Classe 1986, una carriera scientifica, quattro figli e cifre da capogiro sul web. Qupanuk Olsen è in questo momento il volto social della remota Groenlandia, catapultata suo malgrado al centro della geopolitica mondiale. Youtuber con una laurea in ingegneria civile-con specializzazione in estrazione mineraria, guarda un po’-è nota fra i giovanissimi per aver raccontato la sua terra e la sua cultura al mondo intero. I suoi contenuti si concentrano principalmente sulle tradizioni, la cucina, i luoghi e la storia della Groenlandia, tanto da far diventare iconico il suo saluto quotidiano alla community che la segue: “La vita è incredibile, Aqagu takuss’ (Ci vediamo domani)!”.
Chi è Qupanuk Olsen: influencer e ingegnere minerario
Olsen, in precedenza ha lavorato alla miniera d’oro di Nalunaq, Orbicon, e ha insegnato all’Arctic Technology Centre di Sisimiut. Attualmente, lavora come direttrice groenlandese per Ironbark Zinc. Sostenitrice dell’indipendenza della Groenlandia, Olsen ritiene che l‘attività mineraria è fondamentale per supportare lo sviluppo economico di una nazione indipendente. Ma soprattutto ha le idee chiare per il futuro dell’isola: per puntare ad un futuro diverso, la Groenlandia deve tessere nuovi rapporti internazionali forti con altri Paesi al di là della Danimarca. Non solo, Olsen conta e auspica nella “fratellanza” con gli Inuit di Canada e Alaska: da lì il forte desiderio di accorciare le distanze-già cortissime-con Washington.

Grazie ai numeri da capogiro sui social network è diventata un dignitario dell’isola, con missioni e ospitate di massimo rilievo. Nonostante abbia sempre dichiarato che il suo canale Q’s Greenland sarebbe rimasto apolitico, ha scelto di scendere in campo nelle recenti elezioni promettendo ai suoi follower: “Userò il mio nome, Qupanuk Olsen, come candidata politica“, assicurando di non trascurare il suo lavoro di influencer dei ghiacci. Così, mentre il diritto della Groenlandia all’autodeterminazione vola veloce di bocca in bocca, in tutto il mondo, lei punta tutto sull’idea che le mire americane sulla Groenlandia potrebbero contribuire al dibattito sull’indipendenza. “Non dovremmo far parte degli USA. Accolgo con favore il fatto che gli Stati Uniti siano interessati alla Groenlandia perché ciò promuove il dibattito sull’indipendenza e sono grata che ora possiamo vedere quanto valiamo. E non ascoltate solo la Danimarca!“, sono state le sue prime parole al momento della discesa in campo. Tuttavia, questa vena separatista non è evidente nella sua personalità online. I suoi video, infatti,continuano ad avere un tono decisamente informativo.
I genitori in politica, la sfida con il Naleraq di Qupanuk Olsen
La politica non è una novità per Qupanuk Olsen. Entrambi i suoi genitori sono stati impegnati in in passato. Suo padre, Kaj Egede, è stato un ex membro del Naalakkersuisut e fece parte del Siumut negli anni ’90, mentre sua madre, Karen Egede, ha avuto importanti ruoli nella politica municipale nella Groenlandia meridionale. Alla vigilia delle elezioni, con quattro seggi, il Naleraq party si presentava come il più grande partito di opposizione. Guidato da Pele Broberg, ex ministro del governo, ha guadagnato terreno con la sua promessa di tenere un voto rapido sull’indipendenza, pronto a collaborare con gli Stati Uniti. L’impennata del principale movimento di opposizione porta la firma di Olsen, la cui voce ha trovato particolare eco tra le nuove generazioni. La sua campagna, dinamica e accattivante, ha saputo imporsi ben oltre i confini del digitale, trasformandosi in un sorprendente successo elettorale. Naleraq ha spinto poi su alcuni resoconti emergenti che provano le angherie storiche danesi nei confronti della popolazione Inuit della Groenlandia. Ed è così che il ha ottenuto un sorprendente risultato: un 24,5%, in netto aumento rispetto alle precedenti consultazioni. A livello personale, Olsen ha ricevuto 202 preferenze individuali, assicurandosi così un seggio nel Inatsisartut, il parlamento groenlandese.

Il fenomeno non è passato inosservato a livello internazionale, soprattutto per i legami con le frange filo-Trump. Nei giorni che hanno preceduto il voto, la capitale Nuuk è stata il palcoscenico di una campagna fuori dagli schemi: influencer americani vicini all’ex presidente hanno distribuito banconote da 100 dollari fuori dai supermercati, scatenando il dibattito sull’influenza crescente di Washington nella regione. Malgrado le polemiche, Olsen ha difeso con convinzione il suo orientamento filo-statunitense, descrivendolo come un’occasione strategica.

L’indipendenza entro il 2025: l’obiettivo di Olsen
L’indipendenza della Groenlandia dalla Danimarca entro il 2035 è il grande obiettivo di Olsen. Tuttavia, oltre agli aspetti culturali, il vero nodo da sciogliere è di natura economica. Attualmente, l’isola riceve da Copenaghen un sussidio annuale di circa mezzo miliardo di euro—equivalente a circa 10.000 euro per abitante—noto come block grant. I sostenitori della separazione, tra cui la stessa Olsen, ritengono che queste risorse possano essere rimpiazzate attraverso nuove entrate. Un primo tassello è il turismo, settore in espansione anche grazie al nuovo aeroporto di Nuuk-che Olsen ha tenuto a battesimo-in grado di accogliere voli commerciali internazionali. Tuttavia, la vera risorsa su cui puntare è il ricco sottosuolo groenlandese, che custodisce enormi giacimenti di terre rare, metalli preziosi, gemme, carbone, grafite, litio e uranio. “Gli americani sanno che qui ci sono enormi giacimenti di ferro – spiega Olsen, indicando il fiordo di Nuuk, lungo 160 chilometri – ma finora i costi di estrazione si sono rivelati proibitivi. La domanda di questi minerali, semplicemente, non è ancora abbastanza alta“. Un’opinione che ha il peso dell’esperienza: Olsen è l’unica ingegnere mineraria della Groenlandia e in passato ha ricoperto il ruolo di capo dipartimento presso l’Autorità per le Risorse Minerarie del Paese.
Ma l’apertura a Trump e gli Stati Uniti non è una messa in vendita, precisa. Ed è pronta a scommettere: “Credo fermamente che molto presto inizieremo a vivere una vita basata maggiormente su chi siamo, sulla nostra cultura, sulla nostra lingua, e inizieremo a fare regolamenti basati su di noi, non sulla Danimarca“.

