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	<title>Oceano Indiano Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Wed, 10 Apr 2024 15:16:32 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Oceano Indiano Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>Salvate gli Shompen! Così una tribù antichissima rischia il genocidio per una lottizzazione</title>
		<link>https://it.insideover.com/societa/piano-indiano-distruzione-isola.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2024 15:16:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1170" height="614" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170.jpg 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-1024x537.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-768x403.jpg 768w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>Il governo dell’India progetta di urbanizzare l’isola di Gran Nicobar al solo fine di creare una “Hong-Kong indiana”. Sull’isola, però, vive da circa diecimila anni la tribù indigena degli Shompen, uno dei popoli più isolati al mondo. Molti dei membri di questa civiltà, infatti, non hanno mai avuto contatti con il mondo esterno e ciò &#8230; <a href="https://it.insideover.com/societa/piano-indiano-distruzione-isola.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/societa/piano-indiano-distruzione-isola.html">Salvate gli Shompen! Così una tribù antichissima rischia il genocidio per una lottizzazione</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1170" height="614" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170.jpg 1170w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-600x315.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-300x157.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-1024x537.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2024/04/IND-SHO-01_1170-768x403.jpg 768w" sizes="(max-width: 1170px) 100vw, 1170px" /></p>
<p>Il governo dell’<strong>India</strong> progetta di urbanizzare l’<strong>isola di Gran Nicobar </strong>al solo fine di creare una “Hong-Kong indiana”. Sull’isola, però, vive da circa diecimila anni la tribù indigena degli <strong>Shompen</strong>, uno dei popoli più isolati al mondo. Molti dei membri di questa civiltà, infatti, non hanno mai avuto contatti con il mondo esterno e ciò li rende vulnerabili alle malattie, tra le altre cose.</p>



<p>Il &#8220;Great Nicobar Project&#8221; da 9miliardi di dollari pianificato da Nuova Delhi metterebbe a rischio la sopravvivenza di questo popolo, che rischia un vero <strong>genocidio</strong>. Il piano, che è in attesa dell’ultima approvazione da parte del governo, è un figlio diretto del capitalismo e perpetuerebbe l’ennesima cancellazione di culture altre al solo scopo di favorire l’economia. Secondo i programmi, i lavori potrebbero iniziare per la fine del 2024.</p>



<p>L’assurdità è che il comitato di valutazione degli esperti del Ministero indiano dell’Ambiente, delle Foreste e dei Cambiamenti Climatici ha <strong>raccomandato</strong> la concessione dell’autorizzazione alla Zona di Regolazione Ambientale e Costiera (CRZ) per il grande progetto infrastrutturale e turistico nell’isola.</p>



<p>A pagarne le conseguenze non sarà solo la popolazione degli Shompen, ma anche la natura. È infatti prevista una <strong>deforestazione </strong>che colpirà circa 850mila alberi per fare spazio ad una metropoli con grattacieli, un porto, un aeroporto militare-civile a duplice uso, centrali elettriche a gas, disel e solare. Successivamente verranno impiantati anche <strong>650mila nuovi abitanti </strong>provenienti fuori dall’isola.</p>



<p>L’isola, nota per la sua straordinaria <strong>ecologia, </strong>riconosciuta persino dalla più alta legge indiana sulla protezione ambientale, andrebbe così distrutta in uno schiocco di dita. Il governo Modi dimostrerebbe solo una totale mancanza di rispetto sia per i popoli che vi vivono, sia per l’ambiente. Azioni di questo tipo vanificano anche qualsiasi altro sforzo compiuto per tutelare l’ambiente e di conseguenza tutti i suoi abitanti.</p>



<p>Oltre alle motivazioni economiche, uno dei principali motivi per cui il Governo indiano ha elaborato il piano è dovuto alla <strong>posizione strategica </strong>dell’isola. L’isola di Gran Nicobar si trova infatti in una porzione di Oceano Indiano che da tempo è oggetto delle mire espansionistiche cinesi. L’India vorrebbe in qualche modo rivendicare l’isola e la sua strategicità.</p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Chi sono gli Shompen</strong></h2>



<p>Sull’isola indiana di Gran Nicobar, situata nel territorio indiano delle Isole Andamane e Nicobare, convivono due popoli nativi, i Nicobaresi e gli Shompen. I primi contano qualche decina di migliaia di persone integrate ormai con il resto della popolazione dell’isola. I secondi, invece sono, come si accennava, isolati e contano tra le 100 e le 400 persone.</p>



