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	<title>sinisa karan Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 31 Mar 2026 04:51:50 +0000</lastBuildDate>
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	<title>sinisa karan Archives - InsideOver</title>
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		<title>Bosnia-Italia: i fantasmi della guerra all&#8217;ombra della sfida per il Mondiale</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/bosnia-italia-i-fantasmi-della-guerra-allombra-della-sfida-per-il-mondiale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Valerio Moggia]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Mar 2026 04:51:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p> È impossibile scindere la guerra dal presente: 13 dei 25 convocati dal commissario tecnico bosniaco sono nati e cresciuti all'estero.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/bosnia-italia-i-fantasmi-della-guerra-allombra-della-sfida-per-il-mondiale.html">Bosnia-Italia: i fantasmi della guerra all&#8217;ombra della sfida per il Mondiale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="calcio" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/03/Edin-Dzeko-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Bosnia-Italia deciderà, martedì sera, quale delle due squadre prenderà parte al Mondiale di calcio dell&#8217;estate del 2026. Per gli <em>Azzurri</em>, è noto, si tratterebbe della prima partecipazione dal 2014, dopo le clamorose eliminazioni da Russia 2018 e Qatar 2022. Seppure meno blasonata, la selezione balcanica può però fare lo stesso discorso degli italiani: <strong>anche la Bosnia, infatti, manca dai Mondiali dall&#8217;edizione del 2014 in Brasile</strong>, al momento la sua unica presenza nella competizione.</p>



<p>Si tratta anche di una suggestiva ricorrenza storica: <strong>30 anni fa, l&#8217;Italia fu la prima nazionale di calcio a giocare nel rinnovato stadio Koševo di Sarajevo</strong>, dopo la fine della guerra. Il 6 novembre 1996, i vice-campioni del mondo di <strong>Arrigo Sacchi </strong>si erano recati nella Bosnia-Erzegovina per quella che era prima di tutto una missione diplomatica: regalarono palloni e divise da gioco, e portarono altri regali ai bambini dell&#8217;ospedale pediatrico di Sarajevo.</p>



<p>Vinse la Bosnia 2-1, ma il risultato era secondario, come precisò il presidente del CONI Mario Pescante: &#8220;<strong>Siamo venuti qui per aiutare un Paese in difficoltà</strong>. Ci siamo riusciti: missione compiuta, fino in fondo&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-4-3 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="1996 (November 6) Bosnia and Herzegovina 2-Italy 1 (Friendly).mpg" width="500" height="375" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/wP77qIchjyw?start=3&#038;feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_wP77qIchjyw");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">I fantasmi del passato</h2>



<p>Il 31 marzo 2026, invece, si giocherà a Zenica, una cittadina a 70 chilometri a Nord di Sarajevo, nota soprattutto per le sue acciaierie. Lo stadio Bilino Polje, ristrutturato nel 2012, ospita fino a 15.600 spettatori, ma per la gara contro l&#8217;Italia la capienza sarà ridotta a soli 9.000 posti, a causa di una sanzione della FIFA. <strong>L&#8217;atmosfera sarà completamente diversa, rispetto alla partita di 30 anni fa</strong>: la Bosnia-Erzegovina di oggi è un Paese in pace, sebbene i fantasmi della guerra non siano certo svaniti.</p>



<p>Da anni i leader della Repubblica Srpska, l&#8217;entità serba nello Stato federale della Bosnia-Erzegovina, premono per la secessione. Lo scorso febbraio, le elezioni locali <a href="https://www.reuters.com/world/europe/separatist-wins-rerun-vote-president-bosnian-serb-region-2026-02-08/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono state vinte</a> proprio da un separatista, <strong>Siniša Karan, delfino di Milorad Dodik</strong>, l&#8217;uomo che ha dominato la politica della Repubblica Srpska dalla fine della guerra. L&#8217;era Dodik si è conclusa nel 2025 <a href="https://www.balcanicaucaso.org/cp_article/bosnia-erzegovina-linizio-della-fine-di-dodik/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">con la condanna</a> per non aver attuato le decisioni dell’Alto rappresentante in Bosnia-Erzegovina, ma il suo partito continua a mantenere il potere nella regione a maggioranza serba.</p>



