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	<title>Thomas O. Falk Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Tue, 26 May 2020 15:08:02 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Thomas O. Falk Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>I cyber-attacchi che plasmano la guerra di oggi</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/i-cyber-attacchi-che-plasmano-la-guerra-di-oggi.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Lorenzo Vita]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 03:49:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Facebook cyber" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Per un lungo periodo i conflitti fra Stati sono stati combattuti con mezzi militari tradizionali. Tuttavia, in seguito alla rivoluzione digitale, i governi di tutto il mondo hanno iniziato ad utilizzare nuove tecnologie per trasformare l’arena di guerra, passando dai classici terreni di battaglia ad un nuovo spazio virtuale. Il nuovo campo di battaglia Nella &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/i-cyber-attacchi-che-plasmano-la-guerra-di-oggi.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Facebook cyber" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/07/Centro-cyber-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Per un lungo periodo i conflitti fra Stati sono stati combattuti con mezzi militari tradizionali. Tuttavia, in seguito alla rivoluzione digitale, i governi di tutto il mondo hanno iniziato ad utilizzare <strong>nuove tecnologie</strong> per trasformare l’arena di guerra, passando dai classici terreni di battaglia ad un nuovo spazio virtuale.</p>
<h2>Il nuovo campo di battaglia</h2>
<p><a href="https://it.insideover.com/guerra/la-cyber-warfare-il-campo-di-battaglia-piu-caldo.html">Nella guerra cibernetica</a>, attori statali e non statali (ad esempio i terroristi) attaccano i computer e le reti nemiche per diversi motivi. I vantaggi di questa tecnica sono evidenti: è possibile ottenere ugualmente danni ed effetti di ampia portata anche senza le regole, i costi e le potenziali vittime di una guerra in senso tradizionale. Inoltre, mentre un attacco aereo apparentemente ingiustificato potrebbe essere interpretato come un’aperta dichiarazione di guerra, un attacco informatico tramite <strong>virus</strong>, worm e trojan può sì causare ingenti danni, ma senza dovere per forza rappresentare un <em>casus belli</em>.</p>
<p>Negli ultimi anni si sono verificati <strong>episodi significativi</strong> di guerra cibernetica che hanno coinvolto diversi protagonisti: Stati Uniti, Israele, Iran, Russia, Corea del Nord. Ciascuna di queste nazioni porta avanti la propria concezione di guerra moderna sfruttando le debolezze degli avversari. Gli Stati Uniti e l’Iran, in particolare, si trovano in rotta di collisione da ormai diversi anni.</p>
<h2>Stuxnet e i suoi parenti</h2>
<p>Le attuali misure onnipresenti degli Stati Uniti contro l’Iran sono state precedute da anni di armamento cibernetico durante la Guerra Fredda sotto le potenze mondiali. Ideati principalmente per attività di spionaggio, gli attacchi informatici si verificano da oltre un decennio e possiedono anche un potenziale di distruzione fisica. Si dice infatti che la <strong>NSA statunitense</strong> e l’<strong>Unità 8200 israeliana</strong> siano i responsabili del primo grande cyber-attacco tramite il worm Stuxnet del 2010.</p>
<p><strong>Stuxnet</strong> disattivò centinaia di macchinari all’interno di un impianto per l’arricchimento di uranio nella città iraniana di Natanz, rallentando il programma nucleare dell’Iran per diversi anni.</p>
<p>Nel maggio del 2012 la compagnia di sicurezza Kaspersky scoprì un programma malware chiamato <strong>Flame</strong>, che aveva attaccato vari computer del ministero del Petrolio iraniano rubandone ed eliminandone i dati. Pare che Flame sia collegato a Stuxnet, e che dunque sia allo stesso modo di origine israelo-statunitense. Con attacchi sofisticati e strumenti di difesa, Israele rimane una delle nazioni di punta per quanto riguarda la guerra cibernetica, come ha dimostrato due settimane fa attaccando un porto iraniano.</p>
