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	<title>Davide Malacaria - Piccolenote.it Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 24 Aug 2026 16:50:26 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Davide Malacaria - Piccolenote.it Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Dazi contro l&#8217;Iran: gli Usa, frustrati per la sconfitta, rilanciano</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/dazi-contro-liran-gli-usa-frustrati-per-la-sconfitta-rilanciano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2026 16:41:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1600" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-1536x1023.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Oggi il varo ufficiale dei dazi alzo zero contro Teheran che colpirà, nelle intenzioni, anche quanti continueranno a effettuare scambi commerciali con la nazione di cui l’America, con questa iniziativa, vorrebbe incenerire l’economia. L’amministrazione Trump ha chiarito perfettamente che non si tratta dell’ennesima guerra commerciale, ma di natura militare, avendo specificato che quanti non si &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/dazi-contro-liran-gli-usa-frustrati-per-la-sconfitta-rilanciano.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1600" height="1066" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2.jpeg 1600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-300x200.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-1024x682.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-768x512.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-1536x1023.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/WhatsApp-Image-2026-08-24-at-11.27.28-2-600x400.jpeg 600w" sizes="(max-width: 1600px) 100vw, 1600px" /></p>
<p>Oggi il varo ufficiale dei dazi alzo zero contro Teheran che colpirà, nelle intenzioni, anche quanti continueranno a effettuare scambi commerciali con la nazione di cui l’America, con questa iniziativa, vorrebbe incenerire l’economia.</p>



<p>L’amministrazione Trump ha chiarito perfettamente che non si tratta dell’ennesima guerra commerciale, ma di natura militare, avendo specificato che quanti non si atterranno a quanto disposto saranno trattati da nemici. In pratica ha dichiarato guerra al mondo…</p>



<p>La Cina, partner privilegiato dell’Iran, si è opposta in maniera ferma a tale follia ed è da capire come gli States si muoveranno sul punto. Il petrolio di Teheran, come anche quello dalla sanzionata Russia, viene acquistato da compagnie di comodo dette “teiere”, che non hanno alcun nocumento dalle sanzioni.</p>



<p>Il rischio di un ulteriore inasprimento dei rapporti tra Cina e Usa c’è, anche se mitigato dalla volontà/necessità di Trump di evitare che salti il cruciale incontro con Xi Jinping, previsto a Washington verso la fine di settembre.</p>



<p>Per quanto riguarda Pechino, si sta muovendo molto attivamente nel movimentato ambito mediorientale. Oggi finisce la&nbsp;<a href="https://www.globaltimes.cn/page/202608/1368721.shtml" rel="noreferrer noopener" target="_blank">visita di una settimana di re Abdullah di Giordania</a>&nbsp;nel Regno di mezzo, visita tanto prolungata da potersi definire storica nonostante non sia la prima (è la nona).</p>



<p>E in questi giorni si stanno tenendo le&nbsp;<a href="https://english.aawsat.com/arab-world/5310394-%E2%80%98eagles-civilization%E2%80%99-gives-momentum-egypt-china-military-ties" rel="noreferrer noopener" target="_blank">esercitazioni congiunte dell’aviazione cinese ed egiziana</a>&nbsp;che segnalano un ulteriore passo avanti della cooperazione militare tra i due Paesi.</p>



<p>Dal canto suo, l’Egitto è corteggiato dal Patto della Mecca – l’alleanza tra Pakistan, Arabia Saudita e Turchia – ma non ha ancora deciso di fare il passo, anche se ha incrementato il&nbsp;<a href="https://www.facebook.com/anadoluagencyenglish/posts/-turkish-foreign-minister-hakan-fidan-holds-separate-calls-with-egyptian-foreign/1396897429295936/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">coordinamento</a>&nbsp;con i Paesi che vi aderiscono.</p>



<p>A tale Patto potrebbe aderire anche l’Iran, o almeno questo ha dichiarato il capo dell’Agenzia stampa del Parlamento iraniano Mehdi Rahimi, spiegando che il suo Paese sarebbe stato invitato a farlo, accreditando così certa concretezza a una dichiarazione in tal senso fatta dalle autorità pakistane poco dopo la firma del Patto.</p>



<p>Difficile che avvenga, ma già parlare di tale possibilità è un’enormità, tanto che le dichiarazioni di Rahimi hanno suscitato l’irritazione, per usare un eufemismo, di Israele e Stati Uniti (al&nbsp;<a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/iran-invite-to-join-regional-defense-pact-raises-alarm-in--i" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Mayadeen</a>).</p>



<p>Non sappiamo se tale ipotesi sia lo scopo della visita odierna in Iran del feldmaresciallo Sayed Asim Munir, Capo di Stato Maggiore del Pakistan e uomo chiave dei colloqui indiretti Iran-Usa, resta che il suo viaggio ha una certa rilevanza, incrementata dal fatto che poco prima che partisse ha avuto una&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/pakistans-munir-spoke-trump-ahead-tehran-visit-sources-say-2026-08-24/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">conversazione telefonica con Trump</a>.</p>



<p>Poco o nulla si sa di tale dialogo, che potrebbe aver avuto come contenuto solo lo stop di Trump all’adesione dell’Iran al Patto della Mecca, come anche altro e più distensivo (magari una proposta da riferire in via riservata). Solo il tempo lo dirà.</p>



<p>Munir arriva a Teheran un giorno prima del ministro degli Esteri dell’Oman ​Sayyid Badr Al Busaidi. Riprende così il filo del dialogo tra i due Paesi sul destino del traffico navale di Hormuz, negoziato interrotto dalle intemerate del presidente americano, il quale ha minacciato di bombardare il sultanato nel caso scantoni dai desiderata israelo-americani riguardo lo Stretto.</p>



<p>Quanto abbiamo riferito, al di là degli esiti, segnala che lo stallo del conflitto Iran – Stati Uniti non sta producendo, almeno per ora, quanto sperato dagli strateghi di Washington, i quali immaginavano che il blocco di Hormuz da parte della U.S. Navy e lo stallo dei negoziati isolasse Teheran fino al punto di decretarne il collasso, cosa peraltro ribadita a gran voce al momento di emanare le nuove e più dure sanzioni.</p>



<p>Invece, l’attivismo mediorientale, di cui l’Iran resta il convitato di pietra, segnala una perdita di influenza degli States, che le minacce roboanti che hanno accompagnato le sanzioni non fanno che confermare: lo sfoggio muscolare parossistico evidenzia, infatti, frustrazione e paura. Frustrazione per la guerra persa e la mancanza di opzioni per vincere e la paura che tale sconfitta decreti un “liberi tutti” tra i propri alleati.</p>



<p>La perdita di influenza si nota anche da quanto accade in Iraq, che Washington presumeva di aver aggiogato in via provvisoriamente definitiva intronizzando come nuovo Primo ministro Ali al-Zaidi, eletto grazie al&nbsp;<a href="https://time.com/7358384/trump-al-maliki-iraq-iran-oil/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">durissimo fuoco di sbarramento Usa</a>&nbsp;contro i candidati filo-iraniani.</p>



<p>Tale subordinazione è stata messa in dubbio più volte negli ultimi tempi, ad esempio quando l’Iraq ha protestato contro l’attacco Usa-saudita contro le milizie irachene accusate di aver attaccato una raffineria di Riad, accusa peraltro contestata dalle autorità di Baghdad.</p>



<p>La divergenza ieri è diventata ancora più acuta, dal momento che Baghdad ha comunicato che la scadenza per il disarmo delle milizie attive sul proprio territorio, fissata per il 30 settembre, è stata&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/iraq-delays-deadline-for-iran-backed-shiite-militias-to-hand-over-weapons/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">posticipata</a>, senza peraltro indicare una nuova data.</p>



<p>Gli Stati Uniti, su pressione di Israele, avevano puntato su tale disarmo per ridurre al lumicino l’influenza iraniana nel Paese confinante, analogamente a quanto accade per Hamas a Gaza ed Hezbollah in Libano, chiamate a disarmarsi a maggior gloria della Grande Israele.</p>



<p>La decisione di Baghdad vanifica, per ora, tale speranza. E se gli Stati Uniti rispetteranno la scadenza per il ritiro delle proprie forze dall’Iraq, fissata anche questa per il 30 settembre, saranno essi a registrare un decremento netto della propria influenza. Uno sviluppo agognato dagli iracheni fin dal lontano 2003, quando gli States invasero il Paese dando inizio a una lunga e sanguinosa occupazione.</p>



<p>Ps. I dazi contro l’Iran avranno come conseguenza un ulteriore aumento del costo dell’energia. Conseguenza ovvia, che sfugge agli strateghi Usa, con lo stolido ministro del Tesoro Scott Bessent che si è detto “<a href="https://www.youtube.com/watch?v=jZ1aF0Ikrf4" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sbalordito</a>” del rincaro…</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/dazi-contro-liran-gli-usa-frustrati-per-la-sconfitta-rilanciano.html">Dazi contro l&#8217;Iran: gli Usa, frustrati per la sconfitta, rilanciano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Fulvio Scaglione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Aug 2026 13:54:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Turchia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/turchia-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’attacco israeliano di alcuni giorni fa all’aeroporto militare di Abu al-Duhur, in Siria, inasprisce lo scontro tra Tel Aviv e Ankara che si protrae da tempo a motivo dal sostegno verbale di quest’ultima ad Hamas (e in genere alla causa palestinese) anche perché nata nell’alveo della Fratellanza musulmana, di cui il presidente <strong>Recep Erdogan </strong>si ritiene nume tutelare. Non è la prima volta che l’IDF fa incursioni nello Stato confinante dopo la caduta di Assad, che anzi si sono intensificate negli ultimi tempi soprattutto nelle regioni meridionali, occupate da Israele, e nelle zone circostanti. Ma stavolta era diverso, <strong>dal momento che il target delle bombe non era Damasco, ma Ankara.</strong></p>



