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	<title>Enrico Mattei Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il sogno africano di Mattei: l&#8217;Oleodotto della Libertà per sfidare le Sette Sorelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2024 10:18:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
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<p>Unendo idealismo  e senso per gli affari, Enrico Mattei concepì un'opera gigantesca negli anni della decolonizzazione in Africa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-sogno-africano-di-mattei-loleodotto-della-liberta-per-sfidare-le-sette-sorelle.html">Il sogno africano di Mattei: l&#8217;Oleodotto della Libertà per sfidare le Sette Sorelle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1046" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-600x327.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-300x163.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1024x558.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-768x418.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/OVERCOME_20240424154420978_1cec08d3112e1b4fd672ba59cc208850-e1713966953455-1536x837.jpg 1536w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Negli anni Sessanta,<strong> l’Africa viveva il caos controllato della decolonizzazione</strong>: i vecchi imperi facevano i bagagli, lasciando dietro di sé confini tracciati col righello e governi “amici”, e i nuovi Stati indipendenti cercavano di non implodere. Tra le macerie del colonialismo e le promesse del futuro, c’era però chi pensava in grande. Uno di questi era <strong>Enrico Mattei</strong>, il presidente dell’ENI che, per sfuggire al soffocante abbraccio delle <strong>Sette Sorelle del petrolio, si era inventato una strategia a metà tra Robin Hood e Machiavelli. </strong>Nasce così il <strong>progetto Tazama</strong>, un oleodotto lungo oltre 1.700 chilometri, che doveva trasportare petrolio dalla raffineria di Dar es Salaam, in Tanzania, al cuore minerario dello Zambia, la Copperbelt. Un’infrastruttura titanica, ribattezzata non a caso Oleodotto della Libertà. Già, perché non bastava costruirlo: bisognava anche caricarlo di significati politici, economici e sociali. E Mattei, maestro nella narrazione strategica, sapeva bene come vendere un tubo lungo quanto l’Italia come un’arma contro il colonialismo e il razzismo.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La formula Mattei: tra affari e ideologia</h2>



<p>Enrico Mattei non era solo un industriale: era un visionario che mescolava pragmatismo economico e retorica post-coloniale. La sua formula si basava su tre pilastri. In primo luogo, contratti “umani”: mentre le compagnie angloamericane si comportavano come conquistadores, ENI prometteva ai paesi produttori una fetta più grande della torta, garantendo royalties mai viste. In secondo luogo, partnership “tra pari”: niente paternalismo coloniale, solo collaborazione e rispetto reciproco. Infine, investimenti strutturali: non solo petrolio, ma anche formazione, tecnologia e infrastrutture. L’obiettivo era rendere i partner autosufficienti.</p>



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<li><strong><a href="https://it.insideover.com/politica/la-grande-strategia-di-enrico-mattei.html">La grande strategia di Enrico Mattei</a></strong></li>
</ul>



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<p>La costruzione del Tazama Pipeline fu il fiore all’occhiello di questa filosofia, una visione che si traduceva in un messaggio chiaro: l’Africa non deve dipendere dalle vecchie potenze coloniali. Mattei si era già fatto le ossa in Tanzania, con la raffineria Tiper e la rete di stazioni di servizio Agip. L’oleodotto, però, era la prova del nove: un colpo di genio che avrebbe garantito allo Zambia accesso al petrolio senza passare dalle mani dei soliti noti.</p>



<p>Quando l’oleodotto venne inaugurato, nel 1968, i presidenti Kenneth Kaunda (Zambia) e Julius Nyerere (Tanzania) non si risparmiarono: l’infrastruttura venne celebrata come un trionfo contro il colonialismo. Durante la cerimonia, i discorsi si sprecarono, e l’oleodotto fu definito “un’arma per l’indipendenza”. Ma il vero spettacolo era dietro le quinte.</p>



