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	<title>Trattato di non proliferazione nucleare Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Mon, 09 May 2022 17:48:08 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Trattato di non proliferazione nucleare Archives - InsideOver</title>
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		<title>L’Ucraina e lo spettro dell’olocausto nucleare: rischi e prospettive</title>
		<link>https://it.insideover.com/difesa/lucraina-e-lo-spettro-dellolocausto-nucleare-rischi-e-prospettive.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jean Marie Reure]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 May 2022 05:12:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Difesa]]></category>
		<category><![CDATA[Attacco nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Deterrenza nucleare]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Ucraina]]></category>
		<category><![CDATA[nato]]></category>
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		<category><![CDATA[Trattato di non proliferazione nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il protrarsi dell’“operazione speciale” in Ucraina voluta da Vladimir Putin e le crescenti tensioni fra Nato e Russia hanno nuovamente acceso i riflettori sulla possibilità dell’impiego di armi nucleari. In effetti lo spettro di un olocausto nucleare che tanto aveva marcato l’immaginario collettivo durante la Guerra fredda, nel mondo uni (o multi) polare a guida &#8230; <a href="https://it.insideover.com/difesa/lucraina-e-lo-spettro-dellolocausto-nucleare-rischi-e-prospettive.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/difesa/lucraina-e-lo-spettro-dellolocausto-nucleare-rischi-e-prospettive.html">L’Ucraina e lo spettro dell’olocausto nucleare: rischi e prospettive</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2022/05/Agenzia_Fotogramma_IPA30620407-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p style="text-align: left;">Il protrarsi dell’“operazione speciale” in <strong>Ucraina</strong> voluta da <strong>Vladimir Putin</strong> e le crescenti tensioni fra Nato e Russia hanno nuovamente acceso i riflettori sulla possibilità dell’impiego di armi nucleari. In effetti lo spettro di un olocausto nucleare che tanto aveva marcato l’immaginario collettivo durante la Guerra fredda, nel mondo uni (o multi) polare a guida Usa sembrava essere stato relegato ai margini della storia. Se la minaccia di una guerra nucleare nel 2021 era assurta a lontana reminiscenza di un’epoca ormai passata, dal 24 febbraio 2022 è tornata come tema di cocente attualità. Un evento ospitato dall’Università degli Studi di Torino, che ha visto la collaborazione di esperti dell’Istituto di Affari Internazionali (Iai) e del Centro per il Disarmo e la Non-Proliferazione di Vienna (Vcndp) ci aiuta a far luce sulla questione, mettendo in evidenza quali sono i rischi concreti per l’Europa e per il mondo e quale sarà l’impatto della guerra in Ucraina sugli sforzi per la non proliferazione e il disarmo.</p>
<h2 style="text-align: left;">Uno scontro nucleare è possibile?</h2>
<p style="text-align: left;">I principali media occidentali hanno assiduamente riportato le contrastanti dichiarazioni di Putin e dell’establishment russo sull’impiego di armi nucleari, dalle velate minacce del presidente che parla di “conseguenze mai sperimentate prima nella storia” in caso di interferenza diretta della Nato nell’ “operazione speciale” alle <a href="https://it.insideover.com/guerra/lavrov-spegne-il-rischio-nucleare-ma-le-sue-parole-nascondono-vari-messaggi.html">rassicurazioni di Lavrov</a> circa l’intenzione della <strong>Russia</strong> di utilizzare esclusivamente armi convenzionali in Ucraina. A creare ulteriori preoccupazioni sono poi gli <a href="https://www.ilgiornale.it/news/mondo/sirene-esplosioni-e-bombe-notte-fuoco-ucraina-2026623.html?_ga=2.230884312.670560958.1652082874-479414646.1620211516">avvertimenti del direttore della CIA Burns</a> e di numerose altre agenzie di intelligence occidentali su una possibile <strong>escalation nucleare</strong>. D’altro canto nei media russi, ben rappresentati dalla controversa figura del conduttore televisivo Vladimir Solovyov, la questione dell’impiego della bomba atomica sembra essere stata ormai ampiamente sdoganata. Gli esperti invitati negli studi di Rossya 1 e di altre grandi emittenti russe si trovano infatti a discutere infografiche che mostrano l’obliterazione delle principali capitali europee e tsunami che devasterebbero le coste del Regno Unito con sconcertante naturalezza. Al di là del battage mediatico, è però lecito domandarsi se la paura di un olocausto nucleare abbia un reale fondamento e quali saranno le conseguenze della guerra in Ucraina sugli accordi per la non-proliferazione e il disarmo.</p>
