<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Carlo Cauti Archives - InsideOver</title>
	<atom:link href="https://it.insideover.com/autore/carlo-cauti/feed" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://it.insideover.com/autore/carlo-cauti</link>
	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Mon, 19 Dec 2016 08:06:29 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.9.4</generator>

<image>
	<url>https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/cropped-logo-favicon-150x150.png</url>
	<title>Carlo Cauti Archives - InsideOver</title>
	<link>https://it.insideover.com/autore/carlo-cauti</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>Riprende la pirateria nei Caraibi</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/riprende-la-pirateria-nei-caraibi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2016 08:05:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Caraibi]]></category>
		<category><![CDATA[Pirateria]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/riprende-la-pirateria-nei-caraibi-158573.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La pirateria è tornata a terrorizzare i caraibi. Le coste dello stato venezuelano di Sucre, un tempo maggior produttore di tonno del mondo, sono infestate da imbarcazioni di ex-pescatori divenuti predoni del mare per cercare di sopravvivere alla gravissima crisi economica in cui è sprofondato il Venezuela.A Sucre molti ricordano come un tempo i porti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/riprende-la-pirateria-nei-caraibi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/riprende-la-pirateria-nei-caraibi.html">Riprende la pirateria nei Caraibi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="997" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/12/OLYCOM_20161211173038_21572304-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La pirateria è tornata a terrorizzare i caraibi. Le coste dello stato venezuelano di Sucre, un tempo maggior produttore di tonno del mondo, sono infestate da imbarcazioni di ex-pescatori divenuti predoni del mare per cercare di sopravvivere alla gravissima crisi economica in cui è sprofondato il Venezuela.A Sucre molti ricordano come un tempo i porti dello stato ospitassero la quarta flotta al mondo di pescherecci per la pesca del tonno e una prospera industria ittica. Oggi l’intero settore è al collasso, insieme a praticamente tutte le altre attività economiche in Venezuela, a causa delle scellerate decisioni del governo bolivariano. Spinti dalla disperazione e dalla fame, gang di pescatori disoccupati hanno convertito le loro imbarcazioni in navi pirata, attaccando gli altri bastimenti che si avventurano per quelle acque, rubando il carico (molto spesso pesce) e i motori. Gli sfortunati equipaggi delle navi attaccate vengono legati e gettati in mare, o spesso eliminati con armi da fuoco. Dall’inizio del 2016 le autorità locali hanno registrato quotidianamente centinaia di segnalazioni di abbordaggi in alto mare, le quali hanno provocato la morte di decine di persone.“I pescatori non riescono più a sopravvivere pescando, e per questo motivo usano le loro navi per le opzioni che gli restano: contrabbandare benzina, trafficare droga e la pirateria”, ha affermato José Antonio García, leader del principale sindacato dello stato di Sucre.Collasso economicoNella regione costiera del Venezuela, la pesca si è ridotta a meno di un terzo delle 120 mila tonnellate di tonno che il Venezuela produceva nel 2004. Lo scorso giugno Sucre è stata l’epicentro di tumulti causati dalla mancanza di alimenti, che si sono rapidamente diffusi in tutto il Paese. E pensare che lo stato di Sucre era tradizionalmente considerato un bastione della rivoluzione bolivariana di Hugo Chávez. Ma l’appoggio alla “revolucion” e al “socialismo del XXI secolo” è iniziato a scemare rapidamente quando nel 2010 il governo ha decretato la statalizzazione della maggiore azienda di pesca della regione, la Pescalba. Con risultati ovviamente disastrosi. Se un tempo i pescherecci partivano prima dell’alba e rimanevano tutto il giorno al largo, oggi più della metà della flotta rimane attraccata al porto, oziosa, con barche crivellate di colpi e scafi arrugginiti. Il porto è così silenzioso che sembra che i lavatori marittimi siano in sciopero permanente. Molte aziende private hanno trasferito le loro attività all’estero, perché il governo pretende che vendano la metà del pescato in moneta venezuelana, il bolivar, il cui valore virtuale è zero. Tanto che ormai non viene neanche più contata dagli esercenti commerciali, ma pesata con bilance.