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	<title>Manuel noriega Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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	<title>Manuel noriega Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Il cortile di casa non basta più: Washington e la chiusura dell’Emisfero Americano</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-cortile-di-casa-non-basta-piu-washington-e-la-chiusura-dellemisfero-americano.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Roberto Vivaldelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2026 08:43:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1536x878.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-600x343.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Con il "Corollario Trump" alla dottrina Monroe, Washington punta a un Emisfero Americano privo di presenze rivali</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-cortile-di-casa-non-basta-piu-washington-e-la-chiusura-dellemisfero-americano.html">Il cortile di casa non basta più: Washington e la chiusura dell’Emisfero Americano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1098" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-300x172.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1024x586.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-768x439.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-1536x878.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/10/OVERCOME_20261007100716304_beee176fc4d453e7781d801b06b903a7-e1791360475323-600x343.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nella competizione tra grandi potenze che caratterizza in modo crescente questo primo scorcio del XXI secolo, sembra che <strong>gli Stati Uniti stiano compiendo una scelta di priorità. </strong>Ancor prima di contendere a Pechino l’Indo-Pacifico o a Mosca l’Ucraina, sembrano volere un Emisfero Americano privo di variabili ostili. È la logica che la stessa amministrazione ha battezzato “Corollario Trump” alla dottrina Monroe del 1823: “L’America agli Americani&#8221; che, tuttavia, tradotto geopoliticamente, significa l’America ai Nord-Americani e, in particolare, agli statunitensi. </p>



<p>Ovvero: nessuna presenza strategica extra-emisferica, nessuna proprietà di asset chiave da parte di rivali. I singoli dossier, dal Venezuela alla Groenlandia, sono capitoli di un’unica dottrina. Del resto l’ultima National Security Strategy emessa dall’Amministrazione Trump ha ben tratteggiato questa ambizione. </p>



<p>Se fosse veramente vero, e si trattasse di un preludio agli Stati Uniti meno interventisti nel resto del globo, ci sarebbe solo da rallegrarsene considerati i disastri che Washington è stata capace di compiere negli ultimi decenni.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Venezuela: il precedente operativo</strong></h2>



<p><strong>Il 3 gennaio 2026 gli Stati Uniti hanno colpito il Venezuela e catturato Maduro</strong>, portato fuori dal Paese con l’accusa, che era apparsa ridicola fin da subito, di essere il principale trafficante di droga del continente. Per inciso quest’ultimo tema è subito scomparso dalle cronache.</p>



<p>Non si vedeva un intervento così diretto in America Latina dall’invasione di Panama nel 1989, quando Washington fece fuori uno dei suoi asset nella regione – il Generale <strong>Manuel Noriega </strong>– che aveva intrapreso un percorso troppo indipendente. Curiosamente, anche all’epoca tra i capi di accusa a carico del malcapitato militare panamense figurava il sostegno al traffico di droga. </p>



<p>Trump ha quindi dichiarato che Washington avrebbe “gestito” il Venezuela. Il messaggio va ben oltre Caracas. Le riserve petrolifere del Paese, le più grandi del mondo, tornano nell’orbita americana e si dimostra che l’uso della forza nell’Emisfero, non è più un tabù. Il Venezuela è il precedente su cui si regge la credibilità di tutto il resto.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Canada: la pressione economica</strong></h2>



<p>Nei confronti di Ottawa lo strumento non è al momento militare ma economico. Alla retorica sul “cinquantunesimo Stato” si sono sommati i dazi e la revisione dello <em>United States-Mexico-Canada Agreement </em>(USMCA), il successore del NAFTA, prevista quest’anno. </p>



<p>Il Premier canadese Carney ha risposto in modo assertivo, evidenziando come vi siano luoghi che non sono mai in vendita, ma Trump non ha chiuso del tutto la porta all’annessione. Qui l’obiettivo non è conquistare, ma ridurre l’autonomia strategica canadese. Integrazione energetica, difesa dell’Artico e scudo antimissile Golden Dome vanno costruiti alle condizioni di Washington, e <strong>la leva è la dipendenza commerciale:</strong> il Canada subisce già dazi su acciaio, alluminio e auto. Si è giunti al punto che Ottawa ha ventilato una qualche forma di adesione all’Unione Europea per la quale la Presidente della Commissione von der Leyen ha addirittura ipotizzato accorgimenti istituzionali al momento non previsti dai Trattati.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Groenlandia: dalla minaccia all’accordo</strong></h2>



