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	<title>Jarabulus Archives - InsideOver</title>
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	<title>Jarabulus Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il piano di Erdogan per la Siria: creare una nuova Cipro Nord</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Aug 2018 09:21:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Afrin]]></category>
		<category><![CDATA[Jarabulus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Le operazioni della Turchia nel nord della Siria hanno avuto un effetto: trasformare le regioni occupate in protettorati turchi. Dopo l&#8217;intervento delle forze armate di Ankara e delle milizie ad essa collegate, le province di Afrin, Jarabulus e, per certi versi, Idlib, sono diventate qualcosa di più di territori sotto la &#8220;protezione&#8221; dell&#8217;esercito turco. Attraverso &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/erdogan-siria-cipro-nord.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1000" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/04/LAPRESSE_20180330163108_26072908-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Le operazioni della Turchia nel nord della Siria hanno avuto un effetto: trasformare le regioni occupate in protettorati turchi. Dopo l&#8217;intervento delle forze armate di Ankara e delle milizie ad essa collegate, le province di <strong>Afrin</strong>, Jarabulus e, per certi versi, Idlib, sono diventate qualcosa di più di territori sotto la &#8220;protezione&#8221; dell&#8217;esercito turco. Attraverso Scudo dell&#8217;Eufrate e Ramoscello d&#8217;Ulivo &#8211; le due campagne di Ankara in Siria &#8211; <strong>Recep Tayyip Erdogan</strong> ha preso il pieno controllo di queste regioni, rendendole di fatto completamente dipendenti dalla Turchia.</p>
<p>Creare un protettorato turco sul modello di Cipro Nord</p>
<p>Il piano di Erdogan è stato da sempre questo. Una volta capito che <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/chi-e-bashar-al-assad/">Bashar al Assad</a> non sarebbe stato rovesciato dalle forze ribelli, il presidente turco ha pensato che l&#8217;unico obiettivo raggiungibile sarebbe stato quello di <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-ha-un-solo-obiettivo-prendersi-il-nord-della-siria/">espandere la sua influenza</a>. E l&#8217;ha fatto, nel nord della Siria, sfruttando i legami con le forze jihadiste ma anche il nemico curdo.</p>
<p>Con l&#8217;obiettivo di sconfiggere le forze curde per evitare che essere creassero una sorta di muro avversario al di sotto della Turchia, Erdogan ha fatto avanzare le truppe occupando i territori ritenuti strategicamente fondamentali. Ma questa avanzata si è trasformata non solo in una campagna militare contro i curdi, ma in una vera e propria presa di possesso di quei territori, oggi molto più legati ad Ankara che a Damasco.</p>
<p>Come è stato notato dal <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://jiss.org.il/en/yanarocak-the-cypriotization-of-northern-syria/">Jerusalem Institute for Strategic Studies</a>, il piano del Sultano non sembra essere molto diverso da quanto realizzato dai turchi nel 1974 con l&#8217;invasione di Cipro Nord. Anche in quel caso, l&#8217;intervento militare, almeno da parte turca, fu definito come una sorta di operazione di pace.</p>
<p>L&#8217;invasione di Cipro veniva definita dai turchi come &#8220;<strong>Operazione di pace a Cipro&#8221;</strong>, così come oggi l&#8217;invasione del nord della Siria è chiamata con il nome (tragicamente ironico) di<strong> &#8220;Ramoscello d&#8217;ulivo&#8221;</strong>. Due operazioni ammantate di pacifismo che hanno in realtà avuto o sperando di avere uno scopo ben più concreto: l&#8217;annessione di un nuovo territorio.</p>

<p>E che <strong>Jarabulus</strong> e Afrin possano lentamente trasformarsi in due nuove <strong>Cipro Nord della Siria</strong> non è un&#8217;eventualità così remota. Il coinvolgimento militare turco ha aumentato la dipendenza economica, politica e militare di queste regioni con il Paese del Sultano. Tra pulizie etniche nei confronti dei curdi, ricollocamenti della popolazione filo-turca in quelle aree e pieno controllo della sicurezza e delle infrastrutture provinciali, le due province sono state completamente riorganizzate sulla Turchia per renderle di fatto inscindibili dai destini di Ankara. E non a caso sono state designate come aree dove far <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.dailysabah.com/turkey/2018/06/08/39000-syrian-refugees-return-home-for-eid-al-fitr">tornare parte dei rifugiati siriani</a> scappati in Turchia all&#8217;inizio della guerra. </p>
