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	<title>Napoleone Archives - InsideOver</title>
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	<title>Napoleone Archives - InsideOver</title>
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		<title>Ei fu. Come Napoleone parla all&#8217;Europa di oggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 May 2024 12:14:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="675" height="353" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg 675w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-600x314.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></p>
<p>5 maggio 1821 a Sant'Elena moriva Napoleone Bonaparte. Uomo simbolo di un'epoca e figura storica la cui parabola umana parla all'Europa</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/ei-fu-come-napoleone-parla-alleuropa-di-oggi.html">Ei fu. Come Napoleone parla all&#8217;Europa di oggi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="675" height="353" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506.jpg 675w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-600x314.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/05/napoleone675-e1714910802506-300x157.jpg 300w" sizes="(max-width: 675px) 100vw, 675px" /></p>
<p>Il 5 maggio 1821 a Sant&#8217;Elena moriva <strong>Napoleone Bonaparte. Uomo simbolo di un&#8217;epoca </strong>e figura storica la cui parabola umana parla all&#8217;Europa di oggi. Del tema in occasione della morte discutiamo con il giornalista e saggista <strong>Salvatore Santangelo, </strong>studioso del Corso, a cui ha dedicato il saggio <em>Il Volo dell&#8217;Aquila, </em>scritto per Castelvecchi assieme a Pietro Visani.</p>



<p><strong>Dalla cinematografia è emersa di recente la figura di Napoleone come soggetto di rinnovato interesse. Perché Napoleone continua a essere considerato una figura costruttiva e degna di continua attenzione?</strong></p>



<p>L’impatto della parabola di Napoleone &#8211; prima generale giacobino e poi Imperatore dei Francesi &#8211; ormai ha dilatato la propria portata storica, diventando un fenomeno iconico e mitopoietico. Basti pensare alla stessa categoria del Bonapartismo (o ‘Tattica bonapartista’ per dirla con Malaparte) che ha eclissato quella da cui prende forma: il Cesarismo, ovvero quella traiettoria che trasforma lo speciale rapporto tra un generale vittorioso e fortunato e le sue truppe (in un contesto di crisi o di sfaldamento istituzionale) in un ingente capitale da spendere nell’agone politico.</p>



<p><strong>Un contesto decisamente variegato&#8230;</strong></p>



<p>Poi occorre riflettere su come, pur essendoci nella storia militare (come disciplina o materia di interesse pop) l’influenza di mode, con il crearsi di poli di attenzione &#8211; editoriali, ludici, scientifici &#8211; che portano alla passeggera dilatazione di piccole nicchie, l’Epopea napoleonica, per la sua specifica grammatica, per la centralità della figura di Nap (mi sento anche di aggiungere per la sua speciale dimensione ‘estetica’) fa parte dei classici: l’Impero Romano, le Crociate, la Guerra Civile Americana, la Prima e la Seconda Guerra Mondiale. Vale la pena notare come in questo caso, sarà con la sconfitta e con l’esilio, che Nap esce dalla storia per entrare appunto nel Mito. Storia, politica, letteratura, tecnica, archeologia, polemologia, strategia e uniformologia: non c’è campo che non sia stato toccato o influenzato in modo determinate dal (quasi) ventennio napoleonico. Basta tutto questo a rispondere al perché di tanto interesse?</p>



<p><strong>Quanto sono diversi il Napoleone storico e il Napoleone cinematografico di Ridley Scott, a questo proposito?</strong></p>



<p>Esiste un Napoleone storico? Su quello che come abbiamo provato a spiegare ormai è un archetipo, si sono cristallizzate almeno tre rappresentazioni: A) da un lato, quella dell’eroe romantico, prometeico, faustiano in lotta contro il Fato; B) Per Hegel invece Napoleone apparterrebbe alla categoria dei personaggi Cosmici-storici a cui lo Spirito del Mondo, in base a una razionalità per noi non sempre immediatamente riconoscibile, affiderebbe il compito di inverare il suo percorso; C) Tolstoj lo descrive come un epifenomeno, insignificante di fronte alle forze collettive che si fanno beffa della sua presunzione di poter fattivamente incidere sulla Storia, al massimo può assecondare le forze materiali che contraddistinguono un’epoca. Ridley Scott aggiunge (anche se in un modo stilisticamente non perfettamente riuscito) una nuova modalità rappresentativa: ne fa un personaggio nietzschiano, “Umano troppo umano”, nella sua spregiudicata capacità di cogliere le opportunità dettate dallo sfaldamento dell’Antico Regime; ma ha anche i tratti di un Golem (così come descritto da Gustav Meyrink), una sorta di bambola animata che cade a pezzi con il venir meno della forza vitale che lo anima e che in gran parte assorbe o meglio vampirizza dal contesto esterno.</p>



<p><strong>Napoleone a due secoli dalla morte parla all’Europa di oggi? Che lezioni ci può dare la sua epopea?</strong></p>



