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	<title>Pepe Escobar Archives - InsideOver</title>
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	<title>Pepe Escobar Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il ruolo del Myanmar nella Nuova Via della Seta cinese</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-del-myanmar-nella-nuova-via-della-seta-cinese.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Sep 2021 05:41:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-1024x712.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-768x534.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-1536x1068.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-2048x1424.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>Non si può discutere con il Tatmadaw, l’esercito del Myanmar: o si fa come dicono loro, o niente da fare. E i cinesi, a partire dalla metà del XX secolo, pare l’abbiano capito. L’approccio di Pechino a quel labirinto che è il Myanmar è condizionato da quattro variabili: gas naturale, acqua, traffico di droga, ed &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/il-ruolo-del-myanmar-nella-nuova-via-della-seta-cinese.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1335" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-scaled.jpeg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-scaled.jpeg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-300x209.jpeg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-1024x712.jpeg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-768x534.jpeg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-1536x1068.jpeg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2021/08/myanmar-cina-la-presse-2048x1424.jpeg 2048w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p><span style="font-weight: 400;">Non si può discutere con il Tatmadaw, l’esercito del Myanmar: o si fa come dicono loro, o niente da fare. E i cinesi, a partire dalla metà del XX secolo, pare l’abbiano capito.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’approccio di Pechino a quel labirinto che è il </span><b>Myanmar</b><span style="font-weight: 400;"> è condizionato da quattro variabili: gas naturale, acqua, traffico di droga, ed i problematici scontri tra il Tatmadaw ed un eterogeneo tessuto di oltre 135 minoranze etniche.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Infatti, i vari gruppi etnici del Myanmar non solo dispongono ciascuno di una storia, cultura e lingua propria, ma controllano vasti territori, intere industrie e anche vere e proprie milizie. Due terzi della popolazione birmana sono Bamar, conosciuti come i “birmani delle Terre Basse”; e anche il Tatmadaw è composto in gran parte da Bamar, trovandosi in perenne conflitto con quel grande mosaico di etnie.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le minoranze etniche del Myanmar vivono perlopiù sulle colline e lungo i confini delle permeabili giungle birmane. Il Myanmar è diviso in sette stati, che hanno preso il nome dai principali gruppi etnici: Kachin, Chin, Karenni, Karen, Mon, Shan e Rakhine. Le alleanze tendono ad essere piuttosto fragili, ma i cinesi si sono dimostrati storicamente inclini a supportarle nella loro battaglia contro il Tatmadaw.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il traffico di droghe in Myanmar è una matrioska di fatto impenetrabile, poiché la maggior parte di questi gruppi sono collegati a partner in Cina, Tailandia e Laos attraverso il Triangolo d’Oro e sono per giunta in competizione l’uno con l’altro.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso del tempo, gli Shan hanno utilizzato enormi profitti derivanti dal commercio di droghe per acquistare una varietà di armi da combattimento. Esistono vari gruppi Shan in competizione; tra questi figurano l’esercito dell’appariscente Khun Sa (recentemente diventato notorio come “Il Re dell’Oppio del Myanmar”), gli ex cacciatori di teste della tribù Wa, ed una manciata di Kokang cinesi che compongono l’esercito dello Shan orientale.