“Non ho mai visto un’implosione completa come questa senza che ci fosse una guerra a provocarla”, ha dichiarato l’economista venezuelano Alejandro Grisanti, che un tempo lavorava per la banca Barclays Capital.Zuppa di caneConseguenza diretta di sedici anni di chavismo: la fame. Le famiglie di Punta de Araya sono sopravvissute nel terzo trimestre di quest’anno nutrendosi di “<strong>zuppa di cane</strong>”, un brodo fatto con acqua del mare e i piccoli pesci che un tempo erano ributtati in mare dai pescatori. “Quelle piccole sardine hanno salvato le nostre vite”, ha dichiarato il bibliotecario Efren Pares.Disperati, i venezuelani stanno rubando quello che resta di un’era prospera, come le reti elettriche, i generatori di energia e i motori di poppa delle navi da pesca. Uccidendo senza pietà chiunque opponga resistenza. Le calde acque del Mar dei Caraibi si stanno trasformando ogni giorno di più in un violento campo di battaglia.@carlocauti</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/riprende-la-pirateria-nei-caraibi.html">Riprende la pirateria nei Caraibi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Nuovo accordo tra Colombia e Farc</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/accordo-colombia-farc.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Nov 2016 07:37:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Farc]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/accordo-colombia-farc-158513.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1090" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-1024x744.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Il governo colombiano e le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) hanno firmato oggi un nuovo accordo di pace, rinegoziato dopo che il trattato originario era stato rigettato da un referendum tenuto lo scorso 2 ottobre.La cerimonia, molto semplice e rapida, si è svolta dentro il Teatro Colón, a Bogotá. Sono stati invitati solo i &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-colombia-farc.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-colombia-farc.html">Nuovo accordo tra Colombia e Farc</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1090" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-300x218.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-768x558.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/11/LAPRESSE_20161124212332_21411436-1024x744.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Il governo colombiano e le <strong>FARC</strong> (Forze Armate Rivoluzionarie di Colombia) hanno firmato oggi un nuovo accordo di pace, rinegoziato dopo che il trattato originario era stato rigettato da un referendum tenuto lo scorso 2 ottobre.La cerimonia, molto semplice e rapida, si è svolta dentro il Teatro Colón, a <strong>Bogotá</strong>. Sono stati invitati solo i rappresentati dei cosiddetti “Paesi di garanzia” e “Paesi accompagnanti” (Cuba, Norvegia, Venezuela e Cile). Non vi sono stati inviti rivolti ad altri presidenti di Paesi della regione.L’austerità della cerimonia ha contrastato con l’immensa festa organizzata per la firma del primo accordo, siglato a Cartagena il 26 settembre, durata ben due giorni. Meno di una settimana dopo, il trattato sarebbe stato bocciato dal popolo colombiano.I negoziatori del governo e delle FARC sono stati ricevuti sul palco del teatro al grido di “<strong><em>Sì, se puede</em></strong>”. Il primo a firmare l’accordo è stato il leader delle FARC , Rodrigo &#8220;Timochenko&#8221; Londoño. Nel suo discorso, Timochenko ha dichiarato che “la guerriglia non vuole più utilizzare le armi ma solo parole per trasmettere le proprie idee”. Secondo il capo guerrigliero, l’aver ascoltato i distinti gruppi del “no” all’accordo di pace lo ha portato alla conclusione che è necessario implementare un dialogo nazionale che elimini “non solo la violenza, ma anche l’intolleranza”. Timochenko ha anche fatto appello al presidente eletto degli USA, <strong>Donald Trump</strong>, affinché il processo di pace “prosegua con l’appoggio di Washington”.In seguito è stata la volta del