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	<title>El Chapo Archives - InsideOver</title>
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	<title>El Chapo Archives - InsideOver</title>
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		<title>Narcos e terroristi fregati dal cavallo nel telefonino</title>
		<link>https://it.insideover.com/terrorismo/pegaso-narcos-terroristi-telefonino.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2019 10:57:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Terrorismo]]></category>
		<category><![CDATA[El Chapo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="2448" height="1632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107.jpg 2448w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2448px) 100vw, 2448px" /></p>
<p>Un terrorista suicida con un giubbotto esplosivo fermato all&#8217;ultimo minuto, in un&#8217;operazione rimasta a lungo segreta, durante la quale un gruppo di forze speciali lo atterra e gli blocca le mani impedendogli di farsi esplodere all&#8217;interno di una metropolitana europea. Il narcotrafficante Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, meglio conosciuto come El Chapo, seguito durante un incontro &#8230; <a href="https://it.insideover.com/terrorismo/pegaso-narcos-terroristi-telefonino.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="2448" height="1632" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107.jpg 2448w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2018/01/7244461-e1529651205107-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 2448px) 100vw, 2448px" /></p><p>Un <strong>terrorista</strong> suicida con un giubbotto esplosivo fermato all&#8217;ultimo minuto, in un&#8217;operazione rimasta a lungo segreta, durante la quale un gruppo di forze speciali lo atterra e gli blocca le mani impedendogli di farsi esplodere all&#8217;interno di una metropolitana europea.</p>
<p>Il narcotrafficante Joaquín Archivaldo Guzmán Loera, meglio conosciuto come <strong>El Chapo</strong>, seguito durante un incontro segreto con l&#8217;attore Sean Penn e riportato nel carcere da cui era evaso. Una cellula dell&#8217;intelligence iraniana fermata mentre pianifica l&#8217;eliminazione di un gruppo d&#8217;oppositori intorno a Parigi. Sono alcuni dei risultati garantiti dalle tecniche d&#8217;intercettazione dei telefonini messe a punto dalla <strong>Nso</strong> una società israeliana diventata il punto di riferimento per intelligence, gruppi anti terrorismo e polizie di mezzo mondo.</p>
<p>Ma a fronte dei successi regalati da una tecnologia che solo dieci anni fa sembrava fantascienza c&#8217;è il suo <strong>lato oscuro</strong>. La stessa tecnologia venduta a paesi come Arabia Saudita, Yemen, Mozambico, Kenya, Congo, Emirati Arabi e Turchia viene impiegata per seguire oppositori e dissidenti. O per eliminarli come successo al giornalista Jamal Khashoggi sorvegliato grazie a <strong>Pegaso</strong>, attirato in trappola nel consolato saudita di Istanbul e brutalmente eliminato.</p>

<p>Per comprendere i segreti della tecnologia messa a punto dai maghi dell&#8217;informatica israeliana, formatisi tra le fila di <strong>Unità 8200</strong>, la cellula dell&#8217;intelligence militare specializzata in guerra cibernetica, basta la vecchia battuta sul maresciallo in ascolto. Con Pegaso il maresciallo non deve più ascoltare perché è dentro il telefono. O meglio diventa il telefono. Un telefono capace non solo d&#8217;ascoltare le telefonate di chi è sotto controllo, ma anche le sue conversazioni private e ritrasmettere quei messaggi che applicazioni come Whatsapp o Telegram promettono di rendere indecifrabili attraverso complessi sistemi di criptazione.</p>
<p>Sistemi resi obsoleti da un Pegaso capace di autoinstallarsi nel telefonino e attivarne microfono e telecamera trasformandolo in una spia invisibile in grado di registrare le telefonate, fotografare i luoghi in cui si trova il suo utilizzatore, ritrasmetterne email e attività in rete e copiarne i messaggi prima della <strong>criptazione</strong>. Il nome del programma non a caso prende il nome dal cavallo alato della mitologia greca. Come quel cavallo il software vola agganciato a un messaggio apparentemente innocuo trasmesso via sms, whatsapp o posta elettronica.La sua apertura consente a Pegaso di introdursi nel telefonino e controllarlo senza generare anomalie in grado d&#8217;insospettire il proprietario.</p>
