La guerra in Siria è terminata e, come succede alla fine di qualsiasi conflitto, segue il periodo della ricostruzione. Un processo che su un territorio devastato materialmente, socialmente ed economicamente da sei anni di guerra ha attirato ovviamente il fiuto degli investitori.

La divisione geopolitica della ricostruzione siriana

Il post-conflict diventa dunque business, ma il business può essere anche strumento prestato alla geopolitica. La spartizione della ricostruzione segue dunque i confini che sono stati tracciati dalle armi. Raqqa, liberata dalla coalizione a guida americana diventerà con tutta probabilità terreno fertile di investimenti sauditi. Le zone liberate dalle truppe governative saranno invece zona privilegiata per i riyal iraniani. La parte nord est del Paese ha invece subito un destino diverso. Parliamo del territorio che comprende parte del governatorato di Aleppo fino alla città di Kobane. Una striscia di terra che si trova proprio lungo il confine con lo scomodo vicino turco.

L’impero di Erdogan si espande in Siria

La Turchia di Recep Tayyip Erdogan ha pensato bene di sfruttare la logorante guerra siriana per estendere la propria influenza all’interno dei confini del Paese di Bashar al Assad. La ricostruzione di alcune città all’interno di questo territorio conferma infatti l’ormai massiccia presenza turca. Su tutte la città siriana di Jarabulus. Una cittadina facente parte del governatorato di Aleppo che prima della guerra contava poco più di 30mila abitanti. Jarabulus cadde poi nelle mani dello Stato islamico e venne liberata dall’esercito turco nel settembre del 2016.

Perché l’infiltrazione turca in quella cittadina apparentemente poco importante? In realtà l’obiettivo di Erdogan non era tanto quello di cacciare l’Isis, quanto piuttosto evitare che i curdi arrivassero per primi ad occupare la città. E infatti nell’operazione di liberazione condotta dalle forze turche si contarono 110 morti sia tra le file dell’Isis che tra i curdi. Da quel settembre è passato un anno e mezzo circa, un tempo sufficiente per trasformare Jarabulus in un’estensione del territorio turco. Tutto è iniziato già l’anno scorso, subito dopo il termine dell’operazione Scudo Eufrate.

Ospedali per conquistare la fiducia dei siriani

Il ministro della Sanità turco ha infatti proceduto ad ingenti investimenti per potenziare il sistema ospedaliero di Jarabalus. Sono stati aggiunti subito 70 letti in più all’interno dell’ospedale principale della città, ma non solo. Vennero fatte costruire altre tre sale operatorie aggiuntive. Infine è stato costruita un’intera struttura ospedaliera che oggi è in grado di ospitare tra le 1.500 e le 1.800 persone.

Sul portale d’ingresso dell’ospedale campeggia la bandiera turca, mentre il nome della struttura è stato trascritto prima in lingua turca e poi in lingua araba. L’influenza turca non si esaurisce però solo in “generose” donazioni sanitarie. Lo scorso 24 novembre l’Hurriyetdailynews, portale d’informazione turco, riportava come a Jarabulus fosse stato aperto il primo ufficio postale turco in Siria.

Nelle scuole in Siria adesso si insegna il turco

È invece un servizio fornito dall’inviata a Jarabulus per France 24 a fornirci il quadro più dettagliato della presenza turca. Secondo la giornalista “l’influenza di Ankara è ovunque”, anche le autopompe sono chiamate “doni della Turchia ai fratelli della Siria”. Nel servizio dell’emittente francese sono visibili bandiere turche e ritratti di Erdogan ovunque. La strategia del sultano d’Ankara si spinge però oltre, guarda al futuro. Non a caso è stato osservato come i programmi scolastici siano cambiati drasticamente dopo la riconquista turca di Jarabulus.

L’insegnamento del francese è infatti sparito dalle scuole, sostituito, non a caso, dalla lingua turca. La cosa più sorprendente, che rappresenta il successo di Erdogan, è che la popolazione siriana non vede niente di strano in tutto questo, anzi. “Spero che i turchi non se ne vadano. Al massimo spero che stiano un po’ di più, altrimenti tutto potrebbe diventare complicato”, questo il pensiero di un residente a Jarabulus. Come lui, molti altri la pensano così. Erdogan è dunque riuscito a ritagliarsi non solo un territorio in più per il suo nuovo “impero ottomano”, ma è riuscito a farlo con il consenso dei siriani. Poco importa che proprio Erdogan abbia, sin dal 2011, fomentato la ribellione anti Assad, contribuendo così all’incancrenirsi del conflitto siriano. Erdogan, con ospedali e infrastrutture, è riuscito a comprarsi la fiducia degli abitanti di Jarabulus e anche la loro sovranità.