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il business di oppio ed eroina e buona parte del traffico di </span><i><span style="font-weight: 400;">ya ba</span></i><span style="font-weight: 400;"> (anfetamine) nel Triangolo d’Oro sono ora in larga parte sotto il controllo del temibile United Wa State Army: una milizia ultra hardcore di 20.000 unità, una delle più potenti del pianeta, con una collezione privata di missili terra-aria.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questo ci porta alla Cina, poiché molti di questi potentati, da Khun Sa a Kyi Myint (ovvero Zhang Zhiming, un ex capo del Partito Comunista del Myanmar), hanno stretto importanti legami con le Triadi cinesi.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E cosa dovrebbe fare il governo centrale del Myanmar per tutto quello che accade nel Triangolo d’Oro? Non granché. Il Tatmadaw potrebbe stipulare un occasionale trattato di pace con questi attori non governativi, ma probabilmente non durerebbe a lungo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Quello che invece ha fatto il Tatmadaw negli ultimi anni è stato un corso intensivo di business, prendendo appunti dalla Cina post-Mao ed evolvendosi da semplice esercito militare ad impero anche economico.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il Myanmar era già in prima linea quando alcune sezioni dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese entrarono nel giro di affari. Per esempio, la provincia di Yunnan nella Cina meridionale era la base operativa di tre famiglie di punta delle Triadi nel traffico di eroina: il Myanmar venne collegato alle Triadi cinesi come braccio logistico del traffico di droga del Triangolo d’Oro, con la la Cina che costruì successivamente degli impianti ferroviari per collegare Yunnan al Myanmar.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Petrolio e gas sono i prossimi pezzi del puzzle. Quando la compagnia francese Total iniziò ad ampliare i ricavi iniziali di gas e petrolio da Rakhine (prima noto come stato di Arakan) i cinesi ebbero la lungimiranza di investire in un lungo oleo-gasdotto fino a Yunnan. A Pechino ciò che interessa davvero è proprio questo oleo-gasdotto, dal Golfo del Bengala alla Cina meridionale, con il Tatmadaw a capo della sicurezza.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E mentre la Cina investe anche in miniere di rame e dighe, il suo investimento più importante in Myanmar è probabilmente il nuovo porto in acque profonde nel Golfo del Bengala e la Zona Speciale di Libero Scambio di Kyaukphyu di cui può disporre. Il porto e l’oleo-gasdotto, interconnessi, rappresentano le fondamenta del vitale corridoio nel sudest asiatico per la </span><b>Belt and Road Initiative (BRI)</b><span style="font-weight: 400;">.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E questo ci porta alla problematica questione </span><b>Rohingya</b><span style="font-weight: 400;">. </span><span style="font-weight: 400;">La priorità assoluta della Cina è proteggere il nuovo porto e la Zona Speciale di Libero Scambio in costruzione nello stato di Rakhine.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Da ormai diverso tempo gli introiti del governo del Myanmar, ora controllati dal Tatmadaw, dipendono dalle operazioni </span><i><span style="font-weight: 400;">on-shore</span></i><span style="font-weight: 400;"> ed </span><i><span style="font-weight: 400;">off-shore</span></i><span style="font-weight: 400;"> a Rakhine e dai collegamenti ferroviari e stradali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I cinesi dal canto loro sono in stretto contatto con l’Esercito Kachin e con il gruppo etnico Kokang. Se la situazione si dovesse inasprire, il piano è di impiegarli insieme all’Esercito dell’Arakan, attivo nella regione, per gestire il Tatmadaw in caso dovesse uscirsene con strane idee. Ciò che importa ai cinesi è soltanto il corridoio per la BRI, e il gruppo etnico di Rohingya si trova intrappolato nel mezzo di un pericoloso gioco di potere.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La matassa in Myanmar è resa ancora più intricata dalla questione idrica. La leadership di Pechino conosce molto bene il ruolo strategico del Myanmar per risolvere le criticità cinesi legate all’acqua. La Cina infatti, che ospita il 20% della popolazione globale, può disporre solo del 7% dell’acqua potabile in tutto il mondo. E l’80% dell’acqua cinese si trova nel sud del Paese, mentre oltre 700 milioni di cinesi e due terzi delle tenute agricole nazionali si trovano al nord.