea della classe dirigente greca.</strong> La borghesia ellenica, storicamente legata al settore marittimo e armatoriale, ha sempre mantenuto forti connessioni con il mondo anglosassone, soprattutto con Regno Unito e Stati Uniti. In questo contesto, l’avvicinamento a Israele ha rappresentato anche un rafforzamento dell’ancoraggio greco al sistema strategico americano nel Mediterraneo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le opposizioni in Grecia e a Cipro, l&#8217;irritazione della Turchia</h2>



<p>Non tutti, però, sostengono questa alleanza. In Grecia esistono ancora forti correnti filopalestinesi e anti-israeliane, sia nella sinistra radicale sia in parte dell’area nazionalista. Negli ultimi mesi partiti della sinistra greca hanno criticato apertamente i summit tra Mitsotakis, Netanyahu e il presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides</strong>, accusando il governo di “militarizzare” ulteriormente il Mediterraneo orientale. Bisogna Anche tenere presente che seppur minoritari In Grecia persistono sentimenti antiebraici (in una minoranza in passato significativa) legati a una tradizione ortodossa di stereotipi complottisti (Protocolli di Sion). Il metropolita Seraphim di Piraeus nel 2010 su Mega TV aveva detto : &#8220;gli ebrei hanno orchestrato l&#8217;Olocausto&#8221; e &#8220;il sionismo mondiale vuole schiavizzare Grecia e Ortodossia&#8221;.</p>



<p>Anche a Cipro non mancano opposizioni. Alcuni ambienti politici temono che l’isola possa trasformarsi in una piattaforma avanzata di un eventuale confronto tra Israele e Turchia. Perfino nel dibattito online cipriota emergono timori che Cipro diventi una “buffer zone” tra Ankara e Tel Aviv. Il leader AKEL Stefanos Stefanou ha accusato Israele di “comprarsi” l’isola con acquisti di terreni per creare “ghetti sionisti, scuole e sinagoghe”, affermando che “Israele non tollera critiche e vuole controllare tutto”. Il metropolita di Morphou Neofytos ha criticato duramente Israele per le sue politiche in Gaza, definendole “genocidio” in sermoni recenti.</p>



<p><strong>In parallelo, la Turchia osserva con crescente irritazione questa convergenza. </strong>Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha accusato Grecia, Cipro e Israele di voler costruire “un’alleanza contro i paesi musulmani”. Ankara considera infatti il triangolo ellenico-israeliano come un tentativo di contenimento strategico turco nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>Al di là della retorica diplomatica, il Mediterraneo orientale sta entrando in una nuova fase storica. Grecia, Cipro e Israele hanno costruito una convergenza fondata non su affinità culturali spontanee, ma sulla percezione di interessi strategici comuni: energia, sicurezza marittima, contenimento turco e integrazione nel sistema occidentale guidato dagli Stati Uniti.</p>



<p>L’ellenismo mediterraneo e Israele, un tempo distanti, oggi condividono una stessa geografia della paura e della sicurezza. Ed è proprio questa convergenza strategica, più ancora delle pipeline o degli accordi militari, a spiegare la nascita del nuovo asse del Levante mediterraneo.</p>
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		<title>Macron e Mitsotakis: l’asse franco-ellenico per contenere la Turchia nel Mediterraneo</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/macron-e-mitsotakis-lasse-franco-ellenico-per-contenere-la-turchia-nel-mediterraneo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 04:29:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Mar Mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Francia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/macron-mitsotakis-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’incontro tra Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene è stato la riaffermazione di un asse storico tra Francia e Grecia.</p>
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<p>L’incontro tra <strong>Emmanuel Macron e Kyriakos Mitsotakis ad Atene non è stato soltanto un vertice diplomatico tra due governi europei.</strong> Dietro le immagini ufficiali, le strette di mano, le visite militari e le dichiarazioni sulla cooperazione strategica si intravede qualcosa di più profondo: la riaffermazione di <strong>un asse storico tra Francia e Grecia</strong> che attraversa due secoli di storia europea e mediterranea. Un rapporto che non può essere letto soltanto in termini militari o geopolitici, perché coinvolge identità, memoria storica, civiltà e persino differenti concezioni dell’Europa.</p>



