In Israele, come già spiegato nei giorni scorsi, si torna alle urne perché ad aprile all’interno della Knesset, il parlamento israeliano, non si trova una maggioranza in grado di dare vita ad un nuovo governo. Likud e Blu & Bianco, i due principali partiti, hanno ottenuto 35 seggi a testa e nessuno è riuscito a ottenere la forza per arrivare alla maggioranza assoluta. Netanyahu, in quanto leader del Likud (che ottiene, seppur per pochi voti, la maggioranza relativa), ha ottenuto l’incarico di formare un nuovo governo ma non è riuscito a mettere assieme una coalizione capace di assicurargli almeno 61 dei 120 seggi in parlamento. Prima ancora che l’incarico fosse assegnato a Gantz, leader di Blu & Bianco, la Knesset si è sciolta e ha determinato così le elezioni del prossimo 17 settembre. Ma quale può essere lo scenario a cui può andare incontro lo Stato ebraico dopo le consultazioni?

Vittoria di Bianco & Blu e governo affidato a Gantz

Secondo i sondaggi, Blu & Bianco è in testa alle intenzioni di voto e potrebbe ottenere dunque la maggioranza relativa all’interno della prossima Knesset. La lista nasce nello scorso mese di febbraio dall’unione della formazione guidata da Gantz e da quella guidata da Yair Lapid. Il nome scelto rievoca il colore della bandiera nazionale, sotto il profilo politico la lista viene considerata di centro e capace di attrarre anche un’eventuale maggioranza di centro – sinistra. La consuetudine in Israele prevede che il presidente della Repubblica affidi l’incarico di formare un esecutivo al leader del partito di maggioranza relativa. Per questo, all’indomani delle elezioni di giorno 17, Gantz potrebbe essere chiamato a dare vita ad una nuova compagine governativa. L’incognita riguarda però il risultato dei partiti potenzialmente alleati di Gantz.

Blu & Bianco esclude infatti coalizioni con i partiti di destra, è possibile possa allearsi con quelli della destra religiosa, mentre da Meretz fino ai centristi di Kulanu, passando per il sempre più debole partito Laburista e per la lista che racchiude gli arabo israeliani, le formazioni di centro – sinistra sarebbero pronte a coalizzarsi con Gantz. Ad aprile però, una coalizione con i partiti sopra nominati non arriva alla soglia dei 61 seggi necessari per una maggioranza: ecco perché, per fare in modo che si verifichi il primo scenario qui descritto, è importante vedere la prestazione delle liste i cui deputati si siederanno nella parte sinistra della Knesset.

Netanyahu rimane in sella

Rimanendo per un attimo nell’ipotesi in cui Gantz riesce a vincere le elezioni, qualora il leader di Blu & Bianco non riesce a formare un governo allora per consuetudine l’incarico viene affidato al numero uno del partito piazzatosi secondo. Dunque, in questo modo l’incarico tornerebbe nelle mani di Netanyahu il quale proverebbe a bissare quanto fatto nel 2009. In quell’occasione infatti il suo Likud arriva secondo alle elezioni, ma una volta ottenuto l’incarico per via della defezione di Tzipi Lvini (arrivata prima con il suo Kadima) riesce a formare un governo con una coalizione che racchiude i partiti di destra e della destra religiosa.

Ovviamente il secondo scenario prendere sempre più piede se il Likud, smentendo i sondaggi, riesce ad ottenere la maggioranza relativa dei seggi. In questo caso, Netanyahu otterrebbe subito il nuovo incarico e proverebbe a rimettere in sesto una coalizione di centro – destra. Ago della bilancia è Avidgor Lieberman, il leader di Yisrael Beitenu. Vicino agli ambienti degli israeliani emigrati dalle zone ex sovietiche, il partito promuove l’annessione dei territori occupati e contende a Netanyahu i voti a destra. È Lieberman, con le sue dimissioni da ministro della difesa, a far cadere il governo a gennaio ed è il fallimento della trattativa con Yisrael Beitenu a determinare la mancata formazione di un governo ad aprile. Il premier uscente dunque vede in Lieberman lo scoglio più difficile da superare per arrivare ad un nuovo esecutivo.

Una “Grande coalizione” Bianco & Blu – Likud

Nel caso di nuova impasse, c’è chi da Tel Aviv parla di una possibile suggestione non così lontana dal realizzarsi: un accordo di legislatura tra i due principali partiti. Ovviamente senza però affidare il governo ad uno dei due leader. La possibilità è resa concreta dai malumori che si respirano all’interno della sezione moderata del Likud, sempre più insofferente alla leadership di Netanyahu.

Se l’attuale premier israeliano dovesse uscire malconcio dalla consultazione, allora all’interno del Likud la parte più moderata riuscirebbe a prendere il sopravvento. Già ad aprile i dirigenti di Bianco & Blu fanno sapere di essere eventualmente disponibili ad una trattativa con un Likud senza Netanyahu. E dunque una “grossa coalizione” in salsa israeliana non è del tutto da escludersi.