presidente colombiano e Premio Nobel per la Pace, Juan Manuel Santos, che ha firmato il documento e ha pronunciato un discorso nel quale ha riaffermato che dopo la sconfitta del 2 ottobre “Tutte le voci dissonanti sono state ascoltate”. “Sono sicuro che questo è un accordo migliore, perché incorpora l’immensa maggioranza dei desideri dei colombiani, ma preserva gli obiettivi essenziali dell’accordo di Cartagena”, ha dichiarato Santos.Rivolgendosi ai critici dell’accordo, il presidente colombiano ha assicurato che non vi sarà impunità, e che “i crimini contro l’umanità saranno giudicati e ci saranno condanne” così come “le vittime avranno indennizzi con i beni che le FARC hanno ottenuto in maniera illegale”.L’accordo verrà consegnato al Congresso colombiano, che lo voterà la prossima settimana. A coloro che chiedevano un nuovo referendum, Santos ha dichiarato che “il Congresso è la rappresentanza massima della società colombiana. Sono politici eletti attraverso il voto popolare e rappresentano direttamente il popolo”. “Non possiamo permettere che la guerra ritorni in Colombia. Chiedo ai parlamentari un’approvazione rapida, perché vi è un’urgenza di pace. Con la fine del cessate il fuoco i nostri sforzi si stanno sfaldando a causa dei sempre più frequenti episodi di violenza”, ha dichiarato il presidente colombiano.Santos ha anche annunciato che dopo l’approvazione da parte del Congresso, i membri delle FARC smobiliteranno e si dirigeranno agli accampamenti designati in attesa del processo o del rilascio. Inizierà allora la consegna delle armi in tre distinte fasi. &#8220;In 150 giorni tutte le armi le FARC saranno nelle mani dalle Nazioni Unite&#8221;, ha dichiarato il presidente colombiano tra gli applausi della folla.Tuttavia, gli oppositori dell’accordo di pace sottolineano come il nuovo trattato non preveda pene detentive di alcun tipo per i guerriglieri. Il gruppo del “no”, guidati dall’ex-presidente Álvaro Uribe, ha emanato un comunicato stampa in cui accusa Santos di “ingannare i cittadini” facendo pressioni per la pace a qualsiasi costo e minacciando ulteriori violenze se l’accordo non dovesse venire approvato il più rapidamente possibile.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" />Il governo e le FARC hanno accolto parte delle proposte degli oppositori all’accordo, come la limitazione del tempo di durata dei tribunali speciali e l’esigenza che la guerriglia consegni un inventario completo dei beni in suo possesso, i quali saranno utilizzati per risarcire le vittime.Il fronte de “no”, tuttavia, considera il nuovo accordo appena un “ritocchino”, e ha chiesto che altri punti vengano modificati, come ad esempio pene più dure per i guerriglieri, nessuna amnistia a coloro che hanno trafficato droga “per fini politici”, ovvero per finanziare le attività della guerriglia, così nessun diritto di partecipare alle elezioni del 2018 per gli ex-guerriglieri, a meno che questi ultimi non abbiano trascorso un periodo minimo in carcere.Gli oppositori all’accordo preparano manifestazioni di protesta per i prossimi giorni, con l’obiettivo di impedire che il nuovo accordo venga di fatto approvato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/accordo-colombia-farc.html">Nuovo accordo tra Colombia e Farc</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Una base russa in Venezuela?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/base-russa-venezuela.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 08:14:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/base-russa-venezuela-158305.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>“La Federazione Russa costruirà una base aeronavale nel litorale caraibico del Venezuela”. Così il vice ministro della Difesa di Mosca, Nikolai Pankov, ha annunciato pochi giorni fa alla Duma, la camera bassa russa, il progetto di espansione delle Forze Armate nello scacchiere sudamericano.LEGGI ANCHE: India e Cina al fianco di Russia e SiriaL’iniziativa fa parte &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/base-russa-venezuela.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/base-russa-venezuela.html">Una base russa in Venezuela?