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	<title>Ridley Scott Archives - InsideOver</title>
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	<title>Ridley Scott Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ei fu. Come Napoleone parla all&#8217;Europa di oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2024 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="675" height="353" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg 675w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-600x314.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></p>
<p>5 maggio 1821 a Sant'Elena moriva Napoleone Bonaparte. Uomo simbolo di un'epoca e figura storica la cui parabola umana parla all'Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ei-fu-come-napoleone-parla-alleuropa-di-oggi.html">Ei fu. Come Napoleone parla all&#8217;Europa di oggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Il 5 maggio 1821 a Sant&#8217;Elena moriva <strong>Napoleone Bonaparte. Uomo simbolo di un&#8217;epoca </strong>e figura storica la cui parabola umana parla all&#8217;Europa di oggi. Del tema in occasione della morte discutiamo con il giornalista e saggista <strong>Salvatore Santangelo, </strong>studioso del Corso, a cui ha dedicato il saggio <em>Il Volo dell&#8217;Aquila, </em>scritto per Castelvecchi assieme a Pietro Visani.</p>



<p><strong>Dalla cinematografia è emersa di recente la figura di Napoleone come soggetto di rinnovato interesse. Perché Napoleone continua a essere considerato una figura costruttiva e degna di continua attenzione?</strong></p>



<p>L’impatto della parabola di Napoleone &#8211; prima generale giacobino e poi Imperatore dei Francesi &#8211; ormai ha dilatato la propria portata storica, diventando un fenomeno iconico e mitopoietico. Basti pensare alla stessa categoria del Bonapartismo (o ‘Tattica bonapartista’ per dirla con Malaparte) che ha eclissato quella da cui prende forma: il Cesarismo, ovvero quella traiettoria che trasforma lo speciale rapporto tra un generale vittorioso e fortunato e le sue truppe (in un contesto di crisi o di sfaldamento istituzionale) in un ingente capitale da spendere nell’agone politico.</p>



<p><strong>Un contesto decisamente variegato&#8230;</strong></p>



<p>Poi occorre riflettere su come, pur essendoci nella storia militare (come disciplina o materia di interesse pop) l’influenza di mode, con il crearsi di poli di attenzione &#8211; editoriali, ludici, scientifici &#8211; che portano alla passeggera dilatazione di piccole nicchie, l’Epopea napoleonica, per la sua specifica grammatica, per la centralità della figura di Nap (mi sento anche di aggiungere per la sua speciale dimensione ‘estetica’) fa parte dei classici: l’Impero Romano, le Crociate, la Guerra Civile Americana, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Vale la pena notare come in questo caso, sarà con la sconfitta e con l’esilio, che Nap esce dalla storia per entrare appunto nel Mito. Storia, politica, letteratura, tecnica, archeologia, polemologia, strategia e uniformologia: non c’è campo che non sia stato toccato o influenzato in modo determinate dal (quasi) ventennio napoleonico. Basta tutto questo a rispondere al perché di tanto interesse?</p>



<p><strong>Quanto sono diversi il Napoleone storico e il Napoleone cinematografico di Ridley Scott, a questo proposito?</strong></p>



<p>Esiste un Napoleone storico? Su quello che come abbiamo provato a spiegare ormai è un archetipo, si sono cristallizzate almeno tre rappresentazioni: A) da un lato, quella dell’eroe romantico, prometeico, faustiano in lotta contro il Fato; B) Per Hegel invece Napoleone apparterrebbe alla categoria dei personaggi Cosmici-storici a cui lo Spirito del Mondo, in base a una razionalità per noi non sempre immediatamente riconoscibile, affiderebbe il compito di inverare il suo percorso; C) Tolstoj lo descrive come un epifenomeno, insignificante di fronte alle forze collettive che si fanno beffa della sua presunzione di poter fattivamente incidere sulla Storia, al massimo può assecondare le forze materiali che contraddistinguono un’epoca. Ridley Scott aggiunge (anche se in un modo stilisticamente non perfettamente riuscito) una nuova modalità rappresentativa: ne fa un personaggio nietzschiano, “Umano troppo umano”, nella sua spregiudicata capacità di cogliere le opportunità dettate dallo sfaldamento dell’Antico Regime; ma ha anche i tratti di un Golem (così come descritto da Gustav Meyrink), una sorta di bambola animata che cade a pezzi con il venir meno della forza vitale che lo anima e che in gran parte assorbe o meglio vampirizza dal contesto esterno.</p>



<p><strong>Napoleone a due secoli dalla morte parla all’Europa di oggi? Che lezioni ci può dare la sua epopea?</strong></p>