<p>La scena scelta per l’incontro non è stata casuale. La visita alla fregata “Kimon”, simbolo della moderna cooperazione navale franco ellenica, ha rappresentato plasticamente la nuova postura strategica della Grecia nel Mediterraneo orientale. Atene, dopo anni di crisi economica e ridimensionamento delle proprie capacità militari, ha avviato <strong>uno dei più importanti programmi di riarmo della sua storia recente,</strong> puntando soprattutto sulla partnership con Parigi. L’acquisto in questi anni dei 24 Rafale francesi, delle 3 fregate Belharra e dei sistemi missilistici come Exocet non è soltanto una scelta tecnica o commerciale. È una scelta geopolitica. La cooperazione militare franco-ellenica supera i 5,5 miliardi di euro.</p>



<p>La Francia, da parte sua, utilizza il rapporto privilegiato con la Grecia per presentarsi come la principale potenza militare europea con capacità di proiezione nel Mediterraneo. In un’Europa frammentata, priva di una reale politica estera comune e ancora dipendente dall’ombrello americano, <strong>Macron cerca di costruire l’immagine di una Francia capace di agire come garante strategico </strong>dello spazio mediterraneo. Difendere la Grecia significa quindi anche difendere il ruolo internazionale della Francia stessa. Detto negl`apparati ellenici resta il timore se all`atto pratico Parigi è disposta ad entrare in guerra con Ankara</p>



<p>Dietro questa cooperazione si muove inevitabilmente la questione turca. La dottrina della <em>Mavi Vatan</em>, la “Patria Blu” elaborata negli ultimi anni da parte dell’establishment strategico di Ankara, ha ridefinito l’approccio turco al Mediterraneo orientale.<strong> Per Atene questa dottrina rappresenta una minaccia diretta agli equilibri dell’Egeo,</strong> alle zone economiche esclusive greco cipriote e più in generale alla presenza ellenica nel Mediterraneo orientale. In questo contesto, il rafforzamento della presenza francese assume un significato che va oltre la semplice cooperazione bilaterale.</p>



<p>Anche il recente dispiegamento navale francese nell’area cipriota, dopo l’escalation regionale e le tensioni attorno alla base britannica di Akrotiri, è stato interpretato da molti osservatori non solo come un messaggio verso Iran o Hezbollah, ma anche come <strong>una dimostrazione implicita di deterrenza verso Ankara.</strong> La Francia vuole mostrare di poter operare stabilmente nello spazio mediterraneo orientale e di essere pronta a proteggere i propri alleati regionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La &#8220;concorrenza&#8221; di Israele</h2>



<p>In questo scenario <strong>Israele rimane probabilmente il partner militare più efficace e operativo per Grecia e Cipro nel contenimento delle ambizioni turche.</strong> L’asse energetico e strategico tra Gerusalemme, Atene e Nicosia si è consolidato negli ultimi anni soprattutto sul piano dell’intelligence, della sicurezza e della cooperazione navale. Tuttavia è la Francia a offrire qualcosa che Israele non può offrire pienamente sul piano simbolico e diplomatico: <strong>la legittimazione europea. </strong>Parigi riesce infatti a presentare la difesa della Grecia non come una semplice alleanza regionale ma come la protezione di una frontiera europea e mediterranea.</p>



