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	<title>Massimiliano Cavalleri Archives - InsideOver</title>
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	<title>Massimiliano Cavalleri Archives - InsideOver</title>
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		<title>In trincea con gli &#8220;italiani di Putin&#8221;</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/guerra/in-trincea-con-gli-italiani-di-putin.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 10:05:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-1024x589.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caserma del battaglione Vostok si trova alla periferia meridionale di Donetsk, oltre il ponte sul fiume Kalmius. Qui si addestrano i più temibili reparti della milizia separatista del Donbass, che da ormai due anni – nelle trincee di Piski, Spartak e Makeevka &#8211; tengono testa all&#8217;esercito di Kiev. Superare i posti di blocco non &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/guerra/in-trincea-con-gli-italiani-di-putin.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1104" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-300x173.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-768x442.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/mobasta-1024x589.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p lang="it-IT" align="JUSTIFY">La caserma del <strong>battaglione Vostok</strong> si trova alla periferia meridionale di Donetsk, oltre il ponte sul fiume Kalmius.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Qui si addestrano i più temibili reparti della milizia separatista del<strong> Donbass</strong>, che da ormai due anni – nelle trincee di Piski, Spartak e Makeevka &#8211; tengono testa all&#8217;esercito di Kiev. Superare i posti di blocco non è facile. Bisogna ottenere le apposite “akreditacija”, che verranno controllate con cura dalle guardie armate di kalashnikov che presidiano i cancelli d&#8217;ingresso. Gli edifici sono arredati con stile spartano: qualche tavolo sgangherato, alcuni vecchi computer anneriti dal fumo del tabacco, le brandine con la rete sfondata, le rastrelliere colme di armi. Ovunque, sulle mensole e sui muri, una strana collezione di falci e martello, antiche bandiere zariste, stelle rosse e berretti da cosacco.</p>

<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Pochi giornalisti occidentali sono riusciti ad accedere a questa incredibile cittadella filorussa. È qui, nel grande cortile in terra battuta solcato da fossi anticarro e reticolati, che abbiamo incontrato due dei combattenti italiani che si sono uniti alle truppe ribelli anti-ucraine: il varesino <strong>Gabriele Carugati</strong> e il bresciano <strong>Massimiliano Cavalleri</strong>, nome di battaglia “<strong>Spartaco</strong>”. L&#8217;intervista è durata pochi minuti, giusto il tempo di qualche sigaretta: i due – reduci da qualche ora di riposo nelle retrovie – si stavano preparando per rientrare in trincea.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">“Ogni volta che sparo a un soldato ucraino – ci ha detto Cavalleri, calcando ogni singola parola nel suo inconfondibile accento lombardo -, immagino i colpire uno dei nostri<strong> politici di Bruxelles</strong>”. Carugati aveva un&#8217;espressione più timida. Di lui sapevamo pochissimo: conoscevamo la sua età – 25 anni – e le attività politiche della madre, che era segretaria della Lega Nord in un paesello della Brianza. Pochi studi, un lavoro precario, nessun curriculum militare.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Cavalleri – ex assaltatore degli alpini e parà della Folgore – era senza dubbio il più esperto della coppia. Nel febbraio 2015, durante la battaglia per la conquista dell&#8217;aeroporto di Donetsk, era stato <strong>ferito</strong> a un piede da un colpo di arma automatica: “Ho visto molti miei compagni morire – ci ha detto -. Quando il piombo ti scava la carne, vieni colto da una sorta di scarica nervosa. Ricordo che quel giorno mi gettai sulla mitragliatrice e iniziai a sparare come un ossesso. Perdemmo molti camerati, ma riuscimmo a respingere tutti gli assalti ucraini”.</p>

<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Sono una dozzina i <strong>volontari italiani</strong> che hanno abbracciato la causa separatista. Il più celebre di essi è senza dubbio <strong>Andrea Palmeri</strong>, l&#8217;ex ultrà neofascista della Lucchese giunto nel Donbass nell&#8217;estate 2014 e che oggi lavora per l&#8217;amministrazione della repubblica popolare di Lugansk.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">Cosa spinge un giovane europeo ad abbandonare la casa, il lavoro, la famiglia, le sicurezze della vita occidentale, imbracciare il fucile e venire ad ammazzare (e farsi ammazzare) tra queste lande desolate ai confini con l&#8217;Asia? Una risposta non c&#8217;è, o forse ce ne sono molte, e sono un inedito mix di nazionalismo, anti-atlantismo, esaltazione comunitarista, romanticismo in salsa 2.0 e una più indefinita voglia di menare le mani.</p>
<p lang="it-IT" align="JUSTIFY">“Perché combatto quaggiù? &#8211; ci ha detto Cavalleri – Perché se oggi vinciamo in Ucraina, domani potremo farlo in Italia”. Così ragionano gli<strong> italiani di Putin</strong>, nel grande piazzale della caserma del Vostok.</p>