<p>Gli Shompen vivono di caccia e agricoltura, vivono in piccoli gruppi, sono nomadi e occupano i territori delimitati dai fiumi della foresta pluviale tropicale, una delle meglio conservate al mondo. Qui costruiscono accampamenti temporanei dove vivono per qualche settimana o mese per poi spostarsi ancora. La foresta pluviale e ciò che vi trovano rappresentano il loro principale elemento di sussistenza. La foresta si estende per circa il 95% dell’isola e vanta un gran numero di specie animali e vegetali. Per questo motivo una deforestazione come quella prevista andrebbe a privare gli indigeni dei loro mezzi di sussistenza.</p>



<p>L’<a href="https://en.unesco.org/biosphere/aspac/great-nicobar">UNESCO</a> ha dichiarato che il territorio, che fa parte della Rete Mondiale delle Riserve delle Biosfera, copre “ecosistemi di foreste tropicali sempreverdi unici e minacciati. Ospita ecosistemi molto ricchi, […]. In termini di fauna, si contano oltre 1800 specie, alcune delle quali endemiche di questa zona”.</p>



<p>Si tratta di una popolazione con cui è complesso entrare a contatto. Solo alcuni membri delle comunità, infatti, si allontanano saltuariamente dai villaggi per scambiare beni con la popolazione circostante e dialogare con le istituzioni. Il mancato contatto con il mondo esterno costituisce un rischio importante per la mancanza di un <strong>sistema immunitario</strong> in grado di sconfiggere malattie a loro sconosciute.</p>



<p>Allo stesso tempo questi indigeni mostrano ostilità nei confronti del mondo poiché temono per la loro incolumità. Alcune rappresentanti dell’Amministrazione delle Isole Andamane e Nicobare che ha provato ad avvicinarsi ai villaggi <a href="https://www.survival.it/popoli/shompen">raccontano</a> che “a circa 50 metri dalle ‘case esterne’ siamo stati bloccati dal lancio di frecce, a cui siamo sfuggiti per un soffio, poiché gli Shompen di questa regione sono fermamente convinti che gli esterni portino malattie”. È noto infatti che gli Shompen che si recano nelle comunità quando tornano vengono messi in quarantena in case situate fuori dai loro insediamenti.</p>



<p>Nel documento non sono specificate quali dovrebbero essere le sorti del popolo indigeno. Si dice solo che potrebbero essere ricollocati altrove. Nonostante ciò, il ministro degli Affari tribali, <strong>Arjun Munda,</strong> sostiene che il piano sia stato valutato attentamente per non impattare in modo negativo sulle&nbsp;<strong>comunità indigene</strong>&nbsp;locali. Sembra si stiano ripetendo errori del passato, come ad esempio il genocidio dei <a href="https://it.insideover.com/migrazioni/i-rohingya-un-popolo-alla-ricerca-di-una-terra-da-abitare.html">Rohingya</a>, un gruppo etnico indo-ariano privato della propria terra di appartenenza. </p>



<h2 class="wp-block-heading"><strong>Le mobilitazioni contro il progetto</strong></h2>



<p>L’Ong <strong>Survival International </strong>sta tentando di mobilitare l’opinione pubblica internazionale. Per ora sono 10.000 le e-mail inviate al governo indiano e altre autorità per chiedere la cancellazione del progetto. Chiunque accedendo al loro <a href="https://www.survival.it/popoli/shompen">sito</a> può contribuire in tal senso.</p>



<p>Nel mese di febbraio,&nbsp;39<strong> studiosi internazionali di genocidio</strong> hanno <a href="https://www.survival.it/notizie/13881">scritto</a> al Presidente dell’India&nbsp;e hanno descritto il mega-progetto come una “condanna a morte per gli Shompen, equivalente al crimine internazionale di genocidio”, chiedendo l’abbandono immediato del progetto. Inoltre, l’<strong>Indian national congress party</strong>, ovvero il partito di opposizione, si è mostrato contrario al progetto, <a href="https://www.indiatoday.in/india/story/congress-slams-govt-after-ngt-forms-panel-to-revisit-environmental-nod-nicobar-project-2357262-2023-04-08">descrivendolo</a> come un <strong>ecocidio </strong>e un incubo ecologico.</p>



