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	<title>Raffaele Pugliese Archives - InsideOver</title>
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	<description>Inside the news Over the world</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 Jun 2023 14:55:21 +0000</lastBuildDate>
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	<title>Raffaele Pugliese Archives - InsideOver</title>
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	<item>
		<title>REPORTAGE &#124; Venezuela-Colombia: il ponte della fuga</title>
		<link>https://it.insideover.com/video/venezuela-colombia-il-ponte-della-fuga</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Apr 2019 15:16:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1266" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela.jpg 1266w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-1024x445.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1266px) 100vw, 1266px" /></p>
<p>Sempre più persone stanno fuggendo dal Venezuela per cercare rifugio nei Paesi confinanti. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/venezuela-colombia-il-ponte-della-fuga">REPORTAGE | Venezuela-Colombia: il ponte della fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1266" height="550" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela.jpg 1266w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-300x130.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-768x334.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/04/Venezuela-1024x445.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1266px) 100vw, 1266px" /></p><p><span>Sempre più persone stanno fuggendo dal Venezuela per cercare rifugio nei Paesi confinanti. </span></p>


<p>Leggi <a href="https://it.insideover.com/politica/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html" target="_blank" rel="noreferrer noopener">qui</a> il reportage completo. </p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/video/venezuela-colombia-il-ponte-della-fuga">REPORTAGE | Venezuela-Colombia: il ponte della fuga</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I venezuelani in fuga da Maduro</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 23 Apr 2019 09:53:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p>
<p>Al confine tra Venezuela e Colombia, vicino la città di Cucuta, una stretta striscia di asfalto lunga 315 metri separa chi ha ancora qualche speranza da chi ormai non ne ha più. Il Puente Internacional Simon Bolivar collega i due Paesi e rappresenta la principale via di fuga per i venezuelani che scappano, per fame o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">I venezuelani in fuga da Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1620" height="1080" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080.jpg 1620w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/LP_8393835-1620x1080-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1620px) 100vw, 1620px" /></p><p>Al confine tra Venezuela e Colombia, vicino la città di Cucuta, una stretta striscia di asfalto lunga 315 metri separa chi ha ancora qualche speranza da chi ormai non ne ha più. Il Puente Internacional Simon Bolivar collega i due Paesi e rappresenta la principale via di fuga per i venezuelani che scappano, per fame o per paura.</p>
<p><style>.embed-container{position:relative;padding-bottom:56.25%;height:0;overflow:hidden;max-width:100%}.embed-container iframe,.embed-container object,.embed-container embed{position:absolute;top:0;left:0;width:100%;height:100%}</style><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/m2h6VWBnarU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p>Dei circa 800mila venezuelani presenti in territorio colombiano, oltre la metà è passato per questa via. Molti arrivano senza più niente. Altri hanno qualche risparmio &#8211; magari ottenuto vendendo la macchina o la casa &#8211; e lo vedono durare solo pochi giorni per via del cambio sfavorevole. L&#8217;<strong>inflazione</strong> ha infatti polverizzato il valore del Bolivar (un tempo la moneta più forte della regione), che ormai non vale più nemmeno la carta su cui è stampato. E non tanto per dire: nello spiazzale antistante il ponte alcune ragazze fabbricano delle borsette con le banconote.</p>