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La soluzione perseguita è stata quella di costruire 11 delle dighe idroelettriche più grandi al mondo sulle rive dei principali fiumi cinesi che scorrono verso i Paesi limitrofi. Una misura che ha sollevato drammatiche problematiche, specialmente nel caso del fiume Mekong, con tutte le regioni in Myanmar, Laos, Tailandia, Cambogia, e Vietnam al di sotto delle dighe che sono state estremamente debilitate. E la questione pare non finire qui: altre 11 dighe verranno infatti costruite sul Mekong meridionale in Laos e Cambogia.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il rapporto tra Pechino e il Tatmadaw non è mai stato rose e fiori. Mentre la maggior parte dei generali del Tatmadaw guarda con ammirazione la forza economica della Cina, negli anni della NLD, al livello del Ministero degli Esteri, i cinesi venivano guardati con sospetto. L’immutabile posizione diplomatica di Pechino impone la non-interferenza nelle questioni domestiche dei propri partner; per questo la Cina si è astenuta dall’esprimersi in merito a se il golpe militare avvenuto quest’anno non fosse davvero un golpe, come sostiene il Tatmadaw.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La realtà dei fatti ha mostrato chiaramente come il Tatmadaw si sia arricchito nel corso degli anni, ovvero riscuotendo tasse e possedendo delle percentuali in affari cinesi portati a termine nelle regioni etniche. Al tempo stesso il Tatmadaw sa che i cinesi, seppur indirettamente, forniscono supporto militare a diverse milizie, e che i capi dei traffici di droga sono in grado di operare senza intralci attraverso il Triangolo d’Oro soltanto perché è la Cina a permetterlo.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le relazioni tra Myanmar e Cina sono dunque indubbiamente precarie. Buona parte dell’influenza cinese in Myanmar è stata in qualche modo ridotta durante il governo NLD, ma la situazione si trova ora in un limbo. Ciononostante, Pechino non toglie mai gli occhi dal grande premio: i progetti del corridoio per la BRI non dovranno mai essere a rischio, e il Myanmar sarà sempre una componente indispensabile della Nuova via della Seta.</span></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La Nuova Via della Seta plasmerà il XXI secolo</title>
		<link>https://it.insideover.com/economia/la-nuova-via-della-seta-plasmera-il-xxi-secolo.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[io-admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2019 04:57:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Magazine]]></category>
		<category><![CDATA[Nuova Via della Seta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-1024x680.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La Nuova Via della Seta, o Belt and Road Initiative (Bri), abbracciando l&#8217;Eurasia e altre aree del mondo, si presenta come il progetto di sviluppo economico più ampio e multiculturale del XXI secolo. Non esistono paragoni sul mercato. L&#8217;Occidente, in particolare gli Stati Uniti, non ha nemmeno iniziato a comprendere l&#8217;incredibile rivoluzione geopolitica e geoeconomica &#8230; <a href="https://it.insideover.com/economia/la-nuova-via-della-seta-plasmera-il-xxi-secolo.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="1920" height="1276" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-300x199.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-768x510.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/%40marconegri-25-1024x680.jpg 1024w" sizes="auto, (max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p><p>La <strong>Nuova Via della Seta</strong>, o Belt and Road Initiative (Bri), abbracciando l&#8217;Eurasia e altre aree del mondo, si presenta come il progetto di sviluppo economico più ampio e multiculturale del XXI secolo. Non esistono paragoni sul mercato. L&#8217;Occidente, in particolare gli <strong>Stati Uniti</strong>, non ha nemmeno iniziato a comprendere l&#8217;incredibile rivoluzione geopolitica e geoeconomica rappresentata dalla Bri.</p>