<p>Parla all’Europa perché, dopo quelli di Carlo Magno e degli Asburgo, il suo Impero è stato il primo tentativo moderno di unificare il nostro Continente. Allo stesso tempo si presenta come un monito. Hans Delbrück (1848-1929), uno dei più grandi storici militari tedeschi, terminò il suo testamento politico con questo accorato appello ai suoi compatrioti: “Dio salvi la Germania dalla tentazione di seguire le orme della politica napoleonica. Questa sola certezza unisce l’Europa: essa non si sottometterà mai a un’egemonia imposta da un solo Stato”. Quello che valeva per la Germania vale per ogni altro Paese europeo. Una lezione che i padri fondatori, ancor più dopo la tragedia della lunga Guerra civile europea (1914-1945) avevano ben chiara, ma che forse oggi appare appannata. Comunque Napoleone non è mai Passato, è un Eterno presente anche oggi perché l’Europa è un Continente irrisolto e lo è dalla Caduta dell’Impero di Roma. In questo senso, Napoleone è necessità storica, travaglio e passaggio, confine tra un Prima e un Dopo. È il Mito che piega le proprie sconfitte terrene a vittorie sull’oblio umano. Tornando al film da cui siamo partiti, Scott tenta l’operazione di spogliare il Mito per restituirlo all’umano, all’essere umano che è fatto di luci e ombre, grandezze e bassezze: Alfa e Omega nello stesso corpo, mente, cuore e anima. Per il Mito ciò non è possibile: tutto è gli funzionale. Si può riportare l’uomo Bonaparte tra gli uomini, ma Napoleone rimarrà sempre il Mito sull’Umanità e anche oggi racconta la sua Storia da quell’isola in cui ci si è illusi di esiliarlo.</p>



<p><strong>La faglia tra Europa e Russia, la Germania incerta sul suo destino, la Manica che separa due visioni del rapporto tra l’Europa e il mondo: mutatis mutandis, viviamo in un’epoca storica dove vecchie faglie già note all’epoca di Napoleone sono ancora attive?</strong></p>



<p>Intanto noterei come esiste una spinta da Occidente a Oriente che nasce con quelle che una certa letteratura storiografica chiama le ‘Rivoluzioni atlantiche’: prima quella Americana (1776) e poi quella Francese (1789). Napoleone proietta questa dinamica verso la faglia continentale costituita dalla miriade di Stati che &#8211; essenzialmente dopo la Guerra dei Trent’anni &#8211; occupano quello spazio che va dalla Danimarca alla Sicilia. La partita che si gioca è su chi debba esercitare la propria egemonia su questo spazio: la Francia appoggiandosi ai bavaresi e ai patrioti polacchi e italiani, oppure Russia, Prussia e Austria? A questa dinamica si sovrappone l’imperativo geostrategico degli Anglosassoni di non avere mai una sola potenza egemonica oltre la Manica e quindi, secondo la logica imperiale (divide et impera) fomentare l’inimicizia intra-europea. Nel film di Scott questa idea è resa dal dialogo tra Napoleone e lo Zar Alessandro I prima della Pace di Tilsit (1807). La situazione paradossale è che in questa stagione gli Inglesi contro i Francesi sostengono le forze più reazionarie del Continente: Vandeani, Sanfedisti, i despoti orientali. Un’ultima chiosa: la Russia attuale ha molto a che fare quella anti-napoleonica, nel senso che, dopo la stagione del dispotismo illuminito e i tentativi falliti di modernizzazione (soprattutto quelli forzati), tende a rifiutare ogni influenza che arrivi appunto da Occidente.<br>Infine sottolinerei come oggi assistiamo a una spinta da Est verso Ovest in qualche modo simile a quella che c’è stata tra la fine degli anni ‘40 e l’inizio degli anni ‘50.</p>



<p><strong>E sul fronte francese, infine? Che continuità storica si può tracciare da Napoleone a oggi sul tema degli interessi nazionali? L&#8217;eterna dualità del rapporto con la Russia che hanno sperimentato anche Charles de Gaulle ieri e Emmanuel Macron oggi ha un richiamo con la analoga pulsione napoleonica culminata nella fatale decisione del 1812?</strong></p>