<p>Per quanto i documenti di pianificazione descrivano il progetto come “olistico” e “verde” e che promuoverà elementi di ecoturismo, che suona molto come un <strong>greenwashing</strong>, la distruzione del territorio prevista è un dato di fatto e non potrà essere compensata in alcun modo. Anche in India cresce il numero di persone contrarie, nonostante le informazioni non siano facili da reperire a causa della forte censura del governo Modi. Infatti anche gli stessi Shompen sono praticamente <a href="https://geographical.co.uk/culture/shompen-india-government-genocide-great-nicobar-island">ignari</a> di ciò che sta per accadere al loro popolo. Ma anche i loro vicini Nicobaresi non hanno acconsentito al progetto. Questo fa si che il progetto <a href="https://www.theweek.in/wire-updates/national/2023/04/30/des16-tribal-panel-great-nicobar.html">violi</a> non solo la legge indiana ma anche quella internazionale.</p>
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		<title>La lotta per il controllo dell&#8217;Oceano Indiano</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/la-lotta-per-il-controllo-delloceano-indiano</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Allegra Filippi]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 08:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[conflitto sino-indiano]]></category>
		<category><![CDATA[Oceano Indiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32.png" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32.png 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32-600x338.png 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32-300x169.png 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32-1024x576.png 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32-768x432.png 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32-334x188.png 334w" sizes="(max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>India e Cina si stanno contendendo l'Oceano Indiano con due strategie ben contrapposte ma volte a controllare le principali rotte marittime</p>
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<figure class="wp-block-video"><video height="1080" style="aspect-ratio: 1920 / 1080;" width="1920" controls poster="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/09/Copertina-video-InsideNews-2-32.png" src="https://cdn.evolutionadv.it/insideover/website/2023/09/Untitled_video-37.mp4"></video></figure>



<p>La collana di Perle contro quella diamanti.&nbsp;<strong>Cina</strong>&nbsp;e&nbsp;<strong>India</strong>&nbsp;si contendono l’Asia (e non solo) con due strategie geopolitiche contrapposte, che puntano ad ottenere il controllo delle principali&nbsp;<strong>rotte marittime e commerciali&nbsp;</strong>del sud-est asiatico, con le quali estendere poi l’influenza nei porti chiave coinvolti, e da lì nei Paesi geograficamente decisivi per blindare l’Asia.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li>Scopri di più: <a href="https://it.insideover.com/difesa/la-collana-di-perle-contro-la-collana-di-diamanti-cosi-india-e-cina-si-contendono-lasia.html">La lotta per il controllo dell&#8217;Oceano Indiano</a></li>
</ul>
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		<item>
		<title>La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</title>
		<link>https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Mar 2023 06:00:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Auto elettrica]]></category>
		<category><![CDATA[Litio]]></category>
		<category><![CDATA[Nickel]]></category>
		<category><![CDATA[Terre rare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Si trova nei fondali oceanici il nuovo El Dorado per la transizione energetica? La fame mondiale di materiali critici non accenna a diminuire. E per soddisfare esigenze sempre crescenti per le industrie e le politiche economiche delle economie più importanti del pianeta sta iniziando a prendere piede in diversi contesti l&#8217;idea di cacciare tali risorse &#8230; <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1280" height="720" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1.jpg 1280w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-300x169.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-1024x576.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-768x432.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2023/03/2019-03-08_22-08-57_Sonne_SO268-1_035ROV06_OnlyLogo_klein_original1-334x188.jpg 334w" sizes="auto, (max-width: 1280px) 100vw, 1280px" /></p>
<p>Si trova nei <strong>fondali oceanici</strong> il nuovo El Dorado per la <strong>transizione energetica</strong>? La fame mondiale di materiali critici non accenna a diminuire. E per soddisfare esigenze sempre crescenti per le industrie e le politiche economiche delle economie più importanti del pianeta sta iniziando a prendere piede in diversi contesti l&#8217;idea di cacciare tali risorse anche sul fondo dei mari di tutto il mondo.</p>



<p>Allo stato attuale delle cose nel mondo non sono stati stanziati i fondi necessari per portare gli <strong>investimenti</strong> nelle più strategiche delle <a href="https://www.ft.com/content/72400b96-4c67-4a7f-9a98-53371f5ab421" target="_blank" rel="noreferrer noopener">risorse naturali per la transizione energetica </a>al livello delle richieste dei grandi piani di decarbonizzazione al 2030 e, soprattutto, al 2050, anno in cui molti Stati propongono di ottenere la neutralità climatica netta. </p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;esigenza di puntare agli abissi</h2>



<p><a href="https://www.forbes.com/sites/forbesfinancecouncil/2022/11/21/could-deep-sea-mining-rescue-the-future-of-the-renewable-transition/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><em>Forbes</em></a> ha di recente riportato i dati di uno studio del Servizio geologico della Finlandia (Gtk) che &#8220;esamina il volume di metalli necessari per costruire la prima generazione di veicoli elettrici, ad esempio, sostituendo ogni veicolo della flotta globale oggi con uno elettrico. Ebbene, &#8220;si stima che una generazione di veicoli elettrici (1,39 miliardi di vetture) richiederà oltre 280 milioni di tonnellate di minerali critici e altri 2,5 miliardi di tonnellate di metalli per progetti di stoccaggio di energia per sostenere un tale aumento del consumo di elettricità&#8221;. Non esistono al mondo il litio e il nichel necessari a soddisfare una transizione tanto grande in una generazione, e da qui nasce l&#8217;idea di <strong>rivolgersi ai giacimenti sottomarini</strong> che molti governi e imprese stanno puntando per cacciare nuovi materiali strategici.</p>