<p>Parla all’Europa perché, dopo quelli di Carlo Magno e degli Asburgo, il suo Impero è stato il primo tentativo moderno di unificare il nostro Continente. Allo stesso tempo si presenta come un monito. Hans Delbrück (1848-1929), uno dei più grandi storici militari tedeschi, terminò il suo testamento politico con questo accorato appello ai suoi compatrioti: “Dio salvi la Germania dalla tentazione di seguire le orme della politica napoleonica. Questa sola certezza unisce l’Europa: essa non si sottometterà mai a un’egemonia imposta da un solo Stato”. Quello che valeva per la Germania vale per ogni altro Paese europeo. Una lezione che i padri fondatori, ancor più dopo la tragedia della lunga Guerra civile europea (1914-1945) avevano ben chiara, ma che forse oggi appare appannata. Comunque Napoleone non è mai Passato, è un Eterno presente anche oggi perché l’Europa è un Continente irrisolto e lo è dalla Caduta dell’Impero di Roma. In questo senso, Napoleone è necessità storica, travaglio e passaggio, confine tra un Prima e un Dopo. È il Mito che piega le proprie sconfitte terrene a vittorie sull’oblio umano. Tornando al film da cui siamo partiti, Scott tenta l’operazione di spogliare il Mito per restituirlo all’umano, all’essere umano che è fatto di luci e ombre, grandezze e bassezze: Alfa e Omega nello stesso corpo, mente, cuore e anima. Per il Mito ciò non è possibile: tutto è gli funzionale. Si può riportare l’uomo Bonaparte tra gli uomini, ma Napoleone rimarrà sempre il Mito sull’Umanità e anche oggi racconta la sua Storia da quell’isola in cui ci si è illusi di esiliarlo.</p>



<p><strong>La faglia tra Europa e Russia, la Germania incerta sul suo destino, la Manica che separa due visioni del rapporto tra l’Europa e il mondo: mutatis mutandis, viviamo in un’epoca storica dove vecchie faglie già note all’epoca di Napoleone sono ancora attive?</strong></p>



<p>Intanto noterei come esiste una spinta da Occidente a Oriente che nasce con quelle che una certa letteratura storiografica chiama le ‘Rivoluzioni atlantiche’: prima quella Americana (1776) e poi quella Francese (1789). Napoleone proietta questa dinamica verso la faglia continentale costituita dalla miriade di Stati che &#8211; essenzialmente dopo la Guerra dei Trent’anni &#8211; occupano quello spazio che va dalla Danimarca alla Sicilia. La partita che si gioca è su chi debba esercitare la propria egemonia su questo spazio: la Francia appoggiandosi ai bavaresi e ai patrioti polacchi e italiani, oppure Russia, Prussia e Austria? A questa dinamica si sovrappone l’imperativo geostrategico degli Anglosassoni di non avere mai una sola potenza egemonica oltre la Manica e quindi, secondo la logica imperiale (divide et impera) fomentare l’inimicizia intra-europea. Nel film di Scott questa idea è resa dal dialogo tra Napoleone e lo Zar Alessandro I prima della Pace di Tilsit (1807). La situazione paradossale è che in questa stagione gli Inglesi contro i Francesi sostengono le forze più reazionarie del Continente: Vandeani, Sanfedisti, i despoti orientali. Un’ultima chiosa: la Russia attuale ha molto a che fare quella anti-napoleonica, nel senso che, dopo la stagione del dispotismo illuminito e i tentativi falliti di modernizzazione (soprattutto quelli forzati), tende a rifiutare ogni influenza che arrivi appunto da Occidente.<br>Infine sottolinerei come oggi assistiamo a una spinta da Est verso Ovest in qualche modo simile a quella che c’è stata tra la fine degli anni ‘40 e l’inizio degli anni ‘50.</p>



<p><strong>E sul fronte francese, infine? Che continuità storica si può tracciare da Napoleone a oggi sul tema degli interessi nazionali? L&#8217;eterna dualità del rapporto con la Russia che hanno sperimentato anche Charles de Gaulle ieri e Emmanuel Macron oggi ha un richiamo con la analoga pulsione napoleonica culminata nella fatale decisione del 1812?</strong></p>