<p>Direi che nel caso di Macron siamo di fronte a un gioco d’azzardo: un Presidente debole, con un’opinione pubblica in larga parte su posizioni pacifiste (posizioni che si esprimono votando Jean-Luc Mélenchon e Marine Le Pen), tende a rilanciarsi come Comandante in Capo; un azzardo che &#8211; in un momento di debolezza tedesca &#8211; viene proiettato su scala continentale. In tutto questo c’è molta della nostalgia di potenza generata dal fatto di percepirsi come appartenente al club dei vincitori del Secondo Conflitto Mondiale. Tra l’altro, fino a qualche mese fa, Macron era l&#8217;unico che affermava che non si dovesse umiliare la Russia. Alle ragioni prevalentemente interne aggiungerei anche la necessità di ‘rilanciare’ di fronte allo sgretolamento dell’influenza francese in Africa e a un certo rinnovato protagonismo italiano tra G7 e Piano Mattei. Una posizione certamente diversa da quella di De Gaulle che seppe disimpegnare il suo Paese dalle Guerre coloniali in Algeria e in Indocina e che affermò come dovesse considerarsi Europa tutto lo spazio compreso tra “Lisbona e Vladivostok”.</p>
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		<title>La prima Marina militare italiana, coraggiosa ma molto sfortunata</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-prima-marina-militare-italiana-coraggiosa-ma-molto-sfortunata.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Marco Valle]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Jul 2023 10:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Marina Militare Italiana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1200" height="933" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli.jpg 1200w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli-600x467.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli-300x233.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli-1024x796.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/06/Victorious__Rivoli-768x597.jpg 768w" sizes="(max-width: 1200px) 100vw, 1200px" /></p>
<p>La storia delle prime, epiche battaglie della Marina di uno Stato che ancora non esisteva ma i cui semi erano stati gettati</p>
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<p>26 dicembre 1805. Dopo la strepitosa vittoria di Austerlitz Napoleone chiuse il trattato di Presburgo. L&#8217;apogeo del grande sogno del piccolo corso. Un pace provvisoria (molto provvisoria&#8230;) con le potenze europee che fissò, tra le altre cose, il quasi totale inglobamento dell’<strong>Italia</strong> nel sistema imperiale bonapartista. L’Austria dovette rinunciare al <strong>Veneto</strong> che venne incorporato nell’ex repubblica Cisalpina, dal marzo 1805 regno Italico; come già nel 1802 per il Piemonte, anche Istria, Dalmazia, Liguria, Toscana, Lazio e Umbria furono via via annesse all’impero; Piombino, Lucca, Massa Carrara divennero, gentile <em>cadeau</em>, un ducato per Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Il 15 febbraio 1806 l’altro fratello Giuseppe entrava a Napoli mentre Ferdinando e Maria Carolina riparavano, sotto la protezione inglese, nuovamente in Sicilia. In Sardegna gli affranti Savoia si rinchiusero in una precaria neutralità.</p>



<p>Al nuovo assetto statuale corrispose, sempre nell’ambito degli stretti legami con Parigi, una nuova fase politica finalizzata ad un vasto piano di valorizzazione della Penisola. Un tentativo importante ma dai risultati incerti. Problemi che Napoleone mai si pose, convinto d’aver impiantato nell’animo degli italiani &#8220;dei principi che non verranno più sradicati: fermenteranno per sempre&#8221;. Aveva ragione. Al netto degli spogli di tesori e beni, dei prelievi forzati e dei contributi obbligatori, il suo dispotismo innovatore aveva sconvolto in profondità gli antichi assetti sociali e frantumato irrimediabilmente i compartimenti stagni in cui gli staterelli italiani vivacchiavano da secoli. Nulla sarebbe stato come prima. Nelle sue memorie d’esilio, il titano decaduto non smise di immaginare scenari riguardanti l’Italia, &#8220;<strong>una sola nazione</strong>&#8221; che per esistere doveva diventare “una potenza marittima”. Il potere della geografia come destino:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;L’Italia ha in complesso 1200 leghe di costa, la Francia 130 sul Mediterraneo e 470 sull’Oceano. In tutto 600. La Spagna, comprese le isole, 500 sul Mediterraneo e 300 sull’Oceano. L’Italia ha tutte le risorse di legno e canapa ed in generale ciò che occorre per le costruzioni navali. La Spezia è il più bel porto dell’universo, la sua rada è superiore a quella di Tolone, la sua difesa da terra e per mare è facile. Taranto è meravigliosamente situata per dominare la Grecia, il Levante e le coste dell’Egitto e la Siria, con i progetti preparati per le sue fortificazioni di terra e i suoi stabilimenti marittimi, le più grandi flotte lì sono al riparo da tutti i venti e da ogni attacco. Infine a Venezia esiste già tutto quello che è necessario&#8221;.</p>
</blockquote>



<p><strong>Una visione lungimirante</strong> a cui, però, corrisposero strategie contraddittorie, programmazioni confuse e interventi intermittenti, alla fine tutti fallimentari. Inizialmente Napoleone non pensò ad una autonoma marina italiana ma ad una rete di basi per la marina imperiale sinché gli eventi lo obbligarono a ripensare i suoi piani.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Nasce la Marina italica. Con tanti problemi</h2>



