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	<title>Abcasia Archives - InsideOver</title>
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	<title>Abcasia Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Russia e Abcasia verso l&#8217;unificazione?</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/russia-e-abcasia-verso-lunificazione.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Nov 2020 12:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Abcasia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia, Putin con il leader della provincia fuggitiva della Georgia in Abkhazia a Sochi (La Presse)" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Lo spazio postsovietico è in subbuglio a causa della recente riapertura della guerra nel Karabakh superiore, conclusasi con l&#8217;arrivo di forze armate russe in loco ma anche con la ri-estensione della sovranità azera su una serie di territori perduti negli anni &#8217;90. La guerra congelata, ma non dimenticata, è stata studiata con meticolosità da tutti &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-abcasia-verso-lunificazione.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/russia-e-abcasia-verso-lunificazione.html">Russia e Abcasia verso l&#8217;unificazione?</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-scaled.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Russia, Putin con il leader della provincia fuggitiva della Georgia in Abkhazia a Sochi (La Presse)" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-scaled.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/11/Putin-incontra-premier-repubblica-Abcasia-La-Presse-2048x1366.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Lo spazio postsovietico è in subbuglio a causa della recente riapertura della guerra nel Karabakh superiore, <a href="https://www.insideover.com/war/nagorno-karabakh-winners-and-losers.html">conclusasi con l&#8217;arrivo di forze armate russe</a> in loco ma anche con la ri-estensione della sovranità azera su una serie di territori perduti negli anni &#8217;90. La guerra congelata, ma non dimenticata, è stata studiata con meticolosità da tutti quei Paesi ex sovietici che hanno sperimentato il separatismo e la secessione, come Moldavia, Ucraina e Georgia, con l&#8217;obiettivo di trarre delle lezioni per il loro futuro.</p>
<p>La Georgia, al cui interno esistono due repubbliche separatiste, ha aumentato gradualmente il livello di allerta e sta monitorando alcuni sviluppi che stanno avendo luogo in Abcasia.</p>
<h2>La Georgia in allarme</h2>
<p>La riaccensione delle ostilità nel Nagorno superiore ha spinto le autorità di Tbilisi ad aumentare il livello di allerta sull&#8217;Abcasia e sull&#8217;Ossezia del Sud, le repubbliche separatiste, <em>de iure</em> georgiane ma <em>de facto</em> indipendenti, che hanno frammentato il Paese in tre. La maggiore attenzione ha prodotto dei risultati particolarmente significativi in Abcasia, <a href="https://jam-news.net/abkhazia-russia-aibga-bridge-border/">dove a inizio novembre è stato scoperto</a> un ponte sospeso nei pressi del villaggio di Aibga.</p>
<p>Il ponte, che secondo fonti georgiane sarebbe stato costruito su ordine di Mosca nel mese di ottobre, ha creato un collegamento diretto tra il confine russo e quello abcaso lungo il fiume Psou e contribuito ad alimentare un clima di panico e sospetto a Tbilisi.</p>
<p>Calata l&#8217;attenzione sul ponte sospeso che ha unito ciò che le acque del Psou hanno diviso, la tensione tra Tbilisi e Sukhumi ha registrato un nuovo picco nella giornata del 23, quando il governo abcaso<a href="https://agenda.ge/en/news/2020/3710"> ha reso pubblica l&#8217;adozione</a> di &#8220;un piano per la formazione di uno spazio sociale ed economico comune tra Russia e Abcasia&#8221;.</p>
<p>La prossima implementazione del programma, che è stato severamente condannato dal governo georgiano in quanto ritenuto un tentativo da parte russa di accelerare l&#8217;annessione dell&#8217;Abcasia, giunge ad undici giorni di distanza da una bilaterale a Sochi tra <a href="https://it.insideover.com/schede/politica/chi-e-vladimir-putin.html">Vladimir Putin </a>e l&#8217;omologo abcaso, <strong>Aslan Bzhania</strong>, durante la quale è altamente probabile che si fosse discusso dell&#8217;argomento.</p>