<p>Pare che soltanto un anno fa, quando l’Iran abbatté un drone americano nel giugno 2019, gli Stati Uniti avessero risposto con un cyber-attacco; quella volta in particolare sembra che a farne le spese fu proprio l’infrastruttura dei <strong>Guardiani della rivoluzione</strong>.</p>
<h2>L&#8217;attacco con Shamoon</h2>
<p>Da molti anni, soprattutto dopo il disastroso attacco Stuxnet del 2010, l&#8217;Iran sta sviluppando delle competenze informatiche avanzate permettendo agli Ayatollah di evitare un confronto militare diretto con gli Stati Unit. Proprio poiché è difficile determinare l’origine dei cyber-attacchi via proxy. Teheran è stata ripetutamente accusata di colpire i propri avversari con <strong>attacchi informatici sofisticati e distruttivi</strong>, tra i quali il virus Shamoon ai danni della compagnia di petrolio saudita Aramco nel 2017: il malware violò oltre 2.000 file su 35.000 computer del colosso petrolifero e li rimpiazzò con delle bandiere statunitensi in fiamme.</p>
<p>Gli hacker iraniani vengono anche ricollegati a ripetuti attacchi ai danni di alcune importanti istituzioni bancarie, enti di formazione ed infrastrutture degli Stati Uniti. Secondo l&#8217;intelligence Usa, nel 2013 si impossessarono del centro operativo di una diga statunitense 20 miglia a nord di New York e l’attacco fu scoperto solamente due anni dopo.</p>
<h2>L&#8217;Iran e la cyber war</h2>
<p>Nel 2014 gli hacker iraniani attaccarono il <strong>casinò Sands</strong> di Las Vegas, paralizzando la maggior parte dei server aziendali e procurando un danno stimato intorno ai <strong>40 milioni di dollari</strong>. L’attacco sarebbe stato pianificato in seguito alla dichiarazione del CEO del Sands, Sheldon Adelson: nel corso della disputa nucleare con l’Iran, Adelson aveva suggerito di detonare una bomba atomica nel mezzo del deserto del Nevada come avvertimento di quello che sarebbe potuto accadere a Teheran.</p>
<p><iframe src="https://uploads.knightlab.com/storymapjs/31d7ed71fce0da654d0c098187332ca1/cyber-attacchi-1/index.html" width="100%" height="800" frameborder="0"></iframe></p>
<p>Microsoft ha riportato un attacco ancora più recente che risale ad ottobre 2019. Secondo la compagnia alcuni hacker iraniani avrebbero attaccato gli account di vari clienti Microsoft: oltre ad ufficiali del governo e giornalisti, i bersagli includevano esiliati iraniani e membri del team elettorale statunitense. Stando a <em>Reuters</em>, gli hacker avrebbero cercato di infiltrarsi nella campagna al fine di eleggere nuovamente Donald Trump come Presidente degli Stati Uniti.</p>
<h2>La potenza cyber della Russia</h2>
<p>Oltre al triangolo Stati Uniti-Israele-Iran, anche la Russia è ampiamente coinvolta nella guerra cibernetica. Nessun’altra nazione ha forse mai effettuato degli attacchi digitali in maniera così estesa ed impressionante come la Federazione, che per farlo cominciò ad attrezzarsi relativamente presto.</p>
<p>Secondo le informazioni, già negli Anni Novanta avrebbe usato le prime forme di internet per la guerra in Cecenia. Negli anni 2000 seguirono degli <strong>attacchi DDoS</strong> su ampia scala, sovraccaricando i computer nemici con una marea di richieste da parte di server esterni fino al punto di farli collassare. Nel 2007 gli hacker russi fecero in modo che certi computer sparsi in tutto il mondo, controllati in remoto tramite un botnet, indirizzassero i propri flussi di dati verso dei sistemi bancari estoni e siti del governo. Il risultato fu che gli utenti in <strong>Estonia</strong> non furono in grado di vedere nulla sui propri schermi, le pagine non si caricavano e i trasferimenti di denaro non andarono a buon fine. In precedenza vi era stata una disputa fra Russia ed Estonia, poiché quest’ultima aveva trasferito un discusso memoriale di guerra sovietico dal centro di Tallinn ad un cimitero militare. Nel 2018 la Russia bloccò l’infrastruttura digitale della <strong>Georgia</strong> all’inizio della guerra, e pare che anche un impianto di energia nucleare in Ucraina fosse stato momentaneamente paralizzato a causa di un cyber-attacco russo.</p>
