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	<title>Donald Trump Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Fri, 11 Apr 2025 10:21:42 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Donald Trump Archives - InsideOver</title>
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		<title>Jeans, diamanti e dazi: così il Lesotho è finito nel mirino di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/jeans-diamanti-e-dazi-cosi-il-lesotho-e-finito-nel-mirino-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 10:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra dei dazi]]></category>
		<category><![CDATA[Moda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lesotho" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Africa meridionale, il minuscolo stato del Lesotho ha conquistato un posto sorprendente nella catena globale della moda, producendo oltre 26 milioni di paia di jeans all’anno per marchi internazionali come Levi’s e Wrangler. I numeri da record del tessile in Lesotho Grazie a incentivi commerciali come l’African Growth and Opportunity Act (AGOA), l’industria &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/jeans-diamanti-e-dazi-cosi-il-lesotho-e-finito-nel-mirino-di-trump.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="600" height="400" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Lesotho" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/lesotho-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 600px) 100vw, 600px" /></p>
<p>Nel cuore dell’Africa meridionale, il minuscolo stato del <strong>Lesotho </strong>ha conquistato un posto sorprendente nella catena globale della moda, producendo oltre <strong>26 milioni di paia di jeans all’anno </strong>per marchi internazionali come <strong>Levi’s</strong> e <strong>Wrangler</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading">I numeri da record del tessile in Lesotho</h2>



<p>Grazie a incentivi commerciali come l’<strong>African Growth and Opportunity Act</strong> (AGOA), l’industria tessile del Paese è diventata un pilastro dell’economia nazionale, rappresentando circa il 20% del PIL e offrendo lavoro a più di 38.000 persone, in gran parte donne, spesso unico sostegno economico delle loro famiglie. Il tessile è così diventato una dei principali settori del Lesotho, che esporta circa il 75% della produzione negli Stati Uniti. Al centro di questo piccolo universo c’è il colosso taiwanese <strong>Nien Hsing Group</strong>, che gestisce sia filande sia fabbriche di confezione in un sistema produttivo integrato. Ma dietro le cuciture perfette si celano ombre inquietanti: denunce di <strong>abusi sul lavoro e molestie sessuali</strong> hanno acceso i riflettori sulla condizione delle operaie, mentre il processo produttivo – fortemente idrovoro e chimicamente impattante – ha inquinato fiumi e compromesso la salute delle comunità locali.</p>


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<figure class="aligncenter size-large is-resized"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://images.csmonitor.com/csm/2022/03/0401-DDP-JEANS-lede.jpg?alias=standard_900x600nc" alt="" style="width:452px;height:auto"/></figure>
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<p>A peggiorare la situazione, solo pochi giorni fa, l’introduzione di dazi del 50% da parte degli Stati Uniti, che rischiano di mettere in ginocchio il settore, minacciando migliaia di posti di lavoro e destabilizzando l’intero comparto. La parabola del <em>jeans made in Lesotho</em> racconta una realtà più ampia: quella di una globalizzazione che veste il mondo ricco, ma spesso dimentica chi cuce, a migliaia di chilometri di distanza. Secondo Trump, il Lesotho applica <strong>una tariffa del 99%</strong> sui prodotti statunitensi, ma il Governo ha affermato di non sapere come l&#8217;amministrazione statunitense abbia calcolato tale cifra: domanda che la maggior parte delle nazioni del mondo si sta ponendo in questo momento. </p>



<p>Nel suo stile ormai inconfondibile, Trump aveva liquidato il Lesotho come una &#8220;<em>nazione di cui nessuno ha mai sentito parlare</em>&#8221; durante un comizio tenuto lo scorso marzo. Un’uscita che ha fatto il giro del mondo, sollevando non solo imbarazzo diplomatico ma anche sarcasmo istituzionale. A rispondere per le rime è stato il ministro degli Esteri del Lesotho, che ha ricordato all’ex presidente un fatto semplice ma esplosivo: gli Stati Uniti hanno una loro missione diplomatica a <strong>Maseru</strong>, la capitale del Paese.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://static01.nyt.com/images/2025/04/04/multimedia/00Biz-Africa-Tariffs-02-mcfl/00Biz-Africa-Tariffs-02-mcfl-articleLarge.jpg?quality=75&amp;auto=webp&amp;disable=upscale" alt=""/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">I diamanti: altro record per il piccolo stato del Lesotho</h2>