<p>La sfida contro l&#8217;Italia presenta però anche contorni ben più oscuri. Se da un lato è piacevole pensare all&#8217;amichevole del 1996, dall&#8217;altro non si può ignorare che, nelle ultime settimane, nel nostro Paese sono emersi numerosi casi di connazionali che, durante la guerra in Bosnia, <strong>andarono a Sarajevo a praticare dei &#8216;safari umani&#8217;</strong>. Facoltosi cittadini italiani pagavano anche svariati milioni di lire per andare in Bosnia a sparare per divertimento alle persone: è attualmente in corso un&#8217;indagine della Procura di Milano su questi fatti.</p>



<p>Il 26 marzo, il TGR Piemonte e <em>Il Fatto Quotidiano</em> <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/03/26/cecchino-italiano-bosnia-balcani-confessione-news/8337173/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">hanno intervistato</a> un cacciatore piemontese 70enne che <strong>ha confessato di essere andato addirittura a combattere come volontario con i serbi</strong>, durante le guerre jugoslave. &#8220;Sono voluto andare là perché ho sempre avuto delle simpatie per l&#8217;ultradestra. &#8211; ha spiegato &#8211; L&#8217;ho fatto perché io detesto i musulmani&#8221;. Zenica, dove si giocherà Bosnia-Italia, è una città in cui i musulmani sono circa l&#8217;86% della popolazione: c&#8217;è anche questo, attorno all&#8217;ultima partita degli <em>Azzurri </em>nelle qualificazioni mondiali.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;eredità della guerra in Bosnia nel calcio</h2>



<p>È impossibile scindere la guerra dal presente della selezione bosniaca. <strong>Tredici dei venticinque convocati</strong> dal commissario tecnico <strong>Sergej Barbarez</strong> sono nati e cresciuti all&#8217;estero, principalmente in Germania, Austria e Scandinavia, perché i loro genitori avevano lasciato la Bosnia a causa del conflitto.</p>



<p>È la storia di alcuni nomi noti ai tifosi di calcio italiani: Sead <strong>Kolašinac</strong> dell&#8217;Atalanta, Dennis Hadžikadunić della Sampdoria, Tarik <strong>Muharemović</strong> del Sassuolo, o l&#8217;ex romanista Benjamin Tahirović. Il capitano della Bosnia, <strong>Edin Džeko</strong> (ex di Roma, Inter e Fiorentina), da bambino ha vissuto l&#8217;assedio di Sarajevo: &#8220;Non c&#8217;era molto da mangiare, e non c&#8217;erano tre pasti assicurati ogni giorno. Avevo sempre paura. Si poteva morire in qualsiasi momento&#8221; <a href="https://edition.cnn.com/2014/06/06/sport/football/bosnia-world-cup-dzeko-2014-brazil/index.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">ha raccontato</a> nel 2014 alla CNN.</p>



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<blockquote class="twitter-tweet" data-width="500" data-dnt="true"><p lang="en" dir="ltr">Edin Džeko: &quot;My mother saved my life when I was a child. She did not let me go and play football with my friends in Bosnia. A few minutes later, a bomb exploded on the spot and killed my friends. I didn&#39;t have a childhood because of the war but all that made me stronger.&quot; <a href="https://t.co/TnBbwejQ4g">pic.twitter.com/TnBbwejQ4g</a></p>&mdash; MR KEMS (@mr_kems1) <a href="https://twitter.com/mr_kems1/status/1313163012262551558?ref_src=twsrc%5Etfw">October 5, 2020</a></blockquote><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Anche quello che è oggi <strong>il principale astro nascente del calcio locale</strong>, l&#8217;ala destra 21enne del PSV Eindhoven <strong>Esmir Bajraktarević</strong>, è nato e cresciuto in un altro Paese. I suoi genitori, Elmir ed Emina, <a href="https://www.theblazingmusket.com/the-story-of-esmir-bajraktarevic/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">sono fuggiti dalla Bosnia nel 1992</a>, arrivando in Svizzera come profughi, e nel 2001 hanno ottenuto il visto come rifugiati negli Stati Uniti: Bajraktarević è nato nel Wisconsin, e fino al 2024 ha rappresentato gli USA a livello internazionale.</p>