<p>Ma il rapporto tra Francia e Grecia non nasce oggi. Le sue radici affondano nel XIX secolo e nella nascita stessa dello Stato greco moderno. L’Illuminismo francese, la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche contribuirono indirettamente alla diffusione delle idee nazionali e rivoluzionarie nei Balcani e nel Mediterraneo orientale. <strong>Molti intellettuali greci che prepararono la rivoluzione del 1821 furono influenzati dalla cultura politica francese. </strong>Per buona parte del filellenismo europeo dell’epoca la liberazione della Grecia non rappresentava soltanto una guerra nazionale contro l’Impero Ottomano, ma un evento simbolico per l’intera Europa.</p>



<p>La Grecia veniva percepita come la culla della civiltà europea, e la sua rinascita assumeva quasi un carattere messianico. Nella memoria storica ellenica è rimasta forte l’idea che la rivoluzione greca abbia inaugurato simbolicamente la stagione delle liberazioni nazionali europee dell’Ottocento. Non pochi ambienti culturali greci hanno interpretato l’indipendenza ellenica come l’archetipo della liberazione dei popoli storici europei.</p>



<p>Anche nel Novecento <strong>il rapporto con la Francia ha mantenuto una dimensione quasi esistenziale per parte dell’élite greca. </strong>Durante la dittatura dei colonnelli molti oppositori trovarono rifugio a Parigi. Konstantinos Karamanlis stesso visse nella capitale francese durante l’esilio. La Francia divenne uno dei centri politici e culturali dell’opposizione democratica ellenica, rafforzando ulteriormente il legame tra i due Paesi.</p>



<p>Eppure il rapporto tra Francia e mondo ellenico non è privo di profonde ambivalenze. Se da una parte Parigi viene vista come storica alleata dell’ellenismo moderno, dall’altra in alcuni ambienti ortodossi tradizionalisti la Francia rappresenta anche la patria dell’Illuminismo radicale, della secolarizzazione e del laicismo europeo. Qui emerge il tema della <em>Romiosini,</em> cioè la continuità spirituale e culturale del mondo romano orientale e bizantino all’interno dell’identità ellenica.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un rapporto particolare</h2>



<p>Per una parte del pensiero ortodosso conservatore, il modello occidentale nato dopo la Rivoluzione francese avrebbe progressivamente allontanato l’ellenismo moderno dalla sua matrice romano bizantina. Non sono pochi i monaci o gli ambienti tradizionalisti che guardano con diffidenza al laicismo francese, all’anticlericalismo e più recentemente alle trasformazioni culturali dell’Europa contemporanea. In questa lettura polemica l’“Occidente latino” viene spesso accusato di aver accelerato la scristianizzazione europea.</p>



<p>All’interno di questi ambienti esiste talvolta anche una percezione della Russia come possibile custode dei valori tradizionali ortodossi contro la deriva secolarizzata dell’Occidente. Si tratta di una visione minoritaria e controversa nella Grecia contemporanea, ma che continua a esercitare influenza in alcuni settori religiosi e culturali.</p>



<p>È proprio questa tensione irrisolta a rendere il rapporto franco ellenico così particolare. La Francia rappresenta simultaneamente per la Grecia moderna la protezione europea, la modernità politica, il prestigio occidentale e allo stesso tempo l’origine di quella secolarizzazione che una parte del mondo ortodosso considera estranea alla tradizione della Romiosini.</p>



<p>Per questo l’incontro tra Macron e Mitsotakis non può essere interpretato soltanto come un accordo militare o una partnership economica. È il riflesso di un rapporto storico molto più profondo in cui si intrecciano geopolitica, identità europea, memoria bizantina, Mediterraneo e lotta per la leadership regionale. <strong>Difendendo la Grecia, la Francia cerca oggi di presentarsi come il principale garante europeo del Mediterraneo orientale</strong> cercando di avere una voce maggiore anche nei confronti d`isreale. E la Grecia, stringendosi a Parigi, tenta di rafforzare la propria posizione in una delle aree più instabili e strategicamente decisive del continente europeo.</p>



