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	<title>Israel katz Archives - InsideOver</title>
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	<title>Israel katz Archives - InsideOver</title>
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		<title>Cisgiordania occupata, record di violenze dei coloni. E l&#8217;Idf devasta i campi profughi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Claudia Carpinella]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Jun 2025 15:03:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/06/OVERCOME_2025060512202353_97e9f7b966b3e84098efffb19449e033-1536x1024.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Nel 2025 le Nazioni Unite hanno registrato il più alto numero di attacchi contro i palestinesi degli ultimi vent’anni</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-occupata-record-di-violenze-dei-coloni-e-lidf-devasta-i-campi-profughi.html">Cisgiordania occupata, record di violenze dei coloni. E l&#8217;Idf devasta i campi profughi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>Violenti attacchi, spedizioni punitive, saccheggi sistematici, ulivi sradicati, bestiame ucciso non per necessità ma per infliggere danno e umiliazione. <strong>Questa è la quotidianità imposta ai palestinesi della Cisgiordania occupata.</strong> Una realtà che non è iniziata il 7 ottobre 2023, ma che da quella data ha subito un’escalation brutale, raggiungendo livelli di disumanità senza precedenti.  Mai, prima di quest’anno, si erano registrati così tanti attacchi: nel suo ultimo rapporto, l’OCHA ha documentato oltre <a href="https://thecradle.co/articles/west-bank-settler-attacks-reach-20-year-high-over-220-palestinians-injured-in-2025">220 feriti da gennaio 2025</a>. Con una media aritmetica di 44 palestinesi feriti ogni mese, le Nazioni Unite hanno dichiarato che si tratta del “più alto tasso di attacchi degli ultimi vent’anni”. </p>



<p><strong>Nessun arabo è al sicuro in Cisgiordania</strong>, e la cronaca — riportata anche da alcuni giornali israeliani — ne dà una triste conferma. Contadini, allevatori, autisti di autobus, commercianti, bambini intenti a giocare sulle <a href="https://it.insideover.com/guerra/hebron-la-citta-prigione-simbolo-delle-violenze-di-israele.html#google_vignette">colline di Hebron</a>: tutti diventano bersagli di violente rappresaglie razziste, compiute da chi vorrebbe la West Bank come parte del &#8220;Grande Israele&#8221;. Non a caso, i coloni — ma anche molti tra i loro rappresentanti politici — la chiamano con i nomi biblici di Giudea e Samaria.</p>



<h2 class="wp-block-heading">&#8220;Un&#8217;intera comunità in fuga dai coloni&#8221;</h2>



<p>Il 24 maggio scorso, tutti i residenti di Mughayyir al-Deir, un villaggio a est di Ramallah, sono stati costretti a un trasferimento forzato per sfuggire alla furia dei coloni, che hanno aggredito selvaggiamente dodici palestinesi, tra cui un ragazzo di quattordici anni. Ad oggi, le 125 persone della comunità beduina di Mughayyir al-Deir non sono ancora tornate al loro villaggio. Nel frattempo, i coloni vi hanno piantato grandi tende, nel tentativo di trasformarlo in un nuovo avamposto.&nbsp;</p>



<p>L’episodio è stato talmente eclatante da suscitare la reazione di diversi Paesi occidentali che, in una dichiarazione congiunta, hanno criticato la politica israeliana ed espresso solidarietà alla comunità palestinese &#8211; <strong>tra i firmatari figurano Canada, Francia e Regno Unito.</strong></p>



<p>In tutto questo, lo Stato di Israele non solo permette ai <a href="https://english.wafa.ps/Pages/Details/86683">coloni di agire impunemente</a>, senza alcuna conseguenza legale, ma li asseconda apertamente. Lo dimostra l’approvazione di <a href="https://www.newarab.com/news/israel-authorises-creation-22-settlements-west-bank">22 nuovi insediamenti</a> nella Cisgiordania occupata: si tratta della più vasta espansione degli ultimi decenni, annunciata giovedì dai ministri della Difesa, Israel Katz, e delle Finanze, Bezalel Smotrich, come parte di un piano a lungo termine per la crescita degli insediamenti.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La “gazificazione&#8221; della Cisgiordania”</h2>



<p>Eppure, a rendere la vita impossibile ai palestinesi della Cisgiordania non sono solo i coloni, che pure agiscono in totale impunità. Dal 21 gennaio scorso, è iniziata la cosiddetta <strong>“Operazione Muro di Ferro”</strong>, definita dal quotidiano <em>Haaretz</em> come un processo di “<a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-come-gaza-israele-distrugge-jenin-e-i-campi-palestinesi-per-insediare-i-coloni.html">gazificazione della West Bank</a>”.</p>



<p>In poco più di quattro mesi, l’esercito israeliano ha demolito migliaia di abitazioni e devastato interi campi profughi. Tra tutti, spicca quello di Jenin, simbolo della resistenza palestinese. Delle oltre 3.200 unità abitative non resta più nulla: <strong>Jenin, che aveva accolto 20mila profughi espulsi da Israele nel 1948, oggi è un quartiere fantasma.</strong></p>