<p>I turchi si sentono legittimati a conquistare Afrin</p>
<p>L&#8217;opinione pubblica turca, in particolare l&#8217;elettorato di Erdogan, non si è mai sentito un estraneo in Siria. Una parte della stampa turca ha anche cercato di legittimare l&#8217;intervento militare ad Afrin andando a riprendere il mito secondo cui la città sarebbe stata fondata da un ufficiale ottomano di nome Mustafa Namık. Del resto Erdogan <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/erdogan-impero-ottomano/">ha da sempre il sogno</a> di ripristinare l&#8217;area d&#8217;influenza dell&#8217;antico impero ottomano.</p>
<p>Sempre per continuare nel solco della legittimazione storica, l&#8217;agenzia di stampa turca <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.aa.com.tr/en/culture-and-art/turkey-to-restore-ataturk-s-base-in-afrin-/1197333"><em>Anadolu</em></a>, a luglio di quest&#8217;anno, ha addirittura annunciato che i funzionari locali avevano trovato nell&#8217;area Afrin il quartier generale del padre fondatore della Turchia, <strong>Mustafa Kemal Atatürk</strong>, quando era intento a combattere la Gran Bretagna nella Prima Guerra Mondiale. Agenzia di stampa che poi ricordava come <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cos-e-l-esercito-siriano-libero/">l&#8217;Esercito siriano libero</a> (la costola siriana della Turchia) avesse &#8220;liberato Afrin dai terroristi&#8221;.</p>
<p>Oltre alla legittimazione storica, c&#8217;è poi quella etnica. Come già scritto su questa testata, Erdogan ha avviato una campagna di sostituzione etnica della provincia espellendo i curdi e sostituendoli con le popolazioni affini al governo. Non solo sono stati trasferiti i ribelli e i terroristi <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/afrin-sostituzione-etnica-curdi/">che non si sono arresi all&#8217;esercito siriano</a>, ma è stato anche facilitato il ritorno dei profughi siriani e il rafforzamento della popolazione turcomanna, che rappresenta l&#8217;8% della popolazione. Proprio per sostenere questa etnica, il governo turco reso possibile il dispiegamento nell&#8217;area delle brigate turkmene Muntasır Billah.</p>
<p>Gli investimenti turchi nel nord della Siria</p>
<p>Oltre alla legittimazione politica, la Turchia ha iniziato da tempo a investire nella Siria settentrionale per renderla legata indissolubilmente all&#8217;economia e alla politica di Ankara. Per prima cosa, l&#8217;esercito ha<strong> ricostruito tutta la rete viaria</strong> che collega queste regioni alla Turchia. In questo modo, il commercio si sviluppa verso il territorio turco e, allo stesso tempo, sarà più facile per gli investitori turchi accedere alle aree sotto il controllo delle forze di Ankara.</p>
<p>L&#8217;influenza turca nell&#8217;economia dei due cantoni si riflette anche nell&#8217;uso della moneta. Poiché il commercio è incentrato sull&#8217;importazione di beni dalla Turchia e su alcune prima esportazioni verso il territorio turco, la popolazione trova ormai più facile utilizzare la <strong>lira turca</strong> per gli acquisti dei beni invece che usare la lira siriana, che la guerra ha reso molto più rara.</p>
<p>Penetrazione culturale</p>
<p>Ma anche sotto il profilo culturale e sociale la situazione non è affatto migliore per la Siria. E non è un caso se, da alcuni anni, soprattutto dopo l&#8217;operazione Scudo dell&#8217;Eufrate del 2016, i nazionalisti parlano del nord della Siria come dell&#8217;82esima provincia turca.</p>
<p>La lingua turca comincia ad essere di uso comune e utilizzata nei cartelloni stradali, mentre on va dimenticato che, <a href="http://www.occhidellaguerra.it/cosi-erdogan-sta-creando-la-provincia-turca-siria/">come scritto su <em>Occhi della Guerra</em></a>,&#8221;la scuola viene rifornita di<strong> professori turchi</strong> dal provveditorato di Gaziantep, la polizia viene addestrata da soldati dell’esercito di Ankara&#8221;, mentre le strade pullulano di bandiere turche. Ma anche le poste e le banche sono quasi completamente turche o legate al sistema turco.</p>
<p>È la Turchia che fornisce assistenza medica a Jarabulus. L&#8217;ospedale da campo costruito dal governo turco è efficientissimo, i medici sono pagati dalle autorità turche e l&#8217;elettricità è fornita al cantone direttamente da Ankara con cavi che collegano la regione direttamente alle centrali anatoliche. Mentre ad Afrin è la Turchia ad aver ricostruito le scuole e aver messo solo l&#8217;arabo eliminando definitivamente la lingua curda. Il protettorato è sempre più una realtà.</p>