<p>Dietro il protagonismo mediterraneo di Macron pesa però anche il nodo economico. La Francia prevede oltre 430 miliardi di euro di spesa militare tra il 2024 e il 2030, con un aumento di 36 miliardi per le forze armate. Ma secondo “Le Monde” e la Corte dei conti francese, le ambizioni strategiche di Parigi rischiano di scontrarsi con fragilità fiscali sempre più evidenti e con un indebitamento ai livelli più alti degli ultimi quindici anni. Parigi come nella sua storia vuole giocare su molteplici tavoli da protagonista ma la coperta finanziaria e anche industriale rischia di essere corta.</p>
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		<title>Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Mar 2026 19:16:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1024x681.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/akrotiri-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> Eredità discussa del periodo post-coloniale, le basi del Regno Unito sono una proiezione strategica fondamentale nel Mediterraneo orientale. </p>
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<p><em><strong>Da Cipro </strong></em>&#8211; A seguito delle tensioni legate alla base di RAF Akrotiri, <strong>Nikos Christodoulides </strong>e <strong>Keir Starmer </strong>hanno avuto un colloquio telefonico sulla gestione delle basi britanniche. In precedenza, Christodoulides le aveva definite un lascito coloniale (opinione condivisa sostanzialmente dalla maggioranza della popolazione cipriota), sottolineando che <strong>vi risiedono circa 10.000 ciprioti sotto giurisdizione britannica.</strong></p>



<p>Le basi militari britanniche di Akrotiri e Dhekelia, presenti sull’isola di Cipro dal 1960, rappresentano uno dei più duraturi e controversi lasciti del periodo postcoloniale europeo. Formalmente create contestualmente all’indipendenza della Repubblica di Cipro, attraverso gli Accordi di Londra e di Zurigo, queste <em>Sovereign Base Areas </em>(SBAs) rimasero sotto piena sovranità del Regno Unito, nonostante la nascita di uno Stato cipriota indipendente. </p>



<p><strong>Le basi coprono circa 3 % dell’intero territorio dell’isola </strong>e includono l’aeroporto militare di RAF Akrotiri e l’area terrestre di Dhekelia, con le relative installazioni e infrastrutture. Il Trattato di Garanzia del 1960, un accordo trilaterale tra Regno Unito, Grecia e Turchia, stabiliva che queste potenze avrebbero garantito l’indipendenza e l’integrità di Cipro, e al tempo stesso <strong>consentiva al Regno Unito di mantenere piena sovranità sui due enclavi militari.</strong> Questa soluzione tecnica fu il risultato di compromessi e pressioni internazionali, ma segnò l’inizio di un paradosso: Cipro otteneva formalmente l’indipendenza, ma su una parte significativa dei suoi territori lo Stato cipriota non esercitava alcuna sovranità effettiva.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un ponte tra Europa e Medio Oriente</h2>



<p>Negli anni Cinquanta la lotta per l’indipendenza dall’Impero britannico fu segnata da profonde tensioni tra grecociprioti e turcociprioti. La guerriglia dell’ΕΟΚΑ (Organizzazione nazionale dei combattenti ciprioti contro la dominazione britannica), guidata dal colonnello <strong>Georgios Grivas</strong>, mirava all’<em>enosis</em> (unione con la Grecia). Parallelamente, la comunità turcocipriota, temendo la sottomissione a un controllo greco, vedeva nel <em>taksim</em> (frazionamento o unione con la Turchia) l’alternativa più favorevole. Questi contrasti furono determinanti nella formulazione dell’accordo di indipendenza: la presenza di Grivas e le sue campagne di lotta armata costrinsero il governo britannico a negoziare, ma <strong>allo stesso tempo portarono a compromessi che nessuna delle due comunità voleva in pieno. </strong></p>



<p>È significativo che l&#8217;arcivescovo <strong>Makarios III,</strong> figura primaria nel movimento per l’indipendenza e primo presidente della Repubblica cipriota, in seguito abbia dovuto usare proprio le basi britanniche come rifugio in alcuni momenti di crisi interna, per sfuggire ad accuse politiche e complotti. Questo paradosso, il leader della lotta antibritannica protetto da una presenza militare britannica sul suolo di Cipro, rimane emblematico della complessità storica dell’isola</p>