<p>Infatti, secondo la ricostruzione israeliana, <strong>la base era stata appena visitata da una delegazione dell’esercito turco </strong>in vista di una sua ristrutturazione che permettesse di stanziare in loco le proprie forze armate. Uno sviluppo che Tel Aviv ritiene inaccettabile perché minaccerebbe la propria sicurezza, da cui l’aggressione preventiva per far capire ad Ankara che i suoi niet non sono solo verbali. Così, infatti, nella <a href="https://www.ndtv.com/world-news/benjamin-netanyahu-says-israel-sent-clear-message-to-turkey-after-syria-attack-11933108" target="_blank" rel="noreferrer noopener">rivendicazione</a> pubblica di Netanyahu: Israele aveva inviato un messaggio “in termini generali” contro la presenza militare turca nell’aeroporto vicino ad Aleppo. “A quanto pare l’hanno ignorato, così ci siamo assicurati che lo capissero più chiaramente”. <strong>La Turchia ha negato che la visita della delegazione turca fosse parte di un progetto per stanziare le proprie forze armate in Siria,</strong> che anzi tale prospettiva non sarebbe neanche all’orizzonte.</p>



<p>Ma a tema non è tanto la veridicità o meno della ricostruzione israeliana, quanto il reale scopo dell’attacco, cioè il messaggio indirizzato a Erdogan, entrato ancor più nel mirino di Netanyahu da quando ha avuto un ruolo chiave nel far <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">fallire l’attacco</a> israelo-americano all’Iran del 28 febbraio, vanificando la pressione volta a ingaggiare i curdi nella jihad anti-Teheran (lo ha <a href="https://www.al-monitor.com/originals/2026/07/irans-araghchi-reveals-turkeys-role-thwarting-kurdish-offensive" target="_blank" rel="noreferrer noopener">riferito</a>, tra gli altri, anche il ministro degli Esteri iraniano <strong>Abbas Araghchi</strong>).</p>



<p>Il sultano turco negli ultimi tempi si sta muovendo con certa sagacia riuscendo a mettere a segno successi politici significativi. In particolare, un vero e proprio capolavoro politico: lui che era stato il peggior nemico dei curdi, con i quali per anni ha ingaggiato uno scontro sanguinoso, <strong>è riuscito nell’impossibile riuscendo a rappacificarsi con essi. </strong>Un processo lungo e tormentato che ha visto protagonista il leader del PKK (partito dei lavoratori del Kurdistan) <strong>Abdullah Ocalan</strong>, da decenni ristretto nelle carceri turche, che a febbraio del 2025 aveva lanciato un appello al suo movimento perché disarmasse.</p>



<p>Non era la prima volta che Ocalan tentava questa mossa, evidentemente concordata con le autorità di Ankara in un’ottica di riconciliazione, dal momento che si era prodotto in un analogo appello già <a href="https://www.piccolenote.it/postille/turchia-ocalan-disarma-i-curdi">nel lontano 2013</a> con scarso successo. Troppo presto e troppe ancora le divergenze tra le autorità turche e i curdi. Stavolta, però, era diverso. Tanta acqua era passata sotto i ponti, ma erano soprattutto le circostanze a essere radicalmente mutate. Erdogan aveva un disperato bisogno di questa riconciliazione per puntellare la sua più fragile posizione politica, mentre per i curdi si aprivano prospettive reali di far valere le proprie istanze, a lungo ignorate. Inoltre, <strong>mutato era il quadro mediorientale </strong>a causa dell’imperversare di Israele, del genocidio di Gaza, della stralunata politica estera americana. Da qui la svolta reale: dopo altri appelli di Ocalan e ulteriori trattative più o meno segrete tra le parti, il 10 agosto il Parlamento curdo, su sollecitazione di Erdogan, ha approvato una legge che decreta<a href="https://www.reuters.com/world/middle-east/turkish-parliament-passes-landmark-law-advance-pkk-peace-process-2026-08-10/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’amnistia generale</a> per i militanti del PKK (in realtà, non è una vera e propria amnistia, ma è per intendersi).</p>



<p>Quando, <a href="https://www.piccolenote.it/mondo/convergenza-usa-russia-stop-massacri-siria">nel marzo del 2025</a>, scrivevamo di questo processo di pace, lo collegavamo a quanto stava accadendo in Siria, dove il governo di Damasco aveva intrapreso un negoziato con le fazioni curde sostenute dagli Stati Uniti perché si integrassero nel corpus statale, mettendo armi e miliziani al servizio dell’esercito e ponendo fine all’indipendenza <em>de facto </em>delle regioni da essi amministrate. Un processo lento quest’ultimo che si è concluso<a href="https://thecradle.co/articles/sdf-leader-declares-integration-with-damascus-complete" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ufficialmente</a> in questi giorni e che è stato evidentemente una conseguenza diretta del voto del parlamento turco.</p>



<p>La tempistica dell’attacco dell’IDF, avvenuto in costanza di questa svolta, segnala <strong>il nervosismo di Tel Aviv per un processo che vanifica, o quantomeno rende meno probabile, il sogno di fare della Siria uno Stato fallito</strong>, abitato da una destabilizzazione permanente e facile preda del proprio espansionismo. Tale sviluppo, peraltro, lega in maniera temporaneamente irrevocabile Damasco alla Turchia, rafforzando ulteriormente Erdogan e il suo progetto neo-ottomano e minando la prospettiva israeliana di ergersi a dominus incontrastato del Medio Oriente.</p>



<p>Uno sviluppo, peraltro, che rafforza indirettamente anche la cosiddetta Nato sunnita, la recente alleanza siglata da Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, che impensierisce non poco Tel Aviv perché alternativa agli Accordi di Abramo. Non sappiamo se la visita della delegazione turca in Siria servisse anche a sollecitare l’ingresso di Damasco in tale alleanza, ma la prospettiva è a tema, dal momento che il ministro degli Esteri siriano <strong>Asaad Hassan Al-Shaibani,</strong> in un intervento in cui ha definito Ankara un partner chiave per la ricostruzione del suo Paese, ha dichiarato che Damasco non ha ancora deciso se aderire o meno all’alleanza.</p>



<p>In risposta indiretta all’attacco in Siria, la Turchia ha emesso un nuovo mandato di arresto contro Netanyahu per genocidio e per il sequestro dell’equipaggio della flottilla diretta a Gaza. Nel mandato, anche tal Afek Moskovitch,<a href="https://www.timesofisrael.com/turkey-issues-fresh-genocide-arrest-warrant-for-netanyahu-amid-growing-syria-tensions/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ignoto anche ai media israeliani</a>. Probabile che si tratti di un messaggio in codice diretto a Netanyahu (io so cose…). La Turchia si rafforza, Israele si innervosisce. Altra carne al fuoco nel malmostoso Medio Oriente, che ieri, tra le altre e più drammatiche vicende, ha visto<a href="https://www.uawire.org/drone-attack-on-turkish-cargo-vessel-in-black-sea-forces-crew-to-abandon-ship" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> l’attacco di un drone a un mercantile turco</a> che navigava nel Mar Nero verso Novorossiysk: nessuna vittima, ma l’equipaggio ha dovuto abbandonare la nave al suo destino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/sinfiamma-lo-scontro-tra-turchia-e-israele.html">S&#8217;infiamma lo scontro tra Turchia e Israele</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Aumenta la pressione sull&#8217;Iran, economica e non</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/aumenta-la-pressione-sulliran-economica-e-non.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2026 12:58:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il presidente Usa Donald Trump inasprisce le sanzioni contro l'Iran nonostante i rischi per la crisi energetica globale</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="944" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-300x148.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1024x503.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-768x378.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-1536x755.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260820145747553_9f509d2c0231d5e8b4af196b9665e908-e1787230704773-600x295.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>Trump intensifica la stretta sull’Iran</strong>. Siamo alle solite sanzioni infernali che riecheggiano quelle varate contro la Russia, le quali hanno avuto come esito di favorire lo sviluppo della produzione interna. Certo, l’Iran è altra cosa e potrebbe non reggere, anche per le minacce rivolte a chiunque oserà commerciare con Teheran, ma tale esito, che l’America dà per scontato, non è affatto così scontato.</p>



<p>Ciò che è scontato è che il perdurare della chiusura dello <strong>Stretto di Hormuz</strong> aggraverà la crisi energetica globale, con tutte le tragiche conseguenze del caso. Tale la pazzia dell’Impero e soprattutto dei suoi dominus AIPAC-Israele, disposti a sacrificare il mondo intero agli interessi di Tel Aviv. D’altronde, il genocidio dei palestinesi dimostra l’importanza che accreditano alle vite altrui.</p>



<p>La decisione dell’amministrazione Trump discende anche dall’impossibilità dell’Impero di accettare la sconfitta, ripetendo errori del passato che l’hanno portato a proseguire ad libitum guerre perse, ponendovi fine con ritirate drammatiche solo quando ormai erano diventate del tutto insostenibili.</p>



<p>Sull’incremento della pressione economica contro l’Iran scrive Alastair Crooke sul sito del<a href="https://ronpaulinstitute.org/netanyahus-reprise-of-the-iraq-wmd-deceit-re-launched-to-promote-war-on-iran/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;Ron Paul Institute</a>: «Secondo alcune fonti» il Segretario del Tesoro Scott «Bessent avrebbe ripetutamente rassicurato Trump sul fatto che la carenza di petrolio causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz “è temporanea e gestibile” (cosa non vera), sostenendo inoltre che l’inflazione legata al settore energetico si attenuerà una volta che le tensioni globali si saranno allentate. Ci ha scommesso tutto. E Trump sembra credere nella manipolazione dei prezzi del petrolio e dei futures».</p>



<p>«Tuttavia, le cifre che circolano a Washington riguardo alle navi che sono riuscite a passare attraverso il corridoio dell’Oman sono fittizie. <strong>Brett Erickson</strong>, di <em>Obsidian Risk Advisors</em>, <a href="https://x.com/BrettErickson28/status/2087254213109973206" target="_blank" rel="noreferrer noopener">scrive</a>: “Diversi colleghi di cui mi fido ciecamente mi hanno detto che non esiste nessuna prova a sostegno dell’affermazione che 8 milioni di barili al giorno transitino attraverso la rotta omanita, né c’è nessuna prova che 9.000 barili escano dallo Stretto di Hormuz ogni giorno. Zero. Non ‘forse’, neanche ‘è possibile’. Nessuna prova. E, cosa ancora più grave, esistono prove che dimostrano il contrario».</p>



