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	<title>Spose della jihad Archives - InsideOver</title>
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	<title>Spose della jihad Archives - InsideOver</title>
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		<title>Quelle chat segrete jihadiste da cui arrivano i pericoli per l&#8217;Europa</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/quelle-chat-segrete-jihadiste-da-cui-arrivano-i-pericoli-per-leuropa.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mauro Indelicato]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 19 Oct 2019 06:33:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spose della jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-1024x525.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il terrore viaggia su Telegram: è qui che, soprattutto nelle ultime settimane, sono emerse le chat usate dai jihadisti per comunicare tra loro. Conversazioni, scambio di informazioni e di foto, indicazioni su dove andare ed a chi rivolgersi: sono tante le indagini degli ultimi mesi che, soprattutto all&#8217;estero, hanno mostrato come i miliziani dell&#8217;Isis in &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quelle-chat-segrete-jihadiste-da-cui-arrivano-i-pericoli-per-leuropa.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/quelle-chat-segrete-jihadiste-da-cui-arrivano-i-pericoli-per-leuropa.html">Quelle chat segrete jihadiste da cui arrivano i pericoli per l&#8217;Europa</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="984" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-300x154.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-768x394.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/07/LP_10086233-e1564580484428-1024x525.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Il terrore viaggia su <strong>Telegram</strong>: è qui che, soprattutto nelle ultime settimane, sono emerse le chat usate dai jihadisti per comunicare tra loro. Conversazioni, scambio di informazioni e di foto, indicazioni su dove andare ed a chi rivolgersi: sono tante le indagini degli ultimi mesi che, soprattutto all&#8217;estero, hanno mostrato come i miliziani dell&#8217;Isis in medio oriente usino Telegram e le chat di gruppo di questo social.</p>
<h2>Le chat dei jihadisti rinchiusi nel Rojava</h2>
<p>Inchieste passate che ben si sposano con la strettissima attualità. È quanto emerge ad esempio <a href="https://www.corriere.it/esteri/19_ottobre_15/dentro-chat-prigionieri-isis-questo-contatto-scappare-via-d7448764-ef81-11e9-9951-ede310167127.shtml">in un articolo del <em>Corriere della Sera</em></a> dello scorso 16 ottobre, a firma di Marta Serafini. Nel suo reportage, si fa riferimento ad un canale di Telegram aperto a fine settembre per aiutare i jihadisti presenti nel nord della Siria e sotto la custodia delle forze filo curde delle <strong>Sdf</strong>. Tra di essi, ci sono quindi miliziani che hanno combattuto nel nord del paese, così come nelle province di <strong>Deir Ezzor</strong> e <strong>Raqqa</strong> e n<a href="https://it.insideover.com/gallery/linferno-di-baghouz-lultima-roccaforte-dellisis-a-est-delleufrate.html">ell&#8217;ultimo bastione di Baghouz</a>. Nella chat sono presenti molti uomini, ma anche donne: alcune di loro sono vedove dei jihadisti, altre sono state combattenti, molte hanno al seguito i propri figli costretti a subire il carcere.</p>
<p>E sulla chat di Telegram infatti, alcune di loro postano immagini di bambini che nel campo di<strong> Al Hol</strong>, uno dei più importanti del Rojava, pregano sotto il sole con i commenti che parlano delle ingiustizie relative al mantenimento di minori dentro i campi per prigionieri. Non solo Al Hol, ma anche <strong>Al Hasakah</strong>, <strong>Al Roj</strong>, <strong>Ain Issa</strong>, sono diverse le prigioni controllate dai curdi dove da mesi sono rinchiusi centinaia di combattenti e di donne &#8220;spose&#8221; del califfato. Molte e molti di loro, per l&#8217;appunto, sono all&#8217;interno della chat di Telegram segnalata e seguita da Marta Serafini. Si parla molto, tra i jihadisti, delle condizioni di vita, di quanto sta accadendo dentro i campi. A serpeggiare è l&#8217;audio del califfo<strong> Al Baghdadi</strong>, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/stato-islamico-nuovo-messagio-audio-abu-bakr-baghdadi-1753914.html">che il 16 settembre scorso</a> ha promesso la liberazione di tutti i detenuti dell&#8217;Isis.</p>
