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	<title>Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Sun, 04 Oct 2026 01:08:40 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Gaza Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</title>
		<link>https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Oct 2026 01:08:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[UNFPA]]></category>
		<category><![CDATA[violenze]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530595</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Le agenzie umanitarie sottolineano l'urgenza di migliorare le condizioni di vita nei campi, adesso a livelli drammatici. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html">Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/La-distruzione-della-Striscia-di-Gaza-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><strong>&#8220;<em>Un uomo ha fatto sposare la figlia di 14 anni in cambio di due sacchi di farina affinché lui e i suoi figli potessero mangiare”.</em></strong> Questa drammatica testimonianza, raccolta da UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione) nei campi per sfollati di Khan Younis, fotografa la realtà vissuta dalla popolazione nella Striscia di Gaza. Tra la devastazione del conflitto e crisi umanitarie senza fine, sono le donne a pagare il prezzo più alto, quello della <strong>violenza di genere.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una donna su tre denunciava violenze già prima della guerra</strong></h2>



<p>Prima del conflitto, le donne e le ragazze palestinesi affrontavano già notevoli rischi a causa di <strong>norme di genere profondamente radicate </strong>che le posizionavano come <strong>subordinate agli uomini</strong>, limitando la loro autonomia e normalizzando il controllo maschile sui&nbsp;loro corpi e sulle risorse familiari. </p>



<p><strong>Quasi una donna palestinese su tre aveva denunciato</strong> violenze da parte del marito e, a Gaza, <strong>circa 15 donne su cento avevano subito abusi sessuali da parte dei coniugi;</strong> più della metà li aveva subiti ripetutamente (dati <a href="https://palestine.unwomen.org/en/what-we-do/ending-violence-against-women/facts-and-figures-1?utm">UN Women 2018</a>). Tuttavia, <strong>dall&#8217;ottobre 2023,</strong> i continui sfollamenti, la distruzione delle infrastrutture e la totale assenza di sicurezza hanno <strong>amplificato queste violenze in modo esponenziale</strong>, colpendo in particolare chi vive nei r<strong>ifugi collettivi e nelle aree sovraffollate.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L&#8217;impatto sui siti di sfollamento</strong></h2>



<p>Quasi tutta la <strong>popolazione di Gaza</strong>, che conta oltre due milioni di abitanti, è stata costretta ad abbandonare le proprie case e la maggior parte <strong>vive in campi tendati </strong>o all&#8217;interno di edifici danneggiati. Complessivamente, <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-25-may-2026?utm_source=chatgpt.com">1.7 milioni di persone </a>risiedono in circa 1.600 campi profughi nella Striscia e gli spazi sicuri per donne e ragazze coprono appena il <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026?utm_source=chatgpt.com">17 per cento dei siti per sfollati.</a></p>



<p>A giugno 2026, <strong>più di un milione di persone vivevano nei campi </strong>interni alla Città di Gaza e Khan Younis e circa la metà, <strong>583mila, erano donne.</strong> Nella <strong>Città di Gaza, circa 428 siti </strong>ospitano oltre 300mila persone (di cui circa 153mila donne) e <strong>quasi un terzo è privo di un&#8217;agenzia formale di gestione</strong> e si affida all&#8217;autogestione dei residenti. <strong>Khan Younis, a sud della Striscia, </strong>è invece diventato <strong>il più grande polo di sfollamento</strong>: ospita circa 844mila persone in circa 576 siti (tra cui circa 430mila donne).</p>



<h2 class="wp-block-heading"><br><strong>Violenze sessuali, più 61% in tre mesi</strong></h2>



<p>Secondo alcuni recenti rapporti del Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA)- che <a href="https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf">analizzano i dati</a> raccolti da 10 organizzazioni nel secondo trimestre del 2026 e che <a href="https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/?utm_source=gemini">intervistano 230 donne</a> tra la fine del 2025 e l&#8217;inizio del 2026 &#8211; la prolungata crisi nella Striscia di Gaza ha &#8220;creato le condizioni in cui donne e ragazze (specialmente tra i 18 e i 59 anni) affrontano rischi crescenti di violenza di genere&#8221;. Tra le forme di violenza più diffuse vi sono quelle <strong>fisiche</strong>, in particolare i <strong>pestaggi.</strong> <em>&#8220;Questo era il tipo di violenza più diffuso prima della guerra e ora è aumentato in modo significativo&#8221;</em> racconta una donna intervistata.</p>



<p>Anche gli episodi di <strong>violenza sessuale, inclusi stupri e aggressioni, hanno raggiunto livelli critici, </strong>rimanendo tuttavia fortemente sottostimati a causa del timore di stigmatizzazione e di ritorsioni. Le verifiche di sicurezza delle Nazioni Unite hanno evidenziato <strong>rischi particolari per donne e ragazze durante le ore notturne</strong>, una condizione che le induce a evitare i servizi igienici e le docce dei campi.</p>



<p>La gravità della situazione si riflette anche nei dati statistici: gli <strong>episodi di violenza sessuale</strong>, inclusi stupro e aggressione, hanno rappresentato il <strong>2,7 per cento del totale delle segnalazioni di violenza di genere tra aprile e giugno 2026</strong>, in aumento rispetto al 2,1 per cento registrato nel trimestre precedente. Sebbene la percentuale sul totale sembri vicina, questo scostamento si traduce in <strong>un&#8217;impennata del 61 per cento nel numero assoluto delle donne</strong> che hanno subito queste violenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Orfane, anziane, disabili e donne incinte</strong></h2>



<p>Il rapporto dell’UNFPA che intervista oltre 200 donne evidenzia come quelle <strong>rimaste sole</strong> durante il conflitto siano particolarmente esposte a violenze, anche economiche. Rientrano in questa categoria <strong>le orfane, le mogli dei detenuti, le vedove e le donne divorziate</strong>, tutte percepite come <strong>tra le più economicamente vulnerabili </strong>nei campi per sfollati. Sono anche quelle che <strong>corrono rischi maggiori di abusi e sfruttamento</strong>: “<em>Una vedova stava cercando una tenda e un rappresentante del campo le disse: &#8216;Ti darò una tenda, ti sistemeremo nel nostro campo e potrai stare da me stanotte'&#8221;</em>, racconta una donna di Gaza, intervistata per il rapporto.</p>



<p>A causa di una mobilità più limitata, <strong>le donne anziane </strong>sono quelle <strong>più esposte a difficoltà nel chiedere aiuto</strong> nel caso di situazioni di pericolo. Inoltre, l&#8217;assenza di un&#8217;illuminazione adeguata e il terreno accidentato dei campi di fortuna aumentano il rischio di cadute e lesioni durante gli spostamenti, in particolare di notte. Accanto a loro, le donne e le ragazze con <strong>disabilità </strong>affrontano rischi enormi, poiché gli aggressori sfruttano la loro limitata capacità di comprendere, resistere o denunciare. Una donna racconta che:</p>



<p><em>&#8220;Quando eravamo nel campo profughi, abbiamo saputo che una ragazza disabile del campo è scomparsa per sette ore. Quando è tornata, hanno detto che si era persa. La ragazza ha iniziato a piangere e la sua famiglia non capiva cosa stesse succedendo&#8230; Due mesi dopo, poiché il suo ciclo non era regolare, hanno scoperto che era incinta ed era stata stuprata. Non sanno ancora chi sia stato”</em>.</p>



<p>Infine, <strong>le donne incinte e le neo-mamme </strong>sono quelle che affrontano le maggiori sfide legate alla salute sessuale e riproduttiva. Lo sfollamento le costringe a vivere <strong>lontano dalle poche strutture sanitarie</strong> rimaste operative. A causa della carenza di carburante e del collasso dei trasporti, molte sono costrette a <strong>spostarsi su carretti trainati da asini</strong>. Inoltre non sono esenti dalle fatiche più pesanti, come fare lunghe code per l&#8217;acqua e trasportare carichi pesanti su terreni accidentati, esponendosi anche al rischio di <strong>molestie negli spazi pubblici.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Mariti, soldati, volontari: chi commette le violenze</h2>



<p>Le aggressioni vengono perpetrate da soggetti differenti, inclusi <strong>mariti, uomini che abusano di posizioni di potere</strong> o, ancora, <strong>soldati</strong>. Un esempio emblematico è quello raccontato da una donna in merito ai checkpoint:</p>



<p><em>&#8220;La mia vicina mi ha detto che durante lo sfollamento è passata attraverso un checkpoint. Era con suo figlio e sua figlia&#8230; il soldato le ha detto di lasciare sua figlia e di andare. Ha iniziato a piangere e a supplicare il soldato di lasciare andare sua figlia, ma lui ha minacciato di uccidere suo figlio se non fosse partita. Contro la sua volontà, ha continuato la sua strada. Ha aspettato il ritorno di sua figlia. Quando l&#8217;ha vista viva, è stata felice. Ma quando lei è tornata, ha detto di aver subito molestie. <strong>I soldati le hanno detto cose volgari e le hanno toccato parti sensibili del corpo</strong>.&#8221;</em></p>



<p>A questi racconti si aggiungono quelli di <strong>donne costrette a subire rapporti sessuali in cambio di cibo, denaro, acqua o lavoro,</strong> a volte ad opera di individui coinvolti nella distribuzione degli aiuti. Persone in posizioni di potere locale come <strong>autisti, farmacisti, panettieri, personale medico o proprietari di immobili,</strong> hanno <strong>negato beni di prima necessità </strong>o cure mediche (come nel caso disperato di una <strong>madre costretta a subire ricatti da un medico per far operare il figlio malato</strong>) <strong>in cambio di favori sessuali.</strong></p>



<p>Una donna intervistata nel 2025 dall&#8217;<strong><a href="https://www.ap.org/news-highlights/spotlights/2025/women-in-gaza-say-they-were-promised-food-money-or-work-in-exchange-for-sexual-interactions/">Associated Press</a></strong>, ha raccontato di aver incontrato un uomo a Muwasi, una striscia di terra che Israele ha designato come zona umanitaria e ha raccontato di aver dato il suo <strong>numero di telefono a un operatore umanitario</strong>, un palestinese in uniforme con la scritta<strong> UNRWA</strong>, l&#8217;Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l&#8217;occupazione dei rifugiati palestinesi nel Regno Unito. Poco dopo averle chiesto il numero, l&#8217;Associated Press riporta di come siano iniziate chiamate a tarda notte con richieste a sfondo sessuale. </p>



<p>Anche i <strong>membri della famiglia figurano tra i responsabili di abusi gravi,</strong> compresi gli stupri. Una donna ha raccontato di conoscere <em>&#8220;<strong>una vedova il cui cognato l&#8217;ha molestata e stuprata mentre dormiva, ed è rimasta incinta </strong>da lui prima di completare il periodo di attesa di tre mesi legalmente richiesto (iddah) dopo la morte del marito. Quando la sua famiglia lo ha scoperto, ha cercato di organizzare un matrimonio, ma il giudice si è rifiutato, considerandolo un caso di adulterio”.&nbsp;</em></p>