<p>Oltre ai figli della diaspora, però, <strong>la selezione della Bosnia-Erzegovina rappresenta anche il tessuto multiculturale del Paese</strong>. La componente principale della squadra sono i bosgnacchi, i bosniaci di religione musulmana, ma ci sono anche sei giocatori croato-bosniaci. Tra questi c&#8217;è il difensore Nikola Katić, che in passato ha rappresentato proprio la Croazia e che è cugino di Darijana Filipović, vice presidente del partito conservatore Unione Democratica Croata di Bosnia ed Erzegovina. Il ct Barbarez ha convocato anche due giocatori di origini serbe: gli attaccanti Jovo Lukić e Samed Baždar, che fino al 2024 giocava per la nazionale di Belgrado.</p>
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		<item>
		<title>Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giuseppe Gagliano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Nov 2025 05:46:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Repubblica Srpska" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Sinisa Karan conquista la presidenza della Repubblica Srpska: vittoria risicata che garantire continuità al progetto politico di Dodik.  </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html">Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Repubblica Srpska" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/11/sinisa-karan-600x400.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><br><strong>Sinisa Karan</strong> conquista la presidenza della Repubblica Srpska con un margine risicato, ma sufficiente a garantire continuità al progetto politico di <strong><a href="https://it.insideover.com/video/loccidente-ha-paura-di-putin-intervista-a-milorad-dodik">Milorad Dodik. </a></strong>Una vittoria costruita su un’affluenza bassissima e su un clima politico lacerato, che conferma come la RS resti saldamente nelle mani dell’élite che da anni spinge per l’autonomia crescente e, in alcuni momenti, per l’uscita de facto dalla Bosnia-Erzegovina. Karan è un fedelissimo e lo rivendica apertamente: <strong>le politiche del leader separatista non cambieranno, anzi si rafforzeranno</strong>, proprio mentre Dodik è formalmente escluso dalla vita politica per aver sfidato la Corte costituzionale e l’ordine dell’inviato internazionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il peso della sconfitta giudiziaria </h2>



<p>La rimozione di Dodik, seguita dal suo tentativo di nominare un sostituto di totale fiducia, aveva aperto una delle crisi più profonde dalla fine della guerra. Il successivo ritiro delle leggi separatiste e la revoca delle sanzioni americane sembravano indicare un tentativo di de-escalation. In realtà il voto anticipato della RS, dominato dal suo entourage, mostra come <strong>la struttura politica creata negli anni da Dodik sia talmente radicata da resistere a interventi giudiziari, diplomatici</strong> e perfino alla pressione occidentale. Il mandato ridotto, meno di un anno, serve solo a prendere tempo in vista delle generali del prossimo ottobre.<br>Il trentesimo anniversario di Dayton arriva come uno specchio crudele: l’accordo ha fermato la guerra, ma non ha costruito uno Stato capace di trattenere la sua popolazione. <strong>Le divisioni etniche restano la struttura portante del sistema politico</strong> e amministrativo. Il governo centrale è poco più che simbolico. La Bosnia è riuscita a evitare un nuovo conflitto, ma ha pagato il prezzo della stagnazione: corruzione diffusa, burocrazia lenta, sviluppo frenato da veti incrociati. Migliaia di giovani continuano a partire verso l’Unione Europea, specialmente fra i croati bosniaci che accedono facilmente al passaporto croato. Lo spopolamento è il vero terremoto silenzioso del Paese.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il nodo di Dayton e l’illusione della stabilità</h2>



