In Israele nemmeno i festeggiamenti relativi al Capodanno ebraico mettono in secondo piano le consultazioni per la formazione del nuovo governo. A livello politico, il Paese sta attraversando una fase drammatica: nessuna maggioranza chiara emersa nelle elezioni del 17 settembre scorso, nessun accordo tra i principali partiti al momento all’orizzonte. E mentre i cittadini festeggiano il nuovo anno, Israele potrebbe proiettarsi verso un nuovo voto, il terzo in meno di un anno. Un’eventualità però che, come ammette lo stesso presidente Reuven Rivlin, si rileverebbe nociva per l’immagine del Paese.
Gantz rientrato prima da Londra per incontrare Netanyahu
Passate le festività, in Israele gli uffici riaprono i battenti mercoledì 2 ottobre. Ed il rientro, nei palazzi che ospitano le sedi più importanti della politica e della giustizia israeliana, si prevede infuocato. Mentre infatti alla Knesset (il parlamento israeliano) e nelle varie cancellerie dei partiti proseguono le trattative per il nuovo esecutivo, nelle aule giudiziarie di Gerusalemme va in scena la prima audizione di garanzia per il premier uscente Benjamin Netanyahu, accusato di corruzione. Ma il capo del governo non sarà presente in tribunale, a rappresentarlo il team di suoi avvocati. Questo perché Netanyahu incontrerà, proprio in quelle ore, il suo principale antagonista nel corso delle ultime elezioni, ossia quel Benny Gantz capace, con la sua lista Blu&Bianco, di ottenere due seggi in più del Likud, il partito del premier.
Il vertice tra i due in Israele viene dipinto già come decisivo: il presidente della Repubblica Rivlin infatti, nel dare incarico a Netanyahu di formare un nuovo governo, invita i due principali partiti a mettersi d’accordo ed a formare una maggioranza stabile. Ma per adesso il capo del governo uscente non riceve segnali positivi da Blu&Bianco: al contrario, i vertici della lista mantengono la loro posizione di un secco rifiuto nell’accettare un governo di unità con Netanyahu quale premier. Per questo è lo stesso primo ministro uscente a richiamare a Gerusalemme il suo principale avversario politico, con l’intento di trasformarlo in suo principale alleato. Gantz, dicono da Tel Aviv, nell’attesa di conoscere gli sviluppi in questi giorni vola a Londra assieme alla famiglia. Il suo ritorno in Israele è previsto per la prossima settimana ma, secondo i rumors raccontati dai principali quotidiani dello Stato ebraico, alla fine Gantz accetta di anticipare il rientro per incontrare Netanyahu.
Ma non filtrano sensazioni positive. Il premier uscente ha il mandato, dunque tra i due si parlerà soltanto di un eventuale governo con a capo Netanyahu. Niente altri scenari, niente altre alternative. E Gantz però, dopo aver svolto due campagne elettorali ponendosi come principale antagonista del leader del Likud, non sembra volerne sapere. Il mandato dato a Netanyahu sembra quindi appeso ad un filo.
I tre possibili scenari in caso di fallimento delle trattative
Cosa potrebbe quindi accadere se anche dopo l’incontro tra Netanyahu e Gantz fuoriesce una nuova fumata nera? In primo luogo devono decorrere i termini indicati da legge e consuetudine dello Stato ebraico: devono cioè passare 28 giorni prima che Netanyahu possa o meno sciogliere la riserva. Per di più, il presidente della Repubblica di norma accorda ulteriori 15 giorni di trattative qualora il premier incaricato lo richieda. Quindi per sapere il destino dell’eventuale quinto governo Netanyahu, occorre ancora aspettare qualche giorno. Se le trattative dovessero definitivamente fallire, il premier incaricato rimette nelle mani del presidente della Repubblica il mandato. A questo punto la palla passa al capo dello Stato. Quest’ultimo ha due strade da poter percorrere: avviare un nuovo giro di consultazioni, affidando l’incarico ad un nuovo soggetto, oppure convocare nuove elezioni. Ad aprile Rivlin, a causa di un’apposita legge di autoscioglimento votata dalla Knesset, è costretto ad indire nuove consultazioni. Ma di norma in Israele si preferisce dare nuovi mandati per provare fino alla fine a formare una maggioranza.
Per l’eventuale post Netanyahu, si profilano dunque tre scenari: il primo riguarda il mandato affidato a Benny Gantz in qualità di leader della lista che ha ottenuto più voti e più seggi in parlamento. In questo caso il numero uno di Blu&Bianco può provare a formare un governo con il Likud, senza però la presenza di Netanyahu, oppure può provare a creare una maggioranza di centro – sinistra, escludendo il Likud ed inserendo la lista araba unita già intenzionata a fornire appoggio esterno assieme ai partiti religiosi.
Ma potrebbe anche emergere un altro scenario, quello cioè di un accordo tra Blu&Bianco e Likud senza però la partecipazione al governo dei due rispettivi leader. In questo caso, entrambe le delegazioni parlamentari potrebbero indicare una personalità terza nelle consultazioni con il presidente della Repubblica. Un’ipotesi ritenuta difficile in Israele, ma non così improbabile: il Likud infatti, pur di non vedere la lista araba unita ed i partiti di centro sinistra in maggioranza, potrebbe sacrificare Netanyahu a patto però che analogo sacrificio venga fatto da Gantz.
Infine, la terza ed ultima eventualità, come detto, sono le nuove elezioni. Osteggiate da tutti, visto che sarebbero le terze in un anno, le consultazioni però non possono essere escluse a priori. Anche perché, secondo alcuni analisti, essere potrebbero rappresentare l’ultimo strenuo tentativo di Netanyahu di avere una chance di governo nel caso di fallimento delle attuali trattative.
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