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Guerra

Ecco come si presenta una mappa del genocidio. Le nuove immagini satellitari Google mostrano gli effetti della pulizia etnica di Israele su Gaza

La mappa di Google conserva ancora i nomi. Palestine College of Nursing, Kamal Adwan School, Masjid al-Nour, Mubarak Hospital. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere....

La mappa di Google conserva ancora i nomi. Palestine College of Nursing, Kamal Adwan School, Masjid al-Nour, Mubarak Hospital. Ma nelle nuove immagini satellitari rilasciate su Google Maps, sotto molti di quei nomi non c’è più il luogo che la piattaforma continua a descrivere. Ci sono macerie, palazzi appiattiti, polvere, terra rossa. Nulla di più.

Il punto da cui partire è Khan Younis. La Palestine College of Nursing era un istituto dedicato alla formazione del personale infermieristico. Nelle fotografie associate alla scheda Google appare come un campus all’avanguardia: edifici di più piani, palme, siepi, un vialetto centrale, grandi vetrate. Oggi, dalle nuove mappe di Google, è un cumulo di macerie piatto, nel mezzo di un’area completamente cancellata dalle bombe di Israele.

Nelle mappe satellitari che InsideOver ha raccolto, l’etichetta che la descrive come una scuola di formazione sanitaria è ancora lì. Il college, invece, non è più distinguibile nel paesaggio che lo circonda. Al suo posto e tutto intorno si vede una vasta superficie di cemento frantumato, muri collassati e piste di terra aperte attraverso le macerie. La storia del Palestine College è ciò che è accaduto a oltre l’82%, secondo i numeri UN, degli edifici nella Striscia di Gaza. La cifra include 134.422 edifici distrutti, 13.848 strutture gravemente danneggiate, oltre a circa 328.627 singole unità abitative danneggiate.

A cambiare totalmente, quindi è l’intera morfologia dell’intera Striscia. Un intero lembo di terra in cui il cemento e il colore delle costruzioni hanno lasciato il posto a fango e terra. Una mappa che mostra cosa accade quando ogni singola abitazione o locale commerciale viene bombardato e raso al suolo.

Lo stesso accade spostandosi verso Rafah. In una delle sequenze, il riferimento più semplice per orientarsi è un campo da gioco. Prima della guerra era immerso in un quartiere fitto, circondato da edifici e strade secondarie. Nell’immagine più recente il simbolo verde del campo continua a comparire, ma intorno resta una distesa quasi uniforme di rovine.

Per capire però cosa significano queste superfici piatte, bisogna tornare a terra. Google permette di navigare le etichette e vedere le fotografie che negli anni chi abitava quelle zone ha salvato in quei luoghi. Ho scaricato alcune di quelle fotografie di moschee, rosticcerie, costruzioni a Rafah.

Nel quartiere saudita di Rafah, Google continua ad esempio a indicare il centro educativo Ibn Malik. La vecchia scheda conserva persino una fotografia dell’insegna e i recapiti della struttura. Nella vista dall’alto, la struttura non esiste più; si trova in mezzo a un’area devastata. La strada principale è ancora leggibile, gli edifici che la costeggiavano non esistono più.

Nelle nuove mappe è come se le strade fossero diventate una specie di impronta fossile della città. Un grande incrocio di Rafah, perfettamente leggibile nella vecchia immagine, resta identificabile nella nuova immagine soprattutto grazie alla propria geometria. Gli isolati intorno, invece, sono quasi scomparsi.

Poi ci sono i luoghi di culto. Google continua a localizzare Masjid al-Nour e la moschea Saad ibn Abi Waqqas. Nelle schede compaiono ancora fotografie degli interni: tappeti rossi, colonne, sale di preghiera. Dall’alto, però, i marker rossi si trovano oggi dentro zone in cui gli edifici originari non sono più distinguibili.

È giusto specificare che Google non ha aggiornato le mappe su tutta la Striscia di Gaza, ma solo su alcune aree con rilievi che i satelliti hanno eseguito tra gennaio e febbraio 2026. Ci sono ancora vaste aree della Striscia di Gaza che continuano a mostrare dati che risalgono al 2025 o in alcuni casi al 2024.

Lo racconta un utente su X che scrive:

A Khan Younis lo stesso scenario apocalittico è visibile attorno a Mubarak Hospital e Khan Medical Clinic. Nella vecchia immagine erano inseriti in un tessuto urbano. Nella nuova mappa, ampie porzioni dell’area circostante appaiono cancellate o ridotte a rovine. Già nel 2025 secondo l’OMS, tutti i 36 ospedali di Gaza risultavano danneggiati.

Al 31 gennaio 2026, sono quasi 1000 gli attacchi che Israele ha lanciato contro strutture sanitarie o ospedali, uccidendo oltre 1600 tra operatori sanitari e medici

Secondo un rapporto pubblicato a febbraio dal relatore speciale delle Nazioni Unite, più di 200.000 tonnellate di esplosivi sono state sganciate sulla Striscia di Gaza in quasi tre anni di genocidio.

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