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	<title>Rio Grande Archives - InsideOver</title>
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	<lastBuildDate>Sun, 14 Dec 2025 13:09:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Rio Grande Archives - InsideOver</title>
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		<title>Non solo dazi: perché l’acqua può provocare la crisi più grave tra USA e Messico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 12:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Rio Grande]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>Trump accusa il Messico di non rispettare il Trattato del 1944 e minaccia di introdurre un dazio aggiuntivo del 5% su tutte le importazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/non-solo-dazi-perche-lacqua-puo-provocare-la-crisi-piu-grave-tra-usa-e-messico.html">Non solo dazi: perché l’acqua può provocare la crisi più grave tra USA e Messico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="612" height="408" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1.jpg 612w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/12/istockphoto-2194931761-612x612-1-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 612px) 100vw, 612px" /></p>
<p>La crisi che si è riaccesa sul <strong>Rio Grande</strong> non è soltanto una questione politica: è diventata un banco di prova per capire come una delle aree idricamente più stressate del Nord America reagisca quando le risorse scarseggiano e i trattati del passato non reggono più alla pressione del presente. </p>



<p><strong>Donald Trump</strong> ha accusato il <strong>Messico</strong> di non rispettare il <strong>Trattato del 1944</strong> e ha minacciato di introdurre un <strong>dazio aggiuntivo del 5%</strong> su tutte le importazioni messicane negli Stati Uniti. L’accusa è fondata sul fatto che, a metà del ciclo quinquennale 2020-2025, il Messico avrebbe consegnato meno della metà dell’acqua prevista dagli accordi: circa <strong>730 mila acri-piedi</strong> su 1,75 milioni totali, secondo l’International Boundary and Water Commission, l’organismo binazionale che monitora i flussi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://insideclimatenews.org/wp-content/uploads/2024/05/RioGrandeTexasMexicoWater750px-map.png" alt=""/></figure>



<p>Il riferimento è a un trattato che, mentre il mondo usciva dalla Seconda guerra mondiale, stabiliva una ripartizione precisa e apparentemente bilanciata. Il Messico si impegnava a fornire agli Stati Uniti una media di 350 mila acri-piedi all’anno dai tributari che alimentano il Rio Grande, mentre gli Stati Uniti garantivano al Messico 1,5 milioni di acri-piedi di acqua del Colorado ogni anno. L’unità di misura – un <em>acre-foot</em>, pari a circa 1.233 metri cubi – dà un’idea della scala del problema: la richiesta di Trump di rilasciare duecentomila acri-piedi entro fine anno equivale a circa 246 milioni di metri cubi, un volume superiore al contenuto totale di molti dei bacini minori dell’America settentrionale.</p>



<p>Il trattato prevedeva comunque una <strong>flessibilità annuale</strong>: il Messico poteva consegnare meno acqua in anni di siccità, purché compensasse entro la fine del quinquennio. Ma è proprio questo margine tecnico ad aver creato frizioni. Negli ultimi trent’anni, il Messico ha spesso accumulato ritardi, invocando la clausola di “<strong>siccità straordinaria</strong>”. Secondo osservatori statunitensi, <strong>negli ultimi cinque cicli il Paese ha rispettato le scadenze finali solo con consegne accelerate negli ultimi mesi</strong>, talvolta compensando deficit del ciclo precedente. Da qui la narrativa americana del “debito d’acqua”, che Trump quantifica in oltre ottocentomila acri-piedi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://insideclimatenews.org/wp-content/uploads/2024/05/DJI_0307-2048x1366.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Tutti i problemi del Messico</h2>



<p>La presidente <strong>Claudia Sheinbaum</strong> ha replicato che il Messico sta attraversando <strong>una delle peggiori crisi idriche degli ultimi decenni</strong>. I dati del monitoraggio congiunto nordamericano mostrano che oltre <strong>il 75% del territorio messicano è interessato da condizioni di siccità</strong> che vanno da moderata a eccezionale. Le principali <strong>dighe del Nord </strong>– come La Amistad e Falcon, bacini fondamentali anche per le consegne agli Stati Uniti – in alcuni mesi del 2024 e del 2025 sono scese sotto il 20% della capacità utile. In questo contesto, trasferire rapidamente duecentomila acri-piedi oltre confine significherebbe sottrarre una quota significativa dell’acqua disponibile per centinaia di migliaia di ettari agricoli messicani.</p>