<p>Il caso groenlandese mostra il metodo in tre tempi: rivendicazione massimalista, crisi dentro la NATO, accordo presentato come vittoria. Trump aveva parlato di acquisto e non aveva escluso la forza. Il 19 settembre ha annunciato un’intesa che, a suo dire, cederebbe agli Stati Uniti il controllo permanente della sicurezza dell’isola e vieterebbe agli avversari di costruire basi o fare investimenti sensibili senza l’approvazione americana.</p>



<p>Copenaghen e Nuuk hanno accolto l’accordo e insistono che la sovranità danese resta intatta, e in tal senso si sono espressi coralmente tutti i partiti e i media danesi. <strong>Come sia possibile sostenere che tale sovranità non sia stata intaccata </strong>– basta leggere l’accordo <a href="https://www.whitehouse.gov/briefings-statements/2026/09/agreement-between-the-government-of-the-united-states-of-america-and-the-government-of-the-kingdom-of-denmark-together-with-the-government-of-greenland-to-amend-and-supplement-the-agreement-of-27-apri/">qui</a> accluso per avere direttamente un’idea &#8211; quando un attore esterno ha in sostanza diritto di veto su questioni di difesa e economiche resta un mistero. </p>



<p>Forse aveva ragione Shakespeare quando nell’Amleto Atto I scena IV rilevava come vi era “del marcio in Danimarca”. L’intesa deve essere approvata dai due parlamenti, magari gli USA non avranno ottenuto il formale titolo di proprietà del Paese, ma l’essenziale per tutelare i loro interessi: <strong>basi militari, esclusione di Cina e Russia, diritto di veto sugli investimenti. </strong>Cioè il controllo funzionale del Paese senza il costo politico dell’annessione. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Cuba: la prossima casella</strong></h2>



<p>Su L’Avana la pressione è già operativa. A fine gennaio Trump ha dichiarato un’emergenza nazionale che consente dazi contro i Paesi che vendono petrolio a Cuba, e a maggio ha firmato un nuovo ordine esecutivo con sanzioni su energia, difesa e settore minerario. A marzo Trump ha previsto che Cuba sarebbe “caduta molto presto”, mentre sono circolate indiscrezioni secondo cui che negli ambienti della Casa Bianca il rovesciamento del governo cubano era considerato “al 100%” un evento del 2026. Il Segretario di Stato Rubio, dal canto suo, sostiene che non esista un blocco petrolifero nei confronti del Paese, ma solo la fine del petrolio gratuito che giungeva dal Venezuela. Quest’ultimo Paese, appunto, è la chiave: eliminato il rubinetto di Caracas, <strong>Cuba resta senza il suo salvagente energetico. </strong>È la sequenza classica della strategia americana: prima si tagliano le sponde esterne, poi si lavora sull’asfissia interna.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Brasile: il vero banco di prova</strong></h2>



<p>Il Brasile è il caso più delicato, perché non è un Paese debole né isolato ma uno rilevante membro dei BRICS.&nbsp;</p>



<p>Il primo turno delle elezioni Presidenziali svoltesi domenica 4 ottobre hanno posizionato <strong>Flávio Bolsonaro </strong>davanti al Presidente Lula in carica, che alla vigilia veniva dato in lieve vantaggio.  L’ex Presidente Bolsonaro – padre dell’attuale candidato &#8211; sconta attualmente 27 anni di carcere per un tentato golpe.  </p>



<p>Ora si attende il ballottaggio di fine mese. È plausibile che in caso di una – ora improbabile &#8211; vittoria di Lula si attivi un copione già visto altrove: delegittimazione del processo elettorale, sostegno politico e mediatico all’opposizione, leva economica e finanziaria, sanzioni individuali contro magistrati e dirigenti. <strong>In altre parole, l’ennesima “rivoluzione colorata”.</strong> Al momento prove in tal senso non emergono ma affiorano segnali di una strategia di delegittimazione preventiva già in corso da tempo, ma questa potrebbe aver già prodotto i suoi frutti senza necessità di azioni più muscolari.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I limiti della dottrina “Donroe”</strong></h2>



<p>Questa strategia ha una logica coerente ma non mancano i costi. Ogni intervento riduce la credibilità americana come garante di regole, sempre ammesso che questa Amministrazione abbia cuore questo ruolo di garante di regole che disprezza pubblicamente da tempo. <strong>Ed è proprio su questa diminuita credibilità statunitense che la Cina ed altri attori del Sud Globale puntano a fare “proselitismo” in America Latina, con crediti, infrastrutture e commercio. </strong></p>



