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	<title>Giusi Di Cristina Archives - InsideOver</title>
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	<title>Giusi Di Cristina Archives - InsideOver</title>
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		<title>Il Venezuela e le ombre sulla caduta di Maduro: vince la politica imperiale, perde l&#8217;umanità</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Jan 2026 11:29:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" fetchpriority="high" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p> Dietro la spedizione Usa in Venezuela un messaggio ai Paesi competitor. Ma anche una strategia che, forse, va bene a molti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Il Venezuela e le ombre sulla caduta di Maduro: vince la politica imperiale, perde l&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><img width="700" height="467" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Venezuela" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1.jpg 700w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2026/01/venezuela-1-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /></p>
<p><a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">In un precedente analisi</a>, abbiamo ricostruito la genesi e le strutture della caduta di Nicolas Maduro in Venezuela. Resta un dato di fatto: qualcosa in questa vicenda non è chiaro. <strong>Non si tratta di un golpe</strong>: non ci sono state forze armate ribelli che hanno rovesciato il governo instaurandone uno proprio. Il tutto è avvenuto con estrema celerità, senza che l’esercito venezuelano abbia sparato un solo colpo. Le tempistiche, in effetti, lasciano qualche dubbio. Quasi all’una di notte sono cominciati i bombardamenti:<strong> il popolo è stato immediatamente allertato,</strong> ma senza ordini precisi. Si aspettavano tutti un segnale, un pronunciamento da parte di uno dei leader politici, che invocasse l’inizio della difesa popolare nazionale, ma nulla. Quando il ministro della Difesa, <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/rodriguez-lopez-cabello-chi-comanda-a-caracas-dopo-la-cattura-di-maduro.html">Vladimir Padrino López,</a></strong> ha infine preso la parola per denunciare il bombardamento, qualche manciata di minuti dopo Trump ha annunciato che <strong>Nicolás Maduro</strong> era in stato d’arresto assieme alla moglie e che i due sarebbero stati immediatamente trasferiti negli Stati Uniti e lì processati.</p>



<p>Gli armamenti usati dai nordamericani sono stati di notevole portata, i cieli sul Venezuela resi impraticabili: insomma, <strong>un attacco per aria e per terra mirato a sbrigare la faccenda quanto più in fretta possibile.</strong> Dal governo si è invocata subito la mobilitazione popolare e il popolo chavista è sceso in piazza, così come è sceso in piazza quello antimaduro: mentre però la prima fazione era molto più numerosa, i canali occidentali hanno dato più risalto alla seconda, sebbene susciti perplessità vedere un popolo festeggiare dopo aver subito un bombardamento da parte di un Paese straniero.</p>



<p><strong>Si parla di talpe interne, di <em>traidores </em>vicini a Maduro,</strong> guardie del corpo che l’avrebbero venduto per trenta denari. Ma c’è anche chi paventa che si sia trattato di una mossa da parte dell’<em>establishment</em>: vi diamo Maduro, ci lasciate in pace in cambio di una possibile apertura economica ai giacimenti petroliferi. Non perdo tempo ad elencare le ipotesi folli circolate in ambito MAGA (anche nostrano) perché mi occupo di politica internazionale e non di igiene mentale. Ma resta pur vero che la velocità con cui gli avvenimenti si sono susseguiti, la cattura di Maduro e della moglie senza che alcuno abbia tentato di difendere il presidente (erano davvero tutti collusi, tutti traditori?), il silenzio totale da parte dell’esercito: questi rimangono punti oscuri e indagarli è ciò che deve fare l’analista. Perché non si è tentata una difesa? Perché si è aspettato così tanto per convocare il popolo in piazza?<strong> Perché il ministro della Difesa ha parlato quasi contemporaneamente all’annuncio della cattura del presidente? </strong>E ancora: perché Rubio pare così fiducioso rispetto alla collaborazione<strong> da parte di Delcy Rodríguez?</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Le reazioni negli altri Paesi</h2>



<p>Questi non sono interrogativi semplici, poiché le risposte ad essi delineerebbero non solo quale fosse la reale relazione politica tra Maduro e i suoi più stretti e fidati collaboratori, ma anche il possibile futuro del Paese.&nbsp;Quel che abbiamo sul piatto è invece la reazione degli altri Paesi.</p>