<p>Dayton fu un accordo necessario, non un progetto di futuro. La divisione in due entità autonome e la presidenza tripartita hanno congelato i rapporti di forza del dopoguerra, impedendo che la violenza riprendesse, ma senza risolvere il problema di fondo: <strong>creare un’identità politica condivisa</strong>. Oggi molti esperti considerano il modello ormai logoro. Le istituzioni si reggono sulla presenza costante della missione europea e sull’autorità dell’alto rappresentante internazionale. Senza queste reti di sicurezza, le spinte centrifughe tornerebbero a prevalere.</p>



<p>La Bosnia resta vulnerabile alle influenze regionali: la Serbia guarda alla RS come a un’estensione naturale della sua sfera politica; la Croazia continua a seguire con attenzione tutto ciò che riguarda la propria minoranza; l’Unione Europea valuta l’adesione bosniaca come un’ipotesi a lungo termine, possibile solo se il Paese supera la paralisi istituzionale. <strong>Per Mosca, invece, la crisi bosniaca è un’opportunità per disturbare l’assetto europeo</strong>: Dodik ha mantenuto per anni un rapporto privilegiato con il Cremlino, trasformando la RS in uno dei punti sensibili del confronto Est-Ovest nei Balcani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Un’elezione che non risolve nulla</h2>



<p>Karan vince, ma la RS resta sospesa tra la retorica sovranista e la dipendenza da fondi pubblici e aiuti esterni. La Bosnia-Erzegovina continua a essere un Paese formalmente in pace ma sostanzialmente immobile, vulnerabile allo spopolamento, alle crisi politiche cicliche e all’uso dell’etnicità come strumento di potere.</p>



<p>Il voto anticipato non indica una direzione: conferma che la RS si muove lungo un binario costruito da Dodik, mentre il resto della Bosnia fatica a trovare una rotta comune. È la fotografia di un Paese che sopravvive, ma non riesce a trasformarsi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/repubblica-srpska-il-voto-che-salva-dodik-tra-corruzione-burocrazia-e-giovani-in-fuga.html">Repubblica Srpska, il voto che salva Dodik: tra corruzione, burocrazia e giovani in fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</title>
		<link>https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 22:43:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nazionalismi]]></category>
		<category><![CDATA[Balcani]]></category>
		<category><![CDATA[Unione europea (Ue)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Serbia, Kosovo, Bosnia Erzegovina e Albania vivono crisi diverse ma ugualmente profonde. E l'Europa  non riesce a incidere.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1129" height="635" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Serbia" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia.jpg 1129w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-334x188.jpg 334w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/serbia-600x337.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1129px) 100vw, 1129px" /></p>
<p>Ottobre 2025. Mentre la scena internazionale è dominata dalle guerre in Medio Oriente e dalle tensioni tra grandi potenze, nei Balcani occidentali si addensano nuvole nere. Lontani dai radar dell’opinione pubblica, <strong>Serbia, Kosovo, Bosnia-Erzegovina e Albania </strong>affrontano contemporaneamente proteste popolari, crisi istituzionali, elezioni ad alta tensione e un’influenza crescente di attori esterni come Russia e Stati Uniti. In tutto questo, l’Unione Europea appare paralizzata, incapace di articolare una strategia coerente. <strong>La retorica dell’“allargamento” è rimasta solo un esercizio diplomatico</strong>; la realtà racconta un’area sempre più polarizzata, fragile e permeabile a interferenze.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Vučić sotto assedio, la paura di perdere il potere</strong></h2>



<p>A quasi un anno dalla tragedia infrastrutturale di Novi Sad, che ha catalizzato un’ondata di mobilitazioni studentesche senza precedenti, <strong>la Serbia si trova in uno stato di alta tensione politica e sociale.</strong> <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Il presidente Aleksandar Vučić, al potere dal 2012, si oppone fermamente all’ipotesi di elezioni anticipate, richieste a gran voce da una società civile stremata da anni di corruzione, controllo dei media e autoritarismo strisciante.</a> Le proteste, in origine pacifiche e guidate da studenti universitari, si sono intensificate nelle ultime settimane, incontrando una repressione sempre più brutale da parte della polizia. Tra manganelli, arresti e infiltrazioni di hooligan nei cortei, si è consolidata una dinamica pericolosa: da un lato, una nuova generazione che rivendica dignità e rappresentanza; dall’altro, un potere che si difende usando strumenti propri dei regimi ibridi. </p>