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/10/OLYCOM_20161025222539_21097370-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>“La<strong> Federazione Russa</strong> costruirà una base aeronavale nel litorale caraibico del <strong>Venezuela</strong>”. Così il vice ministro della Difesa di Mosca, Nikolai Pankov, ha annunciato pochi giorni fa alla Duma, la camera bassa russa, il progetto di espansione delle Forze Armate nello scacchiere sudamericano.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/india-e-cina-al-fianco-di-russia-e-siria/" target="_blank">LEGGI ANCHE: India e Cina al fianco di Russia e Siria</a></strong>L’iniziativa fa parte del piano del presidente russo Vladimir Putin di <strong>recuperare la rete di installazioni militari</strong> che l’Unione Sovietica manteneva in 15 diversi Paesi. In America Latina la priorità è la riattivazione della Stazione di Intelligence di Lourdes, a <strong>Cuba</strong>. Nel resto del mondo, l’espansione del complesso di Tartus e Latakia, in Siria, è un obiettivo di breve termine per ricevere truppe e equipaggiamenti destinati ai combattimenti nel martoriato Paese mediorientale. Nel caso del Venezuela, l’intenzione è costruire una <strong>base d’appoggio</strong> per la flotta e per l’aeronautica russa, con annesso centro di supporto tecnico per missioni di lunga distanza.La presenza militare di Mosca in Sud America non è una novità. Dal 2008 forze russe e venezuelane realizzano <strong>esercitazioni congiunte</strong>, alcune delle quali hanno visto il coinvolgimento di bombardieri supersonici <strong>Tupolev Tu-160</strong>, con capacità per il trasporto di 40 tonnellate di missili e bombe, tra cui ordigni nucleari di medie dimensioni, e di pezzi importanti della flotta russa, come l&#8217;incrociatore lanciamissili Pietro il Grande e il cacciatorpediniere Ammiraglio Chabanenko, ormai di casa nei porti venezuelani. Il Pietro il Grande trasporta 20 missili P-700 Granit capaci di colpire obiettivi a 700 km di distanza, già sostituiti da vettori con capacità superiore a 1500 km.Inoltre, sin dal 2005 i russi forniscono alle forze armate bolivariane equipaggiamenti militari per oltre 10 miliardi di dollari, con contratti pluriennali firmati sia da Hugo Chávez che dal suo successore, Nicolás Maduro.<strong><a href="http://www.occhidellaguerra.it/le-filippine-si-aprono-a-cina-e-russia/" target="_blank">LEGGI ANCHE: Le Filippine si aprono a Russia e Cina</a></strong>Secondo fonti del Ministero della Difesa di Caracas, il complesso militare russo potrebbe essere costruito a <strong>Puerto Cabello</strong>, sulla costa settentrionale del Venezuela, a circa 220 km di distanza dalla capitale. Una posizione strategica e di facile accesso al Mar dei Caraibi. In quel punto è installata la più grande base della marina militare venezuelana, la “<strong>Agustin Armário</strong>”. L’installazione militare richiederebbe poche modifiche per soddisfare le necessità delle navi russe. Lo stesso varrebbe per l&#8217;aeroporto della città per quanto riguarda dell’aeronautica di Mosca. A Puerto Cabello, inoltre, opera la raffineria El Palito, un grande terminal petrolifero della statale venezuelana PDVSA con capacità per 140mila barili al giorno. Benché in crisi, l’impianto sarebbe fondamentale per la fornitura di carburante alle Forze Armate russe.Tuttavia, l’annuncio della costruzione della base russa in Venezuela ha fatto scattare l’allarme rosso in <strong>Brasile</strong>. Si tratta del secondo punto di attrito nelle delicate relazioni tra Brasilia e Caracas, insieme all’ondata di profughi venezuelani che stanno inondando i confini settentrionali del Brasile. La questione è trattata con riserbo dal governo del presidente Michel Temer. In una nota, il Ministero della Difesa brasiliano ha reso noto che non commenterà la questione. Silenzio totale dal Ministero degli Esteri. Tuttavia, ufficiali dell’area di studi strategici di due dei tre comandi militari brasiliani hanno ammesso informalmente che la situazione è strettamente monitorata.