<p>Si parla anche della mancanza di cibo, dei trattamenti ricevuti e di una generale condizione che secondo i vari prigionieri deve essere cambiata aspettando la liberazione da questi campi. In tal senso, ad emergere sono anche minacce ai curdi ed alle varie forze che hanno sconfitto il califfato. Il quale, a giudicare da queste chat, appare tutt&#8217;altro che morto ed arreso.</p>
<h2>I pericoli derivanti dalle avanzate della Turchia</h2>
<p>Dal 9 ottobre, all&#8217;interno della chat di Telegram improvvisamente lo scenario sembra cambiare. Non più solo foto di prigionieri e dei vari campi di detenzione, ma anche immagini scattate all&#8217;esterno di queste strutture, con donne che orgogliosamente mostrano di essere fuori da quei luoghi definiti come vero e proprio inferno. Tutto questo grazie ai bombardamenti turchi iniziati nel Rojava proprio in quel giorno. Segno di come i <strong>raid</strong> di Ankara in alcune occasioni abbiano aiutato i jihadisti a fuggire. &#8220;Incitiamo le sorelle di Ain Issa a fuggire. Ma non fidatevi di chiunque, solo dei fratelli&#8221;, si legge in una frase postata sul gruppo di Telegram. Ed è questo il pericolo maggiore che in tanti hanno sottolineato in questi giorni: bombardamenti e combattimenti, potrebbero portare alla liberazione di numerosi miliziani jihadisti presenti dentro i vari campi nel nord della Siria.</p>
<p>Ma questa situazione fa risaltare un altro problema, questa volta tutto europeo: all&#8217;interno di queste prigioni, sono tanti i foreign fighters, tanto che nelle varie strutture nei mesi scorsi i curdi dedicano loro apposite sezioni. Sono cittadini europei che potrebbero (e dovrebbero) essere processati nel vecchio continente, prima che tornino sì a casa ma come aspiranti terroristi. Un problema che <strong>Donald Trump</strong> ha definito unicamente europeo: &#8220;Che vadano a prenderseli&#8221;, ha affermato il presidente Usa rivolgendosi ai capi di governo europei. Secondo molte segnalazioni dei vari gruppi di intelligence, alcuni di loro sarebbero già verso la via di casa.</p>
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		<title>Il futuro del jihad è nelle mani delle donne</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/il-futuro-del-jihad-e-nelle-mani-delle-donne.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Cianciarelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Jun 2019 06:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Spose della jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-1024x461.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L&#8217;Isis continua a minacciare la sicurezza europea. Da mesi ormai, uno dei temi più dibattuti nell&#8217;Unione è il rimpatrio dei foreign fighters, cittadini con nazionalità europea che sono partiti alla volta del Siraq accecati dalla causa jihadista. Tra i returnees, le &#8220;mogli dell&#8217;Isis&#8221; potrebbero rappresentare il pericolo più grande. Non solo madri o spose nel &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/il-futuro-del-jihad-e-nelle-mani-delle-donne.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="864" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-300x135.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-768x346.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LP_9353760-e1561012657707-1024x461.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L&#8217;Isis continua a minacciare la sicurezza europea. Da mesi ormai, uno dei temi più dibattuti nell&#8217;Unione è il rimpatrio dei foreign fighters, cittadini con nazionalità europea che sono partiti alla volta del Siraq accecati dalla causa jihadista.</p>
<p>Tra i returnees, le &#8220;mogli dell&#8217;Isis&#8221; potrebbero rappresentare il pericolo più grande. Non solo madri o spose nel califfato, queste donne potrebbero diventare una potente arma segreta del gruppo terroristico e verosimilmente dovrebbero far ritorno in patria prima degli uomini. Secondo i dati elaborati da Europol (2018), circa il 15 per cento delle persone condannate per reati connessi al terrorismo jihadista in territorio europeo erano donne.</p>