<p>La costruzione era stata affidata a Snam Progetti, una controllata di ENI che aveva messo sul tavolo un’offerta irresistibile. L’accordo prevedeva che la Tazama Authority – una joint venture tra Zambia e Tanzania – diventasse immediatamente proprietaria dell’infrastruttura. Non solo: ENI garantiva quindici anni di assistenza tecnica e formazione. Una proposta impeccabile sulla carta, ma che nascondeva una verità scomoda: l’oleodotto non era un regalo disinteressato, bensì un investimento per consolidare la presenza di ENI in Africa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfide e ombre sulla Libertà</h2>



<p>Come spesso accade nei progetti epocali, l’entusiasmo iniziale lasciò presto spazio alla realtà. Gestire un’infrastruttura così imponente si rivelò un’impresa titanica. La Tazama Authority, divisa tra Zambia e Tanzania, soffriva di una cronica mancanza di fondi e di competenze. Le tariffe per il trasporto del petrolio erano mantenute artificialmente basse per non penalizzare i consumatori locali, ma questo rendeva l’oleodotto un investimento poco redditizio. E poi c’era la competizione. La Lonrho, una multinazionale britannica con interessi consolidati nella regione, fece di tutto per ostacolare il progetto. Dietro le quinte, spinse governi locali a mettere i bastoni tra le ruote e tentò di screditare ENI. Nonostante tutto, l’oleodotto divenne operativo. Ma la sua storia era appena cominciata.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Sabotaggi e declino</h2>



<p>Negli anni Ottanta, il Tazama Pipeline divenne il bersaglio perfetto per chi voleva destabilizzare la regione. Attacchi e sabotaggi erano all’ordine del giorno: gruppi armati locali fecero esplodere alcune stazioni di pompaggio, e i governi coinvolti puntarono il dito contro potenze straniere, ex colonizzatori e complotti vari. La verità, però, era spesso più banale: le tensioni interne, il malcontento dei lavoratori e la competizione economica fecero il resto. Nel frattempo, l’oleodotto iniziava a mostrare i segni del tempo. Senza investimenti adeguati, la struttura si deteriorava. Le operazioni divennero sempre più sporadiche, e la manutenzione si trasformò in un incubo logistico ed economico.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L’eredità del Tazama Pipeline: tra mito e realtà</h2>



<p>Oggi, il Tazama Pipeline è ancora in funzione, ma con fatica. Come spiegato da Davison Thawethe, ex direttore della Tazama Authority, l’oleodotto è stato gestito come un servizio pubblico più che come un’impresa commerciale. Il risultato? Una struttura obsoleta, tariffe non competitive e costi di manutenzione insostenibili. Eppure, il Tazama resta un simbolo. Per molti, rappresenta il sogno di un’Africa libera e indipendente. Per altri, è l’esempio perfetto di come un’infrastruttura rivoluzionaria possa trasformarsi in un peso morto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Conclusione: una lezione per il futuro</h2>



<p>Il Tazama Pipeline è un’opera che racchiude in sé contraddizioni e aspirazioni. Da un lato, è un monumento alla lotta contro il colonialismo; dall’altro, è un monito sulle difficoltà di gestire infrastrutture complesse in contesti fragili. Enrico Mattei lo avrebbe definito un successo. Forse lo è stato. Ma il prezzo di quella “libertà” è stato più alto del previsto. E mentre l’Africa cerca ancora il suo posto nel mondo, il Tazama Pipeline resta lì, una linea lunga 1.700 chilometri che unisce passato, presente e futuro. Ma soprattutto, che ricorda a tutti che l’indipendenza non si costruisce solo con i sogni, ma con una gestione concreta e sostenibile.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/il-sogno-africano-di-mattei-loleodotto-della-liberta-per-sfidare-le-sette-sorelle.html">Il sogno africano di Mattei: l&#8217;Oleodotto della Libertà per sfidare le Sette Sorelle</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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