<p>Secondo Washington, la Bri viene considerato come un progetto &#8220;controverso&#8221; o &#8220;fatto in Cina, per la Cina&#8221; solo perché il governo degli Stati Uniti ha scelto strategicamente di contrastarla invece di trarne profitto. Questa decisione è in netto contrasto con non meno di 152 nazioni e organizzazioni internazionali che, nei mesi precedenti a marzo 2019, hanno mostrato formalmente il loro sostegno alla Bri.</p>
<blockquote><p>I partner della Bri hanno già ottenuto più di 410 miliardi di dollari</p></blockquote>
<p>Un&#8217;implacabile campagna di demonizzazione &#8211; forte in alcune latitudini dell&#8217;Ue come negli Stati Uniti &#8211; denigra la Bri descrivendola come &#8220;imperialismo del debito&#8221; o un&#8217;ingannevole &#8220;trappola del debito&#8221;. I fatti dicono però un&#8217;altra cosa: i partner della Bri hanno già ottenuto più di 410 miliardi di dollari in investimenti cinesi nel periodo che va dal 2014 al 2018. È essenziale ricordare che la Bri, secondo il programma originale, rimarrà nella fase di pianificazione fino al 2021: solo allora inizierà la fase di realizzazione, che durerà fino al 2049.</p>
<p>La &#8220;miopia occidentale&#8221; &#8211; incentrata sui guadagni trimestrali delle aziende o sulla prossima campagna elettorale &#8211; non è in grado di comprendere la portata della Bri, che è aperta a tutti, non solo alle nazioni dell&#8217;antica Via della Seta. Si tratta di un progetto flessibile &#8211; che traccia partnership oltre l&#8217;Eurasia e l&#8217;Africa fino all&#8217;America latina e al Pacifico &#8211; e allo stesso tempo inclusivo, poiché rispetta diverse modalità di sviluppo e favorisce ciò che equivale a un vero dialogo tra civiltà.</p>
<p>È inevitabile che la Bri, a causa della sua complessità, si muova più come una rompighiaccio nell&#8217;Artico che come un treno ad alta velocità. Sono infatti coinvolti almeno sei corridoi commerciali: il Nuovo ponte terrestre eurasiatico, il Corridoio economico Cina-Pakistan (in inglese China-Pakistan Economic Corridor, Cpec), il Corridoio economico Cina-Mongolia-Russia, il Corridoio economico tra Cina, Asia centrale e occidentale e due corridoi collegati alla Via della Seta marittima, cioè la penisola indocinese e l&#8217;area che comprende Bangladesh, Cina, India e Myanmar.</p>
<figure id="attachment_204464" aria-describedby="caption-attachment-204464" style="width: 1014px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-204464 size-full" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1.jpg" alt="La nuova via della Seta" width="1014" height="639" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1.jpg 1014w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1-300x189.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/la-nuova-via-della-seta-1-768x484.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 1014px) 100vw, 1014px" /><figcaption id="caption-attachment-204464" class="wp-caption-text">Infografica di Alberto Bellotto</figcaption></figure>
<p>Importanti studiosi cinesi &#8211; come Wu Bingbing, professore dell&#8217;Università di Pechino &#8211; tendono a descrivere in modo conciso la Bri, come una &#8220;rete di partnership e progetti&#8221;. Alla base di questa rete c&#8217;è un concetto geoeconomico fondamentale: la costruzione di infrastrutture a sostegno dello sviluppo economico in vaste aree del sud del mondo.</p>
<p>Il Corridoio economico Cina-Pakistan (Cpec), di cui ho recentemente visitato la parte settentrionale, è il progetto più importante e ambizioso della Bri. La sua logica è la creazione di una solida base utilizzabile dal travagliato Pakistan per diventare una potenza media intorno al 2035. La base, ancora una volta, è la costruzione di infrastrutture indispensabili come zone industriali, porti e centrali elettriche. Lo stesso concetto vale per il corridoio economico che collega la provincia cinese meridionale dello Yunnan con la sua &#8220;estensione&#8221; nel sud-est asiatico continentale che presto permetterà, per esempio, di viaggiare in treno da Kunming a Vientiane, la capitale del Laos, in tre ore invece di tre giorni.</p>