<p>Mala vera notorietà della potenza cyber russa si è avuta con tutto quello che è avvenuto attorno allo scandalo mail di Hillary Clinton. Il vero e proprio colpaccio della Russia sarebbe avvenuto nel 2016, quando <strong>Wikileaks</strong> pubblicò diverse email interne da parte dei Democratici statunitensi durante la campagna elettorale presidenziale. Il cyber-attacco sarebbe partito proprio da un hacker russo; inoltre, come fu poi affermato dai servizi segreti americani, la Russia interferì attivamente nelle elezioni tramite la diffusione di fake news e dei suoi troll farms. Se da un lato è difficile (se non impossibile) quantificare gli effetti di tali azioni, dall’altro si può tranquillamente sostenere che la candidatura di Hillary Clinton non ne abbia tratto alcun beneficio. In ogni caso, senza alcuna conferma del ruolo attivo russo, Mosca ha saputo sfruttare queste accuse: l&#8217;America si è dichiarata pubblicamente vulnerabile e ha di fatto confermato la sua debolezza di fronte alla Russia.</p>
<h2>Gli attacchi della Corea del Nord</h2>
<p>Anche la Corea del Nord fa parte del conflitto, da quando nel 2014 Sony Pictures bloccò temporaneamente il rilascio negli Stati Uniti del film <em>The Interview</em>, in cui viene fatta una parodia del leader nordcoreano Kim Jong-un. Già in precedenza i computer di Sony Pictures erano stati bersaglio di un attacco informatico che rubò dei dati interni, tra cui informazioni personali sensibili; secondo i sospetti dei servizi segreti statunitensi, il responsabile dell’attacco sarebbe l’Ufficio 121, il miglior gruppo di hacker nordcoreano.</p>
<p>La Corea del Nord colpì di nuovo nel 2017, quando centinaia di migliaia di computer in 150 stati smisero di funzionare in seguito all’installazione di un <strong>ransomware</strong> che criptò tutti i dati e chiese in cambio un riscatto. A pagarne le spese furono soprattutto dei singoli privati, ma vennero coinvolte anche compagnie come Deutsche Bahn e Renault, il sistema sanitario britannico (NHS), il colosso della telefonia Telefónica ed il ministero degli Affari interni russo. Agli utenti fu ordinato di trasferire denaro utilizzando la criptovaluta Bitcoin; diversamente, il computer sarebbe rimasto bloccato. Subito dopo l’attacco alcuni esperti di sicurezza informatica segnalarono che il codice del malware riconduceva al gruppo Lazarus, ritenuto parte dei servizi segreti nordcoreani.</p>
<p>È fondamentale riconoscere che questi attacchi non sono degli incidenti isolati, ma episodi di una campagna continua, spesso pianificata e orchestrata nell’arco del tempo. Anche se vengono definiti <strong>“gruppi di hacker”</strong>, è impossibile negare che la maggior parte di queste associazioni, soprattutto nei regimi totalitari, siano la personificazione dell’intelligence di stato e dunque al servizio del rispettivo leader. In questi ultimi anni gli attacchi informatici sono diventati sempre più sofisticati e, con le elezioni statunitensi a novembre, la guerra cibernetica è destinata ad inasprirsi.</p>
<p><em>Traduzione a cura di Stefano Carrera</em></p>