<p>Il paradosso è che la muscolare esclusione della Cina da parte di Washington viene ricercata con strumenti che spingono i governi della regione a vedere in Pechino un contrappeso. L’Emisfero può essere chiuso con la forza, ma non per questo diventa un blocco fedele, anzi il risentimento coverà e potrà riemergere fragorosamente in futuro, specialmente se i Governi di centro-destra allineati a Trump non sapranno corrispondere alle esigenze delle loro opinioni pubbliche.</p>



<p>Resta il dato strutturale: <strong>nel passaggio verso un ordine multipolare, Washington non cede il proprio cortile, lo consolida prioritariamente.</strong> Venezuela, Canada, Groenlandia, Cuba e Brasile sono i tasselli di un’unica gerarchia, in cui la sovranità degli Stati dell’Emisfero Americano è un attributo che ora si negozia e che non è più un diritto sancito a priori dall’ormai più che traballante ordine internazionale degli ultimi 80 anni.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Venezuela, l’arresto di Maduro e il fantasma di Noriega</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/venezuela-larresto-di-maduro-e-il-fantasma-di-noriega.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jan 2026 06:49:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Panama]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro Trump" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1536x786.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-600x307.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Noriega viene ricordato in queste ore. Ma la realtà suggerisce uno scenario in cui la fine del leader non coincide con la fine del sistema.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="982" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Maduro Trump" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-300x153.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1024x524.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-768x393.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-1536x786.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251017180925280_e029a1a6d965ad3d52481ecc319b8b2d-e1760717411371-600x307.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nelle prime ore di oggi, siamo stati tutti catapultati in una nuova era. Il <strong>Venezuela</strong> è entrato in una delle fasi più delicate della sua storia recente mentre le notizie di attacchi notturni a Caracas e in altre aree strategiche del Paese, seguite dall’annuncio statunitense della cattura del presidente <strong><a href="https://it.insideover.com/guerra/venezuela-lannuncio-di-trump-catturato-maduro.html">Nicolás Maduro</a></strong> e di sua moglie, hanno prodotto un brusco shock politico e simbolico.</p>



<p>In un contesto di informazioni parziali e versioni contrapposte, l’impatto immediato è stato soprattutto politico: il riemergere di un parallelo che accompagna da decenni le crisi latinoamericane, quello con <strong>Panama</strong> nel 1989 e con la cattura di <strong>Manuel Noriega</strong>.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/a/ab/Manuel_Noriega_mug_shot.jpg" alt=""/></figure>
</div>


<p>Il richiamo a Noriega ha una forza evocativa che va oltre il dato storico. Per molti osservatori rappresenta un precedente rassicurante, la dimostrazione che la rimozione forzata di un leader può produrre una soluzione rapida a una crisi prolungata. Tuttavia, proprio questa apparente chiarezza rende il paragone problematico. <strong>Il Venezuela del 2026 non è Panama di fine Guerra Fredda</strong>, e leggere gli sviluppi attuali attraverso quella lente rischia di oscurare più elementi di quanti ne chiarisca.</p>



<p>Il Panama di Noriega era uno<strong> Stato di dimensioni ridotte</strong>, con istituzioni fragili e un <strong>potere politico fortemente personalizzato.</strong> Il generale concentrava su di sé il controllo effettivo delle forze armate e dei servizi di sicurezza, senza però disporre di un partito di massa, di una struttura ideologica articolata o di un sistema istituzionale capace di funzionare autonomamente. <strong>Il regime si reggeva su un equilibrio precario</strong>, in larga misura dipendente dalla figura del leader e da reti di fedeltà personali. Sul piano internazionale, <strong>Panama era sostanzialmente isolata</strong> e priva di alleanze in grado di opporre un freno politico o diplomatico a un’azione esterna. In quel contesto, la cattura di Noriega coincise con il rapido collasso dell’intero sistema di potere e con una riconfigurazione quasi immediata dello Stato.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://th-thumbnailer.cdn-si-edu.com/2rPr6SvDyxPVdWx7WW4RwNrlLdY=/1280x1280/https://tf-cmsv2-smithsonianmag-media.s3.amazonaws.com/filer/18/75/1875b3bf-5ded-496e-a052-baeb061b96ed/manuel_noriega_with_agents_from_the_us_dea.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">La diversità del Venezuela</h2>



<p>Il Venezuela presenta una configurazione radicalmente diversa. Pur in presenza di una <strong>leadership fortemente personalizzata</strong>, <a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">il potere non si esaurisce nella figura del presidente</a>. Nel corso degli anni si è consolidato <strong>un sistema che intreccia partito di governo, apparato statale, forze armate e strutture di sicurezza</strong>, creando una rete di interessi e di lealtà che va oltre il singolo vertice. Questo non implica stabilità garantita, ma introduce una complessità assente nel caso panamense. La sopravvivenza o la trasformazione del regime dipende dalla capacità di queste strutture di mantenere coesione, di gestire la successione o di contenere eventuali fratture interne.</p>