<p>&#8220;Guadagno di più vendendo la borsa per qualche pesos piuttosto che tenermi questa moneta&#8221;, ci dicono. Un flusso immane di persone &#8211; solo una parte degli oltre 2 milioni fuggiti negli ultimi anni &#8211; che ogni giorno volge i suoi passi verso sud. C&#8217;è chi scappa con la speranza di arrivare a Medellin o a Bogotà, oppure ancora più lontano, in Perù o in Cile.</p>
<p>Alexander, nella piazza di Cucuta, ci racconta che tra pochi giorni partirà a piedi per raggiungere il Perù. Si tratta di oltre 2.500 chilometri di cammino. C&#8217;è poi chi invece fa avanti e indietro: arriva in Colombia la mattina e ritorna in Venezuela la sera, dopo aver cercato di guadagnare qualcosa, oppure dopo aver comprato beni di prima necessità che in Venezuela non si trovano più.</p>
<p>È il caso di Yanet, che incontriamo nella Casa de Paso degli Scalabriniani a Cucuta. Mamma di un bambino di 4 anni che ha avuto un incidente con una moto, è dovuta venire fino in Colombia perché dall&#8217;altra parte del confine gli <strong>antibiotici</strong> non ci sono più e il piccolo rischia di perdere il piede a causa della sopravvenuta infezione. Ha comprato le medicine e ora aspetta un passaggio che la riconduca fino al ponte Simon Bolivar. E poi a casa dal figlio.</p>
<p>Tutti quelli che attraversano il confine passando sul ponte Simon Bolivar, qualunque siano le loro intenzioni, devono passare per la città di Cucuta, primo centro abitato che s&#8217;incontra sulla strada. La città conta circa 500mila residenti, però la sua popolazione è praticamente raddoppiata sotto la <strong>pressione migratoria</strong>. Sebbene la maggior parte di chi arriva da nord sia solo di passaggio, la situazione sociale ed economica resta molto difficile. Anche perché tra i nuovi arrivati ci sono molti colombiani, che erano emigrati in Venezuela quando era li che c&#8217;era lavoro e che ora sono costretti a tornare indietro dopo aver perso tutto.</p>
<p>Le istituzioni colombiane fanno quello che possono, ma le risorse sono chiaramente insufficienti. Anche l&#8217;Acnur e la Croce Rossa, tra i pochi organismi internazionali presenti sul posto, hanno denunciato la cronica mancanza di risorse. Padre Francesco Bortignon, prete italiano a capo della Casa de Paso degli Scalabriniani, è tra quelli che più si sta spendendo per i venezuelani che arrivano. Ne accoglie molti tra le mura della Casa de Paso, ma non abbastanza. Sebbene sia motivato e combattivo, non nasconde che &#8220;la situazione è grave e non migliorerà nel vicino futuro&#8221;. Finora, gli appelli alla comunità internazionale sono rimasti per lo più inascoltati. La <strong>Colombia</strong> ha affrontato l&#8217;ondata migratoria quasi da sola. Se, come sembra, le cose sono destinate a cambiare in Venezuela nel giro di qualche mese, questo però non vuol dire che il flusso migratorio si interromperà. Ci vorranno anni per una ripresa effettiva dell&#8217;economia venezuelana e, nel frattempo, la gente continuerà a scappare. Non resta che augurarsi che la questione migratoria, quando si parlerà del futuro del Venezuela, diventi una priorità dell&#8217;agenda politica internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">I venezuelani in fuga da Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>I venezuelani in fuga da Maduro</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Feb 2019 11:49:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Al confine tra Venezuela e Colombia, vicino la città di Cucuta, una stretta striscia di asfalto lunga 315 metri separa chi ha ancora qualche speranza da chi ormai non ne ha più. Il Puente Internacional Simon Bolivar collega i due Paesi e rappresenta la principale via di fuga per i venezuelani che scappano, per fame o &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">I venezuelani in fuga da Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/02/LP_8393835-1024x683.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Al confine tra Venezuela e Colombia, vicino la città di Cucuta, una stretta striscia di asfalto lunga 315 metri separa chi ha ancora qualche speranza da chi ormai non ne ha più. Il Puente Internacional Simon Bolivar collega i due Paesi e rappresenta la principale via di fuga per i venezuelani che scappano, per fame o per paura.</p>