<p>Come scrivevamo, c’è chi ha festeggiato, chi semplicemente ha trovato uno straccio di giustificazione, chi ha fornito prese di posizione palliducce e di circostanza. In pochi si sono espressi con sgomento dinnanzi a una violazione e a un pericoloso precedente: da oggi, chi potrebbe condannare un Paese che ne attacca un altro accusato di arrecare pericoli “ibridi”? <strong>Il presidente brasiliano Lula e i suoi omologhi colombiano, Petro, e messicana, Sheinbaum, hanno alzato la voce</strong> e richiesto l’intervento immediato degli organismi internazionali a difesa dei Paesi: non è difficile comprendere quanto l’America Latina sia in questo momento seriamente in pericolo e quanto siano corresponsabili quegli alleati che non stanno muovendo un dito, minacciando per esempio gli Usa di ripercussioni. </p>



<p><strong>Parlo in particolare della Russia</strong>, con cui il Venezuela ha in essere non solo legami storici ma vere e proprie partnership: se è vero che non esiste alcuna clausola che prevede l’obbligo automatico di difesa reciproca in caso di conflitto armato, è anche vero che dal punto di vista militare, strategico e diplomatico avrebbe potuto impegnarsi maggiormente in aiuto di un Paese partner, proprio in virtù della vicinanza di Putin a Trump<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>. Invece, la dichiarazione relativa agli accadimenti suona più come circostanziale che quella di un Paese direttamente coinvolto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il ruolo di Delcy Rodriguez</h2>



<p>Voci non confermate indicavano la presenza di <strong>Delcy Rodríguez a Mosca </strong>al momento della cattura di Maduro, altre invece – tra cui quelle russe – confermano la sua presenza in patria e di aver avuto colloqui con Lavrov a distanza, nelle ore precedenti agli avvenimenti. La stessa Delcy Rodríguez che pare essere divenuta il punto di contatto tra gli interessi statunitensi e la tenuta del regime chavista: vedremo nei prossimi giorni quale sarà il risultato di questa interlocuzione.</p>



<p><strong>La dichiarazione cinese, arrivata ore dopo, è stata più forte di quella russa,</strong> chiedendo la liberazione del presidente e della consorte e il ripristino di una situazione di legalità statuale, senza più ingerenze. Ricordiamo che nelle ore precedenti al bombardamento, una delegazione cinese guidata da <strong>Qiu Xiaoqi</strong>, Rappresentante speciale della Cina per gli affari dell’America Latina e dei Caraibi e inviato del presidente Xi Jinping, si trovava proprio a Miraflores, per un incontro con Maduro.</p>



<p>E la risposta della un-tempo-fu pacifica e pacifista UE? Ovviamente in accordo con una ipotizzata transizione democratica. E rispetto all’invasione di un Paese sovrano? Nulla, <strong>Ursula von der Leyen</strong> forse giocava a carte e non aveva tempo di informarsi su chi avesse commesso cosa: il cattivo c’è, si chiama Maduro e tanto basta.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La distruzione della laicità</h2>



<p><strong>Che dietro agli attacchi statunitensi ci sia un chiaro monito ai Paesi competitors</strong> di lasciar fare e non immischiarsi in faccende che gli Usa ritengono “casalinghe” non è così difficile da comprendere e d’altronde la National Security Strategy di qualche mese fa lo ribadiva senza fronzoli. Ma viene da chiedersi: si sta assistendo alla totale destituzione in forma globale degli organismi multilaterali? Se gli Usa dell’era Trump hanno abdicato al multilateralismo, ricomponendo le relazioni su base bilaterale, gli altri Stati del Consiglio di Sicurezza ONU finora hanno tenuto a ergersi come differenti. </p>



<p>Tuttavia, sorge il dubbio che il lavare i panni sporchi in casa senza subire pressioni esterne ma, al contrario, allontanando e silenziando ogni possibile ficcanaso, possa essere una ricetta valida per tutti. E quindi, in questo senso, accettare quel che è accaduto in Venezuela (e che Trump già minaccia di voler replicare in Colombia e a Cuba, con le stesse improbabili accuse), in fondo, potrebbe persino considerarsi conveniente. &nbsp;</p>



<p>Nella nuova logica di risistemazione globale, abbiamo gli Stati Uniti che molti reputano un impero morente, ma che riesce ancora ad agire indisturbatamente per il mondo, e altri Paesi, con magagne più o meno bisognose di essere sistemate.</p>



