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Da inno rock a ballata per Gaza: Roger Waters e Mona Miari reinventano il capolavoro Comfortably Numb

Roger Waters. Insieme alla cantautrice palestinese l’ha asciugata da ogni virtuosismo e l’ha resa essenziale eppur bellissima, un vero capolavoro per chi è aperto all’ascolto. Da inno rock a ballata, dove l’intensa lingua araba e l’inglese si alternano nel raccontare la tragedia che ha travolto Gaza.
Comfortably Numb Re imagined - Roger Water, Mona Miari.

Ecco quindi la nuova versione, la terza, di una delle più belle canzoni della musica rock, Comfortably numb dei Pink Floyd. A farla uscire è il suo autore, Roger Waters, che la ripropone questa volta in coppia con la cantaurice palestinese Mona Miari, che ne è anche la co-autrice avendo scritto parti del testo.

Davvero non servono parole per accompagnare questa canzone meravigliosa, che nell’arco di quasi cinquant’anni si è trasformata a immagine di Roger Waters. Insieme alla cantautrice palestinese l’ha asciugata da ogni virtuosismo e l’ha resa essenziale eppur bellissima, un vero capolavoro per chi è aperto all’ascolto. Da inno rock a ballata, dove l’intensa lingua araba e l’inglese si alternano nel raccontare la tragedia che ha travolto Gaza.

No, davvero non servono titoli accademici o mondani per parlare di quello che succede a Gaza, ma occhi aperti e scevri da pregiudizi. Così che gli autori di questo poetico capolavoro ne possono parlare come e meglio di altri. La morte di così tante persone e di così tanti bambini, l’assedio, il dolore infinito, la distruzione, la lotta per la libertà, per la propria terra. E allora la musica e le due lingue si fondono e la canzone si trasforma in una preghiera che va alta nel cielo, come gli olivi tesi verso le stelle.

E poi cenni di impossibile speranza. Bambini che giocano in riva al mare e qualche sorriso rubato alla malvagità del mondo. Le immagini in bianco e nero accompagnano meravigliosamente a ogni istante il testo. Commoventi, come quella di una (Ma)donna dipinta su un muro, l’unico intatto nel deserto di macerie d’attorno, delle macerie di quella che un tempo era stata Gaza. Tiene in braccio la terra di Palestina. E guarda lontano. “Madre, vieni a prendermi. Abbracciami, stringimi in cielo”. La canzone è uscita l’8 maggio, una data che per tanti è piena di speranza.

Ecco il testo completo di Comfortably numb Re imagined e il link per ascoltare e vedere un video che racconta più di tanti reportage (alla traduzione abbiamo fatto delle piccole modifiche; in corsivo la voce di Miari che alla fine s’intreccia con quella di Walters in un commosso controcanto).

Ciao, c’è qualcuno lì dentro?
Fammi un segno se riesci sentirmi.
C’è ancora qualcuno in casa?
Dai, so che sei a pezzi.
Posso alleviare il tuo dolore
E rialzarti.
Calmati,
prima ho bisogno di qualche informazione,
solo le cose essenziali.
Fammi vedere, dove ti fa male
Dopo tutto quello che è successo,
ora che nessuno è rimasto
e le parole si sono consumate.
Che senso ha chiedere?
Abbiamo perso tutto,
casa, amata casa,
la notte cala silenziosa e tutto sgretola,
oh casa amata, raccontaglielo.
Il ramo d’olivo teso verso le stelle
come una ferita aperta che grida libertà.
Sento il tuo dolore da New York City,
sento il tuo dolore che attraversa il mare.
Una nave lontana, all’orizzonte,
chiama te e me.
Quando ero giovane sognavo la libertà,
la speranza ardeva impetuosa in tutto ciò che ero
come le radici che si fanno largo tra le macerie,
forgiamo adesso il nostro destino.
La nostra luce dissolverà l’oscurità,
siamo promesse di un nuovo mattino.
Non diventerò mai comodamente indifferente.
Non sapevamo nulla della Nakba.
Avevo solo 5 anni, nel ’48,
non sapevamo quello che succedeva laggiù.
Mi si spezza il cuore per essere arrivato così tardi.
Ci hai raggiunti tutti con il tuo grido di unità.
Ora eccoci qui, fermi alla tua porta.
Ti prego, continua a scrivere,
lascia che l’inchiostro si asciughi.

Racconta loro come l’assedio ha rubato il respiro delle nostre vite,
ha demolito le nostre case.
Alcuni sopravvivono, ma così tanti muoiono.
La terra aspetta, il nostro ritorno è un diritto.
È tempo di un nuovo inizio,
è tempo di tracciare una nuova linea sulla sabbia,
è tempo di cancellare tutto e tornare al 1948,
prima che i coloni rubassero la terra,
tornare a quando la chiave di nonna apriva la porta
e tutti veneravano l’albero d’olivo.
E ogni vita umana era sacra. Ognuna.
Ogni figlia, ogni figlio,
con gli stessi diritti umani per tutti.
Quanto sono belle le colombe di casa,
Madre, vieni a cercarmi.
Sento una ninna nanna
È il nome di un bambino
che ho sentito di sotto le macerie,
posso sentire il dolore.
Madre, vieni a prendermi.
Abbracciami, stringimi in cielo.
Ti sento ogni mattina pregare con tua madre,
la tua perseveranza incrollabile
mi chiama da lontano.
Ti affido la mia patria,
Sento la preghiera di una madre
con la sua terra e i suoi alberi.
supera il regime,
Custodisco il tuo cuore
Sento la voce di un angelo che invoca armonia
e prego al tramonto
la Palestina chiede la libertà,
resteremo liberi.
Attraverserò l’oceano solo per salvare un olivo
anche se esiliato dalla terra al cielo.
con pari diritti per tutti, dal fiume al mare.
Il nostro destino, la nostra patria,
Palestina

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