<p>Nel Pacifico, nell&#8217;Atlantico e in aree dell&#8217;Oceano Indiano abbondano in particolare i noduli di manganese, formazioni formate nei millenni dalla stratificazione dei sedimenti in cui si trovano concentrati assieme in vere e proprie &#8220;<strong>pepite</strong>&#8221; fino a trentasette metalli contemporaneamente, tra cui nichel, cobalto e rame; nel Pacifico la <a href="https://it.insideover.com/economia/la-battaglia-per-le-risorse-del-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Clarion Clipperton Zone (CCZ)</a> da oltre 4 milioni di chilometri quadrati, estesa tra Kiribati, le Sporadi e il Messico, ospita enormi giacimenti di terre rare su cui insistono già venti diverse richieste di esplorazione; nella zona delle <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/le-isole-salomone-e-la-nuova-guerra-del-pacifico.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Isole Salomone</a></strong> sono presenti importanti risorse sottomarine dal grande valore strategico; nei fondali di aree nordiche come la Groenlandia e la Norvegia si trovano minerali in quantità. E l&#8217;elenco è sicuramente più esteso. Meno di un decimo dei fondali marini profondi degli oceani che coprono oltre due terzi della superficie terrestre è ad oggi stato <a href="https://oceanservice.noaa.gov/facts/exploration.html">mappato</a> con precisione. In potenza, dunque, il tesoro sottomarino potrebbe essere decisivo per l&#8217;evoluzione industriale delle società più avanzate.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il problema dell&#8217;accessibilità</h2>



<p>Il nodo principale è quello dell&#8217;accessibilità di queste risorse. <em>Forbes</em> ricorda che finché si tratta della raccolta dei noduli, il problema non si pone perché non è necessaria alcuna attività di <strong>perforazione</strong> e <strong>trivellazione</strong> in acque profonde. Nella caccia ai giacimenti di litio, nichel, titanio e terre rare presenti sui fondali, però, spesso è da tenere in considerazione la necessità di interventi più invasivi che si scontrano con convenzioni internazionali per la tutela dell&#8217;ambiente, come i Protocolli di Parigi o la Convenzione Onu sul Diritto del Mare (Unclos) che preservano gli ambienti sottomarini. Jocelyn Trainer, ricercatrice ed esperta per il programma di energia, economia e sicurezza presso il Center for a New American Security, ha scritto sul sito dello <strong><a href="https://www.usip.org/publications/2022/11/geopolitics-deep-sea-mining-and-green-technologies" target="_blank" rel="noreferrer noopener">United States Institute for Peace (Usip)</a></strong> che &#8220;circa il 60% del fondo oceanico si trova al di fuori della giurisdizione dei singoli Stati. In queste acque, la prospezione in alto mare (la ricerca di minerali e metalli), l&#8217;esplorazione (valutazioni della posizione, delle dimensioni e della quantità) e lo sfruttamento (il recupero e la consegna di quantità economiche di minerali e metalli) sono regolati <a href="https://www.iucn.org/resources/issues-brief/deep-sea-mining" target="_blank" rel="noreferrer noopener">dall&#8217;Autorità internazionale dei fondali</a> marini (Isa) creata dall&#8217;Unclos&#8221;.</p>



<p>Il rischio di una <strong>competizione a tutto campo</strong>, anarchica e non governata, per le risorse fa pensare che in diversi fronti i costi della caccia alle risorse minerarie superino i benefici che potrebbero essere garantiti dall&#8217;apertura dei fondali al <em>deep sea mining</em>. Si pongono inoltre almeno altre due grandi constatazioni di merito. La prima è quella della complessità di un processo di transizione energetica che nei grandi piani delle potenze del pianeta è stato disegnato come grande quadro ideale senza grande attinenza al pragmatismo, all&#8217;evoluzione dell&#8217;industria e ai ritrovati della tecnica. Dunque come somma di aspettative più che frutto di calcoli reali. La seconda è legata al fatto che nel nome della transizione green si rischia di aprire una caccia industriale e mineraria ai <strong>santuari per eccellenza dell&#8217;ambiente mondiale</strong>, gli oceani, regolatori del clima, delle temperature e della vita sulla Terra. Un ambientalismo focalizzato unicamente sul taglio delle emissioni rischia, insomma, di danneggiare in altri campi l&#8217;ambiente stesso. E questo mostra la miopia di una <strong>narrazione economicista</strong> dominante nel campo dell&#8217;energia di frontiera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/ambiente/la-caccia-alle-risorse-per-la-transizione-energetica-passa-per-i-fondali-oceanici.html">La caccia alle risorse per la transizione energetica passa per i fondali oceanici</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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