<p>Poi è stata la volta di Tulkarem, dove, tra demolizioni e attacchi brutali da parte dell’IDF, i palestinesi hanno dovuto assistere impotenti all’innalzamento della bandiera israeliana sulla cupola della moschea di Abu Bakr al-Siddiq da parte degli stessi soldati — tanto è forte il desiderio di supremazia di chi occupa quella terra.</p>



<p>Attualmente, l’esercito israeliano sta concentrando le sue operazioni nel <a href="https://www.newarab.com/news/west-bank-israel-army-raids-al-fara-camp-arrests-ex-detainees">campo profughi di Al-Far&#8217;a</a> e nella vicina città di Tammun, nel Nord della Cisgiordania occupata. Anche in questo caso, lo schema è lo stesso: incursioni domiciliari, decine di arresti, strade, abitazioni e scuole rase al suolo dai bulldozer. I residenti non possono fare altro che allontanarsi, e farlo nel minor tempo possibile. A tal proposito, si legge nel rapporto dell’OCHA, <strong>i profughi di Tulkarem e di Nour Shams hanno avuto solo tre ore di tempo per raccogliere i propri effetti personali</strong>, quelli di una vita intera, prima di assistere alla demolizione definitiva delle loro case.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/cisgiordania-occupata-record-di-violenze-dei-coloni-e-lidf-devasta-i-campi-profughi.html">Cisgiordania occupata, record di violenze dei coloni. E l&#8217;Idf devasta i campi profughi</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Francesca Albanese e le denunce su Gaza: volevano cancellarla, è diventata un fenomeno globale</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-e-le-denunce-su-gaza-volevano-cancellarla-e-diventata-un-fenomeno-globale.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Dec 2024 10:05:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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<p>Lobby, giornalisti e politici hanno fatto di tutto per silenziarla. Ma la risonanza delle sue denunce è solo cresciuta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/francesca-albanese-e-le-denunce-su-gaza-volevano-cancellarla-e-diventata-un-fenomeno-globale.html">Francesca Albanese e le denunce su Gaza: volevano cancellarla, è diventata un fenomeno globale</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p><strong>Ci hanno provato in tutti modi, a silenziarla.</strong> Vuoi per la sincera convinzione che fosse un pericolo pubblico, vuoi per gli attacchi incontrollati di bile che la sua retorica appassionata provoca, da un anno e un mese a questa parte, in chi ha perso il controllo della <a href="https://it.insideover.com/persone/benjamin-netanyahu-2">narrazione su Israele</a>. Dal 7 ottobre a oggi, i gruppi di pressione più ricchi e potenti d&#8217;Occidente hanno fatto uno sforzo politico massimo, senza ricorrere alla violenza esplicita, per sconfiggere una esperta italiana dell&#8217;Onu, fallendo. Su Gaza, le lobby filo-israeliane radicali si sono scontrate con Francesca Albanese, e per ora ha vinto <strong>Francesca Albanese</strong>.</p>



<p>Albanese, relatrice ONU per i diritti umani nei territori palestinesi occupati, ha criticato ripetutamente, sui social e dal vivo, le politiche israeliane, guadagnandosi attenzione internazionale. Ha condannato <strong>gli attacchi di Hamas del 7 ottobre</strong>, ribadendo il rifiuto di ogni razzismo, incluso l’antisemitismo, ma sostenendo che etichettare tali crimini esclusivamente come antisemitismo ne oscuri le cause. Per quest&#8217;ultimo motivo <strong>Netanyahu le ha negato mesi fa il diritto a entrare in Israele</strong>, costringendola a interrompere la sua missione di monitoraggio sui diritti umani nella regione. Non un fulmine a ciel sereno, per la verità: da anni Israele rifiuta di emettere visti ai relatori speciali ONU per la Palestina, considerati troppo vicini alle ragioni degli arabi e questa persecuzione si era verificata già con tutti, o quasi, i predecessori di Albanese, come <a href="https://www.alhaq.org/advocacy/6191.html"><strong>Michael Lynk</strong></a>, <strong>Makarim Wibisono</strong> o <strong>Richard Falk</strong>, alcuni dei quali costretti alle dimissioni o persino trattenuti in cella per molte ore.. Una situazione criticata dalle stesse Nazioni Unite.</p>



<p>Ma un attacco concentrico come quello coordinato dal Governo israeliano e dai suoi cheerleader contro Albanese non si era mai visto. Questo perché le dichiarazioni di Albanese sui social, molto dirette, basate sul diritto internazionale, sono diventate virali durante la rappresaglia israeliana a Gaza a hanno amplificato a dismisura la visibilità della <em>rapporteur</em>, distinguendola per fama e impatto culturale dagli altri relatori speciali. I ministri degli Esteri e dell’Interno israeliani, <a href="https://twitter.com/Israel_katz/status/1757032540714553571">Israel Katz</a> e Moshe Arbel, nazionalisti di estrema destra, hanno chiesto più volte all&#8217;Onu di sconfessare pubblicamente &#8220;le parole antisemite della relatrice speciale e licenziarla definitivamente, ma contro Albanese si è mossa una vastissima galassia conservatrice, e non di rado anche centro-liberale, su qualsiasi tipo di media per cancellarla dal dibattito.</p>