<p>Il ruolo giocato dalle donne dell&#8217;Isis all&#8217;interno del califfato è ancora avvolto nel mistero. Secondo Europol, che ha recentemente pubblicato un dossier dal titolo &#8220;<a href="https://www.europol.europa.eu/activities-services/europol-specialist-reporting/women-in-islamic-state-propaganda">Le donne nella propaganda dello Stato islamico</a>&#8220;,  le seguaci dell&#8217;organizzazione terroristica sarebbero &#8220;motivate ideologicamente tanto quanto le loro controparti maschili&#8221; e il loro coinvolgimento mirerebbe &#8220;a costruire uno Stato islamico&#8221;.</p>
<p>&#8220;Le donne sono motivate ideologicamente tanto quanto gli uomini, se non di più&#8221;, ha dichiarato Anne Speckhard, direttore dell&#8217;International Center for the Study of Violent Extremism (Icsve). &#8220;Svolgendo principalmente ruoli di supporto e poco attivi, all&#8217;interno di gruppi come Isis o Al-Qaeda, esse imparano l&#8217;ideologia e la diffondono, soprattutto tra i loro figli e le altre donne. Inoltre, sono molto attive nel reclutamento di nuovi seguaci su internet&#8221;.</p>
<p>Sarebbe proprio l&#8217;idealità dei gruppi jihadisti ad attrarre le donne, basata sulla percezione di essere vittime dell&#8217;Occidente. Secondo Speckhard, nella propaganda jihadista &#8220;i musulmani sono vittime di violenze e le donne sono particolarmente sensibili di fronte ad altre donne o bambini vittime di violenza&#8221;.</p>
<p>A differenza di quello che si sarebbe portati a pensare, tuttavia, le donne non hanno solo subito un processo di indottrinamento. Al contrario, molte di loro avrebbero già commesso attacchi terroristici o sarebbero intenzionate a farlo. &#8220;Ciò dimostra che le donne sono disposte a ricorrere alla violenza se l&#8217;ideologia glielo consente&#8221; – sottolinea Europol – &#8220;E se al momento non gli è stato ancora richiesto di agire, questo equilibrio potrebbe facilmente cambiare in base alle esigenze strategiche dell&#8217;organizzazione e agli sviluppi sul campo&#8221;.</p>
<h2>Dall&#8217;educazione dei jihadisti agli attacchi suicidi</h2>
<p>Come è ormai noto, l&#8217;Isis non è il primo gruppo jihadista ad attrarre seguaci donne; molti altri in passato &#8211; compreso Al-Qaeda &#8211; sono riusciti a cooptare numerose sostenitrici. La differenza sta nel fatto che l&#8217;Isis avrebbe ampliato il ruolo delle donne all&#8217;interno del califfato, introducendo così un elemento di innovazione.</p>
<p>Con le perdite subite negli ultimi anni, che hanno portato alla sua sconfitta territoriale, lo<strong> </strong>Stato islamico si è visto costretto a cambi di strategia e persino a modifiche nella struttura interna dell&#8217;organizzazione. La conseguenza – inaspettata per un&#8217;organizzazione come l&#8217;Isis, con una rigida gerarchia di genere – è stata proprio l&#8217;impiego di donne in ruoli operativi e di spionaggio.</p>
<p>La battaglia per la liberazione di Mosul (ottobre 2016) ha segnato in questo un nuovo spartiacque. L&#8217;organizzazione ha iniziato a rivolgersi alle donne, spingendole a ricoprire <a href="https://it.insideover.com/without-category/e-donna-il-futuro-dellisis.html">ruoli militari attivi </a>nel conflitto. Un&#8217;innovazione radicale, rispetto agli anni in cui il califfato godeva di una certa stabilità e alle donne veniva richiesto &#8220;solo&#8221; di crescere la nuova generazione di jihadisti, secondo i principi dell&#8217;Islam radicale.</p>
<p>Secondo alcuni analisti, come David Ibsen – direttore esecutivo del Counter Extremism Project (Cep) –, le donne avrebbero assunto ruoli militari e di propaganda nello Stato islamico allo scopo di ottenere maggiori privilegi, sfuggendo alla brutalità e all&#8217;isolamento cui venivano sottoposte le altre donne. &#8220;All&#8217;interno del califfato, alle donne venivano negati i diritti umani di base. Anche bambine di 9 anni potevano subire abusi e violenze fisiche&#8221;, afferma Ibsen. Di conseguenza, &#8220;cooperando con l&#8217;Isis, le donne e le bambine potevano guadagnarsi una certa libertà di movimento e l’accesso ai servizi sanitari&#8221;.</p>
<h2>Quale rischio per l&#8217;Europa?</h2>