<p>L’Europa, per una volta, ha rotto il suo tradizionale silenzio: la Commissaria all’Allargamento <strong>Marta Kos</strong> ha denunciato esplicitamente l’uso eccessivo della forza. <a href="https://it.insideover.com/economia/la-serbia-si-arma-con-israele-un-contratto-da-16-miliardi-di-dollari.html">Ma Belgrado, ancora saldamente ancorata al suo doppio gioco tra Bruxelles e Mosca, continua a giocare su più tavoli</a>. La recente parata militare del 20 settembre — la più imponente dalla fine delle guerre jugoslave — e gli accordi con l’israeliana Elbit Systems, mostrano la volontà della Serbia di consolidare un ruolo regionale da potenza autonoma, in bilico tra blocchi internazionali.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tra stallo istituzionale e tensioni etniche</strong></h2>



<p>Nel Kosovo, a Pristina, la crisi ha assunto una forma diversa ma non meno esplosiva. Dopo le elezioni parlamentari di febbraio, il partito di <strong>Albin Kurti</strong>, Vetevendosje (VV), ha ottenuto la maggioranza, ma non è ancora riuscito a formare un governo. Il nodo del contendere è, ancora una volta, la minoranza serba. La Corte costituzionale ha imposto l’elezione di un vicepresidente della Camera appartenente alla Srpska Lista, partito filo-Belgrado. VV si rifiuta, accusando il partito serbo di essere uno strumento d’influenza diretta di Vučić. Il risultato è lo stallo: Parlamento non costituito, nessun governo, alleanza con gli Stati Uniti sospesa — Washington ha annunciato lo stop al “dialogo strategico” — e tensioni crescenti nel Nord del Paese, dove i comuni a maggioranza serba sono tornati sotto il controllo della <a href="https://www.rainews.it/articoli/2025/10/serbia-tra-crisi-interna-e-ambiguita-geopolitica--71c4fc00-6f0d-4e0b-98ca-c6eede535d27.html">Srpska Lista dopo il boicottaggio elettorale del 2023</a>. </p>



<p>La partecipazione elettorale nei comuni serbi è stata inferiore al 40%, ma la SL ha riconquistato tutte le amministrazioni, confermando che <strong>la frattura etnica resta insanata</strong>. Il rischio più concreto è quello di un ritorno anticipato alle urne. Kurti potrebbe persino uscirne rafforzato, ma a un costo altissimo: un Kosovo più isolato, più diviso internamente, e sempre più distante dal sogno dell’integrazione euro-atlantica.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Dodik sfida la legalità: elezioni all’ombra di Mosca</strong></h2>



<p>Nel cuore della Bosnia-Erzegovina, la <strong>Republika Srpska</strong> si prepara a elezioni presidenziali che potrebbero segnare un punto di non ritorno. <a href="https://www.geopolitica.info/negligenza-politica-italiana-in-serbia/">Il 23 novembre si voterà per eleggere il nuovo presidente dell’entità serbo-bosniaca. Il favorito? Sinisa Karan, fedelissimo di Milorad Dodik</a>. Quest’ultimo, pur decaduto dalla carica dopo una condanna a un anno di reclusione e a sei di interdizione dai pubblici uffici, continua a comportarsi da leader de facto, autoproclamandosi presidente anche sui siti istituzionali. La sua ultima visita a Mosca — la decima dal 2022 — mentre annunciava la candidatura di Karan, è un segnale chiarissimo: la Russia sostiene apertamente il secessionismo serbo-bosniaco. </p>



