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	<title>Benjamin Netanyahu Archives - InsideOver</title>
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		<title>Dal Mossad ai falchi Usa, l&#8217;asse che vuole sabotare il negoziato sul nucleare iraniano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 May 2025 14:16:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Energia]]></category>
		<category><![CDATA[Spionaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Nucleare iraniano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p>Dai neocon ai sionisti filo-Netanyahu, dl Fronte Paydari iraniano al direttore dell'Agenzia atomica dell'Onu. Ecco gli oppositori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-mossad-ai-falchi-usa-lasse-che-vuole-sabotare-il-negoziato-sul-nucleare-iraniano.html">Dal Mossad ai falchi Usa, l&#8217;asse che vuole sabotare il negoziato sul nucleare iraniano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="774" height="516" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran.jpg 774w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-600x400.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/05/iran-768x512.jpg 768w" sizes="(max-width: 774px) 100vw, 774px" /></p>
<p><strong><em>Questo articolo è la seconda parte del rapporto realizzato da Alessandro Cassanmagnago sul nucleare iraniano. La prima può essere letta <a href="https://it.insideover.com/tecnologia/chi-ha-paura-del-nucleare-iraniano-dal-1979-a-oggi-leterna-sfida-tra-teheran-e-gli-usa.html">qui.</a></em></strong></p>



<p>Nel 2025, con il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, si è giunti al quinto round di negoziati tra Stati Uniti e Iran sul programma nucleare iraniano. Questi colloqui sono guidati da figure chiave: per gli Stati Uniti, <strong>Steve Witkoff</strong>, imprenditore immobiliare e attuale inviato speciale per il Medio Oriente ; per l&#8217;Iran, il ministro degli Esteri <strong>Abbas Araghchi</strong>. I primi incontri sono stati facilitati dalla diplomazia omanita a Mascate, con successivi segnali di apprezzamento e coinvolgimento da parte di altre <a href="https://it.insideover.com/guerra/iran-vendicarsi-soleimani-golfo-persico.html">monarchie del Golfo, tra cui l&#8217;Arabia Saudita e il Qatar.</a></p>



<p>Durante il suo recente tour nel Golfo Persico, il presidente Trump ha espresso ottimismo riguardo alla possibilità di un accordo nucleare con l&#8217;Iran. In una dichiarazione a Doha, ha affermato: &#8220;Siamo in negoziati molto seri con l&#8217;Iran per una pace a lungo termine. Penso che ci stiamo avvicinando a un accordo, forse senza dover ricorrere a soluzioni drastiche.&#8221;</p>



<p>Il fulcro delle discussioni attuali riguarda <strong>il livello di arricchimento dell&#8217;uranio da parte dell&#8217;Iran. </strong>Dopo il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA nel 2018, l&#8217;Iran ha ripreso l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, raggiungendo livelli prossimi a quelli necessari per la produzione di armi nucleari. Teheran sostiene che il programma sia esclusivamente civile, ma questa escalation è da considerarsi come una strategia di deterrenza per <strong>spingere gli Stati Uniti e i Paesi europei a tornare al tavolo dei negoziati.</strong></p>



<p>Parallelamente, gli Stati Uniti hanno intensificato le sanzioni contro l&#8217;Iran, continuando la politica di &#8220;massima pressione&#8221; già avviata durante la precedente amministrazione Trump. Questa strategia mira a costringere l&#8217;Iran a negoziare alle condizioni desiderate da Washington.</p>



<p>Attualmente, le due parti stanno cercando un compromesso tra la posizione americana, che vorrebbe uno <strong>&#8220;zero enrichment deal&#8221; (nessun arricchimento), e quella iraniana, che insiste sul diritto all&#8217;arricchimento per scopi civili.</strong> Una delle proposte in discussione prevede la creazione di un consorzio tra l&#8217;Iran e i paesi del Golfo per gestire l&#8217;uranio arricchito, sotto la supervisione degli Stati Uniti e dell&#8217;Agenzia Internazionale per l&#8217;Energia Atomica (AIEA).</p>



<p>Il prossimo incontro tra le delegazioni iraniana e statunitense, mediato <a href="https://it.insideover.com/politica/la-visita-del-sultano-delloman-in-russia-e-la-lunga-corsa-per-la-pace-in-medio-oriente.html">dall&#8217;Oman,</a> è previsto per i prossimi giorni. Sarà un momento cruciale per valutare i progressi e le possibilità di raggiungere un accordo che possa soddisfare entrambe le parti e contribuire alla stabilità regionale.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I nemici dell’atomo iraniano</strong></h2>