<p>Con la riconquista di Venezia, l’acquisizione di Trieste, della costa dalmata e Ragusa – inglobate come Province illiriche nella Francia metropolitana – e la satellizzazione del <a href="https://it.insideover.com/storia/la-napoli-di-re-carlo-nel-grande-gioco-del-mediterraneo.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">regno di Napoli</a>, prima con il fratello Giuseppe e poi con il cognato Murat, l’Adriatico era diventato un lago imperiale, un confine liquido esteso sino al litorale ottomano. Un successo solo apparente. In realtà, le acque del “golfo di Venezia” erano controllate da navi russe (sino alla pace di Tilsitt del 1807) e dalla temibile <em>Royal navy</em>. Dalle loro basi nelle Ionie, a Lissa e, quando serviva, da Lussino e San Pietro de’ Nembi, i britannici organizzarono una micidiale <strong>guerra di corsa</strong> e un’efficace rete di contrabbando – a cui parteciparono con entusiasmo le comunità rivierasche – alternando incursioni su Ancona e la costa veneta. Una minaccia intollerabile che convinse l’imperatore — invero senza troppe illusioni — a costituire, con i colori del nuovo regno, <strong>una squadra navale franco-italiana</strong> basata su Venezia e su ciò che rimaneva della sua flotta. Il 26 luglio 1806 venne istituita formalmente la <em>Reale marina italiana</em>. Con la solita meticolosità Napoleone fissò personalmente gli obiettivi: 8 vascelli, 8 fregate e 8 corvette da costruire in quadriennio.</p>



<p>Il 29 novembre 1807 “l’uomo del destino” fece ritorno sul luogo del delitto più grande: <strong>Venezia</strong>. Fu, come racconta Alvise Zorzi, uno spettacolo grandioso. Prostrata al suo conquistatore, umiliata e impoverita la vecchia capitale marciana si rassegnò, con qualche tiepida speranza, al camaleontismo e all’adulazione. Fintamente immemori dei saccheggi del 1797, nobili, preti, borghesi e popolani accolsero con uno sfarzosissimo corteo nautico colui che aveva assassinato la Serenissima:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Attorno all’imbarcadero di Fusina, sull’orlo della laguna, e lungo i lati delle due vie d’acqua si affollavano imbarcazioni lussuose come non si vedevano dal giorno dell’Ascensione 1796 […] galleggiavano numerose peote pitturate d’argento e lussuosamente addobbate con veli, stoffe e piume. Otto erano state fatte costruire dal Consiglio municipale del Savi, e una di esse ospitava una banda musicale di ventiquattro elementi. Altre nove erano state allestite dalle autorità politiche e giudiziarie e da monsignor patriarca […] poi, le grandi imbarcazioni da parta, le bissone. Erano ventidue, cinque della Municipalità. La più bella di tutte aveva a poppa una grande aquila dorata posata su un fascio di fulmini sotto una quercia, fra le bandiere dell’Impero francese e del Regno italico con le insegne di Venezia in mezzo a due sfingi dorate dal capo adorno di piume bianche; il tutto confluiva in una corona di ferro, riproduzione di quella del Regno”.<strong> </strong></p>
</blockquote>



<p><strong>Nelle sue dieci giornate veneziane l’imperatore non perse tempo:</strong> lunedì 30 novembre visitò l’Arsenale che aveva depredato pochi anni prima; dopo un’accurata ispezione stanziò le somme necessarie per rimetterlo in piena efficienza e ordinò d’assumere — con gran gioia del sestriere di Castello, <em>enclave</em> degli arsenalotti —, 3500 operai; nei giorni seguenti s’interessò di fortificazioni, dighe, fiumi, porto, tasse e urbanistica. L’ala napoleonica delle Procuratie di piazza San Marco e i giardinetti reali sul Canal Grande furono il suo saluto. L’otto dicembre Napoleone lasciava Venezia. <strong>Non vi tornò mai più.</strong></p>



<p>A guardia della città restarono i maggiorenti, i burocrati, i soldati e i marinai del Regno italico e, talvolta, il viceré Eugenio di Beauharnais, il figliastro. Come ricorda Virgilio Ilari se l’intesa tra il condottiero e il principe:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>&#8220;Fu in generale carente, mancò del tutto in campo navale. Gli ordini e le direttive imperiali — spesso impulsivi, velleitari e soggetti a repentini mutamenti — furono accolti dal viceré con un crescente senso di sfiducia in sé stesso e perciò eseguiti in modo esitante e pedissequo, senza controllo dei risultati e senza una vera assunzione di responsabilità”. </p>
</blockquote>



<h2 class="wp-block-heading">Davanti a Lignano il relitto del Mercure</h2>



<p><strong>La prima “marina nazionale” italica (o italiana) nacque, visse e tramontò</strong> nell’incertezza e nell’improvvisazione. Mentre a Milano un euforico Eugenio, durante il carnevale ambrosiano del 1807, sfilava vestito d’ammiraglio su un carro allegorico a forma di nave, i vertici si adagiarono una stregata vacanza dalle responsabilità: inevitabilmente i programmi navali ritardarono sempre più e gli equipaggi — veneti, istriani, dalmatici e ionici— s’impigrirono nei porti. Intanto la modesta forza britannica — un pugno di fregate — continuava ad imperversare da Santa Maria di Leuca sino alle foci del Tagliamento.</p>