<p style="text-align: left;">Secondo il Professor <strong>Nikolai Sokov</strong>, già dipendente del ministero degli esteri dell’Unione Sovietica, partecipante ai negoziati per gli accordi Start I e II (Strategic Arms Reduction Treaty) e senior researcher presso il Vcndp e il James Martin Center for Nonproliferation Studies, la guerra in Ucraina desta non poche preoccupazioni sotto il profilo nucleare. In primo luogo, perché è la prima guerra che coinvolge direttamente una potenza nucleare, ed è per giunta combattuta vicino ai suoi confini. Un secondo elemento di preoccupazione scaturisce poi dai riferimenti, diretti o indiretti, di svariati decisori russi all’arsenale atomico della Federazione. Se la dottrina russa circa l’impiego di armi nucleari (aggiornata nel 2020) rimane fondamentalmente invariata dalla Guerra fredda, i frequenti riferimenti all’arma nucleare indicano una certa risolutezza da parte dei russi.</p>
<p style="text-align: left;">Quello della deterrenza nucleare, spiega infatti Sokov, è un meccanismo precipuamente psicologico: facendo riferimento all’impiego dell’arma atomica uno Stato non solo indica la propria determinazione nel perseguire il proprio interesse nazionale, ma passa anche “la palla” all’avversario. La scelta se agire o meno spetterà infatti al secondo attore, sapendo che se con le proprie azioni supererà una determinata soglia, cioè una linea rossa, scatenerà la reazione (nucleare) del primo attore. Questo meccanismo si esplica dunque attraverso la chiara definizione di linee rosse e regole vincolanti circa l’impiego dell’arma atomica, che ci riportano agli scenari tipici della Guerra fredda. Tradizionalmente la linea rossa per l’impiego di armi nucleari tracciata dalla Federazione Russa (e non solo) è quella di un attacco ai suoi territori o alle sue infrastrutture critiche. Questo significa che l’arma atomica può essere impiegata esclusivamente a scopo difensivo. Sin qui, nessuna differenza rispetto alle dinamiche denl Novecento. Quello che desta preoccupazioni è però che i riferimenti all’arsenale atomico di questi mesi avvengono in un contesto diverso, di un’azione offensiva da parte della Russia. In queste circostanze non esistono regole precise né linee rosse esplicite, il che crea incertezza e lascia un ampio margine di manovra a Putin. Più la guerra si protrae, maggiore è il rischio di superare (volutamente o meno) una linea rossa.</p>
<p style="text-align: left;">Questo significa che la Russia potrebbe utilizzare un’arma nucleare tattica (cioè con un potenziale esplosivo non superiore ad un kiloton)? Secondo Sokov si tratta di una possibilità piuttosto remota, in primo luogo, perché una simile arma non è mai stata utilizzata. In secondo luogo, perché un’escalation da parte Russa vedrebbe prima l’impiego di armi convenzionali dal maggior potenziale distruttivo e solo in un secondo tempo, eventualmente, il ricorso ad armi nucleari. E se si arrivasse comunque all’impiego di armi nucleari? Anche in questo caso l’escalation sarebbe graduale, e non partirebbe certo da testate “tattiche”. Il primo passo, sostiene Sokov, sarebbe quello di un test atomico sotterrano. Seguirebbe poi un test all’aria aperta, probabilmente nell’artico, e solo come terza istanza si vedrebbe l’impiego di una testata tattica contro un bersaglio reale.</p>
<h2 style="text-align: left;">Possibile, poco probabile, ma soprattutto evitabile</h2>
<p style="text-align: left;">La buona notizia è che questo tipo di escalation non è irreversibile, ed esiste un vero e proprio arsenale diplomatico per arrestare un possibile scontro atomico fra superpotenze. In uno scenario di questo tipo la comunità internazionale non rimarrebbe spettatrice, ed interverrebbe diplomaticamente per rassicurare ambo le parti e avviare un processo di de-escalation. Scartata l’eventualità di un olocausto nucleare, gli elementi che destano maggiori preoccupazioni sono due: il potenziale distruttivo della guerra in Ucraina per gli accordi di <strong>non proliferazione</strong> e le intenzioni dei paesi Nato nei confronti della Russia.</p>
