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	<title>barbara walters Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
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		<title>Tucker Carlson e l’intervista a Masoud Pezeshkian: quando il giornalismo fa il suo mestiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Paolo Mossetti]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Jul 2025 09:37:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra Iran-Israele]]></category>
		<category><![CDATA[Isis (Stato islamico)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Tucker Carlson intervista il presidente iraniano Pezeshkian e negli Usa scoppia la polemica. Ma proprio in. questo consiste il giornalismo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/tucker-carlson-e-lintervista-a-masoud-pezeshkian-quando-il-giornalismo-fa-il-suo-mestiere.html">Tucker Carlson e l’intervista a Masoud Pezeshkian: quando il giornalismo fa il suo mestiere</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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<p>È dura quando sono le persone che hai sempre odiato a fare quello che dovresti fare tu. È quello che molti di noi hanno provato durante il weekend del 4 luglio, quando <strong>Tucker Carlson</strong>, ex commentatore politico di Fox News diventato polemista-principe dell&#8217;universo trumpiano, ha annunciato l&#8217;intervista col presidente iraniano, <strong>Masoud Pezeshkian</strong>, poco dopo la fine dei 12 giorni di <a href="https://it.insideover.com/difesa/thaad-la-guerra-israele-iran-ha-bruciato-le-riserve-dei-sistemi-antimissile-usa.html">guerra con Israele</a>. La reazione della destra istituzionale non si è fatta attendere: il deputato repubblicano <strong>Dan Crenshaw</strong> ha definito l’intervista un oltraggio: che disonore usare il Giorno dell&#8217;Indipendenza per &#8220;dare spazio al leader di uno Stato terrorista che ci chiama il Grande Satana”. A lui si sono aggiunti Ted Cruz e Mark Levin, accusando Carlson di “tradimento” per aver dato voce al nemico giurato.</p>



<p>Eppure dare spazio i nemici dell’Occidente è sempre stato parte integrante del mestiere giornalistico. Lo fece <strong>Dan Rather </strong>con <strong>Saddam Hussein</strong> poco prima dell’invasione del 2003, Barbara Walters con <strong>Fidel Castro</strong> e <strong>Vladimir Putin</strong>, per non parlare del <em>New York Times</em> con l’Ayatollah Khomeini nel 1979, a poche settimane dalla crisi degli ostaggi. Lo fecero Mike Wallace e <em>Time Magazine</em>, che lo proclamò “Uomo dell’anno” nel 1980: non certo per approvarlo, ma per il suo impatto sul mondo (salvo poi cedere al conformismo nel 2001, eleggendo al posto di<strong> Osama Bin Laden</strong> &#8211; che pure era stato intervistato da uno come Peter Bergen in Afghanistan &#8211; il gelatinoso sindaco di New York, <em>Rudy Giuliani</em>). </p>



<p>E lo sappiamo bene anche noi italiani, con le interviste con Arafat e Khomeini di <strong>Oriana Fallaci </strong>celebrate sugli scaffali della borghesia liberale &#8211; forse, va detto, anche perché quelle interviste erano manipolate da una prospettiva occidentalista.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Perché si parla con il nemico</h2>



<p>Perché, dunque, si parla con la Nemesi? Perché <strong>conoscere le parole e le motivazioni degli avversari è essenziale per informare i cittadini.</strong> E pazienza se ce lo ricorda Carlson, antivaccinista e anticomunista convinto, in un video introduttivo: “Gli statunitensi hanno il diritto costituzionale e divino di conoscere tutto ciò che possono su questioni che li riguardano. Il nostro compito è aggiungere conoscenza, da cui ognuno può trarre le proprie conclusioni”.</p>



<p>Il dibattito su Carlson, va detto, è tutto interno alla destra. La sinistra, di quel pezzo di giornalismo, sembra non essersene neppure accorta, a parte forse qualche segmento stalinista o anti-sistema finito nel MAGA per far dispetto alla sinistra dei diritti civili. E sempre da destra, qualcuno ha fatto notare che il problema non è aver intervistato Pezeshkian, ma averlo fatto come unica voce “iraniana” senza dare spazio anche a dissidenti e oppositori interni. Non sorprende, per questo, che il presidente abbia usato la conversazione per promuovere la narrazione del regime: <strong>accusare gli Stati Uniti e Israele di aver creato l’Isis,</strong> e presentare l’Iran come vittima delle ingerenze esterne. Un copione prevedibile. Ma non è colpa di Carlson se sui media tradizionali la voce degli ayatollah è quasi solo occultata, o ridicolizzata.</p>



<p>Questa intervista arriva in un momento delicato per la destra trumpiana. L’attacco degli Stati Uniti all’Iran di dieci giorni fa ha riacceso la tensione tra l’ala più bellicosa dei repubblicani &#8211; ancora legata a Netanyahu e alla tradizionale politica interventista &#8211; e<strong> la corrente “America First” più giovane e contraria a nuove guerre in Medio Oriente,</strong> incarnata da figure come Carlson, Charlie Kirk e Marjorie Taylor Greene, e persino da <strong>Glenn Greenwald</strong>, giornalista investigativo che pur con un passato progressista non ha mai fatto mistero di preferire ormai il realismo di Trump all&#8217;idealismo della dinastia Clinton. Pezeshkian lo ha capito bene: durante l’intervista ha parlato di “guerra infinita” e ha puntato il dito non contro Trump, ma contro Netanyahu, consapevole delle divisioni interne al fronte conservatore americano.</p>



<p>Il paradosso è che il sogno di un’America isolazionista, libera da ingerenze globali, è difficilmente realizzabile. Come osservano molti analisti, tra cui in Italia, il politologo Lorenzo Castellani, il ruolo egemonico degli Stati Uniti non deriva solo dalle scelte sbagliate di un’élite, ma <strong>da tendenze storiche, economiche e strategiche difficili da invertire.</strong> Non basta un cambio di presidente o di retorica per smantellare un impero costruito in ottant’anni.</p>



<p>Sia quel che sia, l’intervista di Carlson non va vista come uno scandalo, ma come giornalismo. È più preoccupante il fatto che tanti reporter abbiano perso la voglia o il coraggio di fare qualcosa di simile,<strong> limitandosi a ripetere i refrain pro-status quo, di una sola parte,</strong> senza metterla in discussione. Se poi sia stata un’intervista illuminante è un altro discorso: chi si aspettava risposte sincere o autocritiche dal presidente iraniano rimarrà deluso. Ma la funzione dell’intervista resta quella di offrire agli spettatori elementi per farsi un’idea propria &#8211; e magari per chiedere conto ai loro leader delle scelte che li portano, nelle guerre, sempre più vicini all&#8217;Eterno ritorno dell&#8217;uguale.</p>
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