<h2>Che cosa prevede il programma</h2>
<p>Il governo dell&#8217;Abcasia ha comunicato che il piano di amalgamazione parziale non rappresenta un passo verso un&#8217;integrazione nella Federazione Russa ma che, più semplicemente, si inquadra nell&#8217;ambito del partenariato strategico russo-abcaso stabilito nel 2014. Il Ministero degli Esteri della Georgia, però, anche alla luce dei recenti accadimenti nel Nagorno superiore, ha accusato il Cremlino di minacciare la pace regionale attraverso &#8220;un altro passo illegale verso l&#8217;annessione de facto [dell&#8217;Abcasia]&#8221;.</p>
<p>Il programma <a href="https://civil.ge/archives/384342">prevede un&#8217;armonizzazione della legislazione abcasa</a> in direzione di quella russa nei settori di economia, finanza, tassazione, investimenti, diritto commerciale, energia, medicina, istruzione e protezione sociale, e l&#8217;adozione di misure tese a regolamentare il diritto alla doppia cittadinanza per gli abitanti dell&#8217;Abcasia. L&#8217;esecutivo di Sukhumi avrà un periodo di tre anni per attuare le riforme previste dal documento.</p>
<p>Nel complesso, l&#8217;armonizzazione ambisce a favorire l&#8217;interscambio reciproco di beni, lavoratori e capitali; infatti, una parte del piano è dedicata alla semplificazione della burocrazia per i potenziali investitori russi &#8220;in termini di ottenimento del permesso di residenza e registrazione delle attività lavorative&#8221;.</p>
<p aria-label="Paragraph block" data-block="27a5ebdd-cfb8-43d6-81b5-16daca837ab4" data-type="core/paragraph" data-title="Paragraph">Parallelamente, ma complementarmente allo sviluppo del programma, la Russia si occuperà del restauro e della rimessa in funzione dell&#8217;aeroporto di Sukhumi, danneggiato durante la guerra degli anni &#8217;90 e da allora inagibile, e dello studio di un piano d&#8217;azione per connettere la propria rete di trasporto del gas all&#8217;Abcasia.</p>
<h2>Verso l&#8217;unificazione?</h2>
<p>La Russia è il principale collaboratore dell&#8217;Abcasia, anche per via del clima di pace fredda vigente con la Georgia, e negli anni recenti il loro rapporto ha raggiunto un carattere simbiotico. Il punto di svolta è stato il trattato bilaterale del 2014, che ha consacrato la nascita di un&#8217;alleanza e partenariato strategico, dal cui ventre è stato partorito il recente accordo di amalgamazione.</p>
<p>L&#8217;esistenza di ottime relazioni bilaterali, la costruzione di un ponte sospeso per unire le due rive dello Psou e l&#8217;accordo per la formazione di uno spazio sociale ed economico comune, per quanto siano effettivamente degli eventi suggestivi, non sono indicativi di un&#8217;annessione alle porte. La centralità dell&#8217;Abcasia è derivante dal fatto di essere una terra strumentalizzabile per fini anti-georgiani, come l&#8217;Ossezia del Sud, e un&#8217;integrazione nella Federazione Russa sarebbe controproducente anche per un altro motivo: potrebbe provocare una reazione da parte di Tbilisi e da parte della comunità internazionale, ossia introduzione di sanzioni.</p>
<p>La Russia, del resto, non ha mai dato semaforo verde neanche all&#8217;annessione di terre come la Transnistria, Lugansk e Donetsk, nonostante l&#8217;esistenza di richieste formali da parte loro, ed è altamente probabile che la stessa linea politica verrà mantenuta nella terra gli abcasi anche nel prossimo futuro alla luce di medesime considerazioni in termini di costi-opportunità.</p>
<h2>L&#8217;Abcasia, una breve storia</h2>
<p>L&#8217;Abcasia ha una storia antichissima e le cui origini si perdono nella notte dei tempi. È una terra intrisa di mistero che, per quanto piccola, riveste un&#8217;importanza centrale nella grande regione sin da tempi immemori; l&#8217;Abcasia, infatti, non è altro che la Colchide in cui si recarono gli <strong>Argonauti</strong> della mitologia greca alla ricerca del vello d&#8217;oro, il Graal dell&#8217;antichità.</p>
