VUOI FARE UN'INCHIESTA? REALIZZALA CON NOI

Israele si prepara al voto, il paese il 2 marzo prossimo tornerà alle urne ma alla popolazione per il momento questo sembra interessare ben poco. E non potrebbe essere diversamente visto che si tratterà delle terze elezioni anticipate nel giro di appena 11 mesi, un tempo che sembrerebbe molto ristretto anche per due tornate elettorali di fila. Una situazione atipica, senza precedenti non solo in Israele ma anche in molte democrazie parlamentari. Ed è è per questo che le attenzioni dell’opinione pubblica appaiono maggiormente rivolte su altri fronti, a partire da quello relativo alla paura per i contagi da coronavirus.

La prima vera incognita: l’apatia degli elettori

Andando a guardare i titoli dei principali quotidiani israeliani, sembra quasi che le elezioni siano ancora ben lontane. Gli slogan dei più importanti candidati sono rilegati in secondo piano, nemmeno le consuete polemiche della vigilia di un voto sembrano in grado di guadagnarsi il principale spazio in prima pagina. A campeggiare invece è, come in buona parte del resto del globo, l’emergenza relativa al coronavirus. Qui l’epidemia al momento non c’è, ma non desta meno attenzioni che in altre parti. Solo una donna in Israele è risultata positiva al test, tuttavia il contagio è avvenuto a bordo della nave Diamond Princess ancorata a Yokohama ed è stata subito posta in isolamento.

Eppure lo spazio nei giornali, così come nelle televisioni, è dato alle notizie arrivanti dalla Cina, dalla Corea Del Sud e, da qualche giorno a questa parte, anche dall’Italia. Si parla delle conseguenze del virus, delle misure di prevenzione da attuare, di come poter evitare che nel paese dilaghi un’epidemia non letale ma non per questo da tenere meno sotto controllo. L’unica vera preoccupazione elettorale, è data proprio da come gli israeliani potranno andare alle urne senza il pericolo di contrarre il coronavirus. Non mancano infatti soggetti posti in quarantena perché arrivati da aree a rischio o perché a contatto con la donna contagiata, non sono pochi gli elettori che stanno pensando di disertare le urne per il timore di venire a contatto con schede maneggiate poco prima da persone influenzate.

A tal proposito, il governo ha fatto sapere di essere in procinto di intervenire con l’istituzione di appositi seggi elettorali con all’interno personale dotato di indumenti protettivi. Ma l’affluenza potrebbe essere elevata non soltanto per il coronavirus. Come ha spiegato su Haaretz il professor Reuven Hazan, politologo dell’Università ebraica, gli elettori appaiono stanchi dal continuo ricorso al voto: “Già a maggio – ha fatto notare il politologo – sembrava follia veder sciolto il parlamento dopo poche settimane dal voto. Nel corso del 2019 è successo invece due volte”. Per esprimere il sentimento dell’elettorato israeliano, il professor Hazan ha usato il termine “apatia“: i cittadini stanno dando poco peso al voto, in quanto già chiamati alle urne in ben due occasioni in precedenza con gli stessi partiti a contendersi i seggi e con gli stessi personaggi a duellare per la guida del governo. E quindi, per tal motivo, il 2 marzo si potrebbe arrivare ad un minimo assoluto di partecipazione elettorale nella storia israeliana.

La corsa dei partiti a mobilitare l’elettorato

Lo scenario rispetto al voto di settembre non è cambiato, così come a sua volta del resto poche modifiche in tal senso erano emerse in quell’occasione rispetto alle elezioni di aprile. I sondaggi infatti parlano di un testa a testa tra il Likud del premier uscente Benjamin Netanyahu e la lista “Blu&Bianco” dello sfidante Benny Gantz. Forse però, a differenza delle ultime elezioni, è il Likud a poter vantare un leggero vantaggio rispetto ai rivali. Ma lo scarto è esiguo e molto dipenderà dall’affluenza. Per questo i principali candidati sono chiamati, come spiegato ancora su Haaretz, nella difficile prova di mobilitare un elettorato disinteressato e lontano dalle dinamiche della campagna elettorale.

Il Likud ad esempio, ha fatto affiggere striscioni e cartelloni in cui invita i sostenitori a convincere gli amici ad andare alle urne. Una vera e propria chiamata alle armi, nella consapevolezza che la vittoria finale si giocherà sul filo sottile di ogni singolo voto. Anche gli altri partiti stanno provando a chiamare a raccolta i propri elettori, ma l’impressione è che questa volta i cittadini israeliani non abbiano volontà di cimentarsi in una nuova battaglia politica. E questo, in vista del 2 marzo, potrebbe rappresentare l’elemento decisivo.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.