Non se ne parla più. Ma nell’Est dell’Ucraina si continua a combattere.«Da diverse settimane il fronte tra l’Ucraina e la Repubblica Popolare di Donetsk è sensibilmente più instabile», spiega a Gli Occhi della Guerra Vittorio Nicola Rangeloni, il giovane italiano nato in provincia di Lecco, che da mesi si trova nelle zone più calde del conflitto e lavora come reporter per LRN Today, l’agenzia del ministero dell’Informazione della Repubblica Popolare di Lugansk.Nei giorni scorsi le truppe ucraine dislocate ad Avdeevka sono avanzate verso Yasenovata, pochi chilometri sopra Donetsk. «Questi attacchi – chiarisce Rangeloni –  sono stati respinti e hanno costretto i militari di Kiev a ripiegare sulle proprie posizioni». Ma gli scontri non sono cessati e «le forze armate ucraine hanno man mano aumentato l’impiego di armamenti pesanti».Yasenovata è un importante nodo strategico. Proprio da lì passa la strada principale che collega Donetsk a Lugansk. «Fino a pochi giorni fa – spiega  il reporter di LRN Today –  questa strada era aperta al traffico. Gli ucraini, avanzando nella zona neutra, quella stabilita da Minsk, si sono portati proprio a ridosso di essa, costringendo il blocco del traffico. Anche diverse auto di civili sono finite sotto i colpi dei lanciagranate sparati dagli ucraini».Proprio per l’importanza strategica, la risposta delle milizie separatiste di Donetsk non si è fatta attendere. «Da inizio settimana – continua l’italiano  – le milizie di Donetsk hanno deciso di colpire l’esercito di Kiev costringendolo a liberare la zona neutra di cui si era impossessato e ristabilendo le distanze minime di sicurezza».Nella pesante battaglia di questi giorni, combattuta casa per casa nella periferia di Donetsk, è rimasto ferito anche Massimiliano Cavalleri – nome di battaglia Spartaco – uno degli italiani che è partito per unirsi ai miliziani filorussi. «La liberazione di Avdeevka – riferisce Rangeloni – ha comportato una delicata battaglia combattuta casa per casa, in cui anche l’amico Spartaco ha preso parte. Poche ore fa, mentre teneva testa ad un cecchino e ad una postazione di mitragliatrice, è stato ferito da schegge sul volto e sul collo. Fortunatamente non è in pericolo di vita».Massimiliano Cavalleri, che era già stato ferito ad un piede nel febbraio del 2015 durante la battaglia per la conquista dell’aeroporto di Donetsk, è uno dei dieci italiani che dall’inizio del conflitto sono partiti per portare il proprio supporto ai separatisti, perché, come ha spiegato in diverse interviste, «questa guerra civile colpisce direttamente l’Europa ed è inaccettabile che il governo ucraino continui ad uccidere i propri fratelli, senza che i nostri governi se ne preoccupino».

Nel campo comunista di Goli Otok
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