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Guerra

Cisgiordania come Gaza: Israele distrugge Jenin e i campi palestinesi per insediare i coloni 

L’esercito israeliano ha distrutto il campo profughi simbolo della resistenza palestinese. I prossimi saranno Nur al-Shams e Tulkarem.

Il campo profughi di Jenin è stato prima svuotato dei suoi residenti palestinesi e poi distrutto nella sua interezza. Delle 3250 unità abitative nessuna è scampata alla furia israeliana: sono state tutte completamente o parzialmente distrutte o bruciate. Tant’è che ora, tra le vie e le macerie del campo profughi fantasma, scorrono liquami, nulla più. Così Gideon Levy su Haaretz: “Nessuno vive più lì a Jenin e nessuno osa avvicinarsi al campo di sterminio dove i soldati dell’Idf [Israel Defense Force] sparano a qualsiasi cosa si muova”. 

Nella quasi totale indifferenza del mondo e dei media, Israele, dal 21 gennaio scorso, sta continuando quella che definisce “operazione Muro di ferro”, e che nei fatti si traduce nella “Gazificazione” della Cisgiordania (come scriveva il The Guardian già a inizio mese). Arresti sistematici, demolizioni di edifici e scuole e la conversione di decine di case in caserme militari dell’Idf. I bulldozer hanno raso al suolo interi quartieri della Cisgiordania occupata, espellendo con la forza almeno 40mila palestinesi. 

Oltre 20mila palestinesi sfollati (di nuovo)

Hareetz ribalta la narrazione fatta dalla maggior parte dei media israeliani e dallo stesso esercito. In questi giorni reti televisive e stampa sostenevano il fatto che i palestinesi “avessero costruito il campo di Jenin con strade strettissime, in modo da consentire il passaggio solo ai veicoli molto piccoli”, motivo per il quale “le case sono state distrutte, perché era il minimo necessario”. Tuttavia, Levy specifica quel che in molti hanno dimenticato: “Il minimo delle Idf è il più grande al mondo. Non sono stati i palestinesi a costruire il campo, ma gli Emirati Arabi Uniti, che hanno contribuito alla sua ricostruzione dopo la precedente distruzione, avvenuta nel 2002”. Ebbene, gli ingegneri avevano pensato proprio a tutto, compresa una possibile nuova invasione dell’esercito israeliano. Per questo avevano progettato strade larghe quanto un carro armato, così da evitare che, un domani, i mezzi corazzati israeliani distruggessero nuovamente tutto ciò che avrebbe potuto ostacolare il loro cammino. Quel domani è arrivato, ma le strade più ampie non sono servite: il campo profughi di Jenin è stato distrutto. I suoi 20mila abitanti, profughi e figli di profughi che Israele aveva espulso dalla loro terra nel 1948, ora, per la seconda o per la terza volta nella loro vita, sono nuovamente sfollati.

I prossimi obiettivi: Tulkarem e Nur al-Shams  

Eppure Jenin non è l’unica città palestinese nel mirino di Tel Aviv, anzi. L’esercito israeliano, riferisce Levy, ora punta al secondo campo profughi più grande della Cisgiordania, quello di Tulkarem, dove già da mesi sono in corso demolizioni e altre operazioni di distruzione. Al Jazeera spiega che gli attacchi israeliani, che si sono concentrati maggiormente sulla zona settentrionale della Cisgiordania, hanno una motivazione ben precisa: questi governatorati, infatti, hanno meno insediamenti israeliani rispetto al resto della West Bank e sono da tempo centri di resistenza palestinese, un fattore che ha storicamente ostacolato la loro annessione – Non a caso il campo profughi di Jenin è sempre stato considerato il simbolo della resistenza palestinese. In risposta, Israele ha effettuato incursioni sistematiche e demolizioni su larga scala proprio in queste regioni, con l’obiettivo di reprimere la resistenza e stabilire il pieno controllo. 

Ed ecco perché quanto fatto al campo di Jenin, probabilmente, verrà replicato. I campi di Tulkarem e Nur al-Shams, che contano rispettivamente 27600 e 13700 residenti palestinesi sono i prossimi. L’esercito israeliano ha dei piani per tutti i 18 campi (Haaretz).

In Cisgiordania proliferano gli insediamenti dei coloni

Il piano militare riflette una più ampia strategia sistematica del Governo Netanyahu, ovvero quella  di cambiare la geografia della West Bank, aprendo la strada alla piena annessione. A tal proposito va ricordato che, il 2023 prima e il 2024 poi, sono stati due anni da record per Israele, che ha fatto man bassa di annessioni di avamposti, un tempo sorti illegalmente e ora di proprietà dello Stato Ebraico. Nel frattempo però ne sono nati altri: secondo Peace Now, un’organizzazione non governativa israeliana, nel 2024 i coloni hanno costruito, grazie anche ai fondi statali, 48 nuovi insediamenti – considerati illegali dalla Corte Internazionale di Giustizia.

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