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	<title>Rapporto Chilcot Archives - InsideOver</title>
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	<title>Rapporto Chilcot Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il film che permise la guerra in Iraq</title>
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		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Jul 2016 11:03:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Chilcot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1371" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O.jpg 1371w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1371px) 100vw, 1371px" /></p>
<p>A volte Hollywood arriva prima della storia. Avete mai visto Sesso &#38; potere? Se non lo avete fatto, ecco la trama in breve: il presidente americano viene coinvolto in uno scandalo sessuale da una giovane ragazza scout. La sua popolarità cade a picco, fin quando non interviene il suo spin doctor, Conrad Brean e i suoi addetti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/il-film-che-permise-la-guerra-in-iraq.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1371" height="914" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O.jpg 1371w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/RTR2NL5O-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1371px) 100vw, 1371px" /></p><p>A volte Hollywood arriva prima della storia. Avete mai visto <strong><em>Sesso &amp; potere</em></strong>? Se non lo avete fatto, ecco la trama in breve: il presidente americano viene coinvolto in uno scandalo sessuale da una giovane ragazza scout. La sua popolarità cade a picco, fin quando non interviene il suo spin doctor, Conrad Brean e i suoi addetti alle pubbliche relazioni.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/E6p8Y0Yavms" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Bisogna far qualcosa. Bisogna smorzare l&#8217;attenzione mediatica sul presidente. Si deve trovare un nemico che sfida l&#8217;America perché le elezioni si avvicinano e il presidente rischia di perdere. Si ingaggia così il produttore di Hollywood Stanley Motss che riprende finte scene di guerra in Albania. Qui infatti si nascondono i terroristi che minacciano l&#8217;America. Era il 1997. So cosa state pensando: le vicende parlano del <em>Sexgate </em>di <strong>Bill Clinton</strong>. Eh no, perché questo scoppiò nel 1998, quindi un anno dopo l&#8217;uscita del film. Singolare, vero?Ma passiamo ai giorni nostri. Proprio la scorsa settimana è uscito il rapporto Chilcot, frutto di anni di lavoro di un&#8217;equipe altamente specializzata sulla guerra in Iraq. Per farla breve, arriva alla conclusione che quella condotta contro Saddam Hussein fu una guerra illegale. Non c&#8217;era un motivo valido per farla, dato che il povero Colin Powell non sbandierava antrace all&#8217;Onu, ma chissà quale borotalco. Le armi di distruzione di massa non furono mai trovate e così via. Ma c&#8217;è una parte davvero singolare nel rapporto Chilcot. Quella riguardante il film che ispirò i sevizi di intelligence Usa. Anche in questo caso torniamo ad Hollywood.La roccia della menzognaIl titolo del film è <em>The rock</em>. Siamo nel 1996, l&#8217;anno prima dell&#8217;uscita di <em>Sesso &amp; Potere</em>. Il film è citato nel <strong>rapporto Chilcot</strong> in quanto vengono utilizzati contenitori di vetro per gli agenti chimici, un po&#8217; come sarebbe successo dopo &#8211; in maniera erronea dato che questo materiale, solitamente, non viene utilizzato per questi scopi &#8211; per le scatenare la guerra in Iraq: &#8220;La questione dell&#8217;uso di contenitori di vetro per gli agenti chimici e la somiglianza della descrizione con la scena del film &#8216;The Rock&#8217; era stato riconosciuto dal servizi segreti (MI6)&#8221;.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/gMVnCL50SgQ" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Anche questo è un segnale, seppure più pop, di come le prove per dimostrare il possesso di armi di distruzioni di massa da parte di Saddam Hussein fossero state create in fretta e furia per giustificare una guerra &#8220;illegale&#8221;, secondo il rapporto Chilcot.La zona verdeInfine, per rimanere sempre nel campo cinematografico, merita una menzione il film <em>Green Zone</em>, con Matt Damon. Il film anticipa i problemi sollevati dal rapporto Chilcot. Si parla di servizi segreti che lottano tra loro: da una parte chi vuole la guerra a tutti i costi e dall&#8217;altra chi invece cerca di dare, nonostante tutto, un futuro all&#8217;Iraq. Ma, soprattutto, un film in cui si parla di armi chimiche che vengono cercate in lungo e in largo, senza però esser mai trovate.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/J1668qPavto" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
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		<title>Isis in Iraq è anche &#8220;merito&#8221; di Blair</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/se-isis-e-in-iraq-e-anche-merito-di-blair.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2016 08:38:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Gran Bretagna]]></category>