<p><div class="embed-container"><iframe src="https://www.youtube.com/embed/m2h6VWBnarU" frameborder="0" allowfullscreen></iframe></div></p>
<p></p>
<p>Dei circa 800mila venezuelani presenti in territorio colombiano, oltre la metà è passato per questa via. Molti arrivano senza più niente. Altri hanno qualche risparmio &#8211; magari ottenuto vendendo la macchina o la casa &#8211; e lo vedono durare solo pochi giorni per via del cambio sfavorevole. L&#8217;<strong>inflazione</strong> ha infatti polverizzato il valore del Bolivar (un tempo la moneta più forte della regione), che ormai non vale più nemmeno la carta su cui è stampato. E non tanto per dire: nello spiazzale antistante il ponte alcune ragazze fabbricano delle borsette con le banconote.</p>
<p>&#8220;Guadagno di più vendendo la borsa per qualche pesos piuttosto che tenermi questa moneta&#8221;, ci dicono. Un flusso immane di persone &#8211; solo una parte degli oltre 2 milioni fuggiti negli ultimi anni &#8211; che ogni giorno volge i suoi passi verso sud. C&#8217;è chi scappa con la speranza di arrivare a Medellin o a Bogotà, oppure ancora più lontano, in Perù o in Cile.</p>
<p></p>
<p>Alexander, nella piazza di Cucuta, ci racconta che tra pochi giorni partirà a piedi per raggiungere il Perù. Si tratta di oltre 2.500 chilometri di cammino. C&#8217;è poi chi invece fa avanti e indietro: arriva in Colombia la mattina e ritorna in Venezuela la sera, dopo aver cercato di guadagnare qualcosa, oppure dopo aver comprato beni di prima necessità che in Venezuela non si trovano più.</p>
<p>È il caso di Yanet, che incontriamo nella Casa de Paso degli Scalabriniani a Cucuta. Mamma di un bambino di 4 anni che ha avuto un incidente con una moto, è dovuta venire fino in Colombia perché dall&#8217;altra parte del confine gli <strong>antibiotici</strong> non ci sono più e il piccolo rischia di perdere il piede a causa della sopravvenuta infezione. Ha comprato le medicine e ora aspetta un passaggio che la riconduca fino al ponte Simon Bolivar. E poi a casa dal figlio.</p>
<p></p>
<p>Tutti quelli che attraversano il confine passando sul ponte Simon Bolivar, qualunque siano le loro intenzioni, devono passare per la città di Cucuta, primo centro abitato che s&#8217;incontra sulla strada. La città conta circa 500mila residenti, però la sua popolazione è praticamente raddoppiata sotto la <strong>pressione migratoria</strong>. Sebbene la maggior parte di chi arriva da nord sia solo di passaggio, la situazione sociale ed economica resta molto difficile. Anche perché tra i nuovi arrivati ci sono molti colombiani, che erano emigrati in Venezuela quando era li che c&#8217;era lavoro e che ora sono costretti a tornare indietro dopo aver perso tutto.</p>
<p>Le istituzioni colombiane fanno quello che possono, ma le risorse sono chiaramente insufficienti. Anche l&#8217;Acnur e la Croce Rossa, tra i pochi organismi internazionali presenti sul posto, hanno denunciato la cronica mancanza di risorse. Padre Francesco Bortignon, prete italiano a capo della Casa de Paso degli Scalabriniani, è tra quelli che più si sta spendendo per i venezuelani che arrivano. Ne accoglie molti tra le mura della Casa de Paso, ma non abbastanza. Sebbene sia motivato e combattivo, non nasconde che &#8220;la situazione è grave e non migliorerà nel vicino futuro&#8221;. Finora, gli appelli alla comunità internazionale sono rimasti per lo più inascoltati. La <strong>Colombia</strong> ha affrontato l&#8217;ondata migratoria quasi da sola. Se, come sembra, le cose sono destinate a cambiare in Venezuela nel giro di qualche mese, questo però non vuol dire che il flusso migratorio si interromperà. Ci vorranno anni per una ripresa effettiva dell&#8217;economia venezuelana e, nel frattempo, la gente continuerà a scappare. Non resta che augurarsi che la questione migratoria, quando si parlerà del futuro del Venezuela, diventi una priorità dell&#8217;agenda politica internazionale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/i-venezuelani-in-fuga-da-maduro.html">I venezuelani in fuga da Maduro</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Viaggio nella città più violenta del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Feb 2016 08:59:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Società]]></category>
		<category><![CDATA[Nicolàs Maduro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p>