<p>«Alla domanda “Il loro piano è quello di rimanere nell’ombra finché tutto non crolla? E poi?”, Erickson risponde: “Da quanto ho capito, credono davvero che alcune di queste informazioni siano corrette. Sono stupidi, non necessariamente in malafede… il che è peggio”».</p>



<p>«La strategia di Trump, <strong>basata sulla pressione economica come chiave per la capitolazione iraniana non è credibile</strong>. Anche se un blocco più rigido riuscisse a peggiorare ulteriormente la situazione del popolo iraniano, è improbabile che le sue sofferenze possano portare a un risultato finale positivo, come ad esempio un cambio di regime in stile Delcy Rodrigues».</p>



<p>«L’Iran sta conducendo una guerra esistenziale contro Stati Uniti e Israele e se la leadership iraniana dovesse mai trovarsi costretta a scegliere tra la capitolazione e l’escalation, opterebbe quasi certamente per quest’ultima. Di fatto, la decisione di intensificare il confronto militare – per fare pressione su Trump – sembra essere già stata presa, come dimostrano le&nbsp;<a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/rezaei--iran-won-t-reopen-strait-of-hormuz-until-us-changes" rel="noreferrer noopener" target="_blank">recenti dichiarazioni di Mosen Rezaei</a>, recentemente nominato Segretario del Comitato Supremo per la Sicurezza Nazionale. L’Iran continuerà con azioni militari proattive, anche se Trump dovesse scegliere di non ricorrere all’azione militare».</p>



<p>Va aggiunto che l’annuncio di Trump <strong>è stato preceduto dalla drastica rottura tra Emirati Arabi e Iran</strong>, con Abu Dhabi che ha chiuso tutti i contatti commerciali con Teheran, una misura che pone ulteriori criticità all’economia iraniana dal momento che «Dubai è diventata silenziosamente il partner commerciale più importante dell’Iran, superando sia la Cina che la Turchia e fornendo circa un terzo di tutte le importazioni iraniane annuali», come ha dichiarato ad <a href="https://www.aljazeera.com/news/2026/8/19/uae-imposes-indefinite-trade-embargo-on-iran-over-alleged-missile-attacks" target="_blank" rel="noreferrer noopener">al Jazeera</a> Mark Kimmitt, ex vicesegretario di Stato degli Usa.</p>



<p>Una decisione presa dopo una telefonata tra Trump e il presidente degli Emirati Mohammed bin Zayed, che ha preceduto l’attacco missilistico contro il suo Paese, attribuito all’Iran, che ha innescato la svolta diplomatica. Un attacco sotto falsa bandiera, ha dichiarato l’Iran, negandone la paternità.</p>



<p>In effetti, non <strong>si comprende perché l’Iran avrebbe dovuto attaccare Abu Dhabi</strong>, un attacco, peraltro, non solo sciocco e controproducente, ma anche del tutto fuori registro, con i due missili lanciati caduti in mare, ben lontano di qualsiasi possibile target. E dire che, durante la guerra, Teheran ha dimostrato ampiamente la precisione delle sue capacità balistiche, oltre ad aver sempre rivendicato la paternità dei suoi attacchi e dettagliato i target.</p>



<p>L’attacco contro gli Emirati fa il paio con quello del giorno precedente, sempre attribuito all’Iran, contro l’ufficio del presidente del Kurdistan iracheno, <strong>Masrour Barzani</strong>, e la residenza di un dirigente dell’agenzia di sicurezza. Anche in questo caso Teheran ha parlato di un attacco sotto falsa bandiera e anche in questo caso l’Iran non aveva alcun motivo per attaccare, anzi.</p>



<p>La mattina che ha preceduto l’attacco, <a href="https://www.axios.com/2026/08/16/iran-backchannel-trump-gabbard-barzani-war" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Axios</a> rivelava che, durante il conflitto, l’allora capo dei <strong>Guardiani della rivoluzione</strong>, il generale Ahmad Vahidi, sarebbe stato contattato dal presidente del Kurdistan iracheno, Nechirvan Barzani, per conto degli Stati Uniti per verificare se i politici con cui stavano trattando avevano l’autorità per negoziare e se il Corpo da lui comandato avesse altre richieste oltre alle loro. La risposta di Vahidi sarebbe stata che i Guardiani della rivoluzione sostenevano i negoziatori.</p>



<p>Lo scoop è stato smentito da Vahidi, ma non è stata smentita l’esistenza di un rapporto privilegiato tra questi e Barzani… peraltro, lo stesso <a href="https://www.aa.com.tr/en/middle-east/iraqi-kurdish-leader-says-kurdistan-regional-government-will-not-be-part-of-regional-conflicts/3850702" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Barzani</a>, come anche l’altro, il cugino <a href="https://www.facebook.com/watch/?v=1935777527029655" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Masrour</a>, il premier bombardato, nel corso dell’aggressione israelo-americana all’Iran avevano frenato in tutti i modi e pubblicamente le spinte per ingaggiare i curdi nella crociata anti-Teheran, nonostante il loro territorio fosse bersagliato di attacchi attribuiti a Teheran. Perché colpire un alleato? Insomma, l’ipotesi di un attacco sotto falsa bandiera non appare affatto aleatoria. <strong>E pone ulteriori dubbi anche su quello successivo contro gli Emirati.</strong></p>
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		<title>Bombe sull&#8217;Oman e l&#8217;atomica sull&#8217;Iran?</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/bombe-sulloman-e-latomica-sulliran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2026 16:08:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1230" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-300x192.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1024x656.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-768x492.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-1536x984.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260818180752247_cb2526af6542dcb7089314684668d322-600x384.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Gli Stati Uniti valutano un possibile uso di armi nucleari tattiche contro l'Iran nel quadro di una nuova dottrina nucleare</p>
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<p>L’America sta considerando di usare l’atomica contro Teheran. A lanciare l’allarme è stata<a href="https://www.middleeasteye.net/news/us-considering-nuclear-weapons-against-iran-war-falters-says-marjorie-taylor-greene" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;l’ex deputata&nbsp;Marjorie Taylor Greene</a>&nbsp;che ha sottolineato: “Non sto facendo supposizioni, lo so”. Evidentemente qualche esponente dell’amministrazione Usa inquieto per questa deriva deve averla informata. D’altronde il recente mutamento della dottrina nucleare statunitense qualche allarme l’aveva suscitato.</p>



<p>Ne aveva parlato la NBC spiegando che <strong>Elbridge Colby</strong>, numero due del Pentagono, stava mettendo a punto, e ne aveva parlato in un forum riservato, una nuova strategia che prevede l’uso di armi nucleari tattiche anche in conflitti regionali. “Ciò di cui ho più paura” rispetto a un “attacco di massa” contro gli Stati Uniti “è una guerra regionale […] una guerra convenzionale che potrebbe prevedere l’impiego locale, Dio non voglia, di armi [nucleari] che potrebbe poi degenerare”.</p>



<p>La revisione mira a offrire al presidente degli Stati Uniti opzioni diverse da un attacco nucleare alzo zero, previsto nel caso di un attacco nucleare, in atto o potenziale, contro gli Stati Uniti, che comporterebbe la fine dell’umanità.</p>



<p>Tale cambiamento, come hanno osservato giustamente tanti analisti, rende più facile l’utilizzo dell’atomica e, anche se Colby ha limitato le possibilità di un tale ingaggio solo in un eventuale confronto con <strong>Russia e Cina</strong>, è alquanto ovvio che si tratta di un limite aleatorio. Una volta che il genio è uscito dalla lampada, tutto può accadere.</p>



<p>Si immagini che il conflitto con l’Iran riprenda e si allarghi e che le forze iraniane riescano a mettere a segno un colpo devastante come l’affondamento di una nave statunitense, cosa niente affatto impossibile. Le immagini di un simile rovescio potrebbero risultare insostenibili sia per l’opinione pubblica americana che per la sua stralunata leadership, che avrebbe a disposizione un’opzione in più, o meglio un tipo di rappresaglia più possibile di prima… l’attuale dialogo sull’uso dell’atomica contro Teheran diventerebbe di colpo più serrato e stringente.</p>



<p>Al di là di questa follia, peraltro niente affatto sorprendente, resta che la conflittualità iraniana ieri ha avuto un’impennata, con Trump che minacciato nuovamente di bombardare “senza pietà” l’Oman, reo di aver scantonato dai <strong>diktat americani sullo Stretto di Hormuz.</strong></p>



<p>Muscat, infatti, ha trattato con Teheran un nuovo regime di transito attraverso lo Stretto. Tale accordo potrebbe rappresentare la leva per rompere l’attuale stallo, inserendo l’intesa nel Memorandum di Islamabad e così riaprire il vitale corridoio marittimo: le dichiarazioni di Trump, almeno al momento, hanno affondato tale possibilità.</p>



<p>È ovvio, infatti, che il presidente americano è a conoscenza dei termini delle trattative e li ha rifiutati a suo modo, cioè minacciando di bombardare uno Stato che peraltro gli Stati Uniti classificano come alleato…</p>



<p>L’intesa Teheran-Muscat avrebbe il merito di chiarire la controversia più acuta del Memorandum di Islamabad, sulla quale i duellanti sono attualmente incagliati. Infatti, il punto riguardante il transito attraverso lo Stretto non era stato definito in modo specifico, così da dare agio agli Stati Uniti di interpretarlo a modo loro, cioè negando che fosse stato concesso all’Iran di poter imporre un qualsiasi tipo di tariffe.</p>



<p>Se scriviamo che si tratta di un’interpretazione di parte, e deliberatamente distorta, è perché, pur senza specifiche, era ovvio che al momento della firma del <strong>Memorandum gli States</strong> avevano accettato la richiesta iraniana.</p>



<p>Una conclusione che si trae facilmente da quanto riporta il&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2026/08/17/60-days-after-signing-iran-deal-trump-stuck-quagmire-peace-talks-stall/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>, media imperiale faro dei repubblicani: l’amministrazione Trump, scrive il giornale, ha disatteso vari punti del Mermorandum, tra questi quello che prevedeva “un ‘dialogo’ tra Iran e Oman sulla gestione dello Stretto di Hormuz”. Il sottinteso di questo dialogo è ovvio…</p>