<p>Per il governo britannico e le Forze Armate di Sua Maestà le basi sono sempre state molto più di semplici installazioni secondarie: <strong>sono punti di proiezione strategica nel Mediterraneo orientale, un ponte tra l’Europa e il Medio Oriente. </strong>La posizione di Cipro , vicina all’Egitto, al Canale di Suez e alle rotte verso il Golfo Persico, ha reso le basi utili sia durante la Guerra Fredda, per sorvegliare i movimenti sovietici nella regione, sia <strong>nelle operazioni moderne contro estremisti e nelle missioni di coalizione </strong>guidate dagli Stati Uniti e dal Regno Unito in Iraq, Siria, Libia o Yemen. Per decenni, politici e militari britannici hanno difeso l’importanza di questi siti. Un portavoce del ministero della Difesa ha ricordato nel 2026 che «le nostre basi a Cipro svolgono un ruolo cruciale nel sostenere la sicurezza dei cittadini britannici, dei nostri alleati e delle operazioni nel Mediterraneo e nel Medio Oriente». </p>



<h2 class="wp-block-heading">Un elemento di tensione</h2>



<p>Questa proiezione di potere non è passata inosservata a Ankara: nel corso degli anni la Turchia ha guardato con diffidenza alla presenza militare britannica nell’isola, considerandola spesso parte di una più larga influenza occidentale nel Mediterraneo orientale, soprattutto in un contesto regionale in cui <strong>Ankara rivendica una leadership nelle acque orientali e un ruolo nella difesa dei turcociprioti.</strong> Sebbene la Turchia non abbia espresso formalmente una richiesta di rimozione delle basi britanniche, la percezione di una presenza occidentale a Cipro è stata un elemento di tensione ricorrente nei rapporti bilaterali e nella crisi cipriota più ampia. </p>



<p>La presenza delle basi è stata storicamente fonte di malcontento tra larghi strati della popolazione cipriota. Per molti, esse sono il simbolo di un’indipendenza incompleta — un residuo dell’imperialismo britannico che ancora limita la sovranità del Paese. Il partito di sinistra AKEL è stato tra i più critici, vedendo nella permanenza di Akrotiri e Dhekelia non solo un’anomalia giuridica, ma una possibile causa di coinvolgimento di Cipro nelle guerre regionali e nelle dinamiche delle grandi potenze. <strong>Proteste contro le basi si sono svolte in varie occasioni,</strong> con slogan come “<em>British bases out</em>”, soprattutto dopo incidenti o quando si percepisce che le installazioni possano essere usate in operazioni offensive di altre nazioni. </p>



<p>Anche forze nazionaliste di destra, come ELAM, pur con un linguaggio meno marcato da sentimenti anti-NATO o anti-occidentali, rivendicano la piena sovranità territoriale del proprio Stato. In questo senso, come notano analisti ciprioti, <strong>tutte le principali correnti politiche, dalla sinistra radicale ai nazionalisti, percepiscono le basi come una sottrazione di territorio nazionale,</strong> sebbene con sfumature diverse nel linguaggio e nelle proposte. Interessante notare che anche i media vicini all`opposizione e contrari alle basi britanniche a Cipro non amplificano le teorie del <em>false flag</em> su Akrotiri, forse per non indebolire il dibattito sulla presenza delle basi</p>



<p><strong>Una protesta particolare che ha segnato l’ultimo decennio è legata all’attacco con droni del 2026 contro RAF Akrotiri:</strong> locali e attivisti riportarono un forte risentimento per il fatto di essere stati avvertiti dalle autorità britanniche, e non dal governo cipriota, dell’attacco a una base sul suolo dell’isola. Questo episodio ha alimentato la narrativa secondo la quale Cipro non esercita pieno controllo su questioni che riguardano la propria sicurezza interna. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Il rapporto con la Nato</h2>