<p>Quello che è certo è che le donne sono diventate sempre più indispensabili all&#8217;Isis sia all&#8217;interno delle aree di conflitto sia in Occidente, quindi anche in Europa. Oggi, sembra che il loro ruolo spazi dalla ricostruzione del califfato, ad attività di propaganda, fino a incarichi attivi sul campo di battaglia.</p>
<p>Le donne straniere che hanno fatto parte del califfato in Siria e in Iraq hanno ora un ruolo significativo nel reclutamento di nuove seguaci, e più in generale, &#8220;complementare a quello degli uomini&#8221;. Secondo l’International Center for Counter Terrorism (Icct), esse sono divenute &#8220;parte integrante del jihadismo contemporaneo e il loro contributo non può essere considerato secondario rispetto a quello degli uomini&#8221;.</p>
<p>Non solo: secondo l&#8217;Europol e l&#8217;Icct, affidare alle donne ruoli di combattimento, in una struttura maschile e patriarcale, potrebbe provocare un senso di vergogna negli uomini, spingendoli a giocare al rialzo.</p>
<p>Se le donne hanno assunto un ruolo così importante per l&#8217;Isis, vale anche il contrario. &#8220;Le donne possono anche essere forze potenti nel <a href="https://www.foxnews.com/world/female-jihadists-islamic-state-europol">contrastare il messaggio estremista</a> dell&#8217;Isis e il processo di radicalizzazione. Molti uomini dell&#8217;Isis sono rimasti in contatto con le loro madri anche mentre vivevano nel califfato&#8221; – fa notare Speckhard – &#8220;Le madri e le sorelle potrebbero costituire una voce forte, capace di contrastare il coinvolgimento all&#8217;interno dei movimenti jihadisti&#8221;.</p>
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		<title>Sonia, la jihadista italiana</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/sonia-la-jihadista-italiana</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 09:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Spose della jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Sonia Khediri ha raggiunto lo Stato islamico quando aveva solamente 17 anni. Ora vuole tornare in Italia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/sonia-la-jihadista-italiana">Sonia, la jihadista italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria25-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Sonia Khediri ha raggiunto lo Stato islamico quando aveva solamente 17 anni. Ora vuole tornare in Italia.</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/sonia-la-jihadista-italiana">Sonia, la jihadista italiana</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Le spose dell&#8217;Isis e le lady jihad italiane</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/le-spose-dellisis-e-le-lady-jihad-italiane</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 08:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Raqqa]]></category>
		<category><![CDATA[Spose della jihad]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p>
<p>Una giovane jihadista italiana è stata lapidata a Raqqa dalla polizia religiosa colpevole di rapporti sessuali extraconiugali. Sonia Khediri partita per la Siria da Treviso ha sposato l’emiro tunisino Abu Hamza, il numero due delle difese della “capitale” assediata dello Stato islamico. Maria Giulia Sergio, la prima italiana convertita ad arruolarsi nella guerra santa, ha vissuto fino allo scorso anno in una zona militarizzata vicino ad una diga sull’Eufrate, ma poi è sparita nel nulla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/le-spose-dellisis-e-le-lady-jihad-italiane">Le spose dell&#8217;Isis e le lady jihad italiane</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="640" height="480" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10.jpg 640w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Siria10-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 640px) 100vw, 640px" /></p><p><span>Una giovane jihadista italiana è stata lapidata a Raqqa dalla polizia religiosa colpevole di rapporti sessuali extraconiugali. Sonia Khediri partita per la Siria da Treviso ha sposato l’emiro tunisino Abu Hamza, il numero due delle difese della “capitale” assediata dello Stato islamico. Maria Giulia Sergio, la prima italiana convertita ad arruolarsi nella guerra santa, ha vissuto fino allo scorso anno in una zona militarizzata vicino ad una diga sull’Eufrate, ma poi è sparita nel nulla.</span></p>
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