<p>Da Parigi, un furente Bonaparte continuò, tramite il telegrafo ottico inventato nel 1793 da Claude Chappe, a tempestare d’ordini il viceré per un’offensiva sull’Adriatico e, finalmente, il 22 ottobre 1810 una divisione navale comandata Bernard Dubourdieu e Niccolò Pasqualigo <strong>sferrò un raid contro Lissa</strong> catturando tre vascelli, incendiandone altri nove e affondando 33 mercantili. Un successo insperato che Parigi pubblicizzò fortemente. <strong>Ma gli inglesi non s’impressionarono</strong> e ripresero con ancora maggior vigore le loro scorribande. Nella notte del 21 febbraio 1812, una pattuglia intercettò davanti <strong>a Lignano </strong>uno dei grandi vascelli da 74 cannoni ordinati da Napoleone, il <em>Rivoli</em>, durante la sua prima uscita in mare, il viaggio inaugurale. Distrutta la scorta, il costosissimo veliero fu catturato e portato a Lissa dove entrò a far parte della flotta inglese. Nel 2001 davanti alla cittadina friulana è stato ritrovato, a 18 metri di profondità, <strong>lo scafo del brigantino Mercure </strong>affondato quella fatidica notte, ad oggi il più antico relitto di una nave battente il tricolore; il sito è il primo cantiere subacqueo gestito da un ateneo italiano, l’Università di Ca’ Foscari.      </p>



<p>La perdita del <em>Rivoli</em> turbò l’imperatore che obbligò Eugenio e i suoi navarchi a reagire con l’occupazione di Lissa. Un azzardo fatale che mezzo secolo più tardi l’ammiraglio Persano replicherà con gli stessi disastrosi esiti. Nel marzo 1812 la squadra franco-italica – quattro fregate, due corvette, un brigantino, due golette, uno sciabecco e un avviso – puntò sull’isola ma la mattina del 13 incrociò improvvisamente la divisione del commodoro William Hoste che, seppure inferiore di numero, diede il segnale “Remember Nelson” e ingaggiò battaglia. Alle 16.30 tutto si concluse. La forza franco-italica era stata annientata e tra i rottami delle navi galleggiavano più di duecento morti, tra cui il coraggioso Dubourdieu.</p>



<p>Un colpo letale da cui la <em>Reale marina</em> non si riprese. <strong>Le dure sconfitte sul mare avevano dimostrato tutte le carenze della forza armata: </strong>modesto il comando, pochi e superati gli armamenti— rispetto alle moderne navi britanniche i grandi vascelli, costruiti in tempi lunghissimi dall’Arsenale veneziano, erano già obsoleti —, demotivato e impreparato il personale. Riprendendo Ilari:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p>“Gli equipaggi e le maestranze dell’Adriatico non erano in erano in grado di reggere il confronto con l’esperienza e l’addestramento dei marinai nemici. Lo stesso imperatore ne era perfettamente consapevole, tanto da aver ordinato alla marina italiana di evitare ogni contatto col nemico se non in condizioni di schiacciante superiorità. In attesa di acquisire la superiorità si rinunciò all’obiettivo intermedio di proteggere i collegamenti diretti fra le due sponde dell’Adriatico e dello Ionio e si limitò il compito della marina italiana alla pura difesa della navigazione costiera, che del resto era il criterio generale adottato anche per la marina imperiale”.</p>
</blockquote>