<p><strong>La grande sconfitta è l’umanità</strong>, che si ritrova a guardare in faccia spettri che pensava si fossero ormai ridotti in cenere, quantomeno in Occidente. In mezzo a questo vortice, analisti partigiani e giornalisti improvvisati teorizzano e propongono visioni che incitano alla distruzione del dubbio, della laicità del pensiero e di una chiara visione d’insieme. Tutto questo non fa che continuare ad inquinare la possibilità di cogliere tutte le pieghe di una storia complicata e fragile, come spesso sono le vicende di questo sfortunato, sofferto e meraviglioso pezzo del puzzle di nome América Latina.</p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Il Venezuela e le ombre sulla caduta di Maduro: vince la politica imperiale, perde l&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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		<item>
		<title>Assieme al diritto internazionale col caso Venezuela muore anche il miraggio multipolare</title>
		<link>https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Andrea Muratore]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Jan 2026 11:24:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi in Venezuela]]></category>
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					<description><![CDATA[<p><img width="1920" height="1280" src="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a.jpg" class="attachment-post-thumbnail size-post-thumbnail wp-post-image" alt="Il Dipartimento della guerra Usa prende di mira Venezuela a Iran" decoding="async" srcset="https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a.jpg 1920w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a-300x200.jpg 300w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a-1024x683.jpg 1024w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a-768x512.jpg 768w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a-1536x1024.jpg 1536w, https://media.insideover.com/wp-content/uploads/2025/10/OVERCOME_20251002085023220_dea0648e89b7965188e3ccaae321151a-600x400.jpg 600w" sizes="(max-width: 1920px) 100vw, 1920px" /></p>
<p>La caduta di Nicolas Maduro in Venezuela ha provocato uno scossone geopolitico in America Latina e a diversi giorni dai fattiè un necessario ragionare di quanto accaduto, ponendo il focus su alcuni punti portatori di chiarezza all’interno di questo evento. Il primo dato da ribadire con fermezza ha a che fare con ciò che l&#8217;azione &#8230; <a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">[...]</a></p>
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<p>La caduta di<strong> Nicolas Maduro in Venezuela </strong>ha provocato uno scossone geopolitico in America Latina e a diversi giorni dai fattiè un necessario ragionare di quanto accaduto, ponendo il focus su alcuni punti portatori di chiarezza all’interno di questo evento.</p>



<p>Il primo dato da ribadire con fermezza ha a che fare con ciò che l&#8217;azione del 3 gennaio ha rappresentato: l’ennesima violazione del diritto internazionale. In particolare, il famigerato Articolo 2, paragrafo 4, della Carta delle Nazioni Unite: «<em>Gli Stati Membri devono astenersi, nelle loro relazioni internazionali, dalla minaccia o dall’uso della forza contro l’integrità territoriale o l’indipendenza politica di qualsiasi Stato, o in qualunque altra maniera incompatibile con i fini delle Nazioni Unite</em>»</p>



<p>.Come chi scrive ha però più volte affermato – ahimé, non in solitudine – <strong>il diritto internazionale è morto a Gaza</strong> e aspettarsi un comportamento differente da parte della superpotenza mondiale in quello che ritiene essere il suo giardino di casa era insensato. Specie in un tempo in cui vi sono sulle scene ministri degli Esteri che affermano, con totale candore, che il diritto internazionale è importante sì, <a href="https://www.youtube.com/shorts/6gsKUiQQIyQ">«ma fino a un certo punto»</a></p>



<p>Qualsivoglia sia il sentimento umano e politico che si nutra nei confronti di Maduro, bombardare un Paese sovrano, ammazzarne i civili e i militari, prelevarne il presidente e la di lui sposa è, fuor di ogni dubbio, una violazione del diritto internazionale, che imporrebbe quantomeno una risposta sanzionatoria da parte dell’Onu e di altri Paesi in forma bilaterale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Addio diritto internazionale</h2>



<p>Dato che trattasi degli Usa, nulla di tutto questo accadrà, ça va sans dire. Anzi: il tema dell’attacco difensivo legittimo ha preso spazio fra le parole di altri presidenti di Stati vicini al tycoon, Meloni fra gli altri.</p>