<p>Tra i principali odiatori di Albanese c&#8217;è <strong>UN Watch</strong>, una lobby con sede a Ginevra nota per il suo forte orientamento pro-Israele e le campagne contro figure critiche verso il premier israeliano Benjamin Netanyahu, come per l&#8217;appunto i relatori speciali Onu. Spesso descritta come ONG imparziale, e capace di trarre in inganno per il suo nome neutrale, in realtà è sostenuta da organizzazioni come l&#8217;<em>American Jewish Committee</em> e la <em>Becker Foundation</em>, legate a gruppi neo-conservatori e anti-islamici. Usa tattiche di disinformazione e accuse di antisemitismo per screditare i suoi bersagli, trovando ampio supporto in media ostili al mondo islamico. Una campagna maldestra e smascherata come faziosa da molteplici analisti, che non è riuscita in 13 mesi di guerra in Medio Oriente a far licenziare il suo nemico principale.</p>



<p>Tra chi in Italia ha dato un ossessivo risalto ai tentativi di <em>killeraggio</em> di UN Watch c&#8217;è il professore di Economia dell&#8217;Università Bocconi,<strong> Riccardo Puglisi,</strong> molto attivo su X (fu Twitter), che si è concentrato parecchio sui presunti buchi nel curriculum di Albanese, servito allo scopo da un ampio ventaglio di assistenti virtuali. Un&#8217;ex Iena, Antonino Monteleone (in seguito premiato con un programma tutto suo da TeleMeloni) Goffredo Buccini del <em>Corriere</em>, Gianni Vernetti di <em>Repubblica</em> sono tra quelli che con maggiore impegno e assiduità hanno dato dell'&#8221;antisemita&#8221; alla relatrice o ne hanno tentato di screditare l&#8217;opera. </p>



<p>Il giornalista <strong>Francesco Specchia</strong>, esuberante provocatore di <em>Libero</em>, nominato esperto dal ministro Sangiuliano poco prima del suo addio al Ministero della Cultura, in TV ha dichiarato che userebbe l’atomica a Gaza e ha attribuito falsamente al marito di Francesca Albanese, un economista della Banca Mondiale, addirittura legami con Hamas, correggendosi poi dicendo che si trattava dell’Autorità Nazionale Palestinese (come se fosse la stessa cosa). Questo episodio si inserisce in <strong>una fase di strumentalizzazione estrema della lotta all&#8217;antisemitismo</strong> da parte della destra globale: Bruno Montesano, del Laboratorio Ebraico Antirazzista, ha criticato questo sottolineando come sfrutti una &#8220;esaltazione ridicola dell&#8217;ebraismo&#8221; per legittimare il proprio identitarismo escludente. Secondo Montesano, tali mosse servono a consolidare il potere politico, più che a sostenere autenticamente la comunità ebraica.</p>



<p>Anziché essere &#8220;cancellata&#8221;, però, <strong>Francesca Albanese è sempre più un fenomeno globale</strong>. I suoi follower su Twitter sono più che raddoppiati, superando quota 300mila. L&#8217;italiana, che è anche una accademica, in ottobre è stata invitata a parlare della mattanza a Gaza alla <em>London School of Economics</em>, alla Soas e alla Queen Mary University di Londra, accolta da migliaia di studenti che si barcamenano tra tentativi di censura e proteste da parte delle comunità ebraiche della diaspora più nazionalista. Poco dopo è stato della Università di Georgetown e Princeton negli Stati Uniti, e poi un tour di quattro giorni in Canada, mentre sui social l&#8217;ex radicale <strong>Marco Taradash</strong> fumava di rabbia. La lettera di licenziamento che Un Watch sperava vedere rifilata ad Albanese dal segretario generale dell&#8217;Onu, <strong>Antonio Guterres</strong>, o dalle istituzioni culturali si è trasformato in una grande frustrazione.</p>



<p>Il caso di Albanese è emblematico di come il panorama politico-mediatico italiano e occidentale, influenzato da specifiche correnti ideologiche, abbia sottovalutato l&#8217;impatto di personaggi come il suo. Il tentativo di censurarla non ha minato il suo profilo globale; al contrario, lo ha rafforzato. Chi ha cercato di &#8220;cancellarla&#8221;, perdendo una battaglia dopo l&#8217;altra, dovrebbe riflettere sia sulla rilevanza internazionale delle questioni sollevate da Albanese, e <strong>l’effetto boomerang delle campagne diffamatorie</strong>, che ne hanno rafforzato praticamente ovunque, a parte alcune élite, il profilo pubblico.</p>



<p></p>



<p></p>



<p></p>
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