<p>In altri casi, le donne si sono <strong>rifiutate di avere rapporti sessuali con i mariti, in tende affollate davanti ai figli</strong>, subendo per questo percosse e coercizioni. Molte donne parlano anche della collera dei coniugi a causa della guerra. Una rabbia rivolta non solo verso di loro, ma anche verso i figli: <em>&#8220;<strong>La violenza è aumentata a causa delle pressioni </strong>con cui abbiamo vissuto durante la guerra. <strong>Mio marito non ha mai alzato la voce contro di me fino alla guerra</strong>&#8230; Ma quando la nostra casa è stata bombardata e tutto ciò che possedevamo è andato perduto, è diventato irritabile e se la prende con me e con i bambini&#8221;</em>, riporta una testimonianza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I luoghi delle violenze</h2>



<p>Spazi che dovrebbero offrire sicurezza diventano luoghi ad alto rischio. I <strong>bagni comunitari </strong>sono tra i punti più critici per le molestie, al punto che <strong>molte donne preferiscono esporsi a rischi igienici estremi</strong>: <em>&#8220;Abbiamo persino usato un secchio come bagno per non dover andare nei servizi igienici condivisi della scuola”,</em> racconta una ragazza.&nbsp;</p>



<p><strong>Le scuole</strong>, trasformate molto spesso in rifugi, diventano teatri di stupri seguiti da matrimoni per evitare vergogna e scandalo. &#8220;Quando vengono scoperti <strong>casi di stupro nelle scuole, il giorno dopo si assiste a matrimoni e festeggiamenti</strong> proprio a scuola&#8221;, afferma una donna. </p>



<p>Le violenze avvengono spesso <strong>durante i trasferimenti da un campo a un altro</strong>: <em>&#8220;Durante lo sfollamento, i giovani che trasportavano e aiutavano le ragazze approfittavano della situazione per tenerle per mano e toccare i loro corpi&#8221;</em>, racconta una testimone.</p>



<p><strong>Anche la tecnologia viene strumentalizzata:</strong> sono stati registrati casi in cui fornitori di servizi hanno raccolto numeri di telefono di donne in difficoltà pretendendo <strong>fotografie in cambio di aiuti</strong>, o piattaforme online sfruttate per attirare donne in appartamenti isolati con la <strong>finta promessa di un colloquio di lavoro</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">Matrimoni precoci, più 123%</h2>



<p>Il rapporto avverte che si è registrato un &#8220;grave aumento&#8221; dei casi di matrimoni precoci e forzati nel secondo trimestre del 2026, del <strong>123 per cento rispetto al primo trimestre.&nbsp;</strong> Sebbene la maggioranza dei casi segnalati (67%) abbia riguardato donne tra i 18 e i 59 anni, le <strong>ragazze tra i 12 e i 17 anni hanno rappresentato un ulteriore 16 per cento dei casi. </strong>La percentuale più alta si registra a Città di Gaza (33%), seguita da Deir Elbalah (31%) e dal Nord di Gaza (27%).</p>



<p><strong>Le famiglie ricorrono a questa pratica per alleviare gli oneri economici</strong> o per tentare di proteggere le adolescenti dai pericoli e dall&#8217;insicurezza dei campi. A causa della disperazione economica estrema, in alcuni casi limite si è arrivati a scambi drammatici: come racconta la testimonianza di una famiglia,<em>&#8220;un uomo ha fatto sposare la figlia di 14 anni in cambio di due sacchi di farina affinché lui e i suoi figli potessero mangiare&#8221;.</em></p>



<p>Le Nazioni Unite e la maggior parte delle organizzazioni umanitarie classificano i matrimoni di ragazze di età inferiore ai 18 anni come matrimoni precoci. Anche prima della guerra, questa pratica era diffusa tra i palestinesi nella Striscia di Gaza governata da Hamas, ma era in calo. Secondo un <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o?utm_source=gemini">articolo della BBC</a>, la legge a Gaza prevede delle eccezioni all&#8217;età minima di 17 anni per il matrimonio, previo consenso dei genitori e autorizzazione di un giudice ma i funzionari del tribunale possono autorizzare matrimoni anche per minori di 14 anni e sette mesi.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le r<strong>ipercussioni sulla salute mentale</strong></h2>



<p>Tutti questi fattori generano <strong>gravi impatti non solo sulla salute fisica delle donne, ma anche su quella mentale</strong>, tra cui disturbo post-traumatico da stress, depressione, pensieri suicidi e autolesionismo. Le agenzie umanitarie sottolineano l&#8217;<strong>urgenza di migliorare le condizioni di vita nei campi: </strong>occorre sostituire le tende deteriorate, potenziare i servizi igienico-sanitari, ripristinare un&#8217;assistenza sanitaria adeguata e contrastare il collasso della produzione alimentare. Per mitigare i pericoli, le organizzazioni chiedono a Israele di consentire l&#8217;ingresso di rifugi di qualità superiore, attrezzature per le latrine e sistemi di illuminazione adeguati (attualmente limitati per motivi di sicurezza militare).</p>



<p>Sebbene il corso di tante vite a Gaza sia segnato per sempre, le donne continuano a chiedere interventi strutturali, sperando in un futuro in cui possano tornare a sentirsi protette e sicure. <em>&#8220;Vogliamo campagne di sensibilizzazione affinché gli uomini si prendano cura di noi e ci trattino con un po&#8217; di rispetto”</em>, ha detto una di loro. Una bambina, quando le è stato chiesto cosa desidera, ha detto <em><strong>&#8220;Vorrei che le ragazze comprendessero i loro diritti, sapessero difendersi e non permettessero a nessuno di spezzarle&#8221;.</strong></em></p>



<p></p>



<p><strong>Fonti</strong></p>



<ul class="wp-block-list">
<li>OCHA, Humanitarian Situation Report, 23 luglio 2026 – <a href="https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.ochaopt.org/content/humanitarian-situation-report-23-july-2026</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>UN Population Fund (UNFPA), I want to feel safe again- drivers of gender-based violence in Gaza – <a href="https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.un.org/unispal/document/unfpa-report-drivers-of-gender-based-violence-in-gaza/</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>UNFPA, Gaza GBV Trends (April-June 2026) – <a href="https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://palestine.unfpa.org/sites/default/files/pub-pdf/2date26-date9/Gaza-GBV-Trends-April-June-2026_0.pdf</a><br></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>Associated Press- <a href="https://www.ap.org/news-highlights/spotlights/2025/women-in-gaza-say-they-were-promised-food-money-or-work-in-exchange-for-sexual-interactions/">Women in Gaza say they were promised food, money or work in exchange for sexual interactions</a></li>
</ul>



<ul class="wp-block-list">
<li>BBC News, Gaza coverage – <a href="https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o?utm_source=gemini" target="_blank" rel="noreferrer noopener">https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o</a><br></li>
</ul>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/sotto-le-tende-di-gaza-lallarme-dellonu-su-stupri-ricatti-e-minori-date-in-sposa-per-un-sacco-di-farina.html">Sotto le tende di Gaza: l&#8217;allarme dell&#8217;ONU su stupri, ricatti e minori date in sposa per un sacco di farina</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Raffaele Riccardo Buccolo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Sep 2026 08:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Google]]></category>
		<category><![CDATA[mappe]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530941</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-600x338.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La mappa di Google conserva ancora i nomi.&#160;Palestine College of Nursing,&#160;Kamal Adwan School,&#160;Masjid al-Nour,&#160;Mubarak Hospital. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere. Ci sono macerie, palazzi appiattiti, polvere, terra rossa. Nulla di più. Il punto da cui &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/gaza-600x338.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La mappa di Google conserva ancora i nomi.&nbsp;<em>Palestine College of Nursing</em>,&nbsp;<em>Kamal Adwan School</em>,&nbsp;<em>Masjid al-Nour</em>,&nbsp;<em>Mubarak Hospital</em>. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere. Ci sono macerie, palazzi appiattiti, polvere, terra rossa. Nulla di più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="410" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1024x410.jpg" alt="" class="wp-image-530942" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1024x410.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-300x120.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-768x308.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-1536x615.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24-600x240.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Screenshot-2026-09-29-alle-06.47.24.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Il punto da cui partire è Khan Younis. La&nbsp;<strong>Palestine College of Nursing</strong>&nbsp;era un istituto dedicato alla formazione del personale infermieristico. Nelle fotografie associate alla scheda Google appare come un campus all&#8217;avanguardia: edifici di più piani, palme, siepi, un vialetto centrale, grandi vetrate. Oggi, dalle nuove mappe di Google, è un cumulo di macerie piatto, nel mezzo di un&#8217;area completamente cancellata dalle bombe di Israele.</p>



<p>Nelle mappe satellitari che InsideOver ha raccolto, l&#8217;etichetta che la descrive come una scuola di formazione sanitaria è ancora lì. Il college, invece, non è più distinguibile nel paesaggio che lo circonda. Al suo posto e tutto intorno si vede una vasta superficie di cemento frantumato, muri collassati e piste di terra aperte attraverso le macerie. La storia del Palestine College è ciò che è accaduto a oltre l&#8217;82%, <a href="https://www.google.com/url?sa=t&amp;source=web&amp;rct=j&amp;opi=89978449&amp;url=https://news.un.org/en/story/2026/08/1168138&amp;ved=2ahUKEwjW0pnxhpOXAxW51AIHHfGeLBQQFnoECCkQAQ&amp;usg=AOvVaw2_gy_KOel6l2sudxVpBGDV">secondo i numeri UN</a>, degli edifici nella Striscia di Gaza. La cifra include 134.422 edifici distrutti, 13.848 strutture gravemente danneggiate, oltre a circa 328.627 singole unità abitative danneggiate.</p>



<p>A cambiare totalmente, quindi è l&#8217;intera morfologia dell&#8217;intera Striscia. Un intero lembo di terra in cui il cemento e il colore delle costruzioni hanno lasciato il posto a fango e terra. Una mappa che mostra cosa accade quando ogni singola abitazione o locale commerciale viene bombardato e raso al suolo. </p>



<p>Lo stesso accade spostandosi verso Rafah. In una delle sequenze, il riferimento più semplice per orientarsi è un campo da gioco. Prima della guerra era immerso in un quartiere fitto, circondato da edifici e strade secondarie. Nell’immagine più recente il simbolo verde del campo continua a comparire, ma intorno resta una distesa quasi uniforme di rovine.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530943" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Per capire però cosa significano queste superfici piatte, bisogna tornare a terra. Google permette di navigare le etichette e vedere le fotografie che negli anni chi abitava quelle zone ha salvato in quei luoghi. Ho scaricato alcune di quelle fotografie di moschee, rosticcerie, costruzioni a Rafah.  </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530944" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/2.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nel quartiere saudita di Rafah, Google continua ad esempio a indicare il&nbsp;<strong>centro educativo Ibn Malik</strong>. La vecchia scheda conserva persino una fotografia dell’insegna e i recapiti della struttura. Nella vista dall’alto, la struttura non esiste più; si trova in mezzo a un’area devastata. La strada principale è ancora leggibile, gli edifici che la costeggiavano non esistono più.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530945" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/3.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Nelle nuove mappe è come se le strade fossero diventate una specie di impronta fossile della città. Un grande incrocio di Rafah, perfettamente leggibile nella vecchia immagine, resta identificabile nella nuova immagine soprattutto grazie alla propria geometria. Gli isolati intorno, invece, sono quasi scomparsi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530946" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/5.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Poi ci sono i luoghi di culto. Google continua a localizzare&nbsp;<strong>Masjid al-Nour</strong>&nbsp;e la&nbsp;<strong>moschea Saad ibn Abi Waqqas</strong>. Nelle schede compaiono ancora fotografie degli interni: tappeti rossi, colonne, sale di preghiera. Dall’alto, però, i marker rossi si trovano oggi dentro zone in cui gli edifici originari non sono più distinguibili.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1920" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530947" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/6.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></figure>