<p>Dal punto di vista istituzionale, le SBA non sono parte integrante della NATO come entità territoriale della <strong>Repubblica di Cipro (che non è membro dell’Alleanza atlantica)</strong>. Tuttavia, come territori sotto sovranità britannica, possono comunque essere coinvolte nelle dinamiche della NATO qualora si attivino meccanismi di difesa collettiva che coinvolgono il Regno Unito come Stato membro. Questo si è visto nelle recenti tensioni regionali, dove un funzionario della NATO ha dichiarato che l’Alleanza “difenderebbe ogni centimetro di territorio pertinente, se necessario” a fronte di minacce dirette. </p>



<p>La questione dell’armamento e dei rapporti militari è collegata alle stesse basi: sebbene Cipro abbia progressivamente cercato di rafforzare le proprie capacità, acquisire materiale militare e coordinarsi con partner internazionali, l’esistenza delle SBA ha rappresentato spesso un vincolo nelle discussioni su potenziali accordi con la NATO o con gli Stati Uniti, poiché <strong>la situazione giuridica unica delle basi richiede che qualsiasi operazione sia concordata con Londra. </strong></p>



<p>Le basi britanniche di Akrotiri e Dhekelia sono, nella percezione cipriota, ben più di semplici installazioni militari: esse <strong>rappresentano un emblema tangibile della presenza e dell’influenza occidentale nel Mediterraneo orientale. </strong>Per il Regno Unito, esse costituiscono un nodo strategico fondamentale; per molte voci a Cipro, esse incarnano un’eredità storica di dominazione che continua a minare la piena sovranità dello stato.</p>



<p>Nonostante la cooperazione istituzionale e anni di rapporti relativamente stabili, il dibattito sull’opportunità di rinegoziare o ridiscutere il futuro di queste basi rimane attuale — alimentato da dinamiche regionali, da conflitti mediorientali che coinvolgono alleanze occidentali e dalla persistente volontà di larga parte dei ciprioti di vedere la propria nazione pienamente autonoma.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/cipro-e-le-basi-uk-quel-ponte-militare-tra-europa-e-medio-oriente-che-inquieta-la-turchia.html">Cipro e le basi UK: quel ponte militare tra Europa e Medio Oriente che inquieta la Turchia</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Mediterraneo: Macron costruisce l&#8217;asse Francia-Grecia-Cipro, l&#8217;Italia non sfida la Turchia</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/mediterraneo-macron-costruisce-lasse-francia-grecia-cipro-litalia-non-sfida-la-turchia.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Mar 2026 13:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="cipro" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/macron-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L'iniziativa del presidente francese mira a rafforzare l'asse Francia-Grecia-Cipro, l'Italia non compromette i rapporti con Ankara. </p>
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<p><em><strong>Da Cipro</strong></em> &#8211; La visita del presidente francese <strong>Emmanuel Macron</strong> a Cipro nei primi giorni di marzo 2026 è stata accompagnata da una retorica solenne: «<em>Quando Cipro è attaccata, è l’Europa che è attaccata</em>». La dichiarazione, fatta davanti al presidente cipriota <strong>Nikos Christodoulides </strong>e al primo ministro greco <strong>Kyriakos Mitsotakis </strong>nella base aerea di Paphos, ha trasformato l’isola nel simbolo di una nuova narrativa di difesa europea <strong>dopo che un drone di fabbricazione iraniana ha colpito la base britannica di RAF Akrotiri</strong>, la prima installazione su suolo europeo ad essere colpita dalla guerra in Medio Oriente. </p>