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		<title>Il libro di Bolton inguaia Trump</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-libro-di-bolton-inguaia-trump.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Carrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2020 06:54:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/John-Bolton-e-il-suo-libro-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Bolton Impeachment" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/John-Bolton-e-il-suo-libro-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/John-Bolton-e-il-suo-libro-La-Presse-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/John-Bolton-e-il-suo-libro-La-Presse-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2020/01/John-Bolton-e-il-suo-libro-La-Presse-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Del libro di John Bolton, ormai prossimo all’uscita, sono trapelati alcuni frammenti che ribadiscono una verità ormai sotto gli occhi di tutti: l’ex Consigliere di Sicurezza Nazionale di Donald Trump è il testimone chiave dei democratici per il processo di impeachment. Le chances di una sua testimonianza a Capital Hill giocano ora infatti a favore &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/il-libro-di-bolton-inguaia-trump.html">[...]</a></p>
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<p>Bolton è tornato sotto i riflettori della guerriglia politica in corso a Washington in questi giorni. A causa di alcuni frammenti trapelati dal suo ultimo libro, il conflitto legato all’impeachment sta per aggravarsi di nuovo. Bolton potrebbe diventare il testimone ideale per i Democratici in quanto i contenuti del suo libro rivelano esattamente quello che il partito ha sostenuto finora: un reato di impeachment da parte del presidente per pressioni all’Ucraina al fine di indagare su un rivale politico.</p>
<p>Anche se Bolton non ha testimoniato durante l’udienza alla Casa Bianca (che aveva istruito tutti gli ufficiali di governo, attuali ed ex, a non cooperare a causa del privilegio esecutivo), già allora era ritenuto un tassello fondamentale nella questione impeachment. Il motivo? La testimonianza dell’ex funzionaria e stimata esperta di Russia <strong>Fiona Hill</strong>, la quale aveva dichiarato durante l’investigazione portata avanti dalla commissione dei servizi di intelligence che, tra le altre cose, Bolton le aveva detto di non volere avere niente a che fare con “qualsiasi accordo” fosse stato concordato fra Trump ed il presidente ucraino.</p>
<p>Bolton sarebbe rimasto scioccato alla notizia che si trattasse di una campagna contro gli avversari politici di Trump supportata da <strong>Rudy Giuliani</strong> e altri in Ucraina. Secondo la testimonianza di Hill, Bolton ha sostenuto che proprio Giuliani fosse “una bomba a mano che avrebbe spazzato via tutti”.</p>
<p>Tuttavia, le ultime rivelazioni vanno dritte al nocciolo delle accuse del processo di impeachment. Nel libro, Bolton scrive che Trump lo aveva istruito a trattenere il supporto militare in Ucraina legalmente approvato dal Congresso fino all’inizio delle indagini da parte del governo ucraino (indagini ai danni anche del rivale politico Joe Biden e di suo figlio Hunter).</p>
<p>Oltre allo stesso Bolton, anche il Segretario di Stato <strong>Mike Pompeo</strong> ed il ministro della Difesa <strong>Mark Esper</strong> avevano categoricamente bocciato questa opinabile condotta nei confronti dell’Ucraina, facendolo presente a Trump circa una decina di volte. Bolton aveva anche informato il Procuratore Generale William Barr e gli avvocati della Casa Bianca sulle attività di Giuliani.</p>
<p>Stando al libro di Bolton, Pompeo avrebbe anche ammesso che le accuse in circolazione contro l’ambasciatore statunitense a Kiev, <strong>Marie Yovanovitch</strong> (in seguito licenziata), fossero ingiustificate. Sembrerebbe che la Yovanovitch fosse d’intralcio durante gli sforzi per sollevare polveroni in Ucraina sugli avversari politici di Trump per ordine diretto della Casa Bianca; una tesi che lei ha confutato più volte ma che è diventata invece sempre più verosimile in seguito alla pubblicazione di un video, filmato in segreto, in cui il presidente dichiara: “sbarazzatevi di lei”.</p>
<p>In ogni modo, il libro di Bolton potrebbe essere solo l’inizio, in quanto lui stesso potrebbe avere altro da offrire, essendo ora disposto a testimoniare.</p>