<p>È giusto specificare che Google non ha aggiornato le mappe su tutta la Striscia di Gaza, ma solo su alcune aree con rilievi che i satelliti hanno eseguito tra gennaio e febbraio 2026. Ci sono ancora vaste aree della Striscia di Gaza che continuano a mostrare dati che risalgono al 2025 o in alcuni casi al 2024.<br><br>Lo racconta un utente su X che scrive:<br></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">The new Google Maps update doesn&#39;t show all the destruction happened in Gaza, only Rafah and the North. My home, which is marked with a red point in this pic, and the entire block where I lived, which is outlined in red, are completely destroyed, but they appear normal on the map <a href="https://t.co/ZEYbztLgkZ">pic.twitter.com/ZEYbztLgkZ</a></p>&mdash; Ahmed (@a7mgaza) <a href="https://x.com/a7mgaza/status/2104478884087382243?ref_src=twsrc%5Etfw">September 28, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
</div></figure>



<p>A Khan Younis lo stesso scenario apocalittico è visibile attorno a&nbsp;<strong>Mubarak Hospital</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>Khan Medical Clinic</strong>. Nella vecchia immagine erano inseriti in un tessuto urbano. Nella nuova mappa, ampie porzioni dell’area circostante appaiono cancellate o ridotte a rovine. Già nel 2025 <a href="https://www.emro.who.int/images/stories/palestine/Sitrep_67a_January_2026.pdf">secondo l’OMS</a>, tutti i 36 ospedali di Gaza risultavano danneggiati.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-530949" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-1536x864.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1-600x338.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/11-1.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al 31 gennaio 2026, sono quasi 1000 gli attacchi che Israele ha lanciato contro strutture sanitarie o ospedali, uccidendo oltre <a href="https://www.instagram.com/reels/DRh2janCHZK/">1600 tra operatori sanitari e medici</a></p>



<p>Ad ottobre 2025, esattamente un anno fa, erano oltre <a href="https://english.almayadeen.net/news/politics/in-two-years---israel--dropped-200-000-tons-of-explosives-on">200.000 le tonnellate di esplosiv</a>o già sganciate sulla Striscia di Gaza in quasi tre anni di genocidio.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ecco-come-si-presenta-una-mappa-del-genocidio-le-nuove-immagini-satellitari-google-mostrano-gli-effetti-della-pulizia-etnica-di-israele-su-gaza.html">Chi nega il genocidio apra Google Maps. Ecco cosa (non resta) a Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza, matrimoni precoci e spose bambine in aumento del 123%: l&#8217;altro dramma della guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/gaza-matrimoni-precoci-e-spose-bambine-in-aumento-del-123-laltro-dramma-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[giorgia di gennaro]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 20:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=530597</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>A Gaza i matrimoni precoci e forzati tornano a crescere. Il collasso delle reti di protezione trasforma il matrimonio in sopravvivenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gaza-matrimoni-precoci-e-spose-bambine-in-aumento-del-123-laltro-dramma-della-guerra.html">Gaza, matrimoni precoci e spose bambine in aumento del 123%: l&#8217;altro dramma della guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/Due-donne-palestinsi-si-stringono-dopo-aver-perso-parte-della-loro-famiglia-in-un-attacco-issraeliano-a-Gaza-City-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Prima dello scoppio del conflitto nell’ottobre 2023, nella Striscia di Gaza si registrava un progresso costante nella riduzione dei matrimoni precoci. Secondo le analisi del <strong>Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNFPA)</strong>, il tasso di ragazze sposate prima dei 18 anni era passato dal 26% all&#8217;11% tra il 2009 e il 2022, rivelando un netto miglioramento delle condizioni di vita di donne e giovani donne. Anche il Bureau Centrale di Statistica Palestinese registra un trend simile, seppure riporti <a href="https://apnews.com/article/israel-palestinians-hamas-war-poverty-early-marriage-takeaways-ba4f8b0020d9c0d3d5283c8552044ee2">dati meno soddisfacenti</a> che identificano le donne minorenni sposate al 17,8% nel 2022.</p>



<p>Tuttavia, la guerra e le conseguenze umanitarie che ne derivano hanno invertito questa conquista sociale, segnalando un <strong>aumento del fenomeno del 123% secondo i rapporti UNFPA</strong>,&nbsp;<a href="https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o?xtor=AL-71-%5Bpartner%5D-%5Bbbc.news.twitter%5D-%5Bheadline%5D-%5Bnews%5D-%5Bbizdev%5D-%5Bisapi%5D&amp;at_campaign_type=owned&amp;at_campaign=Social_Flow&amp;at_link_id=A336897C-B70C-11F1-A84E-8B7B141E670B&amp;at_medium=social&amp;at_format=link&amp;at_bbc_team=editorial&amp;at_link_origin=BBCNews&amp;at_ptr_name=twitter&amp;at_link_type=web_link">menzionati dalla BBC</a>&nbsp;in un report pubblicato il 23 settembre che richiama l’attenzione sull’età delle spose, compresa <strong>tra i 12 e i 17 anni</strong>. Il dato, relativo ai casi segnalati, potrebbe inoltre non restituire l&#8217;entità reale del fenomeno, considerando che molti matrimoni non vengono formalmente registrati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Quando sposarsi diventa sopravvi</strong>vere</h2>



<p>Il drastico aumento di matrimoni precoci o forzati riflette le condizioni di povertà estrema e di fragilità sociale. Fattori che contribuiscono a creare una realtà in cui le vittime, come in molti conflitti contemporanei, sono principalmente civili, donne e bambini. Il costo della vita nella Striscia è iperinflazionato e il <strong>prezzo del <em>mahr</em> (dote matrimoniale) è stato abbattuto dalla guerra</strong>, portando le famiglie ad accettare cifre irrisorie pur di far sposare le figlie e racimolare pochi shekel. In alcune testimonianze raccolte, l’unione in matrimonio <strong>viene percepita come un trasferimento di responsabilità economica</strong> della ragazza al coniuge. Ciò comporta un sollievo economico per la famiglia, che si ritroverà con una bocca in meno da sfamare: con il matrimonio, la coppia viene registrata come nuovo nucleo familiare dalle agenzie umanitarie e quindi creditore di nuove razioni alimentari e di una tenda in cui vivere. </p>



<p>In un contesto segnato da povertà, assenza di strutture igienico-sanitarie private e scuole sovraffollate, il singolo individuo diventa minaccia ed <strong>il timore si trasforma in esigenza di protezione</strong>, la cui massima espressione si riflette proprio nei matrimoni combinati tendenzialmente stipulati dai padri con l’intento di affidare le figlie alle cure di un protettore, un marito. In altri casi segnalati dai report, invece, <strong>l’unione avviene per conservare l’onore della giovane vittima di stupro</strong>, e la figlia viene data in sposa proprio al suo aggressore nel tentativo di evitare scandali e di preservare la dignità della famiglia. Una circostanza ambigua, ma più prossima alla nostra tradizione di quanto vorremmo credere: è giusto ricordare che il matrimonio riparatore, in Italia, è stato abolito solamente nel 1981. Eppure, anche sotto le bombe ed i palazzi che crollano, preservare la dignità femminile tramite il controllo della donna sembra equivalere ad una priorità che trascende le dinamiche belliche.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Non mancano le testimonianze in cui viene raccontato che, quando un caso di violenza sessuale viene scoperto nei rifugi scolastici, per fare un esempio, “il giorno dopo si assiste a matrimoni e festeggiamenti all&#8217;interno della scuola&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Una figlia in cambio di cibo o di un riparo</strong></h2>



<p>Il documento di UNFPA <em>I want to feel safe again</em>, pubblicato il 17 settembre 2026, raccoglie le <strong>testimonianze di 230 donne attraverso 16 focus group condotti tra dicembre 2025 e gennaio 2026</strong> nei campi di sfollamento di Gaza City e Khan Younis. Tra i vari casi, viene riportato un episodio straziante ma emblematico della realtà vissuta da alcune famiglie. La testimonianza racconta di una ragazza di 14 anni, data in sposa dal padre <strong>in cambio di due pacchi di farina</strong> che sarebbe serviti per sfamare gli altri figli. Un evento al limite della comprensione umana, si potrebbe pensare, eppure altre sei ragazze partecipanti all’inchiesta hanno raccontato episodi analoghi. Allo stesso modo, si racconta di come <a href="https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0277539525000305">donne divorziate o madri sole </a>abbiano acconsentito a sposare le figlie minorenni ai figli di uomini che offrivano loro una tenda, o semplicemente un luogo “sicuro”.</p>



<p>La logica dello sgravio economico si fa ancora più spietata quando a decidere del destino delle adolescenti non sono i genitori, ma i parenti estesi chiamati a farsi carico di chi ha perso tutto. Le adolescenti rimaste orfane a causa degli attacchi israeliani rappresentano uno dei gruppi più vulnerabili ed esposti allo sfruttamento e ai matrimoni forzati: senza la protezione dei genitori, spesso la loro tutela passa nelle mani del maschio più prossimo della famiglia, che di solito percepisce la ragazza come un ulteriore ed insostenibile peso economico. Anche in questo caso, può capitare che la giovane venga data in moglie per alleggerire il peso finanziario che altrimenti comporterebbe.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Senza casa, senza privacy, senza protezione</strong></h2>



<p><strong>La questione securitaria si intreccia inevitabilmente con i continui ordini di evacuazione</strong> che hanno costretto la popolazione di Gaza a sfollamenti ripetuti, spezzando le reti tradizionali di protezione comunitaria e costringendo i civili alla separazione con il proprio nucleo famigliare. Talvolta, le donne sono costrette a vivere in contesti sconosciuti e in prossimità di estranei. In particolare<strong>, i campi di sfollamento a Gaza City e Khan Younis, che da soli ospitano oltre 1,1 milioni di sfollati, di cui più di 580.000 sono donne e ragazze</strong>, sono caratterizzati da un sovraffollamento estremo e da rifugi di fortuna, del tutto privi di porte o serrature e quindi inadatti a garantire privacy o protezione. I bagni sono spesso condivisi e costituiscono uno dei luoghi in cui il rischio di aggressione è maggiore, così come i punti di raccolta dell’acqua in cui gli uomini approfittano della calca data dalla competizione per la risorsa per palpeggiare o aggredire le donne.&nbsp;</p>



<p>A Gaza il sistema sanitario è collassato, le scuole sono state distrutte o convertite in rifugi e l’apparato giudiziario è stato compromesso. In questo scenario, <strong>la possibilità di denunciare gli abusi è stata drasticamente ridotta</strong> e gli aggressori rimangono pressoché impuniti, consapevoli che nessuno andrà mai a prenderli.&nbsp;</p>



<h2 class="wp-block-heading">Fonti</h2>



<p>https://apnews.com/article/israel-palestinians-hamas-war-poverty-early-marriage-takeaways-ba4f8b0020d9c0d3d5283c8552044ee2</p>



<p>https://www.bbc.com/news/articles/c94gm7dp40y0o</p>



<p>https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S0277539525000305</p>