<p>Abbiamo assodato, dunque, che<strong> il diritto internazionale è oramai un appiglio inutile:</strong> la mediazione non esiste più e come affermo da almeno due anni (e questa volta in compagnia solo di qualche anima) il mondo si sta ridisegnando secondo un piano non di multipolarismo, ma di multipolarità. Se il multipolarismo, rappresentato dal blocco dei BRICS, aveva rappresentato un’alternativa all’unipolarismo statunitense, proprio l’allargamento ultimo dei BRICS lo ha reso qualcos’altro da ciò che molti auspicavano. Resosi un competitor commerciale più attraente, il blocco ha rinunciato a una spinta di rinnovamento politico globale, in ossequio della diversità degli attori partecipanti, alcuni dei quali amici (o comunque non nemici) degli Usa e molto più desiderosi di lasciarsi aperte tutte le strade possibili.</p>



<p>Non ci sono più i tempi per una riproposizione della divisione del mondo in sfere d’influenza: c’è un attore che è ad oggi ancora più forte degli altri, perlomeno in campo politico e militare, che sta pensando di continuare ad esercitare pressione e controllo sia sui territori che gli servono per mantenere questa posizione di vantaggio, sia sui competitors, senza la necessità di intraprendere guerre dirette.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Il progetto multipolare in frantumi</h2>



<p>Quindi, non solo il diritto internazionale è carta straccia, ma anche il sogno di un <strong>mondo multipolare non esiste più.</strong></p>



<p>Come leggere allora la vicenda venezuelana, da un punto di vista della mera politica internazionale? Senza ripetere le trite e ritrite nozioni che ormai si conoscono a memoria, cercherò di aggiungere qualche elemento utile. Sappiamo che il Venezuela interessa agli Usa per i suoi giacimenti petroliferi, non ne hanno mai fatto mistero, tantomeno adesso che Trump si vanta di aver ristabilito una rinnovata dottrina Monroe, la <strong><a href="https://it.insideover.com/politica/dal-venezuela-alla-groenlandia-dalla-dottrina-donroe-nasce-il-nuovo-impero-americano.html">“dottrina Donro</a></strong>e”, che prevede anche la possibilità di intervenire militarmente per portare avanti gli obiettivi nordamericani nel mondo. Di fatto dunque è lo stesso Trump a dirci che è un superamento della logica delle sfere di influenza: laddove gli Usa hanno interessi, lì possono intervenire. E gli altri? Rivali da tenere sotto stretta sorveglianza. Il multilateralismo? Roba da babbei. Non ci sono più maschere, né nascondimenti: interessi dichiarati più o meno esplicitamente e azioni conseguenti.</p>



<p>Trump ha già affermato che gli Stati Uniti guideranno la transizione del Paese, che al momento in Venezuela non esiste un leader in grado di sostituire Maduro (sconfessando apertamente un possibile aiuto per la presidenza a María Corina Machado), che il segretario di Stato Marco Rubio ha parlato con la presidente venezuelana ad interim Delcy Rodríguez, che si sarebbe resa disponibile di fare ciò che è necessario. Ma soprattutto, Donald Trump ha affermato che le imprese petrolifere statunitensi torneranno a lavorare in Venezuela.</p>



<p>Come nel più usurato dei copioni, gli Usa occupano un Paese (direttamente o indirettamente, attraverso golpe o influenzando i governi e le elezioni) per ottenere una pedina economica da sfruttare. È solo questo? Certo che no: c’è quello che prima ho indicato come <strong>il tenere a stretta sorveglianza i competitors.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">Sfida Usa-Cina in America Latina</h2>



<p>In America Latina il competitor per eccellenza è la Cina: la potenza asiatica ha qui stretto importanti relazioni economiche, portando nuovi investimenti in cambio di ingenti quantità di materie prime, senza la pretesa di ridefinire le caratteristiche dei governi. La sua presenza si è fatta sempre più massiccia nell’ultimo decennio, preoccupando gli Usa in particolare rispetto al litio. Ecco dunque che i presidenti filo statunitensi si sono immediatamente preoccupati di ridurre l’influenza economica cinese dal proprio Paese:<strong> si pensi a Milei e a Bukele</strong>, e probabilmente presto anche <a href="https://it.insideover.com/politica/chi-e-jose-antonio-kast-lavvocato-che-sosteneva-pinochet-e-il-nuovo-presidente-del-cile.html">Kast</a> si aggiungerà alla lista. È esattamente a questo punto che Trump ha rimesso in pista il vecchio adagio della guerra santa contro il comunismo – in Paesi per nulla comunisti – e della liberazione di popoli oppressi, in paesi percepiti come scomodi o “canaglia”. Il Venezuela è uno di questi ultimi.</p>