<p>Sono trascorsi (forse) dei millenni dal viaggio degli Argonauti, e l&#8217;Abcasia non ha ancora perduto quel curioso ruolo di cerniera tra mondi; anzi, essa è, oggi, più rilevante che nel passato. Incorporata da Stalin all&#8217;interno della repubblica socialista georgiana nonostante una lunga storia di dissidi interetnici, dopo la caduta dell&#8217;Unione Sovietica è stata sede di una guerra contro il governo centrale di Tbilisi, durata dal 1991 al 1993, culminata nell&#8217;ottenimento di un&#8217;indipendenza <em>de facto</em>.</p>
<p>L&#8217;Abcasia, inoltre, contrariamente ad altri attori sorti in medesime circostanze nello spazio postsovietico, gode di una certa legittimità in virtù di un riconoscimento internazionale limitato. La statualità della piccola repubblica, infatti, è riconosciuta da Siria, Nicaragua, Venezuela e Nauru.</p>
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		<title>REPORTAGE &#124; Akarmara: la vita dopo la guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/akarmara-la-vita-dopo-la-guerra</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jun 2019 10:20:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Abcasia]]></category>
		<category><![CDATA[Akarmara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault-300x225.jpg 300w" sizes="(max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p>
<p>Akarmara si trova nella Repubblica dell'Abcasia e oggi è conosciuta principalmente come ghost town, una città fantasma. Ma non è sempre stata così e, ancora oggi, ci sono pochi e tenaci abitanti che, nonostante le difficoltà, non vogliono abbandonare quella che è sempre stata la loro casa. L’Abcasia è una striscia di terra di 200 chilometri di lunghezza per 100 chilometri di larghezza adagiata sul Mar Nero. Durante il periodo sovietico era la riviera per le vacanze dell’élite comunista, un paradiso subtropicale, molto sviluppato a livello turistico e con strutture ricettive ai massimi livelli.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="480" height="360" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault.jpg 480w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/hqdefault-300x225.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 480px) 100vw, 480px" /></p><p>Akarmara&nbsp;si trova nella Repubblica dell&#8217;Abcasia e oggi è conosciuta principalmente come ghost town, una città fantasma. Ma non è sempre stata così e, ancora oggi, ci sono pochi e tenaci abitanti che, nonostante le difficoltà, non vogliono abbandonare quella che è sempre stata la loro casa. L’Abcasia è una striscia di terra di 200 chilometri di lunghezza per 100 chilometri di larghezza adagiata sul Mar Nero. Durante il periodo sovietico era la riviera per le vacanze dell’élite comunista, un paradiso subtropicale, molto sviluppato a livello turistico e con strutture ricettive ai massimi livelli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/akarmara-la-vita-dopo-la-guerra">REPORTAGE | Akarmara: la vita dopo la guerra</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Il Paese inghiottito dalla guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/il-paese-inghiottito-dalla-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2019 05:00:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Akarmara]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Russia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La strada che porta ad Akarmara è una lunga striscia sterrata, che pare non abbia mai fine. Ci si arriva sballottati dalle numerose buche, crateri lunari in un paesaggio idilliaco fatto di montagne, gole profonde e boschi. E rovine, molte rovine sparse in mezzo al verde e scheletri di palazzi. Ricordi dimenticati di un passato &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/il-paese-inghiottito-dalla-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/06/03_Akarmara-Tesei-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La strada che porta ad Akarmara è una lunga striscia sterrata, che pare non abbia mai fine. Ci si arriva sballottati dalle numerose buche, crateri lunari in un paesaggio idilliaco fatto di montagne, gole profonde e boschi. E rovine, molte rovine sparse in mezzo al verde e scheletri di palazzi. Ricordi dimenticati di un passato lucente.</p>