<p>Tra l’altro, le richieste iraniane non sono così astruse come si vuole far credere, anzi. Il Financial Times ha riferito di un comunicato della banca JPMorgan che ha definito “<a href="https://www.bankingnews.gr/en/index.php?id=893935&amp;analyseis-ektheseis/articles/893935/jpmorgan-bombshell-iran-oman-control-over-hormuz-is-legal-will-become-the-global-model-for-all-energy-chokepoints" rel="noreferrer noopener" target="_blank">legale</a>” imporre tariffe per garantire la sicurezza della navigazione, e ha portato come esempio quelle imposte dalla Turchia negli Stretti che insistono sul suo territorio e quelle imposte da Danimarca e Svezia nello Stretto di Danimarca.</p>



<p>La <strong>doccia fredda di Trump giunge a 60 giorni dalla firma del Memorandum</strong>, scadenza che l’intesa pakistana fissava per chiudere un accordo più ampio tra Usa e Iran, che avrebbe dovuto porre fine alla tregua temporanea per dischiudere le porte a una pace duratura (o qualcosa del genere).</p>



<p>Non è andata così e, di fatto, il periodo del cessate il fuoco, o meglio la fine dello scontro su larga scala, è finito. Resta, però, de facto, almeno per ora. Nell’intervista, infatti, Trump ha aggiunto che userà pazienza con l’Iran, puntando sul fatto che il blocco navale imposto dalla Marina Usa porterà la sua leadership a cedere per evitare il collasso economico (ha anche aggiunto che Hormuz potrebbe diventare territorio statunitense… sul punto stendiamo un velo impietoso).</p>



<p>Sulla resilienza iraniana un documentato articolo di <strong>Djavad Salehi-Isfahani</strong> su <a href="https://responsiblestatecraft.org/iran-economy-war/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Responsible Statecraft</a>, il quale, dopo aver chiarito la differenza tra l’aggravio della situazione economica e il prospettato collasso, spiega che negli ultimi anni la leadership iraniana, più che puntare sullo sviluppo imprenditoriale e sul mercato come le precedenti, ha focalizzato la sua attenzione sulla redistribuzione delle risorse ai poveri.</p>



<p>E conclude: “L’Iran ha pagato un prezzo altissimo resistendo alle sanzioni e alla guerra per preservare la propria indipendenza. Le sanzioni hanno ridotto la crescita, danneggiato gli investimenti e aggravato l’inflazione, mentre la guerra ha distrutto imprese e posti di lavoro. Tuttavia, un’economia può andare male per un periodo molto lungo senza collassare, soprattutto quando lo Stato è in grado di redistribuire il reddito ai poveri e quando la popolazione attribuisce grande importanza all’indipendenza nazionale”.</p>



<p>Lo stallo, però, potrebbe essere rotto in maniera drammatica. <strong>Non solo dagli Stati Uniti o Israele</strong>, ma anche dall’Iran che, se la situazione economica o sociale dovesse diventare ingestibile, potrebbe tentare di rompere l’assedio. Un’iniziativa legittima, dal momento che il blocco statunitense resta un atto di guerra che miete vittime in modalità silenziosa.</p>



<p></p>
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		<title>Netanyahu non vuole cedere su niente prima delle elezioni di ottobre</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/netanyahu-non-vuole-cedere-su-niente-prima-delle-elezioni-di-ottobre.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2026 14:15:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="990" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787-1024x528.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787-768x396.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787-1536x792.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260817161449868_43f5214a5d062291d7f266d3467f6bdf-e1786976117787-600x309.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’espansionismo israeliano prosegue, mentre Benjamin Netanyahu resiste alle pressioni americane di Donald Trump</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/netanyahu-non-vuole-cedere-su-niente-prima-delle-elezioni-di-ottobre.html">Netanyahu non vuole cedere su niente prima delle elezioni di ottobre</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>L’espansionismo israeliano procede a ritmi sostenuti su tutti i fronti. Anzitutto la Cisgiordania, dove prosegue il feroce assedio al <strong>villaggio di Qusra</strong>, mentre il villaggio cristiano di <strong>Taybeh</strong> è stato dichiarato zona militare chiusa, decisione che sarebbe stata adottata per proteggerlo dalle incursioni dei coloni.</p>



<p>Inutile specificare che i coloni godono della protezione dell’IDF e vengono usati per seminare caos perché l’esercito successivamente riporti l’ordine (l’ordine israeliano, ovviamente). Un meccanismo ben rodato che ha dato slancio all’annessione della <strong>Cisgiordania</strong>.</p>



<p>Peraltro, affermare che l’IDF non può far nulla contro i coloni è contraddetto in maniera stridente da quanto accadde nel giugno del 2025 quando questi molestarono l’IDF: nel giro di pochi giorni i responsabili vennero arrestati e le forze di sicurezza&nbsp;<a href="https://www.timesofisrael.com/5-illegal-west-bank-outposts-razed-by-security-services-after-attacks-on-idf-troops/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">demolirono cinque avamposti illegali</a>…</p>



<p>L’indistinzione tra le violenze dei coloni e le operazioni dall’IDF è descritta bene in un articolo di <a href="https://www.haaretz.com/opinion/2026-08-16/ty-article-opinion/.premium/the-right-is-correct-theres-no-jewish-terror-theres-only-israeli-terror/000001a0-06b7-d337-a7f0-feffab760000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Haaretz</a> a firma Gideon Levy, nel quale il cronista sottoscrive la denuncia dell’inviato americano <strong>Mike Huckabee</strong> che ha definito “terrorismo israeliano” quanto si sta consumando a Qusra.</p>



<p>Una formula che, a differenza dell’usuale “terrorismo ebraico” col quale si identifica la violenza dei coloni, inchioda il governo israeliano alle proprie responsabilità e, secondo Levy, non permette ai cittadini israeliani di eludere le condanne internazionali per quanto accade ai palestinesi.</p>



<p>Tanto che Levy conclude così: “Il mondo, giustamente, non crede più alle nostre distinzioni tra un Israele vero (e bello) un Israele brutto, che ci vengono propinate da ogni schermo. Dobbiamo accettare che, da una prospettiva storica, siamo tutti Weiss [la&nbsp;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=61MmsY9bYQQ" rel="noreferrer noopener" target="_blank">feroce pasionaria dei coloni</a>&nbsp;ndr.], Ben-Gvir e Smotrich”.</p>



<p>In realtà, a Huckabee, che gareggia con i leader israeliani più estremi nel propugnare la Grande Israele, non è mai importato nulla dei palestinesi, così c’è da chiedersi perché l’imprevista intemerata. Possibile che sia dovuta al fatto che in una delle case assediate abiti un&nbsp;<a href="https://www.vaticannews.va/it/mondo/news/2026-08/cisgiordania-israele-coloni-palestinesi-terrorismo.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">cittadino americano</a>, ma è più probabile che l’ordine di irrigidire la posizione su Israele sia venuta dall’alto per mettere Netanyahu sotto pressione.</p>



<p>Infatti, tale denuncia arriva nel momento in cui più forte si sta facendo sentire la pressione americana perché <strong>Netanyahu ceda su Gaza accettando il cosiddetto piano di pace di Trump</strong>, che ha rigettato nonostante Hamas l’abbia accolto promettendo di consegnare le armi al governo tecnocratico palestinese – creatura del cosiddetto Board of peace trumpiano – in parallelo al ritiro dell’IDF dalla Striscia.</p>



<p>In questi giorni la pressione è aumentata, al punto che Trump ha inviato Jared Kushner in Medio oriente per incontrarsi con i mediatori di Gaza, summit che ha visto l’inusuale presenza della leadership di Hamas. Mentre scriviamo Kushner sta incontrando Netanyahu per tentare di&nbsp;<a href="https://www.agi.it/estero/news/2026-08-16/kushner-hamas-gaza-netanyahu-38564389/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sbloccare</a>&nbsp;la situazione…</p>



<p>Trump vuole un successo in vista delle elezioni di midterm, da vedere se la spunterà. Netanyahu potrebbe far finta di cedere – far finta, sottolineiamo – e, allo stesso tempo, intensificare l’annessione della Cisgiordania, verso la quale si è aggiunto un nuovo tassello con la proposta di inviare la polizia – cioè una forza civile -, e non solo l’IDF, a vigilare/imperversare sui palestinesi.</p>



<p>Peraltro, il fatto che a gestire la polizia sia il ministro per la Sicurezza Itamar Ben-Gvir non tranquillizza. Di recente un’altra delle sue perle: “A Gaza dovremmo uccidere 30 o 40 nemici di Israele a notte”. D’altronde, si identifica come kahanista, movimento inserito nella lista Usa del terrorismo fino al 2022, quando Biden, altra tragica decisione, lo sdoganò.</p>



<p>Resta, quindi, che le elezioni israeliane del prossimo ottobre rappresentano <strong>una pietra d’inciampo per tutte le iniziative di pace e/o di de-escalation</strong> che si stanno intrecciando in questi giorni. E alimentano l’aggressività di Tel Aviv, perché Netanyahu vuole arrivarci conservando tale slancio.</p>



<p>Ciò spiega perché stia vanificando anche le iniziative distensive sul Libano, come da denuncia di&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/middle-east-news/lebanonnews/2026-08-17/ty-article/.premium/israel-is-playing-into-hezbollahs-hands-by-impeding-a-breakthrough-in-lebanon/000001a0-0c38-d75f-a3be-1c7a968f0000" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Haaretz</a>, e anzi abbia ordinato di aumentare le operazioni militari. Così gli intensi bombardamenti di ieri, 11 le vittime, secondo Ziad Abu Rish (professore associato di Studi sul Medio Oriente al Bard College di New York), sarebbero solo un preludio a una più aspra escalation.</p>