<p>Direi che nel caso di Macron siamo di fronte a un gioco d’azzardo: un Presidente debole, con un’opinione pubblica in larga parte su posizioni pacifiste (posizioni che si esprimono votando Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen), tende a rilanciarsi come Comandante in Capo; un azzardo che &#8211; in un momento di debolezza tedesca &#8211; viene proiettato su scala continentale. In tutto questo c’è molta della nostalgia di potenza generata dal fatto di percepirsi come appartenente al club dei vincitori del Secondo Conflitto Mondiale. Tra l’altro, fino a qualche mese fa, Macron era l&#8217;unico che affermava che non si dovesse umiliare la Russia. Alle ragioni prevalentemente interne aggiungerei anche la necessità di ‘rilanciare’ di fronte allo sgretolamento dell’influenza francese in Africa e a un certo rinnovato protagonismo italiano tra G7 e Piano Mattei. Una posizione certamente diversa da quella di De Gaulle che seppe disimpegnare il suo Paese dalle Guerre coloniali in Algeria e in Indocina e che affermò come dovesse considerarsi Europa tutto lo spazio compreso tra “Lisbona e Vladivostok”.</p>
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		<title>Guardi Dune e vedi Gaza</title>
		<link>https://it.insideover.com/media-e-potere/guardi-dune-e-vedi-gaza.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Laura Lesevre]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Apr 2024 08:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Media e Potere]]></category>
		<category><![CDATA[Dune]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240413080907101_af29233189602a6ba75853d218dafc11-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Il film Dune come racconto della terribile realtà di Gaza, la storia dei Fremen,  il popolo palestinese, delle lotte e dei tradimenti</p>
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<p>Dopo la prima mondiale, a Londra il 15 febbraio 2024, nelle sale cinematografiche di tutto il mondo, il 1 marzo, è uscita la seconda parte del film <strong>Dune</strong>: l’opera del canadese Villeneuve, autore già di Blade Runner 2049, sequel del capolavoro di Ridley Scott, apprezzato dalla critica ma rivelatosi un insuccesso commerciale, realizza e raccoglie tutte le premesse della prima parte del film, uscita tre anni fa, e dà finalmente giustizia all’opera dello scrittore Frank Herbert.</p>



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<p>Herbert dedicherà alle vicende del pianeta Arrakis, luogo dove si svolge la quasi totalità del film, ben sei libri (l’opera verrà portata a termine in seguito alla morte dell’autore dal figlio Brian, che scriverà alcuni romanzi conclusivi basandosi su note e appunti lasciati dal padre). Ma sia ben chiaro: Villeneuve non ricerca, nella sua pellicola, di riproporre pedissequamente le vicende raccontate nel romanzo di Herbert. Ciò sarebbe deleterio per il ritmo e la narrazione del film, ove gli intrighi e le vicende delle case del Landsraad, la società feudale che caratterizza l’universo letterario del ciclo di Dune, vengono omesse, perlopiù, per concentrarsi invece ancor di più sulla figura di Paul, il Messia profetizzato dai Fremen o, se la si vuole mettere in altri termini, il Kwisatz Haderach, l’Essere Supremo a lungo agognato dalle Bene Gesserit, sorellanza di sole donne che desidera usare i poteri e le abilità del Kwisatz Haderach per i propri fini e per scopi che vanno al di là della vita di intere generazioni.</p>



<p>Del resto anche David Lynch, che nel 1984 aveva già proposto una sua<a href="https://www.youtube.com/watch?v=yT7PMxOhtAY"> versione cinematografica di Dune</a>, aveva capito che questa strada non era percorribile. Ma se Lynch aveva reso il suo film una sorta di enciclopedia, di gigantesca introduzione ove ogni cosa del mondo di Herbert viene spiegata con lunghe digressioni che spezzano diverse volte il ritmo del film, Villeneuve costruisce un film dove sono le immagini il vero filo conduttore dell’intera intelaiatura: il deserto, le grotte, le dune di Arrakis parlano da sole, poiché non c’è bisogno di spiegare, non c’è bisogno di dover dare un’etichetta ad ogni cosa.</p>



<p>La vita è vita, e come tale va vissuta: le rivolte contro l’imperatore, la lotta contro gli Harkonnen si presentano da sé, e lo spettatore vive queste situazioni nel loro manifestarsi, e nel loro esaurirsi. La superba e solenne musica di Hans Zimmer, che qui si supera nella magniloquenza dei toni maghrebini e arabeggianti, dà vita a una straordinaria sinestesia con le immagini dei grandi Vermi, che attraversano i deserti di Harrakis con la stessa veemenza e potenza visiva dei bisonti nella prateria di Balla coi lupi di Costner. Però se ci si fermasse qui, il film di Villeneuve sarebbe pura forma priva di sostanza, un’urna di pregevole fattura contenente ceneri. Dune Parte 2 lega forma a sostanza: così come si prova meraviglia nel vedere pianeti meravigliosi quali Kaitain, l’Eden dove risiede l’imperatore Padishah Shaddam IV, così si prova orrore nell’assistere al demoniaco spettacolo di Giedi Prime, il pianeta degli Harkonnen dove le parate in armi dei sottoposti del Barone ricordano le celebrazioni naziste di Olimpia di Leni Riefenstahl. Immagini sono le terribili visioni di Paul, che destinano il giovane Atreides all’esistenza di uno spietato condottiero e imperatore, di un Messia che causerà trilioni di morti nella guerra santa condotta contro le case maggiori del Landsraad.</p>