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		<title>È con i filorussi, ferito un italiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/ferito-italiano-che-combatte-coi-filorussi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Mar 2016 20:19:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Foreign fighters]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra in Donbass]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="499" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72-300x214.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p>Non se ne parla più. Ma nell’Est dell’Ucraina si continua a combattere.«Da diverse settimane il fronte tra l’Ucraina e la Repubblica Popolare di Donetsk è sensibilmente più instabile», spiega a Gli Occhi della Guerra Vittorio Nicola Rangeloni, il giovane italiano nato in provincia di Lecco, che da mesi si trova nelle zone più calde del &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/ferito-italiano-che-combatte-coi-filorussi.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/ferito-italiano-che-combatte-coi-filorussi.html">È con i filorussi, ferito un italiano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="499" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/03/5c69563b88123d7fba79dd53d0656f72-300x214.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p><p>Non se ne parla più. <strong>Ma nell’Est dell’Ucraina si continua a combattere</strong>.«Da diverse settimane il fronte tra l’Ucraina e la Repubblica Popolare di Donetsk è sensibilmente più instabile», spiega a <em>Gli Occhi della Guerra</em> Vittorio Nicola Rangeloni, il giovane italiano nato in provincia di Lecco, che da mesi si trova nelle zone più calde del conflitto e lavora come reporter per <em>LRN Today</em>, l’agenzia del ministero dell&#8217;Informazione della Repubblica Popolare di Lugansk.Nei giorni scorsi le truppe ucraine dislocate ad Avdeevka sono avanzate verso Yasenovata, pochi chilometri sopra Donetsk. «Questi attacchi – chiarisce Rangeloni &#8211;  sono stati respinti e hanno costretto i militari di Kiev a ripiegare sulle proprie posizioni». Ma gli scontri non sono cessati e «le forze armate ucraine hanno man mano aumentato l’impiego di armamenti pesanti».Yasenovata è un importante nodo strategico. Proprio da lì passa la strada principale che collega Donetsk a Lugansk. «Fino a pochi giorni fa &#8211; spiega  il reporter di <em>LRN Today &#8211;  </em>questa strada era aperta al traffico. Gli ucraini, avanzando nella zona neutra, quella stabilita da Minsk, si sono portati proprio a ridosso di essa, costringendo il blocco del traffico. Anche diverse auto di civili sono finite sotto i colpi dei lanciagranate sparati dagli ucraini».Proprio per l&#8217;importanza strategica, la risposta delle milizie separatiste di Donetsk non si è fatta attendere. «Da inizio settimana – continua l&#8217;italiano  &#8211; le milizie di Donetsk hanno deciso di colpire l&#8217;esercito di Kiev costringendolo a liberare la zona neutra di cui si era impossessato e ristabilendo le distanze minime di sicurezza».Nella pesante battaglia di questi giorni, combattuta casa per casa nella periferia di Donetsk, <strong>è rimasto ferito anche Massimiliano Cavalleri</strong> &#8211; nome di battaglia Spartaco &#8211; <strong>uno degli italiani che è partito per unirsi ai miliziani filorussi</strong>. «La liberazione di Avdeevka &#8211; riferisce Rangeloni &#8211; ha comportato una delicata battaglia combattuta casa per casa, in cui anche l&#8217;amico Spartaco ha preso parte. Poche ore fa, mentre teneva testa ad un cecchino e ad una postazione di mitragliatrice, <strong>è stato ferito da schegge sul volto e sul collo</strong>. <strong>Fortunatamente non è in pericolo di vita</strong>».Massimiliano Cavalleri, che era già stato ferito ad un piede nel febbraio del 2015 durante la battaglia per la conquista dell’aeroporto di Donetsk, è uno dei dieci italiani che dall’inizio del conflitto sono partiti per portare il proprio supporto ai separatisti, perché, come ha spiegato in diverse interviste, «questa guerra civile colpisce direttamente l&#8217;Europa ed è inaccettabile che il governo ucraino continui ad uccidere i propri fratelli, senza che i nostri governi se ne preoccupino».</p>
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