<p style="text-align: left;">Secondo Federica Dell’Arche, ricercatrice presso lo Iai e esperta di nonproliferazione e disarmo, i riferimenti all’arma atomica da parte delle autorità russe rischiano di incrinare i successi ottenuti sinora nel campo della nonproliferazione. Se la Russia dovesse vincere la guerra in Ucraina (anche) grazie alla minaccia dell’arma atomica, questo potrebbe spingere altre potenze revisioniste dell’<strong>ordine internazionale</strong> a denunciare gli accordi di nonproliferazione e a sviluppare nuove armi atomiche per poter avanzare i propri interessi senza timore di ritorsioni. Se al contrario la Russia uscisse pubblicamente sconfitta dall’Ucraina, questo decreterebbe l’inefficacia dei meccanismi di deterrenza nucleare nel mondo multipolare e potrebbe convincere numerosi paesi a rinunciare ai propri costosissimi arsenali nucleari. Quest’ultima ipotesi sembra però sfortunatamente poco plausibile: è infatti pressoché impossibile che il <strong>Cremlino</strong> dichiari pubblicamente la propria sconfitta, specie a fronte del costo altissimo che la guerra in Ucraina ha imposto ai russi in termini umani e di mezzi.</p>
<p style="text-align: left;">Paradossalmente ad oggi il rischio più alto è rappresentato dalle intenzioni dei <strong>paesi Nato</strong>. Non è infatti ancora chiaro, al di là dell’esito della guerra in Ucraina, quale sia la strategia dell’Occidente nei confronti della Russia. Le dichiarazioni degli scorsi giorni hanno chiarito che i paesi Nato non intendono concedere alla Russia alcuna vittoria, il che è comprensibile. Tuttavia, come ha <a href="https://www.challenges.fr/monde/ukraine-la-paix-ne-se-construira-pas-dans-l-humiliation-de-la-russie-affirme-macron_812546">sottolineato il presidente francese Macron</a> questo lunedì, la pace non si può costruire umiliando la Russia. Le voci che si elevano dall’altra sponda dell’Atlantico evocando un cambio di regime sono in questo senso controproduttive e rischiose: proprio perché ci muoviamo oggi in un contesto di incertezza, mettere Putin e il Cremlino con le spalle al muro di fatto accresce le possibilità di un confronto nucleare. Se la deterrenza nucleare è un meccanismo soprattutto psicologico, è anche vero che proprio la paura di perdere o di essere umiliati può dare luogo a conseguenza irreversibili.</p>
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		<title>Israele e il nucleare in Medio Oriente</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/israele-e-il-nucleare-in-medio-oriente.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Battaglia]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2019 16:24:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Agenzia internazionale per l'energia atomica (AIEA)]]></category>
		<category><![CDATA[Armi nucleari]]></category>
		<category><![CDATA[Nazioni Unite (Onu)]]></category>
		<category><![CDATA[Trattato di non proliferazione nucleare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="765" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-1024x522.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Quando lo scorso 19 novembre, al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York si è aperta la “Conference on the Establishment of a Middle East Zone Free of Nuclear Weapons and Other Weapons of Mass Destruction”, che ha visto riuniti i leader delle principali nazioni mediorientali per discutere di un progetto di non proliferazione degli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/israele-e-il-nucleare-in-medio-oriente.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="765" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/LAPRESSE_20191112212304_31086390-e1575194542326-1024x522.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Quando lo scorso 19 novembre, al Palazzo di Vetro dell’ONU a New York si è aperta la “<strong>Conference on the Establishment of a Middle East Zone Free of Nuclear Weapons and Other Weapons of Mass Destruction</strong>”, che ha visto riuniti i leader delle principali nazioni mediorientali per discutere di un progetto di non proliferazione degli armamenti nucleari e delle armi di distruzione di massa in Medio Oriente, in molti non hanno potuto fare a meno di notare la mancanza di un Paese fondamentale al tavolo delle trattative: <strong>Israele</strong>.</p>
<p>Una assenza “pesante” quella dei rappresentanti israeliani, specialmente considerando che, in mezzo alle tensioni e ai conflitti storici mai risolti che continuano a destabilizzare la regione, gli spiragli per risolvere con la diplomazia il problema della corsa al nucleare e della diffusione delle armi di distruzione di massa sembrano restringersi ogni giorno di più.</p>