<p>UNFPA,&nbsp;<em>I Want to Feel Safe Again: The Drivers of Gender-Based Violence in Gaza</em>, September 2026.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/gaza-matrimoni-precoci-e-spose-bambine-in-aumento-del-123-laltro-dramma-della-guerra.html">Gaza, matrimoni precoci e spose bambine in aumento del 123%: l&#8217;altro dramma della guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Gaza, voci e immagini di uno sterminio: a Milano la presentazione de Il popolo meraviglioso</title>
		<link>https://it.insideover.com/eventi/gaza-voci-e-immagini-di-uno-sterminio-a-milano-la-presentazione-de-il-popolo-meraviglioso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Diana Mihaylova]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Sep 2026 10:46:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Genocidio a Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1079" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-1024x575.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-1536x863.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“Sono anni di abiezione. E, per chi se l’è sentita, di cronaca dell’abiezione. Abbiamo visto cose che non potevamo neppure immaginare. Nei film dell’orrore certe cose non ci sono. A Gaza sì. A Gaza sta scomparendo una civiltà. Mi ci avvicino senza sapere e senza capire. Ma l’impressione di unicità è fortissima, non potrebbe essere &#8230; <a href="https://it.insideover.com/eventi/gaza-voci-e-immagini-di-uno-sterminio-a-milano-la-presentazione-de-il-popolo-meraviglioso.html">[...]</a></p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“Sono anni di abiezione. E, per chi se l’è sentita, di cronaca dell’abiezione. Abbiamo visto cose che non potevamo neppure immaginare. Nei film dell’orrore certe cose non ci sono. A Gaza sì. A Gaza sta scomparendo una civiltà. Mi ci avvicino senza sapere e senza capire. Ma l’impressione di unicità è fortissima, non potrebbe essere più forte. Siamo di fronte a qualcosa che non c’è altrove. Più la distruggono e più produce tracce indelebili. Non so quanto potrà sopravvivere di tutto questo, di questa umanità, di queste persone, una per una. Ma so che la loro scomparsa sta lasciando una voragine, e dentro questa voragine hanno cominciato a guardare in tanti, milioni di persone di tutto il mondo che non parlano l’arabo, non pregano Allah, non sono mai state in Palestina.”</em></p>
</blockquote>



<p>Sono queste righe, nella prima pagina, ad aprire <strong><em>Il popolo meraviglioso. Storie di umani più che umani nello sterminio di Gaza </em><a href="https://www.peoplepub.it/pagina-prodotto/il-popolo-meraviglioso" target="_blank" rel="noreferrer noopener">(People)</a></strong>, scritto a quattro mani dal <strong>giornalista e reporter Raffele Oriani e dal fotografo e videomaker di origine palestinese Alhassan Selmi, con le illustrazioni di Marcella Brancaforte</strong>. Un libro che, attraverso un racconto che mescola la cronaca al diario di viaggio, accompagna il lettore nella <strong>Palestina di oggi, </strong>e in particolare nella <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/naza-mille-cineasti-israeliani-difendono-il-film-su-gaza.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Striscia di Gaza del 2025</a></strong>, dove, come tristemente sanno i lettori di questo sito, da ormai oltre due anni è in corso uno sterminio senza precedenti nella storia recente, da parte di Israele.</p>



<p>Un racconto costruito attraverso una polifonia di voci ed esperienze, anche direttamente sul campo, in cui descrivere con parole semplici la realtà quotidiana di una terra martoriata come lo è Gaza, diventa prezioso e fondamentale nella generale indolenza che per lungo tempo ha colpito l’Occidente e soprattutto il suo riflesso mediatico. Sono state troppo timide, nella maggior parte dei casi, le voci che hanno accompagnato la narrazione di eventi di questi ultimi anni, per chiamare le cose col proprio nome: <strong>“genocidio”. Una parola, talmente difficile da pronunciare che, come gli autori del libro sottolineato, ha via via reso il mondo dei media occidentali “non più frequentabile”.</strong></p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-1024x1024.jpg" alt="" class="wp-image-530159" style="width:420px;height:auto" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-1024x1024.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-300x300.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-150x150.jpg 150w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-768x768.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-600x600.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina-100x100.jpg 100w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/09/Gaza-Il-popolo-meraviglioso-People-2025-copertina.jpg 1080w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>
</div>


<p>Il libro mette in luce, coraggiosamente e senza sconti, la difficile convivenza nel mondo occidentale contemporaneo tra la promessa collettiva di non perpetrare mai più gli orrori dell’Olocausto della Seconda guerra mondiale con la sorda indifferenza politica di fronte <strong>un genocidio, per la prima volta nella storia documentato in tempo reale</strong>, che ha già portato via – secondi le fonti più ottimistiche – oltre 75mila vite. Una tragedia umanitaria in cui a farne le spese sono soprattutto persone comuni: donne, studenti e studentesse, semplici lavoratori e lavoratrici, giornalisti e giornaliste, ma sopratutto migliaia di bambini palestinesi, mentre chi sopravvive è condannato a una vita di stenti, alla fuga e all’esodo.</p>



<p>Il libro, pur non essendo di facile “digestione” apre una finestra sulla Palestina e su Gaza e sarà <strong>oggetto <a href="https://www.libreriaverso.com/appuntamenti/il-popolo-meraviglioso/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dell’incontro <em>Il popolo meraviglioso</em> in programma alla libreria Verso Libri </a>di Milano</strong> in Corso di Porta Ticinese 40, il prossimo martedì 22 settembre dalle ore 19.00 (ingresso libero). Un evento promosso dall’illustratore Guido Scarabottolo, dove Raffaele Oriani e Alhassan Selmi avranno modo di raccontare la genesi del testo e la loro diretta esperienza sul campo. Ad accompagnare l’evento, sarà presente anche la mostra <strong><em>Be My Voice, un diario per Gaza</em></strong> <strong>dell’illustratrice e attivista Marcella Brancaforte</strong>: una raccolta di disegni e immagini che crea un’immersione visiva e uno spazio in cui curare e rammendare i drammi di un genocidio atrocemente prolungato.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p><em>“…a Gaza se ne sta andando una civiltà. Non una civiltà qualunque, proprio questa. Uno scrigno di cose delicate. Muoiono tutti. Donne, bambini, medici, avvocate, scrittrici, studenti, fotografe, professori, infermiere, educatori, giornalisti, psicologhe, cuochi, ingegneri, padri, madri, nonne, nonni, fratelli e sorelle. Così, alla luce del sole, viene liquidata una civiltà. È una cosa straziante, come lo sarebbe a qualsiasi latitudine. Ma qui c’è una cosa un più che vorremmo raccontare. A Gaza sta scomparendo un popolo meraviglioso.”<br></em>Da <em>Il popolo meraviglioso </em>(People)</p>
</blockquote>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/eventi/gaza-voci-e-immagini-di-uno-sterminio-a-milano-la-presentazione-de-il-popolo-meraviglioso.html">Gaza, voci e immagini di uno sterminio: a Milano la presentazione de Il popolo meraviglioso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 04:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=525206</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Quand’è che abbiamo smesso di contare i morti di Gaza?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-600x353.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il vero numero dei morti di Gaza resta una domanda senza risposta. Mentre il conteggio ufficiale viene assunto come dato definitivo, migliaia di vittime sotto le macerie, morte per fame, malattie o per il collasso sanitario restano fuori dal racconto pubblico. Nessuno sembra più interrogarsi sul reale death toll del genocidio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1129" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Quand’è che abbiamo smesso di contare i morti di Gaza?" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-300x176.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1024x602.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-768x452.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-1536x903.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-FOTO-BIMBI-2-600x353.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Quand&#8217;è che, di preciso, abbiamo smesso di contare i morti di Gaza? Da quando è entrato in vigore il cosiddetto &#8220;cessate il fuoco&#8221;. Lungi dall&#8217;essere una tregua vera e propria perché, al netto dei continui aggiornamenti sul fantomatico <em>Board of Peace </em>di Trump, nella Striscia si continua a uccidere. Meno di prima, eppure in modo sistematico.</p>



<p>Esaustivo, a tal proposito, il titolo di un&nbsp;<a href="https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-07-23/ty-article-magazine/.premium/a-child-a-day-the-israeli-air-force-continues-to-routinely-kill-gazas-kids/0000019f-8fa1-df92-a7ff-afa39d6b0000" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo di Haaretz</a>: “Un bambino al giorno: l&#8217;aviazione israeliana continua a uccidere regolarmente i bambini di Gaza”. Non è una formula a effetto: è un tragico conteggio reale. Al 23 luglio scorso, i bambini uccisi dall&#8217;ottobre 2025 erano 282. È la posologia del genocidio lento, sparito dai riflettori mediatici, ma non dalla vita dei palestinesi.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="522" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg" alt="" class="wp-image-525325" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1024x522.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-768x392.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-1536x783.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER-600x306.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/08/HAARETZ-COVER.jpg 1920w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>Al momento in cui scriviamo i bambini uccisi durante il cessate il fuoco, interpretato da Israele in modalità lasca , sono già aumentati. Nella sola giornata del 30 luglio, infatti, Israele ha bombardato alcune tende della Striscia, uccidendo quattro persone: due erano bambini, di otto anni e appena diciotto mesi. La tragica conta descritta da Haaretz non solo è proseguita, ma quel giorno è addirittura raddoppiata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Luglio è stato il mese più mortale dalla &#8220;tregua&#8221;</h2>



<p>Sui media italiani non v&#8217;è traccia di un ulteriore dato che restituisce la reale situazione di Gaza. Altrove, invece, sì. <strong>Haaretz scrive che “luglio è stato il mese più mortale dall&#8217;inizio della tregua, con almeno 152 morti”</strong>. Tra questi, 21 bambini, 14 donne e quattro anziani.</p>



<p>E, proprio mentre si rincorrevano le notizie su una possibile intesa nel quadro del cosiddetto <em>Board of Peace</em> — il nodo centrale resta il disarmo di Hamas — Gaza viveva un&#8217;altra domenica di sangue. <strong>Il 2 agosto l’esercito israeliano ha ucciso 17 palestinesi in un solo giorno, tra cui diversi bambini.</strong></p>



<p>Impossibile non collegare tale recrudescenza alle trattative in corso, che proprio in questi giorni hanno registrato una svolta, con Hamas che ha dichiarato di essere pronta a disarmarsi, cosa che avverrebbe una volta insediato il governo tecnocratico palestinese espressione del <strong>Board of Peace,</strong> il cui insediamento dovrebbe portare al ritiro israeliano dalla Striscia.</p>



<p>Tel Aviv, dopo aver a lungo ostacolato l’ingresso del governo in questione, lo ha infine formalmente accettato su pressione americana, da cui l’accelerazione. Ma i morti di questi ultimi giorni e le dichiarazioni di politici e funzionari israeliani avversi all’accordo, oltre a quelle più esplicite del ministro delle Finanze <strong>Bezalel Smotric</strong>, che ha ripetuto il mantra della inevitabilità del reinsediamento israeliano a Gaza, fanno capire quanto siano fragili tali sviluppi.</p>



<p>A essere colpiti in questi giorni di sangue non sono stati soltanto i civili, ma anche le poche e preziose strutture sanitarie ancora in piedi. <strong>Sabato 1° agosto Israele ha bombardato i magazzini dell&#8217;ospedale Al Aqsa</strong>, a Deir el Balah, nel centro della Striscia. Custodivano materiali essenziali, compresi quelli necessari ai pazienti affetti da insufficienza renale sottoposti a dialisi. L&#8217;esercito israeliano ha giustificato anche quest&#8217;ultimo attacco con la consueta litania: i siti colpiti sarebbero stati utilizzati da Hamas come depositi di armi. Niente di nuovo sul fronte di Gaza.</p>