<p>Il vecchio adagio si arricchisce però di due elementi: il paese da “liberare” viene spesso accusato di avere forti legami coi cartelli del narcotraffico, mentre il paese “liberatore” ha un mandato religioso evangelico. Quest’ultimo è un dato che meriterebbe molto di più di una banale nota caricaturale, come spesso vedo fare: le chiese evangeliche sono state fornite di fondi economici enormi, grazie ai quali si sono <strong>fatte strada in America Latina</strong>, spesso a discapito di governi appena progressisti e aderendo anche presso le comunità di discendenti dei nativi. Paradossalmente, si assiste a una unione di intenti che vede da un lato la ricca classe bianca e dall’altro i più poveri delle società che si intende sottomettere. Se si guarda alla vita privata dei presidenti latinoamericani filostatunitensi, si noterà come siano tutti di religione cristiano evangelica (fatta eccezione per Javier Milei, convertitosi all’ebraismo).</p>



<p>Il “narcocomunismo” è la nuova etichetta che, lanciata da Trump, viene usata ormai dal mondo liberale tout-court, di destra e di sinistra, a designare governi (latinoamericani) che agirebbero grazie e per conto di pericolosissimi cartelli della droga. Maduro è stato accusato dal presidente nordamericano di essere addirittura a capo del terribile Cartel de los Soles, di trarne profitti, di aver fatto arrivare cocaina negli Usa.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La favola del narcoterrorismo</h2>



<p>Quali sono le prove di queste accuse, tra l’altro usate appunto dal mondo liberale? Tutto nasce con la vicenda dei <em>narcosobrinos</em>, i due nipoti della moglie di Maduro, che nel 2015 furono coinvolti in un’operazione di traffico di cocaina che portò al loro arresto e condanna negli Stati Uniti. Da quel momento, sebbene Maduro non sia stato coinvolto nel processo, il legame del presidente col narcotraffico è stato ritenuto dagli Stati Uniti fatto certo: la Corte di New York ha emesso, nel 2020, un <em>indictment </em>col quale si accusa formalmente <strong>Nicolás Maduro</strong> di narco-terrorismo, cospirazione per traffico internazionale di cocaina e uso di armi in relazione a traffico di droga; nello stesso documento inoltre si attribuisce al presidente di correità col Cartel de Los Soles<a id="_ftnref4" href="#_ftn4">[4]</a>. È doveroso precisare che si tratta di accuse che partono e si fermano sul suolo statunitense e che, fino ad oggi, non hanno trovato riscontro né eco negli organismi internazionali. Al contrario, all’interno del World Drug Report del 2025 (ovvero il rapporto annuale pubblicato dall’Ufficio delle Nazioni Unite contro Droga e Crimine (UNODC), che analizza i flussi mondiali di droga, produzione, coltivazione e rotte principali), il Venezuela non compare tra i principali Paesi produttori o di coltivazione di coca o altre droghe: solo una piccola frazione (circa il 5%) della produzione di cocaina colombiana transiterebbe dal territorio venezuelano verso Stati Uniti ed Europa. In questo senso, quindi, il Venezuela è tutt’altro che quel corridoio principale o grande rotta di traffico di cocaina verso gli Stati Uniti <a href="https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/WDR_2025/WDR25_B1_Key_findings.pdf?utm_">come Donald Trump vorrebbe far credere</a>.</p>



<p>Ora, ribadiamo: qualsiasi sia il sentimento che ci lega a Nicolás Maduro, che si provi simpatia o antipatia, o persino indifferenza, capiamo abbastanza facilmente quanto quella del narcotrafficante sia una scusa per far fuori un attore ritenuto scomodo, come avvenuto in altri luoghi, sia durante il sistema bipolare che unipolare. Del resto, la vicenda della sua caduta presenta diversi punti oscuri che saranno approfonditi nella seconda parte di questa analisi.</p>



<p>1 &#8211; Continua</p>



<p><strong><em><a href="https://it.insideover.com/politica/il-venezuela-e-le-ombre-sulla-caduta-di-maduro-vince-la-politica-imperiale-perde-lumanita.html">Qui puoi leggere la seconda parte</a></em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://it.insideover.com/politica/assieme-al-diritto-internazionale-col-caso-venezuela-muore-anche-il-miraggio-multipolare.html">Assieme al diritto internazionale col caso Venezuela muore anche il miraggio multipolare</a> proviene da <a href="https://it.insideover.com">InsideOver</a>.</p>
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Object Caching 57/254 objects using Redis
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