<p>Quanto ai <strong>diamanti</strong>, sebbene non siano un acquirente diretto delle materie prime estratte, gli Stati Uniti giocano un ruolo decisivo — anche se dietro le quinte — nel sostenere l’industria diamantifera del Lesotho. <strong>Primo consumatore mondiale di diamanti</strong>, il mercato americano rappresenta la destinazione finale di molte delle pietre più pregiate estratte nel piccolo regno africano. </p>



<p>Provenienti da <strong>miniere celebri come Letšeng e Mothae</strong>, questi diamanti attraversano piazze internazionali come Anversa e Dubai prima di finire nelle mani di collezionisti e gioiellieri americani. Eticamente certificati grazie al Processo di Kimberley, i diamanti del Lesotho rispondono perfettamente alla crescente domanda statunitense di lusso &#8220;<em>conflict-free</em>&#8220;. Anche se le aziende americane non sono direttamente coinvolte nelle attività estrattive, attori statunitensi come il <strong>Rapaport Group</strong> influenzano i prezzi e le dinamiche di mercato a livello globale, contribuendo a determinare il valore delle gemme. Anche il settore diamantifero, vitale per le entrate del Paese e per il bilancio dell’export, potrebbe subire un contraccolpo se i compratori statunitensi decidessero di guardare altrove.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://thejewelerblog.files.wordpress.com/2022/06/letseng245a.jpg?w=575" alt=""/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">Cos&#8217;è l&#8217;AGOA </h2>



<p>Lanciato nel 2000 dall’amministrazione Clinton, l’<strong>African Growth and Opportunity Act (AGOA)</strong> è stato uno degli strumenti più incisivi della diplomazia economica americana verso l’Africa subsahariana. L’accordo ha offerto a numerosi Paesi africani l’accesso esente da dazi al mercato statunitense per oltre <strong>6.500 categorie di prodotti</strong>, dagli articoli tessili ai beni agricoli, fino a componenti automobilistici. Stati come <strong>Lesotho, Kenya ed Etiopia</strong> hanno potuto costruire interi settori industriali sfruttando questa corsia preferenziale: milioni di posti di lavoro creati, investimenti stranieri attratti, economie locali in fermento. </p>



<p>Ma il rovescio della medaglia non è mai stato nascosto. Le proroghe a breve termine hanno generato <strong>instabilità e incertezza</strong>, mentre il potere unilaterale degli Stati Uniti di revocare i benefici ha reso l’intero sistema precario. A ciò si aggiungono le critiche sulla reale capacità dell’AGOA di promuovere <strong>industrializzazione profonda</strong> e <strong>indipendenza economica</strong> a lungo termine. Con la scadenza fissata al <strong>2025</strong>, il destino dell’accordo è appeso a un filo: rinnovarlo, riformarlo o sostituirlo? La partita è aperta, ma per milioni di lavoratori africani il tempo stringe.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché i dazi Usa mettono a  rischio il Lesotho</h2>



<p>Mentre il Lesotho beneficia di rapporti privilegiati con i suoi vicini — Botswana, Namibia, Sudafrica e Swaziland — grazie all’appartenenza a blocchi economici come l’<strong>Unione Doganale dell’Africa Australe</strong>, le nuove barricate commerciali alzate dagli Stati Uniti rischiano di far crollare il castello del piccolo regno africano. Con l’introduzione dei dazi voluti da Trump, i prodotti “Made in Lesotho” — jeans in testa — diventano improvvisamente meno appetibili sul mercato americano. Tradotto: prezzi più alti per i consumatori statunitensi, e una valanga di competitività persa per chi produce a Maseru.</p>