<p>A complicare il quadro c’è la <strong>limitata capacità delle infrastrutture idrauliche</strong>. Una parte degli apporti idrici destinati agli Stati Uniti deve essere convogliata attraverso il sistema dei tributari del <strong>Rio Conchos</strong>, del <strong>San Rodrigo</strong> e di altri corsi d’acqua minori. Le condotte, in parte costruite negli anni Cinquanta e Sessanta, non sempre consentono di movimentare volumi enormi in tempi brevi. <strong>Rilasciare 200 mila acri-piedi in poche settimane è dunque un obiettivo più politico che ingegneristico.</strong></p>



<p>Sul fronte statunitense la pressione è altrettanto forte. Nel <strong>Rio Grande Valley</strong>, dove l’agricoltura dipende in modo quasi totale dalle consegne internazionali, il deficit idrico si è tradotto in rese inferiori per colture come agrumi, cotone e foraggio. <strong>Alcuni distretti irrigui del Texas hanno visto riduzioni di oltre il 60%</strong> delle assegnazioni annuali rispetto alle medie del decennio precedente. L’ultima raffineria di zucchero del Texas ha sospeso le operazioni citando fra le cause principali proprio la mancanza di acqua, mentre i grandi bacini texani collegati al Rio Grande sono scesi, in alcuni casi, a livelli inferiori al dieci per cento della capacità utile.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://dmn-dallas-news-prod.cdn.arcpublishing.com/resizer/v2/RIDAFVKX5JB5XEHSDNULZXL3CA.jpg?auth=27d76456e30448582ca06a1f9cae3411a2c2c6e953f35124a4bb38e371211624&amp;quality=80&amp;height=553&amp;width=830&amp;smart=true" alt=""/></figure>



<p>Il passaggio della disputa dall’ambito idrico a quello commerciale rappresenta un salto qualitativo. <strong>Il Messico esporta ogni anno negli Stati Uniti beni per un valore di centinaia di miliardi di dollari.</strong> Un dazio ulteriore applicato indiscriminatamente inciderebbe su settori altamente integrati delle catene di approvvigionamento nordamericane, dall’industria automobilistica all’elettronica. Anche una tariffa relativamente bassa rischierebbe di tradursi immediatamente in un aumento dei prezzi finali e in tensioni su intere filiere.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Quanto &#8220;pesa&#8221; il cambiamento climatico</h2>



<p>L’aspetto forse più significativo, per quanto meno visibile, riguarda la tenuta degli accordi internazionali in un contesto di <strong>cambiamento climatico accelerato</strong>. Il Trattato del 1944 poggiava su una realtà idrologica stabile, in cui il flusso medio annuo dei tributari messicani superava spesso 1,1 milioni di acri-piedi. Oggi alcuni di questi tributari scorrono a portate inferiori del quaranta o cinquanta per cento rispetto alle medie storiche. Le evaporazioni dai bacini, aumentate a causa di temperature più elevate, erodono ulteriormente la disponibilità effettiva: ciò che un tempo era considerato un anno eccezionalmente secco è diventato, negli ultimi dieci anni, quasi ricorrente.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://img.texasmonthly.com/2024/02/rgv-water-dispute-1.jpg?auto=compress&amp;crop=faces&amp;fit=fit&amp;fm=jpg&amp;h=0&amp;ixlib=php-3.3.1&amp;q=45&amp;w=1250" alt=""/></figure>