<p>La ferrovia Giacarta-Bandung, che sarà sviluppata come progetto della Bri, non potrebbe essere più ricca di significato: nel 1955, già in era post coloniale, a Bandung si tenne una storica conferenza che preparò il terreno per il movimento dei Paesi non allineati.</p>
<p>La Siria, la cui ricostruzione postbellica sarà essenzialmente gestita da Cina, Russia e Iran, è considerata da Pechino come un futuro snodo chiave della Bri</p>
<p>Iran, India e Russia saranno collegati tramite il Corridoio di trasporto internazionale nord-sud. L&#8217;Iran collaborerà con la Russia anche attraverso un accordo commerciale nel quadro dell&#8217;Unione economica eurasiatica. Durante la recente visita in Iraq del presidente iraniano <strong>Hassan Rouhani</strong>, è stato siglato un accordo su una ferrovia che partirà da Shalamcheh, sul confine Iraq-Iran, e attraverserà l&#8217;Iraq per arrivare fino a Latakia, in Siria, nel Mediterraneo orientale. Tutto questo riguarda il segmento iraniano della Nuova via della Seta. Anche la Siria, la cui ricostruzione postbellica sarà essenzialmente gestita da Cina, Russia e Iran, è considerata da Pechino come un futuro snodo chiave della Bri.</p>
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<p>Il presidente <strong>Vladimir Putin</strong>, anni prima dell&#8217;iniziativa cinese, propose all&#8217;Unione europea il concetto di una zona di libero scambio da Lisbona a Vladivostok. Ora, ispirati dalla Bri, gli analisti russi del Valdai Club hanno proposto il concetto di Grande Eurasia, dove la Russia si posiziona come un «ponte tra le civiltà» legato alla Bri pur continuando a coltivare le sue relazioni commerciali con l&#8217;Europa.</p>
<p>I più importanti analisti di Cina, Russia, Iran, Turchia e Pakistan concordano sul fatto che, in termini di integrazione eurasiatica, sia tutto interconnesso: Bri, Grande Eurasia, Eaeu, Intsc, Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco), Brics plus e Asean.</p>
<p>Ho seguito approfonditamente la Nuova via della Seta da quando questa idea è stata svelata dal presidente Xi Jinping nel 2013, prima in Asia centrale (Astana) e poi nel sud-est asiatico (Jakarta). Proprio come il made in Italy per l&#8217;Italia, la sigla Bri rappresenta ormai a livello mondiale l&#8217;essenza del brand Cina. È questo è inevitabile, considerando che, dal punto di vista geopolitico, nel prossimo futuro la Nuova via della Seta sarà il concetto intorno al quale verrà organizzata la politica estera cinese.</p>
<p>Wang Yiwei &#8211; direttore del Centre for Eu Studies presso l&#8217;Università di Renmin e autore di China Connects the World: What Behind the Belt and Road Initiative &#8211; ha mostrato dettagliatamente come Pechino abbia lanciato quella che potrebbe essere definita globalizzazione 2.0, 3.0 o addirittura 4.0.</p>
<figure id="attachment_201718" aria-describedby="caption-attachment-201718" style="width: 1024px" class="wp-caption alignnone"><img onerror="this.onerror=null;this.srcset='';this.src='https://it.insideover.com/wp-content/themes/insideover/public/build/assets/image-placeholder-7fpGG3E3.svg';" loading="lazy" decoding="async" class="img-fluid wp-image-201718 size-large" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2019/05/Saglietti-1024x664.jpg" alt="" width="1024" height="664" /><figcaption id="caption-attachment-201718" class="wp-caption-text">Ivo Saglietti, Albania, Vlorë, 1999</figcaption></figure>
<p>Il contrasto con la guerra globale al terrorismo, la spinta per rivoluzioni colorate e cambi di regime nel mondo e l&#8217;uscita dai trattati internazionali non potrebbe essere più evidente.</p>
<p>Ovviamente, la Bri è incentrata sull&#8217;emisfero australe, che ha un disperato bisogno di tecnologie, capitali, infrastrutture e posti di lavoro per lavoratori qualificati. La Cina è ricca di capitali, tecnologie e know-how in materia di infrastrutture, ma non ha mercati. Allo stesso tempo, l&#8217;espansione della Nuova via della Seta potrebbe funzionare anche per lo sviluppato Occidente.</p>