<p>Inoltre, l’IDF ha intensificato anche i raid<a href="https://en.mehrnews.com/news/247008/Israeli-forces-launch-vast-attacks-in-southern-Syria" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;sulla Siria meridionale</a>. Una pressione che serve anche a erodere le mire della Turchia su Damasco, che hanno preso slancio dopo la recente&nbsp;<a href="https://www.rsi.ch/info/mondo/Turchia-la-reintegrazione-dei-militanti-curdi-del-PKK-%C3%A8-legge--3946413.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">rappacificazione tra il governo di Ankara e i curdi del Pkk</a>, approvata dal Parlamento su ispirazione del presidente Recep Erdogan.</p>



<p>Una riconciliazione che ha accelerato quella tra Damasco e le forze curde siriane, da tempo perseguita e ora in dirittura d’arrivo. Un successo politico che Erdogan vorrebbe&nbsp;<a href="https://english.aawsat.com/arab-world/5307900-erdogan-plans-syria-visit-reaffirms-t%C3%BCrkiye%E2%80%99s-support-stability" rel="noreferrer noopener" target="_blank">suggellare con una visita in Siria</a>, già programmata e rimandata dopo l’attacco all’Iran.</p>



<p>Già, l’Iran, l’altro convitato di pietra dell’aggressività israeliana: su questo fronte, tutto resta in stallo, con minacce che s’intersecano tra Washington e Teheran e che non lasciano spazio al rilancio dei negoziati. Uno stallo dovuto anche al lavorìo di Netanyahu e della lobby Usa pro-Israele, anche qui in chiave anti de-escalation.</p>



<p>Da capire se prima delle elezioni israeliane Bibi vorrà e riuscirà a trascinare l’America in una nuova guerra aperta contro Teheran o se, più prudentemente, lavorerà per far perdurare di questo minaccioso stallo, evitando di andare alle urne sotto una pioggia di missili iraniani.</p>



<p>Al netto di fausti imprevisti, appare dunque difficile che la regione registri sviluppi reali di pace prima del voto di Tel Aviv. Ma la colpa della militarizzazione delle urne, con tutte le tragiche conseguenze del caso, non è solo di Netanyahu (che, se cede, perderebbe consensi a destra).</p>



<p>È anche delle forze di opposizione israeliane, le quali, piuttosto che accogliere con sollievo eventuali de-escalation regionali, sono pronte a brandirle contro il premier per inchiodarlo al fallimento. Un circolo vizioso che non lascia sperare nulla di buono a breve.</p>
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		<title>Iran, Ucraina: momentum di stallo nello scontro Oriente-Occidente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/iran-ucraina-momentum-di-stallo-nello-scontro-oriente-occidente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Aug 2026 17:46:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1072" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740-300x168.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740-1024x572.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740-768x429.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740-1536x858.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260814194606586_7a2eeb929f8d1db878bcd3ac5e87811c-e1786729597740-600x335.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il conflitto Oriente-Occidente, che ha nell’incendio ucraino e iraniano i suoi focus è in una fase di stallo: ecco perché </p>
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<p>Il conflitto Oriente-Occidente, che ha nell’incendio ucraino e iraniano i suoi focus (e nel genocidario espansionismo israeliano il primo motore mobile), è in stallo. Diverse, però, le dinamiche e le prospettive.</p>



<p>Sul conflitto iraniano gli Stati Uniti, su pressione neocon e israeliana, si sono attestati su una posizione di assedio prolungato. Lo ha<a href="https://tg24.sky.it/mondo/2026/08/12/usa-iran-accordo-guerra-trump-news-diretta" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;dichiarato Trump</a>, lo spiega in maniera articolata l’editoriale del&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/opinions/2026/08/13/iran-war-is-strategic-failure-new-trump-deal-would-codify-defeat/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>&nbsp;che dà voce ai falchi.</p>



<p>L’idea è quella di piegare l’Iran perseverando nel blocco e scommettendo sul fatto che la chiusura prolungata di Hormuz non provocherà il collasso dell’approvvigionamento energetico globale e che il rincaro dei prodotti causato dall’innalzamento del costo dell’energia non comporterà aggravi ingestibili.</p>



<p>A tale proposito il Wp osserva che “il prezzo del petrolio, pur essendo elevato, non è catastrofico”. Ciò perché i Paesi del Golfo stanno esportando oro nero e gas attraverso vie alternative allo Stretto. Così gli States possono tranquillamente continuare a tener chiuso Hormuz e aspettare che l’Iran ceda alla pressione economica, rincarata da nuove e più incisive sanzioni volte a isolare completamente Teheran, che saranno varate al più presto.</p>



<p>Si ripete quanto accadde all’inizio della guerra ucraina, quando gli strateghi d’oltreoceano assicurarono ai loro alleati che la Russia sarebbe crollata sotto il peso delle sanzioni infernali. Non ha funzionato con Mosca, da vedere se accadrà con Teheran. Dubitiamo.</p>



<p>Di fatto, si tratta di una variante delle guerre infinite che, al posto della conflittualità aperta – che pure secondo il WP deve restare all’orizzonte – si dipana attraverso un assedio a tempo indeterminato. Tale strategia esclude tassativamente e&nbsp;<em>ab initio</em>&nbsp;un qualche tipo di accordo con Teheran, come intima il Wp. Il tentativo è quello di replicare in salsa mediorientale l’embargo catastrofico che sta stritolando Cuba. E dire che il Wp dipinge Teheran come “un regime sanguinario”…</p>



<p>Al di là delle possibilità iraniane sia di eludere il blocco attraverso canali alternativi, sia di resistere a pressioni enormi, resilienza dettata dalla consapevolezza di essere bersaglio di una guerra esistenziale (in caso di sconfitta l’Iran cesserà di esistere nella sua forma attuale), resta la scommessa sulla resilienza dei mercati e dei popoli allo stress test energetico.</p>



<p>La narrazione che le esportazioni dei Paesi del Golfo possano aggirare la strettoia di Hormuz appare, in realtà, alquanto forzata. Esistono, certo, vie alternative, rafforzate di recente, ma non sono attualmente in grado di compensare il deficit. Perché accada serviranno anni, che il mondo non ha. Nel frattempo le riserve energetiche globali vanno sempre più a esaurirsi, limitando le possibilità di gestire la crisi.</p>



<p>Ma tale è la follia degli strateghi neocon e israeliani, con questi ultimi che premono per il prolungamento delle ostilità con l’Iran anche per un altro motivo: il fatto che Hormuz sia il focus dell’attenzione globale gli consente di subire meno pressioni internazionali riguardo al suo feroce espansionismo.</p>



<p>Insomma, nulla all’orizzonte sul fronte iraniano, con le speranze di sviluppi positivi ridotte al lumicino. Resta da vedere se le Petromonarchie del Golfo, vittime anch’esse dell’avventurismo israelo-americano, rimarranno inerti di fronte a tanta follia o se le ribellioni sottotraccia registrate finora si tradurranno in qualcosa di più forte.</p>



<p>Quanto al Congresso statunitense, sebbene si segnalino accese critiche alla gestione del conflitto, finora non sono riuscite a incidere in nessun modo. Difficile che qualcosa cambi a breve. Resta solo l’imprevedibilità di Trump, sulla quale però è impossibile fare previsioni.</p>



<p>Quanto allo stallo ucraino, benché appaia similare, è di tutt’altra natura. Cosciente di non poter far nulla per chiudere la guerra, Trump ha deciso di disinteressarsi del dossier in attesa che sia il teatro di guerra a piegare Zelensky a più miti consigli. Un disinteresse attivo, perché negando a Kiev le difese aeree, di fatto ha lasciato campo libero ai vettori russi.</p>



<p>Ai fautori di questa guerra infinita è rimasta solo la narrazione/boutade secondo la quale Kiev può costringere Putin alla resa. Narrazione fondata dagli attacchi in profondità in territorio russo, che oltre a bersagliare le risorse energetiche e il traffico marittimo del Mar Nero, negli ultimi tempi hanno interessato la grande distribuzione nel tentativo di far dilagare il malcontento tra la popolazione (allo stesso tempo e per lo stesso motivo sono aumentati gli attacchi contro i civili).</p>



<p>Campagna alla quale la Russia ha risposto aggiungendo ai target di natura militare ed energetica la grande distribuzione ucraina e, soprattutto, i porti ucraini sul Mar Nero, anzitutto Odessa. Uno sviluppo che sembrava naturale all’inizio del conflitto, dal momento che gran parte del commercio ucraino passa attraverso questo porto strategico, ma che Putin finora aveva evitato.</p>



<p>“‘Le fonti di reddito si sono prosciugate, non ci sono più esportazioni’. Gli agricoltori ucraini non riescono a vendere il loro raccolto a causa del blocco navale”, titola&nbsp;<a href="https://ctrana.one/news/510588-ukrainskie-fermery-ne-mohut-prodat-svoj-urozhaj.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Strana</a>. Non esistono alternative: né i treni merci né le vie fluviali, anzitutto il Danubio, possono compensare (peraltro, il<a href="https://www.ansa.it/sito/videogallery/mondo/2026/08/12/danubio-in-secca-riemersi-in-serbia-i-relitti-di-una-flotta-nazista_c86d9949-b573-4974-9c8d-cf190af95d86.html" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;Danubio è in secca</a>…). Senza contare che, del caso, anche queste rotte possono essere facilmente chiuse dai missili russi.</p>



<p>Non c’è alternativa ad accettare le condizioni di Mosca, ma Zelensky non cede. La pace segnerebbe la sua fine politica. Inoltre, i suoi sponsor sperano ancora di degradare la Russia, tanto a morire sono gli ucraini. Infine, la pace renderebbe più ardui i traffici illeciti fioriti all’ombra del conflitto (<a href="https://globalinitiative.net/analysis/future-trends-in-arms-trafficking-from-the-ukraine-conflict/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">armi</a>,&nbsp;<a href="https://www.socace-research.org.uk/publications/displaced-trafficking-drugs" rel="noreferrer noopener" target="_blank">droga</a>,&nbsp;<a href="https://www.transparency.org/en/countries/ukraine" rel="noreferrer noopener" target="_blank">corruttela</a>, traffico di esseri umani, in particolare&nbsp;<a href="https://www.brusselstimes.com/eu-affairs/2259687/trafficking-risks-soar-for-uprooted-ukrainian-children-amid-wars-chaos-ce-warns#Echobox=1785951339" rel="noreferrer noopener" target="_blank">bambini</a>).</p>