<p>Caracas ha dati tanto sorprendenti quanto inquietanti sul fronte della criminalità: il tasso di omicidi e di crimini è alto tanto quanto quello di Kabul, dove però c’è la guerra da più di 40 anni. In poche parole, la capitale del Venezuela è la città con più criminalità al mondo. È lo specchio della situazione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2.html">[...]</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/societa/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2.html">Viaggio nella città più violenta del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="800" height="533" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela.jpg 800w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/03/mas-alla-de-las-caras-conocidas-los-presos-politicos-en-venezuela-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></p><p>Caracas ha dati tanto sorprendenti quanto inquietanti sul fronte della criminalità: il tasso di omicidi e di crimini è alto tanto quanto quello di Kabul, dove però c’è la guerra da più di 40 anni. In poche parole, la capitale del Venezuela è la città con più criminalità al mondo. È lo specchio della situazione dell’intero paese, dove le sacche di povertà non sono state del tutto abbattute durante gli anni di Chavez e dove, senza dubbio, le recenti difficoltà economiche durante l’era Maduro stanno contribuendo a peggiorare la situazione.<br />
Nel febbraio 2016 Lorenzo Giroffi ed Andrea Sceresini girano il reportage nei quartieri più difficili di Caracas. Contesti drammatici, dove si registrano quotidianamente omicidi e violenze: una situazione dove quindi i fenomeni criminali fanno parte della normalità. Centoventi omicidi ogni centomila abitanti, è questa la media complessiva che fa di Caracas la metropoli più pericolosa al mondo. Nel reportage, si fa riferimento all’obitorio giudiziario di Bello Monte: qui ogni giorno la Polizia porta decine di corpi di persone vittime di omicidi. Caracas vive in un contesto difficile, dove criminalità e disagio sociale regnano sovrani molto più che in altre città del sud America.</p>
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			</item>
		<item>
		<title>Viaggio nella città più violenta del mondo</title>
		<link>https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Feb 2016 05:17:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Caracas]]></category>
		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[Petrolio]]></category>
		<category><![CDATA[South America]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Verso le sette di sera le strade iniziano a svuotarsi. In giro incontri solo qualche taxi, le sparute pattuglie della polizia e alcune camionette dell&#8217;esercito. Benvenuti a Caracas, la città più pericolosa del mondo (le recenti statistiche parlano di 120 omicidi ogni centomila abitanti, più che a Donetsk e Baghdad – la media mondiale è &#8230; <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1440" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-300x225.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-768x576.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2015/02/caracasa-apertura-1024x768.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>Verso le sette di sera le strade iniziano a svuotarsi. In giro incontri solo qualche taxi, le sparute pattuglie della polizia e alcune camionette dell&#8217;esercito. Benvenuti a <strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.google.it/maps?espv=2&amp;q=caracas&amp;bav=on.2,or.r_cp.&amp;biw=1920&amp;bih=896&amp;dpr=1&amp;ion=1&amp;um=1&amp;ie=UTF-8&amp;sa=X&amp;ved=0ahUKEwjniYDIl4TLAhVK2SwKHQbRAhwQ_AUIBygC" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Caracas</a></strong>, la città più pericolosa del mondo (le recenti statistiche parlano di 120 omicidi ogni centomila abitanti, più che a Donetsk e Baghdad – la media mondiale è 6,2).</p>
<p>Per farsi un&#8217;idea dell&#8217;ecatombe basta prendere un autobus, guadagnare le colline a sud della città e trascorrere una mattinata di fronte all&#8217;obitorio giudiziario di Bello Monte, dove ogni giorno vengono portati i<strong> morti ammazzati</strong> della notte precedente. La quotidiana sfilata di donne in lacrime, famiglie distrutte e orfanelli con lo sguardo perduto si esaurisce non prima di metà pomeriggio, quando &#8211; se tutto va bene &#8211; hanno finalmente termine le operazioni burocratiche di riconoscimento. Il grande spiazzo è perennemente ammorbato dal forte lezzo che proviene dai finestroni dell&#8217;edificio, reso ancor più insopportabile dal caldo da clima tropicale.</p>