<h2 class="wp-block-heading">I morti sotto le macerie</h2>



<p><strong>I morti ufficiali di Gaza sono 73.349, almeno al momento in cui scriviamo.</strong> Un dato che, a gennaio scorso, è stato riconosciuto anche dall&#8217;esercito israeliano dopo due anni nei quali aveva contestato sistematicamente l&#8217;entità dell’eccidio. Già questa ammissione basterebbe a far comprendere che si tratta di una cifra inevitabilmente al ribasso. Un’ammissione tardiva che molti hanno fatto discendere dal timore che emergessero numeri più grandi.</p>



<p>Quel numero, infatti, tiene conto soltanto delle vittime identificate e uccise in modo diretto: persone morte nei bombardamenti, colpite dai cecchini o decedute in seguito alle ferite riportate. Non comprende, infatti, quanti giacciono ancora sotto le immense distese di macerie della Striscia. <strong>Nella sola giornata di sabato primo agosto, le autorità di Gaza hanno recuperato i resti di 112 persone. </strong>Dopo oltre 136 ore di scavi condotti in gran parte a mani nude — Israele continua infatti a impedire l&#8217;ingresso di bulldozer destinati alla rimozione delle macerie, necessaria per recuperare i cadaveri — sono stati disseppelliti i corpi di persone uccise più di due anni fa. <em>The New Arab</em> scrive: &#8220;<strong>Tra i miseri resti, quelli di 40 bambini, 38 donne e sette persone affette da disabilità fisiche”.</strong></p>



<p>Proprio lì, nel quartiere di Sabra, a Sud di Gaza City, si ritiene che siano sepolti i resti di altre 156 persone scomparse durante i bombardamenti che hanno raso al suolo diverse abitazioni del quartiere. Per questo la Protezione civile palestinese continua a scavare: per restituire ai sopravvissuti i corpi dei loro cari e permettere loro una sepoltura dignitosa.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-rich is-provider-x wp-block-embed-x"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Three children are among nine Palestinians killed in Israeli attacks on Gaza since dawn today. The attacks came in Gaza City, Deir el-Balah and Khan Younis.<br><br>🔴 LIVE updates: <a href="https://t.co/m1BPI8GBHt">https://t.co/m1BPI8GBHt</a> <a href="https://t.co/TYzoKhWJ5u">pic.twitter.com/TYzoKhWJ5u</a></p>&mdash; Al Jazeera English (@AJEnglish) <a href="https://x.com/AJEnglish/status/2083830454180810828?ref_src=twsrc%5Etfw">August 2, 2026</a></blockquote><script async src="https://platform.x.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<h2 class="wp-block-heading">Le morti indirette che nessuno conta più</h2>



<p>Torniamo però a quel numero: 73.349. Perché non tiene conto di tutte le persone morte non sotto le bombe, ma a causa delle conseguenze della guerra: la fame, il freddo, le epidemie, le malattie ormai incurabili a causa della distruzione del sistema sanitario.</p>



<p>C&#8217;è poi un altro elemento, spiegato dal professor <strong>Michael Spagat</strong>, tra i maggiori esperti mondiali di mortalità nei conflitti. Così su Haaretz: “In molti casi le famiglie hanno semplicemente seppellito i propri cari senza comunicarlo ufficialmente al Ministero della Salute. Alcune famiglie non vogliono farlo, altre non sono in grado di farlo. Forse i genitori muoiono e rimane soltanto un bambino di otto anni. Come potrebbe segnalarlo?”</p>



<p><strong>Che il conteggio ufficiale fosse una sottostima era stato evidenziato da tempo</strong>. <em>The Lancet </em>scriveva già nel luglio 2024, ribadendolo nel gennaio 2025, che i dati del Ministero della Salute di Gaza erano probabilmente sottostimati di circa il 40 per cento. Lo studio scosse il mondo, seppur per breve tempo. A riprova del fatto che in tutte le guerre sembrano esistere cifre &#8220;accettabili&#8221; e altre no.</p>



<p>Già nell&#8217;ottobre 2024, in una lettera firmata da 99 medici statunitensi e inviata all&#8217;allora presidente Joe Biden si stimava che le vittime fossero oltre 119mila. Un anno dopo, Haaretz avrebbe pubblicato lo studio di Michael Spagat, secondo cui era plausibile che il numero reale delle vittime avesse già superato le centomila. Da allora si è però smesso di interrogarsi sul reale death toll di Gaza. Nessuno sembra chiedersi più che fine abbiano fatto le migliaia di vittime che non compaiono nei conteggi ufficiali. Come se smettere di contarle bastasse a farle sparire.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-bambino-al-giorno-ma-noi-abbiamo-smesso-di-contare-i-morti-di-gaza.html">Un bambino al giorno ma noi abbiamo smesso di contare i morti di Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Da inno rock a ballata per Gaza: Roger Waters e Mona Miari reinventano il capolavoro Comfortably Numb</title>
		<link>https://it.insideover.com/events/da-inno-rock-a-ballata-per-gaza-roger-waters-e-mona-miari-reinventano-il-capolavoro-comfortably-numb.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Luigi Paoletti]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jun 2026 17:27:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Events]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Pink Floyd]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Comfortably Numb Re imagined - Roger Water, Mona Miari." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Roger Waters. Insieme alla cantautrice palestinese l’ha asciugata da ogni virtuosismo e l’ha resa essenziale eppur bellissima, un vero capolavoro per chi è aperto all’ascolto. Da inno rock a ballata, dove l’intensa lingua araba e l’inglese si alternano nel raccontare la tragedia che ha travolto Gaza.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1284" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Comfortably Numb Re imagined - Roger Water, Mona Miari." decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-300x201.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-1024x685.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-768x514.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-1536x1027.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260609144749611_TECNAVIA_PHOTO_GENERALE_616967-600x401.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Ecco quindi la nuova versione, la terza, di una delle più belle canzoni della musica rock, <em>Comfortably numb</em> dei Pink Floyd. A farla uscire è il suo autore, <strong>Roger Waters,</strong> che la ripropone questa volta in coppia con la cantaurice palestinese <strong>Mona Miari,</strong> che ne è anche la co-autrice avendo scritto parti del testo.</p>



<p>Davvero non servono parole per accompagnare questa canzone meravigliosa, che nell’arco di quasi cinquant’anni si è trasformata a immagine di Roger Waters. Insieme alla cantautrice palestinese l’ha asciugata da ogni virtuosismo e l’ha resa essenziale eppur bellissima, un vero capolavoro per chi è aperto all’ascolto. <strong>Da inno rock a ballata, dove l’intensa lingua araba e l’inglese si alternano nel raccontare la tragedia che ha travolto Gaza.</strong></p>



<p>No, davvero non servono titoli accademici o mondani per parlare di quello che succede a Gaza, ma occhi aperti e scevri da pregiudizi. Così che gli autori di questo poetico capolavoro ne possono parlare come e meglio di altri. La morte di così tante persone e di così tanti bambini, l&#8217;assedio, il dolore infinito, la distruzione, la lotta per la libertà, per la propria terra. E allora la musica e le due lingue si fondono e la canzone si trasforma in una preghiera che va alta nel cielo, come gli olivi tesi verso le stelle.</p>



<p>E poi cenni di impossibile speranza. <strong>Bambini che giocano in riva al mare e qualche sorriso rubato alla malvagità del mondo. </strong>Le immagini in bianco e nero accompagnano meravigliosamente a ogni istante il testo. Commoventi, come quella di una (Ma)donna dipinta su un muro, l&#8217;unico intatto nel deserto di macerie d&#8217;attorno, delle macerie di quella che un tempo era stata Gaza. Tiene in braccio la terra di Palestina. E guarda lontano. “Madre, vieni a prendermi. Abbracciami, stringimi in cielo”. La canzone è uscita l’8 maggio, una data che per tanti è piena di speranza.</p>



<p>Ecco il testo completo di Comfortably numb Re imagined e il <a href="https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?lang=it&amp;id=70328#lyrics_song" target="_blank" rel="noreferrer noopener">link per ascoltare e vedere</a> un video che racconta più di tanti reportage (alla traduzione abbiamo fatto delle piccole modifiche; in corsivo la voce di Miari che alla fine s&#8217;intreccia con quella di Walters in un commosso controcanto).</p>



<p>Ciao, c’è qualcuno lì dentro?<br>Fammi un segno se riesci sentirmi.<br>C’è ancora qualcuno in casa?<br>Dai, so che sei a pezzi.<br>Posso alleviare il tuo dolore<br>E rialzarti.<br>Calmati,<br>prima ho bisogno di qualche informazione,<br>solo le cose essenziali.<br>Fammi vedere, dove ti fa male<br><em>Dopo tutto quello che è successo,</em><br><em>ora che nessuno è rimasto</em><br><em>e le parole si sono consumate.</em><br><em>Che senso ha chiedere?</em><br><em>Abbiamo perso tutto,</em><br><em>casa, amata casa,</em><br><em>la notte cala silenziosa e tutto sgretola,</em><br><em>oh casa amata, raccontaglielo.</em><br><em>Il ramo d’olivo teso verso le stelle</em><br><em>come una ferita aperta che grida libertà.</em><br>Sento il tuo dolore da New York City,<br>sento il tuo dolore che attraversa il mare.<br>Una nave lontana, all’orizzonte,<br>chiama te e me.<br><em>Quando ero giovane sognavo la libertà,</em><br><em>la speranza ardeva impetuosa in tutto ciò che ero</em><br><em>come le radici che si fanno largo tra le macerie,</em><br><em>forgiamo adesso il nostro destino.</em><br><em>La nostra luce dissolverà l’oscurità,</em><br><em>siamo promesse di un nuovo mattino.</em><br>Non diventerò mai comodamente indifferente.<br>Non sapevamo nulla della Nakba.<br>Avevo solo 5 anni, nel ’48,<br>non sapevamo quello che succedeva laggiù.<br>Mi si spezza il cuore per essere arrivato così tardi.<br>Ci hai raggiunti tutti con il tuo grido di unità.<br>Ora eccoci qui, fermi alla tua porta.<br><em>Ti prego, continua a scrivere,<br>lascia che l’inchiostro si asciughi.</em><br><em>Racconta loro come l’assedio ha rubato il respiro delle nostre vite,</em><br><em>ha demolito le nostre case.</em><br><em>Alcuni sopravvivono, ma così tanti muoiono.</em><br><em>La terra aspetta, il nostro ritorno è un diritto.</em><br>È tempo di un nuovo inizio,<br>è tempo di tracciare una nuova linea sulla sabbia,<br>è tempo di cancellare tutto e tornare al 1948,<br>prima che i coloni rubassero la terra,<br>tornare a quando la chiave di nonna apriva la porta<br>e tutti veneravano l’albero d’olivo.<br>E ogni vita umana era sacra. Ognuna.<br>Ogni figlia, ogni figlio,<br>con gli stessi diritti umani per tutti.<br><em>Quanto sono belle le colombe di casa,</em><br><em>Madre, vieni a cercarmi.</em><br>Sento una ninna nanna<br>È il nome di un bambino<br>che ho sentito di sotto le macerie,<br>posso sentire il dolore.<br><em>Madre, vieni a prendermi.</em><br><em>Abbracciami, stringimi in cielo.</em><br>Ti sento ogni mattina pregare con tua madre,<br>la tua perseveranza incrollabile<br>mi chiama da lontano.<br><em>Ti affido la mia patria,</em><br>Sento la preghiera di una madre<br><em>con la sua terra e i suoi alberi.</em><br>supera il regime,<br><em>Custodisco il tuo cuore</em><br>Sento la voce di un angelo che invoca armonia<br><em>e prego al tramonto</em><br>la Palestina chiede la libertà,<br><em>resteremo liberi.</em><br>Attraverserò l’oceano solo per salvare un olivo<br><em>anche se esiliato dalla terra al cielo.</em><br>con pari diritti per tutti, dal fiume al mare.<br>Il nostro destino, la nostra patria,<br>Palestina</p>