<p>Fino a oggi i due Paesi hanno cercato di affrontare la disputa sia nel quadro tecnico della<em> International Boundary and Water Commission</em> sia, più direttamente, attraverso canali politici ed economici. Negli ultimi giorni sono state convocate riunioni ad alto livello proprio per discutere le consegne idriche aggiuntive richieste da Washington e per valutare se sia possibile trovare una soluzione che eviti l’inasprimento dei dazi, con <strong>la presidente messicana che ha espresso una certa apertura al dialogo</strong> pur ribadendo i limiti tecnici e climatici che il suo paese sta affrontando.</p>



<p>Nelle dichiarazioni ufficiali di Città del Messico si sostiene che, pur non potendo soddisfare la richiesta di consegne immediate nella misura imposta dall’ultimatum, il governo sta preparando <strong>piani di rilascio parziale</strong> di volumi idrici e ha fatto sapere di voler continuare a lavorare con gli Stati Uniti per rispettare gli obblighi del trattato lungo l’intero ciclo quinquennale, piuttosto che attraverso scadenze dettate unilateralmente da pressioni politiche. Queste consultazioni, in corso mentre il calendario scorre verso la fine di dicembre, potrebbero determinare se la disputa rimarrà un episodio di tensione transfrontaliera o se evolverà in una crisi più profonda nei rapporti economici e diplomatici tra i due vicini nordamericani.</p>
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		<item>
		<title>A inghiottire la famiglia di migranti non è stato solo il Rio Grande</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-rio-grande.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Matteo Carnieletto]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jun 2019 20:02:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[Rio Grande]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1017" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Óscar Alberto Martínez Ramírez e sua figlia Valeria, trovati morti nel Rio Grande (LaPresse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-1024x694.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>L&#8217;acqua e il fango del Rio Grande inghiottono anime e vite. Sono mostri insaziabili che prendono e arraffano tutto ciò che si avvicina loro. Basta un passo falso o una corrente anomala e improvvisa a fare la differenza tra la vita e la morte. Ma questo, forse, Óscar Alberto Martínez Ramírez e sua figlia Valeria, di soli &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/migranti-rio-grande.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1017" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Óscar Alberto Martínez Ramírez e sua figlia Valeria, trovati morti nel Rio Grande (LaPresse)" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-300x203.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-768x521.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/LAPRESSE_20190626092218_29758759-1024x694.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>L&#8217;acqua e il fango del <strong>Rio Grande</strong> inghiottono anime e vite. Sono mostri insaziabili che prendono e arraffano tutto ciò che si avvicina loro. Basta un passo falso o una corrente anomala e improvvisa a fare la differenza tra la vita e la morte. Ma questo, forse,<strong> Óscar Alberto Martínez Ramírez</strong> e sua figlia <strong>Valeria</strong>, di soli 23 mesi, non lo sapevano. Certo, c&#8217;erano i racconti degli altri <strong>migranti</strong> che li avevano messi in guardia dai mille pericoli della tratta, ma non sono bastati a fermarli. Óscar ha deciso comunque di prendere la piccola Valeria, di proteggerla infilandola dentro la propria maglietta e di sfidare le acque con un unico obiettivo: arrivare negli Stati Uniti. Così però non è stato: poco dopo la loro partenza il grande fiume non ha avuto pietà e se li è presi. Solamente pochi giorni prima la stessa sorte era toccata a <a href="https://www.independent.co.uk/news/world/americas/us-mexico-border-deaths-children-migrant-texas-rio-grande-a8973436.html" target="_blank" rel="noopener">una donna e tre bambini</a>.</p>
<h2>Un&#8217;immagine che scuote l&#8217;America</h2>
