Si vota in Israele. Nello Stato ebraico i cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il nuovo parlamento, la Knesset. In palio ci sono 120 seggi da assegnare con un sistema elettorale che prevede un proporzionale semplice, senza premio di maggioranza e con uno sbarramento del 3.5%. La legislatura ha una durata di quattro anni, salvo eventuali elezioni anticipate.

In base ai risultati della Knesset, si determina anche la formazione del nuovo governo al cui vertice vi è il primo ministro indicato dai partiti politici che comporranno il futuro esecutivo. Dal 2003 non è prevista l’elezione diretta del primo ministro, il quale viene nominato dal presidente della Repubblica su indicazione per l’appunto della maggioranza di governo.

I principali candidati alla carica di primo ministro

Nonostante non sia prevista l’elezione diretta, sono due i personaggi che sembrano essere in grado di concorrere per la poltrona più alta dell’esecutivo: l’uscente Benjamin Netanyahu, in carica dal 2009, e l’ex capo di stato maggiore dell’esercito Binyamin Gantz. Il primo è alla guida del Likud, storica formazione di centro-destra, il secondo invece verrebbe indicato premier dalla lista unificata denominata “Blu e Bianco”, in relazione ai colori della bandiera israeliana. Sono queste le due formazioni che, stando ai sondaggi, dovrebbero contendersi la maggioranza relativa dei seggi e dunque la possibilità di indicare il primo ministro e provare a formare una coalizione di governo.

I partiti in lizza

Il panorama politico israeliano è noto per la sua frammentazione. Nella Knesset uscente, sono tredici i partiti rappresentati al suo interno con almeno un parlamentare eletto. Come detto, sono due le liste che si contendono il primato: Likud per il centro-destra, Blu e Bianco per il centro-sinistra. Quest’ultima lista è formata da due partiti centristi: Hosen L’Yisrael, fondato nel dicembre 2018 da Binyamin Gantz, e Yesh Atid, fondato invece nel 2012 dall’ex star televisiva Yair Lapid. Gantz e Lapid a febbraio danno vita ad un accordo che prevede, in caso di primato, l’indicazione quale premier di Gantz. In caso poi di formazione del governo, Gantz lascerebbe il timone a Lapid a metà mandato. Per il Likud invece, nonostante i guai giudiziari di Netanyahu per via delle accuse per corruzione, non ci sono dubbi sull’indicazione del premier uscente in caso di vittoria.

Ma a contendersi l’ingresso alla Knesset sono più di 30 liste, anche se soltanto dieci o dodici di esse sono realmente accreditate della possibilità di superare lo sbarramento. Tra i partiti indicati in una possibile coalizione di centro-destra, vi è il liberale Zehut, fondato nel 2015 da Moshe Feiglin. Poi vi è la formazione centrista di Moshe Kahlon, denominata “Kulanu” e fondata nel 2014. Più a destra vi sono le liste di “Nuova Destra” e “Destra Unita“, così come la formazione dell’ex ministro della difesa Lieberman, denominata “Yisrael Beiteinu“. Si tratta di partiti della destra “secolare”, i quali si differenziano invece dalla destra religiosa che alla Knesset è storicamente rappresentata da due formazioni politiche: lo Shas e la lista “Giudaismo Unito nella Torah“.

A sinistra invece, ha un ruolo meno importante rispetto a prima il Partito Laburista. Quest’ultimo da qualche anno a questa parte avverte il medesimo tracollo che hanno in Europa i partiti socialdemocratici. Dopo che per anni esprime il primo ministro e compone contrapposto al Likud un fragile bipolarismo, adesso appare relegato a posizioni di rincalzo all’interno del quadro politico della Knesset. Più a sinistra è invece il partito Meretz, mentre più centrista è la lista Gesher. Infine, dovrebbero essere due le formazioni arabe ad entrare nel prossimo parlamento: si tratta, in particolare, della “Lista araba Unita” e della lista che mette assieme i partiti “Hadash” e “Ta’al“.