<p> Ma l&#8217;abilità della Nso è insinuare Pegaso dentro telefonini progettati per evitare le intrusioni. Così, nell&#8217;agosto 2016, la Apple si ritrova a dover aggiornare il sistema operativo dell&#8217;Iphone 6 dopo la scoperta di Pegaso nel telefonino di <strong>Ahmed Mansoor</strong>, un attivista dei diritti umani tenuto sotto controllo dall&#8217;intelligence degli Emirati Arabi. Ma la violazione dell&#8217;Iphone 6 è poca cosa per una Nso che mesi prima ha contribuito alla ricattura di El Chapo, il re dei narcotrafficanti. </p>

<p>Nel 2015 poche ore dopo la sua fuga dal carcere, i responsabili dell&#8217;azienda israeliana vengono convocati dall&#8217;<strong>intelligence militare messicana</strong> con cui collaborano fin dal primo arresto di El Chapo nel 2011. A quel tempo l&#8217;intelligence messicana s&#8217;è rivolta agli <strong>israeliani</strong> per far fronte a un re della coca ossessionato non solo dal timore di venir intercettato, ma anche dalla smania di controllare le conversazioni dei più stretti collaboratori, della moglie e di svariate amanti. Una smania che lo ha spinto a commissionare al tecnico colombiano Cristian Rodriguez un sistema di comunicazione autonomo gestito via internet attraverso server europei. </p>
<p>La facilità con cui i tecnici della Nso si impadroniscono di quel sistema spinge i messicani a firmare nel 2015 un nuovo lucroso contratto. La difficoltà stavolta è penetrare un <strong>telefonino</strong> di nuovissima generazione studiato per evitare i sistemi di autoinstallazione acquistato da El Chapo dopo la fuga dal carcere. Ma El Chapo, che tra le sue ossessioni ha anche quella di diventare il protagonista di un film di Hollywood, si frega con le proprie mani. Dopo aver avvicinato <strong>Kate del Castillo</strong>, una star delle telenovelas messicane, ed esserne diventato l&#8217;amante, El Chapo la convince a coinvolgere l&#8217;attore americano Sean Penn nella produzione cinematografica. Ma per tenere i contatti con l&#8217;amante deve regalarle un telefonino come il suo. </p>
<p>Pochi giorni dopo un modello dello stesso tipo arriva nei laboratori della Nso che realizza un Pegaso capace di violarlo. A quel punto l&#8217;intelligence militare messicana può seguire tutti i contatti tra la Del Castillo e <strong>Sean Penn</strong> fino all&#8217;incontro segreto tra l&#8217;attore americano ed El Chapo organizzato dalla donna. Intercettazioni e registrazioni che portano l&#8217;8 gennaio 2016 alla cattura del narcotrafficante arrestato dopo un raid delle forze speciali messicane nella sua casa fortezza di Los Mochis. </p>

<p>Il successo dei messicani è anche il successo della Nso, diventata oggi l&#8217;azienda di riferimento per decine di Paesi pronti a sborsare <strong>dai 15 ai 30 milioni di dollari</strong> per il sistema di base e aggiungervi gli altrettanto costosi supplementi per aggiornamenti e modifiche indispensabili per la sorveglianze di sistemi più complessi. Prezzi che non fermano il successo di una compagnia presente oggi in tutti i continenti, ma contribuiscono in parte ad appannarne l&#8217;immagine. I servizi resi in cambio di lucrosi contratti a governi e regimi illiberali da un sistema capace di bloccare i terroristi, ma anche di controllare dissidenti e oppositori pongono infatti gravi interrogativi etici e legali. Anche perché ad oggi nessuna tecnologia aveva mai permesso violazioni così esaustive della libertà e della privacy personale. </p>
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		<title>Il muro col Messico? Lo paga El Chapo</title>
		<link>https://it.insideover.com/migrazioni/muro-col-messico-lo-paga-el-chapo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Feb 2017 07:59:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Migrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[El Chapo]]></category>
		<category><![CDATA[Immigrazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-1024x681.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Inutile negarlo: l’ossessione di Donald J Trump è il muro alla frontiera del Messico. Muro iniziato già da altri presidenti (lo avevamo scritto a suo tempo qui) ma che The Donald vuole “più bello”, “più alto” e, soprattutto, che sia pagato dai conterranei di Speedy Gonzales, Ed allora nella nuova e fantasiosa politica estera &#8220;trumpiana&#8221; non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/muro-col-messico-lo-paga-el-chapo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="998" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-768x511.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/02/OLYCOM_20170125225323_21971842-1024x681.