<p>Il commercio bilaterale tra Washington e il Lesotho, che nel 2024 ha raggiunto i <strong>240,1 milioni di dollari</strong> secondo il Rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti, poggia su pilastri fragili: abbigliamento, diamanti, risorse idriche, energia e fibre come lana e <em><strong>mohair</strong></em>. E ora rischia un crollo verticale. Con metà della popolazione (2,3 milioni in totale) sotto la soglia di povertà e un tasso di disoccupazione che sfiora il 25%, Lesotho è classificato dalla Banca Mondiale come <strong>Paese a reddito medio-basso</strong>. E i margini di sopravvivenza sono sempre più sottili. Il ministro del Commercio, <strong>Mokhethi Shelile</strong>, ha lanciato l’allarme: il Paese è costretto a cercare nuovi mercati e punta sull’<strong>Area di libero scambio continentale africana (AfCFTA)</strong> per rilanciare le esportazioni verso partner africani meno esigenti — e più solidali. Ma nel frattempo, una delegazione d’urgenza verrà inviata a Washington per tentare di salvare il salvabile con un nuovo accordo commerciale. Sul tavolo c’è il destino di almeno <strong>12.000 posti di lavoro</strong> nel settore tessile. Shelile non usa mezzi termini: &#8220;<em>Se non si trova una soluzione, chiuderanno fabbriche, non solo contratti</em>&#8220;.</p>
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		<title>Qupanuk Olsen, l&#8217;influencer groenlandese fan degli Usa di Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/qupanuk-olsen-linfluencer-groenlandese-fan-degli-usa-di-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Francesca Salvatore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Mar 2025 16:36:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1242" height="699" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606.jpeg 1242w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-334x188.jpeg 334w" sizes="(max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /></p>
<p>Classe 1986, una carriera scientifica, quattro figli e cifre da capogiro sul web. Qupanuk Olsen è in questo momento il volto social della remota Groenlandia, catapultata suo malgrado al centro della geopolitica mondiale. Youtuber con una laurea in ingegneria civile-con specializzazione in estrazione mineraria, guarda un po&#8217;-è nota fra i giovanissimi per aver raccontato la &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/qupanuk-olsen-linfluencer-groenlandese-fan-degli-usa-di-trump.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/qupanuk-olsen-linfluencer-groenlandese-fan-degli-usa-di-trump.html">Qupanuk Olsen, l&#8217;influencer groenlandese fan degli Usa di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1242" height="699" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606.jpeg 1242w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-600x338.jpeg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-300x169.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-1024x576.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-768x432.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/03/b5d66f705f7fc07431bfafd99d182606-334x188.jpeg 334w" sizes="auto, (max-width: 1242px) 100vw, 1242px" /></p>
<p>Classe 1986, una carriera scientifica, quattro figli e cifre da capogiro sul web. <strong>Qupanuk Olsen</strong> è in questo momento il volto social della remota <a href="https://it.insideover.com/politica/terremoto-in-groenlandia-vince-nielsen-il-campione-di-badminton-anti-trump.html"><strong>Groenlandia</strong>, catapultata suo malgrado al centro della geopolitica mondiale.</a> Youtuber con una laurea in ingegneria civile-con specializzazione in estrazione mineraria, guarda un po&#8217;-è nota fra i giovanissimi per aver raccontato la sua terra e la sua cultura al mondo intero. I suoi contenuti si concentrano principalmente sulle tradizioni, la cucina, i luoghi e la storia della Groenlandia, tanto da far diventare iconico il suo saluto quotidiano alla community che la segue: &#8220;<em>La vita è incredibile, Aqagu takuss&#8217; (Ci vediamo domani)</em>!&#8221;.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Trump wants to buy my country, Greenland. Episode 1 of 2025." width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/L7iQ8jkETZ0?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">Chi è Qupanuk Olsen: influencer e ingegnere minerario</h2>