<p>D’altra parte, il consiglio di difesa del presidente potrebbe trovarsi di fronte ad un dilemma. Fino ad ora i Repubblicani hanno rifiutato di richiedere ulteriori testimoni a causa di mancanza di prove e di accuse dirette contro il presidente. Tuttavia Bolton potrebbe smuovere gli equilibri, e i Repubblicani ne sono consapevoli. Inoltre, è plausibile che alcuni di loro fossero già al corrente del contenuto del libro, rimasto da fine Dicembre in attesa di approvazione nella Casa Bianca; una procedura ordinaria per ex ufficiali di governo al fine di impedire che informazioni legalmente classificate come riservate vengano diffuse.</p>
<p>Mentre una sterzata improvvisa rimane ovviamente molto improbabile, così come l’allontanamento del presidente dalla carica, alcuni dei Repubblicani hanno iniziato a prendere posizioni sulla questione alla luce degli ultimi sviluppi. Mitt Romney, per citarne uno, ha già dichiarato di voler ascoltare la testimonianza di Bolton, ed è anche convinto che molti altri Repubblicani lo seguiranno. Se almeno quattro Repubblicani moderati supportano i Democratici nella loro richiesta per la testimonianza di Bolton, il meglio di questo processo (finora abbastanza noioso) deve ancora venire.</p>
<p>Inoltre, se da un lato l’allontanamento del presidente rimane estremamente inverosimile, anche in seguito a queste rivelazioni, dall’altro offre ai Democratici la possibilità di porre fine al processo senza perderci la faccia e al tempo stesso di compromettere il futuro del presidente, il che potrebbe essere un fattore fondamentale il prossimo novembre.</p>
<p><em>Traduzione a cura di Stefano Carrera</em></p>
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		<title>La nuova Guerra Fredda: una sfida per l’Artide</title>
		<link>https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-guerra-fredda-una-sfida-per-lartide.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Stefano Carrera]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Dec 2019 14:50:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Artico]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra sottomarina]]></category>
		<category><![CDATA[Sottomarini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Norvegia base" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-768x414.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>L’Artide è stata teatro di conflitto sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi è diventata l’epicentro della Guerra Fredda 2.0, in cui il cambiamento climatico potrebbe essere il fattore decisivo. Sin dalla Guerra Fredda, l’Artide è stata militarizzata dalle superpotenze; nell’ultimo episodio di botta e risposta nella regione artica, la Norvegia sta aprendo il porto di &#8230; <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-guerra-fredda-una-sfida-per-lartide.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1036" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Norvegia base" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-300x162.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-768x414.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/12/Norvegia-Norway-Arctic-base-La-Presse-1024x553.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>L’<strong>Artide</strong> è stata teatro di conflitto sin dalla Seconda Guerra Mondiale. Oggi è diventata l’epicentro della Guerra Fredda 2.0, in cui il cambiamento climatico potrebbe essere il fattore decisivo.</p>
<p>Sin dalla Guerra Fredda, l’Artide è stata militarizzata dalle superpotenze; nell’ultimo episodio di botta e risposta nella regione artica, la Norvegia sta aprendo il porto di Tromsø ai sottomarini statunitensi, ha confermato il ministro della Difesa norvegese Frank Bakke-Jensen. Oltre al vasto malcontento da parte della popolazione, anche la Russia ha espresso il proprio biasimo; tuttavia, è stata probabilmente proprio la Russia a dare il via a questi sviluppi.</p>
