Quando il 7 agosto abbiamo dedicato una nota al patto della Mecca, l’accordo di mutua difesa tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, avevamo spiegato che non si trattava di un’alleanza anti-iraniana, quanto piuttosto di un’architettura difensiva mirata a contrastare l’espansionismo israeliano. Sul punto, la conferma dell’editoriale di Dawn, il più importante giornale pakistano, che riportiamo di seguito perché ci pare dissipi le tante ombre in proposito.
Negli ultimi giorni, il Pakistan si è prodigato per rassicurare l’Iran sul fatto che l’accordo di difesa congiunta della Mecca […] non rappresenta una minaccia per Teheran. In una recente telefonata, il ministro degli Esteri Ishaq Dar ha dichiarato al suo omologo iraniano Abbas Araghchi che il patto “non è uno strumento di confronto”. Inoltre, il primo ministro Shehbaz Sharif ha affermato che l’accordo è “interamente finalizzato alla difesa”.
Teheran sembra aver compreso il messaggio, dal momento che il portavoce del ministero degli Esteri iraniano ha affermato che il suo Paese non aveva motivo di credere che il patto mirasse ad accerchiarlo, piuttosto dimostrava che i Paesi della regione non possono più fare affidamento sull’ombrello di sicurezza americano.
Probabilmente alla base delle speculazioni sull’accordo c’era la specifica sulla difesa reciproca, che prevede che un attacco a uno dei firmatari sia un attacco a tutti. Considerando gli attacchi dell’Iran contro obiettivi militari statunitensi in Arabia Saudita e contro altri Stati del Golfo […] gli osservatori si sono chiesti se i firmatari dell’accordo potessero intervenire militarmente. Tuttavia, i chiarimenti riguardo l’Iran sono stati ben accolti. In realtà, ciò che necessita è una nuova architettura di sicurezza regionale che unisca gli arabi, gli iraniani e gli altri Stati.
Raggiungere questo obiettivo sembra difficile, considerando la posizione filoamericana degli stati del CCG [il Consiglio di cooperazione del Golfo di cui fanno parte le Petromonarchie ndr.]. Tuttavia, la presenza militare americana nel Golfo e in tutto il Medio Oriente potrebbe alla fine ridursi, il che significa che gli Stati della regione dovranno prima o poi elaborare un quadro di sicurezza comune. Il Patto della Mecca può essere un modello per tale cooperazione in materia di difesa. E il presidente turco ha già affermato che il patto è aperto all’adesione di altri paesi.
Se l’Iran venisse coinvolto, il panorama della sicurezza regionale potrebbe subire un cambiamento significativo. Affinché ciò accada, è necessario ridurre l’elevato livello di sfiducia esistente tra gli arabi, in particolare l’Arabia Saudita, e gli iraniani. Tuttavia, Stati come il Pakistan e la Turchia, che mantengono rapporti cordiali con entrambe le parti, potrebbero tentare di eliminare le divergenze. In quanto garante della sicurezza nazionale, l’Iran dovrebbe riaprire lo Stretto di Hormuz, poiché la sua perdurante chiusura sta danneggiando le economie del Golfo. Gli Stati arabi dovrebbero inoltre impegnarsi a impedire a potenze esterne di organizzare aggressioni contro l’Iran dal loro territorio.
Anziché dipendere da potenze extraregionali, gli Stati del Golfo e del Medio Oriente devono creare autonomamente una nuova architettura di sicurezza. Ciò non solo ridurrebbe le tensioni esistenti tra di essi, ma potrebbe anche assumere la forma di un patto di difesa allargato per dissuadere Israele dall’attaccare gli Stati della regione. Tel Aviv ha attaccato l’Iran e i suoi alleati e Stati filo-americani come il Qatar; pertanto, un efficace blocco difensivo regionale potrebbe far riflettere Israele prima di intraprendere nuove aggressive avventure.
Ovviamente, nessuno dei Paesi che hanno siglato il Patto della Mecca dichiarerà mai ufficialmente quanto riportato nelle ultime righe dell’editoriale di Dawn. Sarebbe una sorta di dichiarazione di guerra… così lasciano che a descrivere lo scopo del patto siano i media più importanti dei rispettivi Paesi.
Così anche Arab News, agenzia stampa semi-ufficiale dell’Arabia saudita, pubblica un’analisi simile a quella di Dawn, sebbene un po’ più ambigua. Un’ambiguità dettata dalla diffidenza verso l’Iran, incrementata dai recenti attacchi alle basi Usa sul proprio territorio e dal conflitto con gli Houti dello Yemen; ma anche dalla stretta alleanza con l’America, che lascia al Regno pochi spazi di manovra. Infine, la primazia di Riad sui Paesi sunniti alimenta la competizione con Teheran per quanto riguarda l’influenza sulla regione (due galli in un pollaio).
Ma, nonostante l’analista di Arab News spieghi che l’accordo della Mecca invia un messaggio sia a Teheran che a Tel Aviv, sottolinea quanto segue: “La riconciliazione con l’Iran rimane una possibilità remota, se non un prerequisito per la stabilità regionale [neretto nostro ndr]. Ma dal 7 ottobre 2023, la brama di Israele di annettere territori palestinesi e arabi è aumentata senza controllo, convincendo i firmatari che un Israele intransigente – in procinto di abbandonare definitivamente la soluzione dei due Stati – debba ora essere contrastato dai principali attori regionali”.
“[…] Dopo l’Afghanistan, dopo l’Iraq e ora dopo l’Iran, la sete di Washington di un coinvolgimento militare a tempo indeterminato in Medio Oriente ha raggiunto il suo limite e l’opinione pubblica e un’amministrazione americana stanche della guerra cercheranno una via d’uscita non appena questo conflitto lo consentirà”.
“Arabia Saudita, Turchia e Pakistan, tutti stretti alleati degli Stati Uniti, non stanno aspettando di scoprire quando ciò accadrà. Stanno costruendo le basi per quel giorno […] la regione non può più esternalizzare la propria sicurezza quando quella che era stata presentata come una polizza assicurativa statunitense di alto livello si è rivelata fallimentare”.
Resta da capire se l’Egitto, che ha partecipato ai negoziati che hanno portato alla firma del Patto, vi aderirà. Sembra che a opporsi sia stata l’Arabia Saudita, ma, sempre che la notizia sia vera, resta che in Medio oriente i ripensamenti sono la norma. Domani il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan si reca in Egitto per una visita di due giorni…
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