<p>Così, mentre i russi continuano a spostare la linea del fronte sempre più avanti, logorando quel che resta delle forze ucraine, la mattanza continua, con un ulteriore accenno all’escalation: Putin ha perso la pazienza riguardo al sequestro delle navi russe ad opera dei Paesi europei. Ha dichiarato che, in caso di reiterazione, i russi&nbsp;<a href="https://www.adnkronos.com/internazionale/esteri/ucraina-russia-putin-minacce-europa-nato-giappone_7yznGtaLIkTvyrJYx42Q9T" rel="noreferrer noopener" target="_blank">ripagheranno con la stessa moneta</a>. Avvertimento serio perché, a differenza dei pregressi, viene dal Cremlino. Si spera che le controparti evitino ulteriori sciocchezze, che, tra l’altro, non incidono sul conflitto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-ucraina-momentum-di-stallo-nello-scontro-oriente-occidente.html">Iran, Ucraina: momentum di stallo nello scontro Oriente-Occidente</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;allarme attentato a Trump e il braccio di ferro iracheno</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/lallarme-attentato-a-trump-e-il-braccio-di-ferro-iracheno.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Aug 2026 14:54:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Secondo fonti, l’allarme israeliano su un presunto attentato iraniano a Trump dopo il vertice NATO ad Ankara era un falso allarme politicamente motivato da Netanyahu</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1027" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-300x160.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1024x548.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-768x411.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-1536x822.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260813165219284_0caed10a0ed01e4cabe7b20c5c71ecdd-e1786632799221-600x321.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A quanto pare, nessuno credeva che gli iraniani volessero o potessero attentare alla vita di Trump dopo il <strong>vertice Nato tenuto ad Ankara a inizio luglio</strong>. Il <a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/12/cia-had-low-confidence-iranian-threat-before-trump-switched-planes-turkey/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Washington Post</a> ha spiegato che la CIA non riteneva affatto fondato l’allarme proveniente dall’intelligence israeliana; e così altri funzionari che accompagnavano il presidente.</p>



<p>Eppure, giunto all’aeroporto per tornare negli Usa, <strong>la sicurezza ha caricato Trump</strong> su un furgone destinato al catering aeroportuale e l’ha fatto imbarcare su un aereo anonimo, che ha viaggiato in tutta segretezza in coda all’Air force one fino a una base militare britannica, dove poi è stato fatto salire di nascosto sul velivolo presidenziale, atterrato poco distante, per celare il volo segreto.</p>



<p>Quando abbiamo recepito la notizia, sembrava che l’allarme fosse fondato, data la manovra della sicurezza che ha fatto passare all’illustre passeggero momenti alquanto movimentati.</p>



<p>A smentire la fondatezza dell’allarme anche la Turchia: “Funzionari turchi affermano che il rapporto dell’intelligence israeliana era probabilmente uno stratagemma del governo di Netanyahu per presentarsi come protettore di Trump, far deragliare i negoziati con l’Iran e minare l’apparente stretto rapporto tra Trump ed Erdogan”.</p>



<p>Il testo citato è di&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/news/turkey-suspects-israel-fabricated-trump-air-force-one-assassination-plot-derail-us-iran-deal" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Middleeasteye</a>, che aggiunge come una fonte presente all’incontro del giorno precedente tra il presidente americano e quello turco abbia riferito che Trump ha “affermato più volte che la guerra con l’Iran era finita e nutriva grandi speranze nei negoziati”.</p>



<p><em>Middleeasteye</em> aggiunge come sia logisticamente impossibile per gli iraniani eludere i presidi difensivi turchi e l’eventuale azione iraniana fosse politicamente suicida perché avrebbe costretto Ankara a schierarsi contro Teheran, recedendo dalla partnership pregressa.</p>



<p><strong>Falso-vero allarme</strong>, dunque, come sono le cose di tale natura, perché comunque ha seminato paura nel team presidenziale. Resta, però, da capire perché i turchi affermano che l’avvertimento serviva anche a mettere Erdogan in cattiva luce con Trump, che aveva concesso al presidente turco di recedere dal niet all’acquisto dei sistemi antiaerei russi S-400 e da quello imposto alla fornitura di jet F-35, negati da tempo ad Ankara. Quest’ultima concessione, in particolare, ha suscitato le ire di Netanyahu perché tale sviluppo minerebbe la superiorità bellica israeliana nella regione.</p>



<p>L’avvertimento aveva quindi anche lo scopo di evitare che Trump facesse questa concessione. Tale la sofisticata tecnica delle false minacce politicamente motivate, che hanno lo scopo di recapitare messaggi senza ricorrere a minacce reali. Quanto a Trump, il primo a non credere che l’Iran voglia o abbia le capacità di attentare alla sua vita è lui, ma deve stare al gioco perché così impongono certe dinamiche della politica e della geopolitica.</p>



<p><strong>Resta, però, che il legame con Erdogan non è stato intaccato</strong>, anzi Trump ha replicato a muso duro alle lamentele del premier israeliano. Una stizza che nasconde la frustrazione. Ormai Trump ha ben compreso che non spunterà nulla da lui, né su Gaza, né sul Libano, né sulla Siria, né altrove. Sa di non avere nessun potere di persuasione né ha la forza per imporsi, anche perché i sodali del premier israeliano in America sono troppo potenti.</p>



<p>Così punta a rafforzare gli antagonisti regionali di Israele, anzitutto la Turchia, nella speranza di frenare la sfrenata aggressività di Netanyahu e soci. Il fatto poi che non abbia reagito in alcun modo al <strong>patto della Mecca</strong> (l’alleanza Pakistan-Arabia Saudita-Turchia), che anche formalmente nasce in netta contrapposizione con gli Accordi di Abramo – di cui egli è peraltro il padrino nominale – la dice lunga sulla linea che sta tenendo, sottotraccia per paura di ritorsioni. Peraltro, come hanno notato diversi analisti, il patto della Mecca non poteva darsi senza il tacito assenso di Washington, a cui sono legati tutti i firmatari.</p>



<p>Partita complessa, quella mediorientale, dove quel che appare è spesso ingannevole. E che si gioca sottotraccia, come sta accadendo a Baghdad nel braccio di ferro tra governo e milizie filo-iraniane, alle quali il nuovo governo ha imposto di consegnare le armi per avocare allo Stato il monopolio della forza.</p>



<p><strong>Una richiesta che corre in parallelo con quanto sta avvenendo in Libano</strong>, dove Israele da tempo chiede a Beirut di disarmare Hezbollah. Richiesta accolta dal governo fantoccio imposto al Paese dei cedri da Tel Aviv e Washington, che si è impegnato verbalmente in tal senso adducendo la stessa motivazione irachena.</p>



<p><strong>La strategia israeliana è chiara</strong>: disarmare le forze alleate di Teheran usando della coercizione del golem americano, in grado di imporre ad alcuni governi Medio orientali i propri desiderata (cioè quelli di Tel Aviv).</p>



<p>Hezbollah e le milizie irachene hanno risposto picche alle sollecitazioni governative, ma la partita che si sta giocando a Baghdad è più articolata di quella libanese, che si limita a un acceso braccio di ferro tra Hezbollah, le forze politiche che sostengono la milizia e il governo.</p>



<p>Il fatto è che il governo iracheno ha dichiarato che, in parallelo al disarmo delle milizie filo-iraniane, le forze americane abbandoneranno l’Iraq, ponendo fine all’occupazione iniziata con l’invasione del 2003.</p>



<p><strong>Tale ritiro terminerà a fine settembre ed è visto come la fine di un incubo dalle milizie filo-iraniane</strong>, oltre che dall’Iran, che quindi stanno evitando di entrare in una dialettica aperta con Baghdad. Semplicemente ne ignorano la sollecitazione al disarmo, che dovrebbe attuarsi anch’esso entro settembre. Una polemica troppo accesa potrebbe offrire il destro a Washington per recedere dalla decisione di ritirarsi.</p>



<p>Così sottotraccia si sta intrecciando un dialogo trilaterale tra le milizie, il governo di Baghdad e l’Iran, che ieri ha inviato in Iraq Esmail Qaani, a capo della Forza Quds delle Guardie Rivoluzionarie. L’obiettivo sembra quello di arrivare a un compromesso tra miliziani e governo che non offra pretesti in tal senso a Washington.</p>
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		<title>Yemen: i sauditi chiedono la fine delle ostilità. Iran-Usa: tregua prolungata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/yemen-i-sauditi-chiedono-la-fine-delle-ostilita-iran-usa-tregua-prolungata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 16:07:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[houthi]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1024x532.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-768x399.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1536x798.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-600x312.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Tansim, agenzia stampa iraniana, riferisce che l’Arabia Saudita sarebbe pronta a chiudere la guerra con gli Houti dello Yemen. Riportiamo: “Il corrispondente di Tasnim a Sana’a, citando fonti vicine alla delegazione negoziale yemenita a Muscat [Oman], ha riferito che, in seguito agli efficaci attacchi di Ansarullah contro le posizioni dell’esercito saudita e i suoi mercenari &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-i-sauditi-chiedono-la-fine-delle-ostilita-iran-usa-tregua-prolungata.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-300x156.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1024x532.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-768x399.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-1536x798.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260722102346163_8f279760997481511d0ddc1a7daf1eff-e1784708732523-600x312.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><a href="https://www.tasnimnews.ir/en/news/2026/08/12/3669319/saudis-send-secret-message-to-yemeni-negotiators-in-muscat" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Tansim</a>, agenzia stampa iraniana, riferisce che l’Arabia Saudita sarebbe pronta a chiudere la guerra con gli Houti dello Yemen. Riportiamo: “Il corrispondente di Tasnim a Sana’a, citando fonti vicine alla delegazione negoziale yemenita a Muscat [Oman], ha riferito che, in seguito agli efficaci attacchi di Ansarullah contro le posizioni dell’esercito saudita e i suoi mercenari in Yemen, Riyad ha comunicato, in un messaggio segreto inviato alla delegazione negoziale yemenita, la sua volontà di porre fine alle ostilità e di tornare all’accordo Riyad-Sana’a del 2022”.</p>