<img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" class="alignnone size-full wp-image-17415" src="http://www.occhidellaguerra.it/wp-content/uploads/2016/10/banner_cristiani.jpg" alt="banner_cristiani" />Il nervosismo a Brasilia è evidente, soprattutto in un momento di forte <strong>instabilità in Venezuela</strong>, con il governo di Maduro e le opposizioni che hanno dissotterrato l’ascia di guerra dopo la decisione del Consiglio Nazionale Elettorale di Caracas di sospendere il referendum revocatorio sul mandato del presidente. Decisione che ha scatenato le piazze contro il governo bolivariano e, ovviamente, la conseguente violenta repressione.Il Brasile si è storicamente opposto all’apertura di basi militari straniere nel Cono Sud, regione che considera come area strategica di sua competenza nella quale cerca di preservare la pace, rifiutando contestualmente interferenze esterne. Nel 2009 l’accordo tra Stati Uniti e Colombia per l’apertura di basi militari permanenti come parte del “Plan Colombia” per il contrasto al narcotraffico venne duramente contrastato dal Brasile, che utilizzò tutti gli strumenti politici a sua disposizione facendo naufragare il progetto. Gli americani ci hanno recentemente riprovato con il nuovo governo argentino del presidente Mauricio Macri, cercando di posizionare una base militare nella regione della Triplice Frontiera, tra Brasile, Paraguay e Argentina, questa volta con la scusa di combattere il terrorismo. Anche in questo caso, la risposta brasiliana è stata dura. Non se n’è fatto nulla. Ora resta da vedere quale sarà la reazione a questo progetto russo. Sempre se mai si farà, vista la situazione politica in Venezuela ed economica in Russia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/base-russa-venezuela.html">Una base russa in Venezuela?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Il piano dell&#8217;Isis per colpire Rio</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 19:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/il-piano-dellisis-per-colpire-rio-157527.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>São Paulo &#8211; La polizia federale brasiliana ha arrestato oggi dieci persone, accusate di preparare attacchi terroristici da realizzare durante i Giochi Olimpici di Rio de Janeiro. Si tratta dei primi arresti basati sulla nuova legge antiterrorismo, varata dal Congresso brasiliano nel marzo 2016. In totale sono stati emanati 12 mandati d’arresto temporaneo di 30 &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html">Il piano dell&#8217;Isis per colpire Rio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1070" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-300x214.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-768x548.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160721172951_20041926-1024x730.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p><strong>São Paulo &#8211; </strong>La polizia federale brasiliana ha arrestato oggi dieci persone, accusate di preparare <strong>attacchi</strong> <strong>terroristici</strong> da realizzare durante i <strong>Giochi Olimpici di Rio de Janeiro</strong>. Si tratta dei primi arresti basati sulla nuova legge antiterrorismo, varata dal Congresso brasiliano nel marzo 2016. In totale sono stati emanati 12 mandati d’arresto temporaneo di 30 giorni, prorogabili per ulteriori 30. Il tempo necessario per la conclusione delle Olimpiadi, che inizieranno tra quindici giorni. Due sospettati sono in fuga, ma la polizia li avrebbe già individuati.L’operazione, denominata “Operação Hashtag”, si è svolta in dieci stati della federazione (Amazonas, Ceará, Paraíba, Goiás, Minas, Rio, São Paulo, Paraná, Rio Grande do Sul e Mato Grosso), ed è stata portata avanti con obiettivo di appurare la partecipazione di brasiliani in organizzazioni criminali o terroristiche internazionali, come lo <strong>Stato islamico</strong>, in modo da prevenire possibili attentati. Gli arrestati partecipavano ad un gruppo on line chiamato “Difensori della Sharia”. Secondo la polizia federale brasiliana, le intercettazioni telefoniche hanno mostrato come gli arrestati “incitavano alla <strong>intolleranza razziale</strong>, di genere e religiosa, e si preparavano all’uso di <strong>armi</strong> e a <strong>tecniche di guerriglia</strong>”.Secondo il Ministero della Giustizia di Brasilia, le indagini hanno permesso di individuare in tutto il territorio nazionale <strong>un centinaio di simpatizzanti</strong>, apologeti e addirittura “membri battezzati” dallo Stato islamico, ovvero soggetti che hanno giurato fedeltà al califfo <strong>Abu Al-Baghdadi</strong>. Gli arresti sarebbero partiti nel momento in cui i sospettati sono passati da semplici commenti on line su social network ad una preparazione effettiva di attacchi terroristici. Alcuni di loro stavano negoziando l’<strong>acquisto di fucili