<p>Ormai senza vero contrasto, nei due anni successivi la <em>Royal navy</em> poté spadroneggiare in tutto l’Adriatico, impadronirsi delle principali isole della Dalmazia e, nell’ottobre 1813, bloccare il porto di Venezia. Soffocata sul mare e, da novembre, assediata anche da terra dall’armata austriaca, la città resistette faticosamente sino all’annuncio della prima abdicazione di Napoleone, avvenuta a Fontainebleau il 12 aprile 1814. Al momento della resa, i britannici pretesero la consegna dei vascelli e dell’Arsenale ma, su ordine dell’anglofobico viceré Eugenio, il governatore Serras affidò i legni ai rappresentanti asburgici: cinque navi di linea, altre sette in costruzione, due fregate, cinque altre in costruzione, una corvetta e altri legni minori. <strong>Un bottino importante per una potenza continentale del tutto priva di una forza navale. </strong>Il 28 aprile il vessillo imperiale fu issato sui pennoni e il primo maggio gli equipaggi giurarono fedeltà a Francesco d’Austria. La <em>Reale marina italiana </em>aveva cessato d’esistere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-prima-marina-militare-italiana-coraggiosa-ma-molto-sfortunata.html">La prima Marina militare italiana, coraggiosa ma molto sfortunata</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>L&#8217;eredità senza tempo di Napoleone</title>
		<link>https://it.insideover.com/storia/napoleone-bonaparte-anniversario-2021.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Emanuel Pietrobon]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 May 2021 18:20:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1091" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Napoleone Bonaparte anniversario" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695.jpg 1091w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-1024x528.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-768x396.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1091px) 100vw, 1091px" /></p>
<p>Genio militare e impavido condottiero, carismatico statista e padre inconsapevole dei processi di unificazione nazionale dell&#8217;Europa, nonché figlio e avversario della Rivoluzione al tempo stesso, Napoleone è stato tutto e il contrario di tutto: carceriere del Papa e cattolico devoto, amante della Russia e invasore di Mosca, nemico dell&#8217;Ancien Régime e despota illuminato. Oggetto di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/storia/napoleone-bonaparte-anniversario-2021.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1091" height="563" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Napoleone Bonaparte anniversario" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695.jpg 1091w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-300x155.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-1024x528.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/03/Napoleone-Bonaparte-e1616396827695-768x396.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1091px) 100vw, 1091px" /></p><p>Genio militare e impavido condottiero, carismatico statista e padre inconsapevole dei processi di unificazione nazionale dell&#8217;Europa, nonché figlio e avversario della Rivoluzione al tempo stesso, Napoleone è stato tutto e il contrario di tutto: carceriere del Papa e cattolico devoto, amante della <strong>Russia</strong> e invasore di Mosca, nemico dell&#8217;<em>Ancien Régime</em> e despota illuminato.</p>
<p>Oggetto di una venerazione mitopoietica e religiosa già in vita, che gli avrebbe permesso di fare rientro a Parigi senza colpo ferire e tentare l&#8217;ultima sfida al destino durante i celebri Cento giorni (<em>Cent-Jours</em>), Napoleone ha vissuto da eroe ed è morto da leggenda. Le sue gesta, che hanno mostrato al mondo intero il significato di <em>grandeur</em>, sono state eternizzate con l&#8217;inchiostro indelebile dell&#8217;ardimento omerico e hanno ispirato generazioni di statisti e strateghi, non soltanto in <strong>Francia</strong>.</p>
<p><a href="https://it.insideover.com/societa/napoleone-lultima-vittima-della-cultura-della-cancellazione.html">Il politicamente corretto sta mettendo alla prova il processo di trasmissione della memoria di Napoleone</a>, figlio legittimo di un&#8217;era costruita da grandi uomini carlyleniani e intrisa del sangue delle rivoluzioni e delle controrivoluzioni, ma non prevarrà: troppo grande è il suo mito, e ancora troppo presente è la sua ombra, oggi, a distanza di duecento anni dalla sua morte.</p>
<p>La forza dei numeri può esplicare ciò che le parole non potrebbero mai, o potrebbero soltanto in parte: Napoleone è il personaggio storico al quale sono stati dedicati più libri dall&#8217;Ottocento ad oggi, <a href="https://www.ukessays.com/essays/history/books-written-about-napoleon-bonaparte-history-essay.php#:~:text=More%20books%20have%20been%20written,(J.D.%20Markham%2C%209).">oltre 300mila</a>, ovvero più di quanti siano stati mai scritti su <strong>Gesù</strong>, <strong>Maometto</strong> e <strong>Alessandro il Grande</strong>, i tre rivoluzionari più importanti nella storia dell&#8217;umanità. Perché Napoleone è l&#8217;uomo che ha scritto un&#8217;intera epoca, svolgendo un ruolo unico nel determinare la direzione che avrebbero preso le storie e le identità di Europa, <strong>Russia</strong>, <strong>Stati Uniti</strong>, Asia e Africa, ed è colui che, per dirla alla Gauchon, ha ricordato al globo che &#8220;non c&#8217;è Francia senza grandeur&#8221;.</p>