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Inutile negarlo: l’ossessione di <strong>Donald J Trump</strong> è il muro alla frontiera del Messico. Muro iniziato già da altri presidenti (lo avevamo scritto a suo tempo <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/trump-allunga-il-muro-di-clinton-e-obama-ecco-tutta-la-verita" target="_blank">qui</a></strong>) ma che The Donald vuole “più bello”, “più alto” e, soprattutto, che sia pagato dai conterranei di Speedy Gonzales, Ed allora nella nuova e fantasiosa politica estera &#8220;trumpiana&#8221; non poteva mancare la proposta di finanziare il muro suddetto con le multe fatte pagare ai <em>narcos</em> dei cartelli messicani, magari a <strong><em>El Chapo</em></strong> in persona, il boss di Sinaloa estradato negli Stati Uniti proprio alla vigilia dell’insediamento di &#8220;The Donald&#8221;.<style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/LLz5SGsEFs0" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>“Sempre <strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://es-us.noticias.yahoo.com/m%C3%A9xico-recibe-asombro-optimismo-idea-narcos-paguen-muro-201710167.html" target="_blank">meglio che tassare il 20% delle importazioni dal Messico</a></strong>” hanno pensato sollevati nel paese del tequila, come ipotizzato in un primo momento da <strong>Sean Spicer</strong>, addetto stampa presidenziale <strong><a href="https://www.thestar.com/news/world/2017/01/26/trump-wants-to-pay-for-his-wall-with-a-20-per-cent-tax-on-mexican-imports-spokesman-says.html" target="_blank">chiacchierone</a> </strong>quasi quanto The Donald, soprattutto quando vola sull&#8217;<em>Air Force One</em>.Sembrano passati secoli da quando è arrivato Trump alla Casa Bianca &#8211; forse per il lavoro che &#8220;The Donald&#8221; sta dando a giornalisti ed analisti, solo Chávez è paragonabile a lui in quanto ad idee sopra le righe &#8211; anche se, in realtà, sono appena due settimane.Resta da vedere come potranno essere multati i narcos messicani che, notoriamente, non emettono fatture quando inondano di polvere bianca gli Stati Uniti ma, al momento, Reince Preibus, il capo gabinetto della Casa Bianca che per primo ha lanciato l’idea qualche giorno fa, per ora non ha dato dettagli in merito. E difficile ci riesca mai perché &#8211; a meno di legalizzare la cocaina – qualsiasi proposta di tassazione perde ogni significato, logico ed economico.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;417&#8243; gal_title=&#8221;Muro latinoamericani&#8221;]Certo, invece di fantomatiche imposte per finanziare il muro la Casa Bianca potrebbe invece usare i soldi confiscati alla criminalità. Ci vuole tempo, fatica e parecchio lavoro d&#8217;<em>intelligence</em> ma, almeno, avrebbe esempi a cui potersi ispirare, come la nostra <strong><a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/8" target="_blank">Libera, l’associazione contro le mafie fondata da Don Ciotti</a></strong>. Del resto Trump è o no desideroso di ricucire i rapporti con Papa Francesco che in materia di muri la pensa in tutt&#8217;altro modo?“Costruire questo muro è molto più di una promessa elettorale – ha ribadito ieri Spicer &#8211; è un atto di buon senso e il primo passo per rendere realmente sicure le nostre frontiere”.Benissimo, anche perché un muro finanziato con i narcodollari sembra essere quasi la realizzazione in terra della legge del contrappasso di dantesca memoria. In quanto a beni sequestrabili ai <em>narcos</em>, poi, chi meglio se non l’ultimo arrivato nelle carceri statunitensi, quel <em>El Chapo</em> tra i boss più ricchi al mondo e che secondo le stime gestirebbe un <strong>patrimonio di 14 miliardi di dollari</strong>? Con questo Trump ci pagherebbe il muro intero, anche se il problema è scovarli, magari buttando l’occhio anche in <strong>Delaware</strong>, il nuovo paradiso fiscale statunitense dove chiunque non voglia pagare le tasse o riciclare denaro va negli ultimi anni. <em>Narcos</em> compresi.</p>
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		<title>Il primo &#8220;regalo&#8221; a Trump dal Messico</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/el-chapo-il-primo-regalo-a-trump-dal-messico.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2017 10:59:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Cocaina]]></category>