<p>Oltre agli ostacoli tecnici e diplomatici, esistono forze politiche interne ed esterne che si oppongono al raggiungimento di un accordo nucleare tra Stati Uniti e Iran. All’interno dell’Iran, l’opposizione più significativa proviene dal <strong>Fronte della Stabilità della Rivoluzione Islamica</strong> (<em>Jebhe-ye Paydari-ye Enqelab-e Eslami</em>), noto come Fronte Paydari. La loro opposizione all’accordo nucleare deriva da una visione in cui ogni apertura verso gli Stati Uniti è vista come una minaccia alla sovranità nazionale e all’identità ideologica dell’Iran. Il Fronte è inoltre in aperta opposizione politica all’attuale presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong>, che ha sconfitto i loro candidati alle recenti elezioni, e mantiene rapporti stretti con la Russia, che ha tutto l’interesse a mantenere l’Iran in una posizione di conflitto con l’Occidente.</p>



<p>Negli Stati Uniti, l’opposizione all’accordo con l’Iran è guidata da una parte significativa dell’establishment politico, composta da esponenti <strong>neoconservatori</strong>, tradizionalmente favorevoli a una strategia di confronto militare con Teheran. Tuttavia, è forse più corretto parlare, almeno in questa fase storica, di una resistenza portata avanti dai <strong>cosiddetti ambienti filosionisti, o più precisamente filo-Netanyahu</strong>: settori del Congresso e della politica statunitense, trasversali sia alla destra che a una parte della sinistra, strettamente allineati alla visione del primo ministro israeliano. Esiste una sovrapposizione significativa tra i neocon più radicali e questi ambienti filo-israeliani: entrambi promuovono un approccio intransigente, e in alcuni casi auspicano un intervento militare diretto degli Stati Uniti a sostegno di Israele, con l’obiettivo di neutralizzare il programma nucleare iraniano.</p>



<p>La posizione ufficiale del Governo israeliano, guidato da <strong>Benjamin Netanyahu</strong>, è nota: opposizione totale a ogni forma di accordo che permetta all’Iran anche solo di mantenere capacità nucleari civili. Tuttavia, come spiegato in precedenti analisi (ad esempio in un contributo per <em>Osservatorio Globalizzazione</em>, <a href="https://osservatorioglobalizzazione.it/osservatorio/i-nemici-esterni-della-democrazia-iran/">“I nemici esterni della democrazia iraniana”)</a>, le preoccupazioni israeliane vanno ben oltre il pericolo rappresentato da un’ipotetica arma nucleare. <strong>A spaventare Israele è soprattutto la forza economica e demografica potenziale dell’Iran.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">La strategia di Israele</h2>



<p>Con una popolazione che sfiora i 90 milioni di abitanti (circa dieci volte quella israeliana, che si aggira intorno ai 9–10 milioni), e ancora in una finestra demografica favorevole,<strong> l’Iran rappresenta un potenziale protagonista regionale di primo piano.</strong> Questa finestra, tuttavia, sta per chiudersi, e proprio per questo Teheran è spinta ad accelerare la propria crescita economica, sfruttando la disponibilità di capitale umano. Israele, in questa prospettiva, mira a ostacolare non solo il programma nucleare, ma anche il consolidamento economico iraniano, in un’ottica di contenimento strategico complessivo.</p>



<p>La strategia israeliana si basa anche sulla recente efficacia dimostrata nel colpire membri e strutture dell’“asse della resistenza” — Hezbollah in Libano, Hamas, il regime di Assad in Siria — ma rischia di sopravvalutare due fattori. Primo: <strong>la propria effettiva capacità di affrontare direttamente l’Iran</strong>. È vero che l’intelligence israeliana ha raccolto informazioni di altissimo livello sul programma iraniano, ma l’intelligence da sola non basta a garantire l’efficacia strategica o il successo militare di un’operazione. Secondo: <strong>la volontà di Donald Trump di seguire Netanyahu su questa linea</strong>. L’attuale presidente statunitense sta dimostrando un approccio più pragmatico, in linea con la sua formazione di uomo d’affari e con la propria immagine di negoziatore, già codificata nei suoi testi (e infatti Trump è autore del bestseller <em>The Art of the Deal</em>, non <em>The Art of War</em>).</p>



