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	<title>Arabia Saudita Archives - InsideOver</title>
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		<title>Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Simona Losito]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Apr 2025 14:18:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Donne]]></category>
		<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[arabia saudita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1500" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-600x268.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-1024x457.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-768x343.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Manahel al-Otaibi ha 29 anni ed era istruttrice di fitness e attivista per i diritti delle donne in Arabia Saudita.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/manahel-al-otaibi-lattivista-per-i-diritti-delle-donne-scomparsa-nelle-carceri-saudite.html">Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1500" height="670" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Arabia Saudita" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104.jpg 1500w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-600x268.jpg 600w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-300x134.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-1024x457.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/04/Manahel-al-Otaibi-e1744014167104-768x343.jpg 768w" sizes="(max-width: 1500px) 100vw, 1500px" /></p>
<p>Manahel al-Otaibi ha 29 anni ed era istruttrice di fitness e attivista per i diritti delle donne in <strong>Arabia Saudita</strong>. Il 9 gennaio 2024 è stata&nbsp;condannata in un&#8217;udienza segreta a 11 anni di carcere&nbsp;per “<strong>reati di terrorismo</strong>”, ma la sua unica colpa è stata condividere post sui social e non aver indossato gli abiti giudicati adeguati dallo Stato. </p>



<p>Durante la detenzione è stata vittima di torture, fisiche e psicologiche, e isolamento e ora non si hanno sue notizie da quasi due mesi.&nbsp;<strong>Amnesty International</strong> ha denunciato la sua sparizione forzata, sollevando dubbi sulle riforme saudite e sul destino degli attivisti detenuti e invitando a firmare un appello per la loro liberazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Cosa è successo</h2>



<p>La vicenda ha avuto inizio nel 2022, quando Manahel svolgeva la sua attività sui social, in particolare con <strong>tweet </strong>a sostegno dei diritti delle donne. A risultare determinanti, sono state alcune foto su <strong>Snapchat </strong>durante una giornata al centro commerciale in cui si è mostrata senza l&#8217;<strong>abaya</strong>, una tunica tradizionale che le donne saudite sono tenute ad indossare per coprire il proprio corpo.</p>



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<a class="twitter-timeline" data-width="500" data-height="750" data-dnt="true" href="https://twitter.com/ManahelAl_otibi?ref_src=twsrc%5Etfw">Tweets by ManahelAl_otibi</a><script async src="https://platform.twitter.com/widgets.js" charset="utf-8"></script>
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<p>Manahel è stata arrestata il <strong>16 novembre 2022</strong> con l’accusa di aver violato la legge sui reati informatici. Tra il 5 novembre 2023 e il 14 aprile 2024 è stata vittima di <strong>sparizione forzata</strong>: per cinque mesi, le autorità carcerarie e altri organi statali hanno negato informazioni sulla sua sorte e le hanno impedito qualsiasi contatto con l’esterno. Solo successivamente ha potuto finalmente comunicare con la famiglia, raccontando la sua esperienza di isolamento nella <strong>prigione di al-Malaz</strong>, a Riad. Ha riferito di essersi<strong> fratturata una gamba </strong>a seguito di un pestaggio brutale mentre era in custodia e di non aver ricevuto cure mediche. Le autorità saudite hanno smentito queste affermazioni. Il 1° settembre, in un altro raro contatto con i familiari, ha denunciato di essere stata nuovamente messa in isolamento, <strong>aggredita </strong>da altre detenute e sottoposta a <strong>violenze fisiche </strong>da parte delle guardie carcerarie.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La testimonianza della sorella Fawzia</h2>



<p>Secondo la testimonianza di <strong>Fawzia al-Otaibi</strong>, sorella di Manahel, rilasciata ad <a href="https://www.amnesty.it/arabia-saudita-che-fine-ha-fatto-manahel-al-otaibi/">Amnesty International</a>, &#8220;poco prima di perdere i contatti con lei, Manahel ci aveva detto che era stata picchiata da una detenuta. Sono preoccupata per quello che le succederà, di fronte a un tribunale ingiusto. Ecco come le donne saudite vengono trattate. Le autorità cercano di nascondere questa realtà raccontando ai media altre storie. Ogni attività che promuove il femminismo e i diritti delle donne viene criminalizzata&#8221;.</p>



<p>Fawzia è scappata nel Regno Unito e non può fare ritorno in Arabia Saudita, dove rischierebbe l’arresto per aver guidato una campagna volta a incoraggiare le donne saudite a mettere in discussione i principi religiosi e a opporsi alle tradizioni culturali del Paese. L&#8217;accusa riguarda l’uso dell’hashtag <strong>#society_is_ready</strong>, con cui avrebbe <strong>sostenuto l’emancipazione femminile</strong> e la fine del sistema di tutela maschile. Anche sua sorella Maryam era stata arrestata e successivamente rilasciata nel 2017 con accuse analoghe.</p>