<p>“Secondo le fonti, la richiesta di Riyad ha incontrato l’opposizione dei funzionari di Ansarullah. Infatti, fonti vicine alla delegazione negoziale yemenita a Muscat hanno affermato che, dopo aver ricevuto il messaggio che indicava un ripensamento da parte di Riyad rispetto alle sue recenti posizioni ostili [stava predisponendo un’invasione via terra ndr], Sana’a ha sottolineato di essere alla ricerca di garanzie serie e concrete per tutelare gli interessi del popolo yemenita, in particolare per quanto riguarda la fine dell’embargo, il pagamento di un risarcimento [dei danni di guerra ndr.] e la fine delle interferenze dell’Arabia Saudita negli affari interni dello Yemen”.</p>



<p>Riteniamo veritiero quanto riferisce Tansim, anche perché il blocco marittimo imposto dagli Houti alle navi saudite nel Mar Rosso sta causando danni economici enormi al Regno. Difficile condannare la reazione yemenita, dal momento che i sauditi hanno causato immani perdite allo Yemen da quando hanno attaccato gli Houti nel 2015 in un’invasione che nei loro disegni avrebbe dovuto riportare Sana’a sotto il giogo di Riyad.</p>



<p>Persa abbastanza presto l’illusione di un facile blitzkrieg, né poteva essere altrimenti, Israele e Stati Uniti hanno costretto il Regno a continuare a imperversare, sia attraverso attacchi aerei che imponendo un embargo che ha causato in Yemen quella che è stata definita la&nbsp;<a href="https://www.losservatorio.org/it/paesi/africa/africa-settentrionale-e-occidentale/tunisia/item/1276-la-crisi-umanitaria-dello-yemen-e-la-peggiore-al-mondo" rel="noreferrer noopener" target="_blank">peggiore catastrofe umanitaria del pianeta</a>&nbsp;(poi è arrivata Gaza…).</p>



<p>Conclusi i bombardamenti, l’embargo è rimasto ed è anzitutto per farlo revocare che gli Houti hanno preso l’iniziativa di chiudere lo Stretto di Bab el Mandeb al traffico navale saudita. Chiusura che ha riacceso l’ostilità di Riyad, che ha trovato la pronta reazione degli Houti, i quali negli ultimi giorni stanno<a href="https://thecradle.co/articles/yemen-targets-saudi-assets-with-ballistic-missiles-inflicts-dozens-of-casualties" rel="noreferrer noopener" target="_blank">&nbsp;bersagliando le forze mercenarie</a>&nbsp;messe in campo dal Regno per tentare un’altra illusoria avventura via terra contro l’irriducibile antagonista.</p>



<p>Il fatto che a riportare la notizia del messaggio saudita nel quale si chiede la fine delle ostilità sia l’Agenzia iraniana è alquanto interessante perché Teheran potrebbe mediare tra le parti, avendo negli Houti degli alleati, un ruolo che gli consentirebbe di dialogare con Riyad anche di altro, vedi alla voce Hormuz…</p>



<p>Quanto all’Iran, l’Agenzia&nbsp;<a href="https://www.aa.com.tr/en/us-israel-iran-war/us-iran-agree-to-extend-60-day-ceasefire-ahead-of-aug-17-deadline/4025035" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Anadolu</a>&nbsp;ha riportato la seguente notizia: “Gli Stati Uniti e l’Iran hanno ‘concordato’ di estendere il cessate il fuoco di 60 giorni previsto dal Memorandum d’intesa di Islamabad, che scadrà il 17 agosto, secondo quanto riferito mercoledì all’agenzia Anadolu da fonti governative pakistane”.</p>



<p>“‘Entrambe le parti hanno comunicato ai mediatori il loro consenso a prorogare la scadenza’, ha affermato una fonte vicina al processo di mediazione. ‘Tuttavia, le due parti si stanno scambiando messaggi per decidere la durata della proroga’, ha aggiunto la fonte”. Fin qui l’Agenzia turca.</p>



<p>Interpellato dalla&nbsp;<a href="https://www.reuters.com/world/asia-pacific/iran-us-not-discussing-ceasefire-extension-senior-iranian-official-says-2026-08-12/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Reuters</a>, un alto funzionario iraniano avrebbe affermato: “Non c’è stato nessun dialogo tra Iran e Stati Uniti per estendere il cessate il fuoco perché, dal punto di vista di Teheran, l’accordo non aveva una data di inizio e quindi non c’è nulla da prorogare”.</p>



<p>Una smentita che non smentisce perché l’agenzia turca non ha parlato di un dialogo diretto Usa-Iran e, affermando che non esistendo una data di inizio del cessate il fuoco non esiste neanche una scadenza, di fatto dà per scontato che non scadrà il 17 agosto. Tutto può continuare secondo i binari attuali (a meno di incidenti di percorso).</p>



<p>D’altronde, Teheran sta mostrando i muscoli dopo aver incassato i colpi e non può recedere da questa posizione se l’America sua volta non dismette il suo approccio muscolare. Ma un piccolo passo distensivo, per quanto piccolo, sembra sia stato fatto. Sviluppi da seguire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/yemen-i-sauditi-chiedono-la-fine-delle-ostilita-iran-usa-tregua-prolungata.html">Yemen: i sauditi chiedono la fine delle ostilità. Iran-Usa: tregua prolungata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Patto di La Mecca e l&#8217;Iran</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/il-patto-di-la-mecca-e-liran.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Aug 2026 14:54:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quando il 7 agosto&#160;abbiamo dedicato una nota al patto della Mecca, l’accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, avevamo spiegato che non si trattava di un’alleanza anti-iraniana, quanto piuttosto di un’architettura difensiva mirata a contrastare l’espansionismo israeliano. Sul punto, la conferma dell’editoriale di&#160;Dawn, il più importante giornale pakistano, che riportiamo di seguito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-patto-di-la-mecca-e-liran.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1120" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="I negoziati su Hormuz e il fallito attentato a Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-300x175.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1024x597.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-768x448.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-1536x896.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/OVERCOME_20260805184430925_8fdb823d30b6042c3a26b4869a764464-600x350.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Quando il 7 agosto&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/turchia-arabia-saudita-paksitan-nasce-la-nato-islamica">abbiamo dedicato una nota al patto della Mecca</a>, l’accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, avevamo spiegato che non si trattava di un’alleanza anti-iraniana, quanto piuttosto di un’architettura difensiva mirata a contrastare l’espansionismo israeliano. Sul punto, la conferma dell’editoriale di&nbsp;<a href="https://www.dawn.com/news/2022312" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Dawn</a>, il più importante giornale pakistano, che riportiamo di seguito perché ci pare dissipi le tante ombre in proposito.</em></p>



<p>Negli ultimi giorni, il Pakistan si è prodigato per rassicurare l’Iran sul fatto che l’accordo di difesa congiunta della Mecca […] non rappresenta una minaccia per Teheran. In una recente telefonata, il ministro degli Esteri Ishaq Dar&nbsp;ha dichiarato&nbsp;al suo omologo iraniano Abbas Araghchi che il patto “non è uno strumento di confronto”. Inoltre, il primo ministro Shehbaz Sharif&nbsp;ha affermato&nbsp;che l’accordo è “interamente finalizzato alla difesa”.</p>



<p>Teheran sembra aver compreso il messaggio, dal momento che il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che il suo Paese non aveva motivo di credere che il patto mirasse ad accerchiarlo, piuttosto dimostrava che i Paesi della regione non possono più fare affidamento sull’ombrello di sicurezza americano.</p>



<p>Probabilmente alla base delle speculazioni sull’accordo c’era la specifica sulla difesa reciproca, che prevede che un attacco a uno dei firmatari sia un attacco a tutti. Considerando gli attacchi dell’Iran contro obiettivi militari statunitensi in Arabia Saudita e contro altri Stati del Golfo […] gli osservatori si sono chiesti se i firmatari dell’accordo potessero intervenire militarmente. Tuttavia, i chiarimenti riguardo l’Iran sono stati ben accolti. In realtà, ciò che necessita è una nuova architettura di sicurezza regionale che unisca gli arabi, gli iraniani e gli altri Stati.</p>



<p>Raggiungere questo obiettivo sembra difficile, considerando la posizione filoamericana degli stati del CCG [il Consiglio di cooperazione del Golfo di cui fanno parte le Petromonarchie ndr.]. Tuttavia, la presenza militare americana nel Golfo e in tutto il Medio Oriente potrebbe alla fine ridursi, il che significa che gli Stati della regione dovranno prima o poi elaborare un quadro di sicurezza comune. Il Patto della Mecca può essere un modello per tale cooperazione in materia di difesa. E il presidente turco ha già affermato che il patto è aperto all’adesione di altri paesi.</p>



<p>Se l’Iran venisse coinvolto, il panorama della sicurezza regionale potrebbe subire un cambiamento significativo. Affinché ciò accada, è necessario ridurre l’elevato livello di sfiducia esistente tra gli arabi, in particolare l’Arabia Saudita, e gli iraniani. Tuttavia, Stati come il Pakistan e la Turchia, che mantengono rapporti cordiali con entrambe le parti, potrebbero tentare di eliminare le divergenze. In quanto garante della sicurezza nazionale, l’Iran dovrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, poiché la sua perdurante chiusura sta danneggiando le economie del Golfo. Gli Stati arabi dovrebbero inoltre impegnarsi a impedire a potenze esterne di organizzare aggressioni contro l’Iran dal loro territorio.</p>



<p>Anziché dipendere da potenze extraregionali, gli Stati del Golfo e del Medio Oriente devono creare autonomamente una nuova architettura di sicurezza. Ciò non solo ridurrebbe le tensioni esistenti tra di essi, ma potrebbe anche assumere la forma di un patto di difesa allargato per dissuadere Israele dall’attaccare gli Stati della regione. Tel Aviv ha attaccato l’Iran e i suoi alleati e Stati filo-americani come il Qatar; pertanto, un efficace blocco difensivo regionale potrebbe far riflettere Israele prima di intraprendere nuove aggressive avventure.</p>