<p>Del resto le statistiche parlano chiaro: nel solo mese di gennaio sono state uccise in città <strong>474 persone</strong>, 27 in più rispetto allo stesso mese del 2015. L&#8217;escalation di sangue affonda le proprie radici nella crescente <strong>crisi economica</strong> che sta devastando il Paese. Per i prossimi mesi, il <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> prevede un tasso d’inflazione del 720%.</p>
<p>Le disastrose politiche messe in atto dal governo, gli alti livelli di corruzione pubblica e – soprattutto – il <strong>crollo del prezzo del petrolio</strong> (di cui il Venezuela è uno dei principali produttori al mondo) hanno fatto piombare l&#8217;economia nazionale in un baratro sempre più profondo. L&#8217;euro – che ufficialmente dovrebbe valere sette bolivar – viene ormai scambiato a quota mille.</p>
<p><strong>La moneta bolivariana è poco più che carta straccia</strong>: per fare la spesa bisogna portarsi appresso interi zaini colmi di banconote (il taglio più alto, quello da cento, equivale ai nostri dieci centesimi). La situazione è così drammatica che persino i falsari sono stati costretti a chiudere bottega, perché il valore effettivo della carta è ormai più alto rispetto a quello dei biglietti di banca che su di essa vengono stampati.</p>
<p>In tali condizioni, buona parte della cittadinanza fatica a trovare di che sfamarsi. I negozi sono sprovvisti di tutto – dal dentifricio alle medicine, dal sapone per piatti al bagnoschiuma. Gli empori statali, dove i generi di prima necessità vengono messi in vendita a prezzi calmierati, sono presi d&#8217;assalto da torme di cittadini disperati, che fin dalla sera prima si mettono in fila di fronte ai cancelli, solo per poter acquistare qualche chilo di farina, del latte, le uova.</p>
<p>Non c&#8217;è da stupirsi che in simili condizioni il mercato nero prosperi a dismisura, e con esso i cosiddetti “<strong>bachaqueros</strong>” &#8211; le “formichine”. Il loro business: rastrellare prodotti a basso costo per poi rivenderli a prezzo di mercato, ottenendo così un doppio lucro sulle spalle dei contribuenti. Una manovra sempre più fruttuosa, che ha permesso la proliferazione di un ampio ceto parassitario. Con l&#8217;aggravarsi della crisi si sono formate vere e proprie <strong>bande criminali</strong>, in perenne lotta per il controllo del territorio e dell&#8217;economia sommersa.</p>
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<p>Sempre più frequentemente, nei quartieri di periferia, scoppiano sanguinose battaglie di strada, combattute con fucili da guerra, kalshnikov e bombe a mano. Il crescente livello di corruzione dell&#8217;esercito bolivariano ha infatti permesso ai vari clan di accumulare autentici arsenali bellici, il cui utilizzo è ormai fuori controllo.</p>
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<p>“Le operazioni di pattugliamento sono sempre più difficili &#8211; dicono gli agenti di polizia dello Stato Miranda, competenti per lo slum di Petare -. Spesso le nostre squadre vengono attaccate in massa, anche alla luce del sole. I membri delle bande criminali sono ormai numerosissimi: fronteggiarli è quasi impossibile, specialmente sul loro territorio. <strong>Molti agenti muoiono in servizio</strong>. È un autentico circolo vizioso: il potere d&#8217;acquisto dello nostre paghe è sempre più basso, a causa della crisi economica. Perciò facciamo fatica ad arruolare nuove reclute. La nostra forza va scemando, mentre quella dell&#8217;avversario cresce costantemente, man mano che il Paese cola a picco. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Alcune zone della città sono letteralmente “off limits”: tornare a casa la sera è un&#8217;impresa sempre più ardua”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/reportage/politica/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo-2/viaggio-nella-citta-piu-violenta-del-mondo.html">Viaggio nella città più violenta del mondo</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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