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		<title>Così Erdogan sta creando la provincia turca di Siria</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/cosi-erdogan-sta-creando-la-provincia-turca-siria.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Jan 2018 12:27:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Jarabulus]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
		<category><![CDATA[Rifugiati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-1024x682.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Dall’inizio della guerra in Siria, il ruolo della Turchia di Erdogan è cambiato, ma ha lo stesso identico obiettivo: crearsi un margine di manovra autonomo e allargare l’influenza di Ankara sul Medio Oriente. All’inizio, il presidente turco pensava di fare questo gioco spodestando Assad e costruendo la nuova Siria basandosi sulle opposizioni filoturche, diventate subito &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/cosi-erdogan-sta-creando-la-provincia-turca-siria.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="999" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/OLYCOM_20170912154834_24272584-1024x682.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Dall’inizio della <strong>guerra in Siria</strong>, il ruolo della <strong>Turchia</strong> di <strong>Erdogan</strong> è cambiato, ma ha lo stesso identico obiettivo: crearsi un margine di manovra autonomo e allargare l’influenza di Ankara sul Medio Oriente. All’inizio, il presidente turco pensava di fare questo gioco spodestando Assad e costruendo la nuova Siria basandosi sulle opposizioni filoturche, diventate subito fazioni ribelli finanziate e addestrate dal governo turco e con importanti segmenti jihadisti. Poi ha lasciato che l’Isis devastasse il Paese, sperando nel doppio colpo alle forze curde e a quelle di Damasco. Infine, capito che gli Usa avevano trovato nei curdi il loro vero avamposto e che la Russia avrebbe rappresentato un alleato più utile, Erdogan ha deciso di spostare la sua attenzione esclusivamente sulle milizie curde, lasciando che Assad e i suoi alleati vincessero la guerra allo Stato islamico. In tutto questo rovesciamento di casacche, il presidente turco ha tuttavia mantenuto saldo il suo obiettivo principale e mai messo da parte, e cioè quello di<strong> allargare la sua sfera d’influenza in Siria</strong>. E per farlo, ha usato una doppia arma, subdola ma molto efficace, che ha visto quale protagonista principale l’ondata di<strong> rifugiati siriani</strong> arrivati in Turchia. Doppia arma perché da un lato il governo turco li ha accolti e, dall’altro lato, ha liberato le città da cui fuggivano, mostrandosi quale forza liberatrice e alleata.</p>

<p>Un esempio di questa duplice mossa di Erdogan in Siria è <strong>Jarabulus</strong>, nel governatorato di Aleppo, a pochi chilometri dal confine turco-siriano. La cittadina è stata preda del terrorismo islamico per molto tempo e ha visto un fiume di siriani riversarsi in Turchia per fuggire dalla furia degli jihadisti. Dall’estate del 2016, con la missione “<strong>Scudo dell’Eufrate</strong>”, le forze turche, insieme al Free Syrian Army, hanno liberato la cittadina da Daesh e controllano il suo territorio. Una mossa che serviva non solo per colpire lo Stato islamico, ma soprattutto per dividere il fronte curdo prima che questo potesse riunirsi al confine con la Turchia. <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="https://www.elconfidencial.com/mundo/2018-01-08/siria-turquia-yarabulus-guerra-daesh_1502361/">Come ricorda Pilar Cebrian in un reportage per il quotidiano spagnolo <em>El Confidencial</em></a>, “dopo sette mesi, Ankara ha assicurato 2mila chilometri quadrati di ‘zona di sicurezza’ tra Jarabulus e Azaz e, da allora, il Paese si è impegnato a fornire sicurezza, ma anche istruzione e assistenza sanitaria nella sua piccola provincia nel nord della Siria”. Perché quello che è interessante in questa operazione del governo turco, è che Ankara non ha solo liberato la città da Daesh, ma l’ha sostanzialmente resa<strong> un’entità a parte della Siria settentrionale</strong>, dove i militari turchi controllano il territorio, la scuola viene rifornita di<strong> professori turchi</strong> dal provveditorato di Gaziantep, la polizia viene addestrata da soldati dell’esercito di Ankara e dove sulle strade sono visibili <strong>bandiere della Turchia</strong> e <strong>cartelli in turco</strong> e in arabo. Insomma, quello che sta avvenendo a Jarabulus è qualcosa che va al di là della semplice liberazione:<strong> è la realizzazione concreta del piano di Erdogan</strong>.</p>