<p><em>Ovviamente, nessuno dei Paesi che hanno siglato il Patto della Mecca dichiarerà mai ufficialmente quanto riportato nelle ultime righe dell’editoriale di Dawn. Sarebbe una sorta di dichiarazione di guerra… così lasciano che a descrivere lo scopo del patto siano i media più importanti dei rispettivi Paesi.</em></p>



<p><em>Così anche&nbsp;<a href="https://www.arabnews.com/node/2654245" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Arab News</a>, agenzia stampa semi-ufficiale dell’Arabia saudita, pubblica un’analisi simile a quella di Dawn, sebbene un po’ più ambigua. Un’ambiguità dettata dalla diffidenza verso l’Iran, incrementata dai recenti attacchi alle basi Usa sul proprio territorio e dal conflitto con gli Houti dello Yemen; ma anche dalla stretta alleanza con l’America, che lascia al Regno pochi spazi di manovra. Infine, la primazia di Riad sui Paesi sunniti alimenta la competizione con Teheran per quanto riguarda l’influenza sulla regione (due galli in un pollaio).</em></p>



<p><em>Ma, nonostante l’analista di Arab News spieghi che l’accordo della Mecca invia un messaggio sia a Teheran che a Tel Aviv, sottolinea quanto segue:</em>&nbsp;“La riconciliazione con l’Iran rimane una possibilità remota,&nbsp;<strong>se non un prerequisito per la stabilità regionale</strong>&nbsp;[neretto nostro ndr]. Ma dal 7 ottobre 2023, la brama di Israele di annettere territori palestinesi e arabi è aumentata senza controllo, convincendo i firmatari che un Israele intransigente – in procinto di abbandonare definitivamente la soluzione dei due Stati – debba ora essere contrastato dai principali attori regionali”.</p>



<p>“[…] Dopo l’Afghanistan, dopo l’Iraq e ora dopo l’Iran, la sete di Washington di un coinvolgimento militare a tempo indeterminato in Medio Oriente ha raggiunto il suo limite e l’opinione pubblica e un’amministrazione americana stanche della guerra cercheranno una via d’uscita non appena questo conflitto lo consentirà”.</p>



<p>“Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, tutti stretti alleati degli Stati Uniti, non stanno aspettando di scoprire quando ciò accadrà. Stanno costruendo le basi per quel giorno […] la regione non può più esternalizzare la propria sicurezza quando quella che era stata presentata come una polizza assicurativa statunitense di alto livello si è rivelata fallimentare”.</p>



<p><em>Resta da capire se l’Egitto, che ha partecipato ai negoziati che hanno portato alla firma del Patto, vi aderirà. Sembra che a opporsi sia stata l’Arabia Saudita, ma, sempre che la notizia sia vera, resta che in Medio oriente i ripensamenti sono la norma. Domani il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan si reca in Egitto per una visita di due giorni…</em></p>
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		<title>Trump nel mirino</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/trump-nel-mirino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2026 14:43:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Patto atlantico (Nato)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/07/OVERCOME_20260708155506393_0b98895e5f79fe5abba499eccf350c70-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al termine del vertice Nato di Ankara dell’8 luglio scorso Trump ha lasciato la Turchia di nascosto, temendo un attentato. Non un allarme aleatorio, ma tanto reale che la sua sicurezza ha usato uno stratagemma per farlo partire nella più totale segretezza.</p>
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<p>Al termine del vertice Nato di Ankara dell’8 luglio scorso Trump ha lasciato la Turchia di nascosto, temendo un attentato. Non un allarme aleatorio, ma tanto reale che la sua sicurezza ha usato uno stratagemma per farlo partire nella più totale segretezza.</p>



<p>Al tempo si era data notizia dell’allarme attentato e di come la sicurezza l’avesse convinto a non usare il nuovo Air Force One donatogli dal Qatar in favore del vecchio, che aveva sistemi di sicurezza più affidabili. Ma il&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/national-security/2026/08/10/trump-flew-secrecy-amid-iran-threat-air-force-one-became-decoy/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">Washington Post</a>&nbsp;ha rivelato un’altra verità: all’aeroporto turco, Trump è stato fatto salire sul vecchio Air Force one, insieme ai giornalisti accreditati, per poi farlo scendere subito dopo di nascosto.</p>



<p>Il presidente, all’insaputa di tutti, è stato fatto entrare in un container che attraverso un elevatore idraulico è stato innalzato all’altezza di un portellone posteriore del velivolo e successivamente agganciato a un mezzo usato per “il catering aeroportuale, solitamente impiegato per caricare pasti e altre provviste prima del volo”.</p>



<p>Usando tale veicolo è stato quindi imbarcato su un &nbsp;C-32A che si è alzato in volo in parallelo all’Air Force One e ha percorso la stessa rotta, atterrando poi presso la base militare britannica Mildenhall, anche in questo caso in tutta segretezza.</p>



<p>Infatti, mentre l’Air Force One a metà percorso si è identificato come tale, cioè AF1 – da notare che è partito dalla Turchia senza nessun codice che rivelasse la natura del volo – il C-32A si è identificato come “Reach 18” o “RCH18”, sigla che identifica&nbsp;velivoli che “trasportano personale&nbsp;ed equipaggiamento militare”.</p>



<p>Il resto è prosa: uscito di nascosto dal C-32A è salito di nascosto sul vecchio Air Force One, sul quale aveva ufficialmente viaggiato, per poi mostrarsi a tutti mentre ne scendeva per trasferirsi sul nuovo Air Force One, quello donatogli dal Qatar, che lo attendeva per riportarlo in patria.</p>



<p>Se abbiamo dato conto nel dettaglio di quanto accaduto è perché conferma quanto avevamo scritto al tempo, cioè che la minaccia era reale e non veniva certo dall’Iran, che non è in grado di intercettare il velivolo dell’Imperatore, difeso dalla rete di sicurezza più sofisticata al mondo, come conferma anche la massima segretezza conservata durante il volo, quando l’aereo era molto al di fuori della portata dei sistemi offensivi iraniani.</p>



<p>Né il pericolo era isolato, come dimostra l’arresto, avvenuto ai primi di agosto, di un&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump">sospetto attentatore</a>&nbsp;che si aggirava nei pressi del golf club nel quale Trump doveva&nbsp;<a href="https://www.piccolenote.it/mondo/i-negoziati-su-hormuz-e-il-fallito-attentato-a-trump">recarsi il giorno successivo</a>. E il fatto che la sua sicurezza resti all’allerta come mai prima: negli ultimi tempi, quando si reca a giocare a golf, i presidi usuali sono stati integrati con&nbsp;<a href="https://www.twz.com/land/avenger-surface-to-air-missile-system-protected-trump-while-golfing" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sistemi anti-aerei Avenger</a>.</p>



<p>Pensare che l’Iran possa architettare attentati tanto in profondità in territorio americano e addirittura contro l’Imperatore, violando tutti i presidi difensivi che lo proteggono, è pura follia. Peraltro, va ricordato che Trump è stato fatto segno di attentati già nel corso della campagna elettorale, quando la guerra all’Iran non solo non era ancora all’orizzonte, ma era addirittura fuori discussione. Infatti, prima di essere eletto, aveva dichiarato a più riprese la sua intenzione di porre fine agli interventi americani all’estero.</p>



<p>Così resta la domanda su chi davvero voglia eliminarlo. Di certo non si sta facendo molti amici in giro, non tanto per il bullismo con cui approccia antagonisti e alleati incapaci di nuocergli, quanto per il suo tentativo di attutire le conflittualità sia in Medio oriente che in Ucraina.</p>



<p>Molti, nella Nato e nel complesso militar industriale Usa sono irritati per il disinteresse che manifesta nei confronti dell’Ucraina, alla quale non solo non ha più inviato intercettori, lasciando i suoi cieli aperti ai missili russi, ma ha anche negato la licenza di produrre in proprio i Patriot, ritrattando la promessa in tal senso fatta a Zelensky. E in questa guerra ci sono in gioco ci sono interessi geopolitici, finanziari ed economici enormi.</p>



<p>C’è poi l’irritazione di neocon e Israele per il suo approccio alle criticità mediorientali: benché senza esito, o almeno con poche conseguenze visibili, l’America sta facendo pressioni perché Israele si ritiri dal Libano e dalla Siria e dia seguito al cosiddetto piano di pace di Trump a Gaza. Ingenerenze che stridono con gli interessi in gioco nell’espansionismo israeliano, che sono di portata globale (Netanyahu, soci e finanziatori puntano a fare di Israele una Potenza globale).</p>



<p>Altrettanto irritante per certi ambiti è l’approccio di Trump alla conflittualità iraniana, perché, nonostante i tragici e deprecabili errori, ha comunque resistito alle pressioni per incenerire l’antagonista di Tel Aviv. In gioco non c’è solo il trionfo di Tel Aviv sulla regione, che sarebbe prona ai suoi piedi, ma anche l’accaparramento delle risorse iraniane, petrolio in primis.</p>



<p><em>Last but not least</em>, Trump ha chiuso, almeno al momento, la finestra di una guerra globale contro Russia e Cina, che sotto la presidenza del debole Biden era apparsa sull’orizzonte degli eventi come mai prima d’ora.</p>



<p>Tutti elementi fanno del presidente un ostacolo alla macchina della guerra israelo-americana che chiede sempre più spazi alle proprie devastanti potenzialità. Non siamo estimatori di Trump, né ignoriamo quanto abbia deviato rispetto alle promesse di porre fine alle guerre infinite, ma resta quanto abbiamo accennato.</p>



<p>Se i tentativi di eliminarlo avranno successo le cose andrebbero decisamente peggio. Né si può troppo sperare nel più pacifico J.D. Vance, che gli succederebbe sul trono di spade imperiale (e che Trump sta&nbsp;<a href="https://www.washingtonpost.com/politics/2026/08/06/trump-tells-donors-we-need-elect-jd-vp-weighs-his-future/" rel="noreferrer noopener" target="_blank">sponsorizzando per la sua successione</a>&nbsp;al posto del guerrafondaio Rubio): al momento è troppo debole, verrebbe travolto facilmente</p>
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