Inutile negarlo: l’ossessione di Donald J Trump è il muro alla frontiera del Messico. Muro iniziato già da altri presidenti (lo avevamo scritto a suo tempo qui) ma che The Donald vuole “più bello”, “più alto” e, soprattutto, che sia pagato dai conterranei di Speedy Gonzales, Ed allora nella nuova e fantasiosa politica estera “trumpiana” non poteva mancare la proposta di finanziare il muro suddetto con le multe fatte pagare ai narcos dei cartelli messicani, magari a El Chapo in persona, il boss di Sinaloa estradato negli Stati Uniti proprio alla vigilia dell’insediamento di “The Donald”.

“Sempre meglio che tassare il 20% delle importazioni dal Messico” hanno pensato sollevati nel paese del tequila, come ipotizzato in un primo momento da Sean Spicer, addetto stampa presidenziale chiacchierone quasi quanto The Donald, soprattutto quando vola sull’Air Force One.Sembrano passati secoli da quando è arrivato Trump alla Casa Bianca – forse per il lavoro che “The Donald” sta dando a giornalisti ed analisti, solo Chávez è paragonabile a lui in quanto ad idee sopra le righe – anche se, in realtà, sono appena due settimane.Resta da vedere come potranno essere multati i narcos messicani che, notoriamente, non emettono fatture quando inondano di polvere bianca gli Stati Uniti ma, al momento, Reince Preibus, il capo gabinetto della Casa Bianca che per primo ha lanciato l’idea qualche giorno fa, per ora non ha dato dettagli in merito. E difficile ci riesca mai perché – a meno di legalizzare la cocaina – qualsiasi proposta di tassazione perde ogni significato, logico ed economico.Certo, invece di fantomatiche imposte per finanziare il muro la Casa Bianca potrebbe invece usare i soldi confiscati alla criminalità. Ci vuole tempo, fatica e parecchio lavoro d’intelligence ma, almeno, avrebbe esempi a cui potersi ispirare, come la nostra Libera, l’associazione contro le mafie fondata da Don Ciotti. Del resto Trump è o no desideroso di ricucire i rapporti con Papa Francesco che in materia di muri la pensa in tutt’altro modo?“Costruire questo muro è molto più di una promessa elettorale – ha ribadito ieri Spicer – è un atto di buon senso e il primo passo per rendere realmente sicure le nostre frontiere”.Benissimo, anche perché un muro finanziato con i narcodollari sembra essere quasi la realizzazione in terra della legge del contrappasso di dantesca memoria. In quanto a beni sequestrabili ai narcos, poi, chi meglio se non l’ultimo arrivato nelle carceri statunitensi, quel El Chapo tra i boss più ricchi al mondo e che secondo le stime gestirebbe un patrimonio di 14 miliardi di dollari? Con questo Trump ci pagherebbe il muro intero, anche se il problema è scovarli, magari buttando l’occhio anche in Delaware, il nuovo paradiso fiscale statunitense dove chiunque non voglia pagare le tasse o riciclare denaro va negli ultimi anni. Narcos compresi.

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