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	<title>Scott bessent Archives - InsideOver</title>
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		<title>Iran-Cina: calo delle esportazioni di petrolio tra sanzioni Usa e nuovi concorrenti</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/iran-cina-calo-delle-esportazioni-di-petrolio-tra-sanzioni-usa-e-nuovi-concorrenti.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Guglielmo Calvi]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 08:01:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio venezuelano]]></category>
		<category><![CDATA[relazioni Stati Uniti-Iran]]></category>
		<category><![CDATA[Sanzioni all'Iran]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Teheran esporta a fatica petrolio in Cina a causa delle sanzioni Usa e delle raffinerie chiuse, ma anche per il ruolo di Mosca e Caracas.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/economia/iran-cina-calo-delle-esportazioni-di-petrolio-tra-sanzioni-usa-e-nuovi-concorrenti.html">Iran-Cina: calo delle esportazioni di petrolio tra sanzioni Usa e nuovi concorrenti</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="850" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Petrolio total" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-300x133.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-768x340.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Petrolio-Total-La-Presse-e1576073914312-1024x453.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Poco prima dell&#8217;attacco israeliano, un mix esplosivo di sanzioni internazionali e raffinerie in manutenzione ha frenato bruscamente <a href="https://it.insideover.com/energia/iran-cina-lasse-del-petrolio-continua-nonostante-le-sanzioni.html">il flusso di petrolio iraniano verso la Cina</a>, mentre nel resto del mondo imperversa una guerra più o meno silenziosa per l’accesso alle fonti energetiche. L’oro nero di Teheran, che fino a poco tempo fa scorreva a fiumi verso Pechino, ora arriva col contagocce. A maggio <strong>le esportazioni sono crollate</strong>, fermandosi appena sopra gli 1,1 milioni di barili al giorno. Un calo non di poco conto – circa il 20% in meno rispetto all’anno scorso – che fotografa un mercato sempre più attraversato da spirali di tensione e ostacolato da <a href="https://it.insideover.com/guerra/liran-dopo-35-anni-di-sanzioni-la-gente-e-piu-povera-gli-ayatollah-piu-forti.html">sanzioni</a>, impianti di raffinazione fermi e altre nazioni che ambiscono a esportare petrolio oltre la Muraglia.</p>



<p>In tutto questo, però, c’è un dettaglio degno dei migliori film di <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/i-segreti-nucleari-e-le-infiltrazioni-su-israele-lombra-delle-spie-iraniane.html">spionaggio</a>. Sempre più petroliere, infatti, scelgono di nascondersi ai radar marittimi, spegnendo i transponder per sfuggire agli occhi indiscreti delle autorità, ragione per cui secondo alcuni analisti i suddetti dati potrebbero mancare di ufficialità.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’assedio degli Usa e le raffinerie spente&nbsp;</h2>



<p>Dall’inizio del 2025 gli Stati Uniti hanno alzato il tiro tramite una&nbsp;<strong>raffica di sanzioni su navi e compagnie petrolifere impegnate nel commercio con l’Iran</strong>.&nbsp; A maggio, nel mirino sono finiti la raffineria cinese Hebei Xinhai Chemical Group, colpevole di essere una miniera d’oro per il giro d’affari di Teheran, insieme a diversi operatori portuali dello Shandong e sette petroliere accusate di nascondere le origini del greggio trasportato. Tale quadro sembra raffigurare perfettamente le parole espresse dal segretario del Tesoro Usa Scott Bessent: “Non molleremo: ogni anello della catena petrolifera iraniana sarà sotto pressione”.&nbsp;&nbsp;</p>



<p>Le conseguenze? <strong>Chi oggi trasporta petrolio iraniano deve muoversi nell’ombra</strong>: petroliere che navigano senza transponder, scambi da una nave all’altra al largo delle coste malesi (Kuala Lumpur è il principale hub per le operazioni di trasbordo del petrolio iraniano) e stratagemmi per sfuggire alla maglia dei controlli. I contraccolpi però non mancano e  <strong>la clandestinità ha un prezzo salato</strong>: i costi di trasporto sono esplosi e il noleggio di una petroliera dalle grandi dimensioni costa anche 6 milioni di dollari – +50% rispetto al 2024.</p>



<p>Se si mettono da parte i rapporti internazionali e si guarda a quello che accade entro la Muraglia, le raffinerie cinesi &#8211; note come “teiere” &#8211; della provincia di Shandong sono sempre state tra i principali destinatari del greggio iraniano grazie ai prezzi convenienti. Con la manutenzione stagionale programmata e il pieno di oro nero fatto nei primi mesi dell’anno, al momento la loro operatività è ridotta al minimo e i rubinetti per gli acquisti chiusi. Peraltro, le autorità cinesi hanno richiesto agli operatori portuali di evitare le interazioni con imbarcazioni sottoposte a sanzioni.    </p>



<h2 class="wp-block-heading">Le avvisaglie e il ruolo delle altre potenze&nbsp;</h2>



<p>Il trend negativo non è iniziato all’improvviso. A gennaio, le autorità  avevano già imposto il <strong>divieto di attracco alle petroliere sanzionate nei porti dello Shandong</strong>, facendo crollare le importazioni dalla Repubblica Islamica sotto gli 850.000 barili al giorno. Nel frattempo, in mare ha preso forma una gigantesca scorta galleggiante pari a <strong>35 milioni di barili fermi su navi senza un porto in cui approdare</strong>. Ciononostante, Teheran continua a sostenere che le esportazioni siano stabili, ma le convinzioni dell’Iran potrebbero presto vacillare per via dell’<strong>interesse di nuovi Paesi a vendere il loro greggio al Dragone</strong>.</p>



<p>Il <strong>Venezuela</strong> nel 2024 è stato uno dei principali fornitori di oro nero per Pechino e diversi barili di petrolio (dal valore di più di un miliardo), come riportato da <em><a href="https://www.reuters.com/business/energy/traders-rebrand-venezuelan-oil-china-brazilian-sources-tanker-trackers-say-2025-05-12/#:~:text=China%20is%20the%20main%20destination,shipping%20data%20compiled%20by%20Reuters.">Reuters</a></em>, sono stati identificati come provenienti dal Brasile al fine di aggirare le sanzioni statunitensi che gravano su Caracas. L’approvvigionamento del greggio proviene anche da un Paese più a Nord della Cina, ovvero la <a href="https://it.insideover.com/energia/cosi-la-cina-acquista-il-petrolio-russo-rifiutato-dalleuropa.html"><strong>Russia</strong> </a>da cui Pechino ha ricevuto oltre 8 milioni di tonnellate. Tali importazioni non possono che rappresentare una minaccia al business dell’oro nero di Teheran.</p>



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