<p>I corpi di Óscar e Valeria sono stati ritrovati (e fotografati) dalla giornalista Julia Le Duc, poche ore dopo la loro morte. L&#8217;immagine è stata inizialmente pubblicata sul giornale messicano <em>La Jornada</em> e in poco tempo ha fatto il giro del mondo.</p>
<p>Molti, compreso <span style="font-size: 1rem;">il rappresentante dem Joaquim Castro, l&#8217;hanno </span><span style="font-size: 1rem;">paragonata a quella del piccolo Alan Kurdi, il bambino siriano trovato morto a inizio settembre del 2015 sulle coste turche, dopo un tragico naufragio. Oppure a quella di Omran Daqneesh, diventato il simbolo della violenza dei raid russi su Aleppo (anche se il padre &#8211; che ora vive nei territori controllati dal regime &#8211; <a href="http://www.ilgiornale.it/news/mondo/padre-omran-accusa-i-ribelli-soldi-foto-anti-assad-1405906.html" target="_blank" rel="noopener">ora racconta una versione diversa di quei giorni</a>). Un’immagine evocativa, quindi, e politicamente forte.</span></p>
<p>Già perché subito questa foto è stata utilizzata per attaccare il presidente Donald Trump, colpevole di aver avviato una serie di norme restrittive nei confronti dei migranti e di volere una nuova barriera per fermare il flusso di persone dal Messico. Tutto vero, sia chiaro. Però la colpa non può essere attribuita tutta e solo al presidente americano. Perché la barriera tra i due Stati, fatta costruire da George H. W. Bush, è stata ampliata (e militarizzata) da Bill Clinton, paladino dem. La situazione poi non è certo migliorata con George Bush junior e neppure con Barack Obama.</p>
<p>Un reportage della <em><a href="https://www.lastampa.it/2014/07/06/esteri/sul-confine-fra-usa-e-messico-dove-muore-il-sogno-dei-bambini-2iX7VYFyKpL3b3bmpaqgkI/pagina.html">Stampa</a></em> del 2014 mostra la crudeltà che impera al confine tra i due Stati: “Sappiamo che alla partenza il numero dei bambini e delle bambine è uguale, ma poi arriva solo il 75% dei primi e il 25% delle seconde. Cosa succede durante il percorso? Molti non ce la fanno e muoiono. Per le bambine, poi, si fanno avanti i trafficanti di esseri umani, che offrono ai coyote anche 20mila dollari, contro i 4mila che prenderebbero dalla famiglia se completassero la consegna. Così le ragazze vengono vendute al miglior offerente e finiscono nella prostituzione: un mese fa hanno scoperto un giro in New Jersey. Poi ci sono i coyote che affittano i bambini agli adulti che vogliono immigrare, perché pensano che se li prendono con figli o figlie finte hanno più probabilità di restare. Una volta superato il confine non sanno cosa farsene di questi ragazzini, e li abbandonano”.</p>
<p>Già perché da quelle parti, la violenza non è determinata solamente dalla politica, ma dagli stessi uomini, che diventano lupi e che sono disposti a tutto per qualche dollaro in più. Anche a sfruttare bambini e bambine. Dove la sofferenza si fa carne, c’è chi è pronto a lucrarci sopra.</p>
<h2>Lo Stato non è una Ong (e viceversa)</h2>
<p>Trump e Obama hanno fatto essenzialmente la stessa cosa, pur con politiche diverse: hanno difeso i confini dello Stato. Ed è questo uno dei principali doveri di chi governa: frenare coloro che premono ai confini.</p>
<p>Non tutti, ovviamente: c’è chi fugge dalla guerra e dalle persecuzioni e deve essere accolto. Ma ci sono anche molti che, comprensibilmente, desiderano un futuro migliore e anche il più buono dei presidenti non potrà mai accogliere tutti, a meno che non voglia distruggere il proprio Stato.</p>
<p>Aspettarsi quindi che una nazione apra in toto i propri confini è dunque illogico. E controproducente.</p>
<p>Per questo esistono le Ong che non si preoccupano di quelle che possono essere le ripercussioni politiche delle loro azioni e, come primo obiettivo, hanno quello di soccorrere chi soffre.</p>
<p>Questi due organismi, Stato e Ong, dovrebbero dunque collaborare in modo tale da far valere la legge e, allo stesso tempo, ridurre al minimo la sofferenza di uomini, donne e bambini. Ma così non è, <a href="http://www.ilgiornale.it/news/cronache/devo-entrare-acque-italiane-cos-sea-watch-ha-forzato-blocco-1717185.html">come dimostra il recente caso della Sea Watch. </a>E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.</p>
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