<figure class="wp-block-image"><a href="https://it.insideover.com/abbonamenti-standard"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.piccolenote.it/wp-content/uploads/PICCOLENOTE-INSIDOVER-1024x205.jpg" alt="AAA" class="wp-image-82196"/></a></figure>
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		<title>Quale è il posto più pericoloso al mondo per un bambino?</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2026 08:42:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1536x1009.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-600x394.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.” Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie. A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/video/quale-e-il-posto-etete">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1261" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-300x197.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1024x673.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-768x504.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-1536x1009.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/06/OVERCOME_20260606164452476_b3edab7fe364761a4df1a5d75f0bbdff-600x394.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>“La Striscia di Gaza è il luogo più pericoloso al mondo per un bambino.”</p>



<p>Lì Israele ha ucciso almeno 20 mila bambini. Ma questi dati sono fermi a settembre 2025. E non contano tutti i figli scomparsi e che giacciono sotto le macerie.</p>



<p>A quei 20mila vanno aggiunte anche le vittime della tregua all’israeliana: quella in cui, come ha detto Trump, si spara, ma in modo più moderato. Durante il cessate il fuoco sono stati uccisi 247 bambini: uno al giorno.</p>



<p>E poi c’è la Cisgiordania, dove dall’inizio del 2025 viene ucciso almeno un bambino palestinese a settimana. Dall’ottobre 2023, nella sola Cisgiordania occupata, sono stati uccisi 235 bambini. Anche qui, l’esercito israeliano sta uccidendo in modo meno frenetico: prima la statistica divulgata dalle Nazioni Unite era diun bambino ucciso ogni 4 giorni. Ora uno ogni 7.</p>



<p>Poi c’è il Libano, dove Israele uccide o ferisce 11 bambini ogni 24 ore.</p>



<p>Non lo diciamo noi, lo dice l’UNICEF. Che forse, dopo aver diffuso questi dati, verrà accusato di antisemitismo.</p>



<p>Sono dati che restituiscono il quadro dei tre fronti in cui Israele ha scatenato tutta la sua follia genocida</p>



<p>Oggi, come ieri, Gaza, la Cisgiordania e il Libano non sono posti in cui un bambino vorrebbe nascere.</p>



<p>E sappiamo perché.</p>



<p>Era il 2018 quando Haaretz titolava: “Per Israele un bambino è un bambino, a meno che non sia palestinese”.</p>



<p>Oggi aggiugiamo: palestinese o libanese.</p>
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		<title>La Giornata internazionale dei minori scomparsi: a Gaza 2.900 bambini persi tra le macerie</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-giornata-internazionale-dei-minori-scomparsi-a-gaza-2-900-bambini-persi-tra-le-macerie.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gaia Bonomelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2026 02:45:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra a Gaza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella Giornata internazionale dei bambini scomparsi, sono quasi 3000 quelli dispersi a Gaza. L’intervista a Nada Nabil, direttrice del PCMFD.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-giornata-internazionale-dei-minori-scomparsi-a-gaza-2-900-bambini-persi-tra-le-macerie.html">La Giornata internazionale dei minori scomparsi: a Gaza 2.900 bambini persi tra le macerie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="gaza" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p><em>Mentre il 25 maggio il mondo accende i riflettori sulla Giornata internazionale dei bambini scomparsi, a Gaza quei riflettori illuminano solo distese di macerie sotto le quali si trovano quasi tremila minori. L’intervista a </em><strong>Nada Nabil,</strong><em> direttrice del PCMFD, Centro Palestinese per gli scomparsi e le vittime di sparizione forzata. </em></p>



<p>La tragedia della famiglia Salem è iniziata lontano da casa, in uno dei tanti rifugi per sfollati della Striscia di Gaza. A giugno del 2025, spinto dall’illusione di un parziale ritiro militare, il giovane&nbsp;<strong>Mohammed Salem</strong>&nbsp;ha deciso di lasciare il rifugio per tentare di rientrare verso la propria abitazione a&nbsp;<strong>Beit Lahia</strong>, un’area a Nord di Gaza, considerata ad alto rischio. Mohammed non ha fatto più ritorno.&nbsp;</p>



<p>Nel tentativo disperato di ritrovarlo, sua madre&nbsp;<strong>Zainab Salem</strong>&nbsp;si è messa sulle sue tracce, lasciando ai familiari un ultimo biglietto per spiegare la sua decisione. Anche lei è svanita nel nulla, inghiottita dallo stesso destino del figlio. I loro nomi si sono aggiunti alla lista, sempre più lunga, delle&nbsp;<strong>persone di cui si sono perse le tracce&nbsp;</strong>nella Striscia. Tra le <strong>sette e le ottomila</strong>, secondo le ultime stime sul campo del <a href="https://pcmfd.org/?p=5207&amp;lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">PCMFD</a>, Centro Palestinese per gli scomparsi e le vittime di sparizione forzata.&nbsp;</p>



<p>“Di queste <strong>2.900 sono bambini”, racconta a InsideOver&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/users/nada-nabil" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Nada Nabil</a>,</strong>&nbsp;direttrice del centro. “<strong>Quasi 2.700 si ritengono intrappolati sotto le macerie</strong>, mentre di altri circa 200 si sono perse le tracce in varie zone della Striscia. Potrebbero essere vittime di&nbsp;<strong>sparizione forzata&nbsp;</strong><em>(arresti, detenzioni, rapimenti contro la propria volontà, ndr)</em>&nbsp;da parte dell&#8217;esercito israeliano o di attacchi diretti che hanno reso impossibile il recupero dei corpi nelle strade”.&nbsp;</p>



<p>In occasione della <strong>Giornata internazionale dei minori scomparsi</strong>, che ricorre ogni 25 maggio, InsideOver&nbsp;ha scelto di accendere i riflettori sull’infanzia perduta di Gaza. Qui i bambini sono le vittime più fragili di un conflitto che, nonostante il cessate il fuoco in vigore dallo scorso ottobre, mantiene la Striscia in uno stato di paralisi, impedendo il ritiro totale delle truppe e l&#8217;avvio della ricostruzione.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="773" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-773x1024.jpg" alt="" class="wp-image-517570" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-773x1024.jpg 773w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-227x300.jpg 227w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-768x1017.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-1160x1536.jpg 1160w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4-600x794.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-4.jpg 1450w" sizes="auto, (max-width: 773px) 100vw, 773px" /><figcaption class="wp-element-caption">Foto di Nada Nabil</figcaption></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Ibrahim Abu Zaher e gli altri  </strong></h2>



<p>Il quindicenne&nbsp;<strong>Ibrahim Mohammad Abu Zaher&nbsp;</strong>è scomparso dal mese di luglio dello scorso anno, dopo essersi recato nella zona di Zikim, vicino ad un impianto di desalinizzazione dell&#8217;acqua, per ricevere aiuti umanitari. Molti bambini si sono persi in questo modo, “<strong>mentre si dirigevano verso zone ad alto rischio&nbsp;</strong>per attendere gli aiuti alimentari, spinti da livelli estremi di<strong>&nbsp;carestia</strong>”, spiega Nada Nabil. Il caso di Ibrahim è ancora sul&nbsp;<a href="https://pcmfd.org/?p=4973&amp;lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sito del PCMFD</a>. Secondo le testimonianze sarebbe stato scortato da una forza speciale israeliana verso un posto di blocco militare e poi sarebbe stato visto all&#8217;interno del centro di detenzione di Sde Teiman. Ad oggi, sempre più indizi suggeriscono che possa essere stato sottoposto a detenzione segreta e sparizione forzata.</p>



<p>Altri bambini, “in particolare quelli i cui genitori sono stati uccisi o gravemente feriti, sono stati costretti a farsi carico del sostentamento delle proprie famiglie, finendo&nbsp;<strong>uccisi dal fuoco dei carri armati&nbsp;</strong>o da colpi indiscriminati;<strong>&nbsp;i loro corpi sono rimasti in &#8220;zone rosse&#8221; inaccessibili ai familiari</strong>”, prosegue la direttrice del centro.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Altri ancora, come&nbsp;<strong>Mohammed Salem</strong>, sono scomparsi “nel tentativo di&nbsp;<strong>recuperare beni di prima necessità&nbsp;</strong>dalle proprie case in aree soggette a evacuazione forzata o vicine a combattimenti attivi”. Ci sono poi quelli “<strong>svaniti nel caos degli sfollamenti o a seguito di attacchi</strong>&nbsp;contro i propri nuclei familiari, dove alcuni membri sono stati evacuati sotto il fuoco mentre altri sono rimasti indietro, senza alcuna informazione se fossero feriti, uccisi o detenuti”.&nbsp;</p>



<p>Le famiglie che sopravvivono continuano a cercare i loro figli. I genitori di&nbsp;<strong>Ibrahim Mohammad Abu Zaher&nbsp;</strong>hanno contattato il&nbsp;CICR (Comitato Internazionale della Croce Rossa)&nbsp;e HaMoked, centro per la difesa dell’individuo che assiste i palestinesi che vivono sotto l&#8217;occupazione israeliana. In nessuna delle due organizzazioni è stata trovata alcuna informazione sul bambino e, ad oggi, è stato nominato un avvocato privato per seguire il caso.&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="701" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-701x1024.jpg" alt="" class="wp-image-517572" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-701x1024.jpg 701w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-205x300.jpg 205w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-768x1121.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-1052x1536.jpg 1052w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2-600x876.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-2.jpg 1315w" sizes="auto, (max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Documentare l’invisibile: il lavoro del PCMFD&nbsp;</strong></h2>



<p>Nel resto del mondo, il volto di un bambino scomparso rimbalza sugli schermi dei telegiornali, invade i feed dei social media, viene affisso sui pali della luce e alle fermate degli autobus. Ogni dettaglio viene impresso nella memoria pubblica perché nessuno smetta di cercarlo.&nbsp;<strong>A Gaza</strong>, invece, le fotografie dei minori scomparsi restano sepolte nelle gallery di telefoni distrutti o sotto i resti di case polverizzate dai bombardamenti. Non ci sono appelli in TV, perché le TV non hanno più segnale. Non ci sono manifesti, perché non ci sono più muri integri su cui attaccarli.&nbsp;<strong>La ricerca</strong>&nbsp;non avviene tramite un database internazionale, ma&nbsp;<strong>attraverso il passaparola</strong>&nbsp;tra le tende degli sfollati, basato su racconti frammentari di chi ha visto un bambino sparire dietro l&#8217;angolo di un vicolo e non fare più ritorno. </p>