Gli ultimi sondaggi

Da venerdì 5 aprile in Israele è vietato pubblicare sondaggi, questo per evitare un’eccessiva influenza delle opinioni raccolte nel voto degli elettori. Una norma simile a quella italiana, anche se in Israele non vi è invece il silenzio elettorale nelle 24 ore antecedenti al voto. Gli ultimi sondaggi comunque vedono un testa a testa tra Likud e Bianco e Blu per il primato. Ma entrambi i partiti sono ben lontani dalla maggioranza assoluta e dunque comunque vada il prossimo governo sarà di coalizione. Sia il partito di Netanyahu che quello di Gantz, sono accreditati in media di 28 seggi a testa alla Knesset. Per formare una maggioranza, occorrono 61 seggi. Alcuni quotidiani israeliani danno un leggero vantaggio a Bianco e Blu, assegnando anche tra i 30 ed 31 seggi, il sondaggio più favorevole al Likud dà 29 seggi al partito di centro-destra.

Molto indietro gli altri partiti. Terza forza dovrebbe essere il Partito Laburista, accreditato di 11 parlamentari a fronte dei 18 uscenti. Nessun’altra lista invece dovrebbe avere un numero di seggi a due cifre. La sorpresa potrebbe essere rappresentata da Destra Unita, la quale viene accreditata di sette seggi e risulta in grado di erodere molti consensi ad Yisrael Beiteinu, che dovrebbe passare da cinque a quattro parlamentari ma in alcuni sondaggi c’è chi mette addirittura in discussione l’ingresso di questo partito alla Knesset. Sempre nel centro-destra, sei seggi a testa dovrebbero avere Nuova Destra e Zehut, così come la formazione religiosa dei Giudaici Uniti nella Torah. Poco più indietro l’altro partito religioso, lo Shas, con cinque possibili parlamentari. Dovrebbe invece scendere da 10 a 4 seggi il centrista Kulanu. Complessivamente, tra Likud ed i partiti sopra nominati, un’ipotetica coalizione di centro – destra avrebbe 66 seggi. Ed è questo lo scenario che permetterebbe a Netanyahu la formazione del suo quarto governo.

A sinistra invece, Meretz dovrebbe confermare i cinque parlamentari uscenti, la sorpresa potrebbe giungere dalla lista arabo-israeliana che riunisce Hadash e Ta’al, accreditata di un numero che va dai sei agli otto seggi. Più indietro invece la Lista Araba Unita, che dovrebbe scendere dagli attuali otto ai possibili quattro parlamentari.

I possibili scenari

Come detto prima, lo scenario più probabile riguarda la formazione di un governo di centro-destra con ancora Netanyahu al timone. Questo a prescindere dai seggi conquistati dal Likud: anche se il partito del premier dovesse avere meno parlamentari di Bianco e Blu, assieme agli altri partiti di centro-destra potrebbe dare vita ad un blocco accreditato di almeno 66 seggi. Una coalizione comunque di gran lunga più spostata a destra che a centro. Cresce infatti il consenso per i partiti di destra ed i toni di Netanyahu, che nelle ultime ore di campagna elettorale promette anche l’annessione della Cisgiordania, sono emblema di questa situazione.

Ma non sono da escludere altri scenari a distanza di alcuni mesi dall’apertura della nuova legislatura. All’interno dei possibili 30 parlamentari del Likud, non tutti infatti appoggiano lo sbilanciamento a destra di Netanyahu. Molti autorevoli esponenti del partito esprimono da settimane insofferenza su questa posizione. Nel caso di incriminazione dell’attuale e possibile riconfermato premier, per via delle vicende giudiziarie che lo coinvolgono, si aprirebbero nuove prospettive: in particolare, l’ala più moderata del Likud potrebbe aprire a favore di un governo centrista in cui inserire gli stessi Gantz e Lapid.

Dalle elezioni dunque, potrebbe non uscire lo scenario definitivo della prossima legislatura in Israele. Dopo il voto, potrebbero sorgere nuovi panorami politici fino a questo momento tenuti nel cassetto. Impossibile, infine, una coalizione tra Gantz e Likud con Netanyahu al potere. Così come più difficile appare la formazione di un governo di centro-sinistra, visto che in nessun sondaggio l’unione di queste liste arriva al “numero magico” di 61 seggi alla Knesset.