<p>L&#8217;eredità di Napoleone è tangibile, senza tempo, e spazia dai codici civili alla schematizzazione della burocrazia pubblica dell&#8217;Europa continentale, e dal diritto di famiglia all&#8217;attuale conformazione degli eserciti nazionali di tutto il pianeta. Uomo universale, nel vero senso del termine, l&#8217;Imperatore dei francesi ha spianato la strada all&#8217;epoca delle guerre clausewitziane, oggi superata dall&#8217;avvento dei conflitti postmoderni, posteroici, senza limiti e &#8220;a morto zero&#8221;, e ha lasciato a noi, suoi posteri, un lascito inestimabile di insegnamenti e lezioni su arte dell&#8217;inganno e guerra psicologica.</p>
<h2>Il potere della psiche</h2>
<p>Napoleone viene ricordato per l&#8217;incredibile genio militare, che gli avrebbe permesso di riuscire laddove nessuno dei predecessori aveva avuto successo, ossia egemonizzare l&#8217;intera Europa continentale, ma altrettanto meritevole di nota è la componente psicologica del suo agire. Convinto sostenitore del predominio della mente sul corpo, il condottiero-imperatore riteneva fondamentale essere presente sui principali campi di battaglia in funzione di supporto morale alle truppe.</p>
<p>Noto per il fatto di esercitare un astro preternaturale sui propri soldati, Napoleone è colui che ebbe a dichiarare che &#8220;nel mondo ci sono soltanto due forze, la spada e lo spirito, e, alla lunga, la spada viene sempre vinta dallo spirito&#8221;; una massima che avrebbe praticato dall&#8217;inizio alla fine, ovverosia dalle campagne d&#8217;Italia alla battaglia di Waterloo, contraddistinguendosi per la proclamazione di sermoni incendiari e motivazionali dinanzi alle truppe negli istanti immediatamente precedenti alla collisione tra spade e cavalli.</p>
<p>Secondo il filosofo e indagatore della natura umana<strong> Arthur Pope</strong>, una parte consistente delle vittorie della Grande Armata <a href="https://www.jstor.org/stable/2262466?seq=1">sarebbe da imputare alla tattica morale di Napoleone</a>, utile a dotare i soldati di quella carica propellente necessaria ad affrontare con coraggio (e successo) gli eserciti meglio armati e più numerosi dei rivali, nonché a costruire un senso di lealtà che, anni dopo, avrebbe permesso all&#8217;Imperatore in disgrazia di fuggire dall&#8217;Isola d&#8217;Elba e dare avvio ai Cento giorni. Celebri, a questo proposito, <a href="http://www.thecaveonline.com/APEH/napoleon.html#:~:text=Napoleon%20and%20Psychological%20Warfare&amp;text=His%20use%20of%20speed%2C%20deception,a%20master%20of%20psychological%20warfare.">i discorsi alle truppe del giovane generale Bonaparte all&#8217;epoca della campagna d&#8217;Italia del 1796</a>; innalzati a modello di riferimento nel campo delle tattiche di guerra psicologica dagli studiosi successivi.</p>
<p>Napoleone, in sintesi, ci ha lasciato in eredità la ricordanza dell&#8217;imperitura potenza di un fattore troppo spesso sottovalutato: il morale. Condottiero e stratega, sì, ma anche eccelso oratore e abile affabulatore, fu grazie alle parole, oltre che alla spada, che l&#8217;Imperatore dei francesi seppe sbaragliare eserciti, farsi largo tra le città dei vinti e fare ritorno in una Francia accerchiata e immiserita, a causa delle sue guerre interminabili, acclamato come un messia salvatore. Perché ogni regime politico, sia democratico sia dittatoriale, non può sperare di durare nel lungo termine se privo dell&#8217;ingrediente necessario al sostentamento: l&#8217;appoggio delle masse. Masse che abbisognano di essere rese partecipi dei successi bellici, nazionalizzate a mezzo di istruzione e coscrizione, nonché rapite dalla magia dell&#8217;immedesimazione carismatica con il proprio leader.</p>
<p>Recuperare dall&#8217;oblìo questa componente dell&#8217;era napoleonica è più che importante, è fondamentale, perché l&#8217;incredibile resistenza dell&#8217;ordine egemonico franco-centrico e il supporto del popolo (e delle forze armate) ad un imperatore vinto ed esiliato, ergo sconfitto nella sua totalità, non si possono spiegare né comprendere trascurando il peso esercitato dal fattore psicologico.</p>
<h2>L&#8217;arte dell&#8217;inganno</h2>
<p>Dove non arrivano le armi, lì possono giungere gli artigli graffianti dell&#8217;arte dell&#8217;inganno. E Napoleone, oltre ad essere stato un genio militare, un neurotonico naturale per le proprie truppe ed il costruttore visionario della modernità europea, è stato anche un inarrivabile maestro degli stratagemmi.</p>
<p>Noto al pubblico per essere stato l&#8217;architetto del Colpo di Stato del 18 brumaio, un <em>opus magnum </em>del golpismo concepito all&#8217;insaputa degli Anziani e con il supporto di militari lealisti, alti papaveri e parenti, nel lungo elenco dei successi di Bonaparte è da annoverare anche l&#8217;utilizzazione di un falso storico, <em>Il</em> <em>testamento di Pietro il Grande</em>, che avrebbe persuaso l&#8217;opinione pubblica ad accettare l&#8217;avvio della campagna di Russia nel 1812.</p>
<p>Il falso, forgiato dal generale polacco di stanza a Parigi, <strong>Michel Sokolnicki</strong>, fu popolarizzato a livello nazionale (e poi europeo) dallo storico e scrittore al servizio di Napoleone, <strong>Charles-Louis Lesur</strong>, che all&#8217;alba della grande adunanza verso levante lo impiegò come fonte per la stesura de <em>D</em><i>es progrès de la puissance russe, depuis son origine jusqu&#8217;au commencement du <abbr class="abbr" title="19ᵉ siècle"><span class="romain">xix</span><sup>e</sup></abbr> siècle,</i> un testo che avrebbe lasciato un&#8217;impronta profonda nei decenni a venire, riesumato a cadenza regolare, ad esempio durante la guerra di Crimea e la prima guerra mondiale, per legittimare le campagne belliche delle grandi potenze del sistema Europa contro la Russia.</p>