<p>La polemica sul memorandum d&#8217;intesa firmato da Roma mette in ombra una dinamica fondamentale. Per l&#8217;Italia, la modernizzazione e il potenziamento dei porti di Venezia, Trieste, Genova e Ravenna si traduce nella possibilità di convogliare verso Austria, Germania, Svizzera, Slovenia e Ungheria le linee di approvvigionamento provenienti dalla Cina che passano attraverso il Mediterraneo, parallelamente e in competizione con i super-porti settentrionali di Rotterdam e Amburgo, anch&#8217;essi collegati alla Bri. Ma il focus è nell&#8217;implicito &#8220;win-win&#8221;: i nuovi corridoi marittimi sono destinati a dare una forte spinta all&#8217;esportazione del made in Italy in Cina.</p>
<blockquote><p>L&#8217;Eurasia è il centro nevralgico della storia del mondo</p></blockquote>
<p>Il geografo francese Christian Grataloup, insieme ad altri, ha mostrato in dettaglio come l&#8217;Eurasia debba essere interpretata come un&#8217;entità geostorica, il &#8220;centro nevralgico della storia del mondo&#8221;. La Bri, che si sta sviluppando come una Nuova via della Seta del XXI secolo, ripristina l&#8217;importanza storica del &#8220;centro nevralgico&#8221;, ciò che la geopolitica definisce come Heartland. È in corso un massiccio cambiamento di paradigma, che si lascerà alle spalle il mondo che abbiamo conosciuto nell&#8217;ultimo mezzo millennio. L&#8217;Eurasia è tornata. Ed è più forte che mai: fateci l&#8217;abitudine.</p>
<p><em>Fotografia di apertura di Marco Negri, Brazil, Sertao do Araripe, 2010</em></p>
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		<title>Hillary Clinton, dea della guerra</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/hillary-clinton-dea-della-guerra.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Calogero Migliore]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 16:20:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[attacco-torri-gemelle]]></category>
		<category><![CDATA[cia]]></category>
		<category><![CDATA[Dipartimento di Stato Usa]]></category>
		<category><![CDATA[Jihadismo]]></category>
		<category><![CDATA[Medio Oriente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p>
<p>In caso dovessero persistere dubbi sul fatto che, una volta eletta Presidente degli Stati Uniti, Hillary Clinton si comporterà, saggezza a parte, come una Minerva imbottita di steroidi, ecco la prova regina, tratta da una delle sue discussioni con Bernie Sanders prima della &#8220;Battaglia di New York&#8221;: “Resterò nella NATO. Resterò nella NATO, e continueremo a &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/hillary-clinton-dea-della-guerra.html">[...]</a></p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="960" height="640" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="" decoding="async" loading="lazy" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960.jpg 960w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2016/05/lead_960-768x512.jpg 768w" sizes="auto, (max-width: 960px) 100vw, 960px" /></p><p style="text-align: justify;">In caso dovessero persistere dubbi sul fatto che, una volta eletta Presidente degli Stati Uniti, <strong>Hillary Clinton</strong> si comporterà, saggezza a parte, come una Minerva imbottita di steroidi, ecco la prova regina, tratta da una delle sue discussioni con <strong>Bernie Sanders</strong> prima della &#8220;Battaglia di New York&#8221;:</p>
<p>“Resterò nella NATO. Resterò nella NATO, e continueremo a cercare missioni e altri tipi di programmi da sostenere. Non dimentichiamo che la NATO era dalla nostra in <strong>Afghanistan</strong>. La maggior parte dei paesi che ne fanno parte ha anche perso soldati e civili in Afghanistan. La NATO è accorsa in nostra difesa dopo l&#8217;<strong><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.occhidellaguerra.it/tag/11-settembre/" target="_blank" rel="noopener">11 settembre</a></strong>. Questo significa molto. Vero, dobbiamo stabilire gli aspetti finanziari della cosa, ma teniamo a mente ciò che realmente accade. Ora che la Russia si fa più aggressiva, con azioni intimidatorie di ogni genere nei confronti dei paesi Baltici; abbiamo potuto assistere a ciò che ha fatto nell&#8217;Ucraina orientale e sappiamo che vuole cambiare la