		<category><![CDATA[Rapporto Chilcot]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Un rapporto che la Gran Bretagna ha aspettato per sette anni. Composto di 12 volumi e 2,6 milioni di parole. Costato 10 milioni di sterline. Il rapporto Chilcot è destinato a riscrivere una pagina della storia della Gran Bretagna e di tutto il mondo. Quello dell’operazione Iraqi Freedom, lanciata da Stati Uniti e Gran Bretagna &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/se-isis-e-in-iraq-e-anche-merito-di-blair.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1277" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/07/GETTY_20160706221748_19864037-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Un rapporto che la Gran Bretagna ha aspettato per sette anni. Composto di 12 volumi e 2,6 milioni di parole. Costato 10 milioni di sterline. Il <strong>rapporto Chilcot</strong> è destinato a riscrivere una pagina della storia della Gran Bretagna e di tutto il mondo. Quello dell’operazione<strong> Iraqi Freedom</strong>, lanciata da Stati Uniti e Gran Bretagna contro Saddam Hussein, nel <strong>marzo del 2003</strong>.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/ecco-perche-liraq-rischia-di-scomparire/" target="_blank">Per approfondire: Perché l&#8217;Iraq rischia di scomparire</a>Il presidente della Commissione d’inchiesta, John Chilcot, che ha esaminato il ruolo della Gran Bretagna nella guerra in Iraq dalla preparazione dell’intervento, all’azione militare, fino alle sue conseguenze, ha riferito mercoledì a Londra sul contenuto del rapporto, che, dalle 12 dello stesso giorno sarà di pubblico dominio e <a style="color: #0000ff" href="http://www.iraqinquiry.org.uk/">consultabile sul web</a>.Quella presa dall’allora presidente Tony Blair, secondo il rapporto Chilcot, fu una decisione &#8220;di estrema gravità”: “<strong>non giustificata</strong> però da una minaccia imminente da parte del regime del defunto dittatore iracheno Saddam Hussein”. La famosa fialetta di antrace che l’allora segretario di Stato americano, Colin Powell, sventolò davanti al Consiglio di Sicurezza degli Stati Uniti nel febbraio del 2003, per il rapporto Chilcot, non fu una prova sufficiente a giustificare l’intervento. I “25 mila litri di antrace” di cui avrebbe dovuto disporre Saddam Hussein, del resto, non furono mai trovati. E i dati presentati come certi da Tony Blair alla vigilia dell’intervento, svela il rapporto, assieme alle valutazioni sull’<strong>arsenale chimico</strong> di Saddam, erano “fallaci”, e sottolinea la commissione, &#8220;non furono messi in dubbio, mentre avrebbero dovuto esserlo&#8221;.Blair, ha detto John Chilcot nel suo intervento di presentazione del rapporto, intervenne a fianco degli Usa nell’operazione Iraqi Freedom, senza valutare tutte le alternative pacifiche possibili. L’<strong>intervento militare</strong><strong>contro il governo di Saddam non era l’ultima opzione disponibile</strong> nel marzo 2003. &#8220;Si sarebbe potuta adottare una strategia di contenimento e portarla avanti per un certo periodo di tempo&#8221;, ha spiegato infatti mercoledì al centro congressi Queen Elizabet II, a Westminster, il presidente della commissione incaricata di redigere il rapporto, Sir John Chilcot.<a href="http://www.occhidellaguerra.it/la-politica-mediorientale-usa-sotto-la-lente-cinese/">Per approfondire: &#8220;Gli Usa riflettano sui loro disastri in Iraq&#8221;</a>Una decisione precipitosa, costata la vita a 179 soldati britannici, e dalle <strong>conseguenze rischiose</strong> per la Gran Bretagna e per l’intera regione mediorientale. Conseguenze sulle quali Blair, sempre secondo il rapporto, era stato messo in guardia. L’allora premier inglese sapeva che <strong>&#8220;un&#8217;azione militare avrebbe aumentato la minaccia di al-Qaeda al Regno Unito e agli interessi britannici”</strong> e che “un&#8217;invasione avrebbe potuto far finire le armi e le capacità militari irachene nelle mani dei <strong>terroristi</strong>&#8220;, ha detto Chilcot. Il rapporto sottolinea quindi come la campagna che ha portato all’impiccagione trasmessa in modo visione del “dittatore” nemico Saddam Hussein, e alla successiva destabilizzazione del Paese, abbia condotto allo scenario odierno, nel quale intere aree del Paese restano nelle mani delle bandiere nere del <strong>Califfato</strong>. Una guerra che ha diffuso una instabilità che ha causato “a partire dal 2009, la morte di oltre 150mila iracheni&#8221;, &#8220;la gran parte civili&#8221;. &#8220;Più di un milione hanno dovuto lasciare le loro case e tutto il popolo iracheno ha sofferto enormemente&#8221;, ha detto Chilcot. L&#8217;ultimo tratto della scia di sangue che va avanti dal 2003 è stato il devastante attentato compiuto dall&#8217;Isis sabato notte nel quartiere sciita di Karrada, a Baghdad, costato la vita oltre 250 persone.Il rapporto è un durissimo<strong> atto d’accusa contro l’ex premier labourista Tony Blair</strong>, che ha potuto visionare in anteprima il documento nella giornata di martedì e che mercoledì ha detto di aver agito &#8220;in buona fede&#8221; e nell’interesse degli inglesi. &#8220;Io non credo che la rimozione di Saddam Hussein sia la causa del terrorismo a cui assistiamo in Medio Oriente e altrove”, ha detto l’allora premier. La storia però, non gli ha dato ragione. “La cosa più importante che possiamo fare è imparare la lezione per il futuro”, ha detto, quindi, il premier inglese David Cameron, mentre le famiglie dei militari inglesi morti nel conflitto stanno studiando un’azione legale contro chi autorizzò l’intervento.</p>
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