<p>Trump, pur avendo avvertito che l’Iran verrebbe colpito militarmente nel caso in cui producesse un’arma atomica, <strong>al momento privilegia chiaramente il negoziato.</strong> A conferma di questa linea, ha rimosso dalla sua amministrazione alcune delle figure più vicine alla visione neo-conservatrice e al blocco filo-Netanyahu; tra queste spiccava <strong>John Bolton</strong>, ex Consigliere per la Sicurezza Nazionale già nel primo mandato.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo dei Paesi europei</h2>



<p>Accanto a questi oppositori noti, vi sono anche attori meno prevedibili che, per ragioni diverse, hanno assunto una posizione critica o poco costruttiva. Tra questi, il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), <strong>Rafael Mariano Grossi</strong>, argentino, che ha adottato toni piuttosto duri nei confronti dell’Iran. Secondo alcune interpretazioni, il suo atteggiamento deriverebbe dal fatto di essere rimasto ai margini delle trattative dirette tra Washington e Teheran, in un processo in cui l’AIEA appare meno centrale rispetto al passato. Inoltre, non si esclude che <strong>Grossi stia cercando di rafforzare la propria visibilità </strong>in vista di possibili ambizioni politiche in Argentina.</p>



<p>Un atteggiamento simile è stato adottato anche dai tre principali attori europei: Francia, Germania e Regno Unito. Questi paesi, noti come gruppo E3, sono stati per anni parte attiva dei negoziati con l’Iran. Tuttavia, l’attuale processo bilaterale, mediato dall’Oman e dominato dal rapporto diretto tra Stati Uniti e Iran, li ha marginalizzati. <strong>Le critiche europee </strong>derivano dunque sia da motivazioni politiche — in particolare l’antipatia nei confronti di Trump in molte capitali europee — sia da una valutazione realistica della perdita di centralità diplomatica nel dossier iraniano.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>I possibili scenari</strong></h2>



<p>Cosa potrebbe dunque accadere nei prossimi giorni, nei prossimi mesi? Gli sviluppi possibili si riducono, in sostanza, a due scenari principali. Il primo, delineato nel corso di questo articolo, è <strong>quello in cui Stati Uniti e Iran riescano a raggiungere un’intesa sul programma nucleare.</strong> Tale accordo risponderebbe agli interessi di entrambe le parti: per Washington, garantirebbe la certezza che Teheran non persegua la costruzione di un’arma nucleare; per l’Iran, comporterebbe la rimozione delle sanzioni economiche e un rilancio dell’economia nazionale.</p>



<p>Il secondo scenario, di segno opposto, è <strong>quello di un mancato accordo</strong>, che potrebbe a sua volta articolarsi in due sotto scenari distinti. Il primo consisterebbe nella prosecuzione della strategia di “massima pressione” già adottata da Trump, fatta di sanzioni economiche e del proseguimento della guerra coperta che Israele conduce contro l’Iran dal 1979. Il secondo è più radicale e rischioso, e potrebbe essere definito — con un riferimento alla terminologia della Guerra Fredda — come <em>roll-back</em>: <strong>l’ipotesi di un attacco militare cinetico</strong>, condotto da Israele con il supporto degli Stati Uniti, volto a distruggere le infrastrutture nucleari iraniane e riportare il programma atomico “all’età della pietra”.</p>



<p>Questo secondo sotto scenario appare, tuttavia, improbabile per almeno due motivi. In primo luogo, l’amministrazione Trump non sembra intenzionata ad aprire nuovi fronti militari, preferendo concentrare energie e risorse sul contenimento della Cina e sulla regione dell’Indo-Pacifico. In secondo luogo, sebbene Israele appaia disposto a intraprendere un’azione di forza, <strong>le monarchie del Golfo e altri attori arabi della regione si sono mostrati freddi</strong> di fronte a tale ipotesi, temendo un’ulteriore destabilizzazione in un contesto già segnato dagli eventi del 7 ottobre.</p>



<p>In definitiva, <strong>il punto cruciale resta la questione dell’arricchimento dell’uranio</strong>: se le parti riusciranno a trovare un’intesa su questo nodo, si potrà aprire la strada non solo alla revisione del regime sanzionatorio, ma forse anche a un negoziato più ampio, capace di reinserire gradualmente l’Iran nel quadro regionale e internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/energia/dal-mossad-ai-falchi-usa-lasse-che-vuole-sabotare-il-negoziato-sul-nucleare-iraniano.html">Dal Mossad ai falchi Usa, l&#8217;asse che vuole sabotare il negoziato sul nucleare iraniano</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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