faccia dell&#8217;Europa. Questo non è nel nostro interesse. Dobbiamo pensare a quanto costerebbe se l&#8217;aggressione russa non fosse scoraggiata dal fatto che la NATO è lì, in prima linea, a dimostrare che la Russia non si può spingere oltre”.Tracciando un abile collegamento tra l&#8217;11 settembre e “l&#8217;aggressione russa”, che presumibilmente sta cambiando la faccia dell&#8217;Europa, qui c&#8217;è tutto, incluse due delle cinque principali minacce all&#8217;esistenza degli Usa secondo il Pentagono: la prima (la Russia) e l&#8217;ultima (il terrorismo); le altre sono la Cina, la Corea del Nord e l&#8217;Iran (si noti che Hillary ha sempre accusato Teheran di “terrorismo”). “Continueremo a cercare missioni” dovrebbe essere decrittografato come &#8220;altre guerre&#8221; e implica, senza &#8211; <em>mai </em>&#8211; ammetterlo che <strong>la Libia e la Siria sono stati notevoli disastri nella politica estera degli USA</strong>.In effetti, Hillary si spinge persino oltre, affermando di non aver finito con il Medio Oriente e di essere pronta a continuare la sua “missione” di imporre la democrazia con qualsiasi mezzo necessario, dai droni alla R2P (“responsibility to protect” [responsabilità di proteggere])&#8230; grazioso eufemismo per <strong>imperialismo umanitario</strong>.È inutile che i cittadini europei manifestino choc e timore reverenziale; in fin dei conti, hanno a che fare con un <strong>falco della guerra</strong> che è arrivato ad ammettere, ufficialmente, per la prima volta durante la sua campagna presidenziale, di essere realmente un falco della guerra. Per quanto riguarda la “nazione indispensabile” (copyright del mentore di Hillary, <strong>Madeleine Albright</strong>), sarà come al solito un affare&#8230; come la ricerca di guerre senza fine.Quindi, basta con l&#8217;immagine, coltivata con cura dai pr, di una gentile, innocua, vecchia nonnina: qui abbiamo piuttosto Hillary che apre l&#8217;argine al Kissinger che ha dentro di sé.Sposata con la &#8220;linea dei ratti&#8221; *Il <strong>consolato americano di Bengasi</strong> era essenzialmente la copertura di una linea clandestina usata dalla Cia per contrabbandare armi ai “ribelli moderati” che si battevano contro Damasco.<strong><a href="http://www.lrb.co.uk/v36/n08/seymour-m-hersh/the-red-line-and-the-rat-line" target="_blank" rel="noopener">Seymour Hersh</a></strong> è stato tra coloro che lo hanno rivelato: “L&#8217;amministrazione di Obama non ha mai ammesso pubblicamente il proprio ruolo nella creazione di quella che la Cia chiama la &#8220;<strong>linea dei ratti</strong>&#8220;, un canale clandestino che portava dritto in Siria. La &#8220;linea dei ratti&#8221;, autorizzata agli inizi del 2012, era usata per convogliare armi e munizioni all&#8217;opposizione partendo dalla Libia e passando per la Turchia fino ad attraversare il confine con la Siria. Molti dei siriani che alla fine ricevevano le armi erano jihadisti, alcuni dei quali collegati ad al-Qaeda”.Ora, immaginate il Segretario di Stato Hillary Clinton che agevola la spedizione di missili antiaerei terra/aria SA-7 e di granate a propulsione missilistica a dei jihadisti collegati ad al-Qaeda. È decisamente qualcosa che non si può volere nel proprio curriculum, soprattutto nel mezzo di una feroce campagna presidenziale.Hillary sta già combattendo una battaglia per la credibilità per quanto riguarda il  suo server sotterraneo di e-mail. Celate nella sua crociata personale per la privatizzazione di dati dal Dipartimento di Stato degli Usa, ci potrebbero essere almeno tre gravissime infrazioni;<a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.law.cornell.edu/uscode/text/18/1519" target="_blank" rel="noopener">( distruzione, alterazione, o falsificazione di documenti)</a><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.law.cornell.edu/uscode/text/18/641" target="_blank" rel="noopener">(convertire a proprio uso proprietà di un Dipartmento degli Usa)</a><a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="https://www.law.cornell.edu/uscode/text/18/793" target="_blank" rel="noopener">(raccogliere, trasmettere o perdere dati relativi alla difesa)</a>L&#8217;intera