<p><strong>Sono decine di migliaia i rifugiati siriani che stanno tornando in Siria dalla Turchia e che vengono inseriti nei villaggi liberati e ricostruiti dall’esercito turco</strong>. Sono villaggi in cui mancano molti beni di prima necessità, dall’acqua corrente alla luce elettrica, ma sono comunque i luoghi in cui quei rifugiati vogliono tornare. Erdogan si presenta come il leader che ha permesso tutto questo e sono in molti a crederlo, tanto che ci sono già migliaia di siriani in Turchia pronti a rimanere lì e a prendere la doppia cittadinanza. Per Recep Erdogan, aver raggiunto questo livello di fiducia nella popolazione settentrionale della Siria è un dato di estrema rilevanza strategica. Voleva espandere la sua influenza sulla Siria e ci sta riuscendo. Voleva contenere i curdi e sembra abbia ottenuto quanto desiderato. Il futuro della Siria non sembra dover essere la cosiddetta “balcanizzazione”, come sostenuto da alcuni analisti occidentali, in particolar modo statunitensi. Tuttavia, riuscire a penetrare in queste provincie permette a Erdogan di evitare la divisione della Siria ma, allo stesso tempo, di influenzarne a tal punto la politica e le amministrazioni da poter <strong>premere per la creazione di regioni autonome sotto l’ombrello di Ankara</strong>. L’addestramento delle milizie locali è un segnale abbastanza chiaro delle potenzialità strategiche di questa infiltrazione turca. Se Assad rimarrà al potere, come sembra ormai chiaro, Erdogan potrebbe comunque ottenere quanto voluto nei primi mesi di guerra con il tentativo di rovesciare il leader siriano.</p>

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		<title>Le mire di Erdogan sulla Siria si fanno sempre più concrete</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/le-mire-erdogan-sulla-siria-si-fanno-sempre-piu-concrete.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[eldoleo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2017 13:19:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Curdi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Siria]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
		<category><![CDATA[Jarabulus]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1108" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>La guerra in Siria è terminata e, come succede alla fine di qualsiasi conflitto, segue il periodo della ricostruzione. Un processo che su un territorio devastato materialmente, socialmente ed economicamente da sei anni di guerra ha attirato ovviamente il fiuto degli investitori. La divisione geopolitica della ricostruzione siriana Il post-conflict diventa dunque business, ma il &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/le-mire-erdogan-sulla-siria-si-fanno-sempre-piu-concrete.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1108" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-300x222.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-768x567.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/12/LAPRESSE_20171213131004_25250710-1-1024x756.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>La guerra in <strong>Siria</strong> è terminata e, come succede alla fine di qualsiasi conflitto, segue il periodo della <strong>ricostruzione</strong>. Un processo che su un territorio devastato materialmente, socialmente ed economicamente da sei anni di guerra ha attirato ovviamente il fiuto degli investitori.</p>
<h2>La divisione geopolitica della ricostruzione siriana</h2>
<p>Il post-conflict diventa dunque business, ma il business può essere anche strumento prestato alla geopolitica. La spartizione della ricostruzione segue dunque i confini che sono stati tracciati dalle armi. Raqqa, liberata dalla coalizione a guida americana <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/le-mani-dei-sauditi-sulla-citta-di-raqqa/">diventerà</a> con tutta probabilità terreno fertile di investimenti sauditi. Le zone liberate dalle truppe governative saranno invece zona privilegiata per i <em>riyal</em> iraniani. La parte nord est del Paese ha invece subito un destino diverso. Parliamo del territorio che comprende parte del governatorato di Aleppo fino alla città di Kobane. Una striscia di terra che si trova proprio lungo il confine con lo scomodo vicino turco.</p>