<p>Da due mesi non si hanno notizie di Manahel, l’ultimo contatto telefonico con la famiglia risale al 15 dicembre scorso. Le autorità continuano a ignorare le richieste dei suoi familiari, comprensibilmente angosciati per le sue condizioni di salute. Oltre ai maltrattamenti subiti in carcere, Manahel soffre infatti di <strong>sclerosi multipla</strong>, rendendo ancora più urgente la necessità di assistenza medica e trasparenza sulla sua situazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le accuse</h2>



<p>Tra le accuse rivolte a Manahel c’è quella di aver chiesto l’abolizione delle oppressive leggi sulla tutela maschile, utilizzando l’hashtag <strong>#EndMaleGuardianship</strong>.</p>



<p>Il <strong>Tribunale Penale Speciale</strong>, ufficialmente incaricato di trattare casi di terrorismo, viene spesso utilizzato per processare dissidenti e difensori dei diritti umani. Per questo, Manahel deve affrontare gravi accuse, tra cui la &#8220;violazione dei principi religiosi e dei valori sociali&#8221;, la “minaccia alla sicurezza della società&#8221; e la &#8220;pubblicazione e diffusione di contenuti che mostrano peccati in pubblico e incitano a mettere in discussione i principi religiosi&#8221;.</p>



<p><strong>L’accusa di terrorismo emessa il 9 gennaio 2024</strong> è stata un chiaro tentativo di distorcere la realtà dei fatti. La Rappresentanza permanente dell’Arabia Saudita a Ginevra ha manipolato la vicenda, dichiarando Manahel al-Otaibi colpevole di “reati di terrorismo” in base agli <strong>articoli 43 e 44 della legge antiterrorismo</strong>. Questa legge criminalizza chiunque &#8220;crei, avvii o utilizzi un sito web o un programma su un computer o su un dispositivo elettronico (…) o pubblichi informazioni sulla fabbricazione di ordigni incendiari, esplosivi o di qualsiasi altro dispositivo utilizzato per crimini terroristici&#8221;, oltre a chiunque &#8220;diffonda o pubblichi, con qualsiasi mezzo, notizie, dichiarazioni false, calunnie o simili per commettere crimini terroristici&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Non è un caso isolato: le promesse infrante di Bin Salman</h2>



<p>Il caso di al-Otaibi non è isolato, ma fa parte di una serie di azioni repressive nei confronti della libertà di espressione in Arabia Saudita. I tribunali locali hanno infatti condannato a lunghe pene detentive molte persone per aver espresso le loro opinioni sui social media, comprese diverse donne, fra le quali&nbsp;<strong><a href="https://www.amnesty.it/appelli/arabia-saudita-condannata-a-27-anni-di-carcere-per-un-tweet/">Salma al-Shehab,</a> </strong>dottoranda dell’Università di Leeds e attivista per i diritti delle donne, condannata a 27 anni di carcere, <strong><a href="https://www.middleeasteye.net/news/saudi-arabia-woman-sentenced-30-years-twitter-social-media-crackdown">Fatima al-Shawarbi</a></strong>, condannata a 30 anni di carcere per aver twittato in forma anonima opinioni sui prigionieri politici, sui diritti delle donne e sulla disoccupazione<strong>, Sukaynah al-Aithan </strong>condannata a 40 anni e<strong> Nourah al-Qahtani </strong>a 45 anni.</p>



<p>Queste condanne sono in evidente contraddizione con la narrativa promossa negli ultimi anni dal principe ereditario<strong> <a href="https://it.insideover.com/societa/in-arabia-saudita-il-boia-non-riposa-mai-record-di-esecuzioni-per-riad.html">Mohammed bin Salman</a></strong>, che aveva dichiarato l’intenzione di allentare progressivamente le restrizioni imposte alle donne in Arabia Saudita. Mentre il governo presenta al mondo un’immagine di riforme e modernizzazione, i casi come quello di Manahel al-Otaibi dimostrano che la repressione contro chiunque osi chiedere reali cambiamenti rimane una dura realtà nel paese.</p>



<p>Nonostante alcune modifiche alle restrizioni per le donne, molte pratiche discriminatorie restano in vigore e <strong>la legge sullo status personale</strong> del 2022 ha codificato invece di abolire elementi del sistema di tutela maschile. Manahel al-Otaibi, che inizialmente aveva creduto nelle promesse di riforma del principe Mohammed bin Salman, aveva lodato i cambiamenti, come le modifiche al dress code e la libertà di esprimere le proprie opinioni. Tuttavia, è stata arrestata proprio per aver esercitato esattamente quelle libertà.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/donne/manahel-al-otaibi-lattivista-per-i-diritti-delle-donne-scomparsa-nelle-carceri-saudite.html">Manahel al-Otaibi, l’attivista per i diritti delle donne scomparsa nelle carceri saudite</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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