<p>Muhammad Hussein, in un suo articolo firmato per il <strong><a href="https://www.middleeastmonitor.com/20240315-dune-2-a-tale-of-palestinian-resistance-against-israels-occupation/">Middle East Monitor</a> </strong>del 15 Marzo 2024, fa un paragone tra le vicende narrate nel film e il terribile conflitto scoppiato a Gaza il 7 ottobre 2023 (noi ci limitiamo a definirlo conflitto: altre personalità, tra cui Moni Ovadia, per citarne una italiana, in una trasmissione per Radio Cusano Campus, hanno forse definito meglio l’orrore che si sta consumando in questi mesi). Il paragone sembra ancora più puntuale se si pensa ai termini usati, “Mahdi” per Paul Atreides, “Fedaykin” per i guerrieri del deserto, che non può non far pensare a Fedayin.</p>



<p>Il giornalista del MEM analizza tutti gli elementi del film che possono essere ricondotti alla guerra, e al massacro che ne consegue, in corso: I Fremen sono il popolo palestinese, oppresso e ormai privo della libertà e della pace, soggetti ai continui attacchi degli Harkonnen, che rappresenterebbero le forze sioniste, e non solo, di Israele (va tenuto presente che non tutti nello stato Israeliano sono favorevoli a bombardare scuole e asili). Tutto sotto gli occhi vigili dell’imperatore, che incarnerebbe l’Impero Britannico, che aveva promesso agli Arabi/ Fremen la Palestina per poi tradirli a favore degli Harkonnen/ Sionisti. Le opere letterarie e la finzione artistica, del resto, trattano spesso di fatti o eventi della storia e della contemporaneità. Nel caso di Dune Parte 2, Paul, il Madhi o il Lisan Al Gaib dei Fremen, è un Messia che opera nella storia, non semplice concetto astratto: quando dovrà intraprendere il cammino che tanto lo angoscia, lo fa mentre vede un popolo distrutto e martoriato.</p>



<p>Nel film c’è una scena in cui gli Harkonnen bombardano una postazione Fremen per fiaccarne la resistenza e per garantire la ripresa della fornitura di spezia, sostanza psicotropa che permette ai navigatori della Gilda di piegare lo spazio e di compiere viaggi interstellari vitali per l’esistenza dell’Imperium (identificato da Hussein quale simbolo del nuovo ordine anglo – americano). Arrakis è pianeta ambito proprio per la spezia, come ambiti sono i territori del Medio Oriente per il petrolio, epicentro dello scontro tra Paesi arabi e potenze coloniali per il controllo della produzione e commercio dell’oro nero.</p>



<p>L’immagine del bombardamento del film non può non ricordare le distruzioni di Gaza, le foto di bambini di 4-5 anni che vedono i propri fratelli, anche piccoli neonati, tranciati da bombe; bimbi che si affidano alla preghiera, per chiedere la fine dell’orrore e quasi per rendere grazie di quei pochi istanti in cui hanno visto i fratelli vivi e per affidarne le anime a Dio. Le preghiere dei bambini per i fratelli morti sono le stesse che i Fremen, oppressi dai soprusi degli Harkonnen, rivolgono a Paul, nella speranza che possano trovare risposta.</p>



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<p>Anche perché mentre nell’immaginario mondo delle favole e del cinema, la lotta dei palestinesi è paragonata a quella dei ribelli verso Imperi tirannici (vedi Star Wars, ma non solo) e si “tifa” per i ribelli contro il male, nel mondo reale in cui viviamo si tollera il genocidio e si giustificano le morti di bambini innocenti, quando non si tacciono.</p>



<p>Se la morale comune di molta parte dell’Occidente e del cosiddetto mondo sviluppato, come vediamo, non racconta la tragica realtà, la speranza che ciò accada può venire anche dalla visione di un film, che apra gli occhi sul momento storico che stiamo vivendo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/media-e-potere/guardi-dune-e-vedi-gaza.html">Guardi Dune e vedi Gaza</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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