<p>I recenti tentativi dell’Iran di arricchire l’uranio e di dotarsi di un’arma atomica per garantire la propria supremazia regionale (e ridurre al minimo il rischio di “regime change”)  sebbene abbiano contribuito ad alzare notevolmente la pressione sullo scenario mediorientale, attirando l’attenzione di Israele e degli Stati Uniti, sono semplicemente la punta dell’iceberg di un problema ben più complesso e a cui si cerca di porre rimedio da moltissimo tempo, quello di una possibile escalation nucleare in Medio Oriente.</p>
<h2>Che cos’è la Nuclear Weapons Free Zone?</h2>
<p>Da oltre mezzo secolo si discute della creazione di una <strong>Nuclear Weapons Free Zone</strong> (NWFZ) e, parallelamente, di una <strong>Weapons of Mass Destruction Free Zone </strong>(WMDFZ) in Medio Oriente, ma finora quasi tutti i tentativi per ridurre la diffusione di questi armamenti nella regione sono terminati in un nulla di fatto.</p>
<p>L’idea di stabilire una zona totalmente libera dalle armi di distruzione di massa nello scenario mediorientale venne avanzata per la prima volta dall&#8217;Unione Sovietica nel 1958. In seguito, negli anni Sessanta, la proposta fu adottata come base per una discussione regionale dal <strong>Comitato per la denuclearizzazione del Medio Oriente</strong>, un collettivo di intellettuali israeliani che vedeva la corsa agli armamenti nucleari da parte di Israele come una minaccia alla sicurezza della nazione stessa.</p>
<p>Come ha precisato <a href="https://www.chathamhouse.org/sites/default/files/publications/research/2017-07-27-WMDFZME.pdf">uno studio della Chatham House</a> focalizzato sulle tappe fondamentali del progetto, “non si trattava di una posizione pacifista o di una denuncia per la natura distruttiva delle armi nucleari, ma piuttosto della preoccupazione strategica che scatenare una corsa agli armamenti nucleari nella regione sarebbe stato incredibilmente pericoloso sia per la regione sia per la sicurezza globale&#8221;.</p>
<p>E’ importante sottolineare che già in quegli anni, nonostante le tensioni e i conflitti mediorientali fossero più accesi che mai e con lo spettro della Guerra Fredda a fare da cornice ad ogni vicenda politica nella regione, apparve fin da subito chiara a tutti la necessità di limitare la diffusione delle armi nucleari in Medio Oriente al fine di evitare un tracollo anche su scala globale.</p>
<p>Tuttavia, per la prima vera proposta riguardo la creazione di una Nuclear Weapons Free Zone nella regione, bisognerà attendere fino agli anni Settanta, quando Iran ed Egitto firmarono insieme una risoluzione ufficiale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite per dar vita al progetto.</p>
<p>Fin dall&#8217;inizio l&#8217;Egitto si mostrò particolarmente interessato a stabilire una zona priva di armamenti nucleari, con l&#8217;allora presidente <strong>Hosni Mubarak</strong> che in seguito suggerì di allargare la zona proposta anche a tutte le armi di distruzione di massa.</p>
<p>Così, nel 1995, alla Review Conference dei paesi membri del <strong>Trattato di non proliferazione nucleare</strong> si decise, oltre che di prorogare indefinitamente la durata del trattato NPT, di perseguire ufficialmente l&#8217;obiettivo di creare una zona libera da armi di distruzione di massa in Medio Oriente.</p>
<p>Da lì in poi, gli sforzi sono proseguiti a rilento, con l’unica altra tappa rilevante per il progetto raggiunta nel 2012, il tentativo, peraltro più volte rimandato, di organizzare una conferenza sulla WMDFZ ospitata dalla Finlandia. Ma anche in quel caso, la posizione ostile di Israele e degli Stati Uniti rese vano ogni sforzo diplomatico.</p>
<p>Fino ad arrivare alla conferenza dello scorso 19 novembre al Palazzo di Vetro, richiesta a gran voce dagli Stati della Lega Araba attraverso una risoluzione ufficiale all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che, ancora una volta Israele, insieme agli alleati americani, ha deciso di boicottare.</p>
<h2>Perché Israele è fondamentale per la riuscita del progetto?</h2>
<p>Se, da un lato, le continue guerre e tensioni nella regione negli ultimi decenni non hanno di certo aiutato a creare un clima “adatto” alla discussione di un tema così delicato come l’istituzione di una zona totalmente libera da armi di distruzione di massa, dall’altro, negli ultimi anni è apparsa evidente l’ostilità di Israele al progetto e la sua decisa ambiguità in merito al proprio programma nucleare, mai “ufficializzato” formalmente da Tel Aviv.</p>