<p>Olsen, in precedenza ha lavorato alla miniera d&#8217;oro di Nalunaq, Orbicon, e ha insegnato all&#8217;Arctic Technology Centre di Sisimiut. Attualmente, lavora come direttrice groenlandese per <strong>Ironbark Zinc</strong>. Sostenitrice dell&#8217;<strong>indipendenza della Groenlandia</strong>, Olsen ritiene che l<strong>&#8216;attività mineraria </strong>è fondamentale per supportare lo sviluppo economico di una nazione indipendente. Ma soprattutto ha le idee chiare per il futuro dell&#8217;isola: per puntare ad un futuro diverso, la Groenlandia deve tessere nuovi rapporti internazionali forti con altri Paesi al di là della <strong>Danimarca</strong>. Non solo, Olsen conta e auspica nella &#8220;fratellanza&#8221; con gli <strong>Inuit </strong>di Canada e Alaska: da lì il forte desiderio di accorciare le distanze-già cortissime-con Washington.</p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://knr.gl/sites/default/files/styles/image_934x467/public/article_images/qupanuk_olsen_kids.jpg?itok=Ts9yJa8n" alt=""/></figure>
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<p>Grazie ai numeri da capogiro sui social network è diventata un dignitario dell&#8217;isola, con missioni e ospitate di massimo rilievo. Nonostante abbia sempre dichiarato che il suo canale<strong> Q&#8217;s Greenland </strong>sarebbe rimasto apolitico, ha scelto di scendere in campo nelle recenti elezioni promettendo ai suoi follower: &#8220;<em>Userò il mio nome, Qupanuk Olsen, come candidata politica</em>&#8220;, assicurando di non trascurare il suo lavoro di influencer dei ghiacci. Così, mentre il diritto della Groenlandia all&#8217;autodeterminazione vola veloce di bocca in bocca, in tutto il mondo, lei punta tutto sull&#8217;idea che le mire americane sulla Groenlandia potrebbero contribuire al dibattito sull&#8217;<strong>indipendenza</strong>. &#8220;<em>Non dovremmo far parte degli USA. Accolgo con favore il fatto che gli Stati Uniti siano interessati alla Groenlandia perché ciò promuove il dibattito sull&#8217;indipendenza e sono grata che ora possiamo vedere quanto valiamo. E non ascoltate solo la Danimarca!</em>&#8220;, sono state le sue prime parole al momento della discesa in campo. Tuttavia, questa vena separatista non è evidente nella sua personalità online. I suoi video, infatti,continuano ad avere un tono decisamente informativo.</p>



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<div class="embed-responsive embed-responsive-16by9"><iframe loading="lazy" title="Inuit of the Arctic share the same values. Episode 3 of 2025." width="500" height="281" src="https://www.youtube-nocookie.com/embed/jj17qKq7aTU?feature=oembed" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></div><script>ga("set", "video_embed", "youtube_");</script>
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<h2 class="wp-block-heading">I genitori in politica, la sfida con il Naleraq di Qupanuk Olsen</h2>



<p>La politica non è una novità per Qupanuk Olsen. Entrambi i suoi genitori sono stati impegnati in in passato. Suo padre, Kaj Egede, è stato un ex membro del Naalakkersuisut e fece parte del <strong>Siumut </strong>negli anni &#8217;90, mentre sua madre, Karen Egede, ha avuto importanti ruoli nella politica municipale nella Groenlandia meridionale. Alla vigilia delle elezioni, con quattro seggi, il <strong><em>Naleraq party </em></strong>si presentava come il più grande partito di opposizione. Guidato da Pele Broberg, ex ministro del governo, ha guadagnato terreno con la sua promessa di tenere un voto rapido sull&#8217;indipendenza, pronto a collaborare con gli Stati Uniti. L’impennata del principale movimento di opposizione porta la firma di Olsen, la cui voce ha trovato particolare eco tra le nuove generazioni. La sua campagna, dinamica e accattivante, ha saputo imporsi ben oltre i confini del digitale, trasformandosi in un sorprendente successo elettorale. Naleraq ha spinto poi su alcuni resoconti emergenti che provano le angherie storiche danesi nei confronti della popolazione Inuit della Groenlandia. Ed è così che il ha ottenuto un sorprendente risultato: un 24,5%, in netto aumento rispetto alle precedenti consultazioni. A livello personale, Olsen ha ricevuto 202 preferenze individuali, assicurandosi così <strong>un seggio </strong>nel<strong> Inatsisartut</strong>, il parlamento groenlandese.</p>