<p>Karan è un volto noto: già ministro, negazionista del genocidio di Srebrenica, <strong>figura nella black list americana</strong>. Il suo eventuale trionfo suggellerebbe la normalizzazione del discorso anti-costituzionale in Bosnia e spingerebbe il Paese ancora più vicino alla disintegrazione istituzionale. La comunità internazionale, in particolare l’Alto Rappresentante <strong>Christian Schmidt</strong>, ha denunciato apertamente il tentativo di sabotare l’assetto post-Dayton. Ma i fatti mostrano altro: un sistema impantanato, dove le istituzioni comuni sono paralizzate e le forze moderate, praticamente inesistenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Tirana al voto: Rama tenta di salvare la capitale dalle accuse di corruzione</strong></h2>



<p>Anche in Albania l’autunno si è aperto con una tornata elettorale cruciale. Il 9 novembre si voterà a Tirana, Valona e in altre città per le amministrative anticipate. La sfida più simbolica è quella nella capitale, dove il Partito Socialista del premier <strong>Edi Rama </strong>tenta di difendere la roccaforte dopo l’arresto per corruzione dell’ex sindaco <strong>Erion Veliaj</strong>. <a href="https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/734795/balcani-occidentali-tra-crisi-interne-e-nuove-alleanze-la-fragile-stabilita-regionale-sotto-la-pressione-geopolitica.html">La candidata socialista, Ogerta Manastirliu, ex ministra dell’Istruzione, sfida un outsider: Florjan Binaj, attore noto per le sue imitazioni dello stesso Rama.</a> Sostenuto dal Partito Democratico, Binaj incarna una nuova forma di dissidenza politica: <strong>mediatica, apartitica, ironica</strong>. Ma strappare la capitale ai socialisti, al potere dal 2011, resta una sfida quasi impossibile. Tuttavia, il voto sarà un termometro del consenso per Rama, sempre più criticato per la gestione del potere e le accuse di collusione con interessi economici opachi.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>L’Unione Europea, osservatrice impotente</strong></h2>



<p>Di fronte a questa escalation multipla, l’Unione Europea rimane impantanata in un paradosso: promette integrazione, ma non agisce per difendere i principi democratici. <a href="https://www.notiziegeopolitiche.net/serbia-la-parata-militare-come-manifesto-geopolitico/">La Serbia resta candidata all’ingresso nell’UE, ma non rispetta lo stato di diritto. Il Kosovo è sostenuto a parole, ma viene punito per ogni scostamento dalle aspettative euro-atlantiche</a>. La Bosnia si frantuma sotto i colpi del secessionismo, ma nessuna forza europea osa proporre un serio piano di riforma costituzionale. Nel frattempo, potenze extra-europee — Russia, Cina, Israele, Turchia — avanzano nei vuoti lasciati da Bruxelles. La partita geopolitica è aperta, e l’Europa rischia di esserne spettatrice.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I Balcani chiedono futuro, non gestione del passato</strong></h2>



<p>I Balcani non sono semplicemente una zona di “instabilità ciclica”, come piace dire nei corridoi delle istituzioni europee. Sono una regione in fermento, attraversata da pulsioni autenticamente democratiche — come nel caso delle mobilitazioni studentesche serbe — e da minacce concrete di disintegrazione istituzionale — come in Bosnia. <strong>A mancare è una visione.</strong> Se l’Unione Europea continuerà a offrire solo dichiarazioni di circostanza, senza affrontare le crisi in modo strutturale, la regione finirà per essere spartita tra interessi esterni. Il tempo dei compromessi è finito: serve una scelta. O i Balcani diventano parte integrante dell’Europa, o saranno terra di nessuno. E l’instabilità, come la storia insegna, non resterà confinata entro i loro confini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/nazionalismi/crisi-repressioni-e-uneuropa-impotente-i-balcani-sullorlo-del-collasso.html">Crisi, repressioni e un&#8217;Europa impotente: i Balcani sull&#8217;orlo del collasso</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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