Tansim, agenzia stampa iraniana, riferisce che l’Arabia Saudita sarebbe pronta a chiudere la guerra con gli Houti dello Yemen. Riportiamo: “Il corrispondente di Tasnim a Sana’a, citando fonti vicine alla delegazione negoziale yemenita a Muscat [Oman], ha riferito che, in seguito agli efficaci attacchi di Ansarullah contro le posizioni dell’esercito saudita e i suoi mercenari in Yemen, Riyad ha comunicato, in un messaggio segreto inviato alla delegazione negoziale yemenita, la sua volontà di porre fine alle ostilità e di tornare all’accordo Riyad-Sana’a del 2022”.
“Secondo le fonti, la richiesta di Riyad ha incontrato l’opposizione dei funzionari di Ansarullah. Infatti, fonti vicine alla delegazione negoziale yemenita a Muscat hanno affermato che, dopo aver ricevuto il messaggio che indicava un ripensamento da parte di Riyad rispetto alle sue recenti posizioni ostili [stava predisponendo un’invasione via terra ndr], Sana’a ha sottolineato di essere alla ricerca di garanzie serie e concrete per tutelare gli interessi del popolo yemenita, in particolare per quanto riguarda la fine dell’embargo, il pagamento di un risarcimento [dei danni di guerra ndr.] e la fine delle interferenze dell’Arabia Saudita negli affari interni dello Yemen”.
Riteniamo veritiero quanto riferisce Tansim, anche perché il blocco marittimo imposto dagli Houti alle navi saudite nel Mar Rosso sta causando danni economici enormi al Regno. Difficile condannare la reazione yemenita, dal momento che i sauditi hanno causato immani perdite allo Yemen da quando hanno attaccato gli Houti nel 2015 in un’invasione che nei loro disegni avrebbe dovuto riportare Sana’a sotto il giogo di Riyad.
Persa abbastanza presto l’illusione di un facile blitzkrieg, né poteva essere altrimenti, Israele e Stati Uniti hanno costretto il Regno a continuare a imperversare, sia attraverso attacchi aerei che imponendo un embargo che ha causato in Yemen quella che è stata definita la peggiore catastrofe umanitaria del pianeta (poi è arrivata Gaza…).
Conclusi i bombardamenti, l’embargo è rimasto ed è anzitutto per farlo revocare che gli Houti hanno preso l’iniziativa di chiudere lo Stretto di Bab el Mandeb al traffico navale saudita. Chiusura che ha riacceso l’ostilità di Riyad, che ha trovato la pronta reazione degli Houti, i quali negli ultimi giorni stanno bersagliando le forze mercenarie messe in campo dal Regno per tentare un’altra illusoria avventura via terra contro l’irriducibile antagonista.
Il fatto che a riportare la notizia del messaggio saudita nel quale si chiede la fine delle ostilità sia l’Agenzia iraniana è alquanto interessante perché Teheran potrebbe mediare tra le parti, avendo negli Houti degli alleati, un ruolo che gli consentirebbe di dialogare con Riyad anche di altro, vedi alla voce Hormuz…
Quanto all’Iran, l’Agenzia Anadolu ha riportato la seguente notizia: “Gli Stati Uniti e l’Iran hanno ‘concordato’ di estendere il cessate il fuoco di 60 giorni previsto dal Memorandum d’intesa di Islamabad, che scadrà il 17 agosto, secondo quanto riferito mercoledì all’agenzia Anadolu da fonti governative pakistane”.
“‘Entrambe le parti hanno comunicato ai mediatori il loro consenso a prorogare la scadenza’, ha affermato una fonte vicina al processo di mediazione. ‘Tuttavia, le due parti si stanno scambiando messaggi per decidere la durata della proroga’, ha aggiunto la fonte”. Fin qui l’Agenzia turca.
Interpellato dalla Reuters, un alto funzionario iraniano avrebbe affermato: “Non c’è stato nessun dialogo tra Iran e Stati Uniti per estendere il cessate il fuoco perché, dal punto di vista di Teheran, l’accordo non aveva una data di inizio e quindi non c’è nulla da prorogare”.
Una smentita che non smentisce perché l’agenzia turca non ha parlato di un dialogo diretto Usa-Iran e, affermando che non esistendo una data di inizio del cessate il fuoco non esiste neanche una scadenza, di fatto dà per scontato che non scadrà il 17 agosto. Tutto può continuare secondo i binari attuali (a meno di incidenti di percorso).
D’altronde, Teheran sta mostrando i muscoli dopo aver incassato i colpi e non può recedere da questa posizione se l’America sua volta non dismette il suo approccio muscolare. Ma un piccolo passo distensivo, per quanto piccolo, sembra sia stato fatto. Sviluppi da seguire.
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