AK-47</strong> da trafficanti paraguaiani. I servizi di intelligence brasiliani sono riusciti ad intercettare l’ordinativo di armi e così risalire a tutta la cellula e procedere con gli arresti. Secondo il ministro della Giustizia brasiliano, Alexandre Moraes , i sospettati, tutti cittadini brasiliani, comunicavano tra loro via Internet e con le app di messaggistica istantanea <strong>Whatsapp</strong> e <strong>Telegram</strong>. Per ragioni di sicurezza e per “assicurare l’esito dell’operazione ancora in corso”, la polizia brasiliana non ha divulgato i nomi degli arrestati. Il processo, attualmente in corso, è stato secretato dalle autorità giudiziarie.“I sospetti avevano iniziato a fare <strong>addestramento</strong>, praticando <strong>arti marziali</strong> e <strong>maneggiando armi</strong> e <strong>munizioni</strong>” ha dichiarato il ministro della Giustizia brasiliano. Moraes ha sottolineato come il Brasile si prepara a combattere possibili atti di terrorismo durante le Olimpiadi di Rio, che iniziano il prossimo 5 agosto con la cerimonia di apertura allo stadio del Maracanã. Un evento in cui il gigante sudamericano riceverà capi di Stato e di governo di tutto il mondo. Le misure di sicurezza a Rio de Janeiro sono state rafforzate dopo l’attentato di Nizza, soprattutto perché il lungomare di Copacabana, punto turistico principale della città, ha un lungomare molto simile a quello della città francese.Oltre ai dieci arresti, le autorità brasiliane hanno messo sotto indagine un’<strong>organizzazione non governativa</strong> (ONG) attiva in Brasile, che operava ufficialmente in campo umanitario ed educativo, ma che avrebbe organizzato incontri e seminari in tutto il territorio nazionale a difesa dello Stato islamico e per la divulgazione della legge coranica. Il nome della ONG non è stato divulgato dalle autorità.L’<strong>Operazione Hashtag</strong> è la prima di questo genere realizzata sul territorio brasiliano, ed è stata resa possibile dalla collaborazione della polizia federale brasiliana e dei servizi segreti di Brasilia, la ABIN (Agência Brasileira de Inteligência) con i servizi di intelligence internazionali.<strong>Il Brasile ospita la più grande comunità di origine araba delle Americhe</strong>, con oltre venti milioni di discendenti arabi, provenienti principalmente da Libano e Siria. La maggior parte di loro perfettamente integrati nella società brasiliana, soprattutto perché di religione cristiano maronita e quindi più facilmente assimilabile in un Paese a forte maggioranza cattolica. Tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’70, è iniziata una migrazione di arabi musulmani dal Medio Oriente, soprattutto sciiti libanesi, che si sono installati in diversi stati brasiliani, ma soprattutto nella regione della Triplice Frontiera, tra Argentina, Paraguai e Brasile. Una zona grigia da dove passa un enorme flusso di contrabbando, incluse armi, munizioni e droga. Da anni i servizi brasiliani e le intelligence di mezzo mondo, americani in primis, monitorano le attività economiche degli arabi in quella regione, principalmente nella città di Foz do Iguaçu, dove diverse persone sono state indagate per riciclaggio di denaro e finanziamento ad Hezbollah.La scorsa settimana il Brasile ha espulso un cittadino franco-algerino, Adlène Hicheur, professore all’Università Federale di Rio de Janeiro, condannato in Francia nel 2009 per legami con il terrorismo internazionale. E il 29 giugno scorso è stato diramato un allerta su tutto il territorio brasiliano per un ex-detenuto di Guantanamo, Jihad Ahmad Deyab, siriano, che sarebbe fuggito dall’Uruguay ed entrato in Brasile, facendo perdere le sue tracce. Deyab era stato portato in Uruguay dalla prigione americana grazie ad un accordo tra i presidenti degli USA, Barack Obama e José Mujica.