<p>Le ragioni del successo del falso storico sono da ricercare nel modo in cui fu diffuso tra le masse, da più di un decennio al centro di un potente processo di nazionalizzazione dall&#8217;alto, e nel tono allarmante del contenuto. Si scriveva, invero, dell&#8217;appena avvenuta scoperta di <span style="font-size: 1rem;">un piano per il dominio globale ordito nelle stanze dei bottoni del Cremlino che, se non ostacolato, avrebbe messo a repentaglio l&#8217;esistenza stessa dell&#8217;Europa.</span></p>
<p>Mosca, spiegavano Sokolnicki e Lesur, <span style="font-size: 1rem;">avrebbe voluto espandersi sull’intero Vecchio Continente, infettandolo con la propria ideologia conservatrice e reazionaria, e sottomettendone i popoli ai piedi degli zar. I francesi, e gli alleati-vassalli del Blocco continentale (<em>blocus continental</em>), avrebbero dovuto agire in anticipo e cogliere i russi in contropiede, rompendo la <strong>pace di Tilsit</strong> e procedendo al loro accerchiamento contenitivo. Spaventata e spronata l&#8217;opinione pubblica francese, nonché quella europea (e persino britannica), Napoleone poté facilmente e rapidamente raccogliere una possente armata di circa 700mila uomini.</span></p>
<p>La storia ha dato in parte torto all&#8217;imperatore francese, perché muovere guerra alla Russia avrebbe determinato l&#8217;inizio della fine dell&#8217;epopea napoleonica, e in parte gli ha dato ragione, perché le grandi potenze della contemporaneità hanno dimostrato di aver appreso la lezione – utilizzando espedienti, finti incidenti e presunti complotti per giustificare l&#8217;avvio di guerre; vedasi le armi di distruzione di massa di <strong>Saddam Hussein</strong> – e perché il falso storico in questione sarebbe stato recuperato a più riprese con lo svilupparsi dell&#8217;Ottocento e del Novecento, impiegato per catechizzare le masse alla paura russa e divenendo l&#8217;equivalente russofobico dei <em>Protocolli dei Savi di Sion</em>.</p>
<p>Da notare, infine, quanto sia curiosamente spaventevole la somiglianza intercorrente tra Il testamento di Pietro il Grande e <em>Il lungo telegramma</em> di <strong>George Kennan</strong>, tanto che viene da chiedersi se il secondo non sia stato scritto sotto l&#8217;influsso del primo.</p>
<h2>Gli insegnamenti sull&#8217;Inghilterra</h2>
<p>L&#8217;<strong>Inghilterra</strong> ha storicamente rappresentato per le potenze continentali dell&#8217;Europa quello che l&#8217;<strong>Afghanistan</strong> ha significato per <strong>Unione Sovietica</strong> e Stati Uniti: una tomba degli imperi. Gli strateghi tardo-ottocenteschi e novecenteschi hanno guardato a Napoleone per imparare l&#8217;arte del combattimento, quelli contemporanei possono guardare a lui in materia di oratoria, inganno, nazionalizzazione delle masse e organizzazione dello stato e della macchina burocratica, mentre gli aspiranti egemoni di oggi e domani dovranno prestare attenzione a non ripetere i suoi errori in quel fronte chiamato Inghilterra.</p>
<p>Nolente a costruire una flotta che potesse rivaleggiare con quella britannica, nonostante il trauma inferto da <strong>Orazio Nelson</strong>, e non pienamente consapevole delle potenzialità economicide offerte dal Blocco continentale – un&#8217;arma a doppio taglio male utilizzata che, infine, avrebbe procurato più danni a Parigi che a Londra –, Napoleone fu vinto, oltre da che da una serie di circostanze non previste ma prevedibili (come la nazionalizzazione dei popoli sottomessi all&#8217;Impero, dalla <strong>Spagna</strong> alla <strong>Germania</strong>), dal fattore Inghilterra.</p>
<p>Come viene spiegato ne &#8220;<em>Il volo di aquila. L&#8217;epopea di Napoleone in 50 istantanee</em>&#8220;, a cura di <strong>Salvatore Santangelo</strong> e <strong>Piero Visani</strong>, l&#8217;Inghilterra può essere considerata una delle principali ragioni della caduta napoleonica, perché &#8220;<span style="font-size: 1rem;">fedele al principio strategico di impedire la creazione di un’unica </span><span style="font-size: 1rem;">potenza al di là della Manica, non sfida mai frontalmente la potenza </span><span style="font-size: 1rem;">emergente (prima la Francia Napoleonica e poi la Germania) ma ne </span><span style="font-size: 1rem;">consuma la forza nella periferia (la campagna peninsulare, i Balcani, </span><span style="font-size: 1rem;">il Mediterraneo) per poi creare le condizioni di uno scontro tra questa (già sbilanciata e dissanguata dalla dispersione delle forze in teatri </span><span style="font-size: 1rem;">periferici) e la Russia&#8221;.</span></p>
<p>Chiunque brami e bramerà di costruire un sistema egemonico in e sull&#8217;Europa, dovrà prestare la dovuta attenzione al fattore Inghilterra, a sua volta, oggi, legato agli Stati Uniti, pena un&#8217;inevitabile e rovinosa caduta in stile <strong>Filippo II</strong>, Napoleone o <strong>Adolf Hitler</strong>. Questo, forse, è uno degli insegnamenti più importanti che l&#8217;Imperatore dei francesi abbia lasciato alla posterità: mai sottovalutare la &#8220;perfida Albione&#8221;, burattinaia d&#8217;oltremare e tomba degli imperi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/storia/napoleone-bonaparte-anniversario-2021.html">L&#8217;eredità senza tempo di Napoleone</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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