nazione attende di sapere se il Procuratore Generale degli Usa, <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.counterpunch.org/2016/04/13/hillarys-im-not-a-crook-moment/" target="_blank" rel="noopener">Loretta Lynch, che risponde al suo capo, il Presidente Obama, deciderà di perseguire l&#8217;ex Segretario di Stato a causa di tali infrazioni</a>.Come se la suspense non bastasse, l&#8217;ex capo della Cia, <strong>Robert Gates</strong>, fonte credibile e in buona fede, ha messo in discussione, pubblicamente, il &#8220;buon senso&#8221; di Hillary e la sua mancanza di investigazione e approfondimento dei dati nel <a style="color: #0000ff; text-decoration: underline;" href="http://www.bloomberg.com/politics/articles/2016-04-10/obama-cites-lack-of-day-after-plan-in-libya-as-biggest-mistake" target="_blank" rel="noopener">disastro della Libia</a>, praticamente dichiarando che Hillary è una mina vagante.Gates ha rivelato quello che nell&#8217;ambiente governativo è un segreto di Pulcinella: che Hillary era completamente concentrata su un cambiamento di regime in Libia: “Il Presidente mi ha detto che si è trattato di una delle decisioni più difficili che si sia mai trovato a prendere, una specie di 51 a 49, e sono certo che non avrebbe preso quella decisione se il Segretario di Stato Clinton non l&#8217;avesse sostenuta.”Gates più tardi ha ricordato la domanda di Obama: “Posso portare a termine le due guerre in cui sono già coinvolto prima che voi ne andiate a cercare una terza?” Gates ha aggiunto che il colonnello <strong>Gheddafi</strong> “non rappresentava affatto una minaccia per noi. Rappresentava una minaccia per il suo popolo, tutto qui.”Nemmeno essere il principale architetto di una Libia “liberata”, che si è trasformata in un covo di terrorismo aperto a tutti è una descrizione del proprio operato che si possa volere nel proprio CV nel mezzo di una feroce campagna presidenziale.L&#8217;ammaliante uomo libico<a href="http://www.nytimes.com/2011/03/15/world/africa/15clinton.html?_r=1" target="_blank" rel="noopener">Le affermazioni di Gates riguardano fatti in qualche modo già trapelati nel marzo 2011</a>: il famoso incontro notturno a Parigi tra Hillary e il “ribelle” libico <strong><a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mahmud_Gibril" target="_blank" rel="noopener">Mahmoud Jibril</a></strong>. Uomo decisamente ammaliante, istruito negli Usa, Jibril aveva messo nel sacco Hillary dicendo “tutte le cose giuste sul fatto di sostenere la democrazia e l&#8217;inclusività e di creare istituzioni libiche, alimentando una certa speranza sul fatto che saremmo stati in grado di farcela,” stando a Philip H. Gordon, uno degli aiutosegretari della Clinton. “Ci hanno detto quello che volevamo sentire. E si tende a voler credere.”Ed ecco il punto conclusivo: si tratta di quello che un&#8217;amministrazione degli Usa “vuole credere”. Hillary ne era stata immediatamente convinta, senza minimamente far seguire la retorica a una stima , così come deve essere fatta secondo l&#8217;Abc dei servizi segreti americani. Questa versione, in quanto catalizzatore decisivo del cambiamento di regime in Libia, è più pertinente del fantasioso racconto francese sul fatto che il piccolo Napoleone <strong>Nicolas Sarkozy</strong> abbia preso il comando incitato da un patetico filosofo con l&#8217;immancabile camicia bianca aperta sul suo microscopico plesso solare.Così la Libia è diventata la guerra di Hillary, proprio come quella dell&#8217;Iraq nel 2003 era stata la guerra del regime neo-conservatore di Cheney. Obama, come Presidente, incitato dal suo Segretario di Stato, si è addentrato in Libia senza un piano B, senza un piano di azioni da intraprendere successivamente, senza nessuna meta strategica di politica estera a lunga scadenza. Eppure nessuno in Europa si dovrebbe aspettare che la dea della guerra spieghi le proprie mete strategiche&#8230; che siano portate avanti con l&#8217;uso di droni, sovversione, sanzioni, bombardamenti con fini liberatori o R2P. Che siano in Libia, o facciano parte di tutte queste “missioni” una volta che lei diventerà Presidente.</p>
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