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Società

Salvate gli Shompen! Così una tribù antichissima rischia il genocidio per una lottizzazione

Il governo dell’India progetta di urbanizzare l’isola di Gran Nicobar al solo fine di creare una “Hong-Kong indiana”. Sull’isola, però, vive da circa diecimila anni la tribù indigena degli Shompen, uno dei popoli più isolati al mondo. Molti dei membri...

Il governo dell’India progetta di urbanizzare l’isola di Gran Nicobar al solo fine di creare una “Hong-Kong indiana”. Sull’isola, però, vive da circa diecimila anni la tribù indigena degli Shompen, uno dei popoli più isolati al mondo. Molti dei membri di questa civiltà, infatti, non hanno mai avuto contatti con il mondo esterno e ciò li rende vulnerabili alle malattie, tra le altre cose.

Il “Great Nicobar Project” da 9miliardi di dollari pianificato da Nuova Delhi metterebbe a rischio la sopravvivenza di questo popolo, che rischia un vero genocidio. Il piano, che è in attesa dell’ultima approvazione da parte del governo, è un figlio diretto del capitalismo e perpetuerebbe l’ennesima cancellazione di culture altre al solo scopo di favorire l’economia. Secondo i programmi, i lavori potrebbero iniziare per la fine del 2024.

L’assurdità è che il comitato di valutazione degli esperti del Ministero indiano dell’Ambiente, delle Foreste e dei Cambiamenti Climatici ha raccomandato la concessione dell’autorizzazione alla Zona di Regolazione Ambientale e Costiera (CRZ) per il grande progetto infrastrutturale e turistico nell’isola.

A pagarne le conseguenze non sarà solo la popolazione degli Shompen, ma anche la natura. È infatti prevista una deforestazione che colpirà circa 850mila alberi per fare spazio ad una metropoli con grattacieli, un porto, un aeroporto militare-civile a duplice uso, centrali elettriche a gas, disel e solare. Successivamente verranno impiantati anche 650mila nuovi abitanti provenienti fuori dall’isola.

L’isola, nota per la sua straordinaria ecologia, riconosciuta persino dalla più alta legge indiana sulla protezione ambientale, andrebbe così distrutta in uno schiocco di dita. Il governo Modi dimostrerebbe solo una totale mancanza di rispetto sia per i popoli che vi vivono, sia per l’ambiente. Azioni di questo tipo vanificano anche qualsiasi altro sforzo compiuto per tutelare l’ambiente e di conseguenza tutti i suoi abitanti.

Oltre alle motivazioni economiche, uno dei principali motivi per cui il Governo indiano ha elaborato il piano è dovuto alla posizione strategica dell’isola. L’isola di Gran Nicobar si trova infatti in una porzione di Oceano Indiano che da tempo è oggetto delle mire espansionistiche cinesi. L’India vorrebbe in qualche modo rivendicare l’isola e la sua strategicità.

Chi sono gli Shompen

Sull’isola indiana di Gran Nicobar, situata nel territorio indiano delle Isole Andamane e Nicobare, convivono due popoli nativi, i Nicobaresi e gli Shompen. I primi contano qualche decina di migliaia di persone integrate ormai con il resto della popolazione dell’isola. I secondi, invece sono, come si accennava, isolati e contano tra le 100 e le 400 persone.

Gli Shompen vivono di caccia e agricoltura, vivono in piccoli gruppi, sono nomadi e occupano i territori delimitati dai fiumi della foresta pluviale tropicale, una delle meglio conservate al mondo. Qui costruiscono accampamenti temporanei dove vivono per qualche settimana o mese per poi spostarsi ancora. La foresta pluviale e ciò che vi trovano rappresentano il loro principale elemento di sussistenza. La foresta si estende per circa il 95% dell’isola e vanta un gran numero di specie animali e vegetali. Per questo motivo una deforestazione come quella prevista andrebbe a privare gli indigeni dei loro mezzi di sussistenza.

L’UNESCO ha dichiarato che il territorio, che fa parte della Rete Mondiale delle Riserve delle Biosfera, copre “ecosistemi di foreste tropicali sempreverdi unici e minacciati. Ospita ecosistemi molto ricchi, […]. In termini di fauna, si contano oltre 1800 specie, alcune delle quali endemiche di questa zona”.

Si tratta di una popolazione con cui è complesso entrare a contatto. Solo alcuni membri delle comunità, infatti, si allontanano saltuariamente dai villaggi per scambiare beni con la popolazione circostante e dialogare con le istituzioni. Il mancato contatto con il mondo esterno costituisce un rischio importante per la mancanza di un sistema immunitario in grado di sconfiggere malattie a loro sconosciute.

Allo stesso tempo questi indigeni mostrano ostilità nei confronti del mondo poiché temono per la loro incolumità. Alcune rappresentanti dell’Amministrazione delle Isole Andamane e Nicobare che ha provato ad avvicinarsi ai villaggi raccontano che “a circa 50 metri dalle ‘case esterne’ siamo stati bloccati dal lancio di frecce, a cui siamo sfuggiti per un soffio, poiché gli Shompen di questa regione sono fermamente convinti che gli esterni portino malattie”. È noto infatti che gli Shompen che si recano nelle comunità quando tornano vengono messi in quarantena in case situate fuori dai loro insediamenti.

Nel documento non sono specificate quali dovrebbero essere le sorti del popolo indigeno. Si dice solo che potrebbero essere ricollocati altrove. Nonostante ciò, il ministro degli Affari tribali, Arjun Munda, sostiene che il piano sia stato valutato attentamente per non impattare in modo negativo sulle comunità indigene locali. Sembra si stiano ripetendo errori del passato, come ad esempio il genocidio dei Rohingya, un gruppo etnico indo-ariano privato della propria terra di appartenenza.

Le mobilitazioni contro il progetto

L’Ong Survival International sta tentando di mobilitare l’opinione pubblica internazionale. Per ora sono 10.000 le e-mail inviate al governo indiano e altre autorità per chiedere la cancellazione del progetto. Chiunque accedendo al loro sito può contribuire in tal senso.

Nel mese di febbraio, 39 studiosi internazionali di genocidio hanno scritto al Presidente dell’India e hanno descritto il mega-progetto come una “condanna a morte per gli Shompen, equivalente al crimine internazionale di genocidio”, chiedendo l’abbandono immediato del progetto. Inoltre, l’Indian national congress party, ovvero il partito di opposizione, si è mostrato contrario al progetto, descrivendolo come un ecocidio e un incubo ecologico.

Per quanto i documenti di pianificazione descrivano il progetto come “olistico” e “verde” e che promuoverà elementi di ecoturismo, che suona molto come un greenwashing, la distruzione del territorio prevista è un dato di fatto e non potrà essere compensata in alcun modo. Anche in India cresce il numero di persone contrarie, nonostante le informazioni non siano facili da reperire a causa della forte censura del governo Modi. Infatti anche gli stessi Shompen sono praticamente ignari di ciò che sta per accadere al loro popolo. Ma anche i loro vicini Nicobaresi non hanno acconsentito al progetto. Questo fa si che il progetto violi non solo la legge indiana ma anche quella internazionale.

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