<p>In questo contesto si inserisce il <strong>difficile lavoro di documentazione del PCMFD</strong> che, precisa Nada Nabil: “è <strong>tuttora in corso</strong>”. Gli intensi bombardamenti hanno distrutto oltre il 70% delle abitazioni e delle infrastrutture civili in tutta Gaza, provocando l&#8217;<strong>accumulo di oltre 70 milioni di tonnellate di macerie</strong>, sotto alle quali potrebbero trovarsi anche numerosi bambini.</p>



<p>“<strong>Rintracciare&nbsp;</strong>quelli che non si trovano sotto le macerie è un&nbsp;<strong>processo arduo e a lungo termine</strong>, ostacolato dalla <strong>mancanza di elettricità e internet </strong>tra le famiglie sfollate che si spostano ripetutamente”, spiega Nada Nabil. “Per coloro che riescono a contattarci,&nbsp;<strong>documentiamo la scomparsa dei parenti utilizzando</strong>&nbsp;lo stesso meccanismo del&nbsp;<a href="https://www.ohchr.org/en/special-procedures/wg-disappearances" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulle sparizioni forzate o involontarie</a>. Continuiamo a&nbsp;<strong>monitorare le istituzioni&nbsp;</strong>che tengono i contatti con le autorità israeliane per ottenere elenchi di detenuti non divulgati, sebbene non siamo ancora stati in grado di confermare la sorte di alcuno degli scomparsi registrati presso di noi”.&nbsp;</p>



<p>Per prevenire la &#8220;sparizione documentale&#8221;, ovvero la cancellazione non solo fisica, ma anche legale dell’identità di una persona,&nbsp;<strong>il PCMFD registra i casi basandosi “sulle testimonianze fornite dalle famiglie</strong>&nbsp;o dagli informatori, senza richiedere documenti d&#8217;identità ufficiali. Data la situazione sul campo,&nbsp;<strong>verifichiamo questi resoconti attraverso le reti di notizie locali e i social media</strong>&nbsp;per confermare la presenza militare nell&#8217;area al momento della scomparsa”.&nbsp; È possibile dare una mano segnalando la sparizione di una persona (minorenne, ma anche adulta) sui&nbsp;<a href="https://pcmfd.org/?page_id=3024&amp;lang=en" target="_blank" rel="noreferrer noopener">loro canali.</a>&nbsp;</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="644" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-644x1024.jpg" alt="" class="wp-image-517571" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-644x1024.jpg 644w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-189x300.jpg 189w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-768x1221.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-966x1536.jpg 966w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-600x954.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil.jpg 1208w" sizes="auto, (max-width: 644px) 100vw, 644px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>Gli ostacoli che rendono difficile contare le persone scomparse&nbsp;&nbsp;</strong></h2>



<p>I principali ostacoli che rendono difficile trovare e contare le persone scomparse sono dati in primo luogo “dal&nbsp;<strong>rifiuto di Israele di comunicare i nomi dei detenuti</strong>&nbsp;a organizzazioni specializzate come il CICR e il&nbsp;<strong>divieto di accesso alle prigioni</strong>&nbsp;per tutta la durata della guerra”. Un altro ostacolo, secondo Nada Nabil, è rappresentato dal fatto che “il&nbsp;<strong>controllo militare israeliano</strong>&nbsp;su oltre metà della Striscia rende virtualmente&nbsp;<strong>impossibile la ricerca e la documentazione in queste aree</strong>, dove sospettiamo si trovino centinaia di scomparsi”. E ancora, “la&nbsp;<strong>grave carenza di macchinari pesanti impedisce la rimozione delle macerie e il recupero dei corpi</strong>&nbsp;per determinare la loro sorte”.&nbsp;</p>



<p>Oltre al controllo militare, la&nbsp;<strong>distruzione delle sedi governative e il collasso di internet&nbsp;</strong>hanno contribuito a paralizzare l’aggiornamento dei database. In molti casi, la cancellazione di intere famiglie dai registri anagrafici comporta che non sia rimasto più nessuno per denunciare la scomparsa dei propri cari. Anche la&nbsp;<strong>memoria digitale è stata annientata</strong>: migliaia di smartphone, contenenti le ultime immagini e le coordinate GPS dei dispersi, sono andati distrutti o sono stati confiscati ai checkpoint, mentre il buio dei&nbsp;<strong>blackout ha spento le telecamere di sorveglianza</strong>, cancellando le prove visive di raid e rapimenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Identificare un figlio dalle fotografie del corpo decomposto&nbsp;</strong></h2>



<p>Secondo quanto riporta Nada Nabil in un suo&nbsp;<a href="https://www.middleeasteye.net/news/i-dreamed-hug-him-now-i-hope-bury-him-gazas-missing-haunt-their-families" target="_blank" rel="noreferrer noopener">articolo</a>,&nbsp;<strong>oltre il 92% del sistema sanitario è stato distrutto</strong>, compresi&nbsp;<strong>i servizi di medicina legale&nbsp;</strong>per i resti delle persone non identificate.</p>



<p>Nel frattempo,&nbsp;<strong>il blocco israeliano</strong>&nbsp;in corso&nbsp;<strong>ha impedito l&#8217;ingresso di nuove apparecchiature forensi</strong>, tra cui<strong>&nbsp;macchine per i test del DNA</strong>. “Sul fronte della documentazione, l&#8217;identificazione dei bambini tramite documenti di identità o test del DNA esula dal nostro mandato ed è gestita dal Ministero della Salute e dalla Magistratura della Sharia”, spiega la direttrice del PCMFD.&nbsp;La mancanza di questi test condanna molti minori, troppo piccoli per ricordare il proprio nome, a restare soli al mondo, pur avendo parenti in vita. Sono i cosidetti&nbsp;<em>Wounded Child No Surviving Family (WCNSF), </em>l&#8217;acronimo coniato per definire i &#8220;bambini feriti senza alcun familiare sopravvissuto&#8221;.</p>



<p>I test del DNA servono anche a dare un nome ai resti martoriati o decomposti di chi viene recuperato sotto le macerie, dei detenuti deceduti o delle salme prelevate dai cimiteri durante le operazioni militari. Poiché tuttavia al momento a Gaza non sono disponibili queste apparecchiature, l&#8217;unico modo per identificare queste persone è che i&nbsp;<strong>parenti esaminino le fotografie dei corpi in decomposizione.</strong>&nbsp;Un processo non solo doloroso, ma anche complesso perché molto spesso i corpi vengono riconsegnati in uno stato di decomposizione tale da renderne difficile il riconoscimento. Non di rado le sepolture sono frettolose e avvengono in fosse comuni, senza poter attribuire un sesso, un’età o un nome alla persona. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" width="753" height="1024" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-753x1024.jpg" alt="" class="wp-image-517573" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-753x1024.jpg 753w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-221x300.jpg 221w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-768x1044.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-1130x1536.jpg 1130w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3-600x816.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/gaza-nada-nabil-3.jpg 1412w" sizes="auto, (max-width: 753px) 100vw, 753px" /></figure>
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<h2 class="wp-block-heading"><strong>“Sollecitiamo le comunità internazionali affinché Israele rilasci i bambini detenuti”</strong></h2>



<p>La famiglia di Mohammed Salem oggi vive tormentata da domande senza risposta: lui e la madre sono stati uccisi durante il tragitto verso casa, oppure sono stati arrestati e portati in un luogo&nbsp;sconosciuto? Come loro, tanti altri vivono lo stesso dramma.&nbsp;</p>



<p>“Il posto naturale di un bambino è tra le braccia dei genitori e, persino nella morte, il suo posto è una tomba dove possa essere sepolto con dignità e visitato dai propri cari”, conclude Nada Nabil. “<strong>I bambini scomparsi di Gaza sono attualmente nascosti in luoghi ignoti o sepolti sotto milioni di tonnellate di macerie</strong>: nessuna delle due condizioni è accettabile.&nbsp;<strong>Sollecitiamo la comunità internazionale</strong>&nbsp;a fare pressione su Israele affinché rilasci tutti i bambini detenuti e chiediamo l&#8217;ingresso immediato di&nbsp;<strong>macchinari pesanti</strong>&nbsp;per consentire il recupero e la degna sepoltura dei resti ancora intrappolati sotto i detriti”.&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-giornata-internazionale-dei-minori-scomparsi-a-gaza-2-900-bambini-persi-tra-le-macerie.html">La Giornata internazionale dei minori scomparsi: a Gaza 2.900 bambini persi tra le macerie</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Global Sumud Flotilla: la nostra Simona Losito nelle mani dell&#8217;IDF</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/global-sumud-flotilla-la-nostra-simona-losito-nelle-mani-dellidf.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 May 2026 21:38:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Global Sumud Flotilla]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://it.insideover.com/?p=517705</guid>

					<description><![CDATA[<p><img width="924" height="762" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22.jpg 924w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-300x247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-768x633.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-600x495.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 924px) 100vw, 924px" /></p>
<p>"Ci stanno intercettando. Tolgo internet. Segui la live della Flotilla". È delle 14 di oggi l'ultimo messaggio che abbiamo ricevuto dalla nostra Simona Losito a bordo della nave Alcyone della Global Sumud Flotilla per Gaza intercettata dalla marina israeliana</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/global-sumud-flotilla-la-nostra-simona-losito-nelle-mani-dellidf.html">Global Sumud Flotilla: la nostra Simona Losito nelle mani dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="924" height="762" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22.jpg 924w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-300x247.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-768x633.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/Screenshot-2026-05-19-alle-23.33.22-600x495.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 924px) 100vw, 924px" /></p>
<p>&#8220;Ci stanno intercettando. Tolgo internet. Segui la live della Flotilla&#8221;.</p>



<p>È delle 14 di oggi l&#8217;ultimo messaggio che abbiamo ricevuto dalla nostra Simona Losito a bordo della nave Alcyone della Global Sumud Flotilla per Gaza.</p>



<p>Martedì 19 maggio tutte le navi della Flotilla per Gaza sono state intercettate dall&#8217;esercito israeliano in acque internazionali, ponendo fine al tentativo del convoglio umanitario di rompere l&#8217;assedio illegale imposto da Israele alla Striscia.<br></p>



<p>Gli organizzatori affermano che 54 imbarcazioni civili con a bordo 428 attivisti sono partite da Marmaris, in Turchia, quattro giorni fa, prima di essere circondate a circa 250 miglia nautiche dalla costa di Gaza. Anche tutte e 5 le imbarcazioni della Freedom Flotilla Coalition sono state intercettate.</p>



<p>Il giorno prima, lunedì 18 maggio, altre 30 le barche della Flotilla erano state intercettate dalle forze israeliane: la nave su cui viaggiava Simona però era riuscita ad allontarsi e non era tra quelle sequestrate.</p>



<p>&#8220;Queste sono le azioni di un esercito che si diverte a seminare terrore, lo fa con attivisti disarmati che portano aiuti umanitari ad una popolazione a cui è stato negato l&#8217;accesso alle loro stesse risorse, a cui non è concessa acqua potabile, cibo ma neanche avere una casa, allevare bestiame o pescare. La Flotilla continua a lottare per il popolo palestinese e per la libertà di tutti i popoli oppressi&#8221; aveva detto Simona nell&#8217;ultimo video dalla nave.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Global Sumud Flotilla per Gaza: intercettate 30 barche" width="422" height="750" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/NsueuycjvGo?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
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<p>E poco dopo ci ha scritto: &#8220;Se dovessero intercettarci prima che io riesca ad accendere il telefono vedrete il mio video SOS sulla pagina della Global Sumud Flotilla Italia. Finché non vedete quello vuol dire che sto bene.&#8221;</p>