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<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://media.cnn.com/api/v1/images/stellar/prod/ap25070426610926.jpg?c=16x9&amp;q=h_653,w_1160,c_fill/f_webp" alt=""/></figure>
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<p>Il fenomeno non è passato inosservato a livello internazionale, soprattutto per i legami con le <strong>frange filo-Trump</strong>. Nei giorni che hanno preceduto il voto, la capitale <strong>Nuuk </strong>è stata il palcoscenico di una campagna fuori dagli schemi: influencer americani vicini all’ex presidente hanno distribuito banconote da 100 dollari fuori dai supermercati, scatenando il dibattito sull’influenza crescente di Washington nella regione. Malgrado le polemiche, Olsen ha difeso con convinzione il suo orientamento filo-statunitense, descrivendolo come un’occasione strategica. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="aligncenter size-large"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" decoding="async" src="https://www.woz.ch/files/styles/960w/public/text/2024/2441_16_Qupanuk_Olsen_tb.jpg?itok=n3A0F3Sc" alt=""/></figure>
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<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;indipendenza entro il 2025: l&#8217;obiettivo di Olsen</h2>



<p>L’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca entro il 2035 è il grande obiettivo di Olsen. Tuttavia, oltre agli aspetti culturali, il vero nodo da sciogliere è di natura economica. Attualmente, l’isola riceve da Copenaghen un sussidio annuale di circa mezzo miliardo di euro—equivalente a circa 10.000 euro per abitante—noto come <em>block grant</em>. I sostenitori della separazione, tra cui la stessa Olsen, ritengono che queste risorse possano essere rimpiazzate attraverso nuove entrate. Un primo tassello è il <strong>turismo</strong>, settore in espansione anche grazie al nuovo aeroporto di Nuuk-che Olsen ha tenuto a battesimo-in grado di accogliere voli commerciali internazionali. Tuttavia, la vera risorsa su cui puntare è il <strong>ricco sottosuolo</strong> groenlandese, che custodisce enormi giacimenti di terre rare, metalli preziosi, gemme, carbone, grafite, litio e uranio. &#8220;<em>Gli americani sanno che qui ci sono enormi giacimenti di ferro – </em>spiega Olsen, indicando il fiordo di Nuuk, lungo 160 chilometri<em> – ma finora i costi di estrazione si sono rivelati proibitivi. La domanda di questi minerali, semplicemente, non è ancora abbastanza alta</em>&#8220;. Un’opinione che ha il peso dell’esperienza: <strong>Olsen è l’unica ingegnere mineraria della Groenlandia</strong> e in passato ha ricoperto il ruolo di capo dipartimento presso l’Autorità per le Risorse Minerarie del Paese.</p>



<p>Ma l&#8217;apertura a Trump e gli Stati Uniti non è una messa in vendita, precisa. Ed è pronta a scommettere: &#8220;<em>Credo fermamente che molto presto inizieremo a vivere una vita basata maggiormente su chi siamo, sulla nostra cultura, sulla nostra lingua, e inizieremo a fare regolamenti basati su di noi, non sulla Danimarca</em>&#8220;.</p>