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-piano-dellisis-per-colpire-rio.html">Il piano dell&#8217;Isis per colpire Rio</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Rio è nel caos dei narcos</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 18:19:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Rio de Janeiro]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.insideover.com/uncategorized/rio-e-nel-caos-dei-narcos-157103.html</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Corpi sul marciapiede, sparatorie, esecuzioni, rapine che finiscono spesso in tragedia. La morte è divenuta una violenta banalità in quella che i brasiliani orgogliosamente chiamano la “Cidade Maravilhosa”. In meno di trenta giorni Rio de Janeiro ospiterà le Olimpiadi. Sarà una festa di suoni, colori e luci. Ma quello che accade quando calano le tenebre, durante la notte, &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html">Rio è nel caos dei narcos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/LAPRESSE_20160717134339_19995465-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Corpi sul marciapiede, sparatorie, esecuzioni, rapine che finiscono spesso in tragedia. La morte è divenuta una violenta banalità in quella che i brasiliani orgogliosamente chiamano la “<strong>Cidade Maravilhosa</strong>”. In meno di trenta giorni <strong>Rio de Janeiro</strong> ospiterà le <strong>Olimpiadi</strong>. Sarà una festa di suoni, colori e luci. Ma quello che accade quando calano le tenebre, durante la notte, per le strade di Rio non può che essere descritto con una parola: <strong>barbarie</strong>. Banditi e narcotrafficanti prendono possesso delle principali vie di comunicazione e come dicono i <strong>cariocas</strong>, esasperati da questa situazione, “<strong>tocam o terror</strong>”. Fucilate tra fazioni che disputano il territorio a suon di armi calibro .50 e tra banditi e forze di polizia. Queste ultime mal equipaggiate, poco addestrate e con i salari in ritardo a causa della crisi economica, che rispondono con altrettanta brutalità.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/il-pugno-duro-della-polizia-brasiliana/" target="_blank">Per approfondire: Nelle favelas è tolleranza zero</a>Il prestigioso settimanale brasiliano ha pubblicato questa settimana uno speciale sulla violenza nella città sede dei Giochi Olimpici, con 16 reporter dispiegati sul campo dietro alle pattuglie della polizia carioca per due giorni. Il bilancio è da guerra civile: <strong>27 morti</strong>, 20 feriti, 19 sparatorie e sette “arrastões”, rapine di massa compiute da banditi armati tra le auto bloccate nel traffico. In media, <strong>una vittima ogni due ore</strong>. E si parla solo quelle registrate ufficialmente. A Rio molti corpi spariscono nel nulla senza lasciare traccia, soprattutto nel caso di regolamenti di conti tra fazioni rivali di <strong>narcos</strong>. Bruciati o lanciati nelle acque dell’oceano.L’epidemia di violenza che ha colpito la città e lo stato di Rio de Janeiro appare evidente nei numeri divulgati dalla polizia locale: solo tra gennaio e maggio 2016 le rapine finite in omicidi, chiamate tecnicamente “<strong>latrocínios</strong>”, sono <strong>aumentate del 37%</strong> rispetto allo stesso periodo del 2015. È stato il caso di <strong>Antônio Oliveira</strong>, 42 anni, pompiere costretto ad un doppio lavoro come taxista di Uber durante la notte a causa dei ritardi nei pagamenti dello stipendio. Gli hanno sparato due colpi di pistola alla testa durante una rapina nella città di <strong>São Gonçalo</strong>, nella Grande Rio de Janeiro. La moglie, incinta di della terza figlia, ha appreso della morte del marito via Facebook.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/f0Bg0KDJuFA" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>La violenza è sempre stata un problema cronico di Rio de Janeiro. Ma secondo alcuni analisti l’attuale crisi economica in cui versa il Brasile, e lo stato di Rio in particolare, potrebbe aver incancrenito la questione, scatenando l’ondata di brutalità che sta insanguinando la <strong>Baia di Guanabara</strong>. Lo stato di Rio, fortemente dipendente dalle attività petrolifere del “Pré-Sal” che si svolgono al largo delle sue coste, è in <strong>bancarotta</strong> a causa del crollo del prezzo del petrolio e dello scandalo di mazzette che ha coinvolto la <strong>Petrobras</strong>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/brasile-di-sangue-la-strage-dei-neri/" target="_blank">Per approfondire: La strage dei neri</a>La statale petrolifera brasiliana, la cui sede è a Rio, ha dovuto tagliare pesantemente gli investimenti a causa dei sospetti di superfatturazioni, <strong>licenziando decine di migliaia di funzionari</strong>. La contrazione dell’attività economico e il crollo delle royalties hanno obbligato le autorità cariocas a chiedere aiuto al governo federale, in