Corpi sul marciapiede, sparatorie, esecuzioni, rapine che finiscono spesso in tragedia. La morte è divenuta una violenta banalità in quella che i brasiliani orgogliosamente chiamano la “Cidade Maravilhosa”. In meno di trenta giorni Rio de Janeiro ospiterà le Olimpiadi. Sarà una festa di suoni, colori e luci. Ma quello che accade quando calano le tenebre, durante la notte, per le strade di Rio non può che essere descritto con una parola: barbarie. Banditi e narcotrafficanti prendono possesso delle principali vie di comunicazione e come dicono i cariocas, esasperati da questa situazione, “tocam o terror”. Fucilate tra fazioni che disputano il territorio a suon di armi calibro .50 e tra banditi e forze di polizia. Queste ultime mal equipaggiate, poco addestrate e con i salari in ritardo a causa della crisi economica, che rispondono con altrettanta brutalità.Per approfondire: Nelle favelas è tolleranza zeroIl prestigioso settimanale brasiliano ha pubblicato questa settimana uno speciale sulla violenza nella città sede dei Giochi Olimpici, con 16 reporter dispiegati sul campo dietro alle pattuglie della polizia carioca per due giorni. Il bilancio è da guerra civile: 27 morti, 20 feriti, 19 sparatorie e sette “arrastões”, rapine di massa compiute da banditi armati tra le auto bloccate nel traffico. In media, una vittima ogni due ore. E si parla solo quelle registrate ufficialmente. A Rio molti corpi spariscono nel nulla senza lasciare traccia, soprattutto nel caso di regolamenti di conti tra fazioni rivali di narcos. Bruciati o lanciati nelle acque dell’oceano.L’epidemia di violenza che ha colpito la città e lo stato di Rio de Janeiro appare evidente nei numeri divulgati dalla polizia locale: solo tra gennaio e maggio 2016 le rapine finite in omicidi, chiamate tecnicamente “latrocínios”, sono aumentate del 37% rispetto allo stesso periodo del 2015. È stato il caso di Antônio Oliveira, 42 anni, pompiere costretto ad un doppio lavoro come taxista di Uber durante la notte a causa dei ritardi nei pagamenti dello stipendio. Gli hanno sparato due colpi di pistola alla testa durante una rapina nella città di São Gonçalo, nella Grande Rio de Janeiro. La moglie, incinta di della terza figlia, ha appreso della morte del marito via Facebook.

La violenza è sempre stata un problema cronico di Rio de Janeiro. Ma secondo alcuni analisti l’attuale crisi economica in cui versa il Brasile, e lo stato di Rio in particolare, potrebbe aver incancrenito la questione, scatenando l’ondata di brutalità che sta insanguinando la Baia di Guanabara. Lo stato di Rio, fortemente dipendente dalle attività petrolifere del “Pré-Sal” che si svolgono al largo delle sue coste, è in bancarotta a causa del crollo del prezzo del petrolio e dello scandalo di mazzette che ha coinvolto la Petrobras.Per approfondire: La strage dei neriLa statale petrolifera brasiliana, la cui sede è a Rio, ha dovuto tagliare pesantemente gli investimenti a causa dei sospetti di superfatturazioni, licenziando decine di migliaia di funzionari. La contrazione dell’attività economico e il crollo delle royalties hanno obbligato le autorità cariocas a chiedere aiuto al governo federale, in modo da cercare di portare avanti una parvenza minima di macchina pubblica almeno fino ai Giochi Olimpici, ma non riuscendo più a pagare puntualmente gli stipendi ai propri dipendenti. I tagli sono stati inevitabili, e la sicurezza non è stata risparmiata. “Terribile”, l’ha giudicata il sindaco di Rio, Eduardo Paes, rispondendo ad una domanda sulla condizione della sicurezza in città durante un’intervista rilasciata alla Cnn la scorsa settimana. Nelle periferie di Rio e nella Baixada Fluminense, la cintura di sei municipi che compongono la Grande Rio, il numero dei poliziotti è stato tagliato fino a un agente ogni 2500 abitanti. Il minimo consigliato dallo stesso governo brasiliano è uno ogni 250 abitanti. E si tratta della regione attraversata dall’unica strada che va dall’Aeroporto Tom Jobim al centro città, la “Linha Vermelha”. Percorso obbligato per atleti e turisti, dove ragazzini della favela del Complexo da Maré amano farsi foto con i fucili d’assalto puntati verso le auto che sfrecciano, per poi postarle su Instagram.
Ovviamente oggi sono i narcos e le milizie che dettano legge in queste zone. E la truculenza è diventata quotidianità. Non è difficile incontrare capannelli di passanti attorno ad un corpo crivellato di colpi per strada. È stato il caso di Anderson Patrício, 39 anni, ucciso con 11 colpi da due uomini su una moto a Realengo, quartiere ad ovest di Rio, durante un caldo pomeriggio di luglio. Quando la polizia è arrivata sul posto ha trovato molti curiosi che guardavano la scena seduti tranquillamente in tavolini del bar di fianco, bevendo una birra ghiacciata, e bambini in ciabatte appollaiati sui marciapiedi di fronte al cadavere, masticando pop-corn. Scene del genere sono diventate così comuni che gli abitanti hanno stabilito una macabra convivenza con la morte. “È vida que segue”, dicono da queste parti, in una città in cui 1202 persone sono state assassinate nel 2015. A Chicago, città più violenta degli Usa e rivale di Rio per essere sede olimpica nel 2016, lo scorso anno gli omicidi sono stati 470. E la sicurezza non è garantita neanche per i turisti. Gli “assaltos”, le rapine che non finiscono in morte, battono ogni record: una ogni quattro minuti. Ma l’incubo vero per i cariocas e per chi verrà a vedere le Olimpiadi si chiama “arrastão”. Marchio registrato del terrore imposto a Rio.
Banditi che chiudono intere tangenziali all’ora di punta dirottando autobus, mettendoli di traverso e incendiandoli. Le auto imbottigliate diventano così facile preda per ragazzini con armi da guerra. Lo scorso sabato è toccato al Túnel Rebouças, la principale arteria tra la zona nord e sud della città. Solo nell’ultimo week end sono stati ben sette gli arrastões registrati. E gli automobilisti, quando percepiscono il pericolo, scendono dalle loro auto e corrono in direzione contraria. O, se possono, fanno inversione di marcia e affrontano la strada contromano. Meglio che affrontare un ragazzino con AK-47. E a dimostrazione del pragmatismo brasiliano, è già stata creata un’application per smartphones, “Fogo Cruzado”, che segnala le sparatorie e le rapine per la città e l’area metropolitana. Scene da guerre balcaniche in una grande città del Brasile, che ad agosto diverrà la capitale del mondo dello sport.

Articolo di Carlo Cauti