<p>L’assenza di Israele al vertice dello scorso novembre a New York, insieme alla mancanza dei rappresentati degli Stati Uniti, è sembrata quindi il frutto di una strategia ben delineata, piuttosto che di un mero sgarbo diplomatico nei confronti degli Stati arabi presenti alla conferenza.</p>
<p>Tuttavia, come hanno notato diversi osservatori, l’incontro, fortemente sostenuto anche dal segretario generale delle Nazioni Unite <strong>Antonio Guterres</strong> che ha sottolineato come la creazione di una WMDFZ sia in grado di porre definitivamente fine al rischio di conflitti nucleari nella regione, poteva costituire finalmente una solida base di partenza per l’inizio di colloqui diplomatici tra Israele e le altre potenze mediorientali.</p>
<p>Un’occasione sprecata, quindi, che non è certo passata inosservata agli occhi della comunità internazionale. Come emerge dal report finale dell’ONU sulla conferenza, i malumori tra gli altri Paesi per l’assenza di Israele non si sono fatti attendere più di tanto. Nelle loro dichiarazioni introduttive, molti delegati presenti alla conferenza hanno sottolineato come Israele sia l&#8217;unico Stato nella regione a non far parte del Trattato di non proliferazione e a non essere soggetto ai controlli <strong>dell&#8217;Agenzia internazionale per l&#8217;energia atomica</strong> (AIEA).</p>
<p>&#8220;L&#8217;assenza dell&#8217;unico Stato in Medio Oriente a possedere un’arma nucleare non promette nulla di buono&#8221;, ha affermato Abdallah Y. Al Mouallimi, rappresentante della delegazione dell’Arabia Saudita, aggiungendo che “è un fallimento da parte dell&#8217;intera comunità internazionale, non solo degli Stati del Medio Oriente, che Israele continui a ostacolare qualsiasi tentativo di costruire una zona regionale libera da armi nucleari”.</p>
<p>Come ha spiegato <a href="https://carnegieendowment.org/2016/07/07/realistic-approach-toward-middle-east-free-of-wmd-pub-64039">in un articolo pubblicato dal Carnegie Endowment for International Peace</a> l’ex vicedirettore generale e capo del dipartimento delle misure di salvaguardia dell’AIEA, <strong>Pierre Goldschmidt</strong>, all’interno del Medio Oriente, l&#8217;Egitto, l’Iran e molti altri stati arabi considerano il possesso di armi nucleari da parte di Israele come un grave ostacolo alla pace e alla sicurezza nella regione, mentre, dal canto suo, Israele vede il disarmo nucleare come conseguenza della pace, non come un presupposto di essa.</p>
<p>Lo stato attuale delle relazioni israeliane con l&#8217;Iran e, in parte, con la Siria presenta gravi ostacoli a una NWFZ in Medio Oriente e per questo, la credibilità del progetto dipenderà dall&#8217;istituzione di un regime di ispezione reciproca.</p>
<p>Tuttavia, come precisa Goldschmidt, “prima che si possa sperare di vedere ispettori israeliani in Iran e viceversa, l&#8217;Iran dovrebbe riconoscere l&#8217;esistenza di Israele e i due paesi dovrebbero stabilire normali relazioni diplomatiche”.</p>
<p>Ad ogni modo, l’articolo conclude che tutti questi ostacoli non significano necessariamente che il Medio Oriente e la comunità internazionale non possano realizzare progressi su una Nuclear Weapons Free Zone, ma indicano che è indispensabile passare da &#8220;grandi visioni&#8221; e dichiarazioni retoriche a &#8220;misure concrete&#8221; per rafforzare la fiducia.</p>
<p>“Senza uno sforzo per stabilire prima un ordine politico e di sicurezza regionale – spiega Goldschmidt-  è altamente improbabile che il Medio Oriente possa affrontare efficacemente il controllo degli armamenti”.</p>
<p>I passi da fare per stabilizzare il Medio Oriente ed evitare la proliferazione nucleare ovviamente sono ancora tanti, ma lo spazio per una soluzione diplomatica sembra restringersi ogni giorno di più. Presumibilmente, non passerà molto tempo prima che anche l’Iran porti a termine il proprio programma atomico e a quel punto Israele non sarebbe più l’unica “eccezione” nucleare della regione.</p>
<p>In vista della prossima Review Conference del Trattato di non proliferazione nucleare prevista per la primavera del 2020, la posta in gioco è dunque altissima, e, anche questa volta, tutti gli occhi saranno puntati sulla prossima mossa di Israele.</p>
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