modo da cercare di portare avanti una parvenza minima di macchina pubblica almeno fino ai Giochi Olimpici, ma non riuscendo più a pagare puntualmente gli stipendi ai propri dipendenti. I tagli sono stati inevitabili, e la sicurezza non è stata risparmiata. “Terribile”, l’ha giudicata il sindaco di Rio, <strong>Eduardo Paes</strong>, rispondendo ad una domanda sulla condizione della sicurezza in città durante un’intervista rilasciata alla <em><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://edition.cnn.com/2016/07/04/americas/rio-olympics-mayor-police/" target="_blank">Cnn </a></em>la scorsa settimana. Nelle periferie di Rio e nella <strong>Baixada Fluminense</strong>, la cintura di sei municipi che compongono la Grande Rio, il numero dei poliziotti è stato tagliato fino a <strong>un agente ogni 2500 abitanti</strong>. Il minimo consigliato dallo stesso governo brasiliano è uno ogni 250 abitanti. E si tratta della regione attraversata dall’unica strada che va dall’<strong>Aeroporto Tom Jobim</strong> al centro città, la “<strong>Linha Vermelha</strong>”. Percorso obbligato per atleti e turisti, dove ragazzini della favela del <strong>Complexo da Maré</strong> amano farsi foto con i fucili d’assalto puntati verso le auto che sfrecciano, per poi postarle su Instagram.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/jt0UpPGn-fE" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Ovviamente oggi sono i narcos e le milizie che dettano legge in queste zone. E la truculenza è diventata quotidianità. Non è difficile incontrare capannelli di passanti attorno ad un corpo crivellato di colpi per strada. È stato il caso di Anderson Patrício, 39 anni, ucciso con 11 colpi da due uomini su una moto a <strong>Realengo</strong>, quartiere ad ovest di Rio, durante un caldo pomeriggio di luglio. Quando la polizia è arrivata sul posto ha trovato molti curiosi che guardavano la scena seduti tranquillamente in tavolini del bar di fianco, bevendo una birra ghiacciata, e bambini in ciabatte appollaiati sui marciapiedi di fronte al cadavere, masticando pop-corn. Scene del genere sono diventate così comuni che gli abitanti hanno stabilito una macabra convivenza con la morte. “È vida que segue”, dicono da queste parti, in una città in cui 1202 persone sono state assassinate nel 2015. A <strong>Chicago</strong>, città più violenta degli <strong>Usa</strong> e rivale di Rio per essere sede olimpica nel 2016, lo scorso anno gli omicidi sono stati 470. E la sicurezza non è garantita neanche per i turisti. Gli “assaltos”, le rapine che non finiscono in morte, battono ogni record: una ogni quattro minuti. Ma l’incubo vero per i cariocas e per chi verrà a vedere le Olimpiadi si chiama “arrastão”. Marchio registrato del terrore imposto a Rio.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/pTBH_zfcvz8" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Banditi che chiudono intere tangenziali all’ora di punta dirottando autobus, mettendoli di traverso e incendiandoli. Le auto imbottigliate diventano così facile preda per ragazzini con armi da guerra. Lo scorso sabato è toccato al <strong>Túnel Rebouças</strong>, la principale arteria tra la zona nord e sud della città. Solo nell’ultimo week end sono stati ben sette gli arrastões registrati. E gli automobilisti, quando percepiscono il pericolo, scendono dalle loro auto e corrono in direzione contraria. O, se possono, fanno inversione di marcia e affrontano la strada contromano. Meglio che affrontare un ragazzino con <strong>AK-47</strong>. E a dimostrazione del pragmatismo brasiliano, è già stata creata un’application per smartphones, “<strong>Fogo Cruzado</strong>”, che segnala le sparatorie e le rapine per la città e l’area metropolitana. Scene da guerre balcaniche in una grande città del Brasile, che ad agosto diverrà la capitale del mondo dello sport.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/rio-e-nel-caos-dei-narcos.html">Rio è nel caos dei narcos</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>

<!--
Performance optimized by W3 Total Cache. Learn more: https://www.boldgrid.com/w3-total-cache/?utm_source=w3tc&utm_medium=footer_comment&utm_campaign=free_plugin

Object Caching 52/218 objects using Redis
Page Caching using Disk: Enhanced 
Minified using Disk

Served from: it.insideover.com @ 2026-08-29 16:11:52 by W3 Total Cache
-->