<h2>L&#8217;impero di Erdogan si espande in Siria</h2>
<p>La Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha pensato bene di sfruttare la logorante guerra siriana per estendere la propria influenza all’interno dei confini del Paese di <strong>Bashar al Assad</strong>. La ricostruzione di alcune città all’interno di questo territorio conferma infatti l’ormai massiccia presenza turca. Su tutte la città siriana di Jarabulus. Una cittadina facente parte del governatorato di Aleppo che prima della guerra contava poco più di 30mila abitanti. Jarabulus cadde poi nelle mani dello Stato islamico e <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.internazionale.it/notizie/2016/09/07/ritorno-a-jarabulus">venne liberata</a> dall’esercito turco nel settembre del 2016.</p>
<p>Perché l’infiltrazione turca in quella cittadina apparentemente poco importante? In realtà l’obiettivo di Erdogan non era tanto quello di cacciare l’Isis, quanto piuttosto evitare che i <strong>curdi</strong> arrivassero per primi ad occupare la città. E infatti nell’operazione di liberazione condotta dalle forze turche <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.internazionale.it/notizie/2016/09/07/ritorno-a-jarabulus">si contarono</a> 110 morti sia tra le file dell’Isis che tra i curdi. Da quel settembre è passato un anno e mezzo circa, un tempo sufficiente per trasformare Jarabulus in un’estensione del territorio turco. Tutto è iniziato già l’anno scorso, subito dopo il termine dell’<strong>operazione Scudo Eufrate</strong>.</p>
<h2>Ospedali per conquistare la fiducia dei siriani</h2>
<p>Il ministro della Sanità turco ha infatti proceduto ad ingenti investimenti per potenziare il sistema ospedaliero di Jarabalus. Sono stati aggiunti subito 70 letti in più all’interno dell’ospedale principale della città, ma non solo. Vennero <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://aa.com.tr/en/middle-east/thousands-benefit-from-turkish-hospital-in-syrian-town/974580">fatte</a> costruire altre tre sale operatorie aggiuntive. Infine è stato costruita un’intera struttura ospedaliera che oggi è in grado di ospitare tra le 1.500 e le 1.800 persone.</p>

<p>Sul portale d’ingresso dell’ospedale campeggia la bandiera turca, mentre il nome della struttura è stato trascritto prima in lingua turca e poi in lingua araba. L’influenza turca non si esaurisce però solo in “generose” donazioni sanitarie. Lo scorso 24 novembre l’<em><a href="http://www.hurriyetdailynews.com/turkey-to-open-post-office-branches-in-syrias-aleppo-123013">Hurriyetdailynews</a></em>, portale d’informazione turco, riportava come a Jarabulus fosse stato aperto il <strong>primo ufficio postale turco in Siria</strong>.</p>
<h2>Nelle scuole in Siria adesso si insegna il turco</h2>
<p>È invece un servizio fornito dall’inviata a Jarabulus per <em><a style="color: #0000ff;" href="http://www.france24.com/en/20171215-turkey-rebuild-aid-syria-jarabulus-liberation-islamic-state-group">France 24</a></em> a fornirci il quadro più dettagliato della presenza turca. Secondo la giornalista “l’influenza di Ankara è ovunque”, anche le autopompe sono chiamate “doni della Turchia ai fratelli della Siria”. Nel servizio dell’<a href="http://www.france24.com/en/20171215-turkey-rebuild-aid-syria-jarabulus-liberation-islamic-state-group">emittente francese</a> sono visibili bandiere turche e ritratti di Erdogan ovunque. La strategia del sultano d’Ankara si spinge però oltre, guarda al futuro. Non a caso è stato osservato come i programmi scolastici siano cambiati drasticamente dopo la riconquista turca di Jarabulus.</p>
<p>L’insegnamento del francese è infatti sparito dalle scuole, sostituito, non a caso, dalla lingua turca. La cosa più sorprendente, che rappresenta il successo di Erdogan, è che la popolazione siriana non vede niente di strano in tutto questo, anzi. “Spero che i turchi non se ne vadano. Al massimo spero che stiano un po’ di più, altrimenti tutto potrebbe diventare complicato”, questo il pensiero di un residente a Jarabulus. Come lui, molti altri la pensano così. Erdogan è dunque riuscito a ritagliarsi non solo un territorio in più per il suo nuovo “impero ottomano”, ma è riuscito a farlo con il consenso dei siriani. Poco importa che proprio Erdogan abbia, sin dal 2011, fomentato la ribellione anti Assad, contribuendo così all’incancrenirsi del conflitto siriano. Erdogan, con ospedali e infrastrutture, è riuscito a comprarsi la fiducia degli abitanti di Jarabulus e anche la loro sovranità.</p>

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