<p>Stamattina l&#8217;Alcyone ha continuato a navigare fino a quando, verso le 14,  abbiamo perso contatto con Simona.</p>



<p>Poche ore dopo la marina israeliana apriva il fuoco contro le navi della Flotilla: nei video circolati online si vedono attivisti e giornalisti ripararsi dagli spari e alzare le mani davanti ai gommoni delle forze israeliane mentre soldati sparavano proiettili di gomma verso le imbarcazioni.</p>



<p>Due settimane fa, Israele ha intercettato 22 delle imbarcazioni della Flotilla al largo delle coste greche, fermando 181 volontari, sottoponendoli a quelle che gli attivisti hanno definito violenze fisiche e sessuali. Tra questi Saif Abukeshek e Thiago Ávila sono stati arrestati dalle forze israeliane e portati nel centro di detenzione di Ashkelon. Sebbene non fossero state presentate accuse formali, Abukeshek e Ávila hanno risposto alle accuse di affiliazione a organizzazioni terroristiche. Israele, tuttavia, non ha fornito prove a sostegno di queste accuse. I due attivisti sono stati rilasciati dalla detenzione illegale di Israele sabato 9 maggio.</p>



<p>&#8220;Attendiamo ulteriori informazioni sul loro sequestro illegale. Per la Palestina non ci fermeremo&#8221; scrive l&#8217;account ufficiale della Global Sumud Flotilla che invita le persone di tutto il mondo a <a href="https://globalsumudflotilla.org/contact-officials/">inviare un&#8217;e-mail</a> al proprio Ministero degli Esteri e all&#8217;ambasciatore israeliano chiedendo l&#8217;immediato rilascio dei cittadini detenuti. </p>



<p>L&#8217;importanza della flottiglia non è mai risieduta nella sua effettiva capacità di fornire aiuti. Il suo potere risiede nella capacità di attirare l&#8217;attenzione su Gaza in un momento in cui i governi sono sempre più intenzionati a trasformare il genocidio in routine.</p>



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<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/global-sumud-flotilla-la-nostra-simona-losito-nelle-mani-dellidf.html">Global Sumud Flotilla: la nostra Simona Losito nelle mani dell&#8217;IDF</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Un  Ponte Per dal Libano: &#8220;Israele sta replicando qui il modello Gaza&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/un-ponte-per-dal-libano-israele-sta-replicando-qui-il-modello-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Jonathan Piccinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 May 2026 12:38:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Gaza]]></category>
		<category><![CDATA[Libano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> La prospettiva di una perdita di territorio a Sud e le minaccia dei bombardamenti: l'Ong racconta la situazione e i possibili sviluppi. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-ponte-per-dal-libano-israele-sta-replicando-qui-il-modello-gaza.html">Un  Ponte Per dal Libano: &#8220;Israele sta replicando qui il modello Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1278" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="libano" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-1024x682.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-1536x1022.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/05/libano-600x399.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La situazione in Libano, con gli attacchi aerei israeliani in tutto il Paese e l’evolversi delle situazioni politiche in tutto il Mediterraneo orientale, per la popolazione civile dal punto di vista sociale ed economico è disastrosa. Secondo <a href="https://www.unhcr.org/where-we-work/countries/lebanon?dataset=POP&amp;yearsMode=range&amp;selectedYears=%5B2012%2C2026%5D&amp;level=OPR&amp;category=PTY&amp;fundingSource=ALS&amp;compareBy=%5B%22category%22%5D&amp;levelCompare=%5B%5B%22OLBN_ABC%22%5D%5D&amp;viewType=chart&amp;chartType=bar&amp;contextualDataset=BUD&amp;tableDataView=absolute">l’UNHCR</a>, l’Agenzia Onu per i rifugiati, “il Libano ospita circa 1,3 milioni di rifugiati siriani, oltre a popolazioni minori di iracheni, sudanesi e altre nazionalità. La situazione in termini di protezione è ulteriormente peggiorata in seguito all&#8217;escalation delle ostilità tra Israele e gruppi armati in Libano alla fine del 2024, che ha causato lo sfollamento di oltre un milione di persone e una distruzione diffusa, con bombardamenti sporadici che continuano soprattutto nel Sud”. Abbiamo raggiunto <a href="https://unponteper.it/it/home/">UnPontePer</a>, associazione umanitaria e Ong pacifista che dal 1991 lavora in aree di conflitto tra Asia Occidentale, Nord Africa e Europa tra cui Libano, Palestina Siria e Iraq. <a href="https://unponteper.it/it/country/libano/">UnPontePer</a> è presente in Libano dal 1997, e svolge varie attività per la popolazione civile e i rifugiati per il diritto allo studio, il fabbisogno alimentare e tutto ciò che serve per un popolo martoriato dalla bombe aeree.</p>



<p><strong>Quali sono le principali difficoltà nel lavorare in Libano prima dei bombardamenti israeliani di marzo &#8211; aprile?</strong></p>



<p>&#8220;Come giustamente menzioni, il “cessate il fuoco” avvenuto a novembre 2024 si è tradotto in una lunghissima serie di violazioni, di guerra a bassa intensità e di guerra psicologica, con attacchi mirati a edifici e persone e con l’uso costante di droni. Sebbene in linea generale la situazione permettesse di lavorare nel Paese, la situazione era molto diversa a seconda dalle zone, con difficoltà maggiori nei governatorati di Sud Libano e Nabatieh e di Baalbek-Hermel e Bekaa. Essendo basati a Beirut, la difficoltà principale è stata in termini di spostamenti e pianificazione di visite, incontri e attività specie nelle zone precedentemente elencate, trovandoci spesso a dover cancellare i piani in seguito a un attacco. Dall’altro lato, sicuramente sapere o sentire droni o jet israeliani nei cieli libanesi, di lanci di fosforo bianco a Sud e di movimenti al confine ha contribuito al sentimento di sfiducia nei confronti del cosiddetto cessate il fuoco, alimentando lo stress e la tensione soprattutto nelle aree sopra menzionate&#8221;. </p>



<p><strong>Quanto hanno peggiorato la situazione i recenti sviluppi?</strong></p>



<p>&#8220;I recenti sviluppi hanno chiaramente riportato la situazione a un picco di criticità, rispetto a una apparente stabilità precedente, soprattutto all&#8217;inizio di questa nuova escalation, essendo i primi momenti quelli più delicati: numeri degli sfollati in crescita esponenziale in pochissimo tempo, con il sovraffollamento dei rifugi e in molti casi sfollamento urbano, al di fuori di strutture adibite. Un&#8217;altra difficoltà è sicuramente quella della gestione del senso di insicurezza e rischio, sapendo che pochissime aree possono essere considerate sicure, il che causa movimenti a volte confusi e spinti dal panico, cosa che si è vista con i vari ordini di evacuazione massiccia o con gli attacchi simultanei dell&#8217;8 aprile. Questa ulteriore escalation sta quindi progressivamente stremando una popolazione, già direttamente colpita nel 2024, comunque colpita anche solo a livello economico quando non direttamente a livello personale o familiare. Il peggioramento riguarda anche le possibili tensioni inter-comunitarie che vengono intenzionalmente suscitate e riaccese a fronte di attacchi fortemente connotati dal punti di vista settario contro la popolazione sciita. </p>



<p>A tutto questo si aggiunge inoltre la possibilità, sempre più concreta, di un&#8217;effettiva occupazione di una parte del territorio a Sud del Libano, che comporterebbe non solo uno sfollamento temporaneo ma una reale ricollocazione di parte della popolazione civile. Questo rappresenterebbe un grave peggioramento della situazione per tutto il Paese in termini di perdita di unità nazionale, un&#8217;ennesima ferita difficile da rimarginare. Un&#8217;altra questione importante è la difficoltà nel sensibilizzare le persone, che desiderano tornare alle loro case, alla pericolosità di ordigni inesplosi, che sono spesso di nuova produzione e quindi sconosciuti anche per gli addetti ai lavori<em>&#8220;. </em></p>



<p><strong>Il governo libanese e le forze presenti sul terreno si confrontano con organizzazioni come la vostra?</strong></p>



<p>&#8220;Attualmente, la situazione richiede il coordinamento stretto di tutti gli attori presenti sul territorio, governativi, civili, internazionali e locali. In particolare, per la risposta all’emergenza, il coordinamento con le autorità libanesi avviene soprattutto attraverso i rappresentanti del ministero degli Affari sociali, incaricato di supervisionare distribuzioni di cibo, materiali per l’igiene personale e altri generi di prima necessità, oltre che di assicurare coordinamento e scambio in tempo reale delle informazioni sia a livello locale sia nazionale, con il supporto dei diversi gruppi di lavoro settoriali e delle agenzie presenti nel Paese. Come potete immaginare, questo coordinamento non è sempre facile, a causa dell’altissimo numero di persone costrette ad evacuare i propri villaggi e le proprie case, e, in parallelo, dell’intensità degli attacchi israeliani che hanno colpito il pPese almeno fino al &#8220;cessate il fuoco” di metà aprile. Successivamente, si è visto lo spostamento di famiglie o di singoli verso le città di origine, spesso temporaneamente, o verso altri rifugi o case più vicini ad esse. Negli ultimi giorni sono ripresi gli ordini di evacuazione e gli attacchi nei distretti a Sud del Paese, portando a ulteriori movimenti della popolazione e rendendo necessario l’aggiornamento in tempo reale per assicurare una risposta più ampia possibile in termini di beni di prima necessità e servizi&#8221;.</p>



<p><strong>Che cosa chiede, soprattutto, la popolazione civile?</strong></p>



<p>&#8220;Da quella che è la nostra percezione, che rimane parziale e non può essere generalizzata, la popolazione è soprattutto, anche se i ripetuti sfollamenti hanno creato, forse, una sorta di rassegnazione. Tuttavia rimane una forte rivendicazione delle proprie case, terre, villaggi e luoghi d&#8217;origine e della propria memoria. Non ci sono particolari richieste, se non appunto il desiderio di ritorno, che è un diritto e che come tale andrebbe tutelato, sia nell&#8217;offerta di aiuto umanitario che in termini di advocacy per tutti coloro che lavorano a contatto con la popolazione colpita&#8221;.  </p>



<p><strong>Perché oggi si può dire che Israele sta replicando il modello Gaza sul Libano?</strong></p>



<p>&#8220;Israele sta ripresentando il modello già visto a Gaza da vari punti vista, primo tra tutti come distruzione e occupazione territoriale, questo è il modello già implementato anche in Libano storicamente ma che ha visto la sua massima esposizione a Gaza dal 2023 in poi. Inoltre, sta ripetendo il modello Gaza negli attacchi deliberatamente rivolti a civili, personale umanitario, medici, paramedici, strutture ospedaliere, giornalisti e altre categorie notoriamente protette dal diritto umanitario internazionale, approfittando anche del fatto di essere riuscito, in questi anni e proprio attraverso l&#8217;esperienza di Gaza, a far perdere di significato il concetto stesso di diritto e di legalità. Sta in un certo senso approfittando di quanto ottenuto finora in termini di impunità e di propaganda&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/un-ponte-per-dal-libano-israele-sta-replicando-qui-il-modello-gaza.html">Un  Ponte Per dal Libano: &#8220;Israele sta replicando qui il modello Gaza&#8221;</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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