<p>Le ore successive all’operazione hanno mostrato proprio questa ambiguità. A Caracas il clima è descritto come sospeso, segnato da incertezza e attesa. Le autorità cercano di trasmettere l’immagine di un <strong>controllo ancora saldo</strong>, mentre la popolazione assiste a una rapida successione di annunci, smentite e segnali contrastanti. In questo quadro, <strong>la questione centrale non è soltanto la sorte personale di Maduro, ma la tenuta delle catene di comando</strong>, la capacità dello Stato di esercitare l’autorità e il modo in cui gli apparati reagiranno all’assenza del vertice.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://tg24.sky.it/assets/images/0c4ae781e64e9a679cf0b7b6d22e556324ab02b9/skytg24/it/mondo/2026/01/03/cilia-flores-chi-e-moglie-maduro/GettyImages-2192588482.jpg" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Il contesto internazionale</h2>



<p>Anche il contesto internazionale contribuisce a rendere il parallelo con il 1989 poco persuasivo. All’epoca, l’azione statunitense si inseriva in un <strong>momento di chiara supremazia geopolitica</strong>, con margini ridotti di contestazione efficace.<strong> Oggi il sistema internazionale è più frammentato e meno prevedibile.</strong> Le reazioni delle ultime ore indicano una maggiore cautela, richiami al diritto internazionale e alla necessità di evitare un’escalation. Questo non si traduce automaticamente in un sostegno al governo venezuelano, ma segnala che la crisi non verrà assorbita come un fatto compiuto privo di conseguenze diplomatiche.</p>



<p>Un ulteriore elemento di continuità e al tempo stesso di rottura con il passato riguarda l’<strong>uso dello strumento giudiziario</strong>. Come nel caso Noriega, anche oggi la cattura viene presentata come il preludio a un processo negli Stati Uniti. Tuttavia, mentre nel 1989 la dimensione legale seguì la vittoria militare senza diventare un terreno di scontro prolungato, nel caso venezuelano la giurisdizione e la legittimità dell’azione sono immediatamente contestate e diventano parte integrante del conflitto politico. <strong>Il diritto penale si sovrappone così alla geopolitica, senza chiuderla</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://i.guim.co.uk/img/media/7b121b8790ed4aebf3176a71edee52c9d32ecb46/0_0_1176_1410/master/1176.jpg?width=620&amp;dpr=2&amp;s=none&amp;crop=none" alt=""/></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Le aspettative e la realtà</h2>



<p>Il paragone con Noriega continua a riemergere perché offre una narrazione lineare in un momento di forte incertezza. Ma la realtà venezuelana suggerisce uno scenario più articolato, in cui la rimozione del leader non coincide automaticamente con la fine del sistema. Al contrario, <strong>può aprire una fase di transizione opaca</strong>, caratterizzata da competizioni interne, da possibili irrigidimenti degli apparati e da pressioni esterne incrociate.</p>



<p>In questo senso, il precedente del 1989 funziona più come metafora che come guida analitica. Ricorda che gli Stati Uniti hanno già utilizzato, in America Latina, una <strong>combinazione di forza militare e giudiziarizzazione del nemico politico</strong>. Non spiega però come evolverà una crisi che si sviluppa in un contesto regionale e globale profondamente mutato. Affidarsi a quel precedente come chiave interpretativa principale rischia di produrre aspettative irrealistiche proprio nel momento in cui la situazione richiede una lettura più prudente, stratificata e attenta alle dinamiche interne.</p>



<p>Il Venezuela che emerge dalle ultime ore non è un problema risolvibile attraverso una scorciatoia storica. È un sistema sotto stress, colpito al vertice ma ancora attraversato da forze e interessi che ne determineranno l’evoluzione. Comprendere questa differenza è essenziale per evitare che il passato venga usato come un copione, invece che come un termine di confronto critico.</p>