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<p>Akarmara si trova nella Repubblica dell&#8217;Abcasia e oggi è conosciuta principalmente come ghost town, una città fantasma. Ma non è sempre stata così e, ancora oggi, ci sono pochi e tenaci abitanti che, nonostante le difficoltà, non vogliono abbandonare quella che è sempre stata la loro casa. L’Abcasia è una striscia di terra di 200 chilometri di lunghezza per 100 chilometri di larghezza adagiata sul Mar Nero. Durante il periodo sovietico era la riviera per le vacanze dell’élite comunista, un paradiso subtropicale, molto sviluppato a livello turistico e con strutture ricettive ai massimi livelli. Qui arrivavano a soggiornare i politici e i personaggi più importanti dell&#8217;Urss: Stalin, Beria, Kruscev e Breznev, per esempio, avevano una dacia qui.</p>
<p>Dopo la caduta dell’Unione sovietica, la Georgia si proclamò indipendente dalla Russia, e, a sua volta, l’Abcasia si proclamò indipendente dalla Georgia. Quest&#8217;ultima non accettò l’indipendenza dell’Abcasia e la invase, scatenando una guerra fratricida che durò un anno, devastando il Paese, e lasciando 30mila morti e decine di migliaia di rifugiati. Oggi l&#8217;Abcasia è un non luogo, non essendo menzionata nemmeno sulle carte geografiche ufficiali: uno stato fantasma. Si tratta di una zona a status conteso, de facto indipendente, e senza alcun riconoscimento da parte di Nazioni unite e Unione europea. La Repubblica abcasa è infatti riconosciuta solo da sette Stati membri dell&#8217;Onu (tra cui la Russia) e due Stati che, a loro volta, non sono riconosciuti a livello internazionale. La Georgia rivendica l&#8217;intero territorio, dichiarandolo “territorio occupato dalla Russia”.</p>
<p>Nonostante siano passati più di 25 anni dalla fine della guerra, diverse città sono ancora in gran parte abbandonate. Metà della popolazione abcasa, soprattutto nella parte est, era di nazionalità georgiana, ed è fuggita durante la guerra, spopolandola.</p>
<p>L&#8217;embargo internazionale e il non riconoscimento dell&#8217;indipendenza dalla maggior parte del mondo impediscono lo sviluppo dell&#8217;economia e gli investimenti stranieri ad Akarmara.</p>
<h2>I reduci di Akarmara</h2>
<p>Improvvisamente lungo la strada sterrata compare un ponte ferroviario attraverso cui il carbone estratto ad Akarmara arrivava nella vicina città di Tcharkval e da lì in tutta l’Unione sovietica.Con il nome di Akarmara si identifica in realtà un&#8217;area costituita da tre cittadine: Dzhantukha, Polyana e Akarmara stessa, che fanno capo aTkvarchal, che ricevette lo status di città nel 1942, dopo essere diventata un importantissimo centro minerario. Prosperò velocemente e i suoi abitanti, compresi quelli della zona di Akarmara, se la passavano molto bene, poiché in tutte le città minerarie sovietiche un minatore guadagnava cinque volte uno stipendio medio.</p>
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<em>Foto di Pierpaolo Mittica</em></p>
<p>All&#8217;epoca non era nemmeno facile trovare un appartamento libero e in molti sognavano di trasferirsi in quello che a tutti gli effetti era un luogo per pochi privilegiati: “Si stava meglio ai tempi dell&#8217;Unione Sovietica”,racconta Vlad, uno dei pochi abitanti che incontriamo in giro a Dzhantukha. “Allora c&#8217;era cibo e benessere per tutti, mentre ora ci sono solo rovine e povertà”, prosegue. Vlad ci invita ad entrare a casa sua, in quello che resta di un bellissimo edificio in stile neoclassico staliniano. Su cinque piani, l’unico appartamento ancora in uso è quello di Vlad, mentre il resto della struttura sta letteralmente crollando. Saliamo le scale attraversando porte che danno sul nulla, appartamenti sventrati, mura pericolanti e soffitti sfondati. Varchiamo la soglia di casa di Vlad, dagli interni semplici ma accoglienti, con arredamento in stile sovietico, quando inizia a raccontarci: “Sono nato a Dzhantukha, e mio padre era un minatore, veniva da Tamysh, in Russia, mentre mia madre, addetta alla funivia, veniva da Labinsk. La gente si trasferiva in questa città per lavorare in miniera, e tutti si sono conosciuti qui, come i miei genitori, che hanno poi deciso di mettere su famiglia. Durante il periodo sovietico la qualità della vita era ottima, un minatore aveva un buon stipendio, e in città si potevano trovare beni particolari che in altri luoghi non c’erano. Era tutto ben organizzato, con negozi, ristoranti, il cinema Alashara, scuole, e un ospedale di altissimo livello”.</p>