<p>L’accoglienza a Macron è stata in pompa magna. Oltre alle dichiarazioni, Parigi ha già dispiegato nel Mediterraneo orientale una combinazione di sistemi di difesa antiaerei, la portaerei nucleare <em>Charles de Gaulle</em>, la fregata <em>Languedoc</em> e una componente aerea significativa, e ha annunciato il proposito di costituire <strong>una missione navale europea di scorta lungo il Mar Rosso e lo stretto di Hormuz.</strong> trascinando simbolicamente anche altre potenze marittime europee, <em>come la Spagna,</em> che ha annunciato l’invio della fregata <em>Cristóbal Colón</em> in coordinamento con il gruppo navale francese per rafforzare la difesa del Mediterraneo orientale, e <em>l’Italia</em> con la fregata Martinengo<strong>.</strong> </p>



<p>I legami tra Grecia, Cipro e Francia affondano nel tempo: durante la dittatura dei colonnelli molti dissidenti greci e ciprioti, tra cui <strong>Constantinos Karamanlis</strong>, trovarono rifugio a Parigi. La Francia divenne così un punto di supporto politico e culturale, consolidando rapporti che perdurano nella cooperazione militare e strategica odierna. <strong>I rapporti economici e di difesa tra Atene, Nicosia e Parigi si sono consolidati negli ultimi anni con accordi sostanziali.</strong> La Grecia e la Francia hanno siglato nel 2021 un patto bilaterale di cooperazione in materia di difesa, che include la fornitura di fregate FDI (classe Kimon), 24 caccia Rafale e missili antinave Exocet. Queste acquisizioni rientrano in un ampio programma di modernizzazione delle forze armate elleniche, per un valore complessivo di circa 25 miliardi di euro nei prossimi anni.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cipro come avamposto dell&#8217;Europa</h2>



<p>La Francia e Cipro (Repubblica di Cipro) hanno invece firmato il 15 dicembre 2025 <strong>un accordo di partenariato strategico,</strong> che estende la cooperazione a difesa, economia e sicurezza. L’intesa prevede esercitazioni congiunte frequenti e un rafforzato sostegno operativo francese nel Mediterraneo orientale, consolidando la presenza di Parigi nella regione.</p>



<p>Sul piano greco, Atene ha inviato quattro F16 di propria dotazione alla base di Paphos e le fregate <em>Kimon</em> e <em>Psara</em> per rafforzare il dispositivo di difesa attorno a Cipro. L’intensificazione delle forze nel settore si inscrive in <strong>una relazione strategica di lunga data tra Grecia e Cipro</strong>, radicata non solo nell’ellenismo condiviso ma anche in cooperazioni militari strutturate nel tempo. </p>



<p>Da un lato, la narrazione ufficiale di Parigi e Atene pone l’accento sulla difesa dell’isola nel quadro di un’Europa che deve mostrare coesione di fronte a nuove minacce transfrontaliere. Dall’altro, la gestione politica del fenomeno mette in luce dinamiche ben più complesse. Cipro, pur essendo membro dell’Unione europea, resta un’isola spaccata: <strong>la Repubblica di Cipro controlla la parte meridionale, mentre nel nord opera la Repubblica Turca di Cipro Nord,</strong> riconosciuta unicamente da Ankara. In risposta alle tensioni regionali, <strong>fonti turche hanno affermato la possibile dislocazione di sei F16 nel Nord dell’isola</strong> per rafforzare le difese turcocipriote, misura che rischia di inquadrare la crisi nella più ampia contesa tra Turchia e alleati ellenici e occidentali. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Presenza straniera ed esigenze di difesa</h2>



<p>La distanza tra retorica e realtà è evidente: mentre Parigi parla di <em>Europa unita nella difesa</em>, la presenza di mezzi militari sul terreno non è neutra né priva di effetti geopolitici. <strong>La militarizzazione dell’area di Cipro diventa un elemento di proiezione strategica europeo (e francese in particolare) </strong>in uno spazio storicamente conteso con Ankara. In questo senso, la retorica di salvaguardare l’isola da minacce asimmetriche si presta a posizionare forze e a delineare aree di influenza nel confronto con la Turchia.</p>