<p></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/venezuela-larresto-di-maduro-e-il-fantasma-di-noriega.html">Venezuela, l’arresto di Maduro e il fantasma di Noriega</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Panama cede agli Usa: l&#8217;accordo con la Cina sulla Via della Seta non sarà rinnovato</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/panama-cede-agli-usa-laccordo-con-la-cina-sulla-via-della-seta-non-sara-rinnovato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Thomas Brambilla]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Feb 2025 13:31:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Canale di Panama]]></category>
		<category><![CDATA[Cina]]></category>
		<category><![CDATA[Donald Trump]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
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<p>Il presidente panamense Mulino ha annunciato che il memorandum sulla Via della Seta con la Cina non sarà rinnovato dopo le pressioni Usa.</p>
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<p>Le prime conseguenze della pressione anti-cinese esercitata dalla nuova amministrazione statunitense sul Governo panamense del conservatore <strong>José Raúl Mulino</strong> iniziano a concretizzarsi. Dopo un incontro tenuto a Panama City con il segretario di Stato statunitense <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/profili-marco-rubio-il-neo-segretario-di-stato-convertito-al-trumpismo-ma-sempre-pro-kiev.html">Marco Rubio</a></strong>, il presidente della Repubblica di Panama ha annunciato che il memorandum con la Cina sulla via della Seta, sottoscritto nel 2017, non sarà rinnovato, ponendo così fine a un importante accordo con cui la Cina era fino ad oggi riuscita a penetrare economicamente nel canale di Panama, uno snodo cruciale da cui transita circa il 5% di tutto il commercio marittimo mondiale.</p>



<p>“La sovranità di Panama sul canale – ha commentato Mulino – non è in discussione”, ma il Paese ha garantito un maggiore impegno nella propria collaborazione con gli Stati Uniti con la promessa di nuovi investimenti infrastrutturali bilaterali. <strong>I corposi investimenti fatti da Pechino sui porti e i terminal circostanti al canale</strong>, che permettono ad un’azienda cinese di gestire due dei due porti principali vicini all’ingresso del canale, sono considerati inaccettabili da parte degli Stati Uniti, e con la salita in carica di Trump le tensioni con Panama sono aumentate a tal punto che il neopresidente non ha escluso l’opzione dell’intervento militare per ripristinare il controllo statunitense sul canale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il canale e i due Trattati</h2>



<p>Nelle dichiarazioni alla stampa al termine dell’incontro avvenuto presso Palacio de Las Garzas, Rubio ha espressamente parlato della richiesta avanzata dagli Usa volta a “ridurre l’influenza e il controllo dei comunisti cinesi sul canale” con delle “immediate modifiche”, che di fatto gli Stati Uniti hanno incassato. <strong>Non è chiaro quale sarà il destino dei centri infrastrutturali controllati da Pechino</strong> a Panama, ma dal punto di vista politico e simbolico l’uscita immediata dal memorandum ha indubbiamente un significato enorme. Nel 2017 Panama è stato il primo Paese del centro-sud America ad entrare a far parte del progetto economico-finanziario e geopolitico conosciuto con Belt and Road Iniziative (BRI) di matrice cinese.</p>



<p>Secondo la tesi sostenuta dagli Usa, l’avanzata penetrazione economica cinese in un canale strategico a livello internazionale come quello di Panama non rispetta i due trattati che sono alla base dell’attuale funzionamento del canale, sottoscritti a Washington fra Usa e Panama nel settembre del 1977, ovvero il <strong>Trattato del Canale di Panama</strong> e il <strong>Trattato sulla permanente neutralità e operabilità del Canale di Panama</strong>.&nbsp; Sulla base del primo, a partire dal primo gennaio del 2000 il controllo sul canale sarebbe tornato sotto la sovranità panamense dopo che gli Usa lo avevano posseduto esclusivamente dal 1903. Il secondo trattato garantiva, e garantisce tutt’ora, <strong>il diritto agli Stati Uniti di intervenire in difesa del canale</strong> per “gestire, operare, mantenere, migliorare, proteggere e difendere il canale” ogniqualvolta ci sia una minaccia che può pregiudicare il transito di tutte le navi internazionali.</p>



<p>Storicamente gli Usa hanno sempre considerato il canale di Panama come un avamposto strategico per il mantenimento della propria potenza nell’emisfero di appartenenza. Nel 1989, nell’ambito dell’operazione militare “Just Cause” con cui gli Stati Uniti deposero il leader di Panama <strong>Manuel Noriega</strong>, il canale passò sotto il controllo dagli Stati Uniti e vi restò fino al 1999. Oggi che il primo nemico per gli Stati Uniti è la Cina, non è chiaro fin dove possa spingersi Trump nelle sue ambizioni di controllo sul canale, ma per la sua amministrazione è già arrivato un primo risultato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/panama-cede-agli-usa-laccordo-con-la-cina-sulla-via-della-seta-non-sara-rinnovato.html">Panama cede agli Usa: l&#8217;accordo con la Cina sulla Via della Seta non sarà rinnovato</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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