		<category><![CDATA[El Chapo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-300x244.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-768x625.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-1024x833.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Per Joaquín &#8220;El Chapo&#8221; Guzmán è l’inizio della fine. La sua estradizione negli Stati Uniti &#8211; compiuta con un tempismo che ha dell’incredibile il giorno prima dell’insediamento di Trump &#8211; segna la fine della sua carriera di grande boss del narcotraffico internazionale. L’ex leader del cartello di Sinaloa è sempre stato un personaggio costantemente in bilico &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/el-chapo-il-primo-regalo-a-trump-dal-messico.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/el-chapo-il-primo-regalo-a-trump-dal-messico.html">Il primo &#8220;regalo&#8221; a Trump dal Messico</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="1220" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-300x244.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-768x625.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2017/01/OLYCOM_20170121015012_21917511-1024x833.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p><p>Per <strong>Joaquín &#8220;El Chapo&#8221; Guzmán</strong> è l’inizio della fine. La sua estradizione negli Stati Uniti &#8211; compiuta con un tempismo che ha dell’incredibile il giorno prima dell’insediamento di Trump &#8211; segna la fine della sua carriera di grande boss del narcotraffico internazionale. L’ex leader del cartello di Sinaloa è sempre stato un personaggio costantemente in bilico tra mito e realtà come il suo predecessore, il colombiano Pablo Escobar.<div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/9UVIEwF2XWY" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div>Di certo Barack Obama sarà ricordato anche per questo dal suo successore Donald Trump, che oltre ad essersi ritrovato sulle spalle la <a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.occhidellaguerra.it/cuba-la-crisi-creata-obama" target="_blank">patata bollente degli immigrati cubani</a> deve ora gestire in patria uno degli uomini considerati tra i più pericolosi al mondo. A penetrarne il mito ci aveva provato l’attore e regista statunitense <strong>Sean Penn</strong>, che in una clamorosa e discussa intervista per la rivista <em>Rolling Stones</em> aveva dato voce a quest’uomo alto meno di un metro e settanta ma capace di incutere il terrore tra i più importanti cartelli della droga del Messico.“E’ vero &#8211; aveva dichiarato &#8220;El Chapo&#8221; &#8211; lo so che la droga distrugge. Purtroppo dove sono nato io non c’era un altro modo e non c’è neanche adesso per sopravvivere, nessun’altra possibilità di guadagnarsi da vivere.” Insomma il mercato della droga come unica possibilità di sopravvivenza. Uno stereotipo di molti narcoboss dietro il quale però si cela l’avidità di una vita lussuosa e criminale.  <em>Forbes</em>, non a caso, lo includeva nel 2009 nella lista degli uomini più ricchi del mondo con una fortuna stimata di circa un miliardo di dollari. E se non bastasse, tutta la biografia de &#8220;El Chapo&#8221; ne è una conferma. L’ultimo arresto era avvenuto nel gennaio del 2016 dopo una vita fatta di evasioni sorprendenti.La prima nel 2001 quando riesce a fuggire nascosto dentro un carrello della biancheria sporca dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande.  Arrestato nel 2014 in un hotel sulla costa pacifica del Messico, 17 mesi dopo riesce ad evadere attraverso un tunnel lungo un chilometro e mezzo fino all’ultimo arresto, l’8 gennaio del 2016, proprio a pochi giorni dall’intervista rilasciata a Sean Penn.[Best_Wordpress_Gallery id=&#8221;396&#8243; gal_title=&#8221;El Chapo&#8221;]Da allora era detenuto in una prigione di massima sicurezza a nord di Ciudad Juárez dove, proprio pochi giorni fa, aveva denunciato tramite la sua legale Silvia Delgado di &#8220;essere costantemente toccato nelle parti intime da una guardia carceraria&#8221;.  &#8220;<a style="color: #0000ff;text-decoration: underline" href="http://www.dailymail.co.uk/news/article-4127630/Drug-lord-El-Chapo-claims-guard-sexually-harassing-him.html" target="_blank">Violenza sessuale contro el Chapo</a>&#8221; avevano titolato alcuni media, fino alla decisione dell’estradizione negli Stati Uniti, proprio in contemporanea con l&#8217;insediamento di Trump.Del resto il neopresidente Usa non aveva detto che &#8220;il Messico esporta solo criminali?&#8221; avrà pensato più di un giudice  della corte suprema del paese del tequila respingendo tutti gli ultimi ricorsi presentati dalla sua difesa. Atterrato a bordo di un piccolo aereo in gran segreto a Long Island, secondo i media statunitensi lo attende adesso l’udienza davanti al giudice del tribunale federale di Brooklyn. Può rischiare fino alla pena di morte.Il suo arresto comunque non rappresenta la fine del narcotraffico come il principale business dell&#8217;America latina. Il cartello di Sinaloa ha già trovato, infatti, un suo sostituto nel boss &#8220;El Mayo&#8221; Zambada, mentre la smobilitazione delle colombiane Farc sta adesso ridisegnando il mercato della droga di tutto il continente, spiegando anche la guerra narcos esplosa recentemente in Brasile.</p>
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