<p>A fronte delle esibizioni militari, la reazione interna a Cipro è tutt’altro che unanime. In queste settimane AKEL – Partito Progressista dei Lavoratori, principale partito di opposizione &#8211; insieme ad altri gruppi di sinistra ha tenuto proteste contro l’espansione delle basi militari non britanniche e l’allineamento filo-ccidentale del governo. <strong>Queste forze critiche contestano la decisione di potenziare la presenza straniera nell’isola </strong>e il fatto che informazioni cruciali sugli attacchi , in particolare il primo episodio su RAF Akrotiri, siano state recepite tramite fonti e comunicazioni britanniche piuttosto che annunciate ufficialmente da Nicosia, alimentando sospetti di scarsa trasparenza e di subordinazione agli apparati dei partner. </p>



<p>Il filo narrativo critico solleva anche dubbi sulla natura reale della minaccia: alcuni osservatori e analisti militari sostengono che l’episodio dei droni sia stato amplificato oltre le proporzioni o <strong>usato strumentalmente per giustificare l’espansione militare europea sull’isola</strong>, anche se non vi sono prove definitive di una manipolazione deliberata dei fatti.</p>



<p>Una voce di rilievo nelle analisi militari cipriote è <strong>Xristos Yakovou</strong>, figura influente nel rapporto tra gli apparati di difesa di Nicosia e i partner esterni. Yakovou ha sottolineato come la crisi attuale, pur derivando da dinamiche regionali esterne, offra una &#8220;opportunità strategica per riformulare il ruolo di Cipro all’interno della difesa europea<em>&#8220;</em>, ma ha anche avvertito che <em>“</em>l’isola non può essere ridotta a una pedina senza considerare gli equilibri storici e le sensibilità locali<em>”</em>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La posizione dell&#8217;Italia</h2>



<p>In questo quadro ad alta tensione, <strong>l’Italia ha adottato una postura intermedia</strong>. Roma ha inviato la fregata <em>Federico Martinengo</em> nella zona orientale del Mediterraneo a supporto della missione europea di difesa rafforzata attorno a Cipro, ma <strong>ha evitato dichiarazioni e azioni che possano essere interpretate come una sfida diretta ad Ankara.</strong> Il profilo più prudente di Roma riflette vincoli geopolitici concreti: da un lato, la relazione commerciale e strategica con la Turchia — che comprende legami economici significativi e interlocuzioni sulla Libia — impedisce un coinvolgimento troppo marcato; dall’altro, <strong>l’Italia sta valutando la vendita di fregate militari alla Grecia</strong>, operazione non ancora definita ma considerata come possibile bilanciamento alla crescente proiezione francese e all’emergere di una coalizione navale più vistosa nel Mediterraneo orientale.</p>



<p>La Russia resta formalmente defilata quando Cipro entra in fibrillazione, ma <strong>può influenzare la scena tramite la piccola minoranza russofona (circa il 3,6% della popolazione)</strong> e i legami economici, sfruttando la retorica di protezione dei paesi ortodossi.</p>



<p>La crisi di Cipro ha assunto così un significato simbolico e concreto: non è più soltanto un episodio di sicurezza locale legato a un attacco di droni isolato, ma <strong>un punto di incrocio tra strategie nazionali e di alleanza.</strong> Parigi ha colto l’occasione per porsi come protagonista della difesa europea attiva; Atene ha riaffermato il suo radicamento storico nel “mondo ellenico”; Nicosia ha tentato di trasformare un momento di vulnerabilità in un ruolo di partner europeo centrale, mentre il dissenso interno evidenzia che la militarizzazione dell’isola non è un consenso unanime. In un Mediterraneo orientale sempre più teatro di competizione tra attori regionali e globali, Cipro non è solo frontiera: <strong>è pedina e testimone di una ridefinizione della politica di sicurezza europea.</strong></p>
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