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<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/qupanuk-olsen-linfluencer-groenlandese-fan-degli-usa-di-trump.html">Qupanuk Olsen, l&#8217;influencer groenlandese fan degli Usa di Trump</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<title>Patel, un nemico del Deep State per l&#8217;Fbi: il trumpiano di ferro alla prova del Senato</title>
		<link>https://it.insideover.com/spionaggio/patel-un-nemico-del-deep-state-per-lfbi-il-trumpiano-di-ferro-alla-prova-del-senato.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Feb 2025 07:07:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Federal Bureau of Investigation (Fbi)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-600x330.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-1536x845.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scelta di Donald Trump per la guida dell’FBI, Kash Patel, si è distinta per la sua posizione di netto contrasto al cosiddetto Deep State, un tema centrale nella narrativa dell’ex presidente statunitense. Giovedì, il Comitato giudiziario del Senato ha dato il via libera alla sua nomina, che ora dovrà passare al voto finale. Tuttavia, emergono &#8230; <a href="https://it.insideover.com/spionaggio/patel-un-nemico-del-deep-state-per-lfbi-il-trumpiano-di-ferro-alla-prova-del-senato.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1056" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-600x330.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-300x165.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-1024x563.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-768x422.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/02/OVERCOME_20250216080538554_0b9635baa671c90d94a7de9263dfaa9b-e1739689624475-1536x845.jpg 1536w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La scelta di Donald Trump per la guida dell’FBI, Kash Patel, si è distinta per la sua posizione di netto contrasto al cosiddetto <em>Deep State</em>, un tema centrale nella narrativa dell’ex presidente statunitense. Giovedì, il <strong>Comitato giudiziario del Senato</strong> ha dato il via libera alla sua nomina, che ora dovrà passare al voto finale. Tuttavia, emergono dettagli che complicano il quadro: Patel ha svolto attività di consulenza per un’importante azienda europea del settore degli armamenti, un attore chiave nel rifornire l’Ucraina di equipaggiamento militare occidentale. Un legame che solleva interrogativi, considerando le posizioni critiche che Trump ha espresso sulla gestione del sostegno a Kiev.</p>



<p>Patel, noto per il suo ruolo nell’amministrazione Trump e per <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/fbi-trump-ha-scelto-il-fedelissimo-kash-patel.html">il suo lavoro nel Comitato per l’Intelligence della Camera,</a></strong> si è sempre presentato come un fiero oppositore dell’influenza delle agenzie federali sulla politica statunitense. La sua nomina è vista come una mossa per ridimensionare il potere dell’FBI e riportarlo sotto un controllo più diretto da parte della Casa Bianca. Tuttavia, la sua collaborazione con l’industria bellica europea potrebbe generare frizioni tra le fazioni più isolazioniste dell’amministrazione Trump, che spingono per una riduzione dell’impegno americano nei conflitti esteri.</p>



<p>Mentre la conferma di Patel procede, Trump ha annunciato un altro passo controverso nel suo secondo mandato: la revisione completa della strategia di intelligence degli Stati Uniti, con l’obiettivo dichiarato di eliminare “elementi politicizzati” all’interno delle principali agenzie di sicurezza nazionale. Fonti vicine alla Casa Bianca riferiscono che il presidente sta valutando una riforma che potrebbe comportare la rimozione di decine di funzionari considerati legati alle amministrazioni precedenti. L’obiettivo, secondo i sostenitori della misura, è garantire che l’intelligence operi senza influenze ideologiche, ma per i critici questa mossa rappresenta un rischio di politicizzazione dell’apparato di sicurezza.</p>



<p>La nomina di Patel, unita alla riorganizzazione dell’intelligence, segnala un cambiamento radicale nell’approccio di Trump alla gestione dello Stato federale. Mentre il Senato si prepara al voto finale sulla sua conferma, cresce l’attenzione sui suoi legami con l’industria degli armamenti e sulle implicazioni che la sua leadership potrebbe avere sulle operazioni dell’FBI, sia a livello interno che internazionale.</p>
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