<p>Mentre Vlad parla, il vento sbatte le imposte e ogni tanto si sente qualche tonfo sordo. Non sono i famosi “fantasmi di Akarmara”, ma solo parti degli edifici circostanti che ogni tanto si staccano sotto il peso del tempo.</p>
<p>Dopo averci offerto un bicchiere di vodka Vlad continua a ricordare: “I problemi qui sono iniziati con la guerra del 1992. La zona di Tkvarchal subì un assedio da parte delle truppe georgiane e tutti noi fummo bloccati per tutta la durata del conflitto. Fu un periodo molto duro perché non arrivavano rifornimenti e viveri. Non c’erano né riscaldamento né elettricità. Per sopravvivere potevamo solo cercare di superare i blocchi per raggiungere i villaggi vicini e scambiare i nostri beni con del cibo. Rischiavamo molto perché dovevamo passare attraverso i territori occupati dall’esercito georgiano, ma non avevamo altra scelta. La guerra è stata un’enorme tragedia per tutti. Aspettavamo solo la sua fine per poter tornare a vivere in pace. Qui ad Akarmara c’erano diverse nazionalità e vivevamo tranquilli rispettandoci a vicenda. Anche durante la guerra, quando siamo rimasti bloccati, abbiamo continuato ad aiutarci l’uno con l’altro”.</p>
<p><div id="gallery_209426" class="inline-gallery-container"></div><script>var gallery_209426 = [{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/01_Akarmara-Tesei.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/01_Akarmara-Tesei.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/03_Akarmara-Tesei-2.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/03_Akarmara-Tesei-2.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/05_Akarmara-Tesei.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/05_Akarmara-Tesei.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/07_Akarmara-Tesei.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/07_Akarmara-Tesei.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/09_Akarmara-Tesei.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/09_Akarmara-Tesei.jpg","subHtml":""},{"src":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/11_Akarmara-Tesei.jpg","thumb":"https:\/\/media.insideover.com\/wp-content\/uploads\/2019\/06\/11_Akarmara-Tesei.jpg","subHtml":""}];</script><br />
<em>Foto di Alessandro Tesei</em></p>
<p>Prosegue poi Vlad: “Finito il conflitto abbiamo dovuto ripristinare tutto, riscaldamento, elettricità e sono arrivati i volontari della croce rossa internazionale che hanno portato cibo e beni di prima necessità. È stato davvero un grande aiuto per tutti noi. Ma le miniere ormai erano chiuse e non c’era alcuna possibilità di ripresa economica. Così queste cittadine hanno iniziato a spopolarsi. Nel 2000 una ditta turca si è insediata qui vicino per produrre cemento e ha dato lavoro a 300 persone. Ma cinque anni fa la compagnia chiuse. Attualmente circa 30 persone vivono a Dzhantukha. A Polyana e Akarmara invece una quindicina ciascuna. Ma io ho deciso di rimanere perché questo è il posto dove sono nato e cresciuto, è la mia casa. Inoltre, finita la guerra i miei genitori erano anziani e non avrebbero potuto spostarsi altrove. Era mio dovere rimanere con loro. Nel 2001 è deceduta mia madre e nel 2011 mio padre. Per fortuna oggi lavoro come guardiano di ciò che resta della ditta turca. Economicamente riesco a vivere, ma non potrei permettermi di comprare casa da qualche altra parte, i prezzi sono troppo alti. E comunque non vorrei andare da nessuna altra parte. Amo questo posto, amo questa casa”.</p>