<p>Sebbene la <strong>Norvegia</strong> dichiari che non vi fosse intenzione di stabilire una base militare americana permanente a Tromsø, la Russia ritiene questa ulteriore espansione delle forze Nato “in conflitto con la precedente prassi di sviluppare relazioni amichevoli” a cui dunque si dovrà rispondere, ha dichiarato il Ministro degli Esteri russo questo febbraio, quando l’idea fu comunicata per la prima volta.</p>
<p>In risposta alle preoccupazioni russe, il ministro della Difesa norvegese Bakke-Jensen ha sostenuto che nulla sia cambiato rispetto a prima. L’ormeggio degli Stati Uniti a Tromsø era una parte legittima di progetti congiunti, in cui le regolamentazioni di sicurezza internazionale sono state rispettate: i sottomarini previsti in acque norvegesi non avrebbero avuto armi nucleari e la banchina a Tromsø sarebbe servita solo 4-5 volte all’anno. La Dottrina Bratelli del 1975, che proibisce l’ingresso di navi da guerra con armi nucleari a bordo, non fu dunque violata.</p>
<p>La contro-risposta da parte del Ministro degli Esteri russo è arrivata sotto forma di quella che gli esperti definiscono la più grande operazione di sottomarini nel Nord Atlantico dalla fine della Guerra Fredda in ottobre. Almeno dieci sottomarini stazionati sulla penisola russa di Kola sono stati attivati, finendo sotto il costante monitoraggio della Norvegia e di altri paesi Nato. Altri <strong>sottomarini russi</strong> sono stati scovati nel Mare di Norvegia e nel Mare di Barents, in quello che non era una semplice esercitazione militare, bensì una prova di forza per dimostrare la capacità russa di minacciare le coste statunitensi tramite sottomarini nucleari.</p>
<p>Il Cremlino ha infatti aumentato significativamente la propria attività nell’Artide: sono state riattivate basi abbandonate dai tempi sovietici, ne sono state costruite di nuove e quelle già esistenti sono state ampliate. Nel marzo del 2017, l’ammiraglio Korolyov annunciò che i sottomarini russi avevano raggiunto i 3000 giorni di pattuglia nel 2016, lo stesso numero della flotta sommergibile durante la Guerra Fredda.</p>
<p>La Russia non nasconde tantomeno l’importanza strategica della regione. Nella Dottrina Marittima russa del 2015, il <strong>Cremlino</strong> già considerava l’Artide una zona di futuri conflitti militari. In tal caso, un potenziale scontro non verrebbe giustificato da un classico casus belli, quanto dagli attuali sviluppi ambientali che hanno portato la Russia a perseguire due obiettivi.</p>
<p>In primo luogo, il cambiamento climatico indica un drastico aumento delle temperature nell’Artide; ciò comporterebbe l’apertura di un passaggio a nord-ovest e nord-est, dall’Asia all’America e all’Europa, accorciando significativamente le rotte di trasporto; la Russia inoltre, che ha sempre rivendicato zone dell’Artide, punta ad imporre dazi per servizi nella regione. In secondo luogo, l’Artide contiene verosimilmente vaste quantità di materie prime, in particolare di gas, che potrebbero diventare fruibili nel breve periodo.</p>
<p>La Nato ha monitorato l’aumento delle attività russe con preoccupazione e ha risposto ampliando il proprio raggio d’azione, diminuendo il numero totale di sottomarini nucleari Nato intorno al circolo polare artico.</p>
<p>Inoltre, la Nato ed i propri membri, primi fra tutti gli Stati Uniti, hanno progettato nuove strategie che includono l’aumento di esercitazioni militari e pattugliamenti per contrattaccare le operazioni marittime del Cremlino. Sfruttare Tromsø non sarà l’ultima mossa in questa Guerra Fredda 2.0, che non è più una corsa agli armamenti, ma una sfida per l’egemonia dell’Artide e del futuro.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Traduzione a cura di Stefano Carrera</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/guerra/la-nuova-guerra-fredda-una-sfida-per-lartide.html">La nuova Guerra Fredda: una sfida per l’Artide</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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