<p>Mentre le parole di Vlad si sgretolano davanti a noi come le macerie di questa città, Nana, sua figlia, sta preparando il pranzo. Lei non vive qui ed è solo venuta a trovare suo padre come fa spesso. Nana ha dovuto lasciare Dzhantukha e trasferirsi a Tkvarchal in cerca di migliori possibilità di lavoro. Dopo aver spento i fornelli si siede nel salotto e racconta: “Qui ho passato un’infanzia bellissima, talmente bella e spensierata che la potrei augurare a qualsiasi bambino. La gente era ospitale e accogliente, l’atmosfera calda e la natura rigogliosa. Ci sentivamo liberi, giocavamo tutto il giorno. Ma avevamo anche una percezione di tristezza per quello che c’era intorno a noi, i palazzi e le case abbandonate, perché sapevamo, dai racconti dei nostri genitori, come era la città prima della guerra e come vivevano bene le persone. Sapevamo chi aveva abitato in quei palazzi e non c’era più. Ma questa città per noi era magica, e tornerei subito a vivere qui, se almeno ci fosse un negozio dove fare la spesa. Credo fortemente in un futuro per questo luogo. Ovviamente non si potranno restaurare tutti i palazzi, ma forse con il turismo tornerà nuova vita”.</p>
<p>Mentre ci dirigiamo alla macchina, Nana si affaccia alla finestre, una delle poche intatte (e chissà per quanto ancora) per salutarci. Il giorno dopo, ritorniamo nella zona alla ricerca di Polyana, l’altro paese di cui non si ha traccia. Neppure la nostra guida Miron, che conosce palmo a palmo la zona, sa esattamente dove si trovi, e sulle mappe non vi è alcun cenno. Questa, infatti, è la frazione più dispersa della zona di Akarmara.</p>
<p>Proviamo alcune strade rischiando di impantanarci e rimanere bloccati ma, dopo un&#8217;ora di tentativi a vuoto, in cima ad una salita dissestata che pare porti nel nulla, ecco che compare Polyana.<br />
A differenza di Akarmara e Dzhantukha, architettonicamente caratterizzate dal neoclassicismo staliniano, Polyana è la classica cittadina sovietica dai giganteschi condomini rettangolari.</p>
<p>Lungo le sue strade vuote incontriamo Ravaz, un uomo segnato dal tempo che, incuriosito dalla nostra presenza, si offre di accompagnarci e raccontarci del suo paese. Parla solo abcaso e non una parola di russo, tanto che persino la nostra guida fatica a comprenderlo. La storia di questa terza cittadina è pressoché la stessa delle altre due, con cui condivide il triste destino di decadimento.</p>
<p>Lungo le vie abbandonate, Ravaz ci fa l’elenco di tutto quello che c’era, negozi, scuole, asili e appartamenti pieni di vita. Mentre immaginiamo come era la vita qui, Ravaz ci racconta come è oggi: “La maggior parte dei pochi abitanti rimasti in questi distretti vive solo grazie alla natura, coltivando la terra, allevando mucche e maiali, o producendo miele. Qualcuno di loro lavora in città a Tkvarchal, gli anziani hanno una pensione minima e alcuni di noi vivono raccogliendo i mattoni dagli edifici abbandonati per poi venderli. È una vita molto dura. Sopravviviamo con quello che possiamo, ma nessuno vuole andarsene dalle proprie case”.</p>
<p>Ravaz si ferma davanti a una palazzina diroccata, guarda in alto e grida: “Ghennady!”. È un suo caro amico, abita al terzo piano, gli altri due sono praticamente sfondati. Ghennady non risponde. Probabilmente oggi è andato a Tcharkval a portare qualche mattone da rivendere. Ce lo conferma Sveta, una signora anziana che incontriamo più avanti, mentre sta prendendo l’acqua dal pozzo. Anche gli altri pochi amici di Ravaz non ci sono, oggi sono andati in città dai parenti. Ma torneranno, perché è troppo forte il legame con la loro terra, con queste splendide cittadine immerse nella natura, ricordo di un paradiso ormai perduto.</p>
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		<title>Il deserto di Akarmara</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 11:24:01 +0000</pubDate>
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<p>Dopo la fine dell'Unione sovietica, è iniziato il declino di Akarmara che, ancora oggi, è riconosciuta solamente da sette Stati </p>
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		<title>Akarmara, la terra fantasma</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Jun 2019 11:15:52 +0000</pubDate>
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<p>Dopo la fine dell'Unione sovietica, è iniziato